for the UNrecognitionof Palestine asan independent and sovereignNation
(East-Jerusalem, West Bank and Gaza)
GLI ULTIMI DELIRI
DEGLI ELETTI...
...AL PARLAMENTO:
"L'antisemitismo
come deicidio"
Presso la Sala
della Lupa di Montecitorio, è stato presentato il
documento conclusivo del Comitato d’indagine
conoscitiva sull’antisemitismo (6 ottobre 2011), presieduto dalla
deputata del Pdl Fiamma Nirenstein, assistita da uno
psicanalista.
Lo psicanalista, Umberto Silva, esperto in
allucinazioni ed ebbrezze, sua materia di lavoro, è
stato incaricato, giustamente, di redigere un testo
per l'occasione (...e chi meglio di lui...).
Tale testo, dal
titolo già di per sè eloquente
"L'antisemitismo come deicidio",
pubblicato sul quotidiano "Il Foglio", esordisce con
tali parole:
"L’onore di un Parlamento è parlare di ebrei...",
per continuare in un minestrone di associazioni
d'idee, veramente azzardate e forzate, che spaziano
da Freud a Sant'Agostino, da Auschwitz alla
Groenlandia, per terminare evocando un "Calvario"
nel quale viene ovviamente divinizzato chi adotta le
pratiche e credenze giudaiche, mentre implicitamente
si sminuisce la persona, ridicolizzandone le
sofferenze, del protagonista storico per cui il
Golgota viene ricordato: Gesù Cristo.
Il farneticante
testo sfuma poi in un "...occorre amare Dio, occorre
amare l’ebreo..." per concludere citando il Prodotto
Interno Lordo cinese...
Solo uno psicanalista poteva essere capace di tanto
e, vista la folla a cui tale filippica vien diretta,
possiamo a tutti gli effetti considerarla una seduta
d'analisi collettiva, cui ha reputato salutare
partecipare e prestare il fianco, in rappresentanza
di quella che un tempo fu la "cattolicità", anche
mons. Fisichella, in una chermesse (da kerk "chiesa,
parrocchia" e misse "messa") che ha visto delegati
interplanetari, profumatamente ben pagati, riuniti
per trovare le scuse, il più condivise possibile,
per dare vita alla Nuova Evangelizzazione
(satanicamente ribaltata, alla rovescia) in cui
Giuda e non Cristo sia il Nuovo Messia. Sono i tempi
anticristici in cui viviamo.
Per decenza, non
riportiamo tale psico-articolo, che chi desidera può
consultare al link
http://www.ilfoglio.it/soloqui/10789,
ma una cosa possiamo ancora dirla: non sarà con
questi trucchi da prestigiatori che riusciranno a
censurare la rete e la stampa ancora libera. Perchè
i veri antisemiti oggi sono coloro che
criminalizzano, derubano e uccidono il popolo semita
arabo di Palestina, cercando pure di soffocare le
voci di coloro i quali denunciano tali crimini e la
cultura razzista da "semidei" che li giustifica.
Il sionismo, e la
cultura folle ed esclusivista che lo sostiene, per
cui la simbiosi "Dio/giudeo" diventa dogma di fede,
la quale permette di considerare i popoli dei
gentili e le loro proprietà (anche finanziarie
globali) alla mercè dell'Erezt Israel, sono il vero
problema, non solo per la TerraSanta, ma per la
sicurezza delle Nazioni e della comunità ebraica
stessa, che se non si saprà affrancare da questi
ideologhi sciagurati, finirà per condividerne la
stessa sorte infausta ed escatologicamente
preannunciata.
PS:
ci siamo ricordati ora che, avvicinandosi la fine
d'anno, il CDEC di Gatti deve riscuotere la
tranche dei
300mila euro annui, stabiliti con l'avvallo di
Gianfranco Fini, per ricerche in rete
sull'antisemitismo (che praticamente vuol dire
schedare e creare liste di proscrizione pubbliche
di coloro che criticano la politica coloniale e
genocida d'Israele, e la cultura etnocratica,
autodivinizzante, esclusivista e razziale, che la
sostiene), e che quindi è giunto il momento di dar
dimostrazione che quei soldi sono stati spesi
bene...
Ricevuto al
Palazzo dell’Eliseo, il 5 settembre 2011, S. B.
Bechara Boutros Raï, Patriarca Maronita di Antiochia e
di tutto l’Oriente (vale a dire, capo della chiesa
principale di rito orientale legata a Roma) si è
sentito dire che la Francia ed i suoi alleati
dovrebbero intervenire militarmente in Siria in un
futuro prossimo per portare i Fratelli Musulmani al
potere. I cristiani d’Oriente, che non avrebbero più
posto nella regione del Levante, dovranno prepararsi
all’esodo e potrebbero rifugiarsi in Europa.
La guerra contro
la Siria, pianificata da Stati Uniti, la Francia e
Regno Unito per la metà di novembre del 2011, è stata
fermata in extremis dal veto russo e cinese al
Consiglio di Sicurezza. Secondo Nicolas Sarkozy che ne
aveva informato il patriarca maronita in un agitato
incontro tenuto all’Eliseo il 5 settembre, il piano
prevede l’espulsione dei cristiani di Oriente da parte
degli Occidentali. In questo contesto, in Europa è
condotta una campagna di stampa per accusare i
cristiani di Oriente di collusione con le dittature.
Madre Agnès-Mariam de la Croix, igumena del monastero
di San Giacomo il Mutilato a Qâra (Siria) risponde a
questa propaganda di guerra.
Thierry
Meyssan: Il sinodo speciale per il
Vicino-Oriente ha sancito il carattere arabo dei
Cristiani di questa regione, e ciò che introduce una
rottura rispetto al XX secolo dove il cristianesimo,
sebbene nato in questa regione, appariva come la
religione del colonizzatore. Questa svolta ideologica
ha condotto la Santa Sede e le Chiese di Oriente a
sostenere la causa palestinese e quella delle forze
della Resistenza antisioniste, Siria inclusa. Questa
evoluzione era stata anticipata in Libano dal generale
Michel Aoun e dalla sua alleanza con gli Hezbollah. I
Cristiani di Oriente sono così diventati i nemici
dell’Occidente.
