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La Chiesa in Israele,
trattata come i palestinesi
Maurizio Blondet per
Effedieffe.com
segnalazione Canonico Francesco Peggi

Israele ha trattato la Chiesa, e i beni della Chiesa in Terra Santa,
esattamente come ha trattato le terre dei palestinesi: rubando, violando gli
accordi sottoscritti, rimangiandosi le promesse fatte. Cerchiamo di
ricordare qualche punto.
I beni ecclesiastici (conventi, chiese, cimiteri, ostelli per pellegrini)
erano totalmente esenti da imposte in base ai vecchi trattati ottomani (e
poi si parla di «intolleranza islamica»). Israele, nel 1948, confermò quelle
esenzioni, ma solo perché all’epoca non era ancora così forte da esercitare
la sua nota arroganza. Infatti, negli anni ‘50, l’esercito israeliano ha
cominciato a requisire la chiesa cattolica di Cesarea, che poi il governo
sionista ha fatto radere al suolo: fatto per il quale il Vaticano chiede da
allora – invano – un indennizzo.
Altro caso: negli anni ‘90, dei pii coloni giudei si sono impadroniti del...
cimitero della parrocchia di Ramle, che è di proprietà della Custodia di
Terra Santa, l’istituzione che da secoli gestisce le attività cattoliche in
Terrasanta. Seguono altri abusi: uno fra tanti, persino il luogo del
Cenacolo viene sequestrato dai giudei.
Il Vaticano ricorre ai tribunali: che, essendo talmudici, dando torto alla
Chiesa; ripescano dagli archivi una norma promulgata dall’amministrazione
britannica nel 1924, secondo cui non è la magistratura, ma il governo
(allora entrambi inglesi) a dirimere le questioni sulla proprietà degli enti
religiosi. Il governo sionista si arroga dunque un potere arbitrario di
esproprio, senza limiti.
In tutti questi anni la Chiesa cerca pazientemente di trattare, di arrivare
ad un accordo che dia una qualche certezza giuridica, una specie di
concordato. Riesce a strappare ai giudei la nascita di una commissione
bilaterale per trattare le questioni aperte. Regolarmente, le riunioni
vengono fissate... e gli israeliani di solito non si presentano. Qualche
volta lo fanno – dipende da quale governo c’è, se più o meno sharoniano – ma
quando lo fanno, mandano all’aria le trattative con qualche nuova scusa. Mai
nessun risultato concreto.
Nel 2002, proprio mentre i delegati vaticani sono impegnati nelle trattative
con la famosa commissione, il governo giudaico decide unilateralmente di
abolire tutte le esenzioni fiscali che erano in vigore dal 1948,
rimangiandosi gli impegni presi come Stato: è il Talmud, ragazzi, e voi non
potete farci niente. Si tratta di un atto di ostilità patente, rivolto
direttamente contro la Chiesa.
Sul grande ostello dei pellegrini di Notre Dame, nel cuore di Gerusalemme,
si abbatte una tale pressione fiscale, che l’ostello rischia la chiusura.
Identico destino si abbatte sulla Basilica dell’Annunciazione a Nazareth:
l’esenzione, per arbitrio talmudico, resta limitata alla cappella (luogo di
preghiera), ma esclude tutto il resto del vasto complesso, che comprende
monasteri, scuole e case di riposo cattoliche: sono migliaia di dollari
l’anno di nuove tasse, con conseguente rischio di chiusura delle attività
caritative.
Le riunioni della «commissione» che seguono sono trattate dagli israeliani
più o meno come le 300 risoluzioni dell’ONU, gli impegni assunti coi
palestinesi e i vari «processi di pace»; ossia sputacchiate. Il Vaticano
continua a sperare che questi mantengano gli impegni come normali esseri
umani e in base a qualche diritto riconosciuto.
Solo la basilica della Natività è esente, ma solo perchè stando a Betlemme,
è sotto la giurisdizione dell’Autorità Palestinese che col Vaticano ha
firmato un accordo nel 2000, in cui riconosce tutte le esenzioni già
concesse dai precedenti trattati ottomani. Ma quanto durerà l’Autorità
Palestinese? Campa temporaneamente su territorio dato da YHVH agli eletti,
pertanto deve sparire.
Il Vaticano continua a trattare e sperare. Ogni volta, i giudei annunciano
ai media «Stavolta siamo pronti a mettere fine al contenzioso»; ma prima
hanno chiesto in contropartita il riconoscimento dello Stato ebraico dal
Vaticano (l’hanno avuto), poi piccole altre richieste via via: restituiteci
l’Arca dell’Alleanza che nascondete nei sotterranei vaticani, non
beatificate Pio XII... c’è sempre qualche piccolo, insignificante intoppo,
qualche ultimo ostacolo alla perfetta intesa fra le
due entità.
