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Tra polemiche e boicottaggi, si è aperta, ieri
a Ginevra, la cinque giorni definita Durban II, la conferenza
mondiale delle Nazioni unite sul razzismo, la discriminazione
razziale, la xenofobia e l’intolleranza.
Dopo la rinuncia di Usa e Israele (seguiti da Canada, Australia,
Nuova Zelanda, Italia, Olanda e Svezia), anche la Germania e la
Polonia, all’ultimo momento, hanno dato forfait.
Il vice-cancelliere e ministro degli Esteri tedesco, Frank
Steinmeier, ha dichiarato che la decisione del suo governo di
rinunciare a partecipare, è relativa al timore che la conferenza
venga utilizzata (come nel 2001) “come piattaforma per altri
interessi”.
Confermata invece la presenza di altri Paesi europei, degli Stati
arabi, di quelli islamici, e dello Stato del Vaticano, nonostante la
rinuncia da parte dell’Italia.
Ad aprire i lavori sono stati Navy Pillay, l’Alto commissario
dell’Onu per i diritti umani, e Ban Ki-moon, il segretario generale
delle Nazioni unite.
Ban Ki-moon si è definito “profondamente dispiaciuto” per il pesante
boicottaggio effettuato da alcuni Paesi occidentali.
Il segretario generale dell’Onu ha inoltre lanciato l’allarme sulla
crescente “islamofobia” occidentale, ammonendo sul pericolo di nuove
forme di razzismo, e denunciando l’aumento di una “nuova politica
xenofoba”.
Più dura è stata la reazione della Pillay, che si è dichiarata
“scioccata e profondamente delusa per la decisione degli Usa di non
partecipare ad una conferenza che mira a combattere il razzismo, la
xenofobia, la discriminazione razziale ed altre forme di
intolleranza in tutto il mondo”.
Ma l’accoppiata Washington-Tel Aviv si conferma vincente, in grado
di sabotare, con arroganza e presunta superiorità, una conferenza
mondiale delle Nazioni unite, entità sovranazionale che, oggi più
che mai, mostra così le sue debolezze. Lo confermano le innumerevoli
risoluzioni votate negli anni contro Tel Aviv e da Israele mai
rispettate senza alcuna sanzione – o peggio “guerra preventiva e
umanitaria” – da parte occidentale, e tutte le altre mai approvate
per il veto statunitense. In questo clima la presenza del presidente
iraniano, Mahmud Ahmadinejad, unico capo di Stato a partecipare alla
conferenza, non poteva che essere usata da Israele e alleati per
screditare completamente l’importanza dell’iniziativa. Durante un
incontro di domenica scorsa con il presidente svizzero, Hans Rudolf
Merz, Ahmadinejad aveva affermato che “Israele è il portabandiera
del razzismo, i sionisti saccheggiano la ricchezza delle nazioni,
controllano i centri di potere del mondo, e hanno creato le
condizioni perché non si parli di questo fenomeno”.
La sua presenza, ancor prima delle sue parole, era servita a Tel
Aviv per “indignarsi” cosicché Israele ha addirittura ritirato il
suo ambasciatore in Svizzera, per effettuare delle “consultazioni, e
per protesta contro la conferenza di Ginevra”. E, al contempo, ha
ringraziato i Paesi occidentali che hanno boicottato la conferenza
che “ha come ospite d’onore un razzista che nega l’Olocausto” (il
riferimento ad Ahmadinejad non è affatto casuale). Il classico gioco
dello scaricabarile. Si sa infatti che la posizione iraniana è di
mera denuncia dell’uso che Israele fa dell’olocausto per
giustificare la sua occupazione della Palestina.
Peraltro anche la Francia, non a caso per bocca del ministro degli
esteri, Bernard Kouchner, ha lanciato un monito al presidente
iraniano: “dobbiamo essere molto chiari, non tollereremo alcuno
scivolone, nessuna provocazione”. In tal caso, “tutti gli
ambasciatori europei presenti, si alzeranno e se ne andranno”, ha
minacciato il capo della diplomazia francese, diventata una
succursale di tel Aviv. Questi ha spiegato che la partecipazione del
suo governo è relativa al fatto che la tanto discussa Dichiarazione
Finale della conferenza, alla fine, è “accettabile” e “fa passi
avanti”. Le minacce di Kouchner si sono concretizzate ieri
pomeriggio, quando il discorso del tanto temuto Ahmadinejad ha
condotto alcuni presenti ad applaudire, altri a gridare “vergogna!”,
mentre decine di delegati, soprattutto dell’Ue, tra cui
l’ambasciatore della Francia, hanno abbandonato la conferenza.
L’occasione è stata colta quando il presidente iraniano non ha fatto
niente altro che raccontare una verità ormai riconosciuta, ossia che
gli Usa hanno attaccato l’Iraq e l’Afganistan senza motivi validi,
se non per imporre la “loro arroganza e per espandere la loro
influenza e gli interessi giganteschi dell’industria militare,
distruggendo un Paese (l’Iraq, N.d.R.), con un grande patrimonio
culturale”.
A poco è servito il fatto che la bozza di Dichiarazione Finale della
conferenza sia stata recentemente modificata per consentire un
accordo tra i vari Paesi partecipanti. Originariamente altro non
faceva che confermare che la politica sionista nei territori
palestinesi rappresenta “una violazione dei diritti umani
internazionali, un crimine contro l’umanità, ed una forma
contemporanea di apartheid”. Lo Stato di Israele veniva accusato di
“tortura, blocco economico, gravi restrizioni di movimento e
chiusura arbitraria dei territori”, e percepito, non a torto, come
una “minaccia per la pace internazionale e la sicurezza”.
A darne conferma è stato il recente eccidio nella Striscia di Gaza,
che ha contato circa 1.300 vittime palestinesi (in maggioranza
civili), e per il quale Israele probabilmente non sarà mai
condannato.
Link originale :
http://www.rinascita.info/cc/Prima_Mondo/EkupFEZuEkpnoWmCjS.shtml
Link questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/summit-Ginevra_Rinascita21aprile09.htm
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