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Dostoevskij e il Gran Kahal
di
Luca Fantini,
26
ottobre 2008

Riguardo
la potenza internazionale del “Gran
Kahal”, Dostoevskij, con ogni probabilità, si
basava sulle rivelazioni del libro di Jacob Brafman
(1824-1879), Il Libro
del Qahal, che possedeva nella propria biblioteca.
Brafman,
figlio battezzato – poiché convertitosi trentaquattrenne al
cristianesimo - di un rabbino, docente al seminario ortodosso
di Minsk e censore di libri ebraici a Vilna, nel suo saggio, “Il
Libro del Kahal”, “attaccò l’organizzazione
ebraica ( Kahal
).. descrivendola…come uno Stato nello Stato ed affermò
che faceva parte di una cospirazione internazionale ebraica..
Sebbene Brafman sia stato accusato di falso, in realtà il suo
libro era una traduzione abbastanza accurata di documenti, ed
è servito a molti studiosi come fondamento storico per la
conoscenza della vita intima dell’Ebraismo russo nel
diciannovesimo secolo”.
Il Kahal
è uno stato occulto ultra-talmudista, non solamente
talmudista, in quanto, secondo le rivelazioni di Brafman, i
suoi atti e le sue decisioni avrebbero un valore addirittura
superiore al Talmud, che si sovrappone universalmente agli
stati in cui vivono gli Ebrei sparsi per il mondo.
Brafman
fornisce una rilevante documentazione scientifica circa
l’esistenza d’un “governo mondiale segreto” ebraico, un
misterioso Tribunale mondiale riservato agli Ebrei:I
Il posto
d’onore nella mia raccolta è occupato dal materiale costituito
da mille e più delibere, decisioni e atti dei kehalim
(direttori sociali) e dei bet-din
(tribunali ultra-talmudici, NDC)
ebraici, sinora ignoto alla scienza e che questo libro farà
conoscere al lettore… Come si comporta un ebreo, dal suo punto
di vista etnico-religioso, con i beni, mobili e immobili, di
un non-ebreo ?.. Nei trentasette atti da noi ricordati nella
quinta postilla il lettore si convincerà che il Qahal vende ai
singoli ebrei nella loro provincia la hazakah e la meropie,
cioè il diritto al possesso dei beni immobili degli abitanti
non ebrei e allo sfruttamento di ogni non-ebreo… Disposizioni
e decisioni di queste istituzioni, confermate da un cherem (la
scomunica, l’anatema, la più grave sanzione comminata dal
bet-din, NDC), per un ebreo sono assai più importanti del
Talmud.
Secondo V. Grisin, già nel 1870, “il suo atteggiamento (di
Dostoevskij, NDC) nei confronti degli ebrei era determinato da
una sola idea, cioè che gli Ebrei si preparano a conquistare
il potere mondiale.. Dostoevskij credeva… che gli Ebrei sono
un pericolo che minaccia non solo la Russia ma tutto il mondo”.
In una
sua lettera del 14 febbraio 1877, inviata da Dostoevskij
all’intellettuale materialista ebreo Kovner, che lo aveva
accusato di essere “nemico degli ebrei”, il pensatore russo
così rispondeva:
Non sono affatto nemico
degli ebrei e non lo sono mai stato. Ma sono già quaranta
secoli che dite che la loro esistenza dimostra che questa
razza ha una forza vitale estremamente forte, la quale, nel
corso di tutta la sua storia, non poteva non assumere la forma
di diversi Status in Statu. Un fortissimo Status in Statu è
incontestabilmente anche quello degli ebrei russi. E se è
così, come non possono non essere in disaccordo, almeno in
parte, con la radice della nazione russa?…. Nella vostra 2°
lettera ci sono alcune righe sulla coscienza morale e
religiosa dei sessanta milioni che formano il popolo russo.
Sono parole di odio proprio terribile…. Voi siete al massimo
grado incompetente a giudicare. Io non avrei mai detto degli
ebrei qualcosa di simile a ciò che voi dite dei russi? ..Chi è
dunque che odia l’altro? Chi è intollerante verso l’altro? E
che razza d’idea è
questa che gli ebrei
sarebbero una nazione umiliata e offesa? Al contrario, sono i
russi umiliati in confronto degli Ebrei…Gli Ebrei.. hanno per
di più anche un proprio diritto, una propria legge, un proprio
Status quo che le stesse leggi russe proteggono.
Nella visione dostoevskiana, la potenza internazionale
“etnicista” giudaica era assicurata appunto dalla prassi dello
status in statu
(appunto Gran Kahal), radicalizzata in senso
ultra-talmudista, spiritualmente cristianofoba e secolarmente
avversa alla spiritualità cristiana grande-russa. Nel 1878,
Dostoevskij scriveva:
Pure, il giudeo e il
suo qahal sono proprio un complotto contro i russi!.
Come
precisa Ljutostanskij, Dostoevskij si basava appunto sulle
rivelazioni di Brafman, il cui saggio del 1869 sul Kahal
possedeva, come già detto, nella sua biblioteca.
