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“IRAN-SCIBILI”?
ECCO
PERCHE’ DIFENDERE LE RAGIONI DELL’IRAN…(ALMENO SUL NUCLEARE!)
di Gaspare
Serra - GaspareSerra.blogspot.com
Non sono “sciocco”, dunque
mi rendo ben conto di come questo titolo da
solo basti per attrarmi addosso critiche furiose e “condanne sommarie”
(mi perdonerete se aggiungo l’inciso “specie da parte dei più
distratti”, di coloro pronti a giudicare senza aver nemmeno letto una
riga in più dell’analisi che segue!).
Ciò né mi sorprende né mi
spaventa, cosciente di vivere
in un Mondo in cui:
·
la ragione si è
andata sempre più perdendo, offuscata dagli odi e dai pregiudizi…
·
e
molti occhi ormai discernono solo tra il “bianco” e il
“nero”, perdendo di vista quelle sfumature che
sono proprio ciò che fa spesso la differenza!
La riflessione seguente è
un tentativo (non so se riuscito)
di analizzare
la “Questione iraniana”:
·
sganciandosi dai
parametri di giudizio più “scontati” (specie di conio statunitense e
“contraffazione” europea);
·
rifuggendo dai
“topos” propri della politica internazionale (molti dei quali di marca
bushiana e mera “imitazione” berlusconiana);
·
ed
evitando il ricorso ai più banali “luoghi comuni”
con cui si tende sempre più spesso a dividere la realtà in “piani
contrapposti” (Occidente/ Oriente; Democrazie/ “Stati canaglia”;
Cristianesimo/ Islam…).
INIZIAMO A RAGIONARE…
L’analisi seguente
esprime il rifiuto netto di quella “logica divisiva”
(dalla maggior parte della pubblica opinione recepita
inconsapevolmente…) che sembra governare
l’Occidente, tendente a trasformare la realtà
(politica, culturale, religiosa, etica, morale…) in un gioco di “coppie
contrapposte” in cui:
·
“tutto è lecito”
(anche il ricorso a guerre del tutto “illegittime e infondate”!), spesso
stravolgendo persino lo stesso “senso logico” delle parole (spacciando
per operazioni di “peace keeping” mere guerre commerciali o,
addirittura, per “guerre esportatrici di democrazia” o di liberazione
dal terrorismo internazionale pretestuose operazioni d’occupazione
militare!);
·
mentre una sola
regola regge il gioco: “o con noi o contro di noi!”.
In un simile contesto,
allora, la scelta di non schierarsi apertamente
per nessuna delle due
parti può apparire come una
scelta “eversiva”
dell’ordine costituito!
Diceva il filosofo tedesco
Theodor Adorno (1903/1969): “la libertà non sta
nello scegliere tra bianco e nero, bensì nel sottrarsi a questa scelta
prescritta…”.
Personalmente credo che il
principale handicap delle opinioni pubbliche moderne (dominate da
un’informazione mass-mediatica il più delle volte “manipolata” e “a
senso unico”) sia proprio la profonda difficoltà di sottrarsi alle
scelte “prescritte” dal Potere (non tanto politico quanto economico),
scelte attraverso cui chi “governa le coscienze” (non solo la “res
publica”…) è in grado di trasformare persino le più palesi “menzogne”,
una volta ripetute ossessivamente, nelle più “incontestabili verità”
(almeno per quella crescente maggioranza
“distratta e silenziosa” che ha perso del tutto la capacità di farsi
“massa critica”…).
“La vera libertà di
stampa è dire alla gente quello che la gente non vorrebbe sentirsi dire”,
ripeteva lo scrittore britannico George Orwell (1903/1950, in realtà
Eric Arthur Blair).
Io non sono “la stampa” né detengo
alcuna verità “tascabile”!
Possiedo ancora, però, quella
libertà di pensiero e onestà intellettuale sufficiente:
·
per
interrogarmi “criticamente” sulla gestione della politica
internazionale statunitense (seguita
passivamente “a ruota” da molti paesi europei, in primis l’Italia);
·
per
dubitare persino
della presunta “superiorità morale” dell’Occidente
rispetto al resto del Mondo (in materia di
rispetto della legalità internazionale, uso legittimo della forza e
proliferazione nucleare);
·
e per arrivare
a sostenere (pur da “convinto” pacifista e
antinuclearista!) che, a queste condizioni,
l’Iran ha “tutte le ragioni del mondo” per
rivendicare finanche il diritto di dotarsi di armi nucleari!
