Parlando di
sinistra, Islam, lobby israeliana, Chomsky.
Mirian Cotton
intervista Gilad Atzmon
di Mirian Cotton - 15/07/2010 -
Traduzione Comedonchisciotte.org - Fonte Ariannaeditrice.it
Gilad
Atzmon è un sassofonista e musicista di fama mondiale con una
profonda passione politica per le problematiche umaniste riguardo al
destino del popolo palestinese. Ha scritto e pubblicato molto
sull’argomento. Essendosi auto-esiliato, ex soldato dell’IDF [“Israel
Defense Forces”- Forze Armate Israeliane, ndt] e israeliano ebreo,
la prospettiva di Atzmon alla portata dell’opinione pubblica sulla
Palestina è relativamente unica. Le sue opinioni sono amaramente
opposte da alcuni nei gruppi di ebrei anti-sionisti, che lo accusano
di anti-semitismo e di essere uno che “odia se stesso”.
Atzmon resiste ferocemente l’accusa di anti-semitismo ed insiste sul
fatto che ciò che conta per lui è una profonda ed appropriata analisi
dell’ideologia di cosa significa essere ebreo – in particolare su come
il concetto degli ebrei come “il popolo eletto” ha inesorabilmente
portato, a quanto dice lui, alla nascita del sionismo ed alla sua
attuale e sproporzionata influenza negli eventi del mondo.
Inoltre Atzmon contesta la sinistra occidentale, in quanto crede che
abbia fallito sia nel riconoscere l’estensione dell’influenza sionista
(e critica in particolare Noam Chomsky) sia nel non capire come le
ideologie socialiste/marxiste occidentali sono incompatibili con le
società islamiche e quindi inutili per loro.
Questi ed altri argomenti sono discussi con lui più avanti. Molte
delle cose che Atzmon afferma avrebbero bisogno di ulteriori domande e
commenti, ma si spera che questo scambio sia servito ad illustrare la
sua interpretazione della questione palestinese ed a fornire una
panoramica su una prospettiva che di rado viene capita o mandata in
onda.
MC: In seguito all’omicidio ed al rapimento da parte di
Israele degli attivisti di soccorso disarmati nelle acque
internazionali, il Generale Petraeus ha affermato che la situazione [a
Gaza] non è più sostenibile. Sebbene non stesse in nessun modo
condannando quello che ha fatto Israele, pensa che potrebbe essere
l’inizio della fine dell’incondizionato sostegno degli Stati Uniti ad
Israele?
GA: In realtà è il contrario. È Israele che pianta in asso gli Stati
Uniti. La leadership israeliana ha realizzato che con l’America alle
spalle lo stato ebraico non sarà in grado di procedere ai suoi due
prossimi piani letali: Nakaba 2 ed il disarmo della capacità nucleare
iraniana. Israele ha realizzato che se vuole mantenere il suo stato
ebraico univo come potere regionale deve procedere alla pulizia etnica
dei palestinesi. Israele è anche convinta che la sua unica opportunità
di sopravvivenza nella regione è mantenendo l’egemonia nucleare. Al
momento gli Stati Uniti rendono le cose difficili allo stato ebraico;
sta cercando di frenare Israele. Credo che sia Israele a guidare il
conflitto piuttosto che esserne soggetto.
MC: Ma sicuramente questa valutazione trascura dei fattori
importanti. Nessuno può dubitare seriamente che l’ossessione americana
dalla regione ha a che fare interamente col petrolio, il gas e
questioni geo-strategiche come la vicinanza della Russia e della Cina
a tali risorse, in particolare.
GA: Questo è un buon modo di porre la questione. Tuttavia ci si
poterebbe anche chiedere quali sono gli interessi dell’America, chi li
definisce e chi li modella. A quanto pare, l’AIPAC – American Israeli
Public Affairs Committee è stato alquanto efficace nel forgiare gli
interessi dell’America; sappiamo inoltre che la dottrina Wolfowitz si
è integrata a quella di Bush. Negli ultimi trent’anni gli americani
non sono riusciti a vedere la netta discrepanza tra il petrolio a
basso prezzo e l’alleanza con Israele. Forse cominceranno a capirla
ora.
MC: Ma anche la famiglia Bush era/è una dinastia petrolifera –
con tanti legami con gli israeliani quanti, se non di più, con molti
interessi maturati da parte di arabi – ci sono molti più non-AIPAC ed
interessi maturati da parte di americani come questi che si trovano
nell’AIPAC. Tutto ciò che gli Stati Uniti hanno fatto dall’inizio
della cosiddetta “guerra al terrorismo” – ed anche molto prima – era
mirato ad assicurarsi il Medio Oriente e l’energia ed altre risorse.
GA: Questo è tutto vero. È anche vero che l’AIPAC non interferirà
necessariamente con questioni politiche non correlate a meno che non
coinvolgano gli interessi sionisti, ebrei o israeliani. Tuttavia, la
lobby ebraica in America ed in Inghilterra è riuscita a modellare la
visione dei bisogni e degli interessi dell’impero anglofono. Dal punto
di vista americano, invece di ammettere che i militari americani erano
stati in realtà inviati a combattere per Israele, dissero che erano
stai mandati per morire in nome della democrazia e
dell’intervenzionismo morale. In realtà dissero che erano mandati a
“liberare il popolo iracheno”. Che meraviglia! Il petrolio e gli
interessi di Israele erano presentati come dei problemi collaterali.
Come sappiamo, i prezzi del petrolio non sono scesi dopo il 2003. e
tuttavia, Saddam Hussein, l’acerrimo nemico di Israele, è stato
rimosso. Alle lunghe, questo piano non ha funzionato neanche per
Israele. L’Iran è diventata la potenza musulmana incontestata più
importante. Si spera che diventerà preso anche una potenza nucleare.
Ovviamente questo distoglierebbe Israele dal realizzare le sue
infinite aspirazioni imperiali.
MC: Non c’è, in Medio Oriente, altro paese in cui gli Stati
Uniti ed i suoi alleati potrebbero piazzare la vasta minaccia militare
mossa da Israele se vogliono raggiungere i loro scopi nella regione.