Madre
Agnès-Mariam de la Croix: Sì, il sinodo ha
affermato con forza il carattere arabo dei cristiani
di Oriente per l’immersione e la simbiosi con questo
ambiente storico e culturale.
Non
dimentichiamo che i cristiani di Oriente sono stati i
pionieri del Rinascimento arabo, la Nahda, di fronte
al colonizzatore ottomano. È questo, assieme ad alcune
eminenti figure musulmane, che ha restituito vita alla
lingua araba e alla sua estensione universale
attraverso le traduzioni fatte, in o dall’arabo, per i
grande intellettuali particolarmente ad Aleppo,
Damasco e nel Monte Libano. Le prime tipografie del
mondo arabo sono state realizzate da cristiani come
Abdallah Zakher. Tuttavia, coi movimenti pan-arabi
dell’inizio del XX secolo e le tensioni avute alla
vigilia dei movimenti per l’indipendenza, talune
fazioni cristiane si sono smarcate ideologicamente dai
loro fratelli arabi di altre confessioni. Ciò è
avvenuto in modo particolare la guerra del Libano,
quando alcuni cristiani libanesi hanno ricusato con
forza la loro appartenenza al mondo arabo per vantarsi
delle ipotetiche radici fenicie, canaanite o di altre
ancora. La crisi cristiana della guerra del Libano ha
riportato le menti a una giusta valutazione della
storia e dell’identità. I cristiani hanno riconosciuto
di essere in missione sulla terra dei loro antenati –
dalla Mesopotamia fino al Mediterraneo, passando dalle
rive del Nilo – per testimoniare la loro speranza ai
loro fratelli musulmani, che li avevano accolti come i
liberatori dal colonizzatore bizantino all’epoca delle
guerre islamiche. Bisogna custodire la memoria delle
opere del padre Corbon, autore di testi che hanno
molto influenzato i pastori delle Chiese cristiane
nell’ambito dell’adozione e dell’identificazione con
la causa araba
Da sempre, il
Vaticano ha preso posizione per la causa palestinese,
non per allineamento politico, ma per l’attenzione
verso la Giustizia. Oggi questa posizione è ammessa da
tutti i cristiani di Oriente, compresi i vecchi
militanti anti-arabi. Tuttavia, l’ingerenza
ingiustificata dell’Occidente – Stati Uniti e Francia
in testa – negli affari regionali già sufficientemente
ed amaramente sperimentata nella guerra in Libano e
non ancora modestamente in Iraq, dove i cristiani,
prelati in testa, sono ancora estremamente cauti. Non
si tratta di diventare dei nemici degli Occidentali,
ma di rendersi conto una volta per tutte che la
sopravvivenza dei cristiani in Oriente non potrà
essere più debitrice di un qualsiasi protettorato
sulla Sublime Porta; il nostro avvenire dipende
dall’unione convinta dei cristiani coi loro fratelli
che coabitano con loro in Oriente, che riconoscono
come fratelli di sangue al di là delle divergenze
confessionali che sono meno grandi di quanto esse non
sembrino.
I cristiani
hanno sempre servito da paravento culturale per
l’Occidente. Quando gli ottomani, il malato
dell’Europa, non avevano altra alternativa che
accogliere i diversi consoli occidentali che si
univano ai loro missionari ad Aleppo (francesi,
italiani, veneziani, genovesi, olandesi, austriaci,
inglesi, eccetera), i cristiani erano l’interfaccia
che permetteva loro di adattarsi all’Oriente
misterioso. In definitiva, i cristiani non sono i nemici
di nessuno. Hanno accolto bene gli
Occidentali quanto i musulmani. Comunque sia, si
riservano il diritto, dopo tante batoste, di criticare
gli sbagli, la vista miope o gli impeti d’ira
intempestivi dei vari paesi occidentali, che hanno
promosso i propri interessi a scapito della presenza
multisecolare dei cristiani e di altre componenti
etnico-culturali del tessuto socio-demografico
orientale. O si accettano i principi democratici e si
prende in considerazione il nostro punto di vista,
oppure si ammette che ancora una volta siamo di fronte
a un sistema imperialistico che esige il silenzio e
che vuole costringerci a ubbidire.
Thierry
Meyssan: Si assiste nella stampa cattolica
occidentale a un’offensiva in piena regola contro il
nuovo patriarca maronita e le sue dichiarazioni ostili
a un intervento internazionale per cambiare il regime
in Siria. I suoi detrattori lo accusano di
collaborazione con “la dittatura di Assad”. È vero che
la minoranza cristiana in Oriente ha paura della
democrazia?
Madre
Agnès-Mariam de la Croix: Sono delusa dalla
stampa cattolica che segue ciecamente la tendenza
dettata dai padroni del mondo e che fa ripetere
solamente come un pappagallo ciò che i media
mainstream propagano già a sazietà. In questi giorni
difficili, abbiamo difficoltà a chiarirci con i nostri
correligionari che sono nel disprezza, nel malinteso e
nella disinformazione più assolute, a parte alcune
eccezioni alla cui forza rendo omaggio.
Gli Occidentali
si sono abituati a essere i giudici, i padroni del
pensiero, i patrocinatori e diciamo i tutori dei
cristiani di Oriente. Ciò è dovuto alla troppo grande
compiacenza di alcuni di noi verso una cultura
alternativa che abbiamo adottato. Per di più, una cosa
è essere francofono, un’altra è consentire ai francesi
– o agli altri occidentali – di ergersi al ruolo di
pedagoghi e tutori dei cristiani di Oriente. Il
patriarca maronita ha detto ciò che pensava, di
concerto ai suoi colleghi, gli altri patriarchi di
Oriente. Non l’ha fatto per connivenza con una
dittatura, ma in armonia con quello che ritengono che
sia la Giustizia, il Diritto e l’interesse delle
comunità cristiane. Certamente, i propositi del
patriarca controbattono in un modo autorevole gli
armeggi della comunità internazionale, che mira a
instaurare a qualsiasi prezzo un regime fantoccio
alternativo in Siria, come avvenuto in Libia. Il fatto
di interessarsi così tanto agli affari siriani – cosa
non avvenuto all’epoca della guerra del Libano quando
venivamo massacrati nell’indifferenza! – al punto di
farne “LA” notizia quotidiana dei media del Nuovo
Totalitarismo, dovrebbe svegliare l’attenzione di ogni
persona libera e critica.
