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Se lo scandalo viene dalla verità.

PALESTINA: SOSPESA FRA TRAGEDIA E SPERANZA

 

di Luca Z.

sincero amico e collaboratore di TerraSantaLibera.org

18 marzo 2009

 

 

“SHOAH”! Quanti di noi conoscono questa parola? Quanti di noi, al solo sentirla nominare, per reazione istintiva immaginano scene di terrore, morte e desolazione?

 

E’ naturale; stiamo parlando dell’”Olocausto”, della più grande sciagura vissuta dal genere umano e della quale noi Cristiani siamo colpevoli.

Ognuno di noi, sin da bambino, è stato educato e indottrinato scientemente affinché gli se insinuasse il virus del senso di colpa verso gli Ebrei. Questa formazione culturale è stata applicata utilizzando tutti i sistemi di comunicazione possibili: educazione scolastica, propaganda televisiva fatta di film e documentari, musei e “giornate della memoria”, tours organizzati nei lager e, non ultimo, la giudeizzazione della Dottrina Cristiana attraverso parte del Concilio Vaticano II e gli abusi pratici nella sua attuazione "pastorale", che ha finito per essere imposta quale “dogmatica”.

Tutto ciò con uno scopo preciso: riempire di vergogna il nostro sguardo, volgerlo verso il basso in modo da non scorgere ciò che accade intorno; assordare le nostre orecchie perche non odano le grida di aiuto di alcuno; intorpidire le nostre menti al fine di impedirci di riflettere sugli eventi mondiali. Tutto questo per permettere alla Vittima Eterna di poter realizzare il suo progetto in Palestina attraverso l’indifferenza del mondo intero.

 

La Palestina si è presentata a noi pellegrini Cristiani simile ad un lago ghiacciato dal panorama mozzafiato; sopra una visione da cartolina, con tutti i suoi Luoghi Sacri ordinati, sicuri ed organizzati, quasi rassicuranti rispetto un’altra realtà soltanto immaginata, percepita; sotto il ghiaccio, invisibile a chi non ci si avventura spinto da Spirito Cristiano, il banchetto degli squali che si avventano su prede inermi.

 

La crosta di ghiaccio è rappresentata dai check-point e dai circa km 800 di muro di cemento armato, alto mt. 8, che soffoca la vita di centinaia di migliaia  Palestinesi (arabi –musulmani e arabi- cristiani), togliendo loro qualsiasi apparenza di esistenza umana. Al loro interno ogni sorta di sopraffazione è lecita per gli squali, sicuri che il turista Cristiano occidentale non vedrà ciò che avviene sotto la crosta di ghiaccio, attento com’è a godersi il suo panorama da cartolina e comunque condizionato dall’indottrinamento ricevuto negli ultimi sessantacinque anni.

 

Don Curzio Nitoglia (che questo sito giustamente ospita spesso) ci insegna che “SHOAH” significa “catastrofe” mentre è stato  tradotto come “olocausto” al fine di assegnargli una dignità di religione, come distruzione completa della vittima, annientamento fino alla morte.

 

In Palestina, dal 1948, esiste una “SHOAH” quotidiana che si sviluppa sotto i nostri occhi colpevolmente chiusi, una distruzione completa della vittima perpetrata attraverso guerre ed attacchi militari, con armi vietate dalle convenzioni internazionali, assassinii mirati di uomini politici palestinesi, abusi di potere delle amministrazioni israeliane, confische di territori palestinesi attraverso le colonie abusive ebraiche, annientamento della minima economia palestinese attraverso la distruzione degli ulivi.

 

Il soffocamento della vita economica di una nazione mediante il blocco del commercio delle materie prime e dei beni bloccati nella loro elementare circolazione fino alle violazioni delle normali legislazioni in materia di diritti umani, il razionamento dell’acqua e dell’energia elettrica.

 

Abbiamo visto persone costrette a vivere in campi profughi senza nessun  minimo conforto per potersi definire umano, in ambienti degradanti a tal punto da essere inadatti perfino agli animali.

 

Quest’anno si è celebrato il sessantesimo anniversario della Carta Universale dei diritti dell’uomo in coincidenza con la “giornata della memoria della shoah”, e dei 60 anni di costituzione dello Stato ebraico-sionista d’Israele; in tutte le scuole gli studenti hanno fatto ricerche, ascoltato testimonianze e visto filmati sul patimento degli Ebrei, perfino organizzato (a spese dei contribuenti italiani) viaggi nei campi di concentramento.

 

Non è questa la sede per discutere sull’opportunità e veridicità di tali eventi, ma vorrei che gli stessi si organizzassero per cercare e vedere le foto dei bambini morti carbonizzati con l’uranio impoverito ed il fosforo bianco a Gaza o mutilati per sempre agli arti dalle bombe a grappolo e da tutte le altre varie armi sperimentali che sono state usate a Gaza come in Cisgiordania su cavie palestinesi: per vedere se possiamo applicare il termine SHOAH anche per gli arabi di Palestina, o  forse tale terra non fa parte della Carta Universale, né i palestinesi sono considerati esseri umani al pari di ogni altro?

 

 Aldilà dell’orrore di queste azioni la cosa peggiore che noi pellegrini abbiamo percepito è che tutto ciò avviene sotto i nostri occhi e basterebbe che ognuno di noi gettasse per un attimo il proprio sguardo sotto la crosta di ghiaccio per vedere l’altra realtà.

 

Non possiamo stupirci che le Istituzioni internazionali (tolta qualche organizzazione non governativa e persone dal coraggio individuale e dalla Fede incrollabile, che fanno contro-informazione e si spendono oltre limite per la causa palestinese) non muovano un dito per migliorare questa situazione: sono troppo condizionate dal potere politico israeliano, quando non terrorizzate dalla potenziale accusa di antisemitismo.  Non rendiamoci loro complici.

 

 San Gregorio Magno dice: ” Se lo scandalo viene dalla verità, bisogna sopportare lo scandalo piuttosto che abbandonare la verità”.

 

La speranza della Palestina, l’unica, è quella che noi abbiamo letto e capito nello sguardo della gente incontrata nei territori occupati e nei campi profughi: che non si spenga la testimonianza che ognuno di noi deve tramandare ai più perché si sappia qual è la Verità in Terra Santa, perché se anche solo uno si chiama fuori e porta con sé soltanto il paesaggio da cartolina, allora il destino sarà segnato, e non solo quello dei Palestinesi, ma di noi tutti.

 

 Chiunque non sia a favore sarà contro; non esiste posizione neutra. Una testimonianza che alimenti e moltiplichi l’azione di tutti i volontari, religiosi e laici, che si adoperano a rischio della loro stessa vita per la sopravvivenza di un popolo stremato; ospedali, chiese, scuole, tutto ciò morirà se i pochi non lo faranno sapere ai molti.

 

 Ricordiamo le parole di Nostro Signore Gesù Cristo nell’ultimo giudizio: “Avevo fame e non mi deste da mangiare; sete e non mi deste da bere; straniero e non mi ospitaste; malato e in carcere e non mi visitaste”. E quando noi Gli chiederemo: “ Quando è avvenuto questo, Signore?” Egli ci risponderà: ” Ciò che non avete fatto a uno di questi piccoli, non lo avete fatto a me”.

Laus tibi, Christe.

 

L.Z.

 

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