Un antico proverbio zen ricorda
che “quando il saggio indica la luna, lo sciocco guarda il dito…”,
nonostante luna e dito appartengano a due dimensioni incomparabili, a
due mondi del tutto differenti!
Contestualizzando tale
aforisma, la conclusione a cui approda la mia analisi è la seguente:
le potenze nucleari non possono indicare
nell’Iran “il male” piuttosto che un suo “sintomo”!
Anche
una volta risolta
la “Questione iraniana”,
così, non sarebbe affatto risolta la vera
questione, quella “nucleare”, che la Comunità
internazionale dovrebbe finalmente affrontare a viso aperto e senza
“ipocrisia”!
Il vero problema,
dunque, non è la questione “iraniana”, bensì
quella “nucleare”!
Per queste ragioni (senza voler
dare minimamente l’impressione di difendere il governo teocratico,
reazionario, illiberale e antisionista di Ahmadinejad!), mi sento in
dovere di giustificare le pretese nucleari iraniane almeno finché le
nove potenze nucleari già esistenti:
·
non ammetteranno che
la fonte primaria d’“instabilità e insicurezza” nel Mondo è costituita
dai propri arsenali atomici;
·
e non accetteranno
di affrontare il problema mettendo anzitutto in discussione la propria
“politica nucleare”!
COS’E’ LA “QUESTIONE IRANIANA”?
“Quanto sta avvenendo
tra le superpotenze e l’Iran equivale a un gruppo di pazzi che si
riunisce; un matto bussa alla porta, vuole entrare a farne parte;
l’assemblea decide di no: c’è il numero chiuso, dunque resti fuori!”
(tratto dal libro “Per ragionare”, del filosofo Mario Capanna).
Non c’è descrizione più azzeccata
per presentare il nocciolo della “Questione iraniana”, ossia la contesa
apertasi:
·
tra un gruppo di
Stati (Stati Uniti e Israele, in particolare) che vorrebbe proibire a un
altro paese sovrano, l’Iran, di sviluppare l’energia nucleare, temendo
che questo sia solo un pretesto per arrivare anch’esso a dotarsi di armi
atomiche;
·
e un Paese, l’Iran,
che sostanzialmente chiede d’entrare a far parte del “club ristretto”
delle potenze nucleari (di cui i propri più acerrimi contestatori sono
già parte!).
Verrebbe da dire, allora,
che il Mondo è governato dalla stessa ragione
dei “matti”!
COS’E’ IL “TRATTATO DI NON PROLIFERAZIONE NUCLEARE”?
Il “Trattato di non
proliferazione nucleare” (che, per comodità,
chiameremo di seguito “Tnp”)
stabilisce il principio per cui la pace nel
Mondo va salvaguardata evitando la “corsa agli armamenti nucleari”
(armi dalle potenzialità catastrofiche!).
Per quale motivo?
Perché, in caso contrario, le
potenze nucleari potrebbero essere “tentate” dalla possibilità di
risolvere le proprie controversie internazionali ricorrendo agli
arsenali atomici, con le conseguenze che ben si possono immaginare…
Lo spirito del Tnp,
dunque, è quello di “prevenire” il rischio di
nuove guerre atomiche (qual è stata la Seconda
Guerra mondiale, conclusasi il 6 agosto del 1945 con il lancio della
bomba atomica “Little Boy” -così fu denominata- sulle città giapponesi
di Hiroshima e Nagasaki).
Cosa prevede, più in dettaglio, il
Tnp?
Il Trattato impegna gli
stati firmatari:
·
qualora
detengano testate atomiche, a un progressivo
“disarmo nucleare” (finora, purtroppo, rimasto
solo sulla carta…);
·
e,
qualora sviluppino l’energia nucleare “a scopi
civili” (in pratica, per costruire centrali elettronucleari),
a sottoporsi al controllo dell’Aiea
(l’Agenzia internazionale per l’energia atomica delle Nazioni Unite).
Il Tnp è entrato in
vigore nel 1970, in piena “guerra fredda” e
allorquando erano solo 5 le potenze nucleari nel Mondo (tra l’altro,
tutte membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu): Usa, Urss, Gran
Bretagna, Francia e Cina.
