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Difendere il sionismo:
difendere l’indifendibile
di
Stephen Lendman,
Global
Research,
6
aprile 2009

Scrivo questo articolo in risposta a quello di
Judea Pearl
sul Los
Angeles Times del 15 maggio, intitolato “L’anti-Sionismo è odio?”
Pearl insegna informatica all’Università della California,
è il padre di
Daniel Pearl, il giornalista morto sgozzato, nonché presidente della
Daniel Pearl Foundation. Essa è stata fondata “per proseguire la
missione di Danny ed affrontare le cause profonde di questa tragedia
nello spirito” dell’uomo che essa rappresenta, inclusi “un’oggettività e
un’integrità aliena ai compromessi ed il rispetto per gli uomini di
tutte le culture”.
Alcuni dei membri onorari del consiglio amministrativo tradiscono questo
proposito:
- l’ ex Presidente Bill Clinton,
un criminale di guerra senza processo e
sostenitore del saccheggio neoliberale;
-
Elie Wiesel, spudorato promotore di se stesso, sfruttatore dell’
“Olocausto”,
apologeta di alcuni dei più indegni crimini di Israele;
-
La Regina Noor di Giordania,
moglie del sovrano Abdullah II il quale, come suo padre, governa con
metodi dittatoriali da stato di polizia;
-
Cristiane Amanpour e Ted Koppel, due notabili della corporazione dei
media,
che non lasciano mai trapelare ciò che possa configgere con i loro punti
di vista,
e sono sempre schierati coi potenti.
Pearl definisce “l’odio anti-Sionista più pericoloso
dell’anti-Semitismo, poiché minaccia la sopravvivenza e la pace in
Medio Oriente”.
Ma il Sionismo è esattamente l’opposto di quanto
lui sostiene,come numerosi scrittori ebrei, compreso il sottoscritto,
sostengono.
Nel suo libro “Il Sionismo vincente”
Joel Kovel
ha spiegato come esso
alimenti “l’espansione
militarista ed il militarismo maligno” e come
abbia trasformato
Israele “in una macchina per la produzione di abusi dei diritti umani”
guidata da terroristi che si
atteggiano a democratici.
Il libro ed il lavoro di Kovel hanno
determinato il suo licenziamento
dalla facoltà del Bard College con effetto dal 1° luglio, termine del
suo contratto, per aver
osato criticare Israele, l’ideologia sionista, il terrorismo di Stato,
decenni di illegalità e una
condotta senza limiti.
Kovel ha espresso indignazione sulla mancata reazione da parte di
istituzioni come il Bard, che
garantiscono ad Israele l’impunità attraverso la soppressione del
dissenso, riducendo ai
margini, punendo e rimovendo gli “eretici”, quelli che, come Kovel,
scrivono la verità con
coraggio e dignità.
Pearl si è lamentato perché l’invito ad un simposio, organizzato dal
Centro dell’UCLA
(Università della California) per gli Studi sul Vicino Oriente, sia stato
esteso a “ quattro dei più
tenaci critici di Israele”, dando loro la possibilità di criticare la
legittimità del Sionismo e la
“sua visione di una soluzione a due Stati” – uno schema per rinchiudere
i Palestinesi in
cantoni isolati e rubare loro le terre più fertili.
Lui mette sullo stesso piano la critica legittima ad Israele e
l’anti-Sionismo alla “criminalizzazione dell’esistenza di Israele, che ne distorce le cause,
getta fango sulla sua
natura, la sua nascita, persino il suo concepimento”.
Cita “leader ebrei
che condannano questa
campagna dell’odio che si risolve in un pericoloso invito all’isteria
anti-semita” anche se l’uno (l’anti-Sionismo)
non ha a che fare con l’altro (l’anti-Semitismo)
e
confonderli serve solo a
mascherare il vero problema,
gli effetti corrosivi del Sionismo e la mitologia su cui si fonda.
