"Notizie dalla Terra Santa"


 

Anno IV,  Comunicato n. 11, del 13 gennaio 2009

 

Ricordiamo che la nostra Redazione non sottoscrive necessariamente tutto ciò che è dichiarato

dagli autori negli articoli pubblicati, fonte comunque di informazione, testimonianza e riflessione per tutti.

Dal  blog  Kelebek.splinder.com

http://kelebek.splinder.com/

di Miguel Martinez

Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP - 1

Nota: una persona vicina alla Lepanto Foundation ha risposto in maniera dettagliata a questo post, e mi sembra giusto quindi invitare a leggere anche questa replica. In base a tale replica, ho anche modificato leggermente questo post, per i motivi che spiego commentando la replica.

Tra i vari sottoprodotti di Plinio Correa de Oliveira - il profeta di Tradizione, Famiglia e Proprietà - abbiamo in Italia il Centro Lepanto.


Con una bella sede nel centro storico di Roma, il Centro Lepanto è nato da una scissione da Alleanza Cattolica, guidata da Roberto de Mattei, anzi dal barone Roberto de Mattei, come l'interessato ci tiene a sottolineare. Tra tutte le creature di Plinio Corrêa de Oliveira, il Centro Lepanto è certamente quello che si è dedicato di più a promuovere l'islamofobia.

Roberto de Mattei è uno dei più fedeli imitatori di Plinio Corrêa de Oliveira, nonché autore di una biografia del profeta brasiliano, nello stile delle vite dei santi medievali.

Roberto de Mattei, insignito di una cattedra nell'andreottiana università di Cassino, non è mai risultato iscritto ad Alleanza Nazionale, eppure è stato l'
eminenza grigia di Gianfranco Fini
, mediando - tra l'altro - il suo sdoganamento con il governo di Blair e con quello spagnolo di Aznar, grazie ai suoi oscuri ma potenti contatti.

Gianfranco Fini sorpreso all'uscita della sede del primo ministro inglese Blair, dopo un incontro preparatorio alla guerra contro l'Iraq. Ad accompagnarlo come sempre nelle missioni importanti, Roberto De Mattei


In cambio, Roberto de Mattei è stato nominato a suo tempo vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).

Ora, il Centro Lepanto, come tutti gli organismi settari, è noto solo grazie al suo capo, mentre in realtà è stato sorretto dalla devota e silenziosa militanza di alcuni.

Ma succede quasi sempre una cosa in questi casi: mentre la maggior parte dei dirigenti di una setta faticano terribilmente e ricevono come paga, se va bene un sorriso, c'è il Discepolo Preferito, che per qualche motivo riesce a essere proprio ciò che il Capo vuole da lui, e quindi non deve fare alcuna fatica.

In questo caso, i discepoli fedeli e poco amati - Fabio Bernabei, Claudio Bernabei, Guido Vignelli e Stefano Nitoglia - hanno dovuto vedersela con il marchese Luigi Coda Nunziante, discendente di una lunga linea di esosi latifondisti calabresi, presidente dell'associazione Famiglia Domani (nota per le sue campagne contro i trapianti di organi e le persone omosessuali), e la sua prole.

Innanzitutto, Roberto de Mattei avrebbe potuto premiare i propri fedeli seguaci inserendoli nel CNR, e non lo ha fatto.

O meglio, non lo ha fatto per loro: ha inserito altri, come Virginia Coda Nunziante, figlia del marchese e laica consacrata, promossa a Dirigente CNR Ufficio Paesi industrializzati – Organismi internazionali.

[C'è anche una specifica accusa a Roberto de Mattei, di cui avevamo parlato qui, ma che adesso abbiamo inserito nel testo in cui si parla della replica della Lepanto Foundation].

A questo punto, a quanto pare i dirigenti del Centro Lepanto si sarebbero riuniti e si sarebbero liberati dal fondatore (il loro sito dice solo "Roberto De Mattei si dimette da Presidente e da socio fondatore del Centro Culturale Lepanto"), verso la fine del 2006: il Centro Lepanto oggi risulta diretto infatti da Fabio Bernabei.

Non avevano capito, però, quale rete di potere il barone Roberto de Mattei fosse riuscito a crearsi in questi
anni. 

Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP - 2

Oggi il Centro Culturale Lepanto ha un sito elegante, ma un po' triste, dove precisa  che "nella sua azione, esso segue la strategia contro-rivoluzionaria riassunta dal prof. Plinio Corrêa de Oliveira nel suo saggio su "Rivoluzione e Contro-Rivoluzione".

Non avendo i mezzi per fare di più, ci invita a scaricare la sua rivista telematica, Lepanto Focus, che indaga sulle affinità tra illuminismo e Islam, a dimostrazione che un sistema complottistico si può costruire con qualunque elemento.

Roberto de Mattei, invece, ha fatto ben altro.

Intanto, mantiene il controllo della storica agenzia Corrispondenza Romana, su vicende cattoliche e non.

Ma, cosa ben più importante, ha istituito la Lepanto Foundation.

Che non ha sede a Roma, e nemmeno a Presenzano, di cui è duca il cognato del barone, ma a Washington.

A Washington?

Seguo la segnalazione di un amico cattolico, perché la cosa mi incuriosisce. Però devo cercare con i miei mezzi: quasi nessuno si occupa di queste cose.

Di studi che parlino dell'estrema destra, la rete è piena.

Tutto sta però a decidersi cosa si vuole chiamare "di destra". Direi che il punto importante è la promozione della disuguaglianza economica (capitalismo), territoriale (imperialismo) ed etnica (razzismo). A logica, più una persona sostiene il capitalismo, l'imperialismo e il razzismo (magari sotto altri nomi, dalla "sicurezza" alla "lotta al terrorismo"), più è di destra, e quindi di estrema destra.

