"Notizie dalla Terra Santa"


 

A PARTIRE DAL 18 GENNAIO 2009

AGGIORNAMENTI  VIOLAZIONI

DALLA TREGUA DAL 18 GENNAIO 2009

COMMESSE DALL'ESERCITO ISRAELIANO

 

Dall'Agenzia Stampa InfoPal : http://www.infopal.it/

 

 

 

 


CRIMINI DI GUERRA ISRAELIANI CONTRO LA STRISCIA: bombardato il centro di Khan Younis e la frontiera tra Gaza e Egitto. 1 morto e 1 ferito.

Gaza - 18 febbraio 2009 - Nelle prime ore di questa mattina, gli aerei da guerra israeliani hanno bombardato diverse strutture e una moschea al centro della città di Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza.

E' stata anche bombardata la striscia di frontiera tra Rafah e Egitto.

L'esito degli attacchi è di un morto e un ferito.

Fonti mediche palestinesi all'interno dell'ospedale Abu Yousif An-Najjar di Rafah hanno reso noto che un'anziana, Huda Abu Tahla, è morta di infarto a seguito dell'esplosione di un edificio adiacente al suo, dopo il bombardamento israeliano, mentre un contadino è rimasto ferito.

Testimoni oculari hanno riferito che un aereo da guerra israeliano, “F16”, ha lanciato due missili contro la sede delle forze di sicurezza di Khan Younis danneggiando gli edifici vicini e la moschea del "Martire Abu Hamid".

Sempre questa mattina, gli aerei israeliani hanno effettuato più di sette attacchi contro la striscia di frontiera che divide Rafah dall'Egitto, con il pretesto di colpire i "tunnel". Non sono giunte informazioni su eventuali vittime.

Durante la scorsa notte, gli aerei da guerra hanno sorvolato massicciamente diverse zone delle province di Khan Yunes e Rafah, e hanno simulato attacchi con l’intento di terrorizzare la popolazione civile e di privarla del sonno.

Fonti israeliane hanno riferito che questa mattina, un razzo artigianale sparato dal nord della Striscia ha colpito l'area di un kibbutz nel Negev, senza causare vittime o danni.
Il lancio è stato rivendicato da un gruppo militare, “Hizbollah palestinese" come parte di una operazione intitolata "Fiamme di Gaza".

http://www.infopal.it


CONTINUANO I BOMBARDAMENTI ISRAELIANI CONTRO LA STRISCIA: 1 morto.

Gaza - 16 febbraio 2009 - Questa mattina, le forze di occupazione israeliane appostate alla frontiera nord della Striscia di Gaza, hanno bombardato una casa uccidendo un cittadino palestinese e ferendo altri cinque.

Fonti mediche palestinesi hanno riferito che i soccorritori hanno portato all’ospedale Kamal Odwan il cadavere di Rajab Osama Subh e altri cinque feriti dal bombardamento dell’artiglieria israeliana contro un'abitazione nella zona al-Atatrah, a nord della Striscia.

Rafah, gli aerei da guerra israeliani bombardano la striscia di frontiera. Questa mattina, gli aerei da guerra israeliani hanno bombardato la striscia di frontiera a sud della città di Rafah.

Testimoni oculari hanno riferito che gli “F16” hanno lanciato un missile contro l'area delle "gallerie" e uno contro la zona al-Jaradat, vicino all’aeroporto internazionale di Gaza, a est di Rafah.

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Fonti mediche hanno dichiarato il decesso di Ali al-Qodra, 28 anni. Il giovane era stato ferito venerdì 13 dall'esercito israeliano che aveva lanciato una bomba contro la sua moto, mentre si trovava a Khan Yunes, nel sud della Striscia di Gaza.

Al-Qodra, membro delle brigate an-Naser, ala militare dei Comitati di resistenza popolare, era ricoverato nel reparto di cure intensive.

http://www.infopal.it/10665-continuano-i-bombardamenti-israeliani-contro-la-striscia-1-morto.html


ISRAELIANE IN CISGIORDANIA: sequestrati altri 26 palestinesi.

Cisgiordania - 17 febbraio 2009 - Non si fermano le aggressioni dell'esercito israeliano contro i palestinesi cisgiordani: anche questa notte sono stati compiuti numerosi sequestri. La radio israeliana ha riferito di "26 arresti per ragioni di sicurezza".

A Tulkarem sono stati sequestrati 7 cittadini. Nella provincia di Qalqiliya 7. Nella cittadina di Husan, in provincia di Betlemme, 8. Nell'area di Hebron, 4 - uno a Beit Ummar e 3 nella città di Hebon.

Tra domenica e ieri, le forze di invasione israeliane hanno rapito 50 palestinesi, di cui una ventina solo a Ramallah.

Per il secondo giorno consecutivo, le forze di occupazione israeliane invadono la città di Jenin e la cittadina di Arbonah.

Fonti della sicurezza hanno riferito che, all'alba di oggi, i corazzati delle forze di occupazione hanno scorrazzato per le strade di Jenin, tentando di provocare la popolazione.

Le fonti hanno riferito che un’altra truppa ha invaso la cittadina di Arbonah e ha installato un posto di blocco con il pretesto di dare la caccia ai “ricercati”.

http://www.infopal.it/leggi.php?id=10676


L'ESERCITO ISRAELIANO UCCIDE RAGAZZINO PALESTINESE.

Hebron - 14 febbraio 2009 - Ieri, fonti mediche palestinesi nella città di Hebron, a sud della Cisgiordania, hanno annunciato il decesso di Radwan al-Jamal, 14 anni, ucciso dal fuoco delle forze di occupazione israeliane.

Fonti nell’ospedale al-Muhtaseb hanno riferito che il ragazzino è morto subito dopo il ricovero, a seguito della ferita infertagli al torace da una pallottola sparata dall'esercito israeliano.

La famiglia al-Jamal ha accusato le forze di occupazione dell’uccisione del figlio, sottolineando che i soldati lo hanno ammazzato intenzionalmente.

Il ragazzo stava andando a comprare in un negozio vicino casa, quando è stato colpito mortalmente dai proiettili israeliani.

Per la quarta settimana consecutiva, l'area di Talat Abu al-Rish, a sud della città di Hebron, è terreno di scontri tra i cittadini palestinesi e le forze di occupazione.

http://www.infopal.it/10660-l%26%2339%3besercito-israeliano-uccide-ragazzino-palestinese.html


Haaretz: Israele confisca 170 ettari di terreni della città di Betlemme per costruire 2500 nuove unità abitative alla colonia israeliana Ifrat.

Tel Aviv - 16 febbraio 2009 - Oggi, il giornale israeliano Haaretz ha riferito della confisca di 170 ettari di territori palestinesi a sud-ovest della città di Betlemme a favore della colonia “Ifrat”.

Su questi terreni, che si trovano a nord della colonia “Ifrat”, verranno costruite 2500 unità abitative.

I palestinesi, proprietari dei terreni confiscati, un anno fa hanno presentato 9 ricorsi all’amministrazione civile della Cisgiordania, che venerdì ne ha bocciati 8.

Queste terre diventano così la settima collina della colonia.

Ifrat è l'insediamento più grande della zona di Etsion, a sud della città di Betlemme, dove vivono 9000 coloni. Il consiglio della colonia tenterà di far passare il progetto di costruzione prima della fine del mandato di Olmert, poiché che il ministro della difesa, Ehud Barak, in precedenza aveva deciso di far passare il muro di ampliamento coloniale al di fuori di questi terreni.

http://www.infopal.it/10674-haaretz-israele-confisca-170-ettari-di-terreni-della-citt%e0-di-betlemme-per-costruire-2500-nuove-unit%e0-abitative-alla-colonia-israeliana-ifrat.html

 


Torture su minorenni, disabili e malati.

Gaza – 11 febbraio 2009 - Abdullah Rahma, ragazzo sordomuto di 15 anni, è stato arrestato dalle forze di occupazione israeliane durante l’ultima aggressione contro la Striscia di Gaza. Gli ufficiali israeliani lo hanno torturato durante tutto l’interrogatorio, perché non rispondeva alle loro domande. I detenuti che lo hanno visto sotto tortura hanno sofferto molto.

L’esercito di occupazione israeliano ha ultimamente liberato diversi cittadini arrestati durante l’aggressione contro Gaza, i quali hanno raccontato le scene raccapriccianti che si svolgevano nelle stanze degli interrogatori. I più violenti sarebbero stati compiuti ai danni di due disabili. Anche il ragazzo sordomuto è tornato alla sua famiglia, che abita nella tenuta di Abedrabbo, nel campo profughi di Jabalia, a nord della Striscia di Gaza. Sul suo corpo sono molto evidenti i segni delle torture, per non parlare del deterioramento della sua salute fisica e psicologica.
 

"Parlerà suo malgrado".  Il cittadino Mohammad Abedrabbo, che era insieme al ragazzo sordomuto dentro la prigione e nelle stanze dell’interrogatorio, ha raccontato delle torture subite da Abdullah: “Fin dalla prima domanda che gli hanno fatto, qualcuno ha detto loro in ebraico che era sordomuto, ma non ci hanno creduto e lo hanno picchiato. Lo interrogavano, lui non rispondeva, ripetevano la domanda e lo torturavano di più”.

