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Zeloti e sicari verso il sacrilegio
Maurizio
Blondet
per
www.effedieffe.com
27 settembre 2008
Seganalato
da:
Canonico Francesco Peggi

Il saggista e scrittore Zeev Sternhell, docente all’università
ebraica di Gerusalemme, è stato
fatto oggetto di un attentato: una bomba piazzata sotto casa
sua lo ha leggermente ferito
(1).
Il «terrorismo islamico» non c’entra. C’entra il terrorismo
talmudico messo in atto, sempre più
decisamente, dai «coloni» degli insediamenti illegali.
Sternhell ha avuto il torto di opporsi pubblicamente agli
insediamenti illegali in Cisgiordania, e i
fanatici gliel’hanno giurata. Dopo l’attentato, presso la casa
del professore, la polizia ha
trovato volantini che offrono una ricompensa di 300 mila
dollari a chi ucciderà o lui un membro
di Peace Now, un gruppo pacifista israeliano parimenti odiato
dai coloni.
Da settimane i coloni sono in rivolta: blocchi stradali,
manifestazioni violentissime con lancio di
pietre contro la polizia, persino il saccheggio di alcune
postazioni fortificate del glorioso
Tsahal, fatte a loro difesa; hanno dato fuoco a veicoli
dell’esercito e distrutto materiale.
Ciò apparentemente perchè, dopo anni di indulgenza verso
questi fanatici pericolosi, il governo
ha cercato di frenarne le peggiori manifestazioni, mandando la
polizia a smantellare una o due
baracche dei coloni. Ma in realtà il movimento oggi dà prova
della sua forza e del suo potere,
e intende imporre la sua politica.
Durante i disordini, i fanatici non hanno mancato di occuparsi
dei palestinesi: nel villaggio
arabo di Asira al Qibliya hanno fatto qualcosa che lo stesso
Ehud Olmert ha definito «un
pogrom»: devastazione di case, incendi degli oliveti e dei
raccolti, auto dei palestinesi
bruciate, parecchi palestinesi ricoverati con colpi d’arma da
fuoco. Tutto per vendicare, dicono
loro, il pugnalamento di uno dei loro bambini in kippà, di 9
anni, dell’insediamento di Ytzhar.
Ma il vero motivo lo rivela Ephraim ben Shochat, uno di loro,
un ventenne che abita
nell’insediamento illegale vicino al villaggio arabo
devastato.
«L’esercito ci dice che lo intralciamo nella caccia ai
terroristi», ha spiegato Ephraim ai
giornalisti accorsi, «ma noi facciamo deterrenza, che è più
importante che dare la caccia a un
singolo terrorista. Ci si deve rendere conto che noi lottiamo
contro una nazione».
Parole rivelatrici: è il genocidio la politica che i coloni
vogliono imporre. E’ una strategia della
violenza deliberata e consapevole, come scrive l’Herald
Tribune.
Uno dei capi del movimento, Akiva HaCohen, 24 anni, lancia
proclami di resistenza anche
contro l’esercito e il governo, incitando a resistere
«dovunque, comunque e contro chiunque»
tenti di togliere loro anche una sola baracca dei loro
insediamenti, che hanno costruito sulla
«terra sacra» che «YHVH ha dato al nostro popolo».
«I più estremisti come Ben Shochat, che si nominano “la
gioventù delle colline”, rigettano ogni
obbedienza allo Stato ebraico, cui la precedente generazione
di coloni e i loro rabbini ancora
si inchinavano».
Consapevolmente, questi «giovani delle colline» ricalcano un
antico schema delle discordie
ebraiche: sono gli zeloti detti anche «pugnalatori» (sicari)
che persino nella Gerusalemme
assediata dalle legioni di Tito, andavano ad ammazzare altri
ebrei da loro ritenuti «tiepidi» o
«impuri».
La loro arroganza non trova resistenze (anzi, trova vaste
complicità) nel governo sionista, per
un motivo di psicologia tipicamente ebraica, incomprensibile
per chi non è un Katz.
I più fanatici, per quanto controproducente sia la loro
politica, sono visti come coloro che
possono dire di sè: «Lo zelo per la Tua Casa mi consuma»; di
fronte a questo «zelo», i
poliziotti che devono far obbedire alle leggi si sentono
deboli, «tiepidi» o «impuri», insomma
con la coda di paglia di fronte alla Casa (di David).
