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di Alessandra Colla,
alessandracolla.net

In Israele devono essere in tanti a
conoscere il nome di Chaim Sheba: a lui, infatti, è intitolato il
prestigioso Chaim Sheba Medical Center di Tel HaShomer — il più grande
complesso ospedaliero israeliano. Omaggio doveroso a questo medico di
origine romena (nasce Chaim Scheiber, nel 1908, a Frasin, da una nota
famiglia chassidica), laureatosi a Vienna nel 1929 e poi nel 1933
emigrato in Israele, dove serve nell’esercito come medico militare per
diventare, ritornato civile, direttore generale del Ministero della
sanità.
Ma non per questi meriti dovrebbe essere ricordato il dottor Sheba,
quanto piuttosto per il singolare trattamento della tricofizia dello
scalpo — malattia del cuoio capelluto più nota come tigna — che il
dottore mise in pratica nel 1951. Curiosamente, i pazienti trattati
erano quasi tutti bambini — il loro numero sembra raggiungere le 100.000
unità; e, cosa ancora più curiosa, erano tutti ebrei sefarditi,
originari del Marocco. Tanto per apprezzare meglio il senso dell’ultima
frase, ecco un chiarimento da
fonte al di
sopra di ogni sospetto:
Un elemento cruciale della politica
israeliana, che spesso non traspare dalla cronaca, è infatti la sua
componente strettamente etnica. La popolazione di origini ebraiche è
divisa tra ashkenaziti, ebrei immigrati dall’Europa e dagli Stati
Uniti, e sefarditi, provenienti dai paesi arabi, dall’Africa e dal
Medio Oriente. I primi compongono la classe dirigente: i premier e i
leader dei due principali partiti sono sempre stati ashkenaziti. I
secondi sono la parte più povera della popolazione: negli ultimi anni
in particolare i costi della sciagurata politica iperliberista del
ministro delle finanze Netanyahu si sono scaricati su questi ultimi.
Un’ampia fascia della popolazione, prevalentemente sefardita, è
scivolata al di sotto della soglia di povertà: il rettore della Ben
Gurion University, noto economista, ha recentemente annunciato il suo
sostegno ad Amir Peretz dichiarando che, grazie alle riforme della
destra, Israele si sta trasformando in un paese del terzo mondo.
Ma torniamo alle metodiche terapeutiche
del dottor Sheba, ebreo ashkenazita. Il quale, per curare la tigna,
decise di andarci giù pesante — un po’ come gli amici americani a
Hiroshima, insomma. E infatti usò anche lui il nucleare. Lascio la
parola alla giornalista
Judy Andreas:
Nel 1951, il direttore generale del
Ministero della salute israeliano volò negli Stati Uniti e tornò con 7
apparecchi radiografici, fornitigli dall’esercito statunitense.
Sarebbero stati utilizzati in un esperimento atomico di massa con
un’intera generazione di giovani sefarditi che avrebbero dovuto fare
da cavie. La testa di ogni bambino sefardita doveva essere
attraversata da una dose di raggi X che corrispondeva a 35.000 volte
quella massima. In cambio di questo il governo statunitense pagò
300.000 lire israeliane all’anno al governo di Israele. Il denaro
pagato dagli statunitensi equivale a miliardi di dollari oggi. Per
ingannare i genitori delle vittime i bambini vennero portati via in
“gite scolastiche” e più tardi gli venne detto che i raggi X erano un
trattamento per eliminare la tigna del cuoio capelluto. 6.000 di
questi bambini morirono poco dopo aver ricevuto le dosi, moltissimi
altri svilupparono dei cancri che li uccisero nel tempo e che tuttora
continuano ad ucciderli. In vita le vittime hanno sofferto di disturbi
quali epilessia, amnesia, Morbo di Alzheimer, cefalea cronica e
psicosi. In breve è di questo che parla il documentario. È tutt’altra
cosa vedere le vittime al teleschermo, cioè vedere la donna marocchina
che descrive cosa si prova a ricevere 35.000 volte la dose permessa di
raggi x in testa.
