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Bosnia, la
polveriera (ri)creata dall`Occidente
L’idiozia degli
imposti insediamenti di wahabiti - integralisti islamici immigrati -
nella Repubblica Srpska
di Lorenzo Moore -
Rinascita.eu Quotidiano - Editoriale del 17 luglio 2010

E la Bosnia? Cosa accade nella
Bosnia-Herzegovina?
“Normalizzata” con i vergognosi accordi di Dayton, la trappola
anti-serba di Washington (dall’allora presidente Bill Clinton e dal
“plenipotenziario” Richard Holbrooke, ora “braccio destro” di Petraeus
per “normalizzare” – ah, ah… - l’Afghanistan – è una Federazione-mostro.
L’occidentalizzazione forzata del Paese, ottenuta dagli atlantici a
colpi di bombe e di processi – non soltanto contro il “suicida”
Milosevic e o il catturato Karadzic all’Aja, ma nella stessa Roma con la
sconcertante condanna all’ergastolo, nel 2003, di un pilota
serbo-bosniaco, Emir Sisic, colpevole di aver difeso la sua terra
abbattendo un elicottero-intruso della Ce in zona di guerra – ha
aggravato la tensione etnico-sociale tra le varie componenti federali.
L’operazione “Spezzatino Jugoslavia”, messa in atto dagli atlantici ha
avuto quale unico risultato, finora, quello di instaurare una
fragilissima unione federale tra le nazioni serba, croata e islamica.
Con quest’ultima componente, arrogantemente, come poi accaduto anche nel
Kosovo, imposta con i suoi vertici alla guida della Federazione.
I governanti islamici, sostenuti dai contingenti militari atlantici e
dal Grande Padre di Washington, non cessano infatti di costringere le
altre due repubbliche, quella Serpska e quella Croata, ad una
progressiva accettazione delle direttive “normalizzatrici”
(naturalmente, la bandierina paradisiaca sventolata è quella
dell’adesione all’Ue…) che, in soldoni, hanno come risultato la
progressiva penetrazione di Sarajevo negli affari pubblici e religiosi
serbi o croati.
Come chi scrive ha constatato più volte di persona, la stessa regione di
Banja Luka, “capitale” serpska, per il 90 per cento e più di identità
nazionale, appunto, serba e di religione ortodossa, è oggetto di
particolare attenzioni islamico-occidentali, con l’imposizione di
cittadini di Sarajevo o di fede musulmana negli apparati pubblici.
Il fiorire di moschee per pochi fedeli tutt’intorno alla città, è un
evidente prova di dispregio dell’identità serpska. Non si tratta infatti
di vietare una fede, ma di non essere soffocati a casa propria da
culture rigettate dalla gran parte di quel popolo che tutto vuole
fuorché diventare una “società aperta”, multiculturale, come la stessa
guerra degli Anni Novanta ha abbondantemente dimostrato.
A questo si aggiungano i recenti episodi di terrorismo contro stazioni
di polizia, messi in atto dalle frange integraliste islamiche wahabite
(l’arrestato a Bugojno, il “bosniako” Haris Causevic è un loro militante
e così pure un commando guidato da Nasir Palislamovic, ora in carcere
dopo un’operazione congiunta di sicurezza) in forza di un’autoproclamata
vigenza della “legge coranica” nei villaggi serbi – come la cittadina di
Gornja Maoca - dove gli occidentali hanno permesso l’insediamento di
guerriglieri arabi o mediorientali giunti in Bosnia durante il conflitto
civile del 1992-1995 e che allora si dichiararono seguaci di “al-Qaida”.
Il laboratorio-Bosnia, creato in provetta dagli occidentali (esattamente
come fecero con il Libano “unito” ma ferocemente diviso tra le sue
componenti…), per asseverare l’idea di uno Stato multiculturale è,
insomma, naturalmente, fallito.
Ah, dimenticavamo, la Bosnia è in Europa.
Fonte:
http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=3199
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