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Abdelhadi Abu Khousa è il
presidente per la striscia di Gaza della Palestinian Medical
Relief Society, una ong sanitaria attiva in tutto il territorio
palestinese. Secondo Abdelhadi qualcosa sta finalmente cambiando
nel modo in cui l’opinione pubblica mondiale vede il conflitto
israelo-palestinese. E riguardo al presunto
alleggerimento dell’embargo su Gaza, dice: “Tutte falsità, non è
cambiato niente”.
Il Palestinian Medical Relief è stato fondato nel 1979
esclusivamente su base volontaria, fino a diventare un punto di
riferimento per la popolazione della Striscia: “Durante l’attacco
[l’operazione “Piombo fuso”, lanciata da Israele a fine 2008, ndr]
abbiamo lavorato venti giorni di seguito, giorno e notte, negli
uffici centrali e sul campo, per aiutare le vittime e le loro
famiglie”. Il loro lavoro è stato tale che oggi non c’è nessuno a
Gaza che non li conosca. “Chiedete a chiunque se conosce il
Medical Relief e scommetto che tutti risponderanno di sì”.
Solo nella Striscia, oggi l’ong porta avanti 17 programmi sociali,
tra cui quello di cure mediche primarie, per la salute mentale,
della donna e infantile, un programma di promozione ed educazione
sanitaria, numerose cliniche mobili e un centro per le malattie
croniche. A proposito delle quali Abdelhadi spiega la situazione
attuale: “Dopo la guerra, abbiamo visto nuovi tipi di malattia tra i
giovani al Medical Relief: cancri, infarti, malattie ai
reni e al fegato. Non che prima non ci fossero, ma erano diffuse
solo tra gli adulti, e comunque in numero minore”.
Malattie fisiche ma soprattutto psicologiche stanno affliggendo
anche i bambini: “La violenza è entrata nella vita quotidiana
attraverso giochi di guerra, canzoni di guerra. I bambini sono
sempre più aggressivi”.
“In quanto medici non possiamo fermarci a curare semplicemente la
malattia, bisogna risolvere la causa che ne sta alla base”, cioè
l’assedio sulla striscia in corso quasi da tre anni e mezzo, e un
conflitto che va avanti da 62 anni. “Come si fa a vivere giorno per
giorno sotto assedio? Senza acqua perché è completamente inquinata,
e ad alta salinità. Ogni giorno ci sono tagli all’elettricità che
vanno dalle 4 alle 16 ore. La produzione agricola è ridotta per
l’inquinamento del terreno dopo i bombardamenti, e comunque Israele
non permette agli agricoltori di esportare i propri prodotti. La
zona industriale di Gaza è stata distrutta. E poi ci dicono che
Israele e Palestina sono ugualmente responsabili di questo
conflitto? No, qui c’è una vittima e c’è un carnefice. E metterli
allo stesso livello è ingiusto”.
Ingiusto
verso i propri morti soprattutto: “Non c’è una sola famiglia in
Palestina che non abbia un parente ucciso o imprigionato. La mia
famiglia ha perso sette membri, nessuno era un combattente. E il
mio non è un caso isolato”.
Il Medical relief ha creato programmi psicosociali per
aiutare le famiglie sopravvissute all’attacco sulla striscia: “Ogni
palestinese di Gaza ha bisogno di un supporto psicosociale. Io per
primo”.
Qualcosa sta
cambiando, dice il dottore, nel modo in cui l’opinione pubblica
comincia a vedere il conflitto, e appare sempre più evidente che
la vittima non è Israele. “È un cambiamento piccolo ma bisogna
coglierlo. Israele guarda con molta paura ai movimenti di
solidarietà verso i palestinesi. Noi dipendiamo da questi
movimenti, e la campagna di Boicottaggio Disinvestimento e
Sanzioni è l’arma migliore contro l’occupazione, arma che Israele
guarda con sempre maggiore preoccupazione”.
Alla domanda su cosa pensi di Hamas, Abdelhadi risponde: “Io sono
contrario a ogni movimento religioso, ma giudicare chiunque sotto
assedio è ingiusto. Siamo tutti vittime sotto occupazione. Anche
Hamas è vittima dell’occupazione e infatti è completamente impotente
contro Israele”.
Per
Abdelhadi l’alleggerimento dell’assedio israeliano è solo una
mossa di facciata: “Israele ha detto di aver alleggerito l’assedio
su Gaza, soprattutto perché ha paura dei movimenti di solidarietà
e dell’indignazione pubblica. Ma non è vero, almeno non quanto i
media hanno riportato. Siamo essere umani, gli israeliani non
possono decidere se far passare il ketchup o la maionese. Abbiamo
bisogno di cibo vero, abbiamo bisogno che i nostri pazienti
vengano trasferiti all’estero. Abbiamo bisogno di poter importare
ed esportare quello che vogliamo. Abbiamo bisogno della libertà.
Ciò di cui non abbiamo bisogno è dell’occupazione israeliana”.
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