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Riflessioni sul PLD e
Berlusconi : un "regime", ma di che tipo?

Note dedicate ai fascisti e agli
antifascisti,
caldamente consigliati di rivolgersi (per
i rispettivi motivi) altrove…
di Enrico Galoppini e Antonio Grego

Uno degli argomenti preferiti degli avversari di Berlusconi è quello che
lo dipinge come una specie di “ducetto”, che sotto sotto, mentre
straparla di “libertà”, mira ad instaurare un “regime” sostanzialmente
“antilibertario”. Berlusconi, in poche parole, sarebbe l’incarnazione di
un “nuovo Fascismo”.
L’idea che ci siamo fatti è che tale “accusa” è, in apparenza, fondata,
nella sostanza, infondata. Ed una serie di equivoci e malintesi,
essenzialmente dovuti all’idea di “fascismo” che i più si sono fatti,
incombe sia sulla parte “fondata” che su quella “infondata”
dell’“accusa” rivolta a Berlusconi d’instaurare un “regime” (fascista).
Ma prima di tutto va detta una cosa: a molti italiani Berlusconi piace.
Piace perché dà un’immagine – alla quale corrisponde anche una sostanza,
poiché un fenomeno così complesso e duraturo non può reggersi sulla sola
apparenza – di “uomo di successo” (che “ha fatto i soldi”), di persona
animata da una forte “volontà”, che ha dei sogni che vuole “realizzare”,
che vuol “fare” anziché “dire”. E delle “chiacchiere” molti in Italia
non ne possono più.
Un’altra cosa importate da dire subito per meglio contestualizzare il
fenomeno, è che il popolo italiano sessant’anni fa ha subito, oltre che
una sconfitta militare ed una conseguente occupazione americana, un vero
e proprio trauma psicologico collettivo. Si è parlato molto della “morte
della Patria”, ma poco o nulla del fatto che gli italiani, da quando il
cadavere di Benito Mussolini – per volontà degli americani - è stato
appeso (ad un distributore della Esso!) a Piazzale Loreto, sono
sostanzialmente “orfani del padre”.
Chi ha favorito l’ascesa politica del Cavaliere – che, non lo si
dimentichi, data dall’indomani di “Mani Pulite” - non poteva non
considerare questo antefatto. E non poteva ignorare che sebbene tutto
(intellettuali, scuola, media ecc.) remi contro, agli italiani – meglio
se non politicizzati - il Fascismo piace perché è esattamente
l’espressione del loro “genio”. Certo, il “genio” al quale ci riferiamo
è soprattutto quello degli italiani usciti dalla Prima guerra mondiale e
da una temperie che aveva forgiato un “carattere”, ma non si deve
sottovalutare la potenza di determinati archetipi (che vanno al di là
del Fascismo quale fenomeno storico), né la sostanziale refrattarietà
del profondo degli esseri umani ad ogni possibile e persistente campagna
di “lavaggio del cervello”. In poche parole, chi realmente vuol fare
“politica” oggi non può ignorare che insistere sull’antifascismo
significa non andare contro Forza Nuova o la Fiamma Tricolore, ma remare
contro il popolo italiano nel suo complesso, poiché l’antifascismo è
stato ed è lo strumento ideologico utilizzato dai nostri padroni e dai
loro lustrascarpe per attuare una sistematica politica antinazionale.
Chi ha incoraggiato la “scesa in campo” di Silvio Berlusconi queste cose
le sa. E sa che, sebbene negli anni, con un lavoro certosino e molto più
faticoso da realizzare rispetto a quello che – quasi dall’oggi a domani
- ha prodotto lo sfaldamento del fronte comunista,
sia stata epurata dall’area post-fascista tutta la sua “sinistra”,
esiste un bacino di consenso “fascista” molto più ampio di quanto la
propaganda vuol farci credere. Un’iniziativa come quella del ministro
Bondi di patrocinare un’iniziativa in favore dei “reduci della
Repubblica Sociale Italiana” dà conto della consapevolezza di questo
Esecutivo che esiste un consenso per le attività volte a rispettare la
memoria di quel che, ufficialmente, sarebbe il “Male assoluto”. Senonché
tutto dev’essere fatto confluire in maniera innocua verso un
rafforzamento del regime liberal-democratico filo-atlantico.
