Anno IV,  Comunicato del 20 maggio 2009

 
     
 

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Il Papa non sa che mi hanno picchiato
Osama è stato arrestato, senza ragione, prima della visita del Papa a Betlemme

Caterina Donattini, Peacereporter, 20 maggio 2009

 

 

Osama ha 18 anni. Vive in uno dei tre campi profughi di Betlemme e ha più che mai pagato sulla pelle la visita del papa in Palestina. Osama è orfano di padre e di madre. Sua madre morì di leucemia quando lui aveva tre anni. Si ammalò quando era incinta di lui, poi lottò contro la malattia per anni, ma non ci fu nulla da fare. Il padre è morto un anno fa, il giorno prima dell'esame di maturità di Osama. Quell'esame non andò troppo bene, e in questi giorni Osama sta studiando per ripeterlo a giugno, per ottenere un voto che gli consenta di essere ammesso all'Università. Osama scrive poesie e ama la lettura: "Desidero più che mai studiare ed andare all'università, ma non è facile per me, non è facile".

L'esame di maturità è un privilegio: difficile prepararsi quando si è orfani e si deve lavorare e studiare contemporaneamente. Preparare l'esame di maturità è meno che mai scontato per un giovane ragazzo palestinese che vive in un campo profughi. Un mese fa Osama è stato arrestato insieme ad altri ragazzini del campo dagli israeliani: sono venuti di notte e lo hanno strappato dal sonno chiudendolo poi in prigione per diversi giorni. Altri giovani arrestati nei giorni precedenti pare avessero detto che lui insieme ad altri avevano tirato delle pietre contro soldati israeliani. Tuttavia Osama dice che non aveva tirato nessuna pietra, visto che lavora più di 12 ore al giorno in una stazione di rifornimento nella periferia di Betlemme. Scosso e distrutto dalla stanchezza, dagli interrogatori, dalle percosse, Osama era stato infine rilasciato dai soldati israeliani in assenza di prove. Era tornato a casa, aveva ricominciato a studiare per il suo esame di maturità, a lavorare più di 12 ore al giorno alla stazione di rifornimento, a ridere e a scherzare.

 

Ed ecco che il Papa Benedetto XVI giunge in Israele e il giorno dopo è atteso a Betlemme: "Stavo lavorando alla stazione di rifornimento e mio fratello mi ha telefonato dicendomi che i servizi segreti palestinesi erano venuti a casa e volevano che io mi consegnassi alla polizia. Ho detto che non avevo fatto niente e non volevo andare. Quella notte sono rimasto fuori, sapevo che mi stavano cercando. La mattina seguente sono passato da casa per fare una doccia, uscendo di casa ho visto due uomini venirmi incontro, sono andato nella direzione opposta, ma ho visto che c'erano dei cecchini che puntavano i fucili contro di me. Mi sono fermato e ho capito che ero in trappola. Non sapevo dove andare. Tutta la città era piena di polizia per via della visita del papa. Mi hanno preso, mi hanno chiesto il mio nome. Ho mentito. Ho detto che mi chiamavo Mohammed. Mi hanno detto che sapevano come mi chiamavo.

Nel frattempo i miei famigliari sono accorsi. Mia cugina, mia zia, mio zio. Protestavano, chiedevano cosa avevo fatto, perché mi volevano arrestare? Quegli uomini rispondevano che mi dovevano solo parlare, poi hanno puntato i fucili anche contro di loro. I miei famigliari erano furiosi. Inveivano contro di loro, cercavano di portarmi via. Alla fine i poliziotti mi hanno preso per le braccia e trascinato di corsa verso la loro macchina. Di lì a poco mi stavano già picchiando a sangue. Mi dicevano di abbassare la testa, in modo che non vedessi chi mi stava picchiando. Insieme a me c'erano altri 5 ragazzi del campo, durante la notte ne hanno portati dentro altri 3, così che eravamo in 8. Mi hanno chiesto chi erano i miei amici, hanno detto che temevano che pianificassi qualcosa contro il papa. Ma non ho nulla contro il papa e non avrei fatto proprio niente! Dovevo andare a lavorare il giorno dopo, come sempre, e avrei lavorato fino a mezzanotte. E poi devo studiare. Gli altri ragazzi che avevano arrestato non sono nemmeno miei amici, non capisco. Qualcuno dell'Autorità Palestinese ha pensato che stessimo pianificando un attacco contro il papa e che in misura preventiva tutti i ragazzi del campo profughi di fronte al quale il Papa doveva passare dovevano essere arrestati. Mi hanno detto di essere gentile con loro, che la prossima volta mi avrebbero trattato meglio."

 

Adesso Osama è triste, scosso, demoralizzato, ha paura. Gli chiedo come proseguono gli studi, mi dice che è impossibile andare avanti così, che se li è dimenticati. Teme di non farcela. Lo prenderanno, lo picchieranno, un mese si' e uno no. Per qualche motivo è finito nella lista dei ragazzi "molesti", quelli che tirano le pietre: "Dicono che a giugno verrà qui Obama... è cosi? È vero? Allora mi riprenderanno e mi picchieranno di nuovo! Il Papa non mi ha protetto, e non mi proteggerà. Il Papa non lo sa che mi hanno picchiato per proteggere lui. Nemmeno l'Autorità Palestinese mi protegge. Loro proteggono gli interessi di Israele. Quasi ogni notte gli israeliani vengono nel campo. Qui abbiamo di tutto: la Cia, i servizi segreti israeliani, palestinesi, giordani... Tuttavia nessuno è qui per proteggerci, tutti sono qui per opprimerci! Ancor più di quanto già non siamo".

 

Caterina Donattini,

Peacereporter

 

 

Link originale :

http://it.peacereporter.net/articolo/15821/Il+Papa+non+sa+che+mi+hanno+picchiato
 

Link a questa pagina :

http://www.terrasantalibera.org/il_papa_non_lo_sa.htm

 

Foto - Alleanza per la Terra Santa Libera - maggio 2009


 

 
 

 

 

 

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