A sottoscrivere il Trattato,
tuttavia, sono state:
·
non solo potenze
nucleari all’epoca esistenti;
·
bensì anche paesi
che avevano sviluppato l’energia nucleare esclusivamente per “scopi
civili”;
·
e paesi del tutto
sprovvisti sia di armi che di centrali nucleari.
Non essendo l’adesione al
Tnp un obbligo per gli Stati, però:
·
ad oggi,
diversi paesi non hanno aderito al Trattato;
·
e, cosa più
preoccupante, tra questi vi rientrano alcuni
paesi che dispongo in ogni caso dell’arma atomica
(tra cui Israele!).
QUALI SONO LE POTENZE NUCLEARI NEL MONDO?
Attualmente nel Mondo sono
presenti:
·
5 potenze
nucleari “legali” (che dispongono
dichiaratamente dell’arma atomica e sono aderenti al Tnp): i già citati
Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna, Francia e
Cina;
·
3 potenze
nucleari “illegali” (che detengono
notoriamente armi nucleari ma non hanno sottoscritto il Tnp):
India, Pakistan e Corea del Nord
(quest’ultima nel 1985 aveva aderito al Tnp, per poi ritirarsi dallo
stesso nel 2003);
·
e
1 potenza nucleare “di fatto”
(che dispone di armi nucleari -pur senza averlo mai ufficialmente
riconosciuto- ma non ha mai aderito al Tnp):
Israele.
Riguardo il caso israeliano, tra
l’altro, proprio lo scorso 24 maggio il quotidiano inglese “The
Guardian” (citando un documento ufficiale “riservato” ma finalmente
“declassificato” in Sudafrica, firmato dall’allora ministro della Difesa
-oggi presidente della Repubblica e “Premio Nobel per la Pace”!- Shimon
Peres):
·
non solo ha
confermato che Israele detiene da tempo l’arma atomica;
·
bensì ha
rivelato che, nel 1975, il governo israeliano
ha tentato di vendere tre testate nucleari al regime sudafricano
dell’apartheid!
USA-IRAN: CATTIVI MAESTRI, STUDENTI RIBELLI…
Lo scorso
3 maggio si è svolta, al
Palazzo di Vetro di New York, una conferenza
dell’Onu proprio sul
tema della “proliferazione nucleare”.
Una vetrina internazionale
imperdibile per il ribelle presidente iraniano, Ahmadinejad, sempre
pronto a sfidare la Comunità internazionale con i suoi deliranti
proclami!
L’intervento di
Ahmadinejad, anche stavolta
svoltosi un po’ in solitudine (essendosi allontanate dall’Aula le
delegazioni americane, italiane e di molti altri paesi occidentali non
appena concessagli la parola), ha comunque “spiazzato” un po’ tutti
giocando di contrattacco, sfidando
gli Usa a un maggior impegno per il disarmo
nucleare.
Un po’ come se, una volta tanto,
fosse l’alunno “indisciplinato” a redarguire il maestro “inadempiente”!
Il nocciolo del ragionamento
di Ahmadinejad può
così riassumersi: “gli Stati Uniti, prima di occuparsi di fantomatici
propositi nucleari iraniani, perché non dimostrano alla Comunità
internazionale di tener fede agli impegni assunti col Tnp ritirando
immediatamente le proprie armi nucleari sparse nelle basi americane
d’Europa e del resto del Mondo?”.
Più in dettaglio, il leader
iraniano ha avanzato una proposta di
“denuclearizzazione globale” in tre punti:
·
“smantellamento delle armi” nucleari americane;
·
affidamento a
un organismo internazionale indipendente del compito di
fissare una data per l’“eliminazione integrale delle armi
nucleari” di tutti i paesi membri del Tnp;
·
e
varo di un nuovo Tnp (da
ridefinire “Trattato di Disarmo e di non
Proliferazione nucleare”).
Una proposta, pertanto:
·
forse “utopistica”;
·
probabilmente dai
secondi fini “provocatori”;
·
ma in sé tutt’altro
che “insensata” o belligerante!
Qual è stata la risposta americana
alle denunce/proposte iraniane?
Anzitutto
fonti ufficiali del Pentagono sono state costrette ad
ammettere che gli Usa:
·
dispongono
di ben “5.113” testate nucleari;
·
di cui ben “90”
detenute solo in Italia!