Per comprendere le ragioni che sottostanno alla manovra in atto, resasi
ancor più evidente con la creazione del PdL (e del PD), bisogna
comprendere che:
1) stiamo vivendo una crisi epocale, non solo economica, bensì
“di civiltà”. Il cosiddetto “Occidente” è al capolinea. Siamo sull'orlo
dell'abisso, per di più scavato con le proprie mani da una “classe
dirigente” compiaciuta in quotidiano un gioco al massacro. Mentre
l’“Occidente” cerca di salvare se stesso irretendo l’Europa nella Nato e
nelle sue “guerre umanitarie”, questo senso di spaesamento genera nella
gente un disperato bisogno di sicurezza, di una guida, di qualcuno che
governi con il “populismo” e uno stile “paternalistico”, rassicurante.
Di qualcuno che finalmente faccia funzionare qualcosa. A tutti
questi bisogni dà una “risposta” Berlusconi, che si presenta sia come
persona “di successo” che “si è fatta da sé” (a differenza dei vari
politici di professione dallo stesso Berlusconi paragonati alla stregua
di parassiti),
sia come persona attenta alle istanze “sociali” (quasi “socialiste”,
infatti viene ricordato come “amico di Craxi”), sia come “uomo forte”
decisionista (non è così, ma questa è l'immagine che gli è stata creata,
sopratutto dalla sinistra deficiente), addirittura amico e “maestro” di
Putin (quasi un rapporto maestro-allievo che ricorda quello
Mussolini-Hitler).
Capita l’antifona, altri si buttano su questa strada, facendo appello a
quel sentimento di “simpatia per il Fascismo”, a dimostrazione che non è
Berlusconi ad essere “fascista”, ma è la società che va in quella
direzione, che ha bisogno di nuovo di quella “soluzione”, che però viene
proposta in maniera artatamente contraffatta per il semplice motivo che
il Fascismo è l’antitesi e del liberal-capitalismo e del comunismo, che
postulano, nella loro visione materialista ed economicista, l’uomo quale
“fattore della produzione” da sacrificare sull’altare del ‘monoteismo’
del Mercato inteso come unica realizzazione e fine dell’uomo.
2) Esiste altresì in questo Governo la consapevolezza che per
presentarsi effettivamente come “novità”, voltando pagina con la
“politica delle chiacchiere” e delle “inutili contrapposizioni”, per
l’“unione di tutti gli italiani”, è conveniente rifarsi ad un lessico in
un certo senso “fascista”, senza disdegnare alcune “pose” tipiche di
quell’epoca rimasta – come osservavamo – nel ‘cuore profondo’ degli
italiani.
Basti dare una lettura alla “Carta dei valori” del PdL:
http://www.forzaitalia.it/notizie/arc_15346.htm
Non possono non colpire gli incipit dei vari capoversi: “NOI
VOGLIAMO...”.
Se poi si va alla pagina principale del sito di Forza Italia (http://www.forzaitalia.it/)
si nota che tra le immagini in alto, che si succedono a rotazione, ve
n'è una intitolata “La rivoluzione della libertà” che ritrae Berlusconi
in una posa da "ducetto": “Lui” replicato due volte, sia sul podio da
cui parla che nel maxischermo alle spalle, simmetricamente centrato
rispetto ad una massa anonima di gente presa di spalle che converge
verso di lui. Una cosa impressionante, da “raduni di Norimberga”, con
quel tocco di ‘anarchia’ che fa sì che la folla che sta a sentirlo non
sia ordinata perfettamente come i seguaci del Fuehrer. Un’altra piccola
foto, in basso, lo fissa mentre si produce in una specie di “saluto
fascista”!
E poi il Berlusconi col casco da volontario della Protezione civile e il
cappello da capostazione, quello con giacca e cravatta e quello con la
maglietta stile Armani, fino a quello con la bandana.
Un particolare, tra tutti questi atteggiamenti ‘cesaristi’ non può
essere sfuggito: il 23 marzo (che era un lunedì), con lo stesso
Berlusconi a bordo, il treno “superveloce” Milano-Roma è arrivato “in
orario”… E col "piano casa" siamo alle "città di fondazione"... o no?
Città "satelliti" di ogni capoluogo di provincia! Ad un certo punto, non
sapendo più che pesci prendere, Franceschini ha detto che il "piano casa
presentato da Berlusconi il 23 marzo è fallito". E perché non ha detto
"una settimana fa" e basta? No, ha nominato espressamente la data
fatidica... Ciò significa che c’è chi ha mangiato la foglia e “tiene
d’occhio” il capo del PdL.
