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di Enrico
Galoppini,
24 Giugno 2009
Eurasia-rivista.org
La fantasia al potere:
le invenzioni della propaganda occidentale
contro la Repubblica Islamica dell’Iran

In questi giorni, a chi segue le notizie provenienti dall’Iran e cerca
d’interpretare la portata degli eventi in corso, non sarà sfuggito il totale
allineamento pro-“dimostranti” di tutte le opinioni ammesse dal sistema
mediatico occidentale. Non solo quello “ufficiale” delle tv e dei giornali
ad alta visibilità (garantita dal meccanismo delle rassegne stampa), ma
anche di gran parte di quello per così dire “alternativo” dei siti e delle
agenzie “pacifiste”. La voce unanime che accomuna tutti costoro è che le
elezioni presidenziali iraniane sono state “falsate da brogli” e che gli
iraniani vogliono “libertà e democrazia”. E tanto basterebbe per convincere
un pubblico naturalmente distratto e non qualificato della bontà dei motivi
per cui “gli iraniani” scendono in piazza per protestare contro “il regime”.
Tra tutti i motivi messi in giro dalla macchina disinformativa ci ha colpito
in particolare quello di chi è giunto – in una sede considerata
“autorevole”, gestita da “accademici” - a definire "resistenza"
un'organizzazione come quella dei “Mujahidin del Popolo” resasi responsabile
di una catena ininterrotta di attentati in tutto l’Iran (v. il famoso
"terrorismo" contro cui tutti dovremmo unirci). Forse costoro credono sia
giunto il loro momento di gloria? Ci si può documentare facilmente sulle
imprese di questa organizzazione e la scia di sangue che sin dall’inizio
della Rivoluzione del ’79 ha colpito la Repubblica Islamica dell’Iran.
Purtroppo per gli sponsor di questi "resistenti", accolti non molto tempo fa
con grandi onori presso il Parlamento Europeo (!) dagli agenti che in quella
sede ha il partito americano-sionista, la nuova "rivoluzione colorata" (di
verde!) pare già abortita prima di condurre all'agognato abbattimento del
"regime". Non ce la possono fare dall'esterno, militarmente, sia perché
impantanati in Iraq e Afghanistan, sia perché l'Iran è inattaccabile,
iperprotetto ed armato com’è fino ai denti, quindi hanno scelto di giocare
la carta della sovversione interna, resa difficilissima però dall'assenza in
loco delle ONG delle "rivoluzioni colorate" e delle tv private.
La macchina della propaganda occidentale, come detto, va a tutto gas, sempre
più patetica e dalla fervida immaginazione. Gli inviati-fotocopia che si
dolevano di non poter più "informare" a causa della scadenza dei visti
(hanno mai intervistato, questi "professionisti", un sostenitore di
Ahmadinejad?) si sono ridotti a smanettare su Facebook e su qualche altro
arnese simile alla ricerca dell’ultimo “video-verità”. S’è narrato d’un
inesistente "attentato suicida" al mausoleo dell'Imam Khomeyni, sul quale
ora, guarda caso, s’allunga postumo lo zolfo della “benevolenza” del Mossad
nei mesi che precedettero la rivoluzione (“potevamo ucciderlo, ma non lo
facemmo: ne siamo pentiti”, hanno messo in circolazione)... Si sparano cifre
tonde di "martiri" senza uno straccio di prova: anche la "martire Neda"
presto si rivelerà essere l'ennesima trovata mediatica da affiancare al
mitico “cormorano iracheno” inzuppato di petrolio (del Mare del Nord). In
apici di sbornia mediatica s’è gridato anche all’acido lanciato dagli
elicotteri dei Basij!
