|
Dal blog
Kelebek.splinder.com
http://kelebek.splinder.com/
di Miguel Martinez
Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP - 1
Nota:
una persona vicina alla Lepanto Foundation ha risposto in maniera
dettagliata a questo post, e mi sembra giusto quindi invitare a leggere
anche questa replica. In base a tale replica, ho anche modificato
leggermente questo post, per i motivi che spiego commentando la replica.
Tra i vari sottoprodotti di Plinio Correa de Oliveira - il profeta di
Tradizione, Famiglia e Proprietà - abbiamo in Italia il
Centro Lepanto.
Con una bella sede nel centro storico di Roma, il Centro Lepanto è nato
da una scissione da Alleanza Cattolica, guidata da Roberto de Mattei,
anzi dal barone Roberto de
Mattei, come l'interessato ci tiene a sottolineare. Tra
tutte le creature di Plinio
Corrêa de Oliveira, il Centro Lepanto
è certamente quello che si è dedicato di più a promuovere l'islamofobia.
Roberto de Mattei è uno dei più fedeli imitatori di Plinio Corrêa de
Oliveira, nonché autore di una biografia del profeta brasiliano, nello
stile delle vite dei santi medievali.
Roberto de Mattei, insignito di una cattedra nell'andreottiana
università di Cassino, non è mai risultato iscritto ad Alleanza
Nazionale, eppure è stato l'eminenza grigia di Gianfranco Fini,
mediando - tra l'altro - il suo sdoganamento con il
governo di Blair e
con quello spagnolo di Aznar, grazie ai suoi oscuri ma potenti contatti.

Gianfranco Fini sorpreso all'uscita della sede del primo ministro
inglese Blair, dopo un incontro preparatorio alla guerra contro l'Iraq.
Ad accompagnarlo come sempre
nelle missioni importanti, Roberto De Mattei
In cambio, Roberto de Mattei è stato nominato a suo tempo
vicepresidente del Consiglio
Nazionale delle Ricerche (CNR).
Ora, il Centro Lepanto, come tutti gli organismi settari, è noto solo
grazie al suo capo, mentre in realtà è stato sorretto dalla
devota e silenziosa militanza di
alcuni.
Ma succede quasi sempre una cosa in questi casi: mentre la maggior parte
dei dirigenti di una setta faticano terribilmente e ricevono come paga,
se va bene un sorriso, c'è il
Discepolo Preferito,
che per qualche motivo riesce a essere proprio ciò che il Capo vuole da
lui, e quindi non deve fare alcuna fatica.
In questo caso, i discepoli fedeli e poco amati - Fabio Bernabei,
Claudio Bernabei, Guido Vignelli e Stefano Nitoglia - hanno dovuto
vedersela con il marchese
Luigi Coda Nunziante, discendente di una lunga linea di
esosi latifondisti calabresi, presidente dell'associazione
Famiglia Domani (nota per le sue campagne contro i trapianti di
organi e le persone omosessuali), e la sua prole.
Innanzitutto, Roberto de Mattei avrebbe potuto premiare i propri fedeli
seguaci inserendoli nel CNR, e non lo ha fatto.
O meglio, non lo ha fatto per
loro: ha inserito altri, come
Virginia Coda Nunziante,
figlia del marchese e
laica consacrata, promossa a Dirigente CNR Ufficio Paesi
industrializzati – Organismi internazionali.
[C'è anche una specifica accusa a
Roberto de Mattei, di cui avevamo parlato qui, ma che adesso abbiamo
inserito nel testo in cui si parla della
replica della Lepanto Foundation].
A questo punto, a quanto pare i dirigenti del Centro Lepanto si
sarebbero riuniti e si sarebbero liberati
dal fondatore (il loro sito dice solo "Roberto
De Mattei si dimette da Presidente e da socio fondatore del Centro
Culturale Lepanto"), verso la fine del 2006: il Centro
Lepanto oggi risulta diretto infatti da
Fabio Bernabei.
Non avevano capito, però, quale rete
di potere il barone Roberto de Mattei fosse riuscito a
crearsi in questi
anni.
Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP - 2
Oggi il
Centro Culturale Lepanto ha un sito elegante, ma un
po' triste, dove precisa che "nella
sua azione, esso segue la strategia contro-rivoluzionaria riassunta dal
prof. Plinio Corrêa de Oliveira nel suo saggio su "Rivoluzione e
Contro-Rivoluzione".
Non avendo i mezzi per fare di più, ci invita a scaricare la sua rivista
telematica, Lepanto Focus,
che indaga sulle affinità tra
illuminismo e Islam, a dimostrazione che un sistema
complottistico si può costruire con qualunque elemento.
Roberto de Mattei,
invece, ha fatto ben altro.
Intanto, mantiene il controllo della storica agenzia
Corrispondenza Romana,
su vicende cattoliche e non.
Ma, cosa ben più importante, ha istituito la
Lepanto Foundation.
Che non ha sede a Roma, e nemmeno a Presenzano, di cui è duca il cognato
del barone, ma a Washington.
A Washington?
Seguo la segnalazione di un amico cattolico, perché la cosa mi
incuriosisce. Però devo cercare con i miei mezzi: quasi nessuno si
occupa di queste cose.
Di studi che parlino dell'estrema
destra, la rete è piena.
Tutto sta però a decidersi cosa si vuole chiamare "di destra". Direi che
il punto importante è la promozione della disuguaglianza economica (capitalismo),
territoriale (imperialismo)
ed etnica (razzismo).
A logica, più una persona sostiene il capitalismo, l'imperialismo e il
razzismo (magari sotto altri nomi, dalla "sicurezza" alla "lotta al
terrorismo"), più è di destra, e quindi di
estrema destra.
Inoltre, più potere reale ha, più è pericoloso e più merita di essere
quantomeno studiato e criticato.