Mohammad riferisce che il ragazzo sordomuto è rimasto sotto tortura per 15 giorni. Il suo corpo è diventato blu dalle botte, poi hanno chiamato un medico che ha constatato che era veramente sordomuto. “Continuavano a torturarlo e dicevano che lo avrebbero fatto parlare suo malgrado. Gli domandavano delle brigate al-Qassam, di Hamas e dei missili. Avevamo l’impressione che avrebbe potuto parlare tanto erano forti le percosse ricevute”.

Oltre alle botte, il ragazzo veniva steso per terra senza vestiti e gli ufficiali israeliani gli hanno legato sulla schiena una lastra di ghiaccio, finché si è sciolta completamente. Il ragazzo riusciva solo più a piangere e a indicare il suo corpo, soprattutto le dita, che non poteva più muovere per le botte.

Sugli oltre 1400 palestinesi prelevati dall’esercito di occupazione durante l’aggressione contro Gaza, più di 400 sono ancora nelle mani degli israeliani.

Sfruttamento di un disabile. Wisam Abedrabbo, disabile mentale di 17 anni, sofferente di perdita dei sensi e movimenti involontari, è stato sfruttato dalle forze di occupazione israeliane, sia durante sia dopo l’aggressione di Gaza, a tal punto da essere trattato “peggio di un animale”.

Il cittadino Mustafa Abedrabbo conferma che Wisam, quando le forze di occupazione hanno invaso la tenuta di Abedrabbo, ha perso ancora di più il controllo. Gli abitanti hanno informato i soldati delle condizioni del ragazzo, ma invece di lasciarlo in pace, questi ultimi lo hanno portato con loro in tutte le case in cui facevano irruzione, per poi ordinargli di demolirne delle parti.

Mustafa Abedrabbo racconta al corrispondente di Infopal.it che “questo poveraccio ha dovuto sopportare quello che non sopportano neppure le pietre. Durante l’aggressione abbiamo detto ai soldati che era matto, ma quelli lo hanno preso in giro e gli hanno dato un grosso martello per aprire buchi nei muri per i cecchini”.

Wisam, liberato recentemente, ha subìto varie torture che hanno fatto peggiorare le sue condizioni. Il ragazzo continua a piangere per quello che è stato obbligato a fare: “Mi dispiace per quello che ho fatto alle case, sono gli ebrei che mi hanno costretto a farlo, inoltre mi hanno incarcerato e torturato”.
 

Bambini e ragazzi dispersi. I palestinesi rilasciati riferiscono di aver visto bambini e ragazzi prelevati dall’esercito di occupazione, la maggior parte dei quali hanno tra i 13 e 17 anni. Hanno visto ragazzi le cui famiglie pensavano fossero stati uccisi e i loro cadaveri rimasti sotto le macerie.

Ecco le parole del cittadino Abedrabbo: “Siamo stati sorpresi nel vedere i soldati israeliani interrogare dei bambini. Ho incontrato un ragazzo della famiglia al-Amsi e un altro della famiglia al-Nabhan; entrambi erano dati per morti, ma quando siamo usciti, abbiamo informato le loro famiglie che erano tenuti in detenzione”.

La Croce Rossa e altre organizzazioni per i diritti umani hanno dichiarato di essere state informate da diverse famiglie della scomparsa dei rispettivi figli durante l’aggressione israeliana. I dispersi sarebbero più di 110”.

Nemmeno i malati sono stati risparmiati dalla brutalità dell’occupazione: i loro corpi sono stati presi come bersaglio, molti sono svenuti e sono stati lasciati senza soccorso. Hajj Majed Abedrabbo, con problemi alla colonna vertebrale e al cuore, è stato torturato per tre giorni, e quando è caduto per terra, i soldati hanno chiamato il medico non per curarlo, ma per “far aumentare le sue sofferenze”.

Hajj Majed racconta con tanta rabbia: “Ho detto loro che ho problemi alla colonna vertebrale, allora mi hanno picchiato e per tre giorni mi hanno messo addosso delle lastre di ghiaccio. Quando le mie condizioni sono peggiorate, uno di loro è venuto e mi ha detto di essere un medico. Io avevo gli occhi chiusi e non l’ho visto, e lui mi ha torturato ancora di più”.

Hajj Majed è rimasto sorpreso nel vedere che il medico non era altri che un soldato. Questi gli domandava dove gli facesse male, e lì lo colpiva intenzionalmente con oggetti taglienti.

Oltre alle torture, i cittadini prelevati hanno subìto un forte choc, al loro ritorno, nel vedere le proprie case trasformate in macerie, magari con sotto un morto o un ferito. Gli altri si trovano ancora in celle buie e non sanno della distruzione.

http://www.infopal.it/leggi.php?id=10647

 


 ELEZIONI IN ISRAELE: SIGILLATE CISGIORDANIA E STRISCIA DI GAZA.

Tel Aviv - 10 febbraio 2009. Oggi è giorno di voto, in Israele, e il ministro della Difesa Ehud Barak ha deciso di imporre un assedio totale alla Cisgiordania e Gerusalemme e di chiudere completamente i valichi della Striscia di Gaza.

In un comunicato stampa, Barak ha reso noto che l'esercito permetterà il passaggio solo per motivi “umanitari” e d‘urgenza, mentre l’esercito ha chiuso i passaggi commerciali della Striscia di Gaza.

I sondaggi danno in vantaggio il Likud. Questa mattina alle sette sono stati aperti i seggi per eleggere il diciottesimo parlamento israeliano, la Knesset”, composta da 120 deputati.  Il voto proseguirà fino alle 22, ma in Israele regna il timore di una bassa affluenza alle urne a causa delle piogge.

A queste elezioni partecipano 33 partiti. Gli aventi diritto al voto sono 5.278.985.

Tutti i sondaggi danno in vantaggio la destra israeliana, ma il Likud guidato da Benjamin Netanyahu non sarà in grado, da solo, di formare un governo, e questo potrebbe portare a una crisi politica.

Si prevede che il Likud e Kadima otterranno un numero simile di seggi e che avanzerà il partito estremista “Israel Beitena”, guidato dal fondamentalista razzista Avigdor Lieberman, che potrà diventare il terzo partito superando il partito Laburista.

 


Urne aperte in Israele: le forze di occupazione sigillano la Cisgiordania e la Striscia di Gaza

Tel Aviv – 10 febbraio 2009. Il Ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ha deciso d’imporre un assedio sulla Cisgiordania e su Gerusalemme, ivi compresa la totale chiusura dei valichi della Striscia di Gaza fino a domani mattina, a causa delle elezioni che si stanno svolgendo in Israele.

Il Ministero della Difesa, in un comunicato stampa, ha reso noto che i militari permetteranno il passaggio verso Gerusalemme per motivi umanitari e d’urgenza. Fonti israeliane hanno riferito che l’esercito chiuderà totalmente i valichi commerciali della Striscia di Gaza per lo stesso motivo.

 

I sondaggi danno in vantaggio il Likud

Questa mattina alle sette sono stati aperti i seggi per investire il diciottesimo parlamento israeliano (Knesset). Le operazioni di voto per eleggere i 120 deputati proseguiranno fino alle dieci di questa sera. Regna tuttavia il timore della bassa affluenza alle urne a causa della pioggia.

A queste elezioni partecipano 33 partiti; gli aventi diritto al voto sono 5.278.985, distribuiti in 9.263 seggi.

Tutti i sondaggi danno in vantaggio la destra israeliana, ma il Likud guidato da Benjamin Netanyahu non sarà in grado di formare un governo da solo e si preannuncia una crisi politica.

Si prevede che il Likud e Kadima otterranno circa 25 seggi ciascuno sui 120 disponibili, mentre circa 20 andranno al partito guidato da Avigdor Liberman, Yisrael Beitena, che in tal modo supererebbe il Partito Laburista.

In Israele il giorno delle elezioni è festivo: il 41% delle fabbriche lavorerà a tempo pieno e il 43% a orario ridotto. L’azienda dei trasporti Egod adeguerà i collegamenti tra le varie città in base alle esigenze, mentre le corse urbane saranno molto limitate.

 


Cisgiordania, muore in una prigione dell'ANP, per le torture subite, giovane membro di Hamas.

Jenin - 9 febbraio 2009. Ieri sera, nella prigione della Sicurezza preventiva appartenente all’ANP di Mahmoud Abbas, è deceduto Mohammad Abdellatif al-Haj, membro di Hamas.

Mohammad al-Haj, 30 anni, di Jelamus, nella provincia di Jenin, nel nord della Cisgiordania, fratello di Abdelbaset, dirigente di Hamas detenuto nelle prigioni israeliane, era sotto interrogatorio ed è morto a causa delle torture subite.

Le Forze preventive hanno dichiarato che al-Haj si è suicidato mentre si trovava in cella d’isolamento, ma la famiglia, in collegamento telefonico con il corrispondente di Infopal.it, ha respinto tale versione ufficiale e ha accusato le FP di aver ucciso il giovane.

Abu Huthaifa, fratello della vittima, ha spiegato che sul corpo di Mohammad ci sono segni evidenti delle torture, e ha smentito decisamente quanto dichiarato dalle FP.