La realizzazione delle ambizioni sioniste per Israele era ed è ancora
un considerazione secondaria per gli Stati Uniti, malgrado l’alquanto
potente lobby israeliana.
GA: Non ne sono così sicuro. In realtà credo che la lobby sionista è
riuscita a distruggere l’impero americano. Credo che la stretta di
creditizia sia di fatto un colpo sionista. Credo che Greenspan abbia
creato un boom economico per distogliere l’attenzione dalle guerre di
Wolfowitz. Di fatto i sionisti sono riusciti a distruggere ogni super
potenza alla quale si sono aggrappati. Inghilterra, Francia e ora
America. Deve ammettere che la “guerra al terrorismo” era in realtà un
guerra guidata dal sionismo contro l’Islam, una battaglia che serviva
gli interessi di Israele.
MC: Israele è stata finanziata ed incoraggiata a sviluppare un
arsenale nucleare di diverse centinaia di testate, mentre gli iraniani
che non ne hanno nemmeno una, ma che controllano un sacco di petrolio,
sono considerati una minaccia alla pace mondiale. Francamente, in
queste circostanze gli iraniani e altri sarebbero giustificati nel
pensare che abbiano bisogno di mezzi per difendersi contro l’unica
vera minaccia attuale – e contro colore che di fatto sono i più
provocatori ed i responsabili della maggior parte delle uccisioni:
Stati Uniti – Israele.
GA: Questo è senza dubbio un argomento valido. Dal punto di vista
iraniano, il potenziale nucleare militare è un mezzo di difesa. Gli
iraniani sono costantemente soggetti ad una minaccia nucleare e così
anche il resto dei paesi nella regione ed oltre.
MC: L’Inghilterra e l’America non combattono alcuna guerra se
non la vogliono combattere – neanche le guerre giustificabili, a meno
che non ci sia una percentuale per loro.
GA: Ne è sicura, o è qualcosa in cui tutti noi preferiamo credere?
Casualmente, sia negli Stati Uniti che in Inghilterra i partiti
politici sono pesantemente finanziati dalle lobby ebraiche
pro-Israele. Haim Saban, il multimiliardario israeliano raccoglitore
di fondi per il Partito Democratico americano, lo scorso anno ha
affermato che
il modo migliore per influenzare l’America è quello di finanziare la
politica, i media ed i gruppi di esperti. Eccoci. Persino la
visione degli “interessi americani” non può che essere falsa nel
momento in cui sono stati manipolati per allinearli con quelli che
sono veramente gli interessi di Israele. Alla fine dei conti, conviene
più comprare un politico occidentale che un carrarmato. Conviene più
reclutare un “nuovo amico di Israele” che pilotare un F15 per un’ora.
MC: Israele è essenzialmente una creazione dell’Inghilterra e
delle altre potenza europee – ed il petrolio era il loro chiodo fisso
già prima di allora.
GA: Questo è un altro mito al quale gente come Chomsky vuole che noi
crediamo. Di fatto lo scopo della Dichiarazione Balfour era di
spingere l’America in guerra. Era di spingere i banchieri
ebreo-tedeschi e russi a consacrare la loro lealtà dalla Germania
all’Inghilterra in modo da poter finanziare la nuova guerra americana.
Amos Alon espone un capitolo imbarazzante della storia ebraica nel suo
monumentale libro “The Pity of It All” [“La Pietà di Tutto Questo”,
ndt]. In effetti, per l'Inghilterra è andata bene. Due mesi dopo la
Dichiarazione, l’America era in guerra. Non si trattava di petrolio.
Era un’altra guerra finanziata dalla lobby politica ebraica.
MC: Allo stesso modo di molti altri regimi violenti da loro
sostenuti, agli Stati Uniti non importa niente di ciò che Israele fa
con il suo popolo fino a quando il piano commerciale continua a
procedere verso il scopo. La pulizia etnica dei palestinesi è solo uno
dei costi accidentali che devono essere scontati per mantenere il
bulldog degli Stati Uniti vicino alla regione. Le dichiarazioni
ufficiali americane ed inglesi in seguito all’attacco alla flottiglia
di soccorso sono state deplorevoli, come per esempio Obama che ha
definito le morti meramente “spiacevoli”. È stato un chiaro segnale
alla Turchia: fatelo di nuovo e questo è quello che vi faremo. Rigate
dritti.
GA: L’America si esprime tramite varie voci al momento. È confusa o
addirittura persa in termini di politica estera. In parte perché
esiste un contrasto tra gli interessi del paese e quelli delle lobby
che hanno dato ai democratici le chiavi della casa bianca, cioè
l’AIPAC.
MC: Gli Stati Uniti ed Israele non possono più farla franca
così facilmente come una volta, quando facevano passare la causa
palestinese come quella di una nazione interamente composta da
terroristi o quando insabbiavano gli orrori lampanti dai quali era
colpita. Quello che, a quanto pare, il Generale Petraeus stava
segnalando è che c’è bisogno di una nuova strategia – una che sia meno
terrificante agli occhi dell’opinione pubblica mondiale così che
possano tutti continuare i loro affari senza attirare tutta
quell’attenzione negativa sui dettagli.
GA: Credo che il Generale Petraeus insieme ai suoi consiglieri
militari si stiano rendendo conto che l’America sta per perdere la sua
presa sul mondo arabo-musulmano. Alla fine dei conti, se ho bisogno
del tuo petrolio, è meglio se divento tuo amico piuttosto che farmi
beccare a letto con il mio più grande nemico.
MC: Ovviamente non la pensavano così per quanto riguardava
l’Iraq. Si sono assicurati ciò che volevano in quel paese fino ad ora
ed il prossimo sarà l’Iran. Allo s tesso tempo, è chiaro che gli Stati
Uniti hanno creato un mostro in Medio Oriente, Israele, che sarà molto
più difficile da tenere a bada di quanto per alcuni aspetti era stato
voluto o persino previsto.
