Da oltre un secolo gli italiani sentono parlare dell'Unione d'Italia.
I libri di scuola raccontano una storia farcita di fatti che, anche
quando erano intrisi della più feroce disumanità, sono dipinti come una
necessità vitale per il progresso della democrazia e della civiltà che
condusse alla realtà attuale.
La vittoria arrise ai garibaldini. Garibaldi propiziò la vittoria con
un'abile mossa strategica. La prima parte dell'impresa aveva avuto un
ritmo rapidissimo, non solo per l'eroismo dei volontari ma anche per la
partecipazione della popolazione, e in particolare dei "picciotti"
divenuti giustamente famosi. concentriamoci sui risultati di tale
spedizione. Questi ebbero un riscontro immediato nell'acuirsi di una
serie di gravi problemi sociali. I dati a disposizione sulla reale
situazione dell'Italia Meridionale sono contraddittori.
Nei testi ufficiali si punta il dito sulla disoccupazione; Le Due
Sicilie erano lo Stato preunitario più prospero, nel quale l'emigrazione
era sconosciuta e la cui popolazione non aveva alcun desiderio di unirsi
alla restante parte della penisola. La sua posizione strategica al
centro del Mediterraneo e la sua politica di fiera indipendenza
cozzavano contro gli interessi delle grandi potenze europee e dei
Savoia. Se i vertici dello Stato non furono capaci di arginare una unità
d'Italia, una invasione, la piemontesisazzione imposta con la forza dei
cannoni e del denaro corruttore, ci pensò il popolo a reagire con una
guerriglia durata oltre dieci anni, che però è stata definita, in questo
caso, "brigantaggio".
Ma, per quanto ci riguarda, il fatto più interessante fu come
cominciò l'accumulazione della ricchezza a favore del Nord d'Italia. A
fronte dell'occupazione dei territori vi furono da subito una serie di
conseguenze sulla struttura sociale ed economica del Meridione
attraverso atti tendenti a muovere ricchezza a favore di
un'accumulazione di questa nel Nord d'Italia: L'Opificio Reale di
Pietrarsa è al momento dell'unità la più grande fabbrica d'Italia. Ma
quando il governo unitario avvia il programma di ampliamento delle
ferrovie le commesse per i binari sono affidate a industrie francesi.
Il 15 Ottobre del 1860 fu promulgato dal governo pro-dittatoriale di
Garibaldi il decreto di concessione per la costruzione di strade ferrate
in favore della Società Adami e Lemmi di Livorno; le precedenti
convenzioni furono annullate anche se i lavori erano a buon punto.. Per
quanto riguarda la produzione tessile, dopo l'unità, il Sud ha in quel
settore una grossa crisi dovuta, come si vedrà, alla concorrenza estera,
aggravata dalla legge sul corso forzoso del 1866. Invece il Nord sarà
sostenuto economicamente dallo Stato.
Quando nel 1887-88 il protezionismo chiuderà gli sbocchi esteri,
l'agricoltura del Sud subirà un colpo mortale: essa non era infatti
un'agricoltura di sussistenza e autoconsumo, bensì mercantile, destinata
all'esportazione. Nel 1886 giunsero i piemontesi [...] che vendendo le
proprietà demaniali, lasciarono terre e boschi, pascoli e frutteti in
mano ai ricchi borghesi non "compromessi" coi Borbone ... incrementando
così il latifondo [...]. 11 Nel Regno d'Italia accentramento politico e
concentrazione di ricchezza procedono di pari passo [...] Sereni calcola
che i proprietari [...] nel 1861 sono 191 ogni 1000 abitanti, nel 1881
ne restano 118!! La politica fiscale perseguita dallo Stato unitario fu
un caso di vero e proprio drenaggio di capitali che dal Sud andarono al
Nord. La pressione fiscale in agricoltura crebbe sotto i Piemontesi e
crebbe in maniera difforme, non equa.
Così, mentre nelle Due Sicilie si pagano 40 milioni d'imposta
fondiaria, nel 1866 se ne pagheranno 70, contro i 52 del Nord. La
sperequazione è anche più evidente se si considerano le aliquote per
ettaro: nelle province di Napoli e Caserta si pagano L. 9.6 per ettaro
contro la media nazionale di L. 3.33. Lo stesso avviene per le tasse
sugli affari che incidono per L. 7.04 pro capite in Campania, contro
6.70 in Piemonte e 6.87 in Lombardia. [...] Il debito pubblico
pro-capite degli Stati sardi era il quadruplo di quello dell'Antico
Regno ed il Sud fu costretto ad accollarsi centinaia di milioni spesi
dal Nord. [...] La media pro-capite [per le spese pubbliche] fu di L.