Ha poi aggiunto che suo fratello era stato rinchiuso nelle prigioni dell’ANP per ben cinque volte, l’ultima, la sera di giovedì 5 febbraio. L'accusa rivoltagli era l'appartenenza al movimento di Hamas.

Sabotaggio dell'ANP agli sforzi di pacificazione. Da parte sua, Fawzi Barhum, portavoce di Hamas, in un comunicato stampa di cui il corrispondente di Infopal.it ha ricevuto una copia, ha dichiarato che "Mohammad al-Haj è deceduto nella prigione delle Forze preventive, appartenenti all'ANP della Cisgiordania, a seguito delle torture inflittegli ".

E ha aggiunto: "Noi consideriamo quanto accaduto un atto criminale che evidenzia il livello di declino morale, umano e nazionale delle forze di sicurezza e della sua dirigenza in Cisgiordania. Tale atto rappresenta una risposta rapida a tutti gli sforzi diretti alla pacificazione nazionale. Esso è un tentativo di far saltare e distruggere questo lavoro. E' un crimine che rivela la faccia oscura e brutale del gruppo di Ramallah e delle sue forze di sicurezza, che collaborano con l’occupazione israeliana".

Barhoum ha negato con forza che la morte di Mohammad al-Haj possa essere stata attribuita al suicidio: "Il suicidio non fa parte del dizionario dei figli di Hamas, che sono cresciuti nelle moschee, nell’amore per la fede, per la patria e nel sacrificio".

Liquidare Hamas: Barhum ha poi aggiunto: "La continua politica criminale da parte delle forze di sicurezza e dei suoi capi collaborazionisti non è altro che il tentativo di liquidare il movimento di Hamas attraverso la serie di arresti, torture, uccisioni, in coordinamento con l’occupazione. Ciò rivela le 'agende esterne' dell'ANP e i suoi progetti distruttivi".

Il movimento di Hamas ha chiesto a tutte le fazioni palestinesi, alle organizzazioni per la difesa dei diritti umani e alla Croce Rossa, "di lavorare per scoprire il destino di centinaia di dirigenti e sostenitori di Hamas sequestrati nelle prigioni delle forze di sicurezza in Cisgiordania", e di "denunciare i crimini praticati contro il nostro popolo, che servono solo gli interessi dell’occupazione israeliana".

 


Il bipensiero d'Israele. Trattative per la tregua e bombardamenti contro la Striscia: Missili contro Khan Younis e Beit Lahiyah. Un morto.

Gaza - 9 febbraio 2009. All’alba di oggi, gli aerei da guerra israeliani hanno bombardato la caserma delle forze di sicurezza situata al centro della città di Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza.

L'aviazione ha anche bombardato un'area agricola nei pressi della scuola americana, a Beit Lahiyah, a nord-ovest della città di Gaza.

Testimoni oculari hanno riferito che gli “F16” israeliani hanno lanciato due missili contro la caserma delle forze di sicurezza, al centro di Khan Yunis, senza causare vittime tra i cittadini.

Uno dei missili non è esploso. La protezione civile e la polizia sono accorse sul posto per evitare che la popolazione locale si avvicinasse all'edificio.

A Beit Lahiyah, i bombardamenti hanno ucciso un giovane di 22 anni, Khalid Al-Kafarna. L'uomo è stato ricoverato nell'ospedale di Beit Hanoun a causa delle gravi ferite causategli dai frammenti di missile, ma è deceduto poco dopo l'arrivo.

Mentre Israele bombarda la Striscia, al Cairo si stanno svolgendo trattative indirette per raggiungere una tregua tra palestinesi e israeliani.

 


Le forze di occupazione invadono diverse aree della Cisgiordania.

Cisgiordania - 6 febbraio 2009. Nelle prime ore di questa mattina, le forze di occupazione israeliane hanno sequestrato cinque palestinesi della città di Jenin, di Qabatia e Kufr Dan, e hanno confiscato prodotti agricoli nella cittadina di Deir Abu Daif.

Fonti di sicurezza e fonti locali hanno riferito che un vasto spiegamento di militari israeliani ha invaso la città e il campo profughi di Jenin e ha sequestrato l’avvocato Mohammad Khaled Arqawi (26 anni), dopo averne invaso la casa, nel quartiere al-Iskan al-Filastini.

Nella cittadina di Qabatia, le fonti hanno raccontato che le forze di occupazione hanno arrestato due giovani: Jamal Abu Zaid (22 anni) e Awni Adnan Kamil (23 anni), dopo aver invaso, perquisito e danneggiano il contenuto delle loro abitazioni.

L'esercito di occupazione ha invaso varie case, costringendo gli abitanti a uscire all’aperto per diverse ore. Nel frattempo, ha lanciato bombe al suono.

Le forze di occupazione hanno invaso la cittadina di Kufr Dan, a ovest di Jenin, e hanno arrestato il giovane Mohammad Mazen Abed (22 anni).

A Deir Abu Deif, a est di Jenin, truppe di occupazione hanno invaso diversi magazzini agricoli, devastanto e rubando materiali di proprietà del cittadino di Yaser Abu Zahra.

Ieri sera, le forze di occupazione hanno arrestato il giovane Farhan Yasin as-Sadi (21 anni), di Jenin, al check-point di Atarah, vicino a Ramallah.

All’alba di oggi, i militari israeliani hanno invaso la città di Beit Ala e hanno invaso diverse abitazioni

 


CONTINUA LA GUERRA D'ISRAELE CONTRO GAZA: bombardamenti su Rafah.

 

Rafah - 7 febbraio 2009. Continua la guerra israeliana contro la Striscia di Gaza. Questa notte, gli aerei da guerra israeliani hanno bombardato l'area delle gallerie alla frontiera tra Rafah e Egitto.

Testimoni oculari hanno riferito che l'aviazione da guerra ha preso di mira un gruppo di resistenti che si trovava a est della città di Rafah, nel sud della Striscia. Il gruppo è riuscito a salvarsi dall'attacco.

Apace e F16 hanno lanciato più di 15 missili con il pretesto di colpire i tunnel. Le esplosioni sono state molto forti e si sono udite in tutta la provincia di Rafah.

Parallelamente, anche le motovedette israeliane hanno lanciato diverse bombe contro la striscia di frontiera nella zona di Rafah e contro i pescherecci. Non sono giunte notizie di vittime.

Fuoco sulle abitazioni dei civili. Anche i soldati israeliani appostati sulle torri di controllo hanno sparato all’impazzata contro le case dei cittadini, sempre nella zona di Rafah, vicino alla porta militare Sharab al-Asal, seminando il terrore tra i bambini e le donne.

Tre missili sono caduti in un'area aperta, ferendo tre persone. Diversi edifici sono rimasti danneggiati.

 


Una testimone scampata all’esecuzione: decine di detenuti uccisi davanti ai miei occhi

Gaza – 5 febbraio 2009. Il Centro Palestinese per la Difesa dei Detenuti ha confermato che le forze di occupazione israeliane, durante l’ultima aggressione contro la Striscia di Gaza, durata 23 giorni, hanno deliberatamente commesso crimini di guerra ai danni di decine di detenuti palestinesi.

In un suo rapporto, il Centro ha sottolineato come le testimonianze dei sopravvissuti confermino le sue tesi a riguardo: eliminazione fisica di detenuti ai quali spetta lo status di “detenuti di guerra”; violazione degli accordi e dei trattati internazionali da parte delle forze di occupazione, che non li hanno considerati come detenuti di guerra, ma li hanno giustiziati, insieme a bambini di pochi mesi, donne e civili.

 

La testimonianza di Maisa as-Sammuni

Maisa Fawzi as-Sammuni, una ragazza di 19 anni residente nel quartiere az-Zaitun, a sud della città di Gaza, ha riferito che i soldati l’hanno presa con la sua bambina di nove mesi, insieme ad alti trenta membri della sua famiglia, e li hanno messi in casa di un loro parente. Ha poi così proseguito: «I soldati ci hanno ordinato di seguirli in casa di Wael as-Sammuni, di 40 anni, la cui abitazione è di circa 200 metri quadrati. All’inizio eravamo trenta, poi siamo diventati settanta. Siamo rimasti fino al giorno dopo senza acqua né cibo. La mattina seguente, più o meno alle sei, i soldati hanno sparato contro le persone che cercavano di lasciare il posto. Dopo pochi istanti, un carro armato israeliano ha sparato una bomba contro la casa. Quando è caduta la bomba mi sono buttata in terra, sopra la mia bambina. Si sono sollevati fumo e polvere, io sentivo grida e pianti. Quando la polvere è calata, mi sono guardata intorno e ho visto dalle venti alle trenta persone morte e una ventina di feriti».

La ferita di Maisa è leggera, ma ha detto di aver perso suo marito, i suoi suoceri e altri sette parenti di primo grado. La sua bambina di nove mesi ha perso invece tre dita.

La Commissione Internazionale della Croce Rossa ha accusato l’esercito israeliano di aver ostacolato l’arrivo dei soccorritori ad az-Zaitun, impedendo alle sue ambulanze di raggiungere diverse case nel quartiere – dove sono stati uccisi i detenuti palestinesi.