In questo pseudo-fascismo, l'opposizione diventa sempre più svalutata,
perciò inutile, vittima anche della sua spocchia. Se questa per
accettarti ti fa l'esame del DNA (sei “di sinistra”? quindi
“antifascista”, “antirevisionista” ecc.?), il PdL imbarca “tutti”, anche
uno che ha fatto il sindaco per il PCI, o Ciarrapico che “fa il saluto
fascista”, né da FI viene espulso chi tiene blog revisionisti
sull’Olocausto. A pensar male si direbbe che le dimissioni di Veltroni,
già direttore del “L’Unità”,
siano giunte ad orologeria, per facilitare il compito di chi ha in
serbo, da anni, un progetto di “rinascita nazionale”, che non a caso è
da sempre il capo d’accusa più virulento, nei suoi echi “resistenziali”
e “antifascisti”, di chi grida al “regime” che Berlusconi intende
instaurare. Un regime, per costoro, indubbiamente “fascista”.
La questione del “Piano di rinascita nazionale” è in effetti rivelatrice
di tutto l’equivoco che grava su questa Repubblica nata sulle macerie
della sconfitta militare nel 1945 e la conseguente “Liberazione”.
Considerato che l’Italia è un Paese occupato da oltre 100 installazioni
e basi militari Usa-Nato, fa sorridere chi pensa – nel bene o nel male -
che una “rinascita nazionale” sia possibile in simili condizioni.
Tuttavia chi pensa “male”, non pensando geopoliticamente, non considera
che a causa dell’ineluttabile crisi degli Usa quote di mercato sempre
più consistenti passeranno in Italia ad altri attori, tra cui la Russia,
con la conseguenza che si produrrà un ridimensionamento della sfera
d’influenza degli Usa. Chi, invece, pensa nel “bene” potrebbe essere
tentato dall’idea di mantenere questo Paese in uno stato di
“americanizzazione senza l’America”, instaurando una sorta di
monopartitismo votato alla diffusione di un modello di vita economicista
filiazione di quello americano del “Mercato”: insomma, i fautori del
“partito americano” che tentano di sopravvivere all’America, senza fare
i conti fino in fondo con la geopolitica che, spingendo l’Italia verso
l’Eurasia, ci ricorda che non moriremo tra le braccia del ‘Dio Mercato’.
Sullo pseudo-fascismo va poi aggiunto dell’altro. Leggendo la rivista
ufficiale del PdL, “L’Ircocervo” (http://www.ircocervo.it/)
si nota che nella rubrica della cultura ci sono soprattutto
anticomunismo e islamofobia, due cose che traducono, da una parte, un
atteggiamento fondamentalmente “antistatale”, dall’altra, una posizione
geopolitica suicida rispetto a quella che, in virtù della posizione
geografica, della storia e della cultura dell’Italia, consiglierebbe ben
altro atteggiamento verso il mondo arabo-musulmano che non quello
“consigliato” da un Carlo Panella autore di libri sul “Fascismo
islamico” ed altre trovate ad effetto.
Si tratta, ad ogni modo, di una rivista da leggere tutta d’un fiato
perché, scrivendovi molti personaggi di spicco del Pdl, c’è da imparare.
Si noti anche che sul sito del PdL non c'è scritto nulla sul
tesseramento. Come si fa ad iscriversi al PdL? Che si venga chiamati per
cooptazione? È evidente che di “partiti di massa” non ne vogliono più
sapere.
Tutti, comunque, ‘ammiratori del Fascismo’ alla “Libero” o suoi
mistificatori alla Panella, in un modo o nell’altro sono concordi su un
fatto: siamo “Occidente”.