Poi se va in giro con la camicia nera o la giacca e la cravatta, se in
cuor suo quando pensa al passato prova affetto per Mussolini o piuttosto
per Churchill, dovrebbe essere irrilevante.
Invece, chi si occupa dell'estrema destra è molto bravo a compliare
dossier drammmatici su coatti
romani che disegnano croci celtiche con i pennarelli
allo stadio o su lavoratori
precari che si mettono la camicia nera per visitare le
tombe dei soldati della Repubblica Sociale. Oppure, su persone prive di
ogni importanza, che riflettono serenamente sui libri di
Tolkien o di Guénon.
Esattamente come nei media, ciò che conta non è il peso reale, ma la
carica simbolica:
è buffo notare come siano spesso persone che si dichiarano comuniste, a
rinnegare quella scoperta straordinaria di Marx, che consiste
nell'andare all'essenza delle cose, anziché alle loro forme esteriori.
I commissari telematici,
poi, hanno un sano istinto di conservazione: più è irrilevante un
individuo, più si accaniscono contro di lui. Talvolta, si accaniscono
contro i potenti solo perché sono amici dei deboli. [1]
E quindi inutile cercare materiale utile su Roberto de Mattei tra i
dossier dei commissari telematici.
Roberto de Mattei, proprio per il fatto di essere stato vicepresidente
del CNR e consigliere per gli affari esteri del ministro degli affari
esteri, è al di sopra della
soglia di visibilità di questa gente.
Come
Ferruccio
de Bortoli, l'uomo che creò Oriana Fallaci, e
che ha diffuso più odio e razzismo in Italia di tutti gli estremisti
xenofobi messi insieme.
Questo vuol dire che quasi nessuno si occupa di queste persone realmente
- e non solo simbolicamente - pericolose.
Proviamo da soli, quindi.
Nota:
[1] Nel 1994, mi ricordo che
Gianfranco Fini fu attaccato violentemente dalla stampa
inglese perché qualche sezione romana di Alleanza Nazionale avrebbe
avuto qualcosa a che fare con un teppista da stadio semideficiente di
nome Maurizio Boccacci. Quando lo stesso Gianfranco Fini ha sostenuto
l'ingresso dell'Italia in tre guerre - Kosovo, Iraq e Afghanistan - e la
devastazione dei diritti sociali degli italiani, è diventato amico del
primo ministro inglese.
Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP - 3
La
Lepanto Foundation
di Washington ha sede presso lo studio dell'avvocato
Alan P. Dye. Alan P.
Dye c'entra poco con il cattolicesimo, ma è uno dei più potenti
esponenti della potente destra evangelica statunitense, ed è stato il
braccio legale del più feroce e astuto dei telepredicatori apocalittici
statunitensi, Jerry Falwell.[1]
Il
sito della Lepanto Foundation ci presenta solo tre attività: la
partecipazione a una marcia antiabortista a Washington, un convegno a
Roma intitolato "Crisi
d'Identità", svoltosi il 13 marzo del 2008, e una
Conferenza Internazionale a
Washington, svoltasi il 4 aprile scorso.
Mettiamo da parte la "marcia per la vita", che rientra in una storica
preoccupazione cattolica, e passiamo ai due convegni. I loro contenuti
sono di estremo interesse, come anche i nomi dei relatori: la spesa per
riunirli tutti insieme deve essere stata davvero imponente.
Ma guardiamo prima da chi sono stati organizzati i convegni.
Il convegno di Roma ha avuto tre promotori principali: la
Lepanto Foundation,
la European University of
Rome e la
European Freedom Alliance.
La European University of Rome è l'Università
Europea di Roma,
inaugurata il 10 gennaio del 2006 alla presenza di Gianni Letta e
Walter Veltroni (il suo predecessore come sindaco, Francesco Rutelli
aveva fatto modificare appositamente il piano regolatore della città per
agevolarne la costruzione), di Marcello Pera e del cardinale Camillo
Ruini, più una sfilata di generali dell'Arma dei carabinieri e della
Guardia di finanza.
L'Università europea di Roma, come il Pontificio Ateneo Regina
Apostolorum di cui fa parte, è una creatura del controverso ordine
messicano dei Legionari di
Cristo, il cui fondatore padre Marcial Maciel Degollado,
morto a gennaio di quest'anno, si ritiene fosse il
più grande fund-raiser della Chiesa cattolica.
Benedetto XVI, dobbiamo dire, ha avuto il coraggio di invitare Marcel
Maciel Degollado a ritarsi in "penitenza
e preghiera" per espiare gli
scandali sessuali che lo hanno accompagnato per tutta la vita.

Consacrazione di sacerdoti
Legionari di Cristo
Non ne troverete traccia su Internet (tantomeno nei dossier dei
commissari telematici), ma i Legionari di Cristo - curiosamente spesso
molto belli e atletici, forse per volontà del fondatore - costituiscono
una grande attrattiva in certi
salotti romani, dove
vecchi aristocratici, proprietari terrieri e immobiliari e alcuni scelti
politici si ritrovano abitualmente.[2]
Dell'Università europea di Roma, avevo
già parlato qui, come sede di un corso che ha docenti come
Bruno Pollari - il
dirigente indagato del Sismi -,
Magdi Cristiano Allam, Stefano Dambruoso il magistrato amico della
CIA,
Massimo Introvigne e Alfredo Mantovano.
Ma torniamo al convegno sulla
"Crisi di identità".
Chi si voleva iscrivere al convegno, doveva contattare la suora laica
Virginia Coda Nunziante
- figlia, come abbiamo visto, del fedele braccio destro di Roberto de
Mattei - che dava come proprio recapito l'Università Europea di Roma,
ma come numero di telefono lo
06/3233370, che è anche quello dell'associazione Famiglia Domani
(gestita dal marchese Luigi Coda Nunziante) e corrisponde all'indirizzo
di registrazione del sito della Lepanto Foundation.