Pretendere che i
cristiani di Oriente e i loro pastori siano reticenti
a sostenere le rivoluzioni arabe per timore della
democrazia, è una calunnia maligna. I cristiani sono
stati ovunque dei pionieri della libertà di
espressione, dell’uguaglianza tra cittadini e della
dignità del popolo. È falso dire che ignoriamo
culturalmente la democrazia, che le nostre famiglie
sono autoritarie e che in generale, non c’è democrazia
nella Chiesa. Si tratta di una lettura riduzionista,
superficiale; perché non parliamo dell’amore che regna
delle nostre famiglie? Questa concordia fa sì che non
abbiamo bisogno di una maggioranza per dirigere,
perché il consenso è la realtà quotidiana che salda i
vari membri di questo edificio. Quanto alla chiesa, è
la comunione che presiede la relazione tra questi
membri. Trattare la famiglia e la chiesa sotto la
visuale della democrazia significa politicizzare
queste realtà che sono infinitamente più profonde
degli interessi della Polis. Sono stupita che i preti
che lanciano dei seminari di preghiera e di digiuno
siano in realtà imperniati su una visione politica
unilaterale della famiglia, della chiesa, della
società, al punto di diventare dei consulenti
volontari che dettano come i colonizzatori un tempo i
loro pareri assennati, come oracoli che, dall’alto di
una stima di sé sovrabbondante, si ergono sul popolo
siriano, considerato come immaturo, incolto, cieco e
impotente.
Gli Occidentali
sono gonfi di orgoglio a tal punto che non possono
pensare ad altri schemi civili che non siano i loro,
sebbene il loro mondo debba affrontare una crisi
sociale, economica, morale, che è insolubile. Nelle
società tradizionali che sono fedeli al sistema
ancestrale ereditato dei tempi biblici, esistono altri
sistemi, altri parametri che possono sostenere
diversamente con successo la vita quotidiana della
società. Penso al sistema patriarcale. Penso al
sistema delle alleanze tra famiglie, tra le tribù, tra
città, regioni e Stati; un sistema federale basato
sulle libertà e gli interessi particolari della
famiglia, della tribù, legati alla terra degli
antenati. Purtroppo l’Occidente ha spazzato via il
concetto di appartenenza alla terra, alla famiglia,
all’etnia e, tutto sommato, anche a quello di identità
ontologica. Il suo modello è basato non sul
riconoscimento dell’individuo, ma su interessi
secondari. È al principio dell’economicamente utile
che si sacrificano – a profitto delle multinazionali –
i principi della patria, della famiglia, dell’identità
personale. Non si rende conto che siamo avviati verso
un totalitarismo tanto più sfrenato e malefico
rispetto a questi piccoli regimi autoritari che cerca
di rovesciare. Essi hanno avuto tutti il merito di
preservare il bene del tessuto sociale, identitario,
familiare, tribale e di clan del nostro misterioso
Oriente. Sono cosciente che la nostra vita felice è,
vista da lontano, totalmente incomprensibile per
l’Occidente.
Thierry
Meyssan: Il Consiglio Nazionale Siriano di
transizione (il CNS, che si è costituito in Turchia) è
dominato dai Fratelli Musulmani. Questa confraternita
è stata a lungo duramente repressa da Damasco. Le
città dove sono storicamente presenti sono oramai il
centro della contestazione. I Fratelli musulmani sono
innanzitutto partigiani di un’applicazione moderna
della Sharia. La loro preoccupazione non ai abbina a
quella di numerosi movimenti cristiani che sono a
favore di un ripristino della moralità?
Madre
Agnès-Mariam de la Croix: Deploro che i
sedicenti oppositori non abbiano preso in parola il
presidente Bachar el Assad per dibattere con lui la
serie di riforme che sta realizzando. Invece, questa
opposizione ha chiuso le porte a ogni negoziato, non
solo dalle dichiarazioni, ma anche con la forza delle
armi, degli attentati e di altre violenze. Il CNS non
si presenta come un’emanazione naturale di
un’ispirazione reale del popolo siriano ai propri
diritti legittimi, ma come il parto obbligato di una
collaborazione occulta con gli interessi stranieri
verso la Siria.
L’alleanza tra i
Fratelli Musulmani e l’Occidente è un scandalo per i
cristiani e per i musulmani che non vogliono che il
religioso sconfini nelle loro vite civili. Nei regimi
laici, instaurati dopo il colonialismo nella riscossa
pan-araba, il sollievo più grande era data dalla
distanza tra la religione e l’ambito civile. Ora, gli
Occidentali che rigettano con ragione l’amalgama tra
ambito civile e religioso cercano di favorirlo per
rovesciare un regime laico! È ciò che fa paura alla
maggioranza del popolo siriano. La Sharia applicata
nella sua totalità, come cercano di instaurarla i
Fratelli Musulmani, si fonda su regimi teocratici
antiquati, oscurantisti, come quello dell’Arabia
Saudita. Come si può nel XX secolo accettare una tale
regressione e come possono i Fratelli Musulmani
apportare degli aggiornamenti alla Sharia che, essendo
di natura divina, non dovrebbe essere temperata o
rettificata da alcun potere umano?
Sospetto una
connivenza nascosta tra gli interessi neocoloniali
dell’Occidente e la coercizione mentale effettuata
tramite la Sharia. I poteri occidentali hanno
purtroppo bisogno, per quanto democratici si
presentino, di un sistema che li aiuta a soggiogare le
masse con la copertura della pietà e della fedeltà
alla religione. Tutto sommato, i poteri occidentali
hanno paura dei cristiani che, secondo l’insegnamento
del Vangelo, sono liberi di scegliere Bene o il Male e
si affidano alla loro dignità di creature ragionevoli,
responsabili dei loro pensieri, delle loro parole e
delle loro azioni, e questo non è il caso del
fondamentalismo musulmano.
Thierry
Meyssan: Dei prelati occidentali
che vivono nel mondo arabo si sono impegnati
risolutamente nella “Primavera Araba”. Hanno
sottolineato che gli europei non devono essere dei
privilegiati, ma che tutti i popoli hanno il diritto
di vivere con gli standard occidentali e di
beneficiare della democrazia. Tuttavia, il patriarca
come il vostro sembra inquieto per la rivoluzione
siriana. In definitiva, i cristiani hanno una
posizione comunitaria su questo argomento o sono
divisi politicamente?