GA: Sono d’accordo con molto di ciò che lei dice. Tuttavia, le
decisioni della democrazia liberale contemporanea vengono prese da
politici eletti comprati da vari tipi di “amici di Israele”. In
America sono l’AIPAC ed i maggiori raccoglitori di fondi ebrei come
Haim Saban, che ho prima citato; in Inghilterra abbiamo Lord “macchina
del denaro” Levy ed ora anche il CFI – Conservative Friends of Israel.
Queste persone e questi gruppi di pressione esistono per sopprimere le
reazioni etiche all’interno del sistema politico ed oltre. Tuttavia,
in seguito agli ultimi massacri a Gaza e sulla Mavi Marmara, abbiamo
visto una grossa ondata si indignazione nei confronti di Israele e
delle lobby ebraiche che la sostengono. Questo potrebbe portare, alla
fine, anche verso un cambiamento cosmico nella politica.
MC: Una domanda diversa – nella versione irlandese del Sunday
Times del 6 giugno, c’era un articolo straordinario di un eminente
giornalista irlandese, Matt Cooper, intitolato “Israele
propone un test di abilità diplomatiche”. Non sto scherzando.
Cooper inizia il pezzo riconoscendo l’atrocità commessa da Israele
sulla Mavi Marmara, ma in seguito cambia direzione suggerendo ciò che
lui chiama uno “sfumato” modo di procedere che è privo di qualsiasi
moralità o umanità. Gli omicidi e tutti i precedenti massacri di
Israele che ha appena condannato vengono messi in panchina –
presumibilmente nell’interesse di ciò che più avanti nello stesso
articolo lui chiama un’opinione “bilanciata”. La “diplomazia” e gli
“interessi economici” irlandesi vengono evocati in modo da manovrare
le orrende verità su ciò che sta davvero accadendo ai palestinesi
fuori dall’equazione o almeno nei margini. Veniamo invitati a
comprendere i sentimenti dei governi israeliani successivi ed
implicitamente a scendere a compromessi con la loro intransigenza
omicida. Recita lo stesso stanco mito per il quale Israele è
circondato da ostilità, mentre viene ignorato il terrore che sin dalla
sua incarnazione ha costantemente minacciato ed inflitto ai suoi
vicini ed ai palestinesi con tutto la forza militare americana a sua
disposizione – e non dice nulla sull’enorme quantità di armamenti
nucleari nascosti che ha minacciato di usare contro l’Iran, che non ne
ha nessuna.
GA: Davvero molto interessante. Oggi apprendiamo che Israele insiste
nel sondare i suoi stessi crimini. Questo potrebbe essere l’ultimo
stadio della palese follia, arroganza o ignoranza di Israele.
L’assassino dice alle autorità: “Ok, posso investigare sulle mie
azioni, lascia fare a me. I miei genitori ed i miei cugini possono
riesaminare le mie azioni”. Questo è certamente un modo per sfidare la
diplomazia mondiale. Israele la farà franca stavolta? Spero di no. Ma
se ci riesce, sarà per tutti noi un’ulteriore prova del fatto che le
lobby kosher stanno corrompendo le nostre prospettive etiche.
Considerando il pericolo di una guerra totale invocata da Israele, i
nostri capi di stato non hanno moto tempo a loro disposizione. Israele
è l’estremo pericolo per la pace mondiale. Deve essere affrontata con
misure estreme adesso.
MC: Non sono d’accordo che un qualsiasi tipo di attacco fisico
preventivo ai danni di Israele sarebbe giustificato, se quello a cui
si sta riferendo.
GA: Ovviamente non mi sto riferendo alla violenza, ma ad alcune misure
estreme di embargo economico, sanzioni e boicottaggio culturale.
MC: Per tornare sulla questione dei media, le chiedo cosa
pensa del ruolo che i media di mainstream hanno giocato nella
promozione della prospettiva israeliana. Specialmente i maggiori
giornalisti di tutto l’Occidente, parlano soprattutto con un registro
linguistico ed all’interno di un quadro di riferimento che
essenzialmente va in senso opposto su questa e molte altre
problematiche: le vittime dell’oltraggiosa aggressione e illegalità
israeliana vengono descritte come terroriste per aver resistito,
mentre i più oltraggiosi comportamenti e dichiarazioni vengono
“sfumate” in un’inversione di significato e di verità alla Orwell –
stile Matt Cooper. Un’aggressione non provocata viene ridefinita come
un’azione difensiva per proteggere gli “interessi economici” sopra
ogni altra cosa.
GA: Come ho detto prima, Haim Saban afferma che l’influenza viene
realizzata attraverso il “finanziamento della politica, dei media e
dei gruppi di esperti”. Qui si tratta di media ed ideologia. Non c’è
dubbio che nell’impero anglofono stiamo affrontando una battaglia
contro un’ideologia straniera che ha avuto molto successo nel definire
i nostri bisogni, i nostri desideri e la nostra nozione di giustizia.
Ha avuto molto successo anche nello stabilire la nostra nozione di
paura e terrore. I neo-conservatori che stavano diffondendo
l’ingannevole ideologia de “l'intervenzionismo morale” tramite la
politica ed i media erano per lo più sionisti con radici sinistroidi.
È in realtà questa ideologia che denota l’orrendo passaggio del
sionismo dal limitato concetto della “terra promessa” nella politica
internazionale – ossia “il pianeta promesso”.
Forse lei vorrebbe chiedersi perché la loro ideologia ha avuto
successo per un po’, perché abbiamo lasciato che questa gente ci
trascinasse in una guerra illegale e ci rendessero complici
dell’omicidio di più di un milione di iracheni. Le verrebbe di
chiedersi: come ha fatto la dottrina Wolfowitz ad integrarsi nella
politica americana? Suppongo che “l’intervenzionismo morale” e “la
guerra al terrorismo” figuravano bene sulla carta. Significa che “noi”
siamo kosher e gli “altri” sono cattivi. All’occidente ed all’umanità
è voluto del tempo per rendersene conto che, di fatto, stavamo
servendo un’ideologia malvagia ed interessi sionisti. Ci potrebbe
voler del tempo anche per realizzare che siamo noi ad essere diventati
la forza oscure in circolazione.