Ma chi è il terzo promotore, la
European Freedom Alliance?
Diciamo terzo, ma il nome della European Freedom Alliance compare al
primo posto tra gli
organizzatori del convegno, e dai resoconto successivi, si scoprirà che
il convegno ha costituito proprio l'atto di fondazione
dell'organizzazione.
A chi fosse interessato a entrare in contatto con l'organizzazione, il
sito della European Freedom Alliance - Alliance Européenne pour la
Liberté - offre un'anonima
casella postale a Losanna, mentre ha una sede fisica a
Los Angeles, ben lontano dall'Europa di cui si auspica la "libertà".
Il sito della Europea Freedom Alliance risulta
registrato anonimamente,
e presenta come unica attività proprio la conferenza di Roma.
E se cercate qualche informazione critica su Google,
non la troverete.
Nota:
[1] Alan P. Dye fu assieme a Jerry Falwell, Paul Weyrich e Richard
Viguerie il
fondatore della Moral Majority, che portò al potere Ronald Reagan.
Alan P. Dye è stato per anni il legale di fiducia di Falwell, è un
"senior partner" del Council
for Military Readiness (dedicato a promuovere
l'esclusione di omosessuali dai ranghi militari) e uno dei direttori di
Freedom House,
un organismo finanziato dallo stato per promuovere la "democrazia nel
mondo", e nel concreto per sostenere ogni azione militare del governo; è
stato un direttore del
Central American Freedom Alliance che si occupava di
attività poco chiare per rovesciare il governo sandinista del Nicaragua;
ed è, infine, un dirigente del
Council for National Policy,
un think tank politico ed economico messo in piedi dal telepredicatore
Tim LaHaye nel 1981.
E potremmo andare avanti a lungo, fino a confondere del tutto i lettori.
Falwell, per chi non lo ricordasse, era solito percorrere i cieli degli
Stati Uniti sul jet privato regalatogli nel 1979 dal
governo israeliano
(ne parla Grace Halsell in Prophecy and Politics, Lawrence Hill Pbl.
Co., 1987).
[2] Non si intende alcun doppio senso, parlando di
attrattiva.
Semplicemente, gli esseri umani sono tutti uguali: un vecchio comunista
o un vecchio barone si commuovono ugualmente nel vedere che ci sono dei
giovani sorridenti che prendono in mano la bandiera della
vecchia causa. Anche se
quella causa, come ci insegna Eraclito, è diventata nel frattempo
qualcosa di completamente diverso.
Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP - 4
La
European Freedom Alliance
viene praticamente fondata al convegno di Roma, organizzato dalla
Lepanto Foundation di Roberto de Mattei, sul tema "Crisi
d'identità. La civiltà europea può sopravvivere?"
Il benvenuto lo ha dato padre Paolo Scarafoni dei
Legionari di Cristo.
E' il padrone di casa.
I lavori, li hanno presentati insieme
Roberto de Mattei e
un certo Avi Davis.
Sono loro quindi gli invitanti,
gli altri, per quanto possano essere importanti, sono solo gli
invitati; e l'alleanza
tra Roberto de Mattei e Avi Davis suggella anni di paziente lavoro.
Avi Davis è "senior fellow" e amministratore delegato della European
Freedom Alliance, questo organismo che nasce dal nulla, ma già adulto.

Da sinistra a destra: Avi Davis,
Paolo Scarafoni, Marcello Pera,
Roberto de Mattei
A
un primo livello, Avi Davis è un
avvocato nato in Australia
e che abita a Los Angeles; ed è un ottimo e colto oratore. Ma non è
facile seguire tutto ciò che è e fa.
Intanto dirige l'American
Freedom Alliance, dallo stesso indirizzo fisico e lo stesso numero di
telefono di Los Angeles - anzi, di
Beverly Hills, il
quartiere dei miliardari - della
European Freedom Alliance.
Se partiamo dal suo
curriculum ufficiale, scopriamo che ha cominciato gestendo
un'azienda a Beverly Hills che "raccoglie capitali per l'industria
israeliana di Internet".
Avi Davis scrive commenti "sulla situazione mediorientale" sulla stampa
e tiene un corso sul conflitto arabo israeliano alla University of
Judaism di Los Angeles; è anche autore di un video negazionista sulla
strage israeliana di Jenin.
Ma Avi Davis è anche, e sopratutto, l'uomo dei
think tank.
A Los Angeles, rappresenta il
Freeman Center for Strategic Studies
(di cui è uno dei nove direttori mondiali), che ha come
proprio scopo primario, quello di "migliorare
la capacità di Israele di sopravvivere in un mondo ostile"
grazie alla ricerca su "questioni
militari e strategiche".
Soprattutto, Avi Davis è un "adjunct
fellow" della
Foundation for the Defense of
Democracies.
La Foundation for the Defense of Democracies (FDD) è
nata nel 2001, sotto il nome di
Emet ("verità" in
ebraico) allo scopo di promuovere la causa della guerra e colpire il
dissenso nelle università americane.
Fu il president di Emet, Clifford May - direttore nazionale delle
comunicazioni del partito repubblicano - a trasformarlo in Foundation
for the Defense of Democracies poco dopo l'11 settembre, assieme al
vicepresidente Nir Boms,
che lavorava come "academic
liaison" dell'ambasciata israeliana a Washington e che aveva
fatto il servizio militare nell'esercito israeliano.
Ogni anno, la Foundation for the Defense of Democracies spende circa 3
milioni di dollari, raccolti da 27 grandi donatori: al primo posto
Leonard Abramson,
magnate delle cliniche private;
Michael Steinhardt,
uno degli inventori dei hedge
funds ed Edgar S.
Bronfman Sr del whisky Seagram e presidente del
Congresso Ebraico Mondiale.