Questo è quanto Pearl ignora quando afferma che – “l’anti-Sionismo rigetta alle
fondamenta la nozione
secondo cui gli Ebrei sono una nazione, un collettivo unito da una
storia comune" – e, di
conseguenza, nega agli Ebrei il diritto all’autodeterminazione nel luogo
dove la storia gli ha
concesso i natali. Esso persegue lo smantellamento dello stato-nazione
ebraico Israele,
mentre accorda alle altre comunità storiche (Francesi, Spagnoli,
Palestinesi) il diritto alla
nazionalità”.
Pearl non riesce ad accettare la dura realtà che il professor Shlomo
Zand dell’Università di di
Tel Aviv ha documentato nel suo fondamentale libro del 2008: “Quando e
come è stato
inventato il popolo ebreo?”
Esso espone insensatezze bibliche che
comprendono le credenze
di base del Sionismo sugli Ebrei:
- Che gli antichi romani li cacciarono;
- Il loro esodo dall’Egitto, ed il loro successivo vagare per la terra
senza
requie;
- Oppressione, schiavitù e tormento per secoli; e
- Il mito della promessa di Dio di un “Grande Israele” solamente per gli
Ebrei –
“Una terra senza popolo per un popolo senza terra”.
Secondo il giornalista israeliano Tom Segev e altri:
- Non è mai esistito un popolo ebreo, soltanto una religione ebrea;
- Non c’è stato esilio, dunque non c’è stato ritorno, gran parte della
Diaspora è
stata volontaria; e
- Tutta la storia è un’invenzione sionista, sorta di cospirazione per
giustificare
un futuro Stato ebraico, e svilire ora l’auto-determinazione Palestinese
alla
stregua di un complotto per distruggerlo.
Tornando agli altri “collettivi uniti da una storia comune”, Francia,
Spagna, America e gli altri
Stati, si tratta di nazionalità, non di religioni.
Israele è uno Stato
ebraico con diritti per soli
Ebrei.
Loro contano. Gli altri no, e qui sta la differenza.
Di contro, i
Palestinesi vengono
occupati, impoveriti, oppressi, esiliati dalla loro terra, mortificati
per il fatto di essere
musulmani, e vittimizzati da un lento e inesorabile genocidio che
distrugge loro e qualunque
loro speranza di auto-determinazione.
“Gli Ebrei sono una nazione?” si chiede Pearl? “Alcuni filosofi
sosterrebbero che essi sono in
primis una nazione e solo dopo una religione". E cita l’usuale mitologia:
- L’esodo ed il “ritorno alla terra promessa con il ricevimento della
Torah sul
Monte Sinai”;
- La loro “ferma convinzione del loro finale ritorno in patria nella
terra d’origine
a partire dalla cacciata dei romani”; e
- La loro “storia condivisa, non la religione, come primaria forza di
ricongiungimento dietro la secolare, multietnica società israeliana” -
che
favorisce esclusivamente gli Ebrei, essendo uno stato religioso in cui
praticare
un’altra religione può essere pericoloso.
L’ “identità ebraica” oggi si nutre della storia ebraica (più
precisamente folklore e miti) coi suoi
naturali derivati:
- “lo Stato di Israele” a dispetto della sua nascita illegittima e le
sue radici
mitologiche;
- “la battaglia per la sopravvivenza”, anche se si tratta della quarta
potenza
militar-nucleare mondiale, senza alcun nessun nemico eccetto quelli che
si crea,
con una storia di aggressioni alle spalle, di violenza al posto
dell’accordo, di
scontro al posto della diplomazia; e che rivendica l’autodifesa come
giustificazione quando non ce n’è alcuna;
- “I suoi traguardi scientifici e culturali”, molti dei quali
riguardanti gli armamenti
e la sicurezza nazionale;
- “il suo implacabile sforzo in direzione della pace”.
Pearl, come molti altri, non riesce ad accettare che
Israele disdegna la
pace,
prospera sulla
violenza,
e ne ha bisogno come giustificazione.
L’essenza del concetto
di pace e di risoluzione
di un conflitto per Israele è terrificante.
