Anno IV,  Comunicato del 21 aprile 2009

 

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Summit di Ginevra: la verità fa male

Silvia Garneri Sequi, Rinascita Quotidiano, Martedì 21 Aprile 2009



Tra polemiche e boicottaggi, si è aperta, ieri a Ginevra, la cinque giorni definita Durban II, la conferenza mondiale delle Nazioni unite sul razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l’intolleranza.


Dopo la rinuncia di Usa e Israele (seguiti da Canada, Australia, Nuova Zelanda, Italia, Olanda e Svezia), anche la Germania e la Polonia, all’ultimo momento, hanno dato forfait.


Il vice-cancelliere e ministro degli Esteri tedesco, Frank Steinmeier, ha dichiarato che la decisione del suo governo di rinunciare a partecipare, è relativa al timore che la conferenza venga utilizzata (come nel 2001) “come piattaforma per altri interessi”.


Confermata invece la presenza di altri Paesi europei, degli Stati arabi, di quelli islamici, e dello Stato del Vaticano, nonostante la rinuncia da parte dell’Italia.
Ad aprire i lavori sono stati Navy Pillay, l’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, e Ban Ki-moon, il segretario generale delle Nazioni unite.


Ban Ki-moon si è definito “profondamente dispiaciuto” per il pesante boicottaggio effettuato da alcuni Paesi occidentali.
Il segretario generale dell’Onu ha inoltre lanciato l’allarme sulla crescente “islamofobia” occidentale, ammonendo sul pericolo di nuove forme di razzismo, e denunciando l’aumento di una “nuova politica xenofoba”.


Più dura è stata la reazione della Pillay, che si è dichiarata “scioccata e profondamente delusa per la decisione degli Usa di non partecipare ad una conferenza che mira a combattere il razzismo, la xenofobia, la discriminazione razziale ed altre forme di intolleranza in tutto il mondo”.


Ma l’accoppiata Washington-Tel Aviv si conferma vincente, in grado di sabotare, con arroganza e presunta superiorità, una conferenza mondiale delle Nazioni unite, entità sovranazionale che, oggi più che mai, mostra così le sue debolezze. Lo confermano le innumerevoli risoluzioni votate negli anni contro Tel Aviv e da Israele mai rispettate senza alcuna sanzione – o peggio “guerra preventiva e umanitaria” – da parte occidentale, e tutte le altre mai approvate per il veto statunitense. In questo clima la presenza del presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, unico capo di Stato a partecipare alla conferenza, non poteva che essere usata da Israele e alleati per screditare completamente l’importanza dell’iniziativa. Durante un incontro di domenica scorsa con il presidente svizzero, Hans Rudolf Merz, Ahmadinejad aveva affermato che “Israele è il portabandiera del razzismo, i sionisti saccheggiano la ricchezza delle nazioni, controllano i centri di potere del mondo, e hanno creato le condizioni perché non si parli di questo fenomeno”.


La sua presenza, ancor prima delle sue parole, era servita a Tel Aviv per “indignarsi” cosicché Israele ha addirittura ritirato il suo ambasciatore in Svizzera, per effettuare delle “consultazioni, e per protesta contro la conferenza di Ginevra”. E, al contempo, ha ringraziato i Paesi occidentali che hanno boicottato la conferenza che “ha come ospite d’onore un razzista che nega l’Olocausto” (il riferimento ad Ahmadinejad non è affatto casuale). Il classico gioco dello scaricabarile. Si sa infatti che la posizione iraniana è di mera denuncia dell’uso che Israele fa dell’olocausto per giustificare la sua occupazione della Palestina.


Peraltro anche la Francia, non a caso per bocca del ministro degli esteri, Bernard Kouchner, ha lanciato un monito al presidente iraniano: “dobbiamo essere molto chiari, non tollereremo alcuno scivolone, nessuna provocazione”. In tal caso, “tutti gli ambasciatori europei presenti, si alzeranno e se ne andranno”, ha minacciato il capo della diplomazia francese, diventata una succursale di tel Aviv. Questi ha spiegato che la partecipazione del suo governo è relativa al fatto che la tanto discussa Dichiarazione Finale della conferenza, alla fine, è “accettabile” e “fa passi avanti”. Le minacce di Kouchner si sono concretizzate ieri pomeriggio, quando il discorso del tanto temuto Ahmadinejad ha condotto alcuni presenti ad applaudire, altri a gridare “vergogna!”, mentre decine di delegati, soprattutto dell’Ue, tra cui l’ambasciatore della Francia, hanno abbandonato la conferenza. L’occasione è stata colta quando il presidente iraniano non ha fatto niente altro che raccontare una verità ormai riconosciuta, ossia che gli Usa hanno attaccato l’Iraq e l’Afganistan senza motivi validi, se non per imporre la “loro arroganza e per espandere la loro influenza e gli interessi giganteschi dell’industria militare, distruggendo un Paese (l’Iraq, N.d.R.), con un grande patrimonio culturale”.


A poco è servito il fatto che la bozza di Dichiarazione Finale della conferenza sia stata recentemente modificata per consentire un accordo tra i vari Paesi partecipanti. Originariamente altro non faceva che confermare che la politica sionista nei territori palestinesi rappresenta “una violazione dei diritti umani internazionali, un crimine contro l’umanità, ed una forma contemporanea di apartheid”. Lo Stato di Israele veniva accusato di “tortura, blocco economico, gravi restrizioni di movimento e chiusura arbitraria dei territori”, e percepito, non a torto, come una “minaccia per la pace internazionale e la sicurezza”.


A darne conferma è stato il recente eccidio nella Striscia di Gaza, che ha contato circa 1.300 vittime palestinesi (in maggioranza civili), e per il quale Israele probabilmente non sarà mai condannato.

 

 

Link originale : 

http://www.rinascita.info/cc/Prima_Mondo/EkupFEZuEkpnoWmCjS.shtml

 

Link questa pagina :

http://www.terrasantalibera.org/summit-Ginevra_Rinascita21aprile09.htm

 

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