HOME LIBRI  VIDEO  Mercatino NEWSLETTER

"Notizie dalla Terra Santa"

 

Anno VI - 2010

                                    www.TerraSantaLibera.org         www.HolyLandFree.org

Questa Redazione, pur non condividendo sempre e necessariamente tutte le dichiarazioni degli autori nei testi citati, reputa che esse siano comunque utili fonti di informazione e riflessione.

Non omologati in alcun schieramento, in rispetto della libertà di pensiero e d'espressione garantite costituzionalmente, riteniamo irrinunciabile e giusto dare spazio a molte voci del dissenso, altrove negate.

 
 

BA'ATH   IRACHENO   VERSO LA RIFONDAZIONE:

A DAMASCO LA SUA PRIMA  APPARIZIONE PUBBLICA POST-SADDAM
  
 di Dagoberto Husayn Bellucci - Islam Italia - Terrasantalibera.org - 11/5/2010


 

 

 A distanza di sette anni dalla guerra d'aggressione lanciata dagli americani
 contro l'Iraq saddamista i nostalgici e gli eredi del vecchio Ba'ath irakeno si
 sono dati appuntamento, lo scorso 29 aprile, nella capitale siriana Damasco per
 quella che è stata definita come la prima fase costituente per la
 "rifondazione" del partito.
 Un evento storico se consideriamo che, da quando cadde Baghdad e con essa
 tutte le strutture del vecchio regime saddamista, i reduci ba'athisti furono
 costretti all'esilio, alla latitanza o alla resistenza in clandestinità.
 
 Il Ba'ath irakeno intende ripartire da questa assemblea costituente ospite di
 quello che, un tempo, veniva considerato un paese "ostile", quella Siria di
 Assad dove fin dalla fine degli anni Sessanta un'altra fazione del Ba'ath, filo-
 sovietica e aderente inizialmente alle teorie marxiste, aveva costituito un
 proprio modello statale di sviluppo autonomo dalla linea della continuità
 perpetrata da Baghdad. La spaccatura tra i due partiti Ba'ath - rispettivamente
 al potere in Iraq con Saddam Hussein e in Siria con Hafez el Assad prima e con
 il figlio Bashar (dal 2000 ad oggi) - non si è mai ricomposta nei quarant'anni
 che videro spesso opposte le due leadership: capitò nel settembre 1980 quando
 Saddam lanciò l'aggressione contro l'Iran sollevando le ire di Damasco (alleata
 di Teheran) che accusò il vicino di fare il gioco dell'imperialismo sviando
 forze e l'attenzione pubblica del mondo arabo dal conflitto palestinese;
 successe un decennio più tardi quando l'armata statunitense si apprestava a
 "riportare" ordine nel Golfo e "democrazia" nel Kuwait invaso (2 agosto 1990)
 dalle truppe irakene. La Siria nell'occasione fece buon viso a cattivo gioco e,
 in cambio di un contingente simbolico di uomini che peraltro non presero
 neanche parte alle ostilità della coalizione mondialista nei 42 giorni della
 prima guerra del golfo (gennaio-febbraio 1991), ottenne il nulla osta di
 Washington per la normalizzazione del vicino Libano e l'instaurazione nel paese
 dei cedri di una "pax siriana" che durò fino al febbraio 2005.


 


 Il Partito Ba'ath Arabo Socialista in arabo
حزب البعث العربي الاشتراكي‎), o
 semplicemente Ba'ath (
بعث, ossia "Resurrezione") venne costituito nel secondo
 dopoguerra dal siriano Michel Aflaq e dal suo conterraneo Salāh al-Dīn Bītār.
 Un'importante azione di quello che a lungo è rimasto l'unico partito politico
 arabo di massa fu però svolta anche da Zākī al-Arsūzī di Alessandretta: un
 alawita siriano che espose un programma irredentistico per la sua città (che,
 in base agli accordi di pace nel primo dopoguerra, era stata attribuita alla
 neo-costituita Repubblica di Turchia), in nome di un ideale panarabo che poi si
 travaserà nel programma del partito Ba'ath. Un programma socialista e
 nazionalista di rinascita araba 'puntato' sia contro il colonialismo europeo
 sia contro i nuovi oppressori sionisti.