Inoltre, più potere reale ha, più è pericoloso e più merita di essere quantomeno studiato e criticato.

Poi se va in giro con la camicia nera o la giacca e la cravatta, se in cuor suo quando pensa al passato prova affetto per Mussolini o piuttosto per Churchill, dovrebbe essere irrilevante.

Invece, chi si occupa dell'estrema destra è molto bravo a compliare dossier drammmatici su coatti romani che disegnano croci celtiche con i pennarelli allo stadio o su lavoratori precari che si mettono la camicia nera per visitare le tombe dei soldati della Repubblica Sociale. Oppure, su persone prive di ogni importanza, che riflettono serenamente sui libri di Tolkien o di Guénon.

Esattamente come nei media, ciò che conta non è il peso reale, ma la carica simbolica: è buffo notare come siano spesso persone che si dichiarano comuniste, a rinnegare quella scoperta straordinaria di Marx, che consiste nell'andare all'essenza delle cose, anziché alle loro forme esteriori.

I commissari telematici, poi, hanno un sano istinto di conservazione: più è irrilevante un individuo, più si accaniscono contro di lui. Talvolta, si accaniscono contro i potenti solo perché sono amici dei deboli. [1]

E quindi inutile cercare materiale utile su Roberto de Mattei tra i dossier dei commissari telematici.

Roberto de Mattei, proprio per il fatto di essere stato vicepresidente del CNR e consigliere per gli affari esteri del ministro degli affari esteri, è al di sopra della soglia di visibilità di questa gente.

Come Ferruccio de Bortoli, l'uomo che creò Oriana Fallaci, e che ha diffuso più odio e razzismo in Italia di tutti gli estremisti xenofobi messi insieme.

Questo vuol dire che quasi nessuno si occupa di queste persone realmente - e non solo simbolicamente - pericolose.

Proviamo da soli, quindi.

Nota:

[1] Nel 1994, mi ricordo che Gianfranco Fini fu attaccato violentemente dalla stampa inglese perché qualche sezione romana di Alleanza Nazionale avrebbe avuto qualcosa a che fare con un teppista da stadio semideficiente di nome Maurizio Boccacci. Quando lo stesso Gianfranco Fini ha sostenuto l'ingresso dell'Italia in tre guerre - Kosovo, Iraq e Afghanistan - e la devastazione dei diritti sociali degli italiani, è diventato amico del primo ministro inglese.

 Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP - 3

La Lepanto Foundation di Washington ha sede presso lo studio dell'avvocato Alan P. Dye. Alan P. Dye c'entra poco con il cattolicesimo, ma è uno dei più potenti esponenti della potente destra evangelica statunitense, ed è stato il braccio legale del più feroce e astuto dei telepredicatori apocalittici statunitensi, Jerry Falwell.[1]

Il sito della Lepanto Foundation ci presenta solo tre attività: la partecipazione a una marcia antiabortista a Washington, un convegno a Roma intitolato "Crisi d'Identità", svoltosi il 13 marzo del 2008, e una Conferenza Internazionale a Washington, svoltasi il 4 aprile scorso.

Mettiamo da parte la "marcia per la vita", che rientra in una storica preoccupazione cattolica, e passiamo ai due convegni. I loro contenuti sono di estremo interesse, come anche i nomi dei relatori: la spesa per riunirli tutti insieme deve essere stata davvero imponente.

Ma guardiamo prima da chi sono stati organizzati i convegni.

Il convegno di Roma ha avuto tre promotori principali: la Lepanto Foundation, la European University of Rome e la European Freedom Alliance.

La European University of Rome è l'Università Europea di Roma, inaugurata il 10 gennaio del 2006 alla presenza di Gianni Letta e Walter Veltroni (il suo predecessore come sindaco, Francesco Rutelli aveva fatto modificare appositamente il piano regolatore della città per agevolarne la costruzione), di Marcello Pera e del cardinale Camillo Ruini, più una sfilata di generali dell'Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza.

L'Università europea di Roma, come il Pontificio Ateneo Regina Apostolorum di cui fa parte, è una creatura del controverso ordine messicano dei Legionari di Cristo, il cui fondatore padre Marcial Maciel Degollado, morto a gennaio di quest'anno, si ritiene fosse il più grande fund-raiser della Chiesa cattolica.

Benedetto XVI, dobbiamo dire, ha avuto il coraggio di invitare Marcel Maciel Degollado a ritarsi in "penitenza e preghiera" per espiare gli scandali sessuali  che lo hanno accompagnato per tutta la vita.


Consacrazione di sacerdoti Legionari di Cristo

Non ne troverete traccia su Internet (tantomeno nei dossier dei commissari telematici), ma i Legionari di Cristo - curiosamente spesso molto belli e atletici, forse per volontà del fondatore - costituiscono una grande attrattiva in certi salotti romani, dove vecchi aristocratici, proprietari terrieri e immobiliari e alcuni scelti politici si ritrovano abitualmente.[2]

Dell'Università europea di Roma, avevo già parlato qui, come sede di un corso che  ha docenti come Bruno Pollari - il dirigente indagato del Sismi -, Magdi Cristiano Allam, Stefano Dambruoso il magistrato amico della CIA, Massimo Introvigne e Alfredo Mantovano.

Ma torniamo al convegno sulla "Crisi di identità".