Ogni volta, il regno del Talmud annuncia «significativi progressi». E
intanto la Chiesa paga le tasse e si vede confiscare qualcosa qui, radere al
suolo qualcosa là. Come sanno bene i palestinesi di Gaza e di Gisgiordania.
Adesso pare che ci siamo, così dicono i talmudici. Il Papa verrà in Israele
(non si dice più Terrasanta), pregherà a Vad Yashem, si toglierà il
crocifisso pettorale davanti il Muro (del Pianto, mica quell’altro lungo 700
chilometri)... insomma gli ebrei cominciano a dire che forse sì, stavolta
sono pronti a riconoscere la Chiesa come istituto giuridico israeliano.
Ah no, un momento. Contrordine. Nella conferenza dell’ONU contro il razzismo
detta Durban 2, il delegato vaticano non se n’è andato come tutti i servi
noachici quando Ahmadinejad ha ricordato il razzismo dello Stato ebraico. A
no, non si può accordarsi con un Vaticano razzista.
Non invento nulla. Lo scrive il neocon Carlo Panella sul Foglio del 20
aprile; in un articolo minaccioso, rivanga presunte prove del filo-arabismo
ecclesiastico: «In sede ONU, è prassi abituale che il Vaticano e i Paesi
islamici si trovino spesso a votare omogeneamente, o comunque con una certa
sintonia, ogni volta che vengono affrontati temi eticamente sensibili. Così
è stato negli ultimi anni sulla omosessualità, sui diritti dei disabili,
sull’eutanasia, sull’Aids e su tanti altri temi... Sono peraltro noti e
storici i dissidi tra il Vaticano e Israele circa la questione palestinese,
lo Status giuridico dei Luoghi Sacri (che il Vaticano ha sempre auspicato
fossero sottoposti a autorità internazionale) e anche sul contenzioso
giuridico sui beni cristiani in Terra Santa».
Insomma, avete capito: il Vaticano deve fare altri passi. Smettere di votare
coi Paesi musulmani sull’eutanasia, il preservativo e gli omosessuali,
altrimenti «il contenzioso giuridico sui beni cristiani in Terrasanta» è in
discussione ancora una volta.
E’ un segnale ben chiaro; il Foglio è il giornale preferito dal Papa. Ma per
fortuna, nel mondo ebraico, se c’è un Panella (il poliziotto cattivo), c’è
anche il poliziotto buono; nel caso, la signora Orly Benny Davis, ebrea
americana e donna d’affari di successo, politicante vicina ai repubblicani
USA, e membro influente della nota lobby.
Intervistata, la manager assicura con un largo sorriso: «Dopo 2000 anni, la
pace ritrovata
non potrà essere interrotta per un mancato accordo in materia fiscale. La
visita di Papa Giovanni Paolo II alla Sinagoga di Roma e nel 2000 in Terra
Santa, furono eventi di straordinaria importanza. Credo che, oggi più che
mai, sia importante un nuovo viaggio di Papa Benedetto XVI in Terra Santa,
per testimoniare questa nostra fratellanza ritrovata e per rilanciare una
nuova stagione di dialogo proficuo per entrambe le parti».
Ah, benissimo! Allora è fatta, Israele restituirà quel che ha rubato,
esenterà di nuovo gli immobili caritativi dalla torchia fiscale? Risponde la
Benny Davis, sempre più conciliante: «Credo che, se la questione è solo
prettamente economica, potremmo, senza nessun intento provocatorio, pensare
ad una ricompensa simbolica verso Israele, con la consegna di alcuni dei
tesori ebraici custoditi in Vaticano».
Avete capito? Non è Israele che deve rifondere il Vaticano per gli espropri
e le ruberia, ma il contrario. Per sperare di vedere riconosciuti i suoi
diritti, basta che dia «una ricompensa simbolica ad Israele». Basta che
restituisca «i tesori ebraici custoditi in Vaticano». Quando mai la Chiesa
abbia confiscato «tesori» ebraici, è una domanda a cui gli storici non sanno
rispondere. Ma i talmudici sì: avete l’Arca dell’Alleanza e il candelabro a
sette braccia nascosto nelle vostre segrete, ridatecelo, ladri!
Vedrete che andrà a finire come al solito: la chiesa non riavrà nulla e non
si vedrà riconosciuto alcun diritto. E’ lo Stato razzista ebraico, ragazzi,
e non potete farci niente.
Fonte :
www.effedieffe.com
Foto : TerraSantaLibera.org
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