Tutti e tre i miliardari erano membri del primo consiglio
d'amministrazione di Emet. Curiosamente, il 9 marzo del 2001 - tre
giorni prima che venisse depositato lo statuto di Emet - i media
israeliani accusarono questi miliardari americani di volersi
impossessare di quello che era in realtà un
progetto del ministero degli esteri
israeliano.
Cercheremo poi di analizzare meglio che cosa significhi tutto ciò, per
quanto ci sia dato capire e senza complottismi.
Una cosa però è chiara.
Roberto de Mattei, ancorando la propria organizzazione nella città di
Washington, ha voluto agganciarsi a qualcosa di infinitamente più
potente delle signore dell'aristocrazia papalina romana.
Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP - 5
La
European Freedom Alliance costituisce un progetto di
alleanza tra tre fondamentalismi,
per adoperare un termine discutibile e abusato.
Infatti, il vero e originale
fundamentalism, all'inizio del Novecento, non aveva a che
fare con la politica, ed era per definizione refrattario a ogni
alleanza: cercava di affermare la veridicità letterale di ogni parola
della Bibbia, contro le letture moderniste.
Qui invece stiamo parlando di tre
ideologie sociali,
che parlano di "valori" e non di fede.
C'è il pensiero
"controrivoluzionario" di
Plinio Corrêa de Oliveira e dei suoi eredi, che sacralizza la
proprietà privata (di chi già la possiede).
C'è una forma estrema di
sionismo.
C'è il neoliberismo
con tutte le sue implicazioni sociali e ambientali.
Ognuna di queste ideologie sociali è una costellazione con una propria
storia: possono convergere oppure divergere.
La scommessa di Roberto de Mattei e di Avi Davis è di riunirle nel
mito dell' "Occidente",
un complesso che comprenderebbe Israele, l'Europa e gli Stati Uniti.
Ho detto forma estrema di
sionismo, perché devono essere chiare due cose.
Non so se Avi Davis creda in qualche forma di religione o no. Certamente
crede nello Stato d'Israele.
Però il suo non è l'unico modo di essere sionisti: la sua posizione è
agli antipodi di quella di
Gad Lerner, ad esempio, e ha implicazioni strategiche
opposte.
Il primo a capirlo è lo stesso Avi Davis. Parlando di alcuni
moderatissimi liberal ebrei statunitensi (affini appunto a Gad Lerner),
"quando sento questi uomini e
queste donne giustificare la loro condanna di Israele come un prodotto
del loro umanitarismo ebraico, mi vengono in mente i famigerati
Judenraten dell'Olocausto" (potete trovare
l'articolo qui - ascoltate il sottofondo audio, che vale la pena).
Il problema, però è che questo estremista rappresenta un
potere reale e
propone idee potenti.
Non sono un esperto di economia o di scienze politiche, per cui non
posso dire molto sul primo punto.
Non sapremo mai cosa si dicano in privato i miliardari che finanziano i
suoi think tank -
miliardari che ovviamente sono
potenti in quanto miliardari,
non per il magico fatto di essere ebrei.
E' comunque evidente che quei miliardari, e il loro seguito di
politici, sono il ponte tra la sterminata potenza militare e
finanziaria degli Stati Uniti e il ruolo cruciale che dal 2001 in qua
svolgono alcune imprese israeliane nel campo cruciale dei nostri tempi:
la "sicurezza" e sua sorella
la "comunicazione", come
documenta molto bene Naomi Klein.
Avi Davis parla quindi, non a nome di un gruppo di sciroccati estremisti
(categoria che gode sempre di una certa simpatia da parte mia), ma da
parte di chi ha il dito sul
grilletto del mondo.
Molto altro non sono in grado di dire, per quanto riguarda il
potere reale, e non
serve azzardare ipotesi che poi scadono facilmente in complottismo.
Posso invece dire qualcosa della
cultura che Avi Davis
esprime e che distilla tutto il veleno dei nostri tempi in una bevanda
inebriante.
Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP - 6
Prima di affrontare i contenuti ideologici del convegno organizzato da
Avi Davis e da Roberto de Mattei, faccio una digressione solo apparente.
Una decina di anni fa, ho avuto occasione di incontrare l'avventuriero
francese che risponde al nome di
Guillaume Faye (ma
talvolta anche a quello fumettistico di Skyman).
Ex-gauchiste del '68, ex-attore pornografico (attore,
ci tiene a precisare, e non regista), sperimentatore di ogni sostanza
stupefacente nota e sconosciuta (e i risultati si vedono), logorroico
narcisista con uno scintillante senso dell'umorismo, si può dire che non
abbia combinato nulla nella vita di utile, tranne inventare
un'ideologia, che lui chiama
archeofuturismo.

Guillaume Faye
Ne
tento una ricostruzione, in base agli appunti che presi allora,
piuttosto che in base ai suoi scritti. Tolgo di mezzo i suoi voli -
spesso splendidi - di retorica e di fantasia.
L'Europa, dice Faye, si sta disintegrando nell'individualismo
e nella decadenza. Non conosco esempio più clamoroso di
entrambi dello stesso Faye, ma abbiamo a che fare con un teorico
dichiarato della doppia morale. Faye, per autoelezione, fa parte dei
grandi, e può permettersi ciò che vorrebbe fosse impedito ai piccoli a
colpi di frusta.[1]
Guillaume Faye è un
materialista conclamato, e la sua preoccupazione
dichiarata è la salvezza dell'Uomo Bianco, inteso come un improbabile e
tentacolare Noi in un cupo mondo segnato dall'eterno
scontro tra razze.
Per questo suo esplicito razzismo, Guillaume Faye è in rotta con ciò che
una volta era la Nouvelle Droite francese, di cui un tempo faceva parte:
oggi Guillaume Faye
accusa
Alain de Benoist di essere "islamofilo,
terzomondista, anticapitalista, antiamericano, antisionista e
filoimmigrazionista".