Madre
Agnès-Mariam de la Croix: Veramente credo che
i prelati occidentali che vivono nel mondo arabo e che
si sono impegnati solo mentalmente nella Primavera
Araba, sono in realtà dei rivoluzionari di carta.
Oltre tutto, non si sono presi la briga di ascoltare
la tendenza reale dell’immensa maggioranza silenziosa,
cristiana e musulmana. Questi prelati occidentali sono
i primi a essere indotti in errore e a dimostrare che
disprezzano i valori orientali quando dicono di essere
impegnati, perché cercano di importare fuori contesto
e con la forza di una propria convinzione lo standard
occidentale come fosse la norma universale, unicamente
sostenibile, del benessere e della dignità. Purtroppo,
noi guardiamo in faccia questo standard, con gli occhi
orientali: dove viene data importanza alla famiglia
che si sgretola al punto che l’identità di genere è
diventata un dibattito all’ONU, quando è un tema
totalmente repellente per un orientale e perché non
dirlo, dato che siamo liberi di esprimerci, che non
accetteremo mai la banalizzazione degli aborti o
l’isolamento degli anziani al di fuori della famiglia?
È certo che lo standard occidentale è un riferimento
solo per quegli orientali che sono sradicati della
loro propria identità e che vivono in un mondo
virtuale dove si lasciano plasmare sull’immagine dei
propri idoli. Non è la rivoluzione che fa paura al
patriarca e ai Cristiani, ma è l’ingerenza
dell’Occidente che fa pensare che si tratti di una
cospirazione o di un movimento indiretto, piuttosto
che di un avvenimento interamente spontaneo. I
cristiani possono essere divisi politicamente, è un
loro diritto. Sono sempre stati pluralistici e va a
loro merito. Non ne hanno di meno se, a causa della
libertà che è inerente alla loro formazione religiosa,
sono gli artefici e un riferimento per ogni
rivoluzione degna di questo nome.
Ancora una volta i fanatici "islamisti",
civili e miliziani, sono usati (in Egitto come
in Libia e Siria) come gli "utili idioti" da
pilotare ed istigare per creare quelle situazioni
di tensione ed emergenza in cui si possano
inserire le istanze sion-yankee, in cui la carne
da macello ovviamente sia la popolazione locale.
Non
perdiamo di vista chi sia, dietro le quinte, a far
leva sulle debolezze e problematiche irrisolte,
fanatismi locali e sete di potere da parte di
piccole entità mafiose, per orchestrare quel
"conflitto di civiltà" che, oltre a lucrare
profitto dalle instabilità nazionali, pone le basi
per giustificare interferenze esterne.
L'articolo a seguire, sebbene datato, è solo per
gettare un poco di luce su aspetti oscuri e che i
media vorrebbero dimenticassimo.
L’Alta Corte
per la Sicurezza Nazionale d’Egitto ha arrestato
un ufficiale israeliano del Mossad, di nome Elan
Chaim Grabel, con l’accusa di spionaggio e
minaccia alla sicurezza nazionale egiziana.
Apparati
egiziani della sicurezza hanno monitorato
l’indagato dal momento che egli è entrato nel
paese durante il mese di febbraio.
Elan Chaim Grabel fotografato in moschea:
sta cercando di reclutare “utili idioti” per
creare “false flags”?
Diversi
Video-clip sono stati effettuati e sono agli atti,
dove si vede l’agente del Mossad in giro per
Tahrir Square, durante le proteste della rivolta
del 25 gennaio, e di fronte a due chiese, mentre
gli scontri settari erano in corso.
Parecchie
foto di Grapel sono state rilasciate e mostrate da
parte dagli apparati della sicurezza egiziana, che
mostrano la spia israeliana con l’uniforme
dell’esercito di Tel Aviv, come pure in piazza
Tahrir, che era il cuore simbolico della protesta
che ha portato alla rimozione di Mubarak dal
potere.
Nel
frattempo, una dichiarazione del pubblico
ministero egiziano conferma che il sospetto era
stato inviato in Egitto per reclutare altri agenti
e per di raccogliere informazioni e
monitorare gli eventi della rivoluzione del 25
gennaio.
Elan Chaim Grabel in due foto,
da militare israeliano e da manifestante
egiziano
Gli
inquirenti ammettono che:
1)
l’agente israeliano era presente nella maggior
parte delle proteste,
2)
ci sono foto, video a provare che egli incitava i
manifestanti a compiere atti violenti contro i
militari,
3)
Elan Chaim Grabel è mostrato nelle riprese video
mentre istiga gli scontri confessionali tra
musulmani e cristiani.
“Nessuno
è rimasto maggiormente sorpreso di
Shlomo Sand quando il suo ultimo lavoro
accademico è rimasto per 19 settimane nella
classifica dei best-sellers israeliani, e che
tale successo questo professore di storia lo
abbia ottenuto a dispetto del fatto che il suo
libro contesta il più grande tabù di Israele.
Il dott.
Sand sostiene che l’idea di una nazione ebraica,
la cui necessità come sicuro rifugio è stata
originariamente sostenuta per giustificare la
fondazione dello stato di Israele, è soltanto un
mito inventato poco più di un secolo fa.Esperto
di storia europea all’Università di Tel Aviv, il
dott. Sand ha condotto estese ricerche storiche
ed archeologiche volte a sostenere non solo
questa sua affermazione ma anche molte altre,
tutte egualmente controverse.
Oltre a ciò, Sand afferma anche che gli
ebrei non furono mai esiliati dalla Terrasanta,
che la maggior parte degli ebrei attuali non ha
alcun collegamento storico con la regione
chiamata Israele, e che abolire lo stato ebraico
è l’unica soluzione politica per porre fine al
conflitto con i palestinesi”.
