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Perché la battaglia contro i
preti pedofili
è una battaglia per eliminare il cristianesimo
Francesco
Agnoli - pubblicato sul quotidiano Il
Foglio del 25 marzo 2010

Ogni due o tre
mesi mi scrive un amico, missionario in Africa, don Giuseppe Ceriani.
Per parlarmi della chiesa di là, delle sue tribolazioni, delle sue
attività, delle sue lotte.
L’ultima sua lettera è datata Quaresima-Pasqua 2010.
Leggendola non sembra che laggiù siano filtrate le notizie che occupano
la stampa europea in questi giorni, con soverchia e sospetta abbondanza.
Forse in Africa non si sa nulla della battaglia che il vecchio
continente ha ingaggiato da tempo con la sua storia e le sue radici. Una
battaglia che è sempre più grottesca, perché vede gli araldi del
nichilismo, soprattutto quello sinistro, combattere una santa crociata
contro i preti pedofili. Non, si badi bene, per sbarazzarsi di loro,
come è giusto, ma per sbarazzarsi, tout court, del cristianesimo,
e magari, relativisticamente, anche dell’idea di bene e male.
L’Europa che apostata ogni giorno, deve farlo trovando nobili
giustificazioni, dandosi un tono.
L’Europa che massacra i suoi figli nell’utero materno, a milioni;
che distrugge i bambini già nati combattendo ogni giorno la famiglia
(quintuplicati i divorzi, nella mia regione, in trent’anni);
l’Europa che sperimenta sugli embrioni, che commercia ovuli e
spermatozoi come fossero caramelle, che tenta di clonare l’uomo
massacrando centinaia di esseri umani allo stato iniziale, che ingravida
le donne single e le coppie omosessuali, negando ai figli che nasceranno
il padre o la madre…
L’Europa, l’Occidente, che permettono le mamme-nonne, che fanno
nascere figli già orfani con la fecondazione post mortem, che congelano
gli embrioni sotto azoto liquido e che infangano la vita di milioni
di ragazzi col sesso precoce, la pornografia, lo scandalo continuo;
l’Occidente “no child”, che predica la “crescita zero” per non
inquinare; che “aiuta” i paesi poveri coi preservativi e l’aborto; che
vede crescere ogni giorno il ricorso alla sterilizzazione, gli alberghi
e i luoghi di villeggiatura dove sono verboten i bambini;
l’Europa che apre all’eutanasia dei fanciulli malati e che
anestetizza e lobotomizza i suoi figli con la Tv, il tempo pieno, la
realtà virtuale, svariati impegni extrafamiliari e mille altri
sotterfugi per non avere impicci…
Ebbene questa Europa nemica dei bambini, bambino-fobica,
handi-fobica, famiglio-fobica, finge di battersi in difesa dei più
piccoli, se questa battaglia può servire a infangare la Chiesa nel suo
complesso, come istituzione, come storia, come tutto.
Finge di farlo, e con grande e prolungato clamore, salvo poi tacere sui
milioni di europei (di cui circa centomila italiani) che praticano
turismo sessuale a danno di bambini asiatici, latini o africani; sui
quarantuno mila casi di violenze sui minori che vengono registrati ogni
anno in Italia secondo una ricerca presentata allo Iulm di Milano nel
2007; sul boom di pedopornografia che invade la rete ogni giorno di più,
senza quasi nessuno che la ostacoli.
Don Giuseppe, dicevo, non sembra sapere nulla. Si limita a raccontarmi
per lettera quello che fa là, a Nairobi, dove ha già preso, in passato,
la malaria e una malattia che gli ha riempito le budella di trenta chili
di una strana mucillagine, che però non ha infrollito la sua tempra di
uomo di Dio.
Cosa mi racconta, dunque, dal Kenya?
“Caro Francesco, il Signore cammina con noi sulle strade di Ongata
Rongai dove da alcuni mesi sta sorgendo un orfanotrofio per accogliere
almeno cento bambini/e sotto i dieci anni. Molti di essi sono stati
coinvolti nella tragica pandemia dell’Aids. In un’area accanto sorgerà
anche un ospedaletto diurno, una specie di pronto soccorso per bambini.
E sarà una grazia per questi poveri”.
Qui, continua, la società è vessata da mali di ogni tipo, vecchi e
nuovi: tribalismo, spiritismo, stregoneria e corruzione. Per questo a
Lamet i fratelli delle Scuole cristiane assistono cento ragazzi/e “che
vengono da varie etnie con esperienze di enorme indigenza e sofferenza”.