La Commissione Internazionale ha riferito che i suoi soccorritori hanno assistito 18 feriti e prelevato 12 cadaveri da una casa del quartiere, giudicando inaccettabile «il ritardo nel concedere il permesso ai soccorritori di raggiungerli». Ha quindi definito la scena «scioccante».

Le Nazioni Unite, da parte loro, hanno dichiarato che l’esercito israeliano ha ucciso, in un bombardamento, 30 civili tra i 110 cittadini palestinesi raccolti in una sola abitazione nella città di Gaza. Nafi Bilai, delegata per i diritti umani, ha invitato a effettuare «indagini indipendenti e credibili» sulle violazioni delle leggi internazionali per i diritti dell’uomo.

L’ufficio delle Nazioni Unite che coordina le attività umanitarie ha fatto sapere in un comunicato che, secondo tutte le testimonianze, i soldati israeliani «il quattro gennaio hanno riunito 110 cittadini palestinesi, di cui metà bambini, in una sola casa del quartiere az-Zaitun e hanno ordinato loro di rimanerci dentro».

 

L’episodio più grave

Il comunicato prosegue: «Dopo 24 ore le forze di occupazione israeliane hanno bombardato la casa più volte, intenzionalmente, uccidendo 30 persone. Quelli che si sono salvati, sono riusciti a camminare per due chilometri, raggiungendo la via Salah Iddin, da dove sono stati trasferiti negli ospedali con macchine private. Un bimbo di soli cinque mesi è morto appena giunto in ospedale». Nel comunicato si afferma che «è l’episodio più grave dall’inizio dell’aggressione israeliana contro la Striscia di Gaza, il 27 dicembre 2008».

 


Ucciso questa mattina in Cisgiordania un membro delle brigate al-Quds

Jenin – 5 febbraio 2009. Fonti mediche palestinesi hanno reso noto questa mattina il decesso di Ala-Iddin Isam Abu ar-Rab, capo delle brigate al-Quds, ala militare del Jihad Islamico, nella cittadina di Qabatiya, a sud di Jenin, vittima del fuoco di una forza speciale israeliana.

Testimoni oculari hanno detto che il giovane Abu ar-Rab è stato ucciso dai soldati israeliani che hanno fatto irruzione in casa sua. Dopo averlo ferito, i soldati lo hanno portato via, impedendo ai suoi parenti di soccorrerlo. Più tardi hanno consegnato il corpo alla Mezzaluna Rossa di Jenin, che lo ha trasferito nell’ospedale del dott. Khalil Sulaiman, dove i medici hanno confermato il decesso dovuto a tre pallottole sparate alla testa e al torace.

I testimoni hanno riferito che le forze di occupazione hanno aggredito anche la famiglia del giovane, costringendola ad abbandonare la propria casa, al cui interno hanno poi gettato materiale infiammabile che ha bruciato parte dell’abitazione. L’esercito israeliano sostiene invece di aver trovato all’interno della casa un kalashnikov e munizioni pronti per l’uso.

Le forze speciali israeliane, alle prime ore del mattino, avrebbero circondato la casa di Abu ar-Rab, atteso la sua uscita e, appena uscito alle cinque e mezza, gli avrebbero sparato contro, per poi irrompere nell’abitazione e perquisirla.

Le brigate al-Quds e la famiglia della vittima hanno accusato le forze di occupazione di aver ucciso Ala-Iddin intenzionalmente. L’esercito israeliano sostiene invece di aver cercato di arrestarlo, ma essendo egli armato, i soldati avrebbero sparato uccidendolo.

Israele accusa Abu ar-Rab, di 21 anni, di avere progettato ultimamente diversi attacchi che la sicurezza avrebbe sventato, come anche di aver lavorato per creare delle strutture militari in Cisgiordania.

 


Israele blocca nave di aiuti libanese. Sequestrata delegazione, tra cui mons. Capucci.



Gaza -
5 febbraio 2009. Questa mattina, navi da guerra israeliane hanno impedito la consegna di 50 tonnellate di aiuti umanitari agli abitanti della Striscia di Gaza.

Una imbarcazione libanese che portava aiuti umanitari è stata infatti fermata alle 8.30 circa e non è riuscita ad attraccare al porto di Gaza.

La popolazione della Striscia, 1,5 milioni di abitanti, soffre per la mancanza di cibo, acqua, energia e per la scarsità di abbigliamento, materassi, materiali di costruzione. Questo stato di bisogno, di necessità permanente è causato dall'embargo israelo-internazionale, dalla chiusura dei valichi - egiziano e israeliani. L'Egitto, infatti, ha una grave e parallela responsabilità per l'attuale situazione di assedio.

La nave, inviata dalla Organizzazione Umanitaria e di Fraternità libanese, portava con sé un carico di medicinali, alimenti e giocatoli ai bambini palestinesi, e una delegazione di sei attivisti libanesi, un prete, un pacifista inglese e monsignor Hilarion Capucci, ex arcivescovo di Gerusalemme di rito greco-cattolico.

La delegazione è stata sequestrata dai militari israeliani.

Parallelamente, le truppe israeliane hanno confiscato più di 3.500 materassi e 400 pacchi di alimenti inviati dall'UNRWA, l'agenzia dell' Onu per i rifugiati palestinesi. Il materiale era  destinato a più di 500 famiglie.

 


Haaretz: Israele si sta preparando per una nuova aggressione contro la Striscia di Gaza

Tel Aviv – 4 febbraio 2009. La sicurezza israeliana sta seguendo da vicino le trattative in corso tra l’intelligence egiziana e la delegazione di Hamas per quanto riguarda la tregua.

Il giornale ebraico Haaretz, nel suo numero odierno, ha riferito che il Ministro della Difesa Ehud Barak si sta adoperando per garantire un lasso di tempo minimo necessario all’Egitto per raggiungere un accordo con Hamas, accordo che porti a un cessate il fuoco totale.

Il quotidiano ha aggiunto che «Barak appoggerà l’idea di assumere misure a lungo termine contro Hamas, nel caso in cui non venga raggiunto un tale accordo».

Haaretz ha peraltro riportato quanto detto da un importante responsabile della sicurezza israeliana: «Israele dev’essere pronta per un eventuale scontro armato con Hamas, anche qualora regnasse la calma nel prossimo futuro».

Questa fonte ha ribadito che Israele non permetterà che si spari contro i suoi obbiettivi, come avveniva prima dell’operazione “Piombo Fuso”.

 


Vasti terreni agricoli rovinati e 6 palestinesi feriti dall’occupazione israeliana

Hebron – 4 febbraio 2009. Ieri sera fonti mediche hanno reso noto il ferimento di sei persone durante le aggressioni dei coloni estremisti e delle forze di occupazione israeliane contro i contadini palestinesi nella cittadina di Sair, a nord della Cisgiordania, mentre le forze israeliane devastavano campi coltivati a olivi.

Soccorritori e testimoni oculari hanno dichiarato che almeno sei palestinesi, per essersi opposti all’aggressione dei soldati israeliani, sono rimasti feriti e sono stati trasportati all’ospedale di Hebron.

Le fonti mediche hanno riferito il numero e i nomi dei feriti: Galeb Amin Jaradat (50 anni), i suoi fratelli Ramesan Jaradat (41 anni) e Ma‘arek Jaradat (48 anni), l’anziana Khadra Talab Jaradat (80 anni), i due fratelli Hisham e Nidaal Kamel Jaradat (32 e 35 anni), questi ultimi medicati sul posto.

Gli abitanti palestinesi hanno detto che «le forze israeliane hanno aggredito decine di contadini che tentavano di opporsi ai bulldozer da cui venivano devastati i loro terreni».

Un proprietario terriero ha confermato che «sono state sradicate circa cento piante d’ulivo e rovinati vasti terreni agricoli».

 


 L’Egitto chiuderà il valico di Rafah a partire da domani 5 febbraio

Gaza – 4 febbraio 2009. Una fonte egiziana ha confermato ieri, martedì 3 febbraio, che le autorità egiziane, di fronte al passaggio delle merci e all’ingresso delle delegazioni, hanno deciso la chiusura del valico di Rafah, lungo la frontiera tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, a partire da domani.

Il giornale egiziano al-Ahram ha riportato quanto dichiarato dalla fonte: «La chiusura avverrà dopo l’interruzione del passaggio dei feriti e il ritorno della maggior parte di coloro che sono stati curati negli ospedali egiziani». Ha quindi sottolineato che «il valico sarà aperto secondo i tempi stabiliti dall’Egitto e in base ai bisogni umanitari, anche questi valutati dall’Egitto».

La fonte ha spiegato che «tutti i camion carichi di aiuti provenienti dagli altri paesi, dalle organizzazioni e dalle associazioni, verranno fatti entrare nella Striscia di Gaza attraverso i valichi di Karm Abu Salem e al-Ouja».

La decisione egiziana viene presa mentre le Nazioni Unite e altre organizzazioni per i diritti umani chiedono l’apertura permanente di tutti i valichi della Striscia di Gaza, e in particolare di quello di Rafah, a conclusione dell’aggressione israeliana che, durata 23 giorni consecutivi, ha lasciato più di settemila vittime, tra morti e feriti, oltre a decine di migliaia di case distrutte e di senza tetto.

