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In seguito al discorso di B. Obama all’università del Cairo in
molti si sono lanciati, e senza badare a spese, in una campagna
mediatica, tutta volta all’ottimismo, come se la pace fossi cosa
fatta. Obama non ha detto niente di trascendentale, ha solo
promesso, esattamente come fecero tutti i suoi precedenti, che
il conflitto mediorientale sarà al centro della sua agenda
politica- un proclama roboante ma privo di sostanza. Egli a
parole ha fatto della Road Map il suo progetto, un progetto
monco che non rende assolutamente giustizia al popolo
palestinese, ha detto e ridetto che la soluzione "due stati due
popoli" è l’unica percorribile. Obama non ha parlato della
questione più spinosa, ovvero il diritto al ritorno dei
rifugiati palestinesi, nulla sul nodo di Gerusalemme, sugli
insediamenti ha solo chiesto uno stop sia alla costruzione di
nuovi colonie che all’ampliamento di quelle esistenti (almeno su
questo è stato consapevolmente sincero ammettendo che le colonie
sono già troppe e sono un ostacolo alla pace). Ma se non vi è
una traccia di come egli voglia perseguire gli obiettivi
annunciati della sua politica mediorientale, perché allora tutto
questo entusiasmo?
Obama nel suo discorso ha velatamente parlato dei mali fatti che
gli Usa hanno compiuto e continuano a farlo in tutto il
Medioriente. Ha parlato dell’orrore della guerra scatenata
contro gli iracheni, ma non ha chiesto scusa al popolo iracheno
per il massacro che gli Usa e la loro coalizione hanno
perpetuato contro la popolazione (2.5 milioni di iracheni
ammazzati sia per effetto dell’embargo che in seguito alla
guerra, più di cinque milioni di iracheni hanno dovuto lasciare
il loro paese per effetto della violenza e del caos conseguenti,
biblioteche date alle fiamme, musei saccheggiati e l’industria
distrutta). Obama, in nome degli americani, doveva chiedere il
perdono, invece….
Invece continua ad appoggiare un governo iracheno sciacallo ed
illegittimo. Non hanno ancora chiuso le prigioni quindi non
ancora liberato le migliaia di ribelli iracheni all’occupazione
dal giogo della tortura che si fa sistematica nelle loro
gattabuie.
Obama ha detto che la pace si ottiene con mezzi pacifici
attaccando nello stesso tempo le forze della resistenza arabe.
Ha avallato il diritto di Israele a difendersi omettendo di
dirci che proprio Israele è l’aggressore. Giustifica
l’aggressione israeliana contro la striscia di gaza e
attribuisce le responsabilità al lancio dei rudimentali missili
della resistenza.
Da dove nasce l’ottimismo dei più per il discorso di Obama?
Difficile da capirlo, eppure egli arriva in Medioriente in
qualità di ancora di salvataggio sia per gli israeliani stessi
(l’immagine di Israele nel mondo è a livelli allarmanti) sia per
i regimi arabi marionette. Quest’ultimi, Anp compresa, hanno
bisogno di qualsiasi "regalo", allo scopo di calmare la
protesta. Regimi che traballano per la loro inettitudine, perché
è stata denudata la loro complicità con lo stato sionista, la
loro piena collaborazione alla mattanza di Gaza etc. Uscire
dallo stallo e rimettere il cosiddetto "processo di pace" in
moto, al di là dei traguardi, è l’unico loro obiettivo cosi da
tenere occupata la propria popolazione in questo processo senza
fine.
Occorre convenire, inoltre, che la campagna lanciata dagli Usa è
volta anche a ricompattare il fronte anti iraniano. Ora, anche
per i suddetti regimi arabi, il nemico non è più Israele, ma
l’Iran. Addolcire la pillola di un possibile futuro attacco
all’Iran passa con quanto è stato lanciato da Barak Obama come
messaggio di riconciliazione (falsa) con il mondo arabo e
musulmano. Il tentativo di neutralizzare la Siria avalla questa
tesi. Obama nell’occasione si è fatto prete citando brani dai
libri "sacri", il tutto, più di 5000 parole che compongono il
suo discorso recitate a memoria come un bravissimo scolaro.
Questo almeno rientra nell’invito che egli rivolge al mondo
musulmano di naturalizzare i propri rapporti con Israele, allo
scopo di dare un segnale positivo volto ad incoraggiare i
riluttanti pacifisti. Ma egli non ha chiesto nulla a Israele,
tranne il suo pronunciamento in favore di uno stato palestinese,
come e dove questo debba sorgere non è chiaro. Non ha chiesto la
liberazione degli 11.500 e più prigionieri che soffrono
condizioni insopportabili dovute all’inasprimento deciso dal
governo israeliana dopo la campagna bellica contro Gaza, non ha
chiesto lo smantellamento dei check points che strangolano la
vita dei palestinesi, non ha chiesto di porre fine al criminale
embargo contro Gaza. Obama parla di democrazia che rispetti le
tradizioni ma dà manforte ai despoti arabi… questo è stato Obama
all’università del Cairo.
Obama è stato eletto perché occorreva un inequivocabile segnale
di cambiamento politico agli Usa. L’immagine della
confederazione nord americana nel mondo è stata molto
danneggiata dalla combriccola degli imbecilli dell’era bushiana.
La crisi economica ha colpito duramente e, il prestigio stesso
degli Usa nel mondo è troppo basso. Obama ha questo unico
compito e null’altro. Esso non ha nessun potere effettivo per
obbligare Israele ad accettare una pace giusta, non ha nessun
potere per restituire il maltolto ai palestinesi. Egli è solo il
grande oratore che deve comunicare, nel modo che sa fare lui, le
decisioni presi nei centri di poteri statunitensi.
Come vediamo, la sostanza della politica statunitense in
Medioriente non è cambiata, è cambiata indubbiamente la forma.
Ma tutto ciò, come tutte le menzogne ha le gambe corte e presto
questo grande bluff sarà denudato e svelato.
Link originale 13 giungo 2009
www.uruknet.info?p=s9983
Questa pagina
http://www.terrasantalibera.org/obama_pace_pale.htm

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