Il segretario di Stato americano,
Hillary Clinton, ha però accusato l’Iran di “far di tutto per
distogliere l’attenzione dalle proprie responsabilità” e di “mettere a
rischio il futuro della non-proliferazione nucleare”.
A stretto di giro, inoltre, è
arrivata anche la risposta del presidente americano, Barack Obama: “i
Paesi che non onorano i loro obblighi sulla non-proliferazione si
troveranno ad essere meno sicuri, meno prosperi e più isolati”.
A questo punto, qualche domanda
(pur destinata a rimanere senza risposta…) vorremmo volentieri
rivolgerla all’Amministrazione americana:
·
perché gli
Usa hanno sempre taciuto sull’“esorbitante”
ammontare del proprio arsenale nucleare?
·
Perché gli Stati
Uniti dispongono ancor oggi di un potenziale atomico così
“imbarazzante”, pur trascorsi 30 anni dalla sottoscrizione del Tnp?
·
Come può la
responsabilità della proliferazione nucleare
nel Mondo ricadere su
un Paese, l’Iran
appunto, che ancora nemmeno dispone dell’arma
atomica? Tale responsabilità non dovrebbe
ricadere, piuttosto, sulle potenze nucleari esistenti? Perché mai,
invece, proprio questi paesi sono ad oggi esenti da responsabilità e
sanzioni?
·
Così stando le
cose, non toccherebbe proprio ai paesi che
dispongono di armi atomiche il dovere di fare un “primo passo”
distensivo di fronte alla Comunità
internazionale?
·
Perché la
nuova Amministrazione statunitense, potendo
dimostrare “nei fatti” di voler iniziare un “nuovo corso” nei rapporti
con l’Iran (rispetto alla precedente gestione Bush),
non ha colto al volo il “guanto di sfida” lanciato da
Teheran, rispondendo “nel merito” alle proposte di denuclearizzazione
globale avanzate? E perché, piuttosto, si è
deciso tanto “frettolosamente” (dopo appena pochi mesi di presidenza
Obama) di abbandonare la (sia pur difficile) “via del dialogo” per
perseguire la più comoda (ma più pericolosa!) strada della
contrapposizione frontale e delle sanzioni?
NUCLEARE “MADE IN USA”: 5.113 LE TESTATE AMERICANE (90 IN ITALIA!)
La cosa che più
sconcerta delle rivelazioni
statunitensi non è tanto lo “spaventoso” numero di testate dichiarate
(sufficienti a distruggere la Terra “innumerevoli volte”!) quanto
il fatto:
·
che gran
parte delle testate siano detenute nelle basi
militari americane presenti nel Vecchio Continente e nel resto del Mondo
(ossia in suolo straniero ma al di fuori di
ogni controllo da parte degli Stati ospitanti!);
·
e che ciò sia
stato consentito all’insaputa delle popolazioni nazionali!
Secondo quanto riferito
dagli studiosi del Fas (“Federation of American Scientists”),
tra la base aerea Nato di Aviano e quella di Ghedi Torre
sarebbero stipate ben “90” testate statunitensi!
Il che ha dell’“assurdo” se si
considera che proprio i sindaci di Aviano e Ghedi sono da anni membri
del network “Mayors for peace” (associazione presieduta dal sindaco di
Hiroshima e impegnata per l’eliminazione di tutte le armi nucleari dal
mondo entro il 2020)!
E’ vero che l’Italia non è l’unico
paese a ospitare testate nucleari “a stelle e strisce”. Per fare qualche
esempio:
·
150 testate
sarebbero detenute in Germania;
·
100 in Inghilterra;
·
90 in Turchia;
·
e 40 tra il Belgio e
l’Olanda.
Numeri che ritraggono il quadro di
un’Europa sostanzialmente a “sovranità limitata” (questo è forse il
“prezzo di riconoscenza” ancora da scottare per i meriti americani
nell’averci liberato dall’oppressione nazi-fascista nel ‘45?!).
E’ anche vero, però, che,
diversamente da altri paesi europei
(quali Belgio, Germania, Lussemburgo, Norvegia e Paesi
Bassi, che hanno provveduto in tal senso già dal febbraio 2009),
l’Italia non ha ancora nemmeno chiesto ufficialmente
agli Usa il ritiro delle loro testate dal proprio territorio nazionale!