MC: Lei è d’accordo sul fatto che il resoconto complice dei
media di mainstream – il quale, come ha notato anche Chomsky, fa
sempre coppia fissa con potenti prospettive economiche – è stato più
vigoroso a nome di Israele di quanto avrebbero potuto esserlo i membri
dell’AIPAC?
GA: Affatto, in quanto Saban lo dimostra chiaramente: c’è un filo
conduttore tra la raccolta di fondi, i gruppi di esperti ed i media.
In termini di politica inglese, c’è un ovvio continuum ideologico tra
i PFI (Lord macchina del denaro Levy), gli avvocati per la guerra
all’interno dei media (Aronovitch, Cohen) ed i gruppi di esperti
neo-conservatori inglese (Manifesto
di Euston).
MC: Una delle principali ragioni per cui oggi l’ortodossia del
mainstream è stata sfidata è a causa dell’avvento dei più democratici
media alternativi?
GA: Non credo. Viene sfidata perché esiste un crescente stress per la
politica sionista, una crescente presa di coscienza che le politiche
tribali hanno lasciato un a traccia mortale sugli affari esteri
inglesi ed americani. Inoltre, in seguito alla seconda guerra
libanese, il massacro di Gaza e l’ultimo assalto alla Mavi Marmara,
c’è una forte presa di coscienza del fatto che Israele sia uno stato
assassino guidato da un entusiasmo morboso. Ma c’è un’altra ragione
che deve essere considerata. Per moltissimi anni, la sinistra ha
bloccato ogni tentativo di elaborazione del potere ebraico e del
sionismo globale. Si dà il caso che, oltre al recente indebolimento
della causa sionista, la sinistra ha perso potere all’interno del
discorso della solidarietà. In una certa misura, i due fenomeni
politici sono collegati. Come sappiamo, la sinistra sfortunatamente
non è riuscita a a contenere il potere emergente dell’Islam ed il suo
immenso potere all’interno del discorso della liberazione.
Di conseguenza, la sinistra è stata lasciata indietro. È alquanto
irrilevante alla questione. Per poter tornare in auge, la sinistra
deve imparare a pensare in modo etico e stringere legami politici con
i movimenti islamisti e le comunità di migranti in occidente.
MC: Ci sono una serie di cose in ciò che lei dice che vorrei
contestare. Prima di tutto, in modo ironico, un po’ come gli stessi
sionisti, lei li mette davanti ed al centro di tutto ciò che sta
accadendo. Ignorare le ragioni e le influenze dei molti altri gruppi
non-sionisti ugualmente coinvolti è come ignorare l’immagine sionista
degli altri.
GA: Effettivamente c’è sempre un filo conduttore che lei non riesce a
percepire tra il concetto dell’essere eletti, inerente al sionismo e a
qualsiasi altro discorso politico ebraico, e la pratica politica
sionista, rigidamente esercitata in tutto il mondo. I sionisti nono
cercano di controllare ogni cosa: suppongo che finora non siano molto
interessati al tabacco (e questo è forse il motivo per cui non
possiamo più fumare liberamente), ma sono interessati agli affari
esteri occidentali ed userebbero qualsiasi mezzo per modellarli.
Guardi la pressione che i gruppi sionisti hanno applicato
all’amministrazione americana per quanto riguarda la Turchia, l’Iran,
le sanzioni, l’attacco alla Mavi Marmara e così via.
MC: Non voglio difendere ciò che USA, UE ed Inghilterra stanno
facendo, ma la sua definizione del loro ruolo li rende infantili – è
una questione seria sottovalutare quanto potenti, pericolosi e
manipolativi essi sono di per sé.
GA: Ad essere onesti, non sono così intelligenti quanto la gente
sembri pensare.
MC: Nessuno con un minimo di buon senso pensa che si stiano
comportando in modo intelligente, ma che siano capaci di un’avarizia
incontrollata sostenuta da un'altrettanta incontrollata violenza.
GA: in realtà la violenza di Israele è lontana dall’essere
“incontrollata”. È letale e premeditata. Questa è la vera nozione del
potere di deterrenza israeliano. Torniamo alla sua domanda: di fatto
si comportano così completamente allo scoperto. David Miliband, che è
inoltra quotato come un autore della propaganda israeliana, agiva
contro la giurisdizione universale inglese semplicemente per
permettere ai criminali di guerra israeliani di visitare
l’Inghilterra. Come se lo spiega? Era intelligente da parte sua? Era
intelligente da parte di David Aaronovitch e Nick Cohen difendere una
guerra illegale mentre scrivevano sul Jewish Chronicle (una
pubblicazione sionista)? È stata una mossa intelligente sostenere una
guerra che ha causatola morte di 1.5 milioni di iracheni? È
intelligente da parte di Haim Saban dire al popolo americano “noi, gli
ebrei, influenziamo la vostra vita tramite il finanziamento della
politica, dei media e dei gruppi di esperti”? la risposta è no, non è
affatto intelligente. È un’arroganza infantile inerente all’identità
sciovinista. Il successo delle azioni dei sionisti finora ha avuto a
che fare con il fato che operano all’interno di ambienti tolleranti e
persone come lei e Chomsky andreste fuori strada per difenderli con
un’ideologia nebbiosa. Sfortunatamente, quest’ideologia non regge più.
Come potrà ben sapere, Chomsky è completamente discreditato. La sua
opinione zoppicante contro Walt e Mearsheimer, che è simile a quella
che ha lei, mette un grande punto interrogativo sull’intero progetto
di tutta la sua vita. Potrebbe essere un peccato ma la buona notizia è
che l’indignazione nei confronti del sionismo, di Israele e le
inflessibili lobby ebraiche sta diventando un fenomeno di massa. Va
oltre il discorso politico. È uno spirito, è pubblico ed è
restauratore. Questa potrebbe essere una buona notizia in quanto
l’abbiamo sempre aspettato, l’unica preoccupazione è che nessuno lo
controlla più.
MC: In che modo le mie domande hanno implicato una difesa dei
sionisti o del sionismo? Dire semplicemente che non sono soli o che
non controllano quello che sta succedendo in Medio Oriente per conto
non costituisce in nessun modo una difesa né della loro ideologia né
delle loro azioni.