L'Europa è invasa da milioni
di musulmani, dice.[2]
Questa maledizione è anche un'opportunità. Il
gioioso massacro
generale con cui gli europei li cacceranno tutti dal continente [3] sarà
occasione di un grande risveglio e riscatto, in cui l'Europa riscoprirà
la propria essenza, che consiste nella
faustiana volontà di potenza
e di dominio che ha inventato imperi e tecnologia.
Attorno a sé, l'Europa costruirà una
barriera invalicabile,
per tenere fuori il nemico, cioè le masse terzomondiali: queste ultime
precipiteranno così in un nuovo medioevo, in quanto mancano della
scintilla che ha reso eccezionali i bianchi.
I terzomondiali sono nemici
per definizione; gli
Stati Uniti invece sono un concorrente, un
avversario, con cui ci si
può e ci si deve alleare in questo momento contro l'Islam.
Nel 2007, Faye ha pubblicato
La nouvelle questione juive,
dove ribalta la tesi assai diffusa nel paese che ha inventato
l'antisemitismo moderno, secondo la quale dietro l'immigrazione, ci
sarebbero gli ebrei.[4] No, dice Faye: la colpa piuttosto è del
cristianesimo rinunciatario, che ha pervertito l'originale spirito
ebraico; e Israele, assieme alle diaspora ebraica, è oggi il principale
alleato nella guerra contro le popolazioni del Terzo Mondo.
La casta dirigente dell'Europa che Faye sogna comprenderà che il
cristianesimo è un ridicolo inganno pietistico, un corpo estraneo
orientale che invita alla passività. Inoltre, la nuova aristocrazia sarà
affascinata dalla forza che esprimeranno l'ingegneria
genetica e il potere sulla natura.
Però, proprio perché il cristianesimo induce alla sottomissione, esso
sarà strumento di dominio
sulle masse e di mobilitazione simbolica: ecco che i riti e le abitudini
clericali potranno tornare utili. Per questo, si domanda Guillaume Faye,
"Non si potrebbe immaginare un cristianesimo neo-medioevale,
quasi-politeista, superstizioso, ritualizzato
per le masse
e uno gnosticismo pagano - una "religione dei filosofi" per le élite?"
Guillaume Faye, mentre fuma le sue Gaulloise e beve a scrocco qualunque
forma di alcol sia alla sua portata, si diverte enormemente pensando
allo scandalo che le sue idee possono suscitare. Viene a raccontare
persino a me i segreti di come dominerà il mondo, e quando dichiaro che
è, uno, un cialtrone e due, un
nemico, mi fa un applauso sincero e sorride orridamente
tra i pochi denti che gli sono rimasti.
In realtà, non è né l'uno né l'altro.
Non è un nemico,
perché ognuno è libero di fantasticare nella propria impotenza.
E non è nemmeno un cialtrone,
perché ha il merito di essere riuscito a esprimere la
forma che il male assume
ai tempi del flusso mediatico, del controllo totale, della grande
esclusione, del terrore securitario, della caccia al capro espiatorio,
della manipolazione degli immaginari.
Al di là dei singoli dettagli che possono essere diversi (la "razza
bianca" è una tipica preoccupazione da sfigati), Guillaume
Faye esprime con chiarezza ciò che gli altri velano.
Tutto ciò che combatto (da una posizione di debolezza ancora maggiore di
quella dello stesso Faye) costituisce
qualche variante ricca e armata del
suo povero archeofuturismo:
Magdi Allam,
Massimo Introvigne, Marcello Pera, Oriana Fallaci, la Lepanto
Foundation, la European Freedom Alliance e tutto il resto di cui parlo
qui e sul mio sito.
Note:
[1] Guillaume Faye in pubblico dice di non seguire alcuna morale; in
privato, ama dire che tutto ciò che fa è semplicemente uno scherzo a
spese degli estremisti stupidi che lo seguono, e che non crede a una
parola di ciò che lui stesso dice. Sono sicuro poi che Guillaume Faye,
se leggerà mai questo mio post, lo apprezzerà.
[2] Pur sottoscrivendo ogni luogo comune islamofobo alla
Fallaci, Guillaume Faye sostiene che i musulmani sono nemici
soprattutto in quanto avanguardia del Terzo Mondo.
[3] Tipicamente, Faye si vanta di aver una fidanzata marocchina, non per
crearsi una copertura politicamente corretta, ma al contrario, per
divertirsi ancora di più per il fatto di essere al di sopra delle leggi
che lui stesso si crea: la sua, come proclama, è "una
posizione amorale, ispirata da Machiavelli e Nietzsche".
[4] Non va dimenticato però il ruolo dell'OAS - che quantomeno vedeva in
Israele un alleato oggettivo - nella formazione della destra francese
postbellica.
Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP - 7
Capita, per le cose che scrivo, di venire
minacciato oppure accusato
di far parte di qualche fantomatico complotto.
Ad esempio, c'è un gruppetto
neofascista che si è inalberato per una cosa ironica che
avevo scritto sul loro mondo. Sono quattro anni che mi arrivano voci
indirette, che stanno cercando il momento giusto per darmi una "lezione"
molto fisica; e sono quattro anni che io non tolgo l'articolo.
La chiesa/multinazionale di
Scientology mi ha fatto minacciare da avvocati
in California e a Torino; mentre
Massimo
Introvigne, per un certo periodo, mi ha inondato
di ordini perentori da parte dei suoi avvocati. Hanno mollato prima
loro, perché non avevano scoperto
il mio punto debole.
Non che sia un segreto.
Basta scrivermi in modo corretto,
senza minacciare e senza dare ordini,
in nome del diritto di replica.
Una persona vicina alla Lepanto
Foundation, evidentemente, ha colto subito il mio tallone
d'Achille, e ha scritto un paio di pagine di rettifiche, senza girare
attorno alle questioni proposte, senza dire che sono pagato da al-Qaida
e senza minacciare alcunché.