Questo stato d‘animo inconfessato fermenta anche ai più alti e
cinici livelli della politica. Olmert
intasca tangenti come un politico nostrano; ma benchè abbia
promesso (ad Annapolis,
ricordate?) di smantellare gli oltre cento insediamenti
illegali in Cisgiordania, che sorgono su
terreni da restituire ai palestinesi, non l’ha fatto. Anzi, di
fatto ogni governo anche «di sinistra»
e «laico» ha appoggiato l’occupazione e la confisca delle
terre arabe.
Gli zeloti hanno ben ragione, dal loro punto di vista, di
accusare i politici sionisti di ipocrisia:
per esempio, hanno dichiarato «illegale» un insediamento
chiamato Rahelim, abitato da 45
famiglie di fanatici, dove il ministero dell’Abitazione ha
costruito 14 case - non baracche, ma
edifici in muratura, con tutti i permessi e le autorizzazioni.
Un insediamento su terra rubata, ma
stavolta «legale».
Gli zeloti non fanno che dare forma compiuta alla politica di
esproprio che il governo persegue
di nascosto: occupano gli spazi arabi fra un «insediamento
legale» e l’altro, con lo stesso
scopo del governo: creare il fatto compiuto, onde impedire che
le terre vengano un giorno
restituite ai palestinesi.
Anni di indulgenza hanno fatto di questi fanatici - per di più
riccamente finanziati dalla Diaspora
americana
- una forza reale.
A Binyamin in Cisgiordania («Samaria» per i fanatici che
vivono nel passato arcaico), ossia
praticamente a Ramallah sotto il teorico governo dell’Autorità
Palestinese, i coloni hanno
addirittura scacciato i loro rappresentanti che ritenevano
troppo accomodanti.
Questi rappresentanti, appartenenti alla Yesha
(l’organizzazione-ombrello dei coloni) avevano
negoziato col governo la rimozione di alcuni avamposti
illegali in cambio della legalizzazione di
altri più grossi insediamenti. Ora la Yesha «moderata» (si fa
per dire) non esiste più, il potere
è tutto in mano ai sicarii o zeloti.
«I veri ebrei decidano se stare con lo Stato o con la Torah»,
dice il 24enne HaCohen.
La giornalista dell’Herald Tribune ha scoperto con sgomento la
psicologia di questi neo-zeloti.
Essi sono convinti di rivivere le gesta degli antichi ebrei
usciti dall’Egitto, e - come loro - di
stare strappando la terra ai «Cananei». Per loro i palestinesi
sono gli «Amaleciti», uno dei
popoli di cui il loro YHWH ordinò lo sterminio totale. E’
questo che leggono nella Torah.
Akiva HaCohen, però, la Torah si è stufato presto di
studiarla. S’era iscritto ad una yeshiva
(scuola talmudica) ma l’ha abbandonata a 16 anni; ha scelto
l’ebraismo pratico, ossia lo
sterminio degli «Amaleciti», e per questo si è insediato
«sulle colline» presso Ramallah, dopo
essersi sposato a 18 anni. Non è stato accettato nell’esercito
(lui dice «a causa del mio zelo
religioso»), ma ha ricevuto addestramento militare da Tsahal
in qualità di «difensore di prima
istanza» del suo insediamento illegale Yitzhar. Come tutti i
coloni - sono 250 mila in terra altrui
- dispone di un fucile mitragliatore; e l’insediamento dispone
anche di armamento d’assalto più
pesante. Devono pur difendersi dai «terroristi», questi eroi
consumati dallo zelo per la Casa.
La visione del gruppo, dice l’Herald Tribune, «è messianica e
quasi apocalittica; il giovanotto
HaCohen - ora agli arresti domiciliari - condisce i suoi
discorsi con i temi delle redenzione
imminente.
Il che non è poi tanto strano, una volta venuti a sapere che
Akiva HaCohen è un neyorkese
(nato nel sobborgo di Monsey), ed è venuto in Israele coi
genitori. La sua teologia «ebraica»
deve chiaramente parecchio a quella dei «cristiani rinati»
(born-again christians) e dei loro
tele-predicatori protestanti evangelici, che in USA predicano
l’imminente Armageddon e la
«rapture», ossia il rapimento al cielo dei buoni americani che
aiutano Israele ad «accelerare i
tempi della redenzione» (gli altri staranno sulla terra a
soffrire la Grande Tribolazione).