 


Fuoco sul nord di Khan Yunes

Gaza - . Ci è giunto questa mattina un messaggio da Vittorio Arrigoni. Si trova a nord di Khan Yunes, vicino al confine, con i suoi compagni dell'ISM. Stanno proteggendo un gruppo di contadini. Israele ha infatti aperto pesantemente il fuoco a pochi metri da loro.

 


Israele annuncia di voler attuare un nuovo progetto coloniale. Intanto gli scavi fanno crollare il pavimento in una scuola di Gerusalemme

Gaza -3 febbraio 2009. Il dott. Taleb Abu Sha‘ar, Ministro degli Affari Religiosi nel governo eletto d’Ismail Haniyah, ha avvertito del nuovo progetto d’insediamento che Israele ha annunciato di voler attuare tra la colonia di Maale Adumim e la parte est di Gerusalemme, al fine di costruire un nuovo quartiere coloniale nella zona denominata A1. Per questo progetto le autorità di occupazione avrebbero stanziato più di 200 milioni di Shekel.

Abu Sha‘ar, in un comunicato stampa di oggi trasmesso in copia al corrispondente di Infopal.it, ha affermato che «l’occupazione israeliana, tramite questo progetto, intende collegare la colonia di Maale Adumim con il monte al-Musharif, per poi considerare il suddetto insediamento parte indivisibile dell’entità sionista».

Il Ministro ha affermato che il comune della colonia di Maale Adumim intende costruire 3500 nuove unità abitative. Questo significa l’impossibilità di dividere la città occupata di Gerusalemme, oltre a rendere difficile il raggiungimento di un accordo tra le autorità di occupazione e i palestinesi.

Il dott. Abu Sha‘ar ha condannato i continui scavi israeliani sotto la città di Gerusalemme, in particolare sotto le fondamenta della moschea al-Aqsa. Questi scavi hanno causato il crollo del pavimento di una classe in una scuola dell’UNRWA (United Nations Relief and Works Agency), in seguito al quale sono rimasti feriti 17 bambini. La scuola in questione dista circa 250 metri dalle mura della moschea al-Aqsa.

Il Ministro Abu Sha‘ar ha diffidato l’occupazione israeliana dai suoi continui atti criminali, a cominciare dagli scavi, per continuare con la confisca dei terreni dei palestinesi di Gerusalemme e la costruzione delle colonie.

Il Ministro ha quindi sollecitato un gesto veloce e immediato per opporsi ai ripetuti tentativi israeliani di demolire la moschea al-Aqsa e i luoghi sacri dell’islam, invitando i musulmani di tutto il mondo a sostenere la città occupata di Gerusalemme, che viene violata ogni giorno dalle bande sioniste.

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Israele rifiuta la tregua a tempo determinato e ribadisce che l’apertura dei valichi è legata al caso Shalit

Gaza - 3 febbraio 2009. La radio israeliana ha fatto sapere ieri notte che il capo della Sicurezza politica del Ministero della Difesa israeliano, Amos Gilad, ha informato il Ministro dell’Intelligence egiziano, Omar Suleiman, che Israele rifiuta categoricamente una tregua a tempo determinato; insiste invece per una tregua aperta e indeterminata. Dalla radio si è saputo che lo Stato ebraico non permetterà il contrabbando delle armi o il riarmamento di Hamas; l’apertura dei valichi è inoltre legata all’avanzamento del caso del soldato catturato a Gaza, Gilad Shalit. È stato riferito anche che lo Stato ebraico starebbe aspettando i risultati delle trattative della delegazione di Hamas al Cairo. Le fonti d’informazione hanno definito queste stesse trattative “una battaglia” dove gli egiziani tentano di appianare le difficoltà tra le due parti.

La delegazione di Hamas è arrivata al Cairo ieri sera nel quadro delle trattative tra le fazioni palestinesi e i responsabili egiziani finalizzate a fissare il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, e per dare così una risposta definitiva all’iniziativa egiziana. Mohammad Naser, membro dell’ufficio politico di Hamas, in un comunicato stampa ha detto che la delegazione del suo movimento incontrerà oggi, martedì, Omar Suleiman per consegnare una risposta non definitiva, rivelando la grande distanza tra la posizione di Hamas e quella israeliana rispetto alla tregua.

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Un palestinese ucciso e altri feriti dalle pallottole israeliane a sud di Hebron

Hebron -3 febbraio 2009. Ieri, lunedì 2 febbraio, un giovane palestinese è stato ucciso e altri sono rimasti feriti dal fuoco delle forze di occupazione israeliane vicino alla cittadina di Yatta, a sud di Hebron, in Cisgiordania.

Fonti locali nella cittadina di Bani Naim hanno riferito il nome del giovane ucciso: si tratta di Taisir Shihdah Manasrah, commerciante di 26 anni, che stava recandosi nei territori occupati nel 1948 (Cisgiordania), come al solito, per commerciare.

Le fonti hanno confermato il ferimento di altre persone che viaggiavano con lui nell’automobile raggiunta dalle pallottole israeliane, mentre si trovavano a Khirbet Jinbeh, a sud di Yatta. I soldati israeliani hanno quindi prelevato il cadavere del giovane, poi consegnato alla famiglia. Sono inoltre entrati in forze nella cittadina di Bani Naim e hanno fatto irruzione nell’abitazione del giovane, perquisendola minuziosamente.

Secondo l’esercito di occupazione un uomo armato avrebbe sparato contro i soldati israeliani, che a loro volta avrebbero risposto al fuoco uccidendo l’aggressore, vicino alla colonia di Beit Yathir. Il palestinese avrebbe sparato con un kalashnikov contro i soldati che si trovavano al check point militare; l’arma sarebbe stata ritrovata vicino al cadavere. Altre versioni israeliane dicono che l’auto su cui viaggiava il giovane era carica di esplosivo e che questi stava tentando di entrare in Israele per compiere un attentato.

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Un palestinese ucciso e altri quattro feriti per le strade di Rafah

Rafah - 2 febbraio 2009. Un cittadino palestinese è stato ucciso e altri quattro sono rimasti feriti, oggi a mezzogiorno, a seguito del bombardamento di una macchina privata a est della città di Rafah.

Testimoni oculari hanno riferito che un aereo da ricognizione israeliano ha bombardato con almeno un razzo una Subaro in via Abu Taha, nel quartiere al-Janineh, uccidendo uno dei passeggeri e ferendo altre quattro persone (due passeggeri e due passanti).

Fonti mediche palestinesi hanno riferito che il cittadino ucciso è Ayman Abu Jazar; gli altri quattro feriti sono arrivati all’ospedale di Abu Yusef an-Najjar a Rafah.


 

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LA STRISCIA DI GAZA E GLI INGIUSTIFICABILI CRIMINI D’ISRAELE

Reportage da Gaza City,

Angela Lano

Ieri pomeriggio e in serata, Israele ha ripreso i bombardamenti contro la Striscia di Gaza, adducendo, raccontano qui a Gaza, una menzogna: i razzi Qassam che nessuno ha lanciato.

La Marina da guerra ha bombardato la zona costiera di Gaza, mentre l’aviazione ha colpito l’ennesima stazione di polizia urbana, spacciata dalla propaganda sionista come “covi di Hamas”.

Gli F16 hanno sorvolato per diverse ore i cieli di Gaza City, annunciando, con il loro macabro suono, l’imminente attacco.

Le parole del portavoce del governo Hamas ci sembrano pertinenti: se Israele riprende le aggressioni, significa che non è interessata alla tregua (si veda l’articolo Governo Hamas: tregua a condizioni accettabili, pubblicato domenica 1° febbraio). È evidente che lo Stato ebraico conosce solo il linguaggio della guerra e degli eccidi, e che ha bisogno di sacrificare altri morti all’altare delle proprie, imminenti, elezioni. È altrettanto evidente che l’Occidente è complice di questa vergogna, i cui esiti sono sotto i nostri occhi tutti i giorni.

Ieri mattina ci siamo recati all’ospedale ash-Shifa, il più grande di tutta la Striscia di Gaza. Nel cortile ci sono alcune delle ambulanze bombardate da Israele. Poco più in là, è stato allestito un tendone-mostra con le foto dei feriti e dei morti giunti durante le tre settimane di genocidio, insieme a frammenti di missili di vario tipo usati dall’aviazione e dall’artiglieria. L’odore è pesante: ci sono pezzi di bombe al fosforo, proiettili all’uranio, bombe a frammentazione.

I cittadini entrano, osservano ammutoliti, piangono. È difficile trattenere la commozione mentre scattiamo foto, prendiamo appunti e ascoltiamo le testimonianze di chi ha perso tutto: figli, marito o moglie, genitori, parenti, casa.

Hanan, una signora sulla cinquantina, ci viene incontro e ci mostra la foto della sua abitazione demolita, sbriciolata dagli F16. Uno dei suoi figli è rimasto senza gambe. Abita a Sudania, un quartiere di Gaza City.

Zakya, un’anziana, ci indica la foto dei suoi cinque figli uccisi dalla furia omicida israeliana. È disperata, perché, vedova e senza più casa, non le è rimasto più nessuno.

