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Gerusalemme -
Domenica 9 novembre i monaci armeni e greco-ortodossi
si sono scontrati con violenza nella basilica del
Santo Sepolcro. La baruffa è scoppiata quando i monaci
greco-ortodossi hanno bloccato una processione del
clero armeno. Le due Chiese ortodosse e la Custodia di
Terra Santa risiedono nella basilica secondo i termini
fissati nell'accordo denominato
Status Quo.
Padre Athanasius Macora (46 anni, originario degli
Stati Uniti) vigila sul rispetto dello
Status Quo
per conto della Custodia. A
Terrasanta.net
ha parlato delle ragioni che sottostanno ai recenti
scontri e di cosa si possa fare per risolvere le
tensioni che da lungo tempo covano all'interno della
chiesa costruita sul luogo della crocifissione e
risurrezione di Cristo.
Padre Macora, quali sono le sue riflessioni sugli
scontri del 9 novembre dentro la basilica del Santo
Sepolcro?
I rappresentanti delle tre comunità maggiori (la
Custodia di Terra Santa, il patriarcato
greco-ortodosso e il patriarcato armeno) si incontrano
regolarmente, almeno ogni dieci giorni se non una
volta alla settimana. Durante queste riunioni io
negozio a nome della Custodia di Terra Santa su tutte
le materie relative allo
Status Quo,
quindi conosco esattamente le ragioni che hanno dato
origine agli scontri, ma non mi interessa stabilire
chi abbia ragione e chi abbia torto. Gli armeni
stavano svolgendo una processione pontificale e
obiettavano alla presenza di un sacrestano
greco-ortodosso nell'edicola del Sepolcro durante la
processione. I greci, invece, rivendicano il loro
diritto a mantenervi un sacrestano greco.
Sono incidenti che si ripetono tutti gli anni?
No, il problema risale a un anno fa. Da allora ci sono
state quattro processioni pontificali armene e in
ognuna si sono verificati problemi, ma stavolta le
tensioni erano giunte a suppurazione.
Perché proprio ora?
La pressione era andata via via salendo perché il
problema rimaneva irrisolto. Le due parti non volevano
raggiungere alcun compromesso per definire se il
sacrestano greco dovesse o meno restare dentro la
Tomba. Qui a far legge è la consuetudine, cioè quanto
si è fatto fino ad ora o, in altri termini, la prassi
consolidata. Prima c'era o non c'era un sacrestano
ortodosso all'interno? La domanda a cui rispondere è
questa. Gli armeni hanno bloccato l'accesso alla Tomba
per impedire che i greci vi facessero entrare uno di
loro; i greci a loro volta hanno tentato di far
entrare il loro sacrestano ed è così che la zuffa ha
avuto inizio.
Che probabilità ci sono di giungere a una soluzione
ora, dopo questi scontri?
Anche noi (francescani - ndr) abbiamo avuto un
problema quattro anni fa, quando fummo attaccati dai
greci in modo piuttosto violento. Quella volta i
monaci se la presero anche con la polizia,
rivendicando un diritto che in realtà non avevano.
Dopo che le acque si furono un po' calmate, e in vista
dell'approssimarsi di un'altra processione ortodossa,
noi presentammo le nostre argomentazioni e le relative
prove ai rappresentanti del governo israeliano e della
polizia, in presenza dei greci. Il governo ha
l'obbligo di far ripettare la pratica invalsa. Non
chiediamo necessariamente al governo di fungere da
arbitro, ma di esigere il rispetto dello
Status Quo.
In quel caso io presentai prove sufficienti: tre
filmati degli anni precedenti che mostravano come
dovesse svolgersi la processione greca, evitando cioè
di transitare dentro la cappella di Santa Maria
Maddalena, ma limitandosi a passarle accanto. Così il
governo chiese ai greco-ortodossi di svolgere le loro
processioni in modo corretto, cosa che da allora in
poi hanno fatto. Ora sia gli armeni sia i
greco-ortodossi dovranno fornire le loro prove al
governo. Si dovrà svolgere una riunione a cui
partecipino tutti insieme. Detto questo bisogna
riconoscere che non è sempre facile stabilire quale
sia la pratica consolidata dello
Status Quo.
Per questo si può chiedere al governo di prendere una
decisione in materia, così da porre limiti alla parte
che sta violando lo
Status Quo.
Quello rappresenterebbe un modo per andare avanti?
Bisogna capire che per queste comunità ogni piccola
cosa assume un significato simbolico. Per questo esse
non vogliono perdere nulla nella chiesa. Si ha timore
dei compromessi e quindi ciascuno si attesta su
posizioni massimaliste. Riconosco onestamente che
questo discorso non si riguarda esattamente
quest'ultima situazione, ma entrambe le parti pensano
d'aver tutta la ragione.
Questo genere di tensioni durano da anni, come lei
stesso ha detto. Come mai è tanto difficile per le
diverse denominazioni cristiane rendere culto insieme
nel Santo Sepolcro?