Qualche domanda (anch’essa
destinata a cadere nel vuoto…), allora, sarebbe doveroso rivolgerla
anche al governo italiano:
·
com’è
ammissibile che il popolo italiano scopra solo
a distanza di decenni
(e soltanto
per “merito” di Ahmadinejad!)
che il suo territorio nazionale sia
stato “svenduto” per farne una
vera e propria “polveriera nucleare”?
·
Com’è spiegabile il
fatto che gli Italiani, mentre sono interpellati per via referendaria
(nel 1987) per decidere della sorte di pacifiche centrali
elettronucleari, sono tenuti all’oscuro sulla presenza di “testate
atomiche” nel proprio territorio (ben “90” e, per di più, “in mani
straniere”)?
·
Com’è
giustificabile la “cortina di silenzio” calata su tale vicenda,
sia da parte del mondo politico (non una sola reazione significativa si
è registrata in merito, nemmeno da parte delle opposizioni!) che
informativo?
·
Non sarebbe
nell’interesse pubblico e della “democrazia” che della vicenda si
discutesse in
Parlamento?
ECCO PERCHE’ DIFENDERE LE RAGIONI DELL’IRAN… (ALMENO SUL NUCLEARE!)
Su questo complicatissimo
“intrigo internazionale” rimangono
ancora troppi interrogativi
su cui un’opinione pubblica con un minimo di
“coscienza critica” non dovrebbe sorvolare
(lasciandosi passivamente andare a letture “parziali” e
aprioristicamente schierate!).
PRIMO:
L’Iran vuole davvero portare a
termine il processo di arricchimento dell’uranio al fine di dotarsi di
armi nucleari?
La risposta a tale domanda è
nevralgica: se così non fosse, non vi sarebbe pretesto alcuno per
accusare l’Iran di violare il Tnp o di rappresentare un pericolo per la
sicurezza mondiale!
E’ nel pieno diritto degli Stati
(anche contraenti il Tnp), difatti, scegliere di diversificare le
proprie fonti energetiche decidendo di produrre parte della propria
energia elettrica ricorrendo a centrali elettronucleari.
La risposta è no!
Sul punto
l’Iran è sempre stato chiaro, dichiarando di ambire solo
alla costruzione di centrali elettronucleari:
lo stesso Ayatollah Khamenei ha più volte ribadito come l’utilizzo di
armi nucleari (così come di quelle chimiche) è proibito dall’Islam (nel
corso della Prima Guerra del Golfo, del resto, è stato l’Iraq di Saddam
Hussein -e non certo l’Iran!- a ricorrere ad armi chimiche).
Se quella iraniana può facilmente
considerarsi una fonte inattendibile, ciò non può dirsi, invece, per
quanto dichiarato:
·
sia dall’Aiea
(l’unica agenzia internazionale incaricata, in base al Tnp, delle
ispezioni sui siti nucleari), che ha
ripetutamente negato che l’Iran stia lavorando a un programma nucleare
militare;
·
sia dagli stessi
servizi segreti americani (un rapporto del 2007 della “National
Intelligence Estimate” americana ha concluso che Teheran ha interrotto
il proprio programma nucleare militare già nel 2003).
Gli unici a sostenere
la tesi contraria, in
pratica, sono
Israeliani
e
Statunitensi.
Già questo
sarebbe sufficiente per parlare di accuse
“unilaterali” e “non verificate”, che rischiano
di trasformarsi nell’ennesimo vergognoso “processo sommario” condotto
contro uno Stato sovrano (dopo il “processo
farsa” fatto all’Iraq, occupato da forze militari statunitensi e inglesi
nel 2003 sulla base di prove “false” e di palesi “menzogne” propagandate
per vere, come autorevolmente confermato lo scorso gennaio nella
relazione presentata dalla “Commissione d’inchiesta indipendente
sull’Iraq” voluta dal premier olandese Balkenende e guidata dall’ex
presidente della Corte Suprema olandese, Willibrord Davids).
Perche mai,
allora, l’Iran non avrebbe diritto a sviluppare
l’energia nucleare “a scopi civili”?
Perché ciò stesso sarebbe una
“pretesa” inaccettabile (per non dire una “provocazione”)?
Che cosa differenzia l’Iran
dall’Italia e dalle altre nazioni che hanno fatto la scelta (a mio
avviso “folle”, ma comunque legittima) di investire sulla fonte
energetica nucleare?
