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Osama ha 18 anni. Vive
in uno dei tre campi profughi di Betlemme e ha più che mai pagato
sulla pelle la visita del papa in Palestina. Osama è orfano di padre
e di madre. Sua madre morì di leucemia quando lui aveva tre anni. Si
ammalò quando era incinta di lui, poi lottò contro la malattia per
anni, ma non ci fu nulla da fare. Il padre è morto un anno fa, il
giorno prima dell'esame di maturità di Osama. Quell'esame non andò
troppo bene, e in questi giorni Osama sta studiando per ripeterlo a
giugno, per ottenere un voto che gli consenta di essere ammesso
all'Università. Osama scrive poesie e ama la lettura: "Desidero più
che mai studiare ed andare all'università, ma non è facile per me,
non è facile".
L'esame di maturità è un privilegio: difficile prepararsi quando si
è orfani e si deve lavorare e studiare contemporaneamente. Preparare
l'esame di maturità è meno che mai scontato per un giovane ragazzo
palestinese che vive in un campo profughi. Un mese fa Osama è stato
arrestato insieme ad altri ragazzini del campo dagli israeliani:
sono venuti di notte e lo hanno strappato dal sonno chiudendolo poi
in prigione per diversi giorni. Altri giovani arrestati nei giorni
precedenti pare avessero detto che lui insieme ad altri avevano
tirato delle pietre contro soldati israeliani. Tuttavia Osama dice
che non aveva tirato nessuna pietra, visto che lavora più di 12 ore
al giorno in una stazione di rifornimento nella periferia di
Betlemme. Scosso e distrutto dalla stanchezza, dagli interrogatori,
dalle percosse, Osama era stato infine rilasciato dai soldati
israeliani in assenza di prove. Era tornato a casa, aveva
ricominciato a studiare per il suo esame di maturità, a lavorare più
di 12 ore al giorno alla stazione di rifornimento, a ridere e a
scherzare.
Ed
ecco che il Papa Benedetto XVI giunge in Israele e il giorno dopo è
atteso a Betlemme: "Stavo lavorando alla stazione di rifornimento e
mio fratello mi ha telefonato dicendomi che i servizi segreti
palestinesi erano venuti a casa e volevano che io mi consegnassi
alla polizia. Ho detto che non avevo fatto niente e non volevo
andare. Quella notte sono rimasto fuori, sapevo che mi stavano
cercando. La mattina seguente sono passato da casa per fare una
doccia, uscendo di casa ho visto due uomini venirmi incontro, sono
andato nella direzione opposta, ma ho visto che c'erano dei cecchini
che puntavano i fucili contro di me. Mi sono fermato e ho capito che
ero in trappola. Non sapevo dove andare. Tutta la città era piena di
polizia per via della visita del papa. Mi hanno preso, mi hanno
chiesto il mio nome. Ho mentito. Ho detto che mi chiamavo Mohammed.
Mi hanno detto che sapevano come mi chiamavo.
Nel frattempo i miei famigliari sono accorsi. Mia cugina, mia zia,
mio zio. Protestavano, chiedevano cosa avevo fatto, perché mi
volevano arrestare? Quegli uomini rispondevano che mi dovevano solo
parlare, poi hanno puntato i fucili anche contro di loro. I miei
famigliari erano furiosi. Inveivano contro di loro, cercavano di
portarmi via. Alla fine i poliziotti mi hanno preso per le braccia e
trascinato di corsa verso la loro macchina. Di lì a poco mi stavano
già picchiando a sangue. Mi dicevano di abbassare la testa, in modo
che non vedessi chi mi stava picchiando. Insieme a me c'erano altri
5 ragazzi del campo, durante la notte ne hanno portati dentro altri
3, così che eravamo in 8. Mi hanno chiesto chi erano i miei amici,
hanno detto che temevano che pianificassi qualcosa contro il papa.
Ma non ho nulla contro il papa e non avrei fatto proprio niente!
Dovevo andare a lavorare il giorno dopo, come sempre, e avrei
lavorato fino a mezzanotte. E poi devo studiare. Gli altri ragazzi
che avevano arrestato non sono nemmeno miei amici, non capisco.
Qualcuno dell'Autorità Palestinese ha pensato che stessimo
pianificando un attacco contro il papa e che in misura preventiva
tutti i ragazzi del campo profughi di fronte al quale il Papa doveva
passare dovevano essere arrestati. Mi hanno detto di essere gentile
con loro, che la prossima volta mi avrebbero trattato meglio."
Adesso
Osama è triste, scosso, demoralizzato, ha paura. Gli chiedo come
proseguono gli studi, mi dice che è impossibile andare avanti così,
che se li è dimenticati. Teme di non farcela. Lo prenderanno, lo
picchieranno, un mese si' e uno no. Per qualche motivo è finito
nella lista dei ragazzi "molesti", quelli che tirano le pietre:
"Dicono che a giugno verrà qui Obama... è cosi? È vero? Allora mi
riprenderanno e mi picchieranno di nuovo! Il Papa non mi ha
protetto, e non mi proteggerà. Il Papa non lo sa che mi hanno
picchiato per proteggere lui. Nemmeno l'Autorità Palestinese mi
protegge. Loro proteggono gli interessi di Israele. Quasi ogni notte
gli israeliani vengono nel campo. Qui abbiamo di tutto: la Cia, i
servizi segreti israeliani, palestinesi, giordani... Tuttavia
nessuno è qui per proteggerci, tutti sono qui per opprimerci! Ancor
più di quanto già non siamo".
Caterina Donattini,
Peacereporter
Link originale :
http://it.peacereporter.net/articolo/15821/Il+Papa+non+sa+che+mi+hanno+picchiato
Link a questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/il_papa_non_lo_sa.htm
Foto -
Alleanza per la Terra
Santa Libera - maggio 2009
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