Chi si voleva iscrivere al convegno, doveva contattare la suora laica Virginia Coda Nunziante - figlia, come abbiamo visto, del fedele braccio destro di Roberto de Mattei -  che dava come proprio recapito l'Università Europea di Roma, ma come numero di telefono lo
06/3233370, che è anche quello dell'associazione Famiglia Domani (gestita dal marchese Luigi Coda Nunziante) e corrisponde all'indirizzo di registrazione del sito della Lepanto Foundation.

Ma chi è il terzo promotore, la European Freedom Alliance? Diciamo terzo, ma il nome della European Freedom Alliance compare al primo posto tra gli organizzatori del convegno, e dai resoconto successivi, si scoprirà che il convegno ha costituito proprio l'atto di fondazione dell'organizzazione.

A chi fosse interessato a entrare in contatto con l'organizzazione, il sito della European Freedom Alliance - Alliance Européenne pour la Liberté - offre un'anonima casella postale a Losanna, mentre ha una sede fisica a Los Angeles, ben lontano dall'Europa di cui si auspica la "libertà".

Il sito della Europea Freedom Alliance risulta registrato anonimamente, e presenta come unica attività proprio la conferenza di Roma.

E se cercate qualche informazione critica su Google, non la troverete.

Nota:


[1] Alan P. Dye fu assieme a Jerry Falwell, Paul Weyrich e Richard Viguerie  il fondatore della Moral Majority, che portò al potere Ronald Reagan.

Alan P. Dye è stato per anni il legale di fiducia di Falwell, è un "senior partner" del Council for Military Readiness (dedicato a promuovere l'esclusione di omosessuali dai ranghi  militari) e uno dei direttori di Freedom House, un organismo finanziato dallo stato per promuovere la "democrazia nel mondo", e nel concreto per sostenere ogni azione militare del governo; è stato un direttore del Central American Freedom Alliance che si occupava di attività poco chiare per rovesciare il governo sandinista del Nicaragua; ed è, infine, un dirigente del Council for National Policy, un think tank politico ed economico messo in piedi dal telepredicatore Tim LaHaye nel 1981.

E potremmo andare avanti a lungo, fino a confondere del tutto i lettori.

Falwell, per chi non lo ricordasse, era solito percorrere i cieli degli Stati Uniti sul jet privato regalatogli nel 1979 dal governo israeliano (ne parla Grace Halsell in Prophecy and Politics, Lawrence Hill Pbl. Co., 1987).

[2] Non si intende alcun doppio senso, parlando di attrattiva. Semplicemente, gli esseri umani sono tutti uguali: un vecchio comunista o un vecchio barone si commuovono ugualmente nel vedere che ci sono dei giovani sorridenti che prendono in mano la bandiera della vecchia causa. Anche se quella causa, come ci insegna Eraclito, è diventata nel frattempo qualcosa di completamente diverso.

 Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP - 4

La European Freedom Alliance viene praticamente fondata al convegno di Roma, organizzato dalla Lepanto Foundation di Roberto de Mattei, sul tema "Crisi d'identità. La civiltà europea può sopravvivere?"

Il benvenuto lo ha dato padre Paolo Scarafoni dei Legionari di Cristo. E' il padrone di casa.

I lavori, li hanno presentati insieme Roberto de Mattei e un certo Avi Davis.

Sono loro quindi gli invitanti, gli altri, per quanto possano essere importanti, sono solo gli invitati; e l'alleanza tra Roberto de Mattei e Avi Davis suggella anni di paziente lavoro.

Avi Davis è "senior fellow" e amministratore delegato della European Freedom Alliance, questo organismo che nasce dal nulla, ma già adulto.


Da sinistra a destra: Avi Davis, Paolo Scarafoni, Marcello Pera,

Roberto de Mattei

A un primo livello, Avi Davis è un avvocato nato in Australia e che abita a Los Angeles; ed è un ottimo e colto oratore.  Ma non è facile seguire tutto ciò che è e fa.

Intanto dirige l'American Freedom Alliance, dallo stesso indirizzo fisico e lo stesso numero di telefono di Los Angeles - anzi, di Beverly Hills, il quartiere dei miliardari - della European Freedom Alliance.

Se partiamo dal suo curriculum ufficiale, scopriamo che ha cominciato gestendo un'azienda a Beverly Hills che "raccoglie capitali per l'industria israeliana di Internet".

Avi Davis scrive commenti "sulla situazione mediorientale" sulla stampa e tiene un corso sul conflitto arabo israeliano alla University of Judaism di Los Angeles; è anche autore di un video negazionista sulla strage israeliana di Jenin.

Ma Avi Davis è anche, e sopratutto, l'uomo dei think tank.

A Los Angeles, rappresenta il Freeman Center for Strategic Studies (di cui è uno dei nove direttori mondiali), che ha come proprio scopo primario, quello di "migliorare la capacità di Israele di sopravvivere in un mondo ostile" grazie alla ricerca su "questioni militari e strategiche".

Soprattutto, Avi Davis è un "adjunct fellow" della Foundation for the Defense of Democracies.

La Foundation for the Defense of Democracies (FDD) è nata nel 2001, sotto il nome di Emet ("verità" in ebraico) allo scopo di promuovere la causa della guerra e colpire il dissenso nelle università americane.

Fu il president di Emet, Clifford May - direttore nazionale delle comunicazioni del partito repubblicano - a trasformarlo in Foundation for the Defense of Democracies poco dopo l'11 settembre, assieme al vicepresidente Nir Boms, che lavorava come "academic liaison" dell'ambasciata israeliana a Washington e che aveva fatto il servizio militare nell'esercito israeliano.

Ogni anno, la Foundation for the Defense of Democracies spende circa 3 milioni di dollari, raccolti da 27 grandi donatori: al primo posto Leonard Abramson, magnate delle cliniche private; Michael Steinhardt, uno degli inventori dei hedge funds ed Edgar S. Bronfman Sr del whisky Seagram e presidente del Congresso Ebraico Mondiale.

