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Anno II, 8 DICEMBRE 2007, Comunicato
n. 120
|
Verso l'apocalisse
palestinese
(mentre per quella iraniana c'è ancora un
po' di tempo...forse...)

~ ~ ~
Oggi, Festa dell'Immacolata per noi cattolici,
rivolgiamo una preghiera e un accorato appello ai piedi
della Vergine Santa, affinchè interceda per noi presso
l'Onnipotente, perchè tocchi i cuori degli uomini più
dotati di buona volontà tra i potenti ed
influenti della Terra. Pace in Terra Santa agli uomini
di buona volontà.
~ ~ ~
Siamo talmente assuefatti alla guerra, agli omicidi, al
sangue, che non fa notizia più nulla. Nulla che ci
scuota dall'indifferenza in cui siamo piombati. Potrei
pubblicare le immagini più crude e crudeli: uno sguardo
e poi via, alla ricerca di altre notizie, magari qualche
acquisto su ebay per Natale. Costa meno.
~ ~ ~

Gaza.
Chi può spendere qualche soldo fa scorte alimentari,
compra quel poco che c'è sul mercato: qualche sacchetto
di farina, dei ceci, un po' di riso, se è fortunato
della carne e pesce secchi, gallette, riempie canestri e
bottiglie d'acqua. E aspetta la devastazione imminente,
dichiarata, promessa.
Chi non può, perchè oramai non gli sono rimasti più
neppure gli occhi per piangere, aspetta e basta,
sperando nella carità dei vicini e dei parenti,
confidando nella misericordia divina.
Un po' di scorte vengono distribuite dagli enti benefici
privati che operano a Gaza Strip, dalla Mezza Luna
Rossa, Ong e Onlus, da enti governativi.
Quel poco che c'è, perchè le frontiere sono sotto
chiave.
È sempre poco. Troppo poco per una popolazione oramai
denutrita e allo stremo delle forze. Ma che non si vuole
arrendere e non vuol cedere la propria terra che a caro
prezzo. Perchè quella è la loro terra. Terra dei
filistei. Terra di Palestina.
Come facciano i nostri giornalisti di spicco,
l'intellighèntia che è sempre
pronta a farsi gettonare per presenze televisive, dove
si affrontano con passione, al limite della rissa,
questioni marginali e mondane, a far passare come se
niente fosse un'aggressione dichiarata, fotografata nei
suoi preparativi, programmata nelle date, misurata nei
calcoli balistici, è cosa a dir poco incredibile. Perchè
si sa che a farne le spese e a pagare il prezzo più alto
sono sempre i più indifesi, la popolazione che non ha
altro luogo dove vivere che quello. E se anche per
ipotesi volesse andarsene a vivere da qualche altra
parte, non potrebbe farlo, perchè glielo si impedisce.
Le frontiere, in totale mano sionista, sono sigillate in
entrata come in uscita. E gli abitanti di Cisgiordania e
Gaza vivono come topi in gabbia, a completa disposizione
degli esperimenti bellici israeliani.
Ed infatti i presidi medici
palestinesi ci informano che molti, di coloro che
vengono lì portati per le cure, presentano chiari segni
di ferite riportate da armi non convenzionali. Ferite
mai viste così. Prodotti chimici che, anche al solo
leggero contatto con la pelle, scavano e mangiano la
carne sino all'osso. Giovani e bambini, a grappoli, resi
storpi. Chi non riescono ad uccidere, viene mutilato per
sempre.
Come
vergognoso
è il silenzio dei politicanti italiani ed europei di
fronte alla campagna coloniale militarizzata più
imponente e impudente che la storia recente possa aver
registrato.
E non stiamo parlando di uno staterello lontano,
nell'Africa centrale, dove le lotte tribali ancora
dominano la scena, ma di una nazione per la quale viene
considerata l'ipotesi di annessione alla Comunità
Europea. L'unica "democrazia del medio Oriente".
Semplicemente sembra
che centinaia di migliaia, milioni di persone, non
esistano. Famiglie innocenti, uomini, donne, vecchi,
bambini, malati, insieme al loro esercito nazionale,
male armato e decimato, che ha giurato di difenderli
fino alla morte, ma che non avrà la forza di resistere a
lungo di fronte ad una massiccia campagna militare di
terra, di cielo, di mare, scatenata da Israele, saranno
massacrate e le loro case ridotte in poltiglia. È
sicuro.
