|
17
gennaio 2009
Uno dei miei studenti ieri è stato arrestato e ha passato la
notte in una cella di prigione. Il crimine di R è stato di
protestare contro l'assalto
israeliano a Gaza. Si è unito a più di altri 700
israeliani che
sono stati detenuti
dall'inizio della spietata guerra di Israele su Gaza: 230
dei quali si stima siano ancora dietro le sbarre. Entro il
contesto israeliano, questa strategia di reprimere la
protesta e soffocare la resistenza è senza precedenti ed è
piuttosto preoccupante che i media internazionali abbiano
trascurato di criticarla.
Simultaneamente, i media israeliani vanno a rimorchio della
linea governativa ad un grado simile che non è stata
espressa nessuna critica della guerra su nessuna delle tre
locali stazioni televisive. Effettivamente, la situazione è
diventata così assurda che giornalisti e presentatori
attualmente sono meno critici della guerra dei portavoce
militari. In assenza di qualsiasi analisi critica, non
sorprende che il 78% degli israeliani, o circa il 98% di
tutti gli ebrei israeliani,
appoggino la guerra.
Ma
sopprimere le voci critiche non è l'unica maniera con la
quale è stato assicurato il sostegno del pubblico. Il
sostegno è stato anche fabbricato attraverso argomentazioni
apparentemente logiche. Uno dei modi nei quali i media, i
militari ed il governo convincono gli israeliani a
raccogliersi dietro all'assalto è con il pretendere che
Israele stia eseguendo una campagna militare morale contro
Hamas. La logica, come ha
osservato in modo
convincente Eyal Weizman nel suo libro rivoluzionario
Hollow Land,
è quella della limitazione.
I
media israeliani enfatizzano continuamente la limitazione di
Israele sottolineando il divario tra ciò che le forze
militari potrebbero fare ai palestinesi e ciò che fanno in
realtà. Qui vi sono alcuni esempi dei ritornelli che gli
israeliani sentono quotidianamente ascoltando le notizie:
•
Israele potrebbe bombardare le case dall'aria senza avviso,
ma il suo personale militare contatta
– niente meno che per telefono –
i residenti 10 minuti in anticipo di un attacco per
avvisarli che la loro casa sta per essere distrutta. I
militari, questa la sottolineatura di significato,
potrebbero demolire le case senza simili preallarmi, ma non
lo fanno perché tengono in gran conto la vita umana.
•
Israele schiera bombe imitazione
– che non rovinano realmente le case – pochi minuti prima di
sparare missili letali; ancora, per mostrare che potrebbe
uccidere più palestinesi ma sceglie di non farlo.
•
Israele sa che i leader di Hamas si nascondono nell'ospedale
di al-Shifa. Si lascia intendere che non rade al suolo il
centro medico anche se ha la capacità di farlo.
•
A
causa della crisi umanitaria i militari israeliani fermano i
loro attacchi per poche ore ogni giorno e permettono ai
convogli umanitari di entrare nella Striscia di Gaza.
Ancora, la tacita pretesa è che potrebbe avere proibito a
quei convogli di entrare.
Il
messaggio che Israele trasmette attraverso questi ritornelli
ha due significati differenti, dipendenti dal pubblico
selezionato.
Ai
palestinesi il messaggio porta una chiara minaccia: la
limitazione di Israele potrebbe terminare e vi è sempre la
possibilità di ulteriore intensificazione. A dispetto di
quanto siano ora letali gli attacchi dei militari
israeliani, l'idea è di intimidire la popolazione
palestinese sottolineando che la violenza può sempre
diventare più mortale e brutale. Ciò garantisce che la
violenza, sia quando è spiegata che quando non lo è, resta
una minaccia che si profila sempre.
Il
messaggio agli israeliani è morale. Il significato implicito
è che i militari israeliani potrebbero scatenare
indiscriminatamente il loro immenso arsenale di violenza, ma
scelgono di non farlo, perché le loro forze, diversamente da
Hamas, rispettano la vita umana.
L'ultima pretesa pare abbia considerevole risonanza tra gli
israeliani e, nondimeno, è basata su una falsità morale. Il
fatto che si possa essere più brutali ma si sceglie di usare
contenimento non implica in alcun modo che si è morali. Il
fatto che i militari israeliani avrebbero potuto radere al
suolo l'intera Striscia di Gaza ma invece abbiano distrutto
soltanto il 15% degli edifici non rende morali le loro
azioni. Il fatto che i militari israeliani potevano uccidere
migliaia di bambini palestinesi durante questa campagna e, a
causa del contenimento, ne abbiano ucciso "soltanto" 300 non
rende etica l'Operazione Piombo Fuso.
In
definitiva, le pretese morali che il governo israeliano
utilizza per sostenere le sue azioni durante questa guerra
sono vuote. In realtà rivelano la riluttanza di Israele ad
affrontare la causa originaria dell'attuale violenza, che
non è Hamas, ma piuttosto l'occupazione della Striscia di
Gaza, della Cisgiordania e di Gerusalemme Est. Il mio
studente, R, e gli altri dimostranti israeliani sembrano
aver compreso questa ovvia verità; per impedire loro di
manifestarla, Israele ha calpestato con la forza i loro
diritti civili arrestandoli.
Neve Gordon insegna politica all'Università Ben-Gurion,
Israele. Si può leggere del suo libro
Israel’s Occupation
ed altro. Può contattarsi a:
nevegordon@gmail.com.
Articolo originale:
http://www.dissidentvoice.org/2009/01/how-to-sell-ethical-wa
rfare/
Traduzione italiana :
freebooter.interfree.it/
Altro link :
www.uruknet.info?p=s9114
Link a
questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/VendereGuerraEtica.htm
|