Shlomo Sand *Translated by Donald Hounamda Le Monde Diplomatique
An Israeli
historian suggests the diaspora was the
consequence, not of the expulsion of the Hebrews
from Palestine, but of proselytising across north
Africa, southern Europe and the Middle East…………......……(read
it all)
"Foglio di Via" per i Kazari
Gli egiziani
aprono finalmente gli occhi: e capiscono di
essere stati truffati con la loro "primavera
araba", giocattolo web-telecomandato dagli
zion-yankee
Hamasmette in guardiaMahmoud Abbassull'invito
da parte delQuartettoperla ripresa dei negoziati
DAMASCO,(PIC)
-Hamasha avvertitoil capo della Palestinian
Authority,Mahmoud
Abbas, elaleadership dell'OLP,di stare in
guardiarispondendo alla richiesta
delquartettointernazionaleper laripresa dei negoziati conIsraele.
In una dichiarazionedi questo lunedì, si
affermache i
negoziatinon sono
altro chemanovreisraeliane,
aggiungendo che il
premier israeliano
Benjamin Netanyahuvede
positivamente
la ripresa dei negoziati, in quanto si
tornerebbei
colloquiinutili,chenon hanno mai prodottonulla di positivoper la causapalestinesenegli ultimi20 anni.
Hamas hainvece richiamato Abbas etutte le fazioni
palestinesiper
avviareun dialogonazionale globale, perconcordare una strategiaunitariabasata sui fatti reali eddirittipalestinesi negati
dall'occupazione israeliana.
MENTRE
USA E SERVITU’ EURO-SAUDI-ALQAEDISTE
PRETENDONO DI IMPORRE LA LORO FALSA
DEMOCRAZIA, VERA DITTATURA GLOBALE,
L’ONU MOSTRA IL SUO VERO VOLTO
ASSERVITO E ASSOLUTAMENTE
ANTIDEMOCRATICO: COME POSSONO
PRETENDERE DI DARE LEZIONI DI
DEMOCRAZIA AL MONDO COLORO I QUALI
NEGANO LA VOLONTA’, A GRAN MAGGIORANZA
ESPRESSA DAI PAESI MEMBRI DELLE
NAZIONI UNITE, DI RICONOSCERE LA
PALESTINA COME NAZIONE SOVRANA E
INDIPENDENTE AL PARI DELLE ALTRE,
SEMPLICEMENTE APPLICANDO UN “DIRITTO
DI VETO” CHE E’ ANACRONISTICO E IN
PIENA CONTRADDIZIONE CON LE PIU’
ELEMENTARI REGOLE DI DEMOCRAZIA???
QUESTO DIMOSTRA LA FARSA E
L’INCONSISTENZA GIURIDICA DI
UN’ISTITUZIONE FORTEMENTE VOLUTA E
CREATA DALLA MASSONERIA GIUDAICA
AMERICANA PER ASSOLVERE I COMPITI DI
GENDARME GLOBALE AL SERVIZIO DELLA
ISRAEL LOBBY.
VIENE NEGATO DA OLTRE 60 ANNI
ALLA PALESTINA STORICA, ENTITA’
PREESISTENTE ALLA FORMAZIONE DELLO
STATO COLONIALE EBRAICO E INDICATA
CHIARAMENTE SU TUTTE LE CARTE
GEOGRAFICHE ANTE ’47, IL
RICONOSCIMENTO IN SEDE ONU QUALE
LEGITTIMO STATO AUTONOMO,
MENTRE VIENE PER ASSURDO RICONOSCIUTA
SENZA ALCUN FONDAMENTO, QUALE NAZIONE
RAPPRESENTATIVA, UN’ACCOZZAGLIA DI
CORROTTI, AL-QAEDISTI, MERCENARI E
DELINQUENTI COMUNI (TUTT’ORA IN FAIDA
TRA LORO), I QUALI HANNO APPLAUDITO AL
MASSACRO DI DECINE DI MIGLIAIA DI
CIVILI LIBICI (IN TEORIA LORO
COMPATRIOTI), ALLA DISTRUZIONE DELLA
JAMAHIRYA, ALLA SVENDITA DELLE
RICCHEZZE LIBICHE ED AFRICANE AI
NEOCOLONIALISTI.
VERGOGNA SUI NOSTRI POLITICI CORROTTI
DI DESTRA/SINISTRA, PRONTI A
BOMBARDARE E DISTRUGGERE
INFRASTRUTTURE DI NAZIONI AMICHE ED A
NEGARE INVECE I DIRITTI NATURALI ALLA
POPOLAZIONE PALESTINESE, PRIVATA DI
TERRA, DI FUTURO, AD ESISTERE.
ISRAELE E’ CIECO, NON VEDE
L’APOCALISSE CHE GLI SI STA SCATENANDO
CONTRO E SI AVVIA RAPIDAMENTE VERSO
L’AUTODISTRUZIONE. I SEPOLCRI
IMBIANCATI SI STANNO SCAVANDO LA
FOSSA.
Israel mines Palestinian route...for
statehood
IN ONORE DEL RICONOSCIMENTO DELLA
PALESTINA QUALE NAZIONE SOVRANA E
INDIPENDENTE
“Storia
ebraica e giudaismo,
il peso di tre
millenni”
Prefazione a cura di Gore Vidal*
e Capitolo Terzo
tratti dal libro di
Israel Shahak
*
Gore Vidal, pseudonimo di Eugene
Luther Vidal (West Point, 3 ottobre
1925), è uno scrittore, drammaturgo e
sceneggiatore statunitense, che
sceglie come nome il cognome del nonno
materno Thomas P. Gore, senatore
democratico dello stato dell'Oklahoma.
Prefazione
di Gore Vidal
Alla
fine degli Anni Cinquanta, quel grande
pettegolo e storico dilettante che era
John F. Kennedy mi disse che nel 1948
Harry Truman, proprio quando si
presentò candidato alle elezioni
presidenziali, era stato praticamente
abbandonato da tutti. Fu allora che un
sionista americano andò a trovarlo sul
treno elettorale e gli consegnò una
valigetta con due milioni di dollari
in contanti. Ecco perché gli Stati
Uniti riconobbero immediatamente lo
Stato d’Israele...(...)
(...)...Purtroppo,
quell’affrettato riconoscimento dello
Stato d’Israele ha prodotto
quarantacinque anni di confusione e di
massacri oltre alla distruzione di
quello che i compagni di strada
sionisti credevano sarebbe diventato
uno stato pluralistico, patria dei
musulmani, dei cristiani e degli ebrei
nati in Palestina e degli immigrati
europei e americani, compreso chi era
convinto che il grande agente
immobiliare celeste avesse dato loro,
per l’eternità, il possesso delle
terre della Giudea e della Samaria.
