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Dalla
Cisgiordania occupata,
sotto il
volo degli F16
di Stefano S.

Siamo appena rientrati dal
“pellegrinaggio di testimonianza” organizzato da noi di Alleanza per la
Terra Santa Libera; “di testimonianza” perchè, oltre a portare i
pellegrini sui luoghi della vita di Gesù, propone anche alcuni itinerari
normalmente non toccati da molti pellegrini, itinerari che consentono
di toccare con mano la realtà quotidiana in cui vivono gli abitanti dei
sacri luoghi.
E' impossibile descrivere
le sensazioni e le emozioni che le anime dei pellegrini ricevono
nell'accostarsi ai luoghi della vita, morte e resurrezione di Nostro
Signore, e in generale a villaggi, città e località in cui ogni pietra ,
ogni casa, ogni collina trasuda storia e civiltà. Ebrei, Romani,
Bizantini, Latini, Arabi, Crociati, Turchi, ecc...tutti hanno lasciato
una testimonianza in questa che è veramente una Terra Santa. E poi
Gerusalemme...
Insomma invitiamo tutti i
Cristiani a intraprendere quello che si può definire Il Viaggio.
L'ottima
organizzazione ci ha permesso di essere ospitati nelle cosiddette Case
Nove, cioè i ricoveri per pellegrini gestiti dai Frati Francescani
custodi dei Luoghi Sacri, insostituibili guide spirituali ma anche
attenti osservatori della situazione politica e sociale che li circonda.
Non si può che ringraziare la Provvidenza per la preziosa opera che da
ormai otto secoli i francescani portano avanti, e riteniamo anzi
doveroso sottolineare la necessità di aiutare in ogni modo i frati,
senza l'apporto dei quali sarebbe minacciata la già esile presenza dei
Cristiani in Palestina, pietre vive di testimonianza in mezzo alla
schiacciante maggioranza di ebrei e mussulmani.
Dicevamo della realtà
sociale della Palestina, la cui condizione drammatica a nostro parere
deriva proprio dal carattere di Luoghi Sacri di questa terra. La nostra
impressione è infatti che il conflitto tra ebrei e palestinesi è di
difficilissima soluzione stante il suo carattere specificamente
religioso.
Paradossalmente la società
israeliana, composta per il 70% di laici, è dominata da una minoranza
religiosa i cui obbiettivi sono il Grande Israele e la ricostruzione del
Tempio; quanto sia grande questa influenza lo abbiamo potuto verificare
con la vittoria del Likud, di Kadima e Israel Beitenu nelle recenti
elezioni, tutti partiti schierati contro il riconoscimento di uno Stato
palestinese, per l'aumento degli insediamenti nelle zone occupate, e per
uno Stato di Israele inteso come stato razzialmente ebraico; è di questi
giorni l'annuncio dell'accordo tra Netanyahu e Lieberman per la
formazione del nuovo governo. Non è possibile qui, per motivi di spazio,
analizzare le cause di questa radicalizzazione della società israeliana,
ma una cosa risulta evidente: gli israeliani non sono disposti a una
pace con i palestinesi che non sia una resa di questi ultimi alle
(impossibili) condizioni dettate dagli ebrei. Quando si pretende una
terra, una città, un luogo sacro, adducendo la ragione di un “diritto
divino” a tale possesso, non ci sono considerazioni di ordine politico,
di diritto internazionale, di logica da poter opporre.
D'altra parte gli
israeliani si trovano di fronte la resistenza di un intero popolo.
Almeno il 95% dei palestinesi è
attivista o aderente a un'organizzazione politica, e la determinazione
alla lotta aumenta di pari passo con la
repressione israeliana. Il muro dell'apartheid, le attese infinite ai
check point, le demolizioni di case, il volo
continuo degli F 16 radenti sulle case dei villaggi palestinesi
di Cisgiordania, i campi profughi, l'impossibilità di raggiungere gli
ospedali, quando non i bombardamenti e gli atti di guerra, hanno forse
cancellato la speranza nel futuro, ma non la volontà di combattere; anzi
noi crediamo che sia proprio la sensazione di non aver più nulla da
perdere a indurre i palestinesi a non mollare.