GA: Tanto per cominciare non è un dibattito personale ma un dibattito
ideologico. Tuttavia, suppongo che non riuscire ad affrontare le lobby
ebraiche corrisponde a fornire uno scudo al sionismo. Lei sta parlando
degli interessi americani. La cosa davvero unica dell’AIPAC, di David
Miliand e dei CFI è il fatto che promuovano allo scoperto gli
interessi di un governo straniero. Una lobby musulmana la farebbe
franca? L’Iran o il Pakistan la farebbero franca? Chomsky si
precipiterebbe in loro aiuto? Me lo chiedo davvero.
MC: Chomsky è stato un sincero critico di Israele – solo di
recente il governo israeliano gli ha impedito di mantenere un impegno.
Ha fatto alcune affermazioni sconcertanti, ma di nuovo penso che lei
ignori la schiacciante evidenza che contraddice ciò che dice su di
lui.
GA: Ho molto rispetto per ciò che Chomsky ha fatto nel corso degli
anni. Tuttavia, come l’attivista americano Jeff Blankfort
ha sottolineato di recente,
Chomsky ha respinto il potere della lobby pro-israeliana. Si è opposto
al movimento BDS [Boycott, Divestmenr and Sanctions – Boicottaggio,
cessione e sanzioni, ndt] e si è sforzato di “dissuadere la gente ad
usare il termine ‘apartheid’ per descrivere il controllo israeliano
sulla società palestinese”. Chomsky si oppone anche al diritto di
tornare dei palestinesi ed alla soluzione dello stato unico. Chomsky è
di fatto un sionista liberale quanto un entusiastico kibbutz [forma di
associazione volontaria di lavoratori israeliani basata su rigide
regole egualitaristiche e sul concetto di proprietà comune, ndt].
Questo basta a spiegare il perché la sua voce è stata spinta al
margine all’interno del discorso di solidarietà palestinese.
Considerando il suo contributo in altri campi di pensiero, è davvero
un peccato.
MC: C’è molto che si potrebbe o si dovrebbe dire in risposta a
quando dice, ma non stiamo discutendo di Chomsky. L’AIPAC può essere
festeggiato a Washington e Londra per ora, ma farà la fine di tutti
quelli che collaborano con gli Stati Uniti a tempo debito. Come è
stato notato molte volte, coloro che si occupano della politica estera
americana non pensano affatto di dipingere i vecchi amici come
cattivi, una volta diventati inutili. Il mito di Israele come
difensore solitario della democrazia in Medio Oriente è stato venduto
con forza per molto tempo, è vero, ma raramente se non mai le spogli
economiche e strategiche sono state così grandi.
GA: Perché era utile? È perché era vero? Non esattamente. Israele non
è mai stata una democrazia – è una società razziale esclusiva che è
riuscita a creare una “democrazia di soli ebrei”. Gli americani sono
abbastanza intelligenti per capirlo. Non molto tempo fa si sono
imbattuti in una lotta per i diritti civili e di fatto lo sono ancora.
L’immagine ingannevole della democrazia ebraica era lì per creare un
fantasmatico continuum tra gli Stati Uniti ed Israele. È ovviamente
molto più complicato spiegare alle masse come sostenere uno stato
ebraico aggressivo in un mare di petrolio rende tale petrolio più
conveniente.
MC: Non è un suo errore fondamentale, a questo proposito, che
stia confondendo o ignorando gran parte dell’alquanto indipendente ed
egualmente violenta cupidigia degli altri interessi personali con
l’estensione dell’influenza dell’AIPAC, la quale tutti sanno essere
indubbiamente forte.
GA: Con il dovuto rispetto e senza pretendere di non fare errori, non
credo che lei stia indicando alcun errore nella mia lettura della
situazione. Se non altro, tutto ciò che riesco a vedere è la sua
riluttanza nell’ammettere che siamo stati spinti per parecchio tempo
da una lobby molto pericolosa ed istituzionalmente estesa. Infatti, so
che lei ed altri mantenete questa posizione perché volete credere di
essere dei veri umanisti. Lo rispetto. Di certo una delle domande
cruciali che dobbiamo porci qui è come esprimere ciò che pensiamo di
Israele e della lobby ebraica restando degli umanisti. Credo che la
risposta è ammettere che siamo di fronte ad un’ideologia che respinge
la nostra nozione di umanitarismo, gentilezza e compassione. In una
certa misura, siamo qui di fronte ad una profonda sfida: come
comportarsi in modo gentile con chi non lo è.
Questo è il motivo per cui per me è così importante che il massacro
sulla Mavi Marmara non era diverso dall’uccidere di nuovo Gesù Cristo.
Senza riguardo della storicità di Gesù e del fatto che NON c’è un
continuum tra gli antichi israeliti e gli israeliani contemporanei,
qui vediamo in pieno giorno un assalto alla bontà ed alla gentilezza.
Questo attentato letale è stato sostenuto dal popolo israeliano,
commesso dal loro esercito popolare ed è tuttora sostenuto dagli ebrei
nel mondo, fatta eccezione per alcuni casi sporadici come gli ebrei
della Torah [gruppo ebraico ortodosso, ndt], che si sono opposti e
sono per questo altamente rispettati, ovviamente. Come lo affrontiamo?
Chiamandolo per quello che è. Questo deve essere il nostro approccio,
perché, a quanto vedo, gli israeliani e le loro lobby interpretano
come debolezza il vostro silenzio e la vostra riluttanza ad usare il
linguaggio appropriato. Se vogliamo aiutare gli israeliani potremmo
anche rendergli chiaro che li abbiamo effettivamente capiti.
MC: È importante capire l’ideologia sionista e sfidare ed
esporre ciò che in essa è disumano. I media di mainstream occidentali
sono stati complici in modo criminale rifiutandosi di farlo. Ma se i
sionisti non fossero mai esistiti, gli USA ed i suoi alleati dell’UE
starebbero facendo in Medio Oriente proprio ora, o in qualche altro
periodo, esattamente quello che già fanno – dato che lo hanno fatto
per secoli in altre parti del mondo senza che i sionisti c’entrassero
qualcosa. Ci
sono inoltre molti ebrei in Israele che hanno protestato
coraggiosamente per moltissimo tempo il modo in cui il loro stesso
governo tratta i palestinesi e che sono stati molto schietti dopo la
Mavi Marmara.