Quindi presento l'essenza della
rettifica in questo
post; e siccome Internet è una costellazione di frammenti, dove ognuno
pesca ciò che vuole in isolamento, modifico anche un
post precedente, in modo che quello che possiamo chiamare l'atto di
accusa non sia distaccato da quella che possiamo chiamare la difesa.
Riassumo i punti fondamentali della
replica.
1) Roberto de
Mattei non sarebbe una persona a caccia di posizioni di potere, tanto è
vero che non avrebbe "ricoperto
posizioni pubbliche di un certo rilievo fino al 2002" (è
nato nel 1948).

Roberto de Mattei
2)
Si conferma in parte la mia lettura della rottura tra il Centro
Culturale Lepanto e Roberto de Mattei.
Nel 2006, Roberto de Mattei sarebbe "stato
espulso (tecnicamente costretto alle dimissioni)" dal Centro
Culturale Lepanto da lui fondato perché, di fatto, accusato da alcuni
soci fondatori (quelli che io ho nominato più il giornalista Alberto
Carosa, anch’egli membro del CCL) di averli
“trascurati” durante la
sua permanenza al Consiglio Nazionale delle Ricerche (di cui Roberto de
Mattei è stato Vice-Presidente dal 2004 al 2007) e di non averli
beneficiati in modo da permettere loro di assumere “posizioni di potere”
all’interno dell’Ente o di altre istituzioni.
3) Roberto de
Mattei ha "fatto assumere al CNR
solo la dott.ssa Virginia Coda Nunziante, per le sue specifiche
competenze e titoli di studio di cui gli altri erano privi".
4) Roberto de
Mattei è stato messo democraticamente in minoranza all'interno
dell'assemblea dei 7 soci, di cui non facevano parte "né
il marchese Luigi Coda Nunziante né sua figlia Virginia Coda Nunziante
(impropriamente definita “suora laica”, meglio definirla “laica
consacrata”)", e anche questo dimostrerebbe che de Mattei
non avrebbe messo in piedi una "setta".
5) Il Centro
Culturale Lepanto oggi "espunge
accuratamente" il nome di Roberto de Mattei da ogni
iniziativa da lui diretta "nell’arco
dei 5 lustri", addirittura omettendo il suo nome dai libri
che il sito pubblicizza e di cui lui è l’autore.
Ovviamente, queste precisazioni non cambiano nulla nella
critica politica e filosofica di
fondo che faccio alle azioni della Lepanto Foundation e
all'operato di Roberto de Mattei.
Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP - 8
Presentando il convegno di Roma a nome della European Freedom Alliance,
Avi Davis esordì:
"In tutta l'Europa, il
multiculturalismo
applicato con uno zelo eccessivo, quasi suicida, sta facendo a pezzi le
società e porta all'erosione dei valori normativi.
L'insorgere dell'antisemitismo,
la derisione del
giudaismo e del cristianesimo
e il collasso dell'identità
nazionale, dei
valori e dei sistemi di diritto su cui si fonda la civiltà occidentale
- tutto ciò si trova oggi sotto incessante attacco, eppure la
maggioranza degli europei continua a vivere beatamente ignorando la
catastrofe imminente.
Noi abbiamo intitolato questa
manifestazione, "La civiltà europea può sopravvivere?" Ma avremmo potuto
intitolarla ugualmente, "La
civiltà occidentale può sopravvivere?"
Siamo infatti due continenti, ma un'unica civiltà.
Che questo possa essere l'inizio
di un importante passo in avanti per la difesa e la protezione degli
ideali e dei valori occidentali".
Avi Davis non è importante; ma è importantissimo il suo ragionamento,
perché riassume - nella sua forma edulcorata ed essoterica - tutto ciò
che noi vogliamo combattere.
Dice Davis: l'Europa sta per crollare sotto il "multiculturalismo", cioè
la presenza di un'altra cultura, cioè l'Islam.
Ma l'Europa non è solo "l'Europa": è l'Occidente,
che è un concetto sia geografico che culturale. In senso geografico,
quindi comprende gli Stati Uniti. In senso culturale, Occidente è
qualunque cosa si decida di buttarci
dentro. Il cattolicesimo, ma anche il giudaismo; il
protestantesimo, ma anche il liberismo economico, l'ateismo e (come
vedremo) persino l'ateismo militante.
Ne conseguono due cose. Che per salvarsi dall'invasione islamica,
occorre unificare
questi luoghi e culture; e siccome alla fine, in un'alleanza, è
sempre il più forte a prevalere, i difensori dell'occidente dovranno
seguire gli Stati Uniti in
politica e il liberismo in economia.
Ora, gli "occidentali" vengono avvertiti: "se
non avete valori, i musulmani metteranno la burqa alle vostre figlie e
vi permetteranno di mangiare solo wurstel di cammello."
Più sottilmente, c'è un'altra minaccia che ovviamente non viene
esplicitata, ma è quella che fa paura: diventerete
davvero come i
musulmani reali, nel senso che vivrete in appartamenti fatiscenti e
pulirete i gabinetti, farete i facchini ai mercati generali e
raccoglierete i pomodori in nero, senza alcuna sicurezza del vostro
domani. Nella società liquida, infatti,
tutti sanno che potrebbero diventare
musulmani da un momento all'altro.
Come i predicatori di una volta, Davis e de Mattei invitano quindi le
persone a meditare sull'inferno che le aspetta; poi, quando la paura è
al culmine, presentano il
rimedio che tutti dovranno prendere.
Solo che l'alleanza tra americanisti, sionisti, liberisti e cristianisti
contro il relativismo è talmente ibrida, da dover partorire un rimedio
assolutamente relativista: i
Valori Occidentali.
