Tariq Aziz: Obama ''abbandona l'Iraq ai lupi''
di Ornella
Sangiovanni
Osservatorio Iraq, 5 agosto 2010

Gli americani devono restare in Iraq, non andarsene adesso, condannando
il Paese alla morte.
A parlare così è il più improbabile degli iracheni, Tariq Aziz, l'ex
vice Primo Ministro di Saddam Hussein, che accusa il presidente
americano Barack Obama di "lasciare l'Iraq ai lupi", con la sua
insistenza nel voler ritirare le truppe da combattimento statunitensi di
fronte al perdurare dell'instabilità e all'aumento della violenza nel
Paese.
Nella prima
intervista dopo la sua cattura, avvenuta poco dopo la caduta di
Baghdad, nell'aprile 2003, Aziz, che fu il volto presentabile del regime
ba'athista, accusa Stati Uniti e Gran Bretagna per quanto è successo
all'Iraq – che adesso, dice, è in condizioni peggiori di prima
dell'invasione guidata da questi due Paesi.
"Siamo tutti vittime dell'America e della Gran Bretagna": ex vice Primo
Ministro iracheno
parla al Guardian, che è riuscito a intervistarlo nella
cella in cui è rinchiuso, in un carcere di Baghdad – ora che gli
americani lo hanno consegnato alle autorità irachene, assieme ad altri
detenuti eccellenti.
"Washington e Londra hanno ucciso il nostro Paese in molti modi", accusa
Aziz. E dice: "Quando si commette un errore bisogna correggerlo, non
lasciare l'Iraq alla sua morte".
Difende l'operato del regime ba'athista – e di Saddam in particolare,
che "per 30 anni ha costruito l'Iraq, che adesso è distrutto".
La prova? "Ci sono più malati di prima, più gente affamata", dice Aziz
al quotidiano britannico. "La gente non ha servizi. Ogni giorno vengono
uccise decine di persone, se non centinaia".
E' duro con Obama: quando era stato eletto presidente avevo avuto
fiducia "perché pensavo che avrebbe corretto alcuni degli errori di
Bush".
Obama ipocrita
"Ma Obama è un ipocrita", accusa, "sta lasciando l'Iraq ai lupi".
Non vuole invece criticare Saddam – almeno per adesso. Per non essere
tacciato di opportunismo, dice.
"Non parlerò contro Saddam finché non sarò un uomo libero. La saggezza è
parte della libertà. Quando sarò libero e potrò scrivere la verità potrò
parlare anche contro il mio migliore amico" – questo il suo
ragionamento.
Per ora ha solo parole di elogio per l'ex presidente iracheno,
giustiziato dalle autorità del "nuovo Iraq" nel dicembre 2006.
Saddam ha costruito l'Iraq
"Saddam ha costruito il Paese e servito il popolo", dice Aziz,
aggiungendo di non poter accettare il giudizio dell'Occidente sull'ex
rais, del quale parla come di "qualcuno per il quale ho un grande
rispetto e affetto".
"Saddam non ha mentito, non ha modificato i fatti", insiste – la storia
dimostrerà che era un uomo che ha servito il suo Paese.
E tutte le guerre?
"Le guerre sono guerre, e hanno delle ragioni", è la risposta.
E poi, prosegue Aziz, errori ne fanno tutti. "Forse Churchill non ha
fatto errori? E [Gordon] Brown?"
Contrario all'invasione del Kuwait
Il cristiano caldeo che veniva ricevuto dal Papa sostiene di avere
tentato di convincere Saddam a non invadere il Kuwait nell'agosto 1991,
senza esserci riuscito.
"Ho dovuto appoggiare la decisione della maggioranza", dice. "Quando la
decisione è stata presa, gli ho detto: questo porterà alla guerra con
gli Stati Uniti, e fare guerra agli Stati Uniti non è nel nostro
interesse".
Ma ormai era fatta. "Io ero ministro degli Esteri" – sottolinea Aziz –
"e dovevo difendere il Paese, e fare tutto il possibile per difendere la
nostra posizione".
Non ha rimpianti: "Sono stato dalla parte del giusto".
Poi sono arrivate le sanzioni: 13 lunghi anni di embargo imposto dalle
Nazioni Unite all'Iraq, che hanno devastato il Paese.
Lui e Saddam - dice Aziz al giornale - riuscirono comunque a non far
morire di fame gli iracheni, e a mantenere la stabilità.
"Ogni giorno, ogni uomo, donna, bambino ricevevano 2.000 calorie al
giorno" – ricorda, parlando del sistema delle razioni governative -
introdotto già nel settembre 1990 (un mese dopo l'imposizione delle
sanzioni da parte dell'Onu), e poi integrato – a partire dal 1996 – dal
cosiddetto "Oil for Food Programme", il programma umanitario sotto la
supervisione delle Nazioni Unite.
E così si arriva al 2002, quando si fanno sempre più forti i venti di
guerra sull'Iraq, accusato di possedere "armi di distruzione di massa".
Accusato soprattutto dagli Stati Uniti – dall'Amministrazione di George
W. Bush.
Aziz racconta che allora cercò di convincere il mondo che queste armi
l'Iraq non le aveva – che non c'era nessun programma segreto.
Era lui ad avere la supervisione della missione Onu di verifica sugli
armamenti non convenzionali: gli "ispettori", come comunemente venivano
chiamati.
Bush voleva la guerra
"Ho partecipato a centinaia di riunioni con loro in centinaia di siti",
ricorda, "ma erano impegnati a dimostrare il falso", accusa, aggiungendo
che "Bush stava andando in guerra a prescindere".
A prescindere cioè da ispettori e ispezioni.
Bush era deciso comunque a invadere l'Iraq (e a rovesciarne il regime) –
adesso lo sappiamo.
Saddam, tuttavia, allora preferì tenere un atteggiamento ambiguo. Un
deterrente verso l'Iran, disse poi l'ex rais iracheno all'FBI, dopo la
sua cattura, avvenuta nel dicembre 2003.
Adesso il suo ex vice conferma. "In parte si trattava dell'Iran", dice
al Guardian. "Ci avevano fatto guerra per otto anni, quindi
avevamo il diritto di distoglierli".
E torna a elogiare Saddam: "Era un uomo fiero. Doveva difendere la
dignità dell'Iraq. Doveva mostrare di non essere nel torto e di non
essere debole".
L'Iran, il nemico.
L'Iran che adesso – sottolinea Aziz – "sta costruendo un programma di
armamenti".
"Lo sanno tutti e nessuno sta facendo niente. Perché?"
E accusa Bush e Blair: "Hanno mentito intenzionalmente".
Perché? Per fare gli interessi di Israele – Aziz non ha dubbi. Due
"filo-sionisti" che hanno voluto distruggere l'Iraq. E nemmeno per il
bene dei loro Paesi.
L'intervista del Guardian:
http://www.guardian.co.uk/world/2010/aug/05/iraq-us-tariq-aziz-iran
Fonte:
http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=article&sid=9582
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