Ed è qui il punto d’inciampo di questo equivoco e cosiddetto “nuovo
Fascismo”, perché il Fascismo mussoliniano non era affatto limitatamente
“europeo”, anche se fornì un “modello” a tutti i “rivoluzionari
nazionali” europei che avevano capito, come lo stesso Mussolini, che
sulla via di certo socialismo da salotto, parlamentare e parolaio
(compresa la sua estremizzazione, che produsse le scissioni “comuniste”)
non si sarebbe mai arrivati a nulla, a maggior gloria dell’unico regime,
“di destra” e “di sinistra” (a seconda della convenienza),
liberaldemocratico. Certo, le mosse di Berlusconi in politica estera
sembrano andare fondamentalmente nella direzione giusta: si pensi alla
presa di posizione filo-russa sulla “crisi georgiana” e ad altre che
mandano in bestia la stampa al soldo della City di Londra. Ma se queste
forse non possono andare diversamente anche perché c’è l’Eni che fa
quella politica estera, altre vanno in direzione opposta e traducono un
atteggiamento da “servo di due padroni” che è tipico dell’italiano. La
Russia, comunque, tiene d'occhio tutti in Europa, anche Berlusconi,
tant’è che anche uno scoglio “indipendentista” in Sardegna non sfugge
alle analisi degli esperti del Cremlino, che dopo la cosiddetta
“indipendenza del Kosovo” ha promesso di rendere pan per focaccia.
Frattini, intanto, va dove conviene che vada, un po’ qua e un po’ là,
quindi anche la Siria e l’Iran diventano “interlocutori”. Staremo a
vedere fin dove sarà possibile fare gli Arlecchini.
Ma quali prospettive può avere la manovra in atto? Berlusconi ha già più
di settant’anni. Quanto potrà andare avanti, anche a colpi di “elisir” e
‘revisioni’ varie? Alcuni pensano che Fini trami per ‘fare le scarpe’ al
Berlusca, ammiccando alla “sinistra” per diventarne poi il leader.
Niente di più sbagliato. La tattica è quella di fagocitare tutto nel
“partito pigliatutto degli italiani”, quindi Fini che fa il
“progressista” serve a risucchiare voti dal PD, altro che “prossimo
leader della sinistra”! Anche Casini è tagliato fuori. Esiste solo
perché rispetto al '22 la Chiesa è molto debole mediaticamente, quindi
ha bisogno di un suo “partito” dichiarato in Parlamento. La Lega farà la
fine che merita: dopo il federalismo fiscale sparirà, mescolandosi con
transfughi della “destra radicale”, così addio anche alle “ronde” e alla
“Padania”.
Su tutto questo, inoltre, aleggia la sensazione che non abbia alcun
senso “essere contro”. Contro per “chi”? Per “cosa”? Ad essere “contro”
tutta la vita si finisce per diventare patetici, come chi campa di
rendita come “icona del ‘68” o “reduce del ‘77”, o come quei babbei che
in America vanno davanti a Capitol Hill coi cartelloni per rivendicare i
“diritti civili”. Un'appendice pittoresca e al limite utile per il
rapporto annuale del min. dell'Interno.
E se la parola "rivoluzione" (“rivoluzione della libertà”) la usa anche
Berlusconi è chiaro che non ha più alcun senso per chi intende essere
“contro”.
È diventata inservibile. Anche lo slogan “al di là della destra e della
sinistra” è obsoleto, perché LORO per primi ci dicono, col “partito
pigliatutto”, che siamo ben OLTRE la “destra” e la “sinistra”.
Vale quindi la pena di gettare uno sguardo sugli ambienti che si
adoperano contro il PdL. Ed anche in questo caso le analogie con quanto
accadde ai primi del Novecento sono interessanti. Le “forze occulte”
nemiche di ogni sovranità, di ogni vera indipendenza, che si
mobilitarono contro Mussolini sono praticamente le stesse che si
mobilitano contro Berlusconi, strillando al “ritorno del regime”.
Tuttavia è presente anche un vasto movimento di infiltrazione di queste
“forze occulte” anche all'interno del PdL: si pensi alla pletora di
candidati massoni ed ebrei, sionisti più o meno accesi, presenti nelle
sue liste, esattamente come accadde anche all'inizio del Fascismo quando
aderirono vari massoni ed ebrei (il Fascismo, strada facendo, si sarebbe
reso conto dell’incompatibilità, prima, tra l’essere sia massone che
fascista, poi, tra l’essere sionista e fascista). Probabilmente si
tratta di un atteggiamento misto tra il “salire sul carro del vincitore”
e il “controllare dall'interno”, per evitare che il PdL prenda una piega
sgradita e pericolosa per i poteri forti di cui sopra, sia in politica
interna che, soprattutto, estera (quella dalla quale, presumibilmente,
giungeranno le condizioni propizie per un ristabilimento della sovranità
di questo martoriato Paese).Tuttavia, si ravvisano già alcuni segnali di
nervosismo: l'abbandono del PdL da parte dell'ultrafilosionista Guzzanti
è un segnale che questa strategia di “infiltrazione” sta subendo alcune
battute d'arresto poiché forse non è stato ottenuto il risultato che si
sperava.