Siamo sinceri, Valori Occidentali
non si sa cosa voglia dire; ma è precisamente sul nulla che si riesce a
mettere d'accordo il
cattolico che vuole bloccare la ricerca sulle cellule
staminali ("per noi occidentali
la vita è sacra") e l'ateo
futurista che crede che la tecnologia ("che
solo l'Occidente poteva partorire") abbia la soluzione per
tutti i problemi del mondo.
Chiaramente, ognuno spera di fare lo sgambetto al proprio alleato
all'ultimo momento, imponendo la
propria interpretazione
dei Valori Occidentali. Nei fatti, prevarrà quella forma di Valori
Occidentali che è insieme più forte, meglio propagandata e più gradita.
Non sarà il razionalismo laicista né il dogmatismo clericale, ma una via
di mezzo tra il Grande Fratello e il pogrom di Ponticelli contro i Rom.
Tutto il sillogismo di Davis si fonda su una
menzogna decisiva:
quella della presunta "invasione islamica".
Ci ritorneremo.
Però ricordiamo ciò che avevamo scritto a proposito di
Guillaume Faye. Faye ovviamente non era stato
invitato al convegno e possiamo essere certi che non abbia minimamente
influenzato i partecipanti. Però è facile cogliere l'identità profonda
dell'approccio.
Faye dice in chiaro ciò che Avi Davis dice in codice: la necessità di
montare un grande Pericolo Islamico, per spaventare le persone e far sì
che comprino i nostri Valori Occidentali; il bisogno di creare alleanze
strategiche antislamiche, tra europei, statunitensi e israeliani,
inventando così un grande
blocco omogeneo - nel caso di Guillaume Faye, "l'uomo
bianco", nel caso di Avi Davis e de Mattei, "l'Occidente".
Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP - 9
Il
convegno di Roma su "Crisi
d'identità. La civiltà europea può sopravvivere?", fu
introdotto da padre Paolo Scarafoni, legionario di Cristo; da
Avi Davis della European Freedom Alliance; da Roberto de Mattei
della Lepanto Foundation; e da
Marcello Pera,
l'ex-laicista rimasto ateo, ma convintosi dell'utilità del cristianesimo
ai fini del dominio sociale. Tre anni fa,
citai su queste blog le sue ciniche confessioni, degne di un
Guillaume Faye:
"Non basta più l'ideologia liberaldemocratica. I neocon hanno mangiato
il frutto dell'Eden, sanno cos'è il bene e cos'è il male. Non si
illudono di raggiungere il paradiso in terra. Ma non sono delusi.
Credono che la si debba difendere, questa nostra civiltà, da chi ci ha
dichiarato guerra, anzitutto difendendola da noi stessi. Occorre dare
fondamento morale alla politica. E
si
deve pescare lì,
dalla tradizione. E noi quale abbiamo? Quella giudaico-cristiana."
Il
primo relatore al convegno fu una bella signora anziana, Gisèle Littman
nata Orabi, meglio nota come
Bat Ye'or. Anche suo marito, David Littman, era tra i
relatori del convegno (poi vi racconteremo anche di lui).

Gisèle Bat Ye'or (al centro)
riceve un premio da Adriano Manocchia dell'Associazione Una Via per
Oriana di Firenze. A destra,
Adriana Bolchini Gaigher, pranoterapeuta, cartomante. esperta di
magia e islamofoba militante. Convegno internazionale di resistenza alla
Sharia, Bruxelles, 18-19 ottobre 2007
Nel 2002, Bat Ye'or scrisse
un articolo nell'Observatoire
du monde juif (Bulletin n° 4/5, Décembre 2002) intitolato
“Le Dialogue Euro-Arabe et la naissance d’Eurabia”, dove lanciò il
termine "Eurabia".
Un termine che divenne famoso subito dopo grazie a Oriana Fallaci, o
meglio all'intensa opera di marketing che
Ferruccio de Bortoli fece della stessa Fallaci.
Forse non tutti sanno che il termine "Eurabia" si riferisce a un
preciso complotto.
Se l'altro ieri 140 tra somali ed egiziani sono annegati nel
Mediterraneo, è perché stavano lavorando a un progetto organizzato da
qualcosa chiamato "Dialogo
euroarabo" o DEA.
La Bat Ye'or è confusionaria quanto la Fallaci, ma più noiosa, per cui
più la leggi, meno capisci cosa sia questa DEA: una
sètta segreta, un
centro culturale o semplicemente un banale dialogo diplomatico tra stati
europei e arabi.
Comunque sia, la DEA è colpevole di
tutto: migrazioni di
sfigatissimi invasori musulmani sulle nostre coste, critiche allo stato
d'Israele, la "teologia della sostituzione" (quella che sostiene che gli
ebrei non avrebbero un filo diretto con Dio e dovrebbero quindi
riconoscere Gesù come tutti gli altri), accordi per il turismo,
l'insegnamento della lingua araba in circoli privati...
Roberto de Mattei
è entusiasta del concetto di Eurabia, che evidentemente gli
ricorda una lunga tradizione di testi complottistici cattolici.
Scrivendo su
Libero dell'8 dicembre 2006, dichiara:
"Tra i sogni
della sinistra,
ve ne è uno che rischia di diventare realtà e a cui il nome di Romano
Prodi è intimamente legato. Il nome di questo sogno, Eurabia, lo ha
diffuso, ma non coniato, Oriana Fallaci."
Alzino il mouse tutti i lettori di sinistra che sognano l'Eurabia...
"La
demografia
-
prosegue de Mattei - costituiva un elemento portante di questo piano.
Fin dagli anni Settanta, le politiche di immigrazione furono incluse nel
progetto di fusione delle due rive del Mediterraneo in una civiltà
comune. È in questa prospettiva che il Dea pianificò
l'impiantazione su larga scala di collettività islamiche
nel tessuto sociale europeo.
Nel nome del multiculturalismo,
il Dea iniziò a preparare l'avvento di un islam europeo, impermeabile ad
ogni forma di integrazione per poter essere a sua volta fattore di
influenza e di assimilazione.