"Hamas avrà anch'essa grossi
limiti e responsabilità. Ma ci vuole anche un minimo di
onestà intellettuale per riconoscere che il problema
maggiore è la politica razziale dello stato sionista di
Israele (in quanto lobby sionista e non in quanto
popolo), in simbiosi con la geopolitica anglo-americana
e la viltà europea",
mi suggerisce Giancarlo in questo momento.
Ancora abbiamo negli occhi,
fresche fresche, le immagini delle distruzioni e degli
eccidi, delle aggressioni militari sioniste ai danni del
Libano, di poco più di un anno fa, e sappiamo quindi di
cosa è capace Tsahal, l'armata con la stella di Davide
in campo celeste.

Si, lo sappiamo.
Ci saranno bombardamenti per colpire le postazioni dei
miliziani palestinesi votati agli estremi gesti per
difendere la propria terra e le proprie famiglie. Una
milizia che non possiede nè artiglieria pesante, nè
carri armati, nè aerei, nè elicotteri, nè navi da
guerra. Un esercito armato di missili simili a grossi
petardi, armi leggere, tanta fame e nulla da perdere se
non che poche zolle di terra ancora.
Ancora per poco, e poi il ghetto ribelle sarà
schiacciato nel suo stesso sangue.
Le istanze estreme e più radicali hanno ed avranno
quindi terreno fertile per la propaganda ed il
reclutamento.
Ma è proprio questo che evidentemente serve a Israele,
per potere meglio giustificare di fronte alla platea
internazionale delle rappresaglie che sono solo inaudite
carneficine di popolazione inerme.
Anche le ultime velleità belliche, i lanci di ordigni su
Sderot cesseranno.
Cesserà tutto, e la democratica pax israeliana ovatterà
tutto.
Potremo continuare i nostri acquisti natalizi in tutta
tranquillità.
È questo che succederà.
È quello che sta già succedendo.
Annapolis è passata, e l'immagine dei "pacifisti" è
stata oramai messa in bacheca in bella mostra. Forse a
Olmert e Abu Mazen daranno un Premio Nobel per la pace,
benedetto da Bush.
La volpe è a guardia del pollaio, mentre faine e donnole
sono a darle man forte.
Gaza sarà annientata.
E poi ci saranno gli scambi territoriali, che
determineranno una successiva e ulteriore perdita da
parte del popolo palestinese.
Deserto in cambio di quei territori che si sono già
annessi e fortificati con muri e cinzioni, colonie e
avamposti.
E quegli ultimi arabi, che vivono dalla parte
israeliana, lasceranno le loro terre in cambio di altre,
per costruire la nazione palestinese.
I famosi "scambi territoriali". "Perle in cambio di
carbone", disse qualcuno. E magari fosse carbone...
La Terza Nakba l'ha definita qualcun altro.
Le zone più fertili, le falde acquifere, le alture,
tutte ad Israele.
Le zone più desertiche, senza accesso alle fonti, senza
sbocco al mare, senza confini indipendenti o che non
siano sotto lo stretto controllo di Israele, ai
palestinesi.
Bel business.
E già la costruzione di 300
nuove case per altri coloni ebraici è in
programma nella Gerusalemme Est. Alla faccia delle
conferenze.
In queste condizioni la pace sarà sempre precaria.
Se Israele non la smette di importare coloni occidentali
esaltati e senza scrupoli, per insediarsi e rubare
sempre più terra ai nativi e legittimi proprietari, non
avrà alla fine altra alternativa che ammazzare tuti gli
arabi, o espellerli in massa definitivamente, perchè il
seme dell'odio e della rivalsa avrà sempre terreno buono
su cui germogliare: quello dell'ingiustizia perpetrata
con violenza e continuità. È inevitabile che sia così.
Su un terreno così infido e instabile, senza solide basi
di accordo sul riconoscimento dei diritti inalienabili
del popolo che viveva da generazioni sulla terra di
Palestina, non si può costruire nulla.
Non si edifica una casa sulle sabbie mobili.
Certo la diplomazia si muove. Abbiamo
visto. Il VicePremier Rutelli, riciclato da
radical-rosso/verde a quasi democristiano doroteo, è
anche andato in trasferta, con i più fidi collaboratori,
Vernetti in testa (sempre
bavosamente appiccicato a chi conviene),
in Terra Santa.