Il problema è questo: lo
Status Quo
è un decreto imperiale, imposto dai turchi ottomani
alle nostre comunità. Non si tratta di un vero e
proprio codice e ciò implica che non vi sia chiarezza
alcuna su determinate questioni. È una storia lunga,
ma in breve possiamo dire che la Francia stava
cercando di riguadagnare un predominio cattolico su
alcuni luoghi, come il Santo Sepolcro. Per far questo
la Francia esercitava pressioni sul governo ottomano,
il quale subiva analoghe pressioni dalla Russia, che
agiva in nome dei greco-ortodossi. Gli ottomani non
erano in grado di far fronte a quella situazione: sia
che avessero sposato la linea francese sia quella
russa sarebbero andati incontro a grossi guai. Così
scelsero di dichiarare lo
Status Quo:
che ognuno stesse al proprio posto. Quel decreto è un
testo brevissimo di non più di tre pagine. Non
definisce le cose; semplicemente si limita a dire che
ciascuno deve stare al suo posto. Proprio perché molte
aree e materie sono lasciate nella vaghezza le
comunità sarebbero poi entrate in conflitto su chi
deve occuparsi delle pulizie o delle riparazioni. Sono
genere di cose queste ultime che stanno a indicare e
suppongono dei diritti. Ad esempio, noi contestiamo
spesso ai copti ortodossi di prolungare tropp le loro
preghiere. Se una delle comunità supera i limiti di
tempo che le sono attribuiti noi obiettiamo, perché
ciò causa una riduzione del tempo concesso a noi.
Ma questo genere di cose rappresenta una
controtestimonianza. Non crede?
Sono giunto al punto che non amo più parlarne. C'è un
buon libro sull'argomento intitolato
Saving the Holy
Sepulchre («Salvare il Santo Sepolcro» -
ndr) di Raymond Cohen. È un ottimo libro e racconta
cose molto positive, e cioè che fondamentalmente dal
1957 al 1997, le comunità hanno intrapreso ampi lavori
di restauro e che, più o meno, i greco-ortodossi hanno
preso la decisione strategica di lavorare con le altre
comunità. Così le tre comunità maggiori hanno
raggiunto numerosi accordi e molte cose sono state
definite in modo definitivo. Quel che è accaduto il 9
novembre scorso è una vera anomalia. Se conosco bene
lo Status Quo
insisterò quando ho il diritto di insistere, e non
insisterò quando quel diritto non ce l'ho. Ma se una
delle comunità ignora i meccanismi con cui funziona,
nasceranno dei problemi.
In futuro si potrebbe andare meglio d'accordo se ci
fosse un codice scritto a cui fare riferimento?
Nel libro sul Santo Sepolcro a cui facevo riferimento
poco fa io sostengo che bisognerebbe codificare tutto.
Se si crea un codice che regolamenta ogni dettaglio le
dispute finiscono, perché tutti sanno quel che bisogna
fare. Se si commettono errori, sono facilmente
individuabili dal momento che le regole sono scritte.
Che probabilità ci sono che ciò accada?
Non avverrà presto. Avrebbe potuto avverarsi tempo fa,
ma tutto dipende da quelli che sono i protagonisti
oggi.
I francescani godono la fama d'essere uominii di pace.
Crede che possiate essere protagonisti nel portare la
pace nel Santo Sepolcro?
Penso che possiamo servire, offrire qualche aiuto, ma
per fare la pace serve la volontà politica. Bisogna
desiderare la pace. Come Custodia, noi la desideriamo,
ma gli altri devono considerare quello che c'è in
palio. Sarebbe molto meglio finirla con tutte certe
questioni ed essere testimoni credibili piuttosto che
continuare a litigare. Voglio dire, un sacrestano
dentro o fuori il Sepolcro è una faccenda
relativamente piccola se si tratta solo di quattro
volte l'anno. Non muta in modo significativo i diritti
di una delle parti. Però per via del fatto che tutto
nella Chiesa assume un valore altemente simbolico,
anche le cose più piccole diventano questioni
rilevanti.
Sostanzialmente noi frati abbiamo buone relazioni con
entrambe le parti. Speriamo di poter tornare a
lavorare e che le due comunità possano riconciliarsi e
fare passi avanti. E speriamo anche che episodi come
quelli recenti non accadano più perché sono molto
negativi. Hanno attirato l'attenzione di tutta la
stampa e causato gravi danni.
Nutre speranze che tutte le parti si metteranno
insieme prima o poi?
Abbiamo progetti comuni in corso. Stiamo davvero
cercando di lavorare su questioni concrete. La
cooperazione già c'è. Quanto è accaduto è stato
davvero inopportuno.
Link originale :
http://www.terrasanta.net/terrasanta/att_det.jsp?wi_number=1359&wi_codseq=
Link a questa
pagina :
http://www.terrasantalibera.org/RissaOrtodoxS.Sepolcro.htm
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