GA: “Molti” è un po' sopra le righe. Negli anni ’90 a Londra fu
chiesto ad una portavoce palestinese cosa ne pensasse di tutti quei
“buoni ebrei”, quelli che sostenevano i palestinesi. La sua risposta
fu scandalosamente semplice, ma rivelatrice. Disse: “Ammiro queste
persone così belle e gentili, tutte e 15”. Di fatti, io seguo la loro
causa e non ne riesco a contare più di 8. Non mi faccio impressionare
dagli “ebrei per questo” e dagli “ebrei per quello”. La considero
un’operazione di copertura sionista. Specialmente quando si tratta
degli ebrei marxisti. Se sono davvero marxisti, perché non uniscono
semplicemente alla classe lavoratrice per combattere il sionismo al
fianco di tutti noi?
Ora torno alla sua domanda. Cosa sarebbe successo se Israele non fosse
esistita? Dato che si tratta di un’ipotesi, lei potrebbe essere
d’accordo col fatto che USA, UE ed Inghilterra avrebbero potuto anche
usare delle tattiche completamente diverse. L’Inghilterra e l’America
in passato hanno anche usato la diplomazia. Se legge la storia del
sionismo, sin dall’inizio Herzl capitalizzava sugli interessi delle
super-potenze nella regione. Questo prima che il petrolio diventasse
un problema. Quindi allo stesso modo si può dimostrare che il modo in
cui le cose si sono evolute era inevitabilmente dovuto alla natura
della filosofia politica sionista di impegnarsi con le potenze
influenti. Israel Shahak sosterrebbe che questo è il retaggio del
Talmud [testo sacro dell’ebraismo, ndt]. Io credo che questo sia
l’esatto significato della storia di Ishtar nella Bibbia. Nel mio
articolo “Dal
Purim [festività ebraica, ndt] all’AIPAC” ho esplorato il filo
conduttore tra la Bibbia e le lobby politiche ebraiche contemporanee.
MC: Nella più crudele delle ipotesi, Israele potrebbe disporre
di 500 testate nucleari di cortesia degli USA, ma l’arsenale americano
e la sua capacità militare complessiva sono infinitamente maggiori di
quelli di Israele. Nessuna obiezione.
GA: Questo è alquanto irrilevante, temo. L’America è una super
potenza, o almeno lo era. Era impegnata in una guerra fredda. Questo
potrebbe spiegare, se non giustificare, il perché possieda così tante
bombe. Tuttavia Israele è impegnata in una guerra territoriale con i
sui cosiddetti “nemici”. Ci si dovrebbe chiedere perché ha bisogno
proprio di bombe atomiche. Se Israele tiene a Sderot e Ashkelon così
tanto quanto sostiene, non bombarderà mai Gaza. La risposta è alquanto
devastante. Israele possiede tutte quelle testate perché insiste nel
mantenere il mondo sotto una minaccia costante. Nel caso qualcuno non
riuscisse a capirlo, il resto del mondo è quello che chiamiamo
l’umanità. E questo è il nocciolo della questione. Qui abbiamo a che
fare con una collettività letale guidata da una psicosi mortale contro
l’umanità e l’umanesimo.
MC: I sionisti non hanno alcun monopolio sulla psicosi mortale
nei confronti di altri gruppi di persone. I nativi indiani americani
ne sanno qualcosa sulla psicosi dei colonizzatori cristiani durata per
secoli – lo squallore che ha portato a suicidi di massa tra molti
altri orrori. È sicuramente e fondamentalmente anti-umanistico – e
persino razzista e discriminatorio – isolare ogni gruppo di persone
per essere esclusivamente cattivi?
GA: Innanzitutto, siamo entrambi d’accordo sul fatto che i sionisti
non hanno inventato il male. Di fatto il sionismo è un tentativo di
esercitare una sorta di colonialismo barbarico in un mondo che è
andato avanti rispetto a quel tipo di filosofia politica. In breve, i
sionisti sono colpevoli di aver commesso crimini coloniali 100 anni
più tardi. Tuttavia, lei fa un errore cruciale. Dice: “È sicuramente e
fondamentalmente anti-umanistico isolare ogni gruppo di persone per
essere esclusivamente cattivi”. Potrebbe avere ragione, ma il sionismo
non è affatto un gruppo di persone, è di fatto un’ideologia. È infatti
un’ideologia razzista ed nati-umanista che fa affrontata. In modo
simile, coloro che seguono questa ideologia stanno soccombendo ad una
filosofia inumana e deve essere smascherata, denunciata ed umiliata.
Come noterà nei miei scritti, non critico mai gli ebrei in quanto
ebrei o l’ebraismo come religione. Mi concentro sull’ideologia
ebraica, cioè l’ebraicità che ha un’interpretazione suprematista
davvero particolare dello spirito giudaico. Nei miei scritti sono
riuscito a rintracciare l’ebraicità in ogni posizione politica ebraica
moderna, nella sinistra sionista, nella pseudo-socialista Bund e nel
radicale Matzpen. Tuttavia, devo dire che gli ebrei della Torah non
hanno questa colpa. Loro traggono ispirazione dalla Torah e presentano
una forma alquanto unica di umanitarismo tribale.
MC: Lei ha detto che la sinistra non è riuscita ad abbracciare
la “potenza emergente dell’Islam”. I gruppi di sinistra all’interno
dell’Islam stesso non sembrano essere accolti molto bene nell’insieme.
GA: Non capisco cosa intende con gruppi di sinistra all’interno
dell’Islam. Islam è di per sé una filosofia che promuove
l’eguaglianza; non ha bisogno dell’ideologia di sinistra e non può
integrare un tale precetto ateo. Credo che quello a cui lei si sta
riferendo siano i gruppi di sinistra all’interno del mondo
arabo-musulmano. Di certo, l’intera filosofia di sinistra è
euro-centrica e legata alla rivoluzione industriale. Queste idee sono
totalmente irrilevanti per il Vicino Oriente e per la sua conoscenza
della lotta per la liberazione.