Grandi intese con il
Presidente dello Stato d’Israele Shimon Peres e il Primo
Ministro Ehud Olmert, inaugurando all’Eretz Israel
Museum di Tel Aviv la mostra “Italia Ebraica”, alla
presenza del Ministro della Diaspora Itzak Herzog.
Sono pure passati in visita dal Padre Custode di Terra
Santa. Bisognava salvare le apparenze con gli elettori
"cattolici-adulti".
I rotoli di Qumran erano in pericolo e urgeva la
collaborazione del ministero dei Beni Culturali.
Saranno utilizzati anche ingenti
capitali per tale delicata operazione.
E tutti saranno gratificati per la bella azione
compiuta. Autorità italiane ed israeliane.
Bisogna salvaguardare la cultura.
Ma di togliere l'embargo a Gaza, a poche miglia da lì, e
permettere che tante bocche si possano sfamare e curare
con dignità, neppure un cenno.
Nessun cenno neppure alla
distruzione della cultura e tradizione espressi dal
popolo indigeno palestinese nelle centinaia e centinaia
di villaggi rasi al suolo con tutte le loro chiese e
moschee dalle armate terroriste sioniste. Villaggi nei
quali è possibile tornare solo da morti. Solo così è
permesso, in una bara, per essere lì seppelliti.
Edifici di importanza artistica e culturale per i quali
nessun ministro si sporcherà le mani. Non rende in
consensi elettorali.
Forse non sarebbe male auspicare che
certi politici, che stringono con troppa disinvoltura
mani grondanti di sangue innocente, possano trascorrere
parte della loro vita in qualche enclave palestinese,
racchiusa da muri e filo spinato, con militari e coloni
a rendere ancora più impossibile una vita già precaria e
vissuta nella disperazione. Forse si toglierebbero dalla
faccia quel sorrisino da furbetti, di quelli che sanno
di essere troppo bravi a fregare tutti.
"Sale
a 16 il drammatico bilancio delle vittime
palestinesi dei bombardamenti israeliani effettuati da
sabato scorso a oggi.
I medici della Striscia hanno riferito che l'esercito
israeliano sta facendo uso di armi non convenzionali.
Da sabato scorso, e quotidianamente, le forze israeliane
assassinano civili e combattenti palestinesi in attacchi
di cielo e di terra contro il nord e il sud della
Striscia.
All'emergenza feriti creata dai bombardamenti si
aggiunge la chiusura di ospedali e centri medici causata
dalla mancanza di medicine, di apparecchiature sanitarie
funzionanti (non arrivano più i pezzi di ricambio e le
sale operatorie sono senza anestetici), di energia
elettrica e di carburante.
Stanno chiudendo anche i distributori di benzina e di
gas perché i rifornimenti sono esauriti a causa della
drastica riduzione decisa dal governo democratico di
Israele.
La popolazione non può lasciare la Striscia ormai da
mesi e neanche spostarsi all'interno.
Manca il gas e l'elettricità anche nelle abitazioni.
All'attuale tragedia, si sono aggiunte le dichiarazioni
del comandante dell'esercito israeliano, Gabi
Ashkenazi: è pronta l'invasione di terra contro la
Striscia.
E l'Europa sta a guardare il lento sterminio degli
abitanti di Gaza. Evidentemente la Storia non ha
insegnato nulla."
blogs.newamericamedia.org/
"Il
Comitato per i Prigionieri del Consiglio Legislativo
palestinese ha diffuso un report in cui denuncia che,
dal settembre del 2000 (data di inizio della seconda
Intifada), le forze di occupazione israeliane hanno
rapito 50.000 palestinesi.
Nel rapporto viene posto in evidenza il paradosso della
liberazione di 430 palestinesi, qualche giorno fa, e del
sequestro di ben 45 altri nello stesso momento, e di 700
nel solo mese di novembre.
Tra le centinaia di rapiti, ci sono minorenni, donne,
malati, anziani.
Nel rapporto si mettono in luce le pratiche disumane del
governo di occupazione nei confronti dei carcerati, a
cui viene rifiutata la libertà anche in caso di minore
età, malattia o gravidanza. Molti prigionieri si trovano
in stato di "detenzione amministrativa", senza
imputazione alcuna."
http://www.infopal.it/testidet.php?id=7008
Ma di quale pace hanno parlato ad Annapolis?
Di quella dei sensi, di chi non accetta di farsi
corrompere e svendere le terre dove sono sepolti i
propri padri-madri?