Al termine di questa disamina, un lettore disattento potrebbe arguire
che la nostra tesi è che il PdL e il berlusconismo sono una nuova forma
di “fascismo”. Ma ogni dubbio al riguardo va dissipato, e non perché non
abbiamo nulla a che vedere con quell’antifascismo fanatico che
affratella gli intellettuali delle università e i “collettivi” da essi
sponsorizzati per “giocare alla rivoluzione”, né con quell’altro
antifascismo dei girotondini radical-chic che a ogni piè sospinto
elevano “appelli alla Costituzione” e ai magistrati.
I motivi essenziali per cui Berlusconi non ha nulla a che vedere con una
‘reincarnazione di Mussolini’ sono due:
1) Manca la sostanza umana che rimpolpava i ranghi dei fascisti storici:
la società è completamente degradata da decenni di propaganda
occidentalista, laicista, libertaria, che incita all’individualismo e al
disimpegno. Anche e soprattutto grazie all'azione dei media in mano allo
stesso Berlusconi. Non esistono gli “arditi”, uomini disposti a
“rischiare” per un ideale. La maggior parte dei giovani sono una massa
di bulletti che sognano l’ultimo tipo di telefonino o di effeminati che
si fanno le lampade. Non esistono “valori” su cui fare leva per
realizzare un “uomo nuovo”, non esiste più alcuna religione virile (il
Cristianesimo è ridotto a moralismo e la Chiesa ad ente caritatevole),
mentre ogni autentico legame comunitario è stato distrutto.
2) Berlusconi ideologicamente si sente “americano”, essendo cresciuto
con quel mito: impresa, “libero mercato”, società dei (e “libertà” nei)
consumi. Non è pensabile che a settant’anni cambi idea e divenga la
negazione di se stesso e di ciò che rappresenta per chi lo ammira in
quanto “uomo di successo”. A differenza dei politici di professione avrà
anche lavorato, ma s’è anche rimpinzato di quattrini ad un livello
patologico, mentre Mussolini, anche a capo all’ingiù, dimostrò fino
all’ultimo che le sue tasche erano pulite....
Mussolini aveva in mente un chiaro progetto politico per il popolo
italiano, socialista e nazionale, anche se all’inizio dovette
appoggiarsi a forze che, in seguito, l’avrebbero in gran parte tradito.
Il consenso che raggiunse alla metà degli anni Trenta era plebiscitario.
Il lascito di Mussolini agli italiani sta nel “Fascismo di pietra” che
resiste alle scosse di terremoto e in quello “Stato sociale” inviso ai
liberaldemocratici d’ogni ordine e grado che da “Mani Pulite” lo stanno
smontando pezzo dopo pezzo. Berlusconi, a livello interno, difende gli
interessi di una parte della “casta” (piccole e medie imprese,
artigiani, liberi professionisti) contro quelli di un’altra parte
(dipendenti statali, grande industria e finanza, media non sotto il suo
controllo) che tifa PD. Tutto quello che sta facendo ora in politica
estera si spiega perché è costretto dagli eventi, così per pragmatismo
deve prendere delle iniziative che vanno all'opposto di quel che gli
consiglierebbe la sua ideologia. Provvidenzialmente, è proprio la sua
attenzione agli “interessi” che gli fa prendere una direzione
interessante, soprattutto in politica estera, con importanti conseguenze
geopolitiche.
Tutto ciò premesso, se veramente di “regime” trattasi, probabilmente
sarà un “Fascismo come lo hanno da sempre descritto gli antifascisti”,
ovvero un “regime di destra”
sicuramente più “nazionalista” di quello che sin qui ha governato
l’Italia, ma scevro da ogni ambizione di forgiare “l'uomo nuovo” e
castrato di ogni moto spirituale e sociale. Sarà un “regime di destra”
che regnerà su una massa informe (si ricordi la citata immagine della
folla di fronte a Berlusconi) di cittadini-consumatori il cui unico
bisogno è quello di “ordine e sicurezza”. La famiglia continuerà ad
essere vilipesa (ma “difesa” a parole) e la scuola sarà sempre più tutto
tranne che quel luogo di formazione di un “carattere” che dovrebbe
essere. Un lavoro stabile sarà sempre più chimerico, in nome della
“flessibilità” teorizzata da “giuslavoristi di sinistra” senza scrupoli.