Il potere di questi fanta-zeloti del 21° secolo è pericoloso
in quanto aspirano - chiaramente - a
ricostruire il Tempio, abbattendo le sante moschee della
Spianata: «l’abominazione della
desolazione» predetta da Gesù.
Un passo avanti in questo senso è documentato dal coraggioso
giornalista Jonathan Cook,
che vive tra i palestinesi per informare il mondo delle loro
sventure
(2).
Le migliaia di famiglie
arabe che abitano nel popoloso agglomerato di Silwan - presso
l’Orto degli Ulivi, in vista della
moschea di Al Aqsa - subiscono da un decennio le angherie di
50 famiglie di zeloti che si sono
piazzate lì sostenendo che quella è terra biblica ultra-sacra,
e occupando case e strade
palestinesi coi mitragliatori spianati. Ma ora, i poveretti
soffrono di peggio: gli «archeologi»
degli zeloti.
Una oscura organizzazione chiamata Elad, finanziata da
«oligarchi» russi e miliardari ebrei
americani, sta operando enormi scavi tra le case dei
palestinesi, ovviamente per favorirne il
crollo; un tentativo di scavare un tunnel di 600 metri sotto
le antiche mura di Gerusalemme è
stato temporaneamente bloccato da un tribunale. Il pretesto
per questo sconvolgimento è
secondo Elad che proprio lì sorgeva, 3 mila anni fa, la vera e
autentica Città di David, con la
reggia di re David in persona. Ovviamente, il sito è stato
ampiamente scavato da archeologi
veri, che escludono che i resti di muraglie di pietra possano
essere trovati.
Sono 60 anni che l’archeologia israeliana scava intensamente
alla ricerca di prove
dell’esistenza di un Regno di David magnifico come quello
descritto dalla Bibbia, senza
trovarne un solo indizio. Israel Finkelstein, il massimo
archeologo, con i colleghi cattedratici è
giunto alla conclusione che il regno di David fu una creazione
propagandista sacerdotale,
elaborata verso il 600 avanti Cristo, per giustificare alcune
pretese del regno di Giuda sui
territori a Nord (Davide sarebbe stato l’unificatore di
«Giuda» con «Israele»).
I resti archeologici sotto l’abitato di Silwan sono, senza
alcun dubbio, ciò che resta di un
insediamento «cananeo» del 1000 avanti Cristo, ossia due
secoli dopo il presunto Regno di
Davide: dove per «cananeo» va inteso un gruppo umano che non
era ancora ebraico, perchè
non condivideva gli usi alimentari dell’ebraismo.
Il professor Rafi Greenberg, docente all’università di Tel
Aviv, che su quel luogo ha condotto
campagne di scavo dagli anni ’70, chiama le iniziative di Elad
«pseudo-scienza». Anche la
Autorità per le Antichità, (la sovrintendenza delle Belle Arti
di Katz) si è opposta al sequestro
della zona da parte del gruppo Elad, nel 1997; e la facoltà di
archeologia s’è rivolta addirittura
ai tribunale contro le escavazioni a-scientifiche dei
fanatici.
Ma poi, con gli anni,le proteste si sono acquietate. Elad ha
cominciato infatti a finanziare la
Autorità per le Antichità sempre a corto di denaro, e a
sub-appaltarle lavori di scavo; gli
archeologi, che dipendono dalla autorità per le loro campagne,
ritengono apportuno non
criticare un donatore così generoso.
Risultato: gli «archeologi» di Elad hanno organizzato un parco
archeologico a Silwan,
cacciando centinaia di famiglie palestinesi, e portano
addirittura turisti ebrei (americani, ovvio)
a visitare la «vera città di Davide». Il municipio ha
approvato l’ampliamento della colonia
ebraica prima illegale con sinagoga, asili, scuole e un
parcheggio sotterraneo per 100 posti
auto.
Ancora pochi anni, e un passato inesistente sarà accettato
come «storia sacra» e lo pseudo
parco archeologico sarà una sorta di Disneyland religiosa, in
cui ebrei con il senso di colpa
perchè preferiscono stare in USA anzichè venire a lottare in
Israele, avranno la conferma che
«la Bibbia aveva ragione».
Il lato allarmante è che l’organizzazione Elad agisce in
coordinamento con la Ateret Cohanim
Yeshiv, la «scuola rabbinica» che ha raccolto i fondi per la
ricostruzione del Tempio, e ha
fabbricato il vasellame e gli oggetti rituali (secondo la
decsrizione della Bibbia) per i sacerdoti
che ripeteranno il rito.