 

Salāh al-Dīn Bītār


 La dimensione nazionalista e le caratteristiche eminentemente borghesi della
 prima cellula ba'athista estrometteranno quella che fu l'originario nucleo,
 precedente la fondazione stessa del partito, che si ispirava anche alla
 letteratura marxista. Gli stessi due padri-fondatori, Aflaq e Bitàr, pare
 avessero trovato conforto nelle tesi di Karl Marx, di Friedrich Engels, di
 Lenin e dei francesi Andrè Gide e Romain Rolland nel periodo nel quale,
 entrambi, si trovarono a studiare - dal 1929 - all'Università della Sorbona a
 Parigi. Al loro rientro in Siria si avvicinarono anche al Partito Comunista
 locale salvo poi distaccarsene quando fu evidente che la stessa Unione
 Sovietica sotto la direzione stalinista stava abbandonando la "solidarietà
 internazionalista" a vantaggio di una prospettiva di allineamento ideologico
 con i partiti comunisti.  Questo iniziale interessamento al materialismo
 dialettico d'ispirazione marxista sembra che cessò immediatamente dopo la
 costituzione, in Francia, del Fronte Popolare di Leon Blum quando apparve
 evidente l'asservimento ideologico e programmatico dei comunisti siriani alle
 tesi dei loro "compagni" francesi.
 
 La nascita ufficiosa del Ba'ath è del 1940 anche se le sue dimensioni saranno
 inizialmente quasi irrilevanti per la stessa ammissione di Michel Aflaq e per
 le vicissitudini del 1.o Congresso del partito (1947) al quale parteciparono
 appena una decina di membri regolari fino a raggiungere la cifra rispettabile
 di 4500 unità soltanto nel 1952 con l'ingresso di numerosi esponenti della
 media borghesia siriana. E' del novembre di quell'anno che avvenne la fusione
 tra Ba'ath e Partito Socialista Arabo (diretto da Akram el Hourani) che portò
 come dote un gran numero di iscritti provenienti dalle campagne. Nel primo
 convegno Ba'ath da lui organizzato ad Aleppo nello stesso 1952 i partecipanti
 saranno oltre 40mila. Hourani era di umili origini, aveva alle spalle una
 militanza nel Partito Socialista Siriano ed era stato l'animatore fino a quel
 momento di un piccolo movimento d'ispirazione lontanamente fascisteggiante (il
 Partito della Gioventù - Hizb al-shabāb).
 
 La storia del Ba'ath iracheno si distinse da quella del suo omologo siriano
 sia per le difficoltà incontrate inizialmente sia per la diversa dialettica
 politica sviluppatasi in seno alla fazione che si arrogherà il titolo di
 "ortodossa" e prenderà il potere a Baghdad soltanto negli anni Sessanta. Tra i
 pionieri del nazionalismo ba'athista iracheno ricordiamo  Fayez Ismā'īl,
 originario di Alessandria d'Egitto e di origine alawita, e Wasfī al-Ghānim,
 studente universitario fratello di un ba'athista di un certo rilievo siriano:
 Wahīb al-Ghānim. Un terzo personaggio fu Sulaymān ‘Īsà, un poeta sunnita di
 Aleppo.
 La prima base fu Baghdad, nel suburbio di Ahdhamiyya ma presto l’azione si
 allargò a Nāsiriyya, Ramādī, Basra, Najaf e nel resto delle provincie iracheno.
 Quest'opera di penetrazione tra le masse popolari inizialmente lenta divenne,
 con gli anni Cinquanta, un'inarrestabile movimento d'opinione, culturale e
 politico, che mirava tout court alla presa del potere mediante la tecnica del
 colpo di Stato di cui sarà maestro, qualche anno dopo, il Gen. Abdel Karìm al
 Qassem.
 E' da sottolineare come molti dei quadri dirigenti della prima ora erano
 passati dalle fila dell'Istiqlàl ("Indipendenza") un partito politico iracheno
 che aveva avuto un notevole seguito durante il periodo bellico e si nutriva di
 ideali nazionalisti panarabi e da una decisa connotazione anti-britannica e
 anti-imperialista che lo avvicinarono alle forze dell'Asse durante il periodo
 della reggenza del Quadrato d'Oro di Rashid al Kailani.
 Fra i primi organizzatori destinati ad assolvere dal 1951 un compito assai
 rilevante per circa 8 anni all’interno del nuovo partito del Ba'a, ricordiamo
 proprio un “istiqlaliano”, Fu’ād Rikābī, studente d’ingegneria sciita di 20
 anni, essendo nato nel 1931 a Nāsiriyya.
 La fazione irachena del Ba'ath nacque dopo quella originaria siriana (1947) e
 dopo quella giordana sorta due anni dopo.
 