«Urlavo fatemi passare il mal di testa. Fatemi passare il mal di
testa. Fatemi passare il mal di testa. Ma non se ne andava mai».
Si vede l’uomo con la barba per strada, curvo.
«Ho cinquant’anni e tutti pensano che ne abbia settanta. Devo chinarmi
quando cammino per non cadere. Mi hanno rovinato la giovinezza con
quei raggi X».
Si vede la vecchia signora che somministrava le dosi a migliaia di
bambini.
«Li portavano in fila. Prima gli si rasavano i capelli e le loro teste
venivano cosparse di gel combustibile. Poi, per non farli muovere, gli
mettevano una palla fra le gambe e gli ordinavano di non farla cadere.
I bambini non avevano nessun tipo di protezione sul resto del loro
corpo. Non c’erano vestiti piombati per loro. Mi hanno detto che stavo
facendo la cosa giusta per eliminare la tigna. Se avessi saputo che
razza di pericolo stavano affrontando i bambini non avrei mai
collaborato. Mai!».
Dal momento che tutto il corpo era esposto ai raggi, la struttura
genetica dei bambini spesso venne alterata, colpendo anche la
generazione successiva.
Vediamo la donna con la faccia deformata che spiega «Tutti e tre i
miei bambini hanno gli stessi cancri della mia famiglia. Volete dirmi
che è una coincidenza?»
Chiunque può notare che le donne sefardite che oggi hanno intorno ai
cinquant’anni, hanno spesso chiazze sparse con pochi capelli, che
cercano di coprire con l’henné. La maggioranza di noi ha pensato che
fosse semplicemente una caratteristica delle donne sefardite. Vediamo
la donna sul teleschermo con un cappellino da baseball. Di fronte alla
telecamera mette una fotografia di una deliziosa ragazzina con una
cascata di capelli neri. «Questa ero io prima del trattamento.
Guardami adesso». Si toglie il cappello e nemmeno l’henné rosso riesce
a coprire le orribili cicatrici nelle zone pelate.
La maggior parte delle vittime era marocchina, perché erano i più
numerosi fra gli immigranti sefarditi. La generazione che fu
avvelenata divenne la classe eternamente povera e criminale del paese.
Non ha senso. I marocchini che scapparono in Francia fecero fortuna e
raggiunsero un buon grado di istruzione. La spiegazione più frequente
è che in Francia erano andati i ricchi, perciò i furbi. La vera
spiegazione è che le cellule cerebrali dei bambini francesi marocchini
non sono state fritte coi raggi gamma.
Il film ha esposto chiaramente che questa operazione non fu
accidentale. I pericoli dei raggi X si conoscono da oltre 40 anni. Le
prime linee guida ufficiali per il trattamento a raggi X esistono dal
1952.
(da: Judy Andreas,
«Zionism Is Nobody’s Friend»; traduzione per
www.comedonchisciotte.org a cura di Olimpia Bertoldini)

Il documentario cui si riferisce l’Andreas
è «100000 Radiations. The Ringworm Children», prodotto nel 2003
dalla Dimona Productions Ltd. di Dubi Bergman e diretto da David
Belhassen e Asher Hemias; in rete circola un’altra versione dei nomi
degli autori e del produttore, secondo
Barry Chamish. Il 14 agosto 2004 è stato trasmesso dall’emittente
israeliana Canale 10, e l’anno seguente, col titolo L’Apocalypse des
teigneux, il documentario in versione francese ha ottenuto una
menzione speciale nella sezione Reportage del Mediterraneo alla
X edizione del Premio internazionale del documentario e del
reportage mediterraneo - Siracusa 9/16 ottobre 2005. Ciononostante
non mi risulta che questi 47 minuti di pellicola abbiano mai trovato
posto in qualche palinsesto nazionale, né che i media ufficiali abbiano
mai ritenuto degno di nota questo episodio piuttosto inquietante. Vorrà
dire qualcosa?
Link originale :
http://www.alessandracolla.net/?p=246 - 27
Gennaio 2009
Link a questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/olocaustodellatigna.htm
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