MC: Al di fuori dell’Islam, la sinistra può solo offrire
solidarietà e incoraggiamento.
GA: Credo che quello di cui sta parlando è produrre distintivi,
sciarpe e berretti con la bandiera palestinese. Questo è indubbiamente
bello. Cito sempre Lacan al riguardo. Lacan dice che fare l’amore è in
pratica masturbarsi tramite un’altra persona. In questo senso, la
nozione di solidarietà sella sinistra è in pratica “masturbarsi alle
spese degli oppressi”. Non sono affatto impressionato da questo
concetto.
MC: Questo potrebbe essere vero per alcuni tipi di attivismo,
ma non è giusto fare la caricatura in questo modo della maggior parte
della solidarietà della sinistra verso i palestinesi. La Freedom
Flottilla era molto più che produrre distintivi e sciarpe. Ci sono
molti giornalisti ed attivisti che hanno fatto degli sforzi seri ed
efficaci per sostenere i palestinesi all’interno della sinistra –
alcuni di loro hanno anche dato la vita per mantenere accesa la
comunicazione. Per di più, anche i distintivi e le sciarpe sono
serviti allo scopo al fine da non farci dimenticare.
GA: Si dà il caso che fossi ad Atene e Nicosia quando la flottiglia è
partita. Lavoravo a stretto contatto con la Freedom Mission, ho tenuto
conferenze e fatto interviste. Ero anche in contatto con degli
attivisti ad Istanbul. Posso dirle che la Freedom Mission per Gaza è
davvero una mossa rinvigorente all’interno del movimento solidale. I
cosiddetti sinistroidi all’interno di questo movimento di certo non
sono spaventati dall’Islam o da Hamas. Di sicuro rispettano la scelta
democratica palestinese. Li ammiro per questo e vorrei essere stato a
bordo con loro.
MC: Tornando alla sinistra e l’Islam, tuttavia l’Iran
giustificato potrebbe percepire Israele come la vera minaccia
medio-orientale; i sindacalisti se la stanno passando alquanto male in
Iran di questi tempi, ad esempio. Cosa pensa che la sinistra potrebbe
o dovrebbe fare?
GA: Innanzitutto, io non parlo di sinistra in Iran, Iraq o Palestina.
Io parlo della sinistra qui in Europa. La prima cosa da fare è
accettare il concetto dell’alterità. Ad esempio: lottare per Hamas in
quanto organo eletto democraticamente; lottare per Hezbollah che
fornisce una fiera resistenza ad Israele; sostenere un progetto
nucleare iraniano come mezzo di difesa; sostenere il diritto dei
musulmani di amara il loro dio e di combattere in suo nome. Queste
cose cono piuttosto basiche ed elementari. La sinistra deve anche
rendersi conto che le comunità di migranti musulmani in occidente sono
le prime a soffrire di oppressione culturale, razziale, politica e
sociale. Se la sinistra vuole mantenere una rilevanza etica ed
ideologica, deve unire le forze con questi gruppi etnici. È persino
possibile che la sinistra occidentale abbia già perso il treno; questo
significherebbe che appartiene alla storia.
MC: Non posso davvero essere d’accordo con alcune delle cose
che dice. Generalmente la sinistra è molto cosciente del bisogno del
rispetto delle differenze culturali nell’Islam e ha fatto più di ogni
altro raggruppamento politico sia di destra che di centro per
stabilire legami e per sfidare la discriminazione sofferta dai gruppi
di migranti. Come per il cristianesimo, il giudaismo e le altre
religioni, anche l’Islam ha le sue colpe.
GA: Se questa è la questione, come spiega il fatto che la sinistra
abbia accettato così lentamente Hamas? Quanti sinistroidi sostengono
la resistenza irachena? Ed i talebani? Lei sostiene qualcuno di loro?
Non posso essere d’accordo con la sua affermazione sull’Islam e le
altre religioni.. le sta usando un tipico approccio liberale
suprematista. Si pone in una posizione elitaria immaginaria al di
sopra e oltre il suo soggetto di critica. Se si vuole criticare un
organo di pensiero lo si può fare solo usando i mezzi della
decostruzione, rintracciando l’incoerenza interna. Per poterlo fare si
deve prima raggiungere una familiarità ragionevole con il soggetto.
Questo è, a proposito, quello che cerco di fare con il sionismo e
l’identità ebraica. Ovviamente, sono argomenti per me abbastanza
familiari per poter decostruire i vari tipi di argomenti ebraici. Sono
meno familiare con il concetto di giudaismo e lo lascio fuori.
MC: non c’è nulla di suprematista nella domanda – dico
esplicitamente che tutte le religioni hanno le loro colpe –
ma mi faccia essere più chiara: le donne e gli omosessuali sono stati
oppressi dalla maggior parte se non tutte le religioni in misura
maggiore o minore. Criticare l’Islam per la stessa oppressione non
implica in alcun modo né che il problema sia solo di questa religione,
né che la questione sia perfetta altrove.
GA: Miriam, lei qui sta implicando che mentre l’identità cristiana o
ebraica “è andata avanti”, l’Islam è stato “lasciato indietro”. Per
essere onesto con lei, devo ammettere che la dicotomia tra il
“Progressivo” ed il “Reazionario” è un altro sintomo dell’opposizione
binaria del giudaismo all’interno del discorso della sinistra. ‘Essere
progressivi’ è solo un altro modo di dire ‘essere eletti’.
MC: L’oppressione è l’oppressione, come l’occupazione è
l’occupazione.
GA: Mi dispiace, ma non sono affatto d’accordo con lei. C’è una netta
differenziazione tra il discorso occidentale liberale che esalta
l’individualismo ed il discorso orientale tribale che valorizza la
famiglia, la comunità e la cultura. Lei tende a credere di possedere
un qualche sistema etico superiore che le permette di giudicare gli
altri assetti culturali a lei estranei. Lei non è certo la sola.
Questa è la natura della cultura popolare all’interno del discorso
post-illuminista. Io invece sostengo che la vera tolleranza sta nella
capacità di accettare anche quando non si riesce a comprendere.