Anche
nel noto “Diario di uno
scrittore”, Dostoevskij, a differenza di quanto
sostiene l’intellettuale ebreo-italiano De Michelis, che vuole
lo scrittore inserito, nonostante la sua grandezza, nella
“subcultura” antisemita tipica del nazionalismo grande-russo,
nei passi riguardanti la questione ebraica, più che dare segni
di insorgenza sub-culturale antisemita, si dichiara
profeticamente preoccupato circa il destino del popolo russo e
dei popoli cristiani europei, visto il radicale “razzismo
contro-spirituale” cristianofobo della lobby ultra-talmudista
internazionale:
Ed
ecco che gli ebrei diventano proprietari e dappertutto si
scrive e si grida che essi devastano la terra della Russia,
che l’ebreo, speso il capitale per l’acquisto della proprietà,
immediatamente, per rifarsi il capitale e gli interessi,
disseccherà tutte le forze e i succhi della terra comprata. Ma
provatevi a dir qualcosa contro, e subito vi faranno
rintronare la testa con la violazione del principio della
libertà economica e con l’eguaglianza dei cittadini. Ma cosa
c’entra qui l’eguaglianza dei cittadini, mentre è chiaro che
qui in primo piano è l’evidente principio talmudiano dello
status in statu e non si tratta solo di esaurimento della
terra, ma di futuro esaurimento del nostro contadino, il
quale… finirà senza dubbio… in una schiavitù assai peggiore…
Ed è dunque vero che l’ebreo dovunque è di nuovo al potere, e
non soltanto è “di nuovo al potere”, ma non ha cessato mai di
dominare ?.
Dostoevskij percepiva un piano nichilista della setta
ultra-talmudista volto ad annientare la resistenza spirituale
cristiana grande-russa, a ridurre in “schiavitù” il popolo
russo in vista dell’affermazione di un “globalismo dell’oro”.
Dostoevski profetizzò l’avvento di un socialismo nichilista
che avrebbe pianificato il genocidio del popolo russo
azzardando, con decenni di anticipo, la cifra di circa 100
milioni di vite russe da sacrificare al futuro “messia
anticristiano”. Sappiamo ora come andò. Che Dostoevskij aveva
dunque ragione. Sappiamo da quali ambienti provenivano i
“presunti rivoluzionari” (in realtà semplici nichilisti
ossessivamente cristianofobi). Sappiamo anche chi ordinò e chi
materialmente fece fuori l’illuminato Patriota russo Stolipyn.
I medesimi ambienti settari cristianofobi. Fu quella
un’operazione fondamentale: la crocifissione della Russia fu
da quel momento stesso cosa fatta.
Probabilmente Dostoesvkij aveva ragione anche sulla forza
mondiale del Kahal. Ma nessuno, tranne teologi preparati
subito bollati di giudeofobia, oggi ne parla. Si consideri,
infatti, che gli atti pratici del Kahal debbono restare
segreti. Vi è la condanna all’anatema per colui che osasse
rivelarli. Jacob Brafman ebbe questa audacia, ma perse appunto
la vita.
Il Kahal
sarebbe lo strumento privilegiato, in ambito storico, che
avrebbe permesso agli Ebrei di mantenere questa potentissima
coesione e questo planetario dominio.Ma è chiaro che il
messianismo contro-spirituale cristianofobo è la permanente
dinamite invisibile che anima questa missione di puro
nichilismo.
Questo
governo mondiale settario ebraico, denominato Kahal,
riunirebbe nelle sue mani il potere legislativo ed esecutivo -
il Bet-Din di cui sopra si accennava incarna appunto
quest’aspetto esecutivo - , disporrebbe della gerarchia delle
cariche presso gli Ebrei (la
Moreine),
avrebbe diritto di vita e di morte, avrebbe ai suoi ordini una
potentissima magistratura per imporre queste esecuzioni, una
polizia di controllo, un
budget per
alimentare il tutto, mente le sue decisioni sono insindacabili
e non hanno bisogno dell’approvazione da parte di nessuno.
L’onnipotente Sinedrio ebraico continuerebbe la sua missione
tramite il Kahal.
I popoli
cristiani che danno ospitalità al “popolo del Kahal” sono
considerati “un lago aperto dove ogni ebreo può pescare
liberamente” (cioè da spogliare e sfruttare quale “bestiame
da lavoro”);
i popoli sottomessi a questa logica settaria ultra-nichilista
possono diventare terreno di continui esperimenti, di cui il
falso veridico “I
Protocolli dei savi di Sion”, in riferimento ai
tempi odierni, ci può dare un chiarissimo esempio:
Quando noi ascenderemo
al trono del mondo, distruggeremo il mercato dei valori
pubblici…perchè non consentiremo di far oscillare il prestigio
del nostro potere con l’oscillazione dei prezzi dei nostri
valori che noi fisseremo legalmente al prezzo del loro valore
pieno, senza consentire nessuno sconto né sovrapprezzo….
Era
d’altra parte dello scorso 7 ottobre, la dichiarazione del
portavoce del movimento di liberazione nazionale palestinese
“Hamas”, che l’attuale crisi finanziaria sarebbe stata
provocata “dalla cattiva gestione finanziaria e amministrativa
di un sistema bancario controllato dalla lobby ebraica”.
Luca
Fantini
Fonte : cannocchiale
franco colombo blog
Gentilmente segnalato il 30 ottobre 2008
dal Canonico Francesco Peggi su licenza dell'autore
NOTE :
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