Tutti e tre i miliardari erano membri del primo consiglio d'amministrazione di Emet. Curiosamente, il 9 marzo del 2001 - tre giorni prima che venisse depositato lo statuto di Emet - i media israeliani accusarono questi miliardari americani di volersi impossessare di quello che era in realtà un progetto del ministero degli esteri israeliano.

Cercheremo poi di analizzare meglio che cosa significhi tutto ciò, per quanto ci sia dato capire e senza complottismi.

Una cosa però è chiara.

Roberto de Mattei, ancorando la propria organizzazione nella città di Washington, ha voluto agganciarsi a qualcosa di infinitamente più potente delle signore dell'aristocrazia papalina romana.

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La European Freedom Alliance costituisce un progetto di alleanza tra tre fondamentalismi, per adoperare un termine discutibile e abusato.

Infatti, il vero e originale fundamentalism, all'inizio del Novecento, non aveva a che fare con la politica, ed era per definizione refrattario a ogni alleanza: cercava di affermare la veridicità letterale di ogni parola della Bibbia, contro le letture moderniste.

Qui invece stiamo parlando di tre ideologie sociali, che parlano di "valori" e non di fede.

C'è il pensiero "controrivoluzionario" di Plinio Corrêa de Oliveira e dei suoi eredi, che sacralizza la proprietà privata (di chi già la possiede).

C'è una forma estrema di sionismo.

C'è il neoliberismo con tutte le sue implicazioni sociali e ambientali.

Ognuna di queste ideologie sociali è una costellazione con una propria storia: possono convergere oppure divergere.

La scommessa di Roberto de Mattei e di Avi Davis è di riunirle nel mito dell' "Occidente", un complesso che comprenderebbe Israele, l'Europa e gli Stati Uniti.

Ho detto forma estrema di sionismo, perché devono essere chiare due cose.

Non so se Avi Davis creda in qualche forma di religione o no. Certamente crede nello Stato d'Israele.

Però il suo non è l'unico modo di essere sionisti: la sua posizione è agli antipodi di quella di Gad Lerner, ad esempio, e ha implicazioni strategiche opposte.

Il primo a capirlo è lo stesso Avi Davis. Parlando di alcuni moderatissimi liberal ebrei statunitensi (affini appunto a Gad Lerner),  "quando sento questi uomini e queste donne giustificare la loro condanna di Israele come un prodotto del loro umanitarismo ebraico, mi vengono in mente i famigerati Judenraten dell'Olocausto" (potete trovare l'articolo qui - ascoltate il sottofondo audio, che vale la pena).

Il problema, però è che questo estremista rappresenta un potere reale e propone idee potenti.

Non sono un esperto di economia o di scienze politiche, per cui non posso dire molto sul primo punto.

Non sapremo mai cosa si dicano in privato i miliardari che finanziano i suoi think tank - miliardari che ovviamente sono potenti in quanto miliardari, non per il magico fatto di essere ebrei.

E' comunque evidente che quei miliardari, e il loro seguito di politici,  sono il ponte tra la sterminata potenza militare e finanziaria degli Stati Uniti e il ruolo cruciale che dal 2001 in qua svolgono alcune imprese israeliane nel campo cruciale dei nostri tempi: la "sicurezza" e sua sorella la "comunicazione", come documenta molto bene Naomi Klein.

Avi Davis parla quindi, non a nome di un gruppo di sciroccati estremisti (categoria che gode sempre di una certa simpatia da parte mia), ma da parte di chi ha il dito sul grilletto del mondo.

Molto altro non sono in grado di dire, per quanto riguarda il potere reale, e non serve azzardare ipotesi che poi scadono facilmente in complottismo.

Posso invece dire qualcosa della cultura che Avi Davis esprime e che distilla tutto il veleno dei nostri tempi in una bevanda inebriante.

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Prima di affrontare i contenuti ideologici del convegno organizzato da Avi Davis e da Roberto de Mattei, faccio una digressione solo apparente.


Una decina di anni fa, ho avuto occasione di incontrare l'avventuriero francese che risponde al nome di Guillaume Faye (ma talvolta anche a quello fumettistico di Skyman).

Ex-gauchiste del '68, ex-attore pornografico (attore, ci tiene a precisare, e non regista), sperimentatore di ogni sostanza stupefacente nota e sconosciuta (e i risultati si vedono), logorroico narcisista con uno scintillante senso dell'umorismo, si può dire che non abbia combinato nulla nella vita di utile, tranne inventare un'ideologia, che lui chiama archeofuturismo.


Guillaume Faye

Ne tento una ricostruzione, in base agli appunti che presi allora, piuttosto che in base ai suoi scritti. Tolgo di mezzo i suoi voli - spesso splendidi - di retorica e di fantasia.

L'Europa, dice Faye, si sta disintegrando nell'individualismo e nella decadenza. Non conosco esempio più clamoroso di entrambi dello stesso Faye, ma abbiamo a che fare con un teorico dichiarato della doppia morale. Faye, per autoelezione, fa parte dei grandi, e può permettersi ciò che vorrebbe fosse impedito ai piccoli a colpi di frusta.[1]

Guillaume Faye è un materialista conclamato, e la sua preoccupazione dichiarata è la salvezza dell'Uomo Bianco, inteso come un improbabile e tentacolare Noi in un cupo mondo segnato dall'eterno scontro tra razze.

Per questo suo esplicito razzismo, Guillaume Faye è in rotta con ciò che una volta era la Nouvelle Droite francese, di cui un tempo faceva parte: oggi Guillaume Faye accusa Alain de Benoist di essere "islamofilo, terzomondista, anticapitalista, antiamericano, antisionista e filoimmigrazionista".