A Burgheri, invece, “sta sorgendo una scuola superiore per ragazze”, per
quelle femmine che qui sono spesso trattate come oggetti e che invece i
missionari vogliono nobilitare, insegnando loro un mestiere, a leggere e
a scrivere. “L’area fu al centro di scontri tribali del 2008. Ora che la
calma sembra tornata, abbiamo ripreso le costruzioni. A fine febbraio
sono state costruite due aule”.
La lettera continua e parla delle altre iniziative: scuole, ospedali,
centri, soprattutto, per ragazzi, orfani, abbandonati, malati… di cui
nessuno, spesso per povertà ma anche per superstizione, vuole prendersi
cura.
Mentre leggo penso: forse un domani anche gli africani, quando avranno
la pancia piena, impiccheranno la Chiesa ai peccati, pur gravissimi, di
qualche suo figlio, e dimenticheranno tutti coloro che invece l’hanno
amata e soccorsa anche a rischio della vita, perdendo, evangelicamente,
la propria esistenza.
Ma intanto non posso fare a meno di notare che quello che accade a
Nairobi, avviene in tutta l’Africa. Non sono fedeli di Cristo,
soprattutto, quelli che portano lì aiuti, medicine, civiltà, speranza,
mentre i figli di Mammona, che vengono spesso dalla stessa Europa,
cercano l’oro e gli affari?
Non è stato così anche per l’Europa, un tempo?
Chi ha costruito le ruote degli esposti, gli ospedali, le scuole
per i bambini, anche quelli poveri, nel Medioevo?
Chi ha edificato moltissime delle nostre scuole professionali per
salvare milioni di ragazzi, nell’Ottocento, dallo sfruttamento nelle
industrie?
Chi ha insegnato all’Europa il rispetto per i bambini?
Chi ha imposto piano piano l’idea che le spose devono essere
consenzienti, spostando gradatamente l’età del matrimonio un po’
“pedofilo” dell’antichità, sin dall’epoca di Costantino?
Ricordiamo per un attimo cosa fu il mondo antico, precristiano. A Roma,
a Sparta, ad Atene, presso tutti i popoli, i bambini malformati,
handicappati, non voluti, venivano uccisi, fatti schiavi, venduti come
cose. Non solo di fatto, ma anche in linea di diritto.
Era normale. In tanti casi, presso i greci, presso i popoli nordici,
presso i fenici, dei bambini venivano sacrificati alle divinità per
chiederne il favore, come succede ancora oggi in Africa o in India (lo
ha scritto Libero, 13/03/2010).
Il cristianesimo arrivò portando la nozione di sacralità della vita.
Additando a tutti un Cristo bambino; predicando il rispetto
dell’infanzia fino ad allora così poco considerata. Spiegando che Dio
stesso si era fatto piccolo. Noi, scrivevano i primi cristiani,
Giustino, Tertulliano e tanti altri, non uccidiamo i nostri figli e non
li abbandoniamo lasciando che vengano sbranati dalle belve.
Così, dicono gli storici,
il cristianesimo costruì i primi orfanotrofi, sostanzialmente
sconosciuti sino ad allora.
Così trovarono una casa gli abbandonati, i milioni di “Marcellino pane e
vino” della nostra storia che ancora oggi portano nel cognome il ricordo
di quella carità cristiana che li salvò: gli Esposito, i Diotallevi, i
Fortuna, i Fortunato, i Proietti, i Casadei.
Trovarono asilo prima negli orfanotrofi fondati dalle imperatrici
e dalle matrone romane convertite, poi in strutture come quella
dell’arciprete milanese Dateo, dove venivano accolti bastardi, orfani,
handicappati, nel secolo VIII; poi, ancora, nelle case fondate dalle
confraternite o negli ospedali, come quello fiorentino degli Innocenti,
in cui ai bambini erano dedicati strutture, personale specifico e soldi
per costruirsi, una volta cresciuti, il futuro.
Così recita l’Enciclopedia Treccani alla voce “orfanotrofio”: “Sorti
fin dai primi tempi del cristianesimo attraverso la paternità adottiva,
mantenuti dalle offerte dei fedeli e sorvegliati dai sacerdoti, gli
orfanotrofi ebbero dai primi imperatori cristiani non pochi e notevoli
privilegi”.
Oggi magari ce ne dimentichiamo, perché da noi gli orfanatrofi sono
sempre meno: ci si disfa del problema alla radice.