Mentre raccogliamo le loro storie e quelle di tanti altri che nel frattempo ci hanno avvicinati, non possiamo fare a meno di chiederci su quale distorto e mostruoso “diritto a difendersi” si appoggi Israele mentre fa tabula rasa della vita umana. E di quale coscienza e intelligenza siano dotati i suoi àscari senza dignità in Europa – Italia in testa.

A fianco dell’ingresso principale dello Shifa, leggiamo il cartello: “Banca del sangue”. Ci sono molte persone che fanno la coda per donare il proprio sangue ai concittadini feriti nei giorni scorsi.

Entriamo nell’ospedale, sovraffollato, e ci accoglie il direttore, il dott. Ashura.

«Dopo il cessate il fuoco – ci racconta – Israele ha ucciso almeno altri 13 civili. Nei giorni di bombardamento indiscriminato abbiamo ricoverato 1926 feriti e ricevuto 658 cadaveri. Il primo giorno di guerra, il 27 dicembre, sono arrivate, in mezz’ora, ben 200 persone».

«Il totale delle vittime, su tutta la Striscia, è di 1366, di cui 430 bambini e 111 donne, ovvero il 40% dei morti. I feriti sono 5360, di cui 1870 bambini e 800 donne. Anche qui, donne e bambini costituiscono il 50% del bilancio complessivo. Il resto sono civili maschi adulti, e una minima parte di combattenti.

Nonostante l’alto numero di pazienti, siamo stati in grado di far fronte a tutto, grazie all’aiuto di Ong e organizzazioni civili. Circa 300 feriti sono stati mandati in Egitto per le cure mediche necessarie».

Aiuti. «In questi giorni di “tregua” abbiamo ricevuto molte medicine, che stiamo classificando per capire cosa ancora ci manca, ma crediamo che siano solo il 5% del fabbisogno. Ci mancano molte attrezzature per la cura del cancro e diagnostiche, di cui Israele impedisce l’entrata nella Striscia».

Armi di Distruzione di Massa. «Nel primo attacco contro i civili sono state usate armi DIME, piccoli ordigni nucleari. Tutti i feriti portati in ospedale presentavano arti amputati. Inoltre, molti presentavano gravi ferite, una colorazione della pelle sospetta. Un altro elemento che dimostra l’uso di armi non convenzionali è il fatto che gli alberi, intorno alle aree colpite, non sono stati distrutti. Le bombe non hanno avuto effetti sul pavimento, sul selciato, ma solo sui corpi, sulla massa corporea».

Analisi delle armi di distruzione di massa. «Noi non abbiamo tempo per fare analisi. Ma ci sono molti dottori stranieri che ci stanno aiutando. Sanno che siamo dalla parte della ragione, che siamo le vittime, che Israele ha commesso crimini di guerra.

Crediamo che non ci sarà stabilità in Medio Oriente senza la fine dell’occupazione israeliana. Gli Stati Uniti devono capirlo».

Usciamo dall’ospedale ash-Shifa, e, attraversata la strada, ci troviamo di fronte alle macerie dell’omonima moschea, completamente distrutta.

Si vede che anche qui c’erano i fantomatici “terroristi” palestinesi…

…………………

Khan Younes. L’albergo dove alloggiamo in questi giorni appartiene alla Mezzaluna rossa palestinese. È un’ampia costruzione di nove piani, con centinaia di stanze, molte delle quali destinate a 40 famiglie rimaste senza tetto a seguito dei bombardamenti israeliani delle settimane passate.

Nell’atrio c’è un piccolo contingente di guardie armate che vigila sulla sicurezza di tutti gli inquilini.

Quello della sicurezza è un problema molto sentito nella Striscia di Gaza, a causa dei violenti scontri tra fazioni rivali avvenuti negli anni precedenti, della presenza di criminali comuni e delle ripetute invasioni dell’esercito israeliano. Prima del “colpo di mano” di Hamas nella Striscia, nell’estate di due anni fa, l’area era preda di bande criminali e di squadroni di Fatah che scorrazzavano per le strade, compiendo atti di violenza e costringendo la popolazione a una sorta di coprifuoco. I giornalisti rischiavano rapimenti a scopo di ricatto o intimidazione. Ora, invece, la situazione ci appare piuttosto tranquilla.

Nei negozi troviamo cibo, frutta, verdura, carne, pane, acqua. È pur vero che in alcune zone ci sono ancora code nelle panetterie. La situazione, tuttavia, può precipitare da un momento all’altro: basta che Israele e l’Egitto impediscano l’entrata dei prodotti alimentari per qualche settimana.

In questi giorni di “tregua” traballante, rotta più volte da Israele e dal lancio di razzi da parte della resistenza – ieri dai bombardamenti della marina e dal sorvolare degli F16 –, la vita quotidiana si è rimessa in movimento. Nelle strade delle cittadine c’è traffico fino a notte inoltrata, mentre quello di giorno è frenetico. La gente esce di casa, va al caffè, chi può permetterselo, al ristorante.

La corrente elettrica è tuttavia garantita solo per un po’ di ore al giorno, e molti edifici sono illuminati grazie ai generatori. Nei bagni e nelle cucine l’acqua viene spesso a mancare, e non è garantito che sia potabile.

Distribuzione aiuti umanitari. Nelle cittadine e nella campagna della Striscia, le famiglie hanno bisogno di tutto.

Ieri, due membri della nostra delegazione italiana, Mohammad el-Abed e Daniele Parracino, in rappresentanza della Abspp onlus e dell’API, hanno distribuito decine di cartelle scolastiche con quaderni e matite, tonnellate di farina e pacchi alimentari, oltre a 10 mila euro a 67 orfani.

Nei giorni scorsi avevano consegnato due camion di bombole di ossigeno destinate agli ospedali di Gaza.

Questo genere di aiuti diretti, attraverso l’intermediazione delle associazioni caritatevoli locali, sono molto apprezzati dalla popolazione, perché viene garantita la consegna e impedito che fazioni o potentati politici corrotti ci lucrino, come invece accade spesso in Cisgiordania, con la gestione dell‘Anp di Abu Mazen.


 

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Un comando di polizia e due siti presso Rafah colpiti dagli F16 israeliani

Gaza. La notte scorsa, gli aerei da guerra israeliani hanno bombardato un comando di polizia palestinese al centro della Striscia di Gaza; è stata colpita anche la zona di confine tra Rafah e l’Egitto. Non ci sono notizie di vittime.

Fonti palestinesi e testimoni oculari hanno riferito che un F16 ha bersagliato con almeno un missile la sede della polizia che si trova a est di al-Migraqa, lungo la via Salah ad-Din, al centro della Striscia di Gaza. Il comando è stato completamente distrutto e tra i cittadini inermi, in particolare tra donne e bambini, si è disseminato il terrore.

Stando alle fonti, prima di attaccare, gli aerei dell’occupazione israeliana hanno sorvolato massicciamente il cielo di Gaza.

Un portavoce israeliano ha fatto sapere, attraverso un comunicato inviato all’agenzia stampa Ma‘an, che gli attacchi sono avvenuti in risposta al lancio di missili Qassam e al fuoco dei mortai aperto contro Israele, a seguito dei quali due soldati israeliani hanno riportato leggere ferite. Nel comunicato si legge inoltre che gli obiettivi comprendevano un «avamposto di Hamas», un evidente riferimento alla stazione di polizia bombardata nel centro di Gaza, e sei tunnel per il contrabbando a Rafah e nei suoi dintorni.

I residenti palestinesi di Rafah e Khan Younes sono stati sollecitati, tramite registrazioni telefoniche, a evacuare il più velocemente possibile le case vicine alle gallerie lungo il confine con l’Egitto, in previsione del bombardamento.

Il portavoce israeliano ha quindi insistito sul fatto che «essendo la sola autorità presente nella Striscia di Gaza, Hamas ha la piena responsabilità di ogni atto terroristico proveniente dall’interno della sua area di controllo».

Domenica mattina, numerosi ufficiali israeliani hanno richiesto una dura e rapida risposta all’ultimo lancio di razzi contro le città del sud, mentre altri hanno spinto per proseguire i negoziati al Cairo verso un accordo per il cessate il fuoco.

Dopo aver affermato che l’esercito ha ricevuto istruzioni di prepararsi a rispondere al lancio dei missili, il Primo Ministro Ehud Olmert ha aggiunto che non sarebbe ritornato alle “regole del gioco” precedenti la guerra nella Strisca, riferendosi presumibilmente alla chiusura dei valichi di Gaza e al mantenimento dell’assedio nella zona. «Agiremo secondo le nuove regole, grazie alle quali non saremo trascinati in una perenne guerra calda che nega una vita normale ai residenti delle zone di confine meridionali», ha affermato Olmert in apertura di una riunione di gabinetto settimanale.

Tutti i ministri dell’attuale governo israeliano, a eccezione del Ministro Ghaleb Majadele, hanno votato per replicare al lancio di razzi. Il Ministro della Difesa Barak ha tuttavia invitato il governo a procedere con cautela e ad aspettare che il lancio di razzi cessi, mentre si continua a negoziare un cessate il fuoco, prima di «riattivare forze deterrenti come nella recente operazione nella Striscia di Gaza».