L'Europa è invasa da milioni di musulmani, dice.[2]

Questa maledizione è anche un'opportunità. Il gioioso massacro generale con cui gli europei li cacceranno tutti dal continente [3] sarà occasione di un grande risveglio e riscatto, in cui l'Europa riscoprirà la propria essenza, che consiste nella faustiana volontà di potenza e di dominio che ha inventato imperi e tecnologia.

Attorno a sé, l'Europa costruirà una barriera invalicabile, per tenere fuori il nemico, cioè le masse terzomondiali: queste ultime precipiteranno così in un nuovo medioevo, in quanto mancano della scintilla che ha reso eccezionali i bianchi.

I terzomondiali sono nemici per definizione; gli Stati Uniti invece sono un concorrente, un avversario, con cui ci si può e ci si deve alleare in questo momento contro l'Islam.

Nel 2007, Faye ha pubblicato La nouvelle questione juive, dove ribalta la tesi assai diffusa nel paese che ha inventato l'antisemitismo moderno, secondo la quale dietro l'immigrazione, ci sarebbero gli ebrei.[4] No, dice Faye: la colpa piuttosto è del cristianesimo rinunciatario, che ha pervertito l'originale spirito ebraico; e Israele, assieme alle diaspora ebraica, è oggi il principale alleato nella guerra contro le popolazioni del Terzo Mondo.

La casta dirigente dell'Europa che Faye sogna comprenderà che il cristianesimo è un ridicolo inganno pietistico, un corpo estraneo orientale che invita alla passività. Inoltre, la nuova aristocrazia sarà affascinata dalla forza che esprimeranno l'ingegneria genetica e il potere sulla natura.

Però, proprio perché il cristianesimo induce alla sottomissione, esso sarà strumento di dominio sulle masse e di mobilitazione simbolica: ecco che i riti e le abitudini clericali potranno tornare utili. Per questo, si domanda Guillaume Faye,

"Non si potrebbe immaginare un cristianesimo neo-medioevale, quasi-politeista, superstizioso, ritualizzato per le masse e uno gnosticismo pagano - una "religione dei filosofi" per le élite?"

Guillaume Faye, mentre fuma le sue Gaulloise e beve a scrocco qualunque forma di alcol sia alla sua portata, si diverte enormemente pensando allo scandalo che le sue idee possono suscitare. Viene a raccontare persino a me i segreti di come dominerà il mondo, e quando dichiaro che è, uno, un cialtrone e due, un nemico, mi fa un applauso sincero e sorride orridamente tra i pochi denti che gli sono rimasti.

In realtà, non è né l'uno né l'altro.

Non è un nemico, perché ognuno è libero di fantasticare nella propria impotenza.

E non è nemmeno un cialtrone, perché ha il merito di essere riuscito a esprimere la forma che il male assume ai tempi del flusso mediatico, del controllo totale, della grande esclusione, del terrore securitario, della caccia al capro espiatorio, della manipolazione degli immaginari.

Al di là dei singoli dettagli che possono essere diversi (la "razza bianca" è una tipica preoccupazione da sfigati), Guillaume Faye esprime con chiarezza ciò che gli altri velano.

Tutto ciò che combatto (da una posizione di debolezza ancora maggiore di quella dello stesso Faye) costituisce qualche variante ricca e armata del suo povero archeofuturismo: Magdi Allam, Massimo Introvigne, Marcello Pera, Oriana Fallaci, la Lepanto Foundation, la European Freedom Alliance e tutto il resto di cui parlo qui e sul mio sito.

Note:

[1] Guillaume Faye in pubblico dice di non seguire alcuna morale; in privato, ama dire che tutto ciò che fa è semplicemente uno scherzo a spese degli estremisti stupidi che lo seguono, e che non crede a una parola di ciò che lui stesso dice. Sono sicuro poi che Guillaume Faye, se leggerà mai questo mio post, lo apprezzerà.

[2] Pur sottoscrivendo ogni luogo comune islamofobo alla Fallaci, Guillaume Faye sostiene che i musulmani sono nemici soprattutto in quanto avanguardia del Terzo Mondo.

[3] Tipicamente, Faye si vanta di aver una fidanzata marocchina, non per crearsi una copertura politicamente corretta, ma al contrario, per divertirsi ancora di più per il fatto di essere al di sopra delle leggi che lui stesso si crea: la sua, come proclama, è "una posizione amorale, ispirata da Machiavelli e Nietzsche".

[4] Non va dimenticato però il ruolo dell'OAS - che quantomeno vedeva in Israele un alleato oggettivo - nella formazione della destra francese postbellica. 

Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP - 7

Capita, per le cose che scrivo, di venire minacciato oppure accusato di far parte di qualche fantomatico complotto.

Ad esempio, c'è un gruppetto neofascista che si è inalberato per una cosa ironica che avevo scritto sul loro mondo. Sono quattro anni che mi arrivano voci indirette, che stanno cercando il momento giusto per darmi una "lezione" molto fisica; e sono quattro anni che io non tolgo l'articolo.

La chiesa/multinazionale di Scientology mi ha fatto minacciare da avvocati in California e a Torino; mentre Massimo Introvigne, per un certo periodo, mi ha inondato di ordini perentori da parte dei suoi avvocati. Hanno mollato prima loro, perché non avevano scoperto il mio punto debole.

Non che sia un segreto.

Basta scrivermi in modo corretto, senza minacciare e senza dare ordini, in nome del diritto di replica.