Forse solo il fatto che l’Iran sia
un paese “ostile” all’Occidente, proponente un modello di civiltà
(discutibile o meno che sia) “alternativo” al nostro?
SECONDO:
Supponendo pure che
l’Iran “menta spudoratamente” e nasconda le sue reali ambizioni militari
nucleari, siamo davvero
sicuri che l’Iran non abbia alcun “diritto” di dotarsi di un’arma
di cui già dispongono altri nove Stati
nel Mondo?
Dal punto di vista
“strettamente giuridico”, tale pretesa
incontrerebbe un limite invalicabile: il Tnp
(sottoscritto dall’Iran) escluderebbe la
legittimità internazionale di una simile ambizione.
Ma
se si considerano le “logiche sostanziali” di funzionamento della
Comunità internazionale ci si accorge, in realtà, che
il problema non è affatto giuridico bensì “politico”!
Se così non fosse,
del resto:
·
all’Iran
basterebbe ritirarsi dal Tnp (come già fatto
dalla Corea del Nord nel 2003) per svincolarsi dagli obblighi del Tnp;
·
e non si
comprenderebbe la ragione per la quale tali obblighi non graverebbero
anche su Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna e
Francia, potenze nucleari che non hanno mai
mantenuto l’impegno (formalmente assunto col Tnp) di smantellare i
propri arsenali atomici!
Per scoprire le ragioni per
cui l’Iran non rappresenta “il problema” bensì “il sintomo” di un
problema ben maggiore occorre porsi, semmai, un’altra domanda:
quale sarebbe la spiegazione più logica di un
interessamento dell’Iran per l’arma nucleare?
La risposta:
·
non è
l’interesse di realizzare finalmente
il proposito di distruggere Israele
dalla cartina geografica mediorientale (sarebbe “folle” immaginare che
l’Iran mettesse realmente in pratica un piano del genere!);
·
bensì
l’interesse di “ristabilire un equilibrio” nei rapporti di forza in
Medio Oriente con Israele (potenza nucleare),
tale da “mettersi al riparo” per il futuro da ogni possibile ipotesi di
subire un attacco militare!
Perché un “Iran
nuclearizzato”, allora,
fa così tanta paura ai Potenti
della Terra?
Non tanto per le sue mire
“offensive”, quanto perché risulterebbe “inattaccabile” come potenza
nucleare (nonostante, in un futuro prossimo,
le sue rilevanti risorse petrolifere e gassose potrebbero “far gola” a
molti!).
Per spiegare questa risposta
occorre, anzitutto, che sia chiara la logica “folle” (o, meglio,
“darwiniana”) che governa il diritto internazionale: nell’ambito della
Comunità internazionale, non governa la “legge del diritto” bensì la
“legge del più forte”!
La “proliferazione nucleare”, in
particolare:
·
ha avuto origine
dalla politica nucleare statunitense (gli Usa sono stati i primi a
dotarsi di tale arma e gli unici -per fortuna!- ad averla utilizzata
nella storia);
·
e si è
propagata a macchia d’olio per colpa di quella
che lo scrittore Mario Capanna definisce la
logica del “Mad” (in inglese “folle”, “pazzo”,
“matto”, in realtà acronimo di “mutual assured
destruction”, ossia “distruzione mutua
assicurata”!).
Come funzione il sistema logica
(pur se “folle”) del Mad?
Il “Mad” incentiva le
grandi potenze a dotarsi di un’arma nucleare:
·
non
(come potrebbe appare da una lettura superficiale)
in nome di una logica “offensiva”;
·
bensì
in ragione di una logica “difensiva” o di
“auto-tutela”, ossia per garantirsi una piena
autonomia d’azione rispetto alle altre potenze nucleari facendo valere
la “forza deterrente” rappresentata dal solo possesso di un’arma
nucleare!
Spiegato in parole ancor più
povere, nell’ambito del “club privilegiato” delle potenze nucleari:
·
da un lato,
ogni potenza nucleare è consapevole
che un intervento militare contro una nazione dotata
anch’essa di ordigni nucleari potrebbe rappresentare
la propria rovina,
rischiando di subire una “rappresaglia nucleare” e, dunque, di finire
anch’essa distrutta (di innescare una spirale di violenza capace di
portare a una “guerra totale” dalle conseguente distruttive per l’intero
Pianeta!);
·
dall’altro,
il semplice possesso di un’arma atomica rappresenta per uno Stato la
migliore garanzia d’“inattaccabilità” (un
“deterrente formidabile” da ogni possibile minaccia straniera), il che
pone le potenze nucleari in una posizione di forza nettamente favorevole
rispetto agli Stati non dotati di arsenali nucleari!