Il
progetto di simbiosi demografica e
culturale tra
l'Europa e il mondo arabo venne quindi rilanciato dalla conferenza di
Barcellona del novembre 1995, attraverso quel "Partenariato
euro-mediterraneo", che costituisce tuttora una delle priorità
dell'Unione Europea.
Sotto la duplice pressione del
terrorismo e del ricatto petrolifero, afferma Bat Ye'or, il Dialogo
euro-arabo è riuscito a trasformare, in trent'anni, la
civiltà europea in una
cultura ibrida, e senza radici, impregnata di antioccidentalismo e di
giudeofobia. Il
sostegno alla causa palestinese di Arafat si è accompagnato alla
delegittimazione dello Stato israeliano e all'abbandono dei cristiani in
Libano, Sudan, Indonesia [...]
L'Europa diventa un'estensione
dell'islam [...]
L'esito resta quello indicato da
Bat Ye'or: la trasformazione dell'Europa in "Eurabia", una estensione
politica e culturale del mondo musulmano,
anticristiana, antioccidentale,
antiamericana e antisemita
nella sua essenza profonda."
Esatto. Se un marocchino ti lava il parabrezza, la colpa è della Dea. E
se la cultura europea vi sembra un po' "ibrida e senza radici" la colpa
è sempre della Dea e non di
Lele Mora. Infatti, Lele Mora era l'altro giorno al
matrimonio in chiesa di Flavio Briatore con la
jeune fille Gregoraci,
celebrato dal
Cardinale Poupard, Presidente
emerito del Pontificio consiglio per la cultura.
A questo punto, verrebbe voglia di avere l'indirizzo
di questa Dea, se non altro per raccomandarle qualche
amico extracomunitario bisognoso.
Abbiamo detto però che la prosa della Bat Ye'or è un po' sfuggente: a
tratti sembra che la forma più concreta assunta dalla Dea sia qualcosa
che si chiamerebbe Groupe
d’Etudes sur le Moyen-Orient di Ginevra - vi fanno
riferimento decine e decine di siti neocon e islamofobi.
Peccato che a Ginevra, non
esista alcun
Groupe d’Etudes sur le Moyen-Orient. Forse la nostra
studiosa si è confusa con altro genere di fantasmi svizzeri, i Savi
Anziani di Sion che un secolo prima si sarebbero riuniti a Basilea.
Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP - 10
Il
traduttore, per definizione, interviene quando chi scrive il testo
originale ha finito di lavorare. Ne consegue che il lavoro aumenta il
fine settimana e con l'estate: più fa caldo, più ore devo stare al
computer, e più i clienti hanno fretta (e senza aria condizionata,
aggiungerei...).
Per cui temo che questa serie
sulla TFP e derivati non sia costruita nella maniera organica che
vorrei. Però rubo qualche minuto al lavoro per trascrivere alcune cose
fondamentali su questo tema, che scrive l'amico e filosofo
Costanzo
Preve, in un articolo ("Considerazioni
introduttive sugli attuali dibattiti fra laicismo, scienza, filosofia e
religione) sulla rivista
Atrium
(anno X, numero 1, nuova serie).
Il punto cruciale è che la base
del
relativismo morale
o nichilismo
tanto
denunciato da certi ambienti cattolici sta nel
relativismo sociale,
che quegli stessi ambienti promuovono.
Scrive Costanzo Preve:
Il
nichilismo è semplicemente il termine colto e sofisticato per indicare
che oggi la società moderna si fonda sul
niente, e non ha (né
vuole, né cerca) nessuna fondazione universalistica di tipo filosofico
o religioso.
In realtà, essa si fonda sull'allargamento globalizzato della produzione
capitalistica, e questo allargamento è il suo
unico fondamento. Questo
allargamento deve essere 'performativo', e cioè avere successo, ed il
suo successo (provvisorio), può sostituire la fondazione veritativa
della società. Lo storico dell'economia Frédéric Clairmont ha stabilito
con un'accurata ricerca statistica che nel 1870 il reddito medio
pro capite nel mondo era
circa 2 volte maggiore di quello dei più poveri, nel 1960 era divenuto
38 volte, e nel 1994 di 58 volte.
L'economista Perroux faceva una distinzione fra il progresso (a
beneficio di tutti) e i progressi (che riguardano una ristretta cerchia
di persone). Le Nazioni Unite hanno stabilito che, nel 1994, vi erano
sulla terra 1,1 miliardi di persone in condizioni di povertà assoluta (e
trascuro qui i disoccupati, i sottopagati, i lavoratori flessibili e
precari, ecc.).
Con un'inversione etimologica spaesante, Clairmont dà a tutto questo il
nome di gulag.
Da filosofo, mi limito a chiamare questo 'nichilismo'. Chi crede che il
nichilismo sia la prevalenza, nel dibattito universitario alla moda, dei
punti di vista di Nietzsche e di Heidegger sui precedenti punti di vista
di Hegel e di Marx (definiti storicisti e/o sostanzialisti), dovrebbe
più utilmente dedicars alle professioni di animatore turistico o di
grafico pubblicitario.
Se questo è il nichilismo (ed infatti questo
è il nichilismo)
allora è da questo che deriva il cosiddetto 'relativismo'. [...]
Oggi il relativismo è il
riflesso sociale necessario dell'unica
assolutezza oggi socialmente consentita, quella della
sovranità del valore di scambio (nel linguaggio di Romano Prodi, il
"giudizio dei mercati").
Tratto da :
http://kelebek.splinder.com/
Link a questa pagina :
http://www.holylandfree.org/TFP-kelebek.htm
Ricordiamo che la nostra
Redazione non sottoscrive
necessariamente tutto ciò che è dichiarato
dagli autori negli articoli pubblicati,
fonte comunque di informazione, testimonianza e riflessione per tutti.
|