di Dagoberto Husayn
Bellucci
da Sidone (Libano)

Dopo
mesi di relativa tranquillità il Libano rivive una nuova giornata di
sangue, riesplode la faida tra le fazioni palestinesi nel campo profughi
di Ayn el Helwe e i timori si intensificano anche per il contingente
internazionale dell'Unifil presente con i suoi contingenti nel sud del
paese.
Gli
scontri tra opposte fazioni secondo quanto riportato dalle agenzie
di stampa internazionale erano cominciati nella mattinata di sabato
scorso quando due esponenti del movimento Fatah, il partito del
presidente palestinese Abu Mazen (Mahmood Abbas) alla guida dell'Olp,
erano rimasti uccisi in scontri a fuoco tra militanti di opposte fazioni
, incidenti che hanno portato al ferimento di altre tre persone.
Ancora
incerte le dinamiche che hanno riaperto uno scenario di guerriglia
tra le formazioni palestinesi che si sono date battaglia nel principale
campo profughi del Libano, Ayn el Helwe (una capienza stimata tra le
45mila e le 60mila unità), e che hanno provocato l'attentato mortale che
ha causato la morte del numero due del partito che fu di Yasser Arafat
nel paese dei cedri, Kamal Madahat.
Madahat
era da tempo nel mirino dell'organizzazione integralista jihadista di
Fatah al Islam. Sfuggito qualche mese fa ad un altro tentativo di
assassinio Madahat aveva denunciato alle autorità libanesi un esponente
di questo gruppo terrorista d'ispirazione salafita collegato alla
galassia terrorista di Al Qaeda ed operante tra il paese dei cedri e la
vicina Siria. Fatah al Islam, come si ricorderà, diede vita ad una
rivolta nel campo profughi di Nahr el Bared (a nord del paese vicino
Tripoli) nell'estate 2007, impegnando in aspri combattimenti l'esercito
nazionale libanese.
L'attentato secondo quanto riferito immediatamente dalle televisioni
locali sarebbe scattato all'ingresso di Madahat nel campo di "al Miya al
Miya" - non lontano da Ayn el Helwe sempre nella zona costiera attorno a
Sidone - mediate un ordigno posto al passaggio della sua vettura.
Nell'attentato hanno perso la vita oltre al vice-responsabile di Fatah
per il Libano anche due suoi collaboratori tra i quali Akram Daher ,
responsabile per lo sport del partito di Abu Mazen nel paese dei cedri.
A quanto riferito dalla tv satellitare "Al Jazeera" un'autobomba, posta
al lato della strada d'ingresso del campo, sarebbe stata fatta esplodere
mentre l'uomo politico palestinese si trovava tra l'ultimo posto di
controllo dell'esercito libanese e il primo dei check point diretti dai
miliziani palestinesi.
Immediatamente le autorità libanesi hanno disposto la chiusura delle
strade attorno ai due campi profughi di Sidone , rafforzato la sicurezza
nella zona attorno a Sidone e le forze di sicurezza e militari
presidiano la zona esterna ai due campi all'interno dei quali le
principali fazioni (Fatah, FDLP e Hamas) hanno innalzato il livello di
allerta per scongiurare nuovi attentati e scontri inter-palestinesi.
L'ipotesi che sembra verosimile è che il terrorismo di matrice
salafita abbia interesse a rialzare il livello di scontro all'interno
della comunità palestinesi in vista dell'appuntamento elettorale del
prossimo 7 giugno dove sembra profilarsi una vittoria dei partiti
nazionalisti direttamente legati a Hizb'Allah e alla Resistenza. Una
strategia volta a tenere in stato di perenne agitazione il paese dei
cedri dove operano le truppe dell'Unifil.
Impressione più che mai giustificata anche dall'intensificarsi di
scontri verbali tra i due schieramenti politici: il 14 marzo
filo-occidentale, raccolto attorno al partito della famiglia Hariri
(Corrente Futura) - già sospettata di aver finanziato attraverso la
Banca Mediterraneè il gruppo salafita di Fatah al Islam tra l'estate
2006 e la primavera 2007) - ha apertamente accusato Hizb'Allah di
tentare una scalata al potere per far entrare il Libano nella sfera
d'influenza iraniana. Hizb'Allah ha prontamente replicato sostenendo che
la maggioranza sta apertamente favorendo un golpe costituzionale e
rigettando le basi del sistema politico instaurato dopo gli accordi di
Taif (1989) sottoscritti da tutti i partiti libanesi.