A conferma di ciò, potremmo
ricordare:
·
che l’unica
occasione in cui è stata utilizzata l’arma nucleare è stata nel 1945,
non a caso allorquando gli Stati Uniti erano i “detentori esclusivi” di
armi nucleari nel Mondo;
·
e che l’unico vero
motivo per il quale la Corea del Nord ha mantenuto la propria
indipendenza fino ai nostri giorni è proprio il fatto che sia sospettata
di possedere una decina di testate nucleari (il che la mette dal riparo,
per intendersi, dal rischio di fare la stessa fine dell’Iraq!).
In conclusione:
·
perché mai
gli Iraniani (68 milioni di cittadini)
dovrebbero rinunciare a dotarsi di un’arma
di cui già dispongono
non solo gli avversari
statunitensi (300 milioni) e gli scomodi
vicini pakistani (140
milioni) bensì anche i Francesi
(65 milioni), gli Inglesi
(60 milioni) e, soprattutto,
i nemici israeliani
(7 milioni)?
·
Come
si potrebbe contestare il proposito iraniano di
“tutelarsi” con l’atomica dalle continue
minacce d’intervento militare di Stati Uniti e Israele?
·
E
cosa renderebbe una futura arma nucleare iraniana più
pericolosa in sé, per la sicurezza e la pace
nel Mondo, delle armi atomiche statunitensi,
israeliane o pakistane?
Qual è l’“assurda” conclusione cui
spinge la logica del Mad?
Quella per cui il Mondo,
paradossalmente, sarebbe più sicuro se ogni Stato fosse dotato di un
arsenale nucleare!
Alcuni studiosi,
anzi, si spingono a sostenere che se una Terza
Guerra mondiale non è scoppiata (salvo piccole
guerre di carattere locale e che non hanno mai coinvolto potenze
nucleari) il merito va proprio all’invenzione
dell’arma atomica!
Questo “meccanismo infernale”,
però, è destinato a reggere fino a quando si dimostrerà “efficace” alla
prova dei fatti: quel giorno in cui qualche “ingranaggio” non dovrebbe
funzionare come auspicato, il rischio concreto è quello di dirigere
velocemente l’Umanità verso un’inesorabile catastrofe!
TERZO:
La Comunità internazionale sta
assumendo un atteggiamento corretto, equanime e “imparziale”
nell’affrontare la Questione iraniana?
L’impressione è “del tutto
contraria”:
·
perché la politica
statunitense (per non prendere nemmeno in considerazione quella
israeliana) ha teso a “ghettizzare” l’Iran come “Stato canaglia”,
applicando severe sanzioni e rendendo impossibile ogni spiraglio di
dialogo;
·
e perché è di
tutta evidenza che gli Usa hanno adottato negli
anni la politica dei “due pesi e due misure”.
Qualche esempio concreto?
Come spiegare altrimenti:
·
tanta
“inflessibilità” verso l’Iran
quanta “accondiscendenza” verso Israele
(Paese che non può violare gli obblighi sanciti dal Tnp semplicemente
perché non ha mai nemmeno accettato di farsene carico)?;
·
tante
“sanzioni” contro l’Iran (per “presunte”
violazioni del Tnp) quanta “tolleranza” verso
le gravi, ripetute ed accertate violazioni israeliane sia di numerose
risoluzioni dell’Onu sia dei diritti umani
(per ultimo, basti citare la strage di attivisti umanitari compiuta in
acque internazionale lo scorso 30 maggio)?
“SI
VIS PACEM PARA BELLUM”?
Che Ahmadinejad sia un abile
“provocatore” (oltre che un folle “reazionario” e “negazionista”) è
fuori discussione!
E’ Ahmadinejad, però, il
presidente eletto dall’Iran per il secondo mandato consecutivo (pur con
tutto il rammarico di Stati Uniti ed Europa, facenti il tifo, alle
ultime elezioni iraniane, per il più moderato Mousavi).
Il leader iraniano, dunque
(piaccia o non piaccia), è l’unico interlocutore possibile!