I poveri si riconosceranno, come in America, dai denti bacati.
Probabilmente le “libertà individuali” verranno ridotte, la massa verrà
ammaestrata sempre più con i media e anche ad internet imporranno dei
bavagli, tutto in nome della “sacra unità nazionale”, ma a differenza
del Fascismo storico, quando lo Stato aveva un’etica, queste limitazioni
non verranno controbilanciate da una serie di misure in campo sociale,
assistenziale e culturale
che ne costituirono la giustificazione, poiché mancherà un riferimento
ideologico e spirituale in grado di dare uno scopo alla vita degli
uomini e al loro “vivere insieme” che vada oltre l’orizzonte del
“Mercato” e del tipo umano che informa.
La nostra conclusione è che nonostante la situazione richieda un
intervento politico deciso, rivoluzionario (nel senso prima
specificato), ovvero un “fascismo” nel senso originale e vero del
termine (il “fascio di forze”), ci ritroviamo ad avere un Berlusconi che
nonostante ambisca (forse) a passare alla storia come un ‘nuovo
Mussolini’, in realtà non è altro che il capo, populista e paternalista,
di un regime liberaldemocratico che CON IL FASCISMO NON HA NIENTE A CHE
VEDERE. In buona sostanza, siamo in presenza di una manovra volta ad
evitare – come sempre, del resto, in regime liberaldemocratico – che
dalla “crisi” in atto e dai correlati ed epocali sommovimenti
geopolitici possa prodursi una situazione in grado di restituire
l’Italia alla sua naturale fisionomia sociale e politica - frutto del
“genio” del suo popolo - e alla sua funzione geopolitica mediterranea e
di ponte verso l’Eurasia.
di Enrico Galoppini e Antonio Grego
Fonte : www.cpeurasia.org
(22 aprile 2009)
Link a questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/riflessioni_PDL_Galoppini-Grego.htm
Note
Questo regime (perché questo, Berlusconi o non Berlusconi, è un
regime, nel senso deteriore del termine, che non persegue il bene
comune degli italiani) anche quando ammette delle verità lo fa in
modo che tutto rientri in una 'cornice' rassicurante, quindi
innocua. È accaduto infatti che il quotidiano "Libero", di proprietà
della famiglia Berlusconi, abbia rilevato che nel recente terremoto
dell’Aquila gli edifici a subire meno danni siano stati quelli
costruiti durante ilo Ventennio. “Libero” è un quotidiano “di
destra”, non di quella “conservatrice” vecchio stampo (del resto,
oggi, cosa c'è di “conservatore”?), ma di quella ‘anarcoide’ tipo
“voglio la pistola come gli americani”, islamofoba in perfetto stile
‘crociato dello Zio Sam’, “ribelle e anticonformista” alla Feltri,
che reclama sempre maggiori “libertà” (d'impresa) e fanaticamente
anti-Stato (in ciò sta il suo anticomunismo). Se la stessa
cosa fosse stata rilevata da un “Corriere” allora sì che avrebbe
avuto un altro impatto. Ma messa su “Libero” non dà noia a nessuno,
e, anzi, rafforza l'idea del tutto fuorviante che Berlusconi - se i
giornali da lui pagati hanno “simpatie” per il Fascismo - sia
“fascista” e che perciò il suo “regime” sia una riedizione del
Fascismo, con quest’ultimo condannato ad essere considerato, persino
da molti suoi “ammiratori”, un regime “di destra”.
Si pensi che nell'Area nazional-popolare, o “socialista nazionale”
c'è ancora chi pensa di accreditarsi come resuscitatore della “vera
sinistra” inneggiando al “socialismo del XXI secolo” e
sbizzarrendosi in una nuova pagina d’esotismo politico, quando tutto
è già abbondantemente superato; addirittura l’idea stessa di
“partito”, se Forza Italia ha rappresentato l’inaugurazione di un
“fare politica” a partire da un’azienda che macina miliardi, mentre
di “idee” ormai si discute solo nell’ambito di “fondazioni”.
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