Nella
serata di sabato il capogruppo parlamentare del Blocco della Fedeltà
alla Resistenza, dr. Mohammad Raad, ha ribadito che "il sistema
democratico instaurato a Taif si basa sull'unanimità dei partiti verso
un'orientamento nazionalista. Se una delle parti decidesse di modificare
quest'orientamento si dovrà assumere anche la responsabilità di
resuscitare i fantasmi della guerra civile. Dichiarare, come alcuni
parlamentari del blocco di maggioranza stanno sostenendo, che il Libano
deve riconciliarsi con Israele e che la Resistenza ha oramai fatto il
suo tempo e dev'essere disarmata equivale ad un colpo di stato contro
l'opzione patriottica." aggiungendo che Hizb'Allah riconosce il valore
della democrazia ma rifiuta i diktat della maggioranza e insistendo
sulla necessità, dopo il voto di giugno, di costituire un governo
d'unità nazionale.
Il
responsabile per il Libano meridionale del Partito di Dio, sheick
Nabil Kaouk, ha per sua parte sottolineato "che chiunque si opporrà ad
un esecutivo di unità nazionale tenterà anche di impedire qualsiasi
intesa dopo le elezioni" caratterizzando la campagna elettorale di
significati che vanno al di là del confronto politico e servendo su un
piatto d'argento un regalo a "Israele": "credere di offrire la
neutralità libanese sulla base di un armistizio ai sionisti è pura
chimera" ha aggiunto sottolineando una volta ancora che il suo partito
non accetterà mai qualsiasi distensione con il nemico sionista.
Per
abbassare i toni dello scontro è intervenuto il ministro del lavoro,
Mohammad Fnesh (Hizb'Allah), che una volta di più ha lanciato un appello
alla moderazione invitando i libanesi a partecipare in massa al voto di
giugno e ad una partecipazione responsabile dei partiti e dei militanti
alla campagna elettorale: "il Libano - ha sostenuto - ha un'occasione
unica. Le legislative potrebbero offrire un'opportunità storica ai
libanesi per aprire un nuovo capitolo della loro storia e instaurare un
periodo di concordia nazionale, di intese e collaborazione tra le
fazioni" salutando le recenti dichiarazioni del Capo dello Stato, Gen.
Michel Souleiman, che da Parigi - dove si trova in visita di Stato, ha
sostenuto la necessità di una "strategia di unità e di difesa nazionale"
ribadendo la sua contrarietà a qualsiasi idea di disarmo della
Resistenza.
Il
vice-presidente del Consiglio Politico del partito sciita libanese,
dr. Mahmood Komaty, ha riaffermato che "l'opposizione uscirà vincente
dalle prossime legislative recuperando ciò che è stato fraudolentemente
perso nell'ultima campagna elettorale" e sostenendo che "l'opposizione
rappresenta la maggioranza popolare. Noi vinceremo le prossime
legislative e ci impegneremo perchè siano protetti gli orientamenti in
senso nazionalista del paese offrendo altresì alle formazioni del 14
marzo la possibilità di partecipare ad un esecutivo di unità nazionale".
Nella
recente polemica è intervenuto anche Haraqat 'Amal (che si
presenterà con liste congiunte al fianco di Hizb'Allah). L'altro partito
sciita del presidente dell'Assemblea Nazionale, avv. Nabih Berry, ha
lanciato la sua campagna elettorale presentando i candidati per la
circoscrizione meridionale di Marjaioun-Hasbayya nel corso del meeting
di Kfar Kila. In questa circostanza il consigliere politico del
presidente del parlamento, deputato Alì Hassan Khalil, ha affermato che
"l'opposizione nazionale otterrà la maggioranza parlamentare" necessaria
per "consolidare l'unità nazionale in Parlamento e elaborare un nuova
fase patriottica. Lavoriamo per ottenere la maggioranza - ha aggiunto -
non per monopolizzare il potere com'é stato fino ad oggi fatto dalle
formazioni del 14 marzo."
Tra
polemiche e veleni la campagna elettorale libanese entra nel vivo
mentre nuovi scenari da brivido sembrano profilarsi all'orizzonte tra le
fazioni palestinesi i cui leader hanno ribadito nuovamente la loro
astensione rispetto alle polemiche elettorali in corso. Mentre il Libano
si interroga sul proprio futuro e i libanesi sulle scelte elettorali che
potrebbero mutare la situazione geopolitica del paese e forse
dell'intero Vicino Oriente nuove nubi si addensano sui cieli della
primavera libanese.
L'attentato mortale di lunedi 23 marzo , unitamente agli incidenti
di sabato scorso, potrebbe rappresentare l'inizio di una nuova fase ,
una versione aggiornata della strategia della tensione che gli apparati
mondialisti e le centrali di destabilizzazione atlantica non hanno mai
smesso di attuare contro questo paese sul quale , come ombre minacciose,
permangono i rischi di una nuova guerra civile.
Dagoberto Husayn Bellucci
Direttore Responsabile Agenzia di Stampa
"Islam Italia"
da Sidone - Libano meridionale
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