Poiché molti di quegli immigrati,
quando erano in Europa, erano stati
sinceri socialisti, noi confidavamo
che non avrebbero mai permesso che il
nuovo stato diventasse una teocrazia e
che avrebbero saputo vivere, fianco a
fianco, da eguali, con i nativi
palestinesi.
Disgraziatamente, le
cose non andarono così. Non intendo
passare ancora una volta in rassegna
le guerre e le tensioni che hanno
funestato e funestano quella infelice
regione. Mi basterà ricordare che
quella frettolosa invenzione dello
Stato d’Israele ha avvelenato la vita
politica e intellettuale degli Stati
Uniti, questo improbabile patrono
d’Israele. Dico improbabile perché,
nella storia degli Stati Uniti,
nessun’altra minoranza ha mai estorto
tanto denaro ai contribuenti americani
per investirlo nella “propria patria”.
È stato come se noi contribuenti
fossimo stati costretti a finanziare
il Papa per la riconquista degli Stati
della Chiesa semplicemente perché un
terzo degli abitanti degli Stati Uniti
sono di religione cattolica........(continua
il testo in PDF
doc)
Per
gentile concessione del Centro
Librario “Sodalitium”.
Per
richiesta di copie del libro
rivolgersi presso:
Israele
autorizza i suoi militari a sparare sui
palestinesi durante le prossime marce di
protesta nel West Bank (Palestina occupata):
i manifestanti, come si sa, non hanno mai
usato armi da fuoco durante le loro
dimostrazioni.
Nello
stesso momento, l’autorità di Tel Aviv
distribuisce maggiormente armi ai suoi
coloni insediati nel territorio arabo di
Cisgiordania, di pertinenza palestinese.
Tutto ciò
contribuirà solo a creare maggior tensione,
aggraverà la situazione sul campo che in
caso di vittime civili si infiammerà ancor
più, col rischio di scatenare reazioni a
catena dagli esiti imprevedibili, ma
sicuramente tragici.
Il
governo coloniale sionista, insensibile e
sordo alle risoluzioni ONU e allo sdegno
internazionale, lo è pure di fronte
alle proteste interne della sua stessa
popolazione israeliana, furiosa per decenni
di sperpero di risorse ingenti, che se usate
per una politica equa e di buon senso
avrebbe portato benessere e prospettive
positive per tutti gli abitanti dell’area,
che invece hanno dovuto solo subire,
incassare e testimoniare, brutalità,
massacri, ruberie, instabilità politica
generalizzata; con una popolazione araba
prigioniera in casa propria e senza
prospettive per il futuro, ed una gioventù
israeliana ingannata da falsi ideologici e
che non vede luce alla fine del tunnel, ma
solo lampi di guerra e disperazione.
Mentre la
gang euro-yankee, accompagnata dai fedeli
servitori petrolmonarchi, semina guerre e
morte in Africa, Oriente e tra breve
Medioriente, con la colonna sonora mediatica
che intona il tormentone degli “interventi
umanitari”, Israele continua indisturbata a
delinquere: di “No Fly Zone” sulla Palestina
non se ne parla proprio, neppure di fronte
all’evidenza dei massacri perpetrati a Gaza,
in Libano e nel West Bank.
Mentre si
avvicina il giorno in cui i rappresentanti
della Palestina chiederanno ufficialmente
alla Nazioni Unite il riconoscimento di un
proprio Stato Nazionale, indipendente e
autonomo, nei
confini-aria-mare-movimenti-lavoro-commercio,
l’entità sionista si prepara invece a
mettere il bastone tra le ruote per impedire
la riuscita di tale iniziativa storica.
Israele è
abituata a spargere sangue gojim, non ebreo,
senza farsi scrupolo alcuno: i suoi
maggiordomi, sparsi tra i parlamenti delle
nazioni, ne copriranno come al solito le
malefatte, e gli orchestranti mediatici
saranno bravissimi a far passare per melodie
anche le note più stonate.
Anche noi
siamo abituati a queste scelleratezze, ma
non riusciamo proprio ad accettarle.
The Israeli
Defence Force is reportedly preparing settlers
for the mass uprising of Palestinians, expected
after the UN votes on a Palestinian statehood in
September. The preparations include handing out
tear gas and stun grenades to civilians.
Military
resistance to Palestinians will only bring
international sanctions on Israel after
Palestine is recognised in September’s vote.
That’s the view of Jeff Halper, a political
activist and co-founder of the Israeli Committee
Against House Demolitions.
Israele occupante
illegale se lo stato di Palestina sarà
riconosciuto
L’esercito
israeliano (IDF=IOF) è stato riferito che stia
preparando i coloni alla rivolta di massa dei
palestinesi, prevista dopo il voto delle Nazioni
Unite per il riconoscimento di uno stato
palestinese indipendente, durante il mese di
settembre. I preparativi includono la
distribuzione di gas lacrimogeni e granate
assordanti per i civili.
La resistenza
militare contro i palestinesi porterà solo a
sanzioni internazionali contro Israele, dopo che
la Palestina verrà riconosciuta nel voto di
settembre. Questa è l’opinione di Jeff Halper,
un attivista politico e co-fondatore del
Comitato israeliano contro la demolizione delle
case (VIDEO).
Ireland's
call to support UN membership for Palestine
Over 20 years
ago, the Palestine Liberation Organisation (PLO)
declared a Palestinian state based on the 1967
borders. This major compromise by the Palestinians
to accept a state based on 22 percent of their
historic homeland, leaving 78 percent to the state
of Israel, has never been reciprocated by Israel.
Israel continues to occupy the West Bank, which
includes East Jerusalem and which it has illegally
annexed. It maintains a siege on Gaza, which has
destroyed its economy and created a major
humanitarian disaster. And, contrary to Article 49
(6) of the Fourth Geneva Convention, it continues to
expand its settlements on Palestinian land to now
contain some 500,000 settlers. This undermines the
basis of a viable Palestinian state. As the Tánaiste
told Dáil Éireann on July 13, “the continuing
Israeli military occupation of the Palestinian
territories is at the heart of the unresolved
Arab-Israeli conflict. … It is the continuing
occupation, and the creation and growth of illegal
settlements on the occupied lands, which are now the
major obstacles to peace”. Arab youth in the
surrounding states are demanding and achieving their
democratic rights, with the support of democratic
opinion around the world. The Palestinian
population, 60 percent of whom are under 25, are
demanding their democratic rights not to live under
Israeli military occupation. The Palestinian
leadership wants a negotiated two-state solution.