Una persona vicina alla Lepanto Foundation, evidentemente, ha colto subito il mio tallone d'Achille, e ha scritto un paio di pagine di rettifiche, senza girare attorno alle questioni proposte, senza dire che sono pagato da al-Qaida e senza minacciare alcunché.

Quindi presento l'essenza della rettifica in questo post; e siccome Internet è una costellazione di frammenti, dove ognuno pesca ciò che vuole in isolamento, modifico anche un post precedente, in modo che quello che possiamo chiamare l'atto di accusa non sia distaccato da quella che possiamo chiamare la difesa.

Riassumo i punti fondamentali della replica.

1) Roberto de Mattei non sarebbe una persona a caccia di posizioni di potere, tanto è vero che non avrebbe "ricoperto posizioni pubbliche di un certo rilievo fino al 2002" (è nato nel 1948).


Roberto de Mattei

2) Si conferma in parte la mia lettura della rottura tra il Centro Culturale Lepanto e Roberto de Mattei.

Nel 2006, Roberto de Mattei sarebbe "stato espulso (tecnicamente costretto alle dimissioni)" dal Centro Culturale Lepanto da lui fondato perché, di fatto, accusato da alcuni soci fondatori (quelli che io ho nominato più il giornalista Alberto Carosa, anch’egli membro del CCL) di averli “trascurati” durante la sua permanenza al Consiglio Nazionale delle Ricerche (di cui Roberto de Mattei è stato Vice-Presidente dal 2004 al 2007) e di non averli beneficiati in modo da permettere loro di assumere “posizioni di potere” all’interno dell’Ente o di altre istituzioni.

3) Roberto de Mattei ha "fatto assumere al CNR solo la dott.ssa Virginia Coda Nunziante, per le sue specifiche competenze e titoli di studio di cui gli altri erano privi".

4) Roberto de Mattei è stato messo democraticamente in minoranza all'interno dell'assemblea dei 7 soci, di cui non facevano parte "né il marchese Luigi Coda Nunziante né sua figlia Virginia Coda Nunziante (impropriamente definita “suora laica”, meglio definirla “laica consacrata”)", e anche questo dimostrerebbe che de Mattei non avrebbe messo in piedi una "setta".

5) Il Centro Culturale Lepanto oggi "espunge accuratamente" il nome di Roberto de Mattei da ogni iniziativa da lui diretta "nell’arco dei 5 lustri", addirittura omettendo il suo nome dai libri che il sito pubblicizza e di cui lui è l’autore.

Ovviamente, queste precisazioni non cambiano nulla nella critica politica e filosofica di fondo che faccio alle azioni della Lepanto Foundation e all'operato di Roberto de Mattei.

 Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP - 8

Presentando il convegno di Roma a nome della European Freedom Alliance, Avi Davis esordì:

"In tutta l'Europa, il multiculturalismo applicato con uno zelo eccessivo, quasi suicida, sta facendo a pezzi le società e porta all'erosione dei valori normativi.

L'insorgere dell'antisemitismo, la derisione del giudaismo e del cristianesimo e il collasso dell'identità nazionale, dei valori e dei sistemi di diritto su cui si fonda la civiltà occidentale  - tutto ciò si trova oggi sotto incessante attacco, eppure la maggioranza degli europei continua a vivere beatamente ignorando la catastrofe imminente.

Noi abbiamo intitolato questa manifestazione, "La civiltà europea può sopravvivere?" Ma avremmo potuto intitolarla ugualmente, "La civiltà occidentale può sopravvivere?" Siamo infatti due continenti, ma un'unica civiltà.

Che questo possa essere l'inizio di un importante passo in avanti per la difesa e la protezione degli ideali e dei valori occidentali".

Avi Davis non è importante; ma è importantissimo il suo ragionamento, perché riassume - nella sua forma edulcorata ed essoterica - tutto ciò che noi vogliamo combattere.

Dice Davis: l'Europa sta per crollare sotto il "multiculturalismo", cioè la presenza di un'altra cultura, cioè l'Islam.

Ma l'Europa non è solo "l'Europa": è l'Occidente, che è un concetto sia geografico che culturale. In senso geografico, quindi comprende gli Stati Uniti. In senso culturale, Occidente è qualunque cosa si decida di buttarci dentro. Il cattolicesimo, ma anche il giudaismo; il protestantesimo, ma anche il liberismo economico, l'ateismo e (come vedremo) persino l'ateismo militante.

Ne conseguono due cose. Che per salvarsi dall'invasione islamica, occorre unificare questi luoghi e culture; e siccome alla fine, in un'alleanza, è sempre il più forte a prevalere, i difensori dell'occidente dovranno seguire gli Stati Uniti in politica e il liberismo in economia.

Ora, gli "occidentali" vengono avvertiti: "se non avete valori, i musulmani metteranno la burqa alle vostre figlie e vi permetteranno di mangiare solo wurstel di cammello."

Più sottilmente, c'è un'altra minaccia che ovviamente non viene esplicitata, ma è quella che fa paura: diventerete davvero come i musulmani reali, nel senso che vivrete in appartamenti fatiscenti e pulirete i gabinetti, farete i facchini ai mercati generali e raccoglierete i pomodori in nero, senza alcuna sicurezza del vostro domani. Nella società liquida, infatti, tutti sanno che potrebbero diventare musulmani da un momento all'altro.

Come i predicatori di una volta, Davis e de Mattei invitano quindi le persone a meditare sull'inferno che le aspetta; poi, quando la paura è al culmine, presentano il rimedio che tutti dovranno prendere.

Solo che l'alleanza tra americanisti, sionisti, liberisti e cristianisti contro il relativismo è talmente ibrida, da dover partorire un rimedio assolutamente relativista: i Valori Occidentali.