Ma la predilezione cristiana per i più piccoli non è venuta meno:
nell’Inghilterra laica e anglicana un terzo degli orfanotrofi odierni è
gestito da ordini religiosi cattolici. In Africa, dove la poligamia, la
povertà e le malattie colpiscono soprattutto i bambini, gli orfanotrofi
sono numerosissimi e hanno nella quasi totalità dei casi un’origine
religiosa.
Nella Cina non cristiana, dove l’infanticidio di massa, potenziato dal
regime maoista, è sempre esistito, la piccolissima minoranza cattolica,
come raccontava Tiziano Terzani su Repubblica il 20 giugno 1984,
prima della rivoluzione comunista gestiva oltre duemila scuole, duecento
ospedali e più di mille orfanotrofi. A rischio spesso dell’odio xenofobo
cinese, esploso poi all’epoca di Mao, che chiuse tutto accusando le
suore “di aver ucciso i bambini e la Chiesa di essere sovversiva”.
Ancora oggi missionari cristiani laici e religiosi giungono in Cina da
tutto il mondo per raccogliere sulle strade bambini abbandonati e
lasciati morire di fame. Un caro amico, Francesco, mi ha raccontato
questa terribile realtà, dopo aver trascorso un’estate in Cina con
alcuni sacerdoti lombardi ad aiutare il creatore di uno di questi
istituti per l’infanzia abbandonata.
Francesco ci è andato dopo che Giulia, sua sorella e mia alunna, era
stata alcuni anni prima, con altri missionari, in Romania, a fare scuola
e a dare un po’ di affetto ad alcuni dei migliaia e migliaia di orfani
romeni abbandonati, costretti a vivere nelle fogne, spinti alla
prostituzione minorile e alla delinquenza.
Chi li aiuta, gli orfani dell’est Europa? Hans Küng, Corrado
Augias, Vito Mancuso o il patron di Repubblica? La rivista Left, che fa
copertine in cui compare un prete e la scritta, grande, “Predofili”,
quasi a suggerire una equivalenza tra sacerdozio e pedofilia?
No, migliaia e migliaia di associazioni e gruppi sorti molto spesso dal
volontariato cattolico (o protestante), legati alle parrocchie, che
finanziano ospedali pediatrici, ospitano ogni anno in Europa i bambini
di Cernobyl, diffondono la pratica dell’adozione a distanza…
Come l’associazione di don Antonio Rossi, “Chiese dell’est”, che ha
appena lanciato un programma di adozione a distanza di bambini russi e
ucraini, spesso “liberati dagli orfanotrofi statali (alle volte
autentici lager)”.
Alcuni
anni fa, nel 2002, il patriarcato ortodosso di Mosca fece un documento
in cui registrava allarmato che la minoranza cattolica si prende cura di
troppi bambini e adolescenti, “soprattutto negli ospedali, nelle scuole
secondarie e negli orfanotrofi”. “Sotto il pretesto delle cure degli
orfani, recitava il documento, e dei bambini senza casa i cattolici
(soprattutto rappresentanti di ordini religiosi femminili) coltivano una
nuova generazione di cattolici adulti”.
Cosa accade, invece, in India, paese in cui la vita dei bambini,
specie quella delle femmine, non vale gran che? In cui gli infanti
vengono uccisi a milioni e la prostituzione infantile, secondo la
“Storia dell’infanzia” della Laterza (vol. I, p. IX), riguarda circa
quattrocentomila soggetti? E’ dall’opera di madre Teresa che sono nati
orfanotrofi, asili, lebbrosari, case di accoglienza per anziani, ragazze
madri, moribondi. In un crescendo di opere stupende che si sono diffuse
poi in tanti altri paesi del mondo, talora nonostante l’opposizione dei
governi. Opere che qualcuno fa presto a dimenticare, accecato dall’odio
ideologico.
Ma forse, se mandassi queste mie brevi e indignate considerazioni a don
Giuseppe, mi risponderebbe: “Sì, caro Francesco, ma la barca di
Pietro, oggi, è nella tempesta, anche per causa di tanti suoi uomini
indegni, non solo pedofili, ma anche politicanti, mondani, pavidi,
tiepidi… Forse Dio si servirà delle critiche e dell’odio strumentale di
tanti ipocriti, per rimettere la sua barca, santa, sulla giusta rotta.
Forse farà capire a tanti vescovi che devono tornare a fare i pastori,
anzitutto dei loro sacerdoti: meno chiacchiere, meno convegni, meno
interviste ai giornali sui fatti di cronaca…
Più preghiera, più attenzione nei
seminari, più spirito soprannaturale”.
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