Il movimento israeliano Meretz ha sollecitato il governo ad astenersi dal rispondere «in modo violento» al recente lancio di razzi. Il Presidente del movimento, Haim Oron, ha esortato a non esasperare «quelle che sembrano essere prospettive accettabili per stabilire il cessate il fuoco», aggiungendo che l’Egitto ha mantenuto fede ai suoi sforzi di ripristinare un accordo tra Israele e le fazioni militanti di Gaza.


 

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STRISCIA DI GAZA: ISRAELE RIPRENDE

I BOMBARDAMENTI DAL MARE,  F16 IN CIELO

LE BUGIE DEI RAZZI QASSAM

 

Domenica 1° febbraio, ore 16

Da Angela Lano (InfoPal) in Gaza City,

Come annunciato in questi giorni, lo stato sionista, criminale di guerra, ha ripreso a bombardare la Striscia di Gaza.

Abbiamo udito pochi minuti fa diversi cannoneggiamenti provenire dal mare. In cielo hanno ripreso i sorvoli degli F16.

Tra ieri e oggi, Israele ha sfoderato la bugia del lancio dei razzi contro i propri territori, ma la resistenza nega categoricamente e accusa il governo di Tel Aviv di inventare pretesti per riattacare la Striscia e causare altri morti, in vista delle elezioni. La logica dello stato ebraico è più o meno questa: più morti, più voti. Solo una mente criminale, mostruosa può ragionare in questi termini.

Questa mattina abbiamo incontrato il portavoce del governo Hamas, Tahar an-Nunu, che ci ha confermato che la resistenza palestinese non ha lanciato razzi né ieri né oggi, e che si tratta di propaganda israeliana per giustificare una nuova aggressione via cielo e via mare della Striscia di Gaza.

"Israele vuole esercitare pressioni su di noi - ha affermato an-Nunu - prima delle elezioni per indurci ad accettare le sue improponibili condizioni di tregua. Vogliono fermare la resistenza palestinese in cambio di niente. Le nostre richieste sono chiare: fermare le aggressioni, porre fine all'assedio e riaprire tutti i valichi. Loro, invece, ci propongono un'apertura parziale. Lo abbiamo detto prima della guerra e lo ripetiamo ora".

 

Link originale :

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Nuova escalation israeliana: feriti 12 cittadini palestinesi nella Striscia di Gaza

Gaza - 29 gennaio 2009 - Fonti mediche palestinesi dell’ospedale Naser, a Khan Yunes, hanno confermato al corrispondente di Infopal.it a Gaza il ferimento di 12 cittadini palestinesi, a seguito di un bombardamento israeliano contro una moto, avvenuto a ovest della città di Khan Yunes, a sud della Striscia di Gaza. La moto stava passando vicino all’ospedale.

Testimoni oculari hanno riferito che un aereo da ricognizione israeliano ha sparato almeno un missile contro la moto, su cui viaggiavano due appartenenti alle brigate della Resistenza Popolare, ferendo, oltre ai due, anche dieci studenti.

http://www.infopal.it/leggi.php?id=10577

 

 


Arrestati 14 cittadini palestinesi della Cisgiordania e trasferiti in luoghi segreti vari detenuti di Gaza

 

Ramallah - 29 gennaio 2009 - Oggi, all’alba, le forze di occupazione israeliane hanno arrestato 14 cittadini palestinesi durante le operazioni d’incursione e perquisizione eseguite in diverse zone della Cisgiordania. Fonti israeliane hanno riferito che gli arrestati sono delle province di Betlemme e Hebron e sette sono della cittadina di Suwef. Tutti i fermati sono stati trasferiti in centri d’interrogazione.

Le forze di occupazione israeliane continuano quotidianamente a fare irruzione e a compiere perquisizioni nelle case palestinesi in Cisgiordania, recando danni al loro interno e servendosi sempre del solito pretesto della caccia ai ricercati.

 

Detenuti di Gaza trasferiti in località ignote

Su un altro fronte, Abdelnaser Farawneh, il ricercatore specializzato nelle questioni dei detenuti, ha affermato che le autorità di occupazione israeliane hanno trasferito un certo numero di palestinesi, arrestati durante l’ultima aggressione israeliana contro Gaza, in località ignote. Farawneh ha riportato quanto detto da vari reclusi nella prigione del deserto del Negev, i quali, per puro caso, martedì scorso avevano incontrato, al momento del loro arrivo in carcere, un gruppo di detenuti di Gaza; erano 17 e si stavano preparando per lasciare il posto. Da loro hanno saputo che la direzione del carcere li aveva informati della decisione di liberarli e trasferirli direttamente al passaggio di Eretz, mentre gli altri reclusi detenuti insieme a loro nel padiglione G sono stati spostati al padiglione B. Qualcuno di questi ultimi è stato messo in isolamento. Finora non si conoscono i loro nomi e nemmeno quanti siano.

Farawneh ha espresso la sua preoccupazione perché il gruppo che avrebbe dovuto essere liberato non è mai giunto al passaggio di Eretz. Ciò significa che i detenuti sono stati condotti in luoghi segreti su cui le autorità di occupazione non hanno ancora rivelato nulla.

Si ricorda come le forze di occupazione israeliane, fin dal primo giorno dell’aggressione contro Gaza, rifiutino di consegnare alla Croce Rossa o all’ANP il numero e la lista con i nomi di coloro che sono stati arrestati. Non permettono nemmeno alle associazioni per i diritti dell’uomo e agli avvocati di visitarli o incontrarli.

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Attacchi aerei contro Rafah

 

Gaza - 29 gennaio 2009 - Ieri, mercoledì, le brigate al-Qassam, ala militare di Hamas, si sono opposte alla penetrazione delle forze speciali israeliane nella zona est di al-Magazi, al centro della Striscia di Gaza. In un comunicato stampa hanno rivendicato il lancio di tre granate contro le forze sioniste, i cui bulldozer hanno distrutto campi di cittadini palestinesi.

Testimoni oculari hanno riferito che tre corazzati e due bulldozer sono partiti dalla postazione militare di Abu Safiyah, avanzando per 500 metri nella zona est di al-Magazi; hanno quindi iniziato a distruggere ampie distese agricole. La resistenza palestinese si è scontrata con le forze speciali penetrate nella zona.

I testimoni hanno aggiunto che altri cinque mezzi corazzati e quattro bulldozer si sono mossi dal portone della scuola, a est della cittadina al-Masdar, per 50 metri, dando inizio a una vasta operazione di rastrellamento anche dei campi di coltivazione. Forze speciali sioniste sono inoltre salite sul tetto di una casa di proprietà della famiglia Abu Safiyah.

 

Due attacchi aerei contro Rafah

Oggi, all’alba, gli aerei da guerra israeliani hanno attaccato la città di Rafah per rispondere al lancio di un missile di fabbricazione locale contro la colonia Ashkul, a est della città di Gaza.

Fonti palestinesi riferiscono che degli F16 hanno sorvolato a bassa quota la città, bombardando con almeno un missile la zona delle gallerie, lungo la linea di confine sud. Nello stesso tempo è stata colpita una fabbrica di mattoni di proprietà della famiglia Jawdat, a est della città di Rafah.

Fonti d’informazione ebraiche avevano riferito che il Ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, si era consultato con i capi dell’esercito per discutere su come replicare al lancio del missile caduto ieri sera ad Ashkul, senza tuttavia rivelare alcuna indicazione in proposito.

Secondo il canale dieci della televisione israeliana, il missile è caduto in una zona aperta e non ha causato né danni né vittime.

Questo è il primo missile che viene lanciato dalla resistenza da quando Israele e le fazioni palestinesi hanno dichiarato il cessate il fuoco, dopo 23 giorni di aggressioni israeliane contro la Striscia di Gaza.

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Aerei da guerra hanno bombardato la frontiera tra Gaza ed Egitto

Gaza - 28 gennaio 2009 - Agenzia InfoPal - Gli aerei da guerra israeliani, all’alba di oggi, mercoledì 28 gennaio, hanno bombardato la zona di confine tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, a sud di Rafah, con il pretesto di voler colpire le gallerie. Non ci sono notizie di vittime.

Fonti locali hanno riferito che aerei da guerra israeliani “F16” hanno bombardato con almeno quattro missili la zona di frontiera con l’Egitto, i quartieri al-Salam e al-Abed Jaber nella città di Rafah, a sud della Striscia di Gaza, prima che le forze di sicurezza palestinesi potessero evacuare le loro postazioni.

Le forze di sicurezza egiziane si erano ritirate molto verso l’interno a seguito degli avvertimenti dell’esercito israeliano di voler bombardare l’area di confine.

Si ricorda che questa zona è stata sottoposta a centinaia di attacchi da parte delle forze di occupazione durante l’ultima aggressione. Con la scusa di voler distruggere le gallerie, hanno totalmente raso al suolo più di 150 case, mentre altre decine hanno subìto danni parziali.

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Continuano le violazioni israeliane: ferito un cittadino palestinese a est di Khan Yunes

Ieri sera, domenica, è stato ferito un contadino palestinese dal fuoco dell’occupazione israeliana a est della provincia di Khan Yunes. Testimoni oculari hanno riferito che Hajj Subhi Qdeh, di 62 anni, è stato ferito dalle forze israeliane situate vicino alla striscia di confine, nella località di Khuza‘a, a est di Khan Yunes, dove hanno sparato in direzione dei contadini che si trovavano nei loro campi.