Siamo sinceri, Valori Occidentali non si sa cosa voglia dire; ma è precisamente sul nulla che si riesce a mettere d'accordo il cattolico che vuole bloccare la ricerca sulle cellule staminali ("per noi occidentali la vita è sacra") e l'ateo futurista che crede che la tecnologia ("che solo l'Occidente poteva partorire") abbia la soluzione per tutti i problemi del mondo.

Chiaramente, ognuno spera di fare lo sgambetto al proprio alleato all'ultimo momento, imponendo la propria interpretazione dei Valori Occidentali. Nei fatti, prevarrà quella forma di Valori Occidentali che è insieme più forte, meglio propagandata e più gradita. Non sarà il razionalismo laicista né il dogmatismo clericale, ma una via di mezzo tra il Grande Fratello e il  pogrom di Ponticelli contro i Rom.

Tutto il sillogismo di Davis si fonda su una menzogna decisiva: quella della presunta "invasione islamica".

Ci ritorneremo.

Però ricordiamo ciò che avevamo scritto a proposito di Guillaume Faye. Faye ovviamente non era stato invitato al convegno e possiamo essere certi che non abbia minimamente influenzato i partecipanti. Però è facile cogliere l'identità profonda dell'approccio.

Faye dice in chiaro ciò che Avi Davis dice in codice: la necessità di montare un grande Pericolo Islamico, per spaventare le persone e far sì che comprino i nostri Valori Occidentali; il bisogno di creare alleanze strategiche antislamiche, tra europei, statunitensi e israeliani, inventando così un grande blocco omogeneo - nel caso di Guillaume Faye, "l'uomo bianco", nel caso di Avi Davis e de Mattei, "l'Occidente".

 Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP - 9

Il convegno di Roma su "Crisi d'identità. La civiltà europea può sopravvivere?", fu introdotto da padre Paolo Scarafoni, legionario di Cristo; da Avi Davis della European Freedom Alliance; da Roberto de Mattei della Lepanto Foundation; e da Marcello Pera, l'ex-laicista rimasto ateo, ma convintosi dell'utilità del cristianesimo ai fini del dominio sociale. Tre anni fa, citai su queste blog le sue ciniche confessioni, degne di un Guillaume Faye:

"Non basta più l'ideologia liberaldemocratica. I neocon hanno mangiato il frutto dell'Eden, sanno cos'è il bene e cos'è il male. Non si illudono di raggiungere il paradiso in terra. Ma non sono delusi. Credono che la si debba difendere, questa nostra civiltà, da chi ci ha dichiarato guerra, anzitutto difendendola da noi stessi. Occorre dare fondamento morale alla politica. E si deve pescare lì, dalla tradizione. E noi quale abbiamo? Quella giudaico-cristiana."

Il primo relatore al convegno fu una bella signora anziana, Gisèle Littman nata Orabi, meglio nota come Bat Ye'or. Anche suo marito, David Littman, era tra i relatori del convegno (poi vi racconteremo anche di lui).


Gisèle Bat Ye'or (al centro) riceve un premio da Adriano Manocchia dell'Associazione Una Via per Oriana di Firenze. A destra, Adriana Bolchini Gaigher, pranoterapeuta, cartomante. esperta di magia e islamofoba militante. Convegno internazionale di resistenza alla Sharia, Bruxelles, 18-19 ottobre 2007


Nel 2002, Bat Ye'or scrisse un articolo nell'Observatoire du monde juif (Bulletin n° 4/5, Décembre 2002) intitolato “Le Dialogue Euro-Arabe et la naissance d’Eurabia”, dove lanciò il termine "Eurabia". Un termine che divenne famoso subito dopo grazie a Oriana Fallaci, o meglio all'intensa opera di marketing che Ferruccio de Bortoli fece della stessa Fallaci.

Forse non tutti sanno che il termine "Eurabia" si riferisce a un preciso complotto.

Se l'altro ieri 140 tra somali ed egiziani sono annegati nel Mediterraneo, è perché stavano lavorando a un progetto organizzato da qualcosa chiamato "Dialogo euroarabo" o DEA.

La Bat Ye'or è confusionaria quanto la Fallaci, ma più noiosa, per cui più la leggi, meno capisci cosa sia questa DEA: una sètta segreta, un centro culturale o semplicemente un banale dialogo diplomatico tra stati europei e arabi.

Comunque sia, la DEA è colpevole di tutto: migrazioni di sfigatissimi invasori musulmani sulle nostre coste, critiche allo stato  d'Israele, la "teologia della sostituzione" (quella che sostiene che gli ebrei non avrebbero un filo diretto con Dio e  dovrebbero quindi riconoscere Gesù come tutti gli altri), accordi per il turismo, l'insegnamento della lingua araba in circoli privati...

Roberto de Mattei è entusiasta del concetto di Eurabia, che evidentemente gli ricorda una lunga tradizione di testi complottistici cattolici.

Scrivendo su Libero dell'8 dicembre 2006, dichiara:

"Tra i sogni della sinistra, ve ne è uno che rischia di diventare realtà e a cui il nome di Romano Prodi è intimamente legato. Il nome di questo sogno, Eurabia, lo ha diffuso, ma non coniato, Oriana Fallaci."

Alzino il mouse tutti i lettori di sinistra che sognano l'Eurabia...

"La demografia - prosegue de Mattei - costituiva un elemento portante di questo piano. Fin dagli anni Settanta, le politiche di immigrazione furono incluse nel progetto di fusione delle due rive del Mediterraneo in una civiltà comune. È in questa prospettiva che il Dea pianificò l'impiantazione su larga scala di collettività islamiche nel tessuto sociale europeo.