Di quale Stato di Palestina indipendente
ci parlano, se oramai la vita del popolo arabo
palestinese, assediato ovunque, in Cisgiordania come a
Gaza, è alla totale dipendenza dello Stato ebraico
d'Israele, in tutto e per tutto, non potendosi concedere
neppure una via di fuga?
Animali in gabbia. In una gabbia che si fa sempre più
stretta.
E quando le gabbie sono molto strette gli animali
possono anche impazzire, e mordere chiunque si avvicini
loro.
Al momento opportuno, dopo tutta questa
pressione, a lungo esercitata con cinica disinvoltura e
calcolo, verrà offerta una via di fuga.
Gli strateghi sionisti avranno raggiunto lo scopo
desiderato, liberarsi del maggior numero di arabi
palestinesi con la minor fatica, facendo oltretutto
bella figura sul palcoscenico internazionale di
cartapesta, ostentando generosa magnanimità ad andare
incontro ad una popolazione vittima dei suoi leader.
Ed in parte, purtroppo, sarebbe anche vero.
Come è altrettanto vero che qualsiasi proposta di pace
offerta a Israele, che non sia la resa incondizionata
dei territori biblici all'autorità sionista, ha il
peso delle parole scritte nell'aria in una giornata di
vento.
La cattiva informazione ci presenta poi
reportage falsati. Si dà gran risalto all'incremento del
turismo in Israele, democrazia dove regna la sicurezza,
ma non si specifica chiaramente che questo è dovuto
soprattutto ai pellegrinaggi organizzati e compiuti dai
cristiani, che in questo modo intendono dare il loro
supporto alla popolazione, che, in misura magari minima,
però gode di questo flusso di denaro, portato dagli
stranieri in visita ai luoghi santi.
Si intervista un frate sull'andamento del flusso dei
fedeli in visita, il quale non può che rilasciare
comunicati rassicuranti. Ma non si dice dei check-point
a poche centinaia di metri da lì, dove i residenti arabi
sono trattati come le bestie al mercato; nè si mostra il
Muro che i fedeli devono passare per recarsi in visita
al frate.
E se lo attraversano senza troppe difficoltà è solo
perchè hanno passaporti internazionali e non arabi.
Provate a passare il Muro con un amico palestinese e
vedrete la differenza. Contadino o medico, muratore o
architetto, studente o professore, sarà trattato come
vanno trattati da quelle parti gli arabi: come cittadini
di serie C, se non proprio come animali.

Se solo qualche giornalista
in più, di fama e con l'accesso
all'informazione di massa ed accreditata,
qualche politico ben introdotto sullo scenario,
qualche uomo di cultura con un certo
ascendente, avesse un guizzo di
coraggio, di virile tensione alla verità ed alla
giustizia, o provasse finalmente un forte desiderio di
proclamare, per onestà intellettuale e personale
soddisfazione, che
l'Israele sionista non è la democrazia che ci si vuol
far credere, ma la più astuta dittatura che la modernità
abbia partorito, tanto da riuscire a spacciarsi per
"democrazia"; che
il sionismo non è la propensione di tutto il popolo
ebraico, ma solo una macchinazione ideologica razzista
ed esclusivista in mano ad una minoranza spregiudicata;
che il
messianismo sionista, il quale vuole la ricostruzione
del tempio là dove da secoli esiste la moschea di Omar,
è un grave pericolo per la stabilità mondiale;
che il sionismo è
intrinsecamente la più forte ed esasperata forma di
antisemitismo che la storia moderna abbia partorito,
in quanto nega praticamente l'esistenza, il diritto, la
terra, la vita, dei fratelli semiti arabi, discendenti
di Ismael, figli di Abramo, figlio di Shem,
figlio di Noah......

......se solo più uomini avessero il coraggio
di guardare la realtà per quello che purtroppo è,
negando ancora la loro complicità al grande inganno dei
costruttori di muri, forse si potrebbe ancora salvare la
Terra Santa. Forse si potrebbe ancora salvare il mondo
intero dai folli progetti di guerra e di conquista di
invasati plurimiliardari.
Perchè senza le sue "pietre vive", maltrattate e
costrette all'esodo, la Terra Santa resterà solo un
museo.
Perchè è la verità che ci rende giustizia e ci fa
liberi.
E l'apocalisse palestinese sarà solo l'inizio. Per
tutti.
Filippo Fortunato Pilato
per
www.jerusalem-holy-land.org
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