But Israel refuses to negotiate. In his speech to
the US Congress on May 24, Israeli Prime Minister
Netanyahu set pre-conditions that would make a
viable Palestinian state impossible, saying NO to a
return to the 1967 borders, NO to military
withdrawal from the Jordan River (so a future
Palestinian state would be completely encircled by
Israeli armed forces), NO to a Palestinian capital
in East Jerusalem, and NO to even a symbolic return
of some refugees. There has rarely been a more
straightforward statement by an Israeli leader that
Israel is determined to retain control of the
territory it acquired by force in 1967. For Israel
to do so would violate the long established
principle of international law that the acquisition
of territory by military conquest is inadmissible,
as the UN Security Council has stated on many
occasions in relation to Palestine. In these
circumstances, it is imperative that the
international community reaffirm its commitment to a
Palestinian state on the 1967 borders and
re-emphasise that Israel cannot acquire territory by
military conquest. The admission to UN membership of
a Palestinian state on the 1967 borders would send a
powerful signal of the will of the international
community on these issues. We the undersigned call
upon the Irish Government to support this proposal
and encourage a positive position by other EU Member
States both in the UN Security Council and in the UN
General Assembly.
Abed Abdeljwad; Gerry Adams TD (Sinn
Féin); AFRI (Peace, Justice and Human Rights
organisation); Dr Alaa Almanassra; David
Alvey (Teacher); Chris Andrews; Bernard
Annot & Jenny O'Connor (BA International
Relations); Iain Atack (College Lecturer);
Senator Ivana Bacik (Labour Party); David Begg
(Gen. Sec., on behalf of ICTU); Pat Bolger
(Impact Trade Union); Des Bonass (Sec., Dub.
3102 Branch, UNITE); Valerie Braganza Morton
(GP, Thurles, Co. Tipp.); The Breatnach Family
(6); Peter Brooke; Emma Byrne-MacNamee
(Early Years Specialist); Frances Byrne & Family;
Noreen Byrne (Sadaka & former Chair, NWCI -
National Women’s Council of Ireland); Brian
Campfield (General Secretary, NIPSA); Stella
Carroll (Administrator, Journalist, Sligo); Dr
Francesco Cavatorta (Dublin City University);
Nessa Childers MEP (Labour Party); Mary Clinton;
Shay Cody (Gen. Sec., on behalf of IMPACT Trade
Union); The Connolly Family; Joe Costello
TD (Labour Party); Eamonn Crawley (Company
Director); Marie Crawley (Co-Chair Sadaka);
Elaine Daly (Newbridge); John and Margaretta
Darcy (Members of Aosdána); Bairbre De Brún
MEP (Sinn Féin); Proinsias De Rossa MEP (Labour
Party); Seamus Deane (Writer); Derry Trades
Council; Pearse Doherty TD (Sinn Féin);
Carmel Duggan (Sociologist, Dublin); Eamon Dyas
(ex-Archivist, The Times newspaper, London); Adel
Farrag (Lecturer, ITT, Tallaght); Joe Fenwick
(Gaza Focusing Project Support Group, Galway);
Fianna Fáil Group of Senators (Seanad Éireann);
Filippo Fortunato Pilato (TerraSantaLibera.org);
Jim Fitzsimons (shop worker, Dublin); Luke
'Ming' Flanagan TD (Independent); Nile Foods
(Tallaght, Dublin); Seán and Mary Gannon
(Carrickmacross); Des Geraghty (former Gen.
Pres., SIPTU); Martin Gibson; Dr Paula
Gilligan (IADT); Prof. Robbie Gilligan and Mary
Quinn; Claire Hackett " Geraldine
Telford (Community Workers); Denis J Halliday
(former UN Asst. Sec.-General/ activist on Rachel
Corrie Flotilla 2010); Dr Fiona Hardy (Primary
Health Care Consultant, Co Donegal); Marian Harkin
MEP (Independent); Tom Harper (Marketing
Consultant); Gemma Hensey; Jim Higgins
MEP (Fine Gael); Professor John Kelly; Kila;
Richard Kimball (Managing Director, Mount of
Olive Imports); Helen Lahert (Public Service
Manager); Dr Fintan Lane; Jack Lane
(Aubane Historical Society); Mick Lanigan
(Chair, Irish Medical Aid to Palestine); Kevin
Liston (retd. Solicitor, Monkstown, Dublin);
Ken Loach (Sixteen Films); Alan Lonergan
(Sadaka); Tom Lonergan (Dublin City
University); Colm MacGabhann (Armagh);
Pádraig Mac Lochlainn TD (Sinn Féin); Dr Tomas
& Elizabeth McBride; Dr Ian McCabe
(Clinical Psychologist); Stephen McCloskey
(Director, Centre for Global Education); Mary Lou
McDonald TD (Sinn Féin); Joe McGowan
(writer, Sligo Heritage); Finian McGrath TD
(Independent); Dr Des McGuinness (Dublin City
University); Dr Philomena McKenna; Tony
McMullan (Trade Unionist, Belfast); Nuala
McNulty, Eimear O’Connor & Kate Mawn;
Mairéad Maguire (Nobel Peace Laureate); Ciarán
& Bryony May (Fermanagh); Armin Mewes
(Civil Engineer); Hilary Minch (Co-Chair
Sadaka); Michael Minch, (Retired CEO, Co.