Nel nome del multiculturalismo, il Dea iniziò a preparare l'avvento di un islam europeo, impermeabile ad ogni forma di integrazione per poter essere a sua volta fattore di influenza e di assimilazione.


Il progetto di simbiosi demografica e culturale tra l'Europa e il mondo arabo venne quindi rilanciato dalla conferenza di Barcellona del novembre 1995, attraverso quel "Partenariato euro-mediterraneo", che costituisce tuttora una delle priorità dell'Unione Europea.


 Sotto la duplice pressione del terrorismo e del ricatto petrolifero, afferma Bat Ye'or, il Dialogo euro-arabo è riuscito a trasformare, in trent'anni, la civiltà europea in una cultura ibrida, e senza radici, impregnata di antioccidentalismo e di giudeofobia. Il sostegno alla causa palestinese di Arafat si è accompagnato alla delegittimazione dello Stato israeliano e all'abbandono dei cristiani in Libano, Sudan, Indonesia [...]

L'Europa diventa un'estensione dell'islam [...]

L'esito resta quello indicato da Bat Ye'or: la trasformazione dell'Europa in "Eurabia", una estensione politica e culturale del mondo musulmano, anticristiana, antioccidentale, antiamericana e antisemita
nella sua essenza profonda."

Esatto. Se un marocchino ti lava il parabrezza, la colpa è della Dea. E se la cultura europea vi sembra un po' "ibrida e senza radici" la colpa è sempre della Dea e non di Lele Mora.  Infatti, Lele Mora era l'altro giorno al matrimonio in chiesa di Flavio Briatore con la jeune fille Gregoraci, celebrato dal Cardinale Poupard, Presidente emerito del Pontificio consiglio per la cultura.

A questo punto, verrebbe voglia di avere l'indirizzo di questa Dea, se non altro per raccomandarle qualche amico extracomunitario bisognoso.

Abbiamo detto però che la prosa della Bat Ye'or è un po' sfuggente: a tratti sembra che la forma più concreta assunta dalla Dea sia qualcosa che si chiamerebbe Groupe d’Etudes sur le Moyen-Orient di Ginevra - vi fanno riferimento decine e decine di siti neocon e islamofobi.

Peccato che a Ginevra, non esista alcun Groupe d’Etudes sur le Moyen-Orient. Forse la nostra studiosa si  è confusa con altro genere di fantasmi svizzeri, i Savi Anziani di Sion che un secolo prima si sarebbero riuniti a Basilea.

 Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP - 10

Il traduttore, per definizione, interviene quando chi scrive il testo originale ha finito di lavorare. Ne consegue che il lavoro aumenta il fine settimana e con l'estate: più fa caldo, più ore devo stare al computer, e più i clienti hanno fretta (e senza aria condizionata, aggiungerei...).

Per cui temo che questa serie sulla TFP e derivati non sia costruita nella maniera organica che vorrei. Però rubo qualche minuto al lavoro per trascrivere alcune cose fondamentali su questo tema, che scrive l'amico e filosofo Costanzo Preve, in un articolo ("Considerazioni introduttive sugli attuali dibattiti fra laicismo, scienza, filosofia e religione) sulla rivista Atrium (anno X, numero 1, nuova serie).

Il punto cruciale è che la base del relativismo morale o nichilismo tanto denunciato da certi ambienti cattolici sta nel relativismo sociale, che quegli stessi ambienti promuovono.

Scrive Costanzo Preve:


Il nichilismo è semplicemente il termine colto e sofisticato per indicare che oggi la società moderna si fonda sul niente, e non ha (né vuole, né cerca) nessuna fondazione  universalistica di tipo filosofico o religioso.

In realtà, essa si fonda sull'allargamento globalizzato della produzione capitalistica, e questo allargamento è il suo unico fondamento. Questo allargamento deve essere 'performativo', e cioè avere successo, ed il suo successo (provvisorio), può sostituire la fondazione veritativa della società. Lo storico dell'economia Frédéric Clairmont ha stabilito con un'accurata ricerca statistica che nel 1870 il reddito medio pro capite nel mondo era circa 2 volte maggiore di quello dei più poveri, nel 1960 era divenuto 38 volte, e nel 1994 di 58 volte.

L'economista Perroux faceva una distinzione fra il progresso (a beneficio di tutti) e i progressi (che riguardano una ristretta cerchia di persone). Le Nazioni Unite hanno stabilito che, nel 1994, vi erano sulla terra 1,1 miliardi di persone in condizioni di povertà assoluta (e trascuro qui i disoccupati, i sottopagati, i lavoratori flessibili e precari, ecc.).

Con un'inversione etimologica spaesante, Clairmont dà a tutto questo il nome di gulag.

Da filosofo, mi limito a chiamare questo 'nichilismo'. Chi crede che il nichilismo sia la prevalenza, nel dibattito universitario alla moda, dei punti di vista di Nietzsche e di Heidegger sui precedenti punti di vista di Hegel e di Marx (definiti storicisti e/o sostanzialisti), dovrebbe più utilmente dedicars alle professioni di animatore turistico o di grafico pubblicitario.

Se questo è il nichilismo (ed infatti questo è il nichilismo) allora è da questo che deriva il cosiddetto 'relativismo'. [...]

Oggi il relativismo è il riflesso sociale necessario dell'unica assolutezza oggi socialmente consentita, quella della sovranità del valore di scambio (nel linguaggio di Romano Prodi, il "giudizio dei mercati").

 


 

Tratto da : http://kelebek.splinder.com/

 

Link a questa pagina : http://www.holylandfree.org/TFP-kelebek.htm

 


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