Personalmente tratto le donne e gli omosessuali con rispetto totale e
mi batto per la loro eguaglianza all'interno del mio ambiente.
Tuttavia, piuttosto che criticare alcune culture islamiche, cerco di
afferrare il loro approccio politico e religioso nei confronti di
gruppi diversi. Credo che chiunque affermi di tenere alla solidarietà
dovrebbe fare lo stesso.
Ma prima di andare avanti, mi permetta di riferirmi al suo ultimo
punto.
Finché si sostiene che “l’atteggiamento di X nei confronti di Y è
oppressivo da un punto di vista liberale”, potrebbe essere corretto,
potrebbe essere valido e logico. Tuttavia, una volta che si afferma
che “l’atteggiamento di X nei confronti di Y è oppressiva in modo
categorico”, allora il discorso non è diverso da quello di un
neo-conservatore o di un interventista morale. Di base, si pretende di
essere migliori e più etici di X.
Queste problematiche non sono semplici. Potrei fornire una soluzione ,
ma suppongo di essere riuscito a formularne la complessità.
MC: Allora in che modo questo discorso è diverso dalla sua
intolleranza verso ciò che anche i sionisti sosterrebbero sia la loro
cultura ed il loro credo nell’essere gli eletti e tutto quello a cui
ciò ha portato?
GA: In effetti è molto semplice. I crimini sionisti vengono commessi a
spese degli altri.
MC: Lei dice di essere un umanista. Non c’è alcun argomento
umanista che possa giustificare la mutilazione genitale femminile e la
miseria che provoca alle donne per tutta la vita.
GA: Come lo sa? Non riesce a capire che per rendere valida una tale
affermazione ci si deve posizionare al di sopra ed oltre il discorso
umanista? Tuttavia, ovviamente io capisco il suo punto di vista da una
prospettica occidentale. Diffido in un appello all’intervenzionismo
morale. E mi permetta di correggerla. Io non reggo la bandiera
umanista. Sto cercando la nozione di umanitarismo. Per quanto ne possa
dire, è una nozione dinamica. Come l’etica, deve essere sempre
rimodellata e rivista.
MC: Mi rendo conto che non tutti i musulmani approvino la
mutilazione genitale. Ma queste cose sono tanto malate quanto le
altre. Ancora, ci sono mali simili nella maggior parte se non in tutte
le religioni, le società e le culture – non è per distinguere l’Islam.
GA: Sono contento che ne abbia parlato, poiché per quanto ne sia
consapevole, e non sono esattamente un esperto della questione, la
mutilazione genitale femminile non è del tutto prescritta dall’Islam.
Tuttavia, solo per dire che non ricordo di essermi mai imbattuto in
una critica liberale o di sinistra
riguardo un simile rituale ebraico del sangue che implica
l’aspirazione di sangue ed il tagliuzzare l’organo sessuale dei
neonati (Brit Mila). A quanto pare i genitori ebrei, sia secolari che
religiosi, lasciano che un rabbino faccia la circoncisione ed aspiri
il sangue dei loro figli appena 8 giorni dalla loro nascita. Come
spiega il fatto che un rituale così barbarico abbia luogo in mezzo a
noi? Perchè non provoca scandalo? Perchè lei stessa non protesta
contro di esso?
MC: Non è possibile che un umanista guardi dall’altra parte
ovunque accada qualcosa di inumano, chiunque ne sia il responsabile.
Credo che in questo lei stia usando due pesi e due misure. Lei difende
la mutilazione genitale sul piano culturale, ma descrive un simile
rituale ebraico come barbarico.
GA: È alquanto ovvio che nel momento in cui mi riferisco ad un rituale
ebraico del sangue lo stia criticando da un punto di vista occidentale
per mezzo della decostruzione. Vivo in occidente, tendo a capire
l’ideologia occidentale e la sua cultura e riesco ad indicare una
chiara discrepanza tra i diritti umani di un bambino ed un rituale di
sangue. Tuttavia, sono molto meno convinto del fatto che i liberali
occidentali abbiamo la capacità di accettare un giudizio etico
riguardanti culture considerate remote rispetto ai valori ed allo
stile di vita occidentali. E c’è ancora una questione in sospeso –
perché il pensiero liberale sia così preoccupato della mutilazione
genitale femminile in Africa, ma non affatto turbato da un simile
rituale ebraico del sangue che è praticato in mezzo a noi.
MC: Ad ogni modo, passiamo alla prossima domanda. Che i
musulmani – o chiunque altro ovunque – debbano essere liberi di
lottare per la libertà da invasioni violente e occupazione, è
assiomatico per la maggior parte delle persone, sebbene non per i
pacifisti, ovviamente. Invocare dio per la causa è sempre stato un
disastro, vero?
GA: Davvero? Ecco dove tende ad esprimere la sua intolleranza nei
confronti della fede altrui. Le più grandi architetture e sinfonie
furono di fatto create nel contesto di un dialogo con dio. La
resistenza islamica che sconfigge Israele e l’imperialismo
occidentale, che sia in Iraq, Afghanistan, Gaza o nel Libano del sud,
è ispirata da Allah. Perché è così irrispettosa nei confronti di dio?
Di fatto, credo che lei non riesca a individuare l’importanza
dell’Islam all’interno del contesto della resistenza araba ed
internazionale. È curioso, seppur tragicamente comune, tra i
sinistroidi. E come ho detto in precedenza, questo spiega perché la
sinistra ha perso la sua rilevanza.
MC: Ci sono molte affermazioni infondate in ciò che dice, ma
dovremmo lasciarle in sospeso. È stato un dibattito interessante.
Dovremmo essere d’accordo sul fatto che divergiamo su una serie di
cose. Grazie per la conversazione.
GA: Ha fatto molto piacere anche a me e spero davvero che la
differenza che c’è tra noi porterà ad un ulteriore dibattito e a molte
altre prese di coscienza.
Titolo originale: "Touching Left, Islam, Israeli Lobby, Chomsky
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Fonte originale:
http://www.gilad.co.uk
Traduzione per
www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO
Fonte:
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=33624
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