Preso atto che un nuovo
corso politico in Iran (non impossibile, stante la “speranza verde”
rappresentata dai giovani che per la prima volta sono scesi in piazza a
Teheran sfidando il regime) potrà comunque avviarsi solo conclusa la
stagione politica di Ahmadinejad, l’unica
ragionevole strada percorribile resta quella del dialogo, non certo
dello scontro “muro contro muro” (capeggiato,
invece, dal presidente israeliano Netanyahu!).
Obama ha iniziato la sua nuova
presidenza promettendo un “new deal” nelle relazioni diplomatiche col
mondo arabo, basato sul multilateralismo e su un maggiore rispetto
reciproco.
E’ questa (anche se più lunga e
faticosa) la strada che l’Occidente ha l’obbligo di perseguire!
E’ anche vero, però, che un vero
dialogo non potrà mai avviarsi fin quando l’Iran, dall’altra parte, si
ritroverà un interlocutore pronto a sedersi al tavolo delle trattative
soltanto:
·
facendo valere il
peso di qualche tonnellata di arsenali nucleari;
·
e cercando la pace
“minacciando la guerra”!
Bombardare gli eventuali
siti nucleari iraniani
-come ammonisce ripetutamente
Israele-
sarebbe una scelta folle, che porterebbe solo:
·
a
“radicalizzare” lo scontro Occidente/Medio
Oriente;
·
a
rivitalizzare gli estremisti islamici;
·
e ad alimentare
una “scia di sangue” dalle proporzioni inimmaginabili e dalla durata
imprevedibile!
Non c’è alternativa alla
diplomazia, dunque.
O,
per meglio dire,
l’unica alternativa sarebbe la catastrofe!
Abbiamo detto che
la causa del “riarmo nucleare” non è certo l’Iran bensì
la presenza di potenze nucleari, le quali finiscono
inevitabilmente con l’alimentare
la logica del “Mad” (della
“distruzione mutua assicurata”).
La “proliferazione
nucleare”, allora, si
può arrestare solo in un modo: mettendo in discussione l’“era nucleare”
e lavorando per un Mondo “senza atomiche”!
Un processo lungo e
difficile che richiederebbe una “svolta
politica internazionale” di portata storica:
·
la stesura
di un nuovo “Trattato di disarmo e di non proliferazione nucleare”,
con cui:
·
da un lato, le
potenze nucleari s’impegnino al “disarmo nucleare”;
·
e, dall’altro, si
doti l’Aiea di stringenti poteri di controllo sugli Stati, al fine
d’impedire che gli stessi si disarmino “solo in apparenza” oppure
operino clandestinamente per un successivo “riarmo nucleare” (dotando
l’Onu di specifici poteri d’intervento per arrestare sul nascere -anche
ricorrendo all’uso della forza, ove necessario- possibili nuovi
programmi nucleari militari).
·
L’apertura
di una nuova stagione nei rapporti tra Stati basata sul multilateralismo,
in primis riformando l’Onu
in modo da renderne più democratico il suo funzionamento
e più rappresentative di tutte le aree del Mondo le sue decisioni.
·
La
pacificazione delle regioni del Mondo da troppi anni instabili,
perciò focolai sempre accesi di violenza e terrorismo,
cominciando proprio da quella mediorientale:
·
realizzando
finalmente la
soluzione “due popoli per due stati” in Terra
Santa;
·
e garantendo, al
contempo, la sicurezza e il diritto all’esistenza d’Israele (che può
aspirare ad essere riconosciuta come un interlocutore affidabile dagli
altri paesi dell’area solo allorquando svestirà i panni di potenza
nucleare e di Stato occupante i territori palestinesi!).
Un processo di disarmo
nucleare mondiale, di riconciliazione tra Stati ostili e di
pacificazione globale non è certo semplice da realizzare.
La sfida però, per chi ha davvero
a cuore il futuro di questo sempre “più piccolo e conflittuale” Pianeta,
è proprio questa!
Perdere o, ancor peggio, nemmeno
puntare uno sforzo su questa sfida vorrebbe dire semplicemente
consegnare alle future generazioni un Mondo sempre più precario e
insicuro, a costante rischio nucleare…
Gaspare Serra (blog
“Panta
Rei”)
Fonte:
http://gaspareserra.blogspot.com/
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