Il rito - lo sgozzamento dell’agnello - che deve avvenire
sulla «Roccia di Abramo», ossia dentro
la moschea di Omar.
Anche la Ateret Cohanim, con fondi illimitati, compra case
antiche nella zona araba di
Gerusalemme per «redimerle» (il concetto di «redenzione»
ebraico, tikkun, ha questo
significato. diciamo, patrimoniale); anch’essa si dedica a
scavi «archeologici» che - chissà
perchè - consistono nel praticare dei tunnell in direzione
della Spianata delle Moschee.
In passato, elementi della Ateret Cohanim furono fermati
appena in tempo mentre
progettavano di far esplodere le moschee, onde «redimere» la
sacra roccia di Abramo. David
Beeri, il fondatore di Elad, è stato membro della Ateret
Cohanim.
Infine, dal cosmo un evento forse solo apparentemente estraneo
alle pretese messianiche dei
moderni zeloti: la pressione del vento solare è diminuita del
20% rispetto a un ventennio fa,
secondo i dati raccolti dal satellite astrofisico Ulysses,
lanciato nel 1990. Il fatto curioso è che
la radiazione di protoni che nasce dal sole (vento solare) non
è calata di velocità se non del
3%; la riduzione di pressione viene dal cambiamento di
temperatura e densità. Il vento solare
è del 13% più freddo che negli anni ’90, e del 20% meno denso
(3).
Il fenomeno ha probabilmente ridotto anche l’eliosfera,
l’immensa «bolla» che ha come centro
il Sole e che è «gonfiata» appunto dal vento solare; tutti i
pianeti del sistema solare, anche
Plutone, sono contenuti dentro l’eliosfera. Si ritiene che
essa sia la prima difesa contro il
bombardamento di raggi cosmici ed altre particelle ad alta
energia emesse da corpi come
supernove e buchi neri, ma che sono deflesse dal campo
magnetico dell’eliosfera. Ulisse ha
scoperto che il campo magnetico del sole si è anch’esso
indebolito del 30%.
Anche il campo magnetico terrestre si indebolisce, secondo il
Danish National Space Center di
Copenhagen.
«Ciò che sorprende è la velocità, quasi istantaneità dei
cambiamenti che hanno luogo nel
campo magnetico terrestre», dice Nils Olsen, un geofisico
dell’istituto danese
(4).
Quasi
certamente sono movimenti altrettanto veloci e imponenti che
avvengono nella sfera di metallo
liquido che comincia un migliaio di chilometri sotto la
superficie.
Secondo gli scienziati, è possibile che i fenomeni preludano
ad un rovesciamento dell’asse
magnetico, fatto avvenuto molte volte nelle ere precedenti,
anche se il processo durava secoli.
L’indebolimento del campo magnetico terrestre apre l’alta
atmosfera all’azione di particelle ad
alta energia provenienti dallo spazio esterno.
La nave di ricerca russa «Jacob Smirnitskyi» ha confermato
che, dalle profondità del mare
Artico, si liberano sempre maggiori quantità di metano, che
raggiungono l’atmosfera. Il metano
delle profondità era di solito trattenuto dal gelo in forma di
cristalli, sotto l’equivalente marino
del
permafrost terrestre.
Migliaia di tonnellate di metano si stanno liberando dal mare
di Leptov, quasi inaccessibile
braccio artico perennemente ghiacciato; lì, gli scienziati
hanno visto ribollimenti di metano ad
occhio nudo; il fenomeno era già stato constatato anche in
Siberia, e attribuito allo
scioglimento del permafrost.
«Segni dei tempi»?
1)
Isabel Kershner, «Radical settlers take on Israel»,
International Herald Tribune, 26
settembre 2008.
2)
Jonathan Cook, «King David recruited to expel Palestinians»,
Counterpunch, 26 settembre.
3)
«Solar wind loses power, hits 50-year low», NASA, 23 settembre
2008.
4)
«Earth’s core, magnetic field changing fast, study says»,
National Georgraphic, 27
settembre 2008.
5)
Steve O’Connor, «The methane time-bomb», Independent, 23
settembre 2008.
FONTE :
www.effedieffe.com
Seganalato
da:
Canonico Francesco Peggi |