 Il primo Comando Nazionale del Ba'ath fu votato nel marzo 1954 e l’Iraq, il
 Libano, la Giordania e la Siria furono rappresentati rispettivamente in base ad
 un rapporto 1:1:2:3. Alcuni dati dimostrano la realtà dinamica di un movimento
 che, proprio relativamente all'instaurazione del suo consiglio direttivo
 (Comando Nazionale) rimase per molti anni (compresi tra il 1954 e il 1970) la
 forza popolare più incisiva del Vicino Oriente con una penetrazione lenta ma
 costante in tutti i gangli politici, amministrativi e decisionali dell'Iraq e
 della Siria dove infine prenderà il potere con due rivoluzione 'sorelle' e,
 insieme, avversarie.
 Rivoluzioni che hanno, da allora, visto marciare divisi i due regimi
 ba'athisti al potere in Iraq e Siria: da un lato Saddam Hussein iniziava
 l'accentramento del potere attorno alla sua persona ed al clan sunnita di
 Tikrit; dall'altro lato Hafez el Assad proponeva una propria leadership
 carismatica fondata essenzialmente attorno al nucleo alawita; i due partiti si
 erano già divisi per programmi e indirizzi ideologici (accettando il marxismo-
 leninismo i siriani e perseverando nel tradizionale panarabismo nazionalista
 gli iracheni) e i due Stati avrebbero da allora condotto politiche anti-
 imperialiste seguendo propri indirizzi storici, interessi geopolitici e
 militari condizionanti inevitabilmente le scelte e le strategie che portarono
 la Siria ad intervenire contro l'espansionismo israeliano nel vicino Libano (di
 cui rivendicava storicamente l'unione alla madre-patria siriana) e l'Iraq alla
 disastrosa avventura bellica contro l'Iran (avvertito come estraneo alla
 nazione araba in quanto "persiano" e alla sua maggioranza confessionale sunnita
 in quanto "sciita").
 Attualmente il partito Baath, ufficialmente disciolto in Iraq, in realtà conta
 ancora quattro milioni di membri ed è in ottimi rapporti con l’omonimo partito
 fratello in Siria contrariamente a quanto abbia sostenuto, non da oggi, la
 propaganda occidentale che ha forzatamente e pretestuosamente alimentato le
 diversità tra le due fazioni ba'athiste per i propri interessi neo-
 colonialistici.
 A questo proposito occorre sottolineare come numerosi sono gli esponenti del
 Consiglio di Governo Iracheno (IGC) che si trovavano in Siria prima della
 guerra.
 Il riavvicinamento delle relazioni tra Irak e Siria ha progressivamente
 prodotto anche il nuovo corso del Ba'ath irakeno che da Damasco viene tollerato
 e sostenuto dalle locali autorità sempre attente alle vicende del vicino da
 quando, nella primavera 2003, l'Irak finì sotto occupazione militare
 americana.
 