Il Primo Ministro Yitzhak
Shamir una volta lo ammise in
relazione alla guerra del Libano del 1982 – c’era un “pericolo
terribile non tanto di natura
militare, quanto politica”, cosicché venne inventato un pretesto per
attaccare in assenza di
minaccia o giustificazione.

Questo causò la morte di 18.000 persone e lasciò il Libano del sud
occupato finché le Forze di
Difesa Israeliane (IDF) non lo abbandonarono nel maggio del 2000,
ad
eccezione dei 25 km
quadrati dell’area Sheeba Farms, occupata illegalmente sino ad oggi.
Eppure Pearl insiste che “l’anti-Sionismo colpisce la parte più
vulnerabile del popolo ebraico",
ossia, la popolazione ebraica di Israele, la cui sicurezza fisica e
dignità personale dipendono in
misura cruciale dal mantenimento della sovranità di Israele.
Brutalmente parlando, il “progetto”
anti-Sionista di eliminare Israele condanna 5 milioni e mezzo di esseri
umani, perlopiù rifugiati
o figli di rifugiati, a trovarsi eternamente indifesi in una regione
dove il disegno di un genocidio
non è così insolito”.
Aggiunge poi che “la retorica anti-sionista mostra sofisticazione
accademica e accettazione
sociale in circoli estremisti però liberi di esprimersi. E’ anche una
pugnalata alla schiena del
partito della pace israeliano, e offre un’opportunità al piano nascosto
di ogni Palestinese per
l’eliminazione finale di Israele”.
Ecco dunque alcuni fatti travisati, distorti o sottaciuti da Pearl
e da
altri apologi di uguale
pensiero:
-
-
non c’è mai stato, né c’è adesso, un “partito della pace israeliano”,
come
definito sopra;
-
- la questione non è la sovranità di Israele. Esso esiste, è accettato,
e gli
anti-Sionisti non lo mettono in discussione. Inoltre, per lo meno dalla
fine degli
anni Ottanta, i leader palestinesi (compresi Arafat e Hamas) hanno
mostrato
buona volontà verso il riconoscimento. Ma Israele rigetta tutte le
apertura in
favore di una riconciliazione e della pace, tanto i media al comando,
sionisti, non
lo racconteranno;
-
- I Palestinesi e gli altri popoli arabi non prendono di mira Israele,
almeno dal
1973. In ogni caso, hanno il diritto di difendersi se attaccati, secondo
quanto
previsto dalla leggi internazionali;
-
- Gli anti-Sionisti, come chi scrive, non hanno alcun piano né il
desiderio di
distruggere Israele, di ferire la sua gente, o di esporli a pericolo. Si
pretende,
tuttavia, che Israele si comporti e agisca secondo civiltà, che pratichi
la
democrazia meramente predicata, che osservi le leggi interne e quelle
internazionali, e sia ritenuto pienamente responsabile quando non lo fa,
inclusi i
suoi leader per i crimini di guerra e contro l’umanità, in modo da
dissuadere i
prossimi a macchiarsi di simili violazioni.
-
- Solo Israele minaccia i Palestinesi e gli altri Stati della regione,
ivi compresi
Libano, Siria e Iran. Tali nazioni, e nessun’altra, non minacciano
Israele, ma
ancora una volta i media ufficiali e la propaganda sionista diranno
diversamente.
-
- L’ideologia sionista è estremista, antidemocratica e carica d’odio.
Rivendica il
diritto ebraico alla supremazia, alla particolarità, all’unicità – il
“popolo eletto” da
Dio. Danneggia Ebrei e non-Ebrei allo stesso modo.
Israel Shahak (1933 –
2001), che fu un erudito, un intellettuale, e un attivista dei diritti
umani per tutta la
vita, spiegò i pericoli dello sciovinismo ebraico, del fanatismo
religioso, e la sua
influenza sull’ordinamento americano.