0.39 nel Mezzogiorno continentale (L. 0.37 in Sicilia) contro la media
nazionale di L. 19.71. [...] Gli appalti sono concessi quasi
esclusivamente al Centro-Nord e così pure le società con monopoli,
privilegi e sovvenzioni sono al Centro-Nord.
Eppure, per fare un esempio, di una Napoli sprofondata nella miseria
e nel sudiciume come documentano le foto dei testi di scuola 15
qualcuno, in tempi non unitari, aveva dato ben altra descrizione:
Lo splendore della Corte e della società napoletana era proverbiale;
Napoli era tra le metropoli più popolose, veniva definita da Herman
Melville come "la città più allegra del mondo, scintillante di carrozze,
quasi non riesco a distinguerla da Broadway, la vera libertà consiste
nell'essere liberi dagli affanni ed il popolo pare veramente aver
concluso un armistizio con l'ansia e suoi derivati".
Senza parlare della situazione economica del Regno delle Due Sicilie
in confronto al resto della futura Italia:
Il capitale circolante delle Due Sicilie era più del doppio di quello
di tutti gli altri Stati della penisola messi insieme; il debito
pubblico era completamente garantito [...]; il rapporto tra debito, con
interessi, e prodotto interno lordo era il 16% [...] in Piemonte era del
75%. 17
E' forse da mettere in dubbio l'Unità d'Italia o il modo e i fini per
il quali essa fu intrapresa? Una risposta la dà un certo Fortunato
Giustino in una lettera al Croce del 1923:
Non disdico il mio 'unitarismo'. Ho modificato soltanto il mio
giudizio sugli industriali del Nord. Sono dei porci più porci dei
maggiori porci nostri. E la mia visione pessimistica è completa.
Sono gli stessi industriali che, incentivando la costruzione di
sempre nuovi stabilimenti al Nord, favorirono la continua emigrazione
dal Sud della forza lavoro necessaria, quando questa non era già partita
per le Americhe. E' emblematico come le guerre per l'Unità dell'Italia
portarono ad una disperata emigrazione: sia al Sud, ma anche nelle
regioni del Veneto non appena questo fu annesso all'Italia nel 1866. La
causa fu il protezionismo del Governo italiano che vide la risposta
negativa dei Paesi esteri, come la Francia che alzò i dazi sui prodotti
agricoli importati dall'Italia. Ciò impoverì le masse agricole, e di
conseguenza quelle artigiane che furono costrette ad emigrare, mentre
nel Piemonte e Lombardia industrializzati questo fenomeno ebbe ben
minore risonanza.
L'Unità d'Italia non fu condotta da un migliaio di persone, ma
finanziata dalla massoneria e per soddisfare nuovi equilibri nel
Mediterraneo richiesti dall'onnipresente Inghilterra. Un'unità che, al
solito, passò attraverso esemplari massacri e sproporzionate perdite tra
le parti:
Furono distrutti 51 paesi; ricordiamoli, simboli di tanta tragedia,
Casalduni e Pontegandolfo; il 14 agosto 1862 le truppe piemontesi
circondano ed attaccano questi due inermi paesi del Sannio. Non c'erano
Briganti, solo donne, vecchi e bambini: tutti ugualmente massacrati con
violenza e furono più di 900 i morti. Tra il 1861 e il 1872 vennero
uccisi 266'370 guerriglieri ed oppositori politici a fronte di 23'013
perdite piemontesi. 20 Senza menzionare le depredazione fatte, gli
ingenti bottini dei vincitori che finirono a rimpinguare le banche del
Nord.
Così che lo stesso Giuseppe Garibaldi ebbe a scrivere nel 1868:
"Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono
incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò
non rifarei oggi la via dell'Italia meridionale, temendo di essere preso
a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo
odio".
Così il Sud visse dal 1860 solo una triste storia, fatta di
emigrazioni e penosi aiuti statali che a niente servirono a rilanciare
la sua economia. Solo se consideriamo i fatti alla luce della teoria
della piramide, possiamo capire perché ancora adesso il Sud d'Italia
soffra di una povertà che non dovrebbe essere concepibile in un Paese
tra i più ricchi del Mondo
.