 Oggi a distanza di sette anni dalla scomparsa del regime saddamista e con un
 paese ancora sotto occupazione i vecchi dirigenti del Ba'ath irakeno sono
 ricomparsi pubblicamente per avviare un "nuovo corso" come ha spiegato Ghazwan
 Qubaissi, numero due della formazione di cui rimane leader l'ex governatore di
 Mossul all'epoca di Saddam quel Mohammad Yunes al-Ahmad che figura tra i
 principali sospettati di terrorismo dall'attuale esecutivo filo-americano che
 governa il paese.
 Secondo Qubaissi esistono le prospettive per una pacificazione responsabile
 del paese e a questo scopo - parlando dinnanzi a oltre 500 militanti (ex
 dirigenti e semplici simpatizzanti di quello che fu un tempo il partito più
 potente del Vicino Oriente e l'unica voce dell'Irak - "abbiamo avviato le
 trattative per la rifondazione del partito". Secondo Qubaissi "non esistono
 differenze tra i membri del Ba'ath che operano a Damasco e coloro che
 combattono in Iraq una battaglia di libertà. Tutti infatti stiamo contribuendo
 alla liberazione del nostro paese". Riferimento dovuto a Ezzat Ibrahim al Duri,
 all'epoca numero due di Saddam Hussein e il più alto grado fra gli ex militanti
 Ba'ath ancora a piede libero e ricercato dalle forze d'occupazione oramai da
 oltre sette anni. Qubaissi ha accusato i nuovi politici irakeni di essersi
 venduti alla "democrazia importata" e di "aver deviato dalla riconciliazione
 nazionale" estromettendo dalle nuove leve del potere gli ex ba'athisti e tutti
 i quadri dirigenti nazionalisti dell'era Saddam.
 
 Questa accusa arriva dopo che, alle ultime elezioni del paese dello scorso 7
 marzo, la Commissione Giustizia aveva estromesso oltre 500 candidati dalle
 legislative perchè sospettati di appartenere a formazioni della resistenza e
 per il loro passato ba'athista.
 Diversi funzionari del Ba'ath irakeno abbandonarono immediatamente il paese
 dopo l'arrivo degli americani e , anche in seguito, raggiunsero la vicina
 Siria. Ricordiamo come all'indomani dell'ennesimo attentato nell'agosto scorso
 Irak e Siria vennero ai ferri corti per le accuse reiterate del governo di
 Baghdad al vicino siriano di ospitare elementi compromessi con il terrorismo.
 La Siria, dal canto suo, ha sempre negato qualunque responsabilità e ha
 ribadito che sono le centrali di propaganda del nuovo regime irakeno che
 cavalcano accuse infondate favorite dagli occupanti statunitensi. Secondo i
 dirigenti siriani esiste una regia americana dietro alle accuse irakene:
 Damasco ha ribadito anche recentemente - per la questione dei presunti missili
 Scud inviati in Libano a Hezb'Allah - che "Washington intende alzare il tono
 della polemica" pretestuosamente e utilizza l'opinione pubblica internazionale
 per screditare la Siria. "Queste accuse sono ridicole" è stato più volte
 sostenuto dai siriani che hanno peraltro sottolineato come l'attuale
 amministrazione americana inizi a "trattare la Siria analogamente a come
 trattava ieri l'Irak di Saddam". Propaganda che nessuno intende nè avallare nè
 prendere sul serio se non nascondesse ovviamente la strategia
 dell'accerchiamento e quella di tentare un isolamento diplomatico e
 internazionale del governo Assad reo, agli occhi dell'America, di mantenere
 l'equilibrio di forze nel Vicino Oriente per la sua alleanza con la Repubblica
 Islamica dell'Iran e il suo sostegno alle resistenze palestinesi e libanese.
 Tra l'altro le accuse americane di presunti rifornimenti di missili scud a
 Hizb'Allah sono state clamorosamente smentite anche dal Gen. Alberto Asara
 Cuevas, spagnolo attualmente al comando dell'UNIFIL operante nel paese dei
 cedri, il quale ha sostenuto che non esistono arsenali missilistici in Libano.
 
 
 Appare ovvio che qualunque analisi in merito all'influenza che potrebbero
 esercitare gli ex ba'athisti irakeni nel quadrante geopolitico e strategico
 vicino orientale sia al momento assolutamente avventata: anche limitandoci al
 solo Irak questa riorganizzazione dovrebbe innanzitutto trovare un accordo di
 massima con le autorità al potere a Baghdad. Accordo che ovviamente appare una
 chimera fintanto che proseguirà l'occupazione militare statunitense e verranno
 favoriti il clientelismo e il faziosismo religioso ed etnico di quei gruppi
 maggiormente legati alle forze d'occupazione statunitensi che continuano a
 pilotare ovviamente a loro favore la situazione irachena.
 