Per quanto riguarda noi
visitatori, una cosa è vedere le immagini in televisione o leggere le
notizie (certo non quelle dei vari Corriere Repubblica Stampa Tg1 Tg5
ecc...), un'altra è toccare la realtà con mano, come quando il nostro
autista ci racconta che nell'arco della sua vita (40 anni) è riuscito ad
andare una sola volta a Gerusalemme sui luoghi santi, oppure quando le
suore del Baby Hospital di Betlemme ci dicono dei medicinali requisiti
alle frontiere, delle ambulanze bloccate ai check point, dei bimbi che
muoiono per banali infezioni,cose che accadono quotidianamente nella
“più grande democrazia del medio oriente”. Come si fa, ci viene da
chiedere, anche solo a lavorare, a mettere su un'impresa, a creare
benessere, se non si può neanche uscire dal proprio villaggio? E come si
può chiamare”Stato palestinese” un insieme di territori staccato l'uno
dagli altri, senza aeroporti, senza risorse idriche, senza controllo dei
propri confini, senza sbocchi sul mare, senza forze armate, ecc...?
Non vogliamo però
nascondere alcuni limiti, a nostro parere derivanti proprio dalla
cultura islamica, di cui i palestinesi ci sembrano subire l'influenza;
ci è parso di notare, nei rapporti famigliari, in quelli sociali
dominati dal “clan” di appartenenza,e in quelli lavorativi, una
società non soltanto impermeabile all'esterno (il che non è
necessariamente un male) ma sostanzialmente immobile e incapace di
cogliere gli aspetti positivi di un sano progresso; non è un caso che le
piccole comunità cristiane palestinesi ci sono apparse molto attive e
determinate, colte e sviluppate, pur tra le oggettive difficoltà dovute
all'occupazione israeliana. Ci ha molto colpito che , per esempio, a
Jenin, dove gli israeliani alcuni anni fa rasero letteralmente al suolo
il campo profughi provocando distruzione e morte, l'unica attività
imprenditoriale degna di questo nome (un parco giochi per bambini con
annesso albergo e ristorante) sia sorto per volontà di un cristiano.
I rapporti con i
mussulmani, a detta dei cristiani stessi, sono generalmente buoni e i
nostri fratelli in Cristo sono stimati e ben voluti, sebbene questa
situazione sia sempre soggetta a cambiamenti e tensioni; è evidente però
che sacrifici e preoccupazioni sono molto alti, ed è inutile dire
quanto siano gradite le visite dei pellegrini a queste piccole comunità,
che hanno spesso la giustificata sensazione di essere abbandonati dalla
comunità cristiana mondiale. Insomma, la tentazione di lasciare tutto,
per evitare di rimanere chiusi tra la prepotenza ebraica e la marea
mussulmana, è forte....
Stando così le cose, al
termine di queste brevi considerazioni, rinnoviamo i ringraziamenti ai
fondatori e responsabili di “Alleanza per la Terra Santa Libera” per
l'ottima organizzazione e ci appelliamo ai voi lettori affinchè tutti
coloro che ne hanno la possibilità si rechino in Terra Santa, sia per
incontrare il Cristo nei luoghi dove ha lasciato le Sue Orme, sia per
portare la nostra vicinanza, solidarietà e carità ai nostri fratelli
cristiani, piccola presenza di speranza per il futuro della Palestina.
Non lasciamoli soli nella battaglia (spirituale prima che materiale)
contro l'ingiustizia, la menzogna, la violenza e l'odio, che colpisce
direttamente loro, ma indirettamente tutti noi cristiani.
Stefano
S.
Link a questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/sotto_volo_F16.htm
Foto di Alleanza per la
Terra Santa Libera, liberamente riproducibili |