Egli definì la nozione di auto-odio propria degli Ebrei “irragionevole”,
e spiegò
quando si possa
definire qualcuno Ebreo:
- “se
è ebrea sua madre, e sua nonna, e la sua bisnonna, e la sua trisnonna;
o se la persona
è convertita al Giudaismo secondo modalità ritenute soddisfacenti dalle
autorità israeliane, e a
condizione che la persona in questione non si sia convertita dal
Giudaismo ad un’altra
religione”. Secondo il Talmud e la legge rabbinica post-talmudica, “la
conversione deve
avvenire secondo un’opportuna procedura autorizzata da un rabbino”. Per
le donne, affinché venga confermata, essa
implica una procedura bizzarra: “devono essere ispezionate da tre
rabbini mentre giacciono
nude in un ‘bagno di purificazione’”.
Shahak ha scritto lungamente sulle discriminazioni israeliane in favore
degli Ebrei in molti
aspetti della vita quotidiana, compresi quelli che egli ritiene i più
importanti – “diritti di
residenza, diritto al lavoro e all’uguaglianza davanti alla legge”.
L’ideologia sionista svilisce i non-Ebrei e gli nega uguali diritti
all’interno di Israele. C’è tutto un
ordinamento di leggi che lo garantisce – il fatto di discriminare
legalmente i cittadini israeliani
non-Ebrei, a motivo della loro religione, così come i Palestinesi nei
Territori, un qualcosa che è
inimmaginabile in tutti gli stati sviluppati e nella gran parte delle
terre emerse.
Shahak afferma:
“L’ovvio intento perseguito da queste misure
discriminatorie è quello di ridurre
il numero dei cittadini israeliani non-Ebrei in Israele (per affermare
la propria esistenza come
uno) Stato Ebraico”, decisamente ostile e mortificante nei confronti
delle altre fedi.
Questo è il messaggio sionista ed il motivo per cui un crescente numero
di Ebrei, insieme ad
altri, si oppone ad esso.
Sostenere il Sionismo è ripugnante,
indifendibile, ed equivale a
difendere il cancro, un male che finisce col distruggere chi lo ospita.
Esso deve essere
smascherato, denunciato, ed espulso una volta per tutte la corpo
politico. Uno studio della CIA
mostra l’alternativa: tra 20 anni, Israele non esisterà più, almeno
nella forma presente.

L’Agenzia prevede “un inesorabile progredire, dalla soluzione a due
Stati, verso quella ad uno
Stato unico, modello più praticabile basato su principi democratici di
piena eguaglianza per
rifuggire il profilarsi dello spettro dell’apartheid di stampo
coloniale, insieme alla concessione
del ritorno dei profughi palestinesi del 1947/48 e del 1967.
Quest’ultima come pre-condizione
per una pace sostenibile nella regione”.
Secondo l’avvocato internazionale Franklin Lamb,
“è scritto che prima o poi
la storia rifiuterà
l’impresa coloniale israeliana”.
Il documento prevede inoltre il
ritorno di tutti i rifugiati palestinesi
nella loro terra d’origine, e
l’esodo di due milioni di Ebrei in America
entro i prossimi 15 anni.
Essi non ne possono più e
vogliono andarsene.
Il resoconto omette, o perlomeno non dichiara
apertamente, che senza il
raggiungimento di un’equa soluzione dell’annoso conflitto palestinese,
Israele alla fine si auto-distruggerà.
Le nazioni che vivono di spada,
per essa muoiono, Israele non fa eccezione.
L’alternativa
è la pace e la riconciliazione,
cioè quello che Israele rifiuta categoricamente.
Finché non cambia posizione,
è la sua stessa esistenza ad essere a rischio.
La storia insegna,
ma Israele non vuole saperne di imparare.
Stephen Lendman
Stephen Lendman,
ricercatore associato presso il Centro di Ricerca sulla Globalizzazione.
Vive a Chicago e può essere contattato a lendmanstephen@sbcglobal.net Il
suo blog è sjlendman.blogspot.com
Fonte originale
Global
Research
Link a questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/difesa_sionismo_indifendibile.htm
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