Clare); Christy Moore; Catherine Murphy
TD (Independent); Conor Murphy MP MLA (Sinn
Féin); John Martin (Irish Political Review);
Hess Moontasir & Family; Justin Moran,
Sorcha Ní Bhéara and Treasa Quinn (Inchicore,
Dublin); Dr David Morrison (Sadaka); Marion
Morrison (Belfast); Stephen Mulcahy; Dr
Patrick Muldowney (Sec., Irish Labour Party,
Northern Ireland); Ray Murphy (Law Professor);
Eithne Murtagh (Dublin); Dr Elaine Murtagh
(Lecturer, MIC, Limerick); Dr Bassam Naser (GP
Howth); Gerald Nash TD (Labour Party); Joan
Nolan (PA, Newbridge, Co. Kildare); Dr John
O'Brennan (Dept. of Sociology, NUI Maynooth);
Diarmuid O Brien (Deputy Principal, Ballyfermot
College of Further Education); Mags O'Brien
(SIPTU & Chair, Trade Union Friends of Palestine);
Caoimhghín Ó Caoláin TD (Sinn Féin); Senator
Trevor Ó Clochartaigh (Sinn Féin); Dr Eithne
O'Connell (Senior Lecturer, Dublin City
University); Dr Barbara O'Connor; Paul
O'Connor (IT Consultant, Dublin); Philip
O'Connor (Sadaka, Trade Union Friends of
Palestine); Denis O'Kane (Dublin); Art
O'Malley (Brussels); Desmond O’Malley
(former Minister); Orla O'Neill & Kieran Behan
(Kilcullen); Aodhán Ó Ríordáin TD (Labour
Party); Ms Gerry O’Sullivan (O’Sullivan
Solutions, Castlegregory, Co. Kerry); Maureen
O'Sullivan TD (Independent); Tim O'Sullivan;
Barbara O'Toole (Dublin 3); Dr Gerry Orchard
(Psychologist); David M F Orr; Anne Paxton
(Film maker); Abraham Phelan (Dublin); Ann
Phelan TD (Labour Party); Phil Prendergast
MEP (Labour Party); Prof. Paschal Preston
(Dublin City University); Selina Quinn;
Michael Robinson (trade unionist, Belfast);
Services, Industrial and Professional Trade Union
(SIPTU, Liberty Hall, Dublin); Adnan Shabab
(Sadaka); David Shanks (Journalist); Pat
Sheehan MLA (Sinn Féin); Sinn Féin Oireachtas
Staff; Squires Family (Newbridge, Co.
Kildare); Martin Stapleton (Businessman);
Emmet Stagg TD (Labour Party Whip); Andy Storey
(Lecturer); Deirdre Sullivan (for IMPACT BVA
Branch); Don Teegan (Property Developer,
Company Director & Publican, Co. Cork); Trade Union
Friends of Palestine (TUFP); Seán Tyrrell
(Burren, Co. Clare); UNITE Trade Union; UNITE
Trade Union, Belfast Branch; UNITE Trade Union,
3/5 Branch; UNITE Trade Union, Waterford
Branch; Mick Wallace TD (Independent); Tracy
Walsh (Teacher); Ward Family (Dublin 6W);
Waterford Trades Council; Chris and Cathy
Winch.
E' IN PREAPARAZIONE LA SOTTOTITOLATURA IN
ITALIANO
UN CONSIGLIO A TUTTI QUEGLI AMICI
CHE NON CO
NOSCONO
L'IDIOMA DI CHI CI USA COME SUDDITI IN
UNA COLONIA:
IMPARATE L'ALBIONICO, SE VOLETE
COMPRENDERE I
LORO PROGETTI.
LA
VERITA' SULLA GUERRA IN LIBIA
CHE NON ASCOLTERETE DA NESSUN TG
Dr.
Moussa Ibrahim
Libyan
Government Spokes Person
(portavoce
ufficiale del governo libico)
VIDEO
CONFERENZE DA TRIPOLI
Conferenza Stampa del dr. Moussa Ibrahim
sul massacro di Majer-Zlitan
(9 agosto 2011)
Libia,
Majer-Zlitan: la NATO
massacra 85 civili,
di cui 33 bambini,
32 donne,
20 uomini.
“Per motivi umanitari” come ci spiegano i nostri
“politici-burattini” nelle mani dell’usurocrazia
finanziaria e bancaria mondiale.
Il popolo della Libia
di Jamahiriya e di Tripoli sappia però che non tutti
in Europa sono così stupidi da non aver capito il
complotto/cospirazione contro la Libia ed i
popoli/Nazioni del mondo, e faremo il possibile per
diffondere la Verità sul crimine che si sta
compiendo ai danni della Libia e di tutti noi.
Ognuno ha il suo
ruolo, ognuno fa la sua parte: buona fortuna
fratelli della Jamahiriya ancora libera (nota
redazionale di
LibyanFreePress)
SULLE POPOLAZIONI DI PALESTINA E LIBIA, RAPINE
COLONIALI, BOMBE, MORTE E DISPERAZIONE.
TERRORE USUROCRATICO SUL RESTO DEL MONDO
Qatar dirty plots
Le sporche trame del Qatar
Le
sporche trame petrolmonarchiche del Qatar
(RT News)
- Libyan officials say they have intercepted two
boats from Qatar carrying a cache of weapons for
rebel forces in the country. It’s said the load
included about a hundred Belgian-made assault
rifles, along with thousands of rounds of
ammunition. So far, only the French admit to
supplying weapons to Libyan anti-government forces.
Brian Johnson-Thomas, a former arms trafficking
expert for the UN Security Council, says it’s a
dangerous violation of the arms embargo.
(italian
translation)
Funzionari libici
affermano di aver intercettato due barche dal Qatar
che stavano trasportano armi per le forze “ribelli”
di Bengasi. Pare che il carico includa centinaia di
fucili d’assalto (belgian-made), insieme a migliaia
di munizioni. Finora solo i francesi hanno ammesso
forniture di armi alle forze antigovernative. Brian
Johnson-Thomas, un ex- esperto in traffici d’armi
per il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dice che è
una pericolosa violazione dell’embargo sulle armi.
After 63 years,
including 44 under occupation, 85% of
Palestinians want statehood now, not
later or perhaps never.
Israel and Washington
object, wanting permanent occupation
and subjugation.
A previous article said
a “silent agreement” among Western
powers may postpone Security Council
and General Assembly votes for later
dates to be announced.
Sources also claim
Abbas wants it for more negotiating
time with America.
Delay very much
benefits Washington and Israel for
reasons, including:
more time for
high-pressure strong-arming;
to get more
anti-statehood Security Council
votes to to avoid an embarrassing
veto;
getting the issue out
of headlines; and
convincing Abbas to
drop the idea altogether in return
for special favors and enough
sweetners to take home to say he got
something... ... ...