 Appaiono invece chiare proprio da questo punto di vista le reiterate accuse
 rivolte dall'amministrazione Obama, che in questo persegue l'identico obiettivo
 della precedente diretta dal guerrafondaio Bush e dai neocons del partito
 repubblicano, contro Damasco. Le relazioni bilaterali siro-irachene sono una
 nota dolente per gli obamisti - con particolare riferimento al segretario di
 Stato USA, Hillary Clinton, che non ha perso occasioni e palcoscenici per
 invitare la Siria a rompere i suoi rapporti con Teheran pena rappresaglie anche
 militari alle quali Washington continua a propendere per tutte quelle nazioni o
 movimenti rivoluzionari che si oppongono al loro disegno di
 normalizzazzione/democratizzazione, o meglio americanizzazione, dell'area.
 
 La politica statunitense nei confronti della Siria non è modificata rispetto
 all'epoca Bush: Washington tende a mantenere alta la pressione nei confronti di
 Damasco come si è visto recentemente con la conferma delle sanzioni economiche
 prorogate dal presidente Obama. La proroga delle sanzioni americane contro la
 Siria è stata presa sulla base delle reiterate accuse di "aiuto alle
 organizzazioni terroriste e la sua ricerca di armi di distruzioni di massa e
 missili.". Mossa quest'ultima che deve intendersi più come un vero e proprio
 tentativo di staccare la Siria dall'Iran che da una effettiva volontà di
 inasprire un contenzioso che, per quanto riguarda gli americani, oramai
 continua da cinque anni a questa parte senza sosta.
 
 Il presidente Obama ha dichiarato che la Siria "rappresenta un grande pericolo
 per gli Stati Uniti" (...il che è tutto un dire...), anche se ha ammesso che il
 governo siriano ha fatto dei miglioramenti nella lotta al terrorismo. Le
 sanzioni vennero imposte da George Bush, nel 2004, dopo che il Consiglio di
 Sicurezza delle Nazioni Unite intimò a Damasco il ritiro del suo contingente
 militare dal Libano (avvenuto nella primavera 2005), e prevedono la restrizione
 delle esportazioni statunitensi verso la Siria. In aggiunta, i siriani non
 possono navigare liberamente sul web tanto che non possono accedere al
 programma open-source SourceFourge, al social network Linkedin e al browser
 Google Chrome.
 
 E' in questa situazione di perenne instabilità generata dai ricatti
 dell'imperialismo statunitense che si devono inquadrare e positivamente
 rilevare la visita dell'ottobre scorso a Damasco del leader del Consiglio
 Supremo della Rivoluzione Islamica in Iraq (SCIRI) , Abdel Halim Khaddam al
 Hakim il quale ribadì che "la Siria svolge un ruolo importante nella
 ricostruzione dell'Iraq" richiedendo ai dirigenti siriani di operare “per
 rafforzare i rapporti tra il popolo iracheno e quello siriano” e di “sostenere
 lo sforzo del popolo iracheno per recuperare l’indipendenza, la sovranità e la
 stabilità”. A Teheran è stato inoltre reso noto che l’Iran darà alla Siria
 tutta l’assistenza che occorre nel caso in cui l’Accountability Act comporterà
 delle sanzioni USA contro Damasco. I due governi a questo punto coordinano
 molto strettamente ogni iniziativa e la 'connection' irano-siriana pro-Irak
 ovviamente è fonte di notevole preoccupazione ai piani alti dell'Establishment
 statunitense.
 
 
 
DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI
 
 DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA "ISLAM ITALIA"
 
 11  MAGGIO 2010


CORRELATO

Iraq, Torna il partito Ba’ath, ma non è più quello di Saddam



 

Link a questa pagina: http://www.terrasantalibera.org/rifondazione_baat_iracheno.htm

 

Altre pagine di Dagoberto Husein Bellucci

 

 

"Notizie dalla Terra Santa"

Tutte le notizie e articoli contenuti in questo spazio web sono liberamente riproducibili (salvo successive controindicazioni degli autori e/o degli editori distributori) purchè citandone integralmente tutte le fonti (inclusa questa), gli autori, i traduttori e i links : informazione e contro-informazione devono essere libere  e alla portata di tutti. Chi, divulgando questi notiziari, omette di fornire le indicazioni sopra citate, o impedisce in qualsiasi modo  la  libera veicolazione delle notizie,  sabota gravemente  la libera informazione.