Le foto che circolano dalla rete anche nei tg dimostrano solo che c'è una
“mobilitazione di piazza” dei sostenitori di Moussavi contro Ahmadinejad e
quel che rappresenta, in politica interna ed estera. Dimostrano anche che
c'è una "repressione". Ma la cosa finisce qui. Perché se i risultati delle
elezioni sono veritieri (ed i "brogli" non possono essere dell'ordine dei 30
punti di scarto!), questa operazione si chiama "colpo di Stato". E come ad
ogni latitudine le autorità non possono non intervenire per sedare ogni
tentativo di questo tipo. Nel “democratico” Occidente, per molto meno, non
succederebbe una carneficina (al di là del giudizio su quelle vicende, ci si
ricordi di quel che accadde a margine del G8 di Genova)? Si assiste,
inoltre, a tentativi di “colonialismo elettorale”; così, sulle prime, i
“verdi” hanno sperato di far ripetere le elezioni alla presenza di
"osservatori". Ma da quando un Paese sovrano accetta simili imposizioni?
Ahmadinejad viene presentato sempre più come un "nuovo Hitler", mentre
giganti eurasiatici del calibro di Turchia e Russia, a margine della
riunione della Organizzazione della Conferenza di Shanghai gli riconoscono
la rielezione (e poi sarebbero loro, due terzi d’Eurasia, che “si
isolano”…). Un presidente che è amato dalle classi popolari perché incarna i
valori della "tradizione", detestato dalle classi già agiate (simili a
quelle mandate a ''spentolare' a Caracas nel 2002, aizzate dalla Cia e dalle
tv private) che vorrebbero diventarlo sempre di più! Il Presidente iraniano
– nella neolingua dei megafoni dell’informazione – sarebbe addirittura ‘reo'
d'aver aumentato pensioni e stipendi, il che ha dato lo spunto, per i soliti
in malafede, di dire che "è in campagna elettorale da 3 anni": insomma, non
è importante cosa si fa, ma "chi fa cosa"!
Quanto al posizionamento dell'Iran in politica estera, un'inversione di
rotta farebbe molto comodo a Usa e soci. La linea seguita sin qui è quella
giusta, compreso il "nucleare iraniano", che nasconde la vera posta in
gioco, quella energetica (quindi, politica con la P maiuscola). Ecco cosa
sono gli “studenti e gli operai” di cui vaneggiano vecchie ciabatte
dell’”antimperialismo” totalmente a digiuno di geopolitica.
Ma chiediamoci: perché tutta questa agitazione intorno all'Iran? Perché il
risultato delle elezioni (alle quali ha partecipato l'85% degli aventi
diritto, a differenza delle nostre elezioni, che ormai non entusiasmano più
nessuno) dovrebbe essere "falsato"? Chi lo dice? Qualche istituto
"indipendente"? E chi è che ha l'autorità per ficcare il naso in questo modo
in casa d'altri? Noi lo sopporteremmo (in effetti lo facciamo, dal '45 in
poi, passando per i "casi" Mattei, Moro, “misteri d’Italia”, servizi
cosiddetti "deviati" e "terrorismo rosso” e “stragismo nero", Cermis, Mani
Pulite, fino alle ultime uscite su "Papi&Noemi", e la cosa non ci fa molto
onore come "popolo italiano"). Insomma, qual è il "problema" con l'Iran?
Quale "pericolo" rappresenta per noi? Parliamone, magari in un confronto tra
“punti di vista” divergenti così come piace alla retorica “democratica”,
così vediamo di chiarire una cosa che altrimenti rischia di non assumere
connotati chiari (le manfrine sui "diritti umani" lasciamole perdere, perché
chi ne fa uno strumento di pressione in giro per il mondo è il primo che
dovrebbe starsene zitto).
La verità – oltre al dato geopolitico - è che non si vuol prendere atto da
trent'anni che nel 1979 in Iran è avvenuto un evento di quelli che
andrebbero studiati sui manuali di Storia, come l'89 della Rivoluzione
francese o il '17 della Rivoluzione bolscevica, che a torto o a ragione sono
considerate delle date-simbolo. Questo rifiuto di accettare che anche i non
europei possano scrivere pagine di "storia universale" è uno dei tanti segni
della boria della cosiddetta "civiltà occidentale" e dei suoi
rappresentanti. Una cosa è certa: dall'esito di questa situazione in Iran
dipenderà molto di quel che resta di speranza, per noi italiani ed europei,
di affrancarsi dalla presa del dominio occidentale.
Link originale :
http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkuVlVuklZUMogOfeD.shtml
Link a questa
pagina :
http://www.terrasantalibera.org/iran_fantasia_propaganda.htm
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