Fonti mediche palestinesi hanno riferito che le condizioni di Qdeh sono molto gravi, perché è stato colpito in maniera diretta.

Questa è l’ennesima violazione israeliana al cessate il fuoco dichiarato unilateralmente. Le forze di occupazione continuano infatti giorno e notte a sparare dalle torri di controllo e dal mare contro la Striscia di Gaza.

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LA TREGUA BY ISRAEL: un ferito a Khan Younes. La Marina spara contro Rafah.

Gaza - 23 gennaio 2009 - L’occupazione israeliana continua a violare il cessate-il-fuoco con la Striscia di Gaza, sparando contro i civili.

Le motovedette israeliane hanno aperto il fuoco contro le spiagge di Rafah e Khan Yunes, a sud della Striscia di Gaza.

Anche i soldati appostati sulle torri, a est della città di Khuza’a, hanno sparato massicciamente contro le case dei cittadini ferendone uno.

Confine egizio-palestinese. Le forze di occupazione hanno bombardato nuovamente la zona di frontiera per distruggere i "tunnel", da cui entrano cibo e armi.

 

http://www.infopal.it/leggi.php?id=10555&PHPSESSID=3dca66262e2490c95b9425b5d589fff5

 


GAZA, VIOLAZIONI DELLA TREGUA: un bambino palestinese ferito da proiettili israeliani

Gaza - 22-01-2009 -. Proseguono le violazioni israeliane del cessate il fuoco. Oggi pomeriggio, fonti mediche hanno riferito che a Gaza un bambino palestinese è stato ferito alla testa da una pallottola sparata dall’esercito di occupazione israeliano.

Le fonti hanno riferito che l’esercito, appostato alla frontiera est della città di Gaza, ha aperto il fuoco contro dei cittadini palestinesi, colpendo il bambino alla testa.

Il piccolo è stato ricoverato nel reparto di cura intensiva dell’ospedale ash-Shifa. Le sue condizioni sono molto gravi.

Parallelamente, le forze di occupazione posizionate lungo la frontiera est della città di Khan Yunes, a sud della Striscia, hanno aperto il fuoco contro i cittadini e i contadini di Wadi as-Salqa e di Khuza’a. Non ci sono notizie di vittime.

http://www.infopal.it/leggi.php?id=10538


Egitto, sotto interrogatorio i feriti palestinesi ricoverati al Cairo.

Gaza.-22-01-2009 -  I feriti palestinesi ricoverati in Egitto hanno denunciato alla redazione di aljazeera.net interrogatori violenti da parte dell'intelligence egiziana.

Al loro ritorno nella Striscia di Gaza hanno informato l'emittente qatariota che le forze di sicurezza egiziane hanno interrogato qualcuno di loro per estorcere informazioni sui luoghi di produzione dei missili e sul contrabbando delle armi.

Diversi feriti hanno riferito ad aljazeera.net di essere stati sottoposti a violenti interrogatori da parte delle forze di sicurezza egiziane, mentre si trovavano in ospedale, e di essere stati minacciati di non poter terminare le cure mediche.

In un collegamento telefonico con aljazeera.net, uno dei feriti curati in Egitto ha raccontato che le forze di sicurezza egiziane gli hanno chiesto di informare la resistenza a Gaza che il Cairo non permetterà di contrabbandare armi verso Gaza.

L'uomo ha aggiunto che, appena guarito, il medico gli ha chiesto di attendere in una stanza accanto alla clinica, poi, sono arrivati gli uomini dell’intelligence per interrogarlo e gli hanno promesso di mantenere segrete tutte le informazioni che avrebbe rilasciato: "Mi hanno fatto domande sulla resistenza, sul nascondiglio delle armi, sul modo in cui i combattenti sono riusciti a resistere di fronte all'invasione israeliana". Gli hanno chiesto di Hamas e del luogo in cui si nascondeva la sua dirigenza.
 

Ha aggiunto che all’inizio lo trattavano bene, ma quando ha negato di conoscere membri della resistenza, uno della sicurezza lo ha colpito sulla ferita, dicendogli: "Non mentire, tu sei di Hamas e delle brigate al-Qassam. Devi parlare, altrimenti non ti permettiamo di proseguire le cure e ti getteremo via come un cane".
 

Fonte originale : http://www.aljazeera.net/NR/exeres/016C3C6D-04FD-44D4-8964-FBB23D41630F.htm

Traduzione : http://www.infopal.it/leggi.php?id=10534


CONTINUA LA GUERRA D'ISRAELE CONTRO GAZA: la marina bombarda la costa. 7 feriti.

Gaza - 22/01/2009 Israele non ha ancora bloccato i motori della sua permanente guerra contro i palestinesi. Questa mattina, la Marina israeliana ha bombordato l'area di as-Sudaniya, a nord-ovest della Striscia di Gaza, ferendo 7 palestinesi.

Il dott. Mu’awiyah Hassanain, direttore del servizio di Pronto soccorso, ha riferito che i feriti sono stati portati all'ospedale ash-Shifa, a Gaza City.

Dall'alba di oggi, le motovedette israeliane stanno sparando contro i pescherecci ormeggiati sulla spiaggia di Gaza, contro le case dei cittadini e contro la città di Rafah, a sud della Striscia, seminando terrore tra i cittadini.

I soldati dell’esercito di occupazione israeliano, dislocati sulle torri di controllo, vicino alla postazione militare di Kissofim, a est di al-Qarara, nella provincia di Khan Yunes, hanno aperto il fuoco contro le abitazioni civili. Non ci sono notizie di vittime.

Tutto ciò avviene nonostante la tregua accolta dalle fazioni palestinesi e l'annuncio del cessate il fuoco da parte del governo di Israele.
 

Nella Striscia di Gaza, i soccorritori continuano a portare alla luce cadaveri provocati dai 22 giorni di genocidio israeliano contro la popolazione palestinese.

http://www.infopal.it/leggi.php?id=10523&PHPSESSID=98c98f5827de8281e45b23943fb57bfc

 


Le false promesse di Israele: le forze di occupazione

continuano a  sparare: ucciso un contadino. 2 bimbi saltano in aria giocando con  mina inesplosa.

Fonte : Agenzia InfoPal.it


Gaza - 20 gennaio 2009 - Fonti mediche palestinesi hanno riferito che, oggi, 
ad est della città di Gaza, 2 bambini palestinesi sono saltati in 
aria giocando con una bomba israeliana inesplosa.

Il direttore del servizio di pronto soccorso di Gaza, Mu'awiya 
Hasanen, ha dichiarato che "due bambini sono stati uccisi mentre 
stavano giocando con un oggetto abbandonato dall'esercito di 
occupazione, a est del quartiere di ash-Shujaiyah, a est della città 
di Gaza. L'oggetto è esploso e ha fatto a pezzi i due bimbi".

Corazzati israeliani penetrati a est di Gaza hanno sparato a un 
contadino che stava controllando il proprio campo, distrutto dai 
bulldozer.

Sempre oggi, fonti mediche hanno riferito che una motovedetta 
israeliana ha sparato a un cittadino, Kamal al-Atar, che si era 
recato a fare un sopralluogo nella propria casa, abbandonata durante 
i bombardamenti dei giorni scorsi.

Testimoni oculari hanno riferito che le motovedette israeliane hanno 
lanciato diverse granate contro le barche dei pescatori, nella zona 
di as-Sudaniyah. Non ci sono notizie di vittime.

Oggi, diversi blindati israeliani sono penetrati al centro della 
Striscia di Gaza e hanno distrutto i terreni agricoli. Anche la 
marina ha sparato contro zone aperte, a nord-ovest della città di Gaza.

Testimoni oculari hanno raccontato che diversi bulldozer israeliani, 
appoggiati da carrarmati, sono entrati nella zona di Abu Hamam, 
vicino alla postazione militare di Kissufim, a est di Deir al-Balah, 
e hanno distrutto diversi campi, mentre altri corazzati sono 
penetrati nell'area di al-Maghazi, nella provincia centrale.

Queste invasioni smentiscono le dichiarazioni rilasciate ieri 
dall'esercito israeliano che garantivano l'avvio di un ritiro 
graduale dalle zone rioccupate durante l'operazione "Piombo fuso". 
Tale ritiro avrebbe dovuto essere ultimato entro oggi a mezzogiorno.

Questa è la seconda volta, dall'annuncio del cessate il fuoco, che le 
forze di occupazione israeliane entrano nella Striscia di Gaza: ieri, 
all'improvviso, i carrarmati hanno invaso la zona est della cittadina 
di Khuza'a e hanno distrutto diversi terreni.

Parallelamente, la protezione civile e i gruppi di soccorso 
proseguono la ricerca dei cadaveri ancora sepolti sotto le macerie.

La vita ha ripreso nelle vie della Striscia di Gaza: i negozi hanno 
riaperto e i cittadini sono andati a cercare i parenti, nella 
speranza di trovarli ancora vivi.



Link originale : http://www.infopal.it/leggi.php?id=10504

 


 

Link a questa pagina :

http://www.terrasantalibera.org/falsepromesseisraele.htm

aggiornato costantemente con tutte le violazioni israeliane dalla tregua del 18 gennaio 2009

 

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