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Gli Stati
Uniti usano l'Europa come una testa di ponte per attaccare l'Eurasia
18 Marzo 2009 -
Anastasia Haydulina
EurAsia-Rivista.org - Interviste -
Europa - Russia - USA

La crisi finanziaria mondiale, benché
sia cominciata a Wall Street, non è semplicemente una questione di
denaro, dice Tiberio Graziani, direttore della rivista di studi
geopolitici Eurasia.
Tiberio Graziani, in collegamento da Roma per
Russia Today. Intervista a cura di Anastasia Haydulina.
Russia Today: I governi di tutto il mondo stanno
adottando misure protezionistiche. Questo produce un impatto a tutti i
livelli della società. In Italia stiamo assistendo a un maggiore
appoggio per le politiche anti-immigrazione della destra. Come farà
l'Italia, e come faremo noi tutti, a superare la crisi finanziaria
mondiale?
Tiberio Graziani: Innanzitutto dovremmo riflettere
sulle ragioni di questa crisi finanziaria, che ha colpito anche la
produzione a livello industriale, prima negli Stati Uniti e poi
nell'intero sistema occidentale, costituito dal noto triumvirato: Stati
Uniti, Europa Occidentale e Giappone. La crisi ha influenzato l'intero
mercato mondiale. Per quanto concerne l'Italia, gli effetti si sono
manifestati con un lieve ritardo e, ritengo, si faranno più pronunciati
nel corso del 2009 e nel 2010.
Poiché l'economia italiana è principalmente basata sulle piccole e medie
imprese, non c'è un’alta concentrazione industriale, e dunque l'Italia
tende ad avere quella maggiore flessibilità necessaria a fronteggiare e
contenere la crisi. Tuttavia la crisi sarà molto profonda.
Saremo in grado di superare una crisi finanziaria operando in un
contesto geo-economico continentale. Questo significa che dovremmo
cercare soluzioni che coinvolgano le economie dei paesi emergenti come
la Russia, la Cina e l'India. La crisi non può essere superata solo con
soluzioni nazionali o soluzioni elaborate a Bruxelles esclusivamente
dall'Unione Europea.
RT: Parliamo della recente crisi del gas. L'Italia
forse non ne ha risentito quanto i Balcani e l'Europa Orientale, ma era
tuttavia tra i paesi tenuti in ostaggio. La verità è stata però tenuta
nascosta. Qual è la vera ragione della contesa?
T.G.: La ragione della disputa del gas tra Kiev e Mosca è di
fatto un riflesso dell'espansione a est della NATO e dell'allargamento
dell'Unione Europea ai paesi dell'Europa Orientale. Questi due
coincidenti movimenti di espansione sono stati visti a Mosca come una
sorta di aggressione condotta nelle sue immediate vicinanze.
Questo genere di espansione ha avuto inizio nel 1989 dopo il crollo del
Muro di Berlino. Da quel momento gli Stati Uniti hanno deciso di
controllare l'intero pianeta. Hanno scelto così l'Europa Occidentale
come punto di partenza per muovere verso la Russia e l'Asia Centrale. È
infatti noto che l'Asia Centrale ha enormi giacimenti di gas e petrolio.
Gli Stati Uniti presero così a influenzare i paesi del Blocco di
Varsavia e alcune ex-repubbliche sovietiche, come l'Ucraina.
Dal 1990 l'Ucraina ha cominciato a separare il proprio futuro
geopolitico dalla sua sede naturale, e dunque da Mosca.
Se analizziamo la cosiddetta "Rivoluzione Arancione", ci rendiamo conto
che dietro queste conquiste della cosiddetta società civile ucraina
c'erano gli interessi di Washington. Non dobbiamo neanche dimenticare il
ruolo dei cosiddetti filantropi come George Soros non solo nella
destabilizzazione dell'Ucraina, ma anche nelle ex repubbliche jugoslave.
Quando l'Ucraina ha abbandonato o tentato di abbandonare il proprio
contesto geopolitico naturale, quello di partner privilegiato di Mosca,
è evidente che nelle trattative per il gas Mosca ha cercato di stabilire
prezzi di mercato, visto che l'Ucraina non era più un cliente
privilegiato ma un cliente come tutti gli altri. Ovviamente la disputa
ha finito per colpire l'Europa, perché i leader ucraini mancano di
sovranità e sono pilotati da interessi occidentali a guida statunitense.
Invece di cercare un accordo economico, come si fa solitamente tra paesi
sovrani, l'Ucraina ha aggravato la situazione sottraendo il gas
destinato ai paesi europei.
Questa vera ragione della crisi è stata ignorata dalla stampa
dell'Europa Occidentale, compresa quella italiana. Nella disputa del gas
la maggioranza dei giornalisti italiani si è concentrata non sulle vere
cause, ma sulla demonizzazione del governo russo, dicendo che nella
questione del gas aveva usato la geopolitica come un'arma, mentre il
Presidente Medvedev e il Primo Ministro Putin stavano solo applicando
prezzi di mercato a normali transazioni economiche sul gas.
RT: L'Ucraina è sull'orlo del default. La Russia
non può contare sul fatto che l'Ucraina paghi tariffe basate sui prezzi
di mercato, il prossimo anno.
T.G.: Ritengo che sia possibile trovare un accordo
economico. Mosca e Kiev possono anche negoziare degli sconti. Vorrei
ancora una volta sottolineare che non è solo un problema di transazioni
economiche, di importazione ed esportazione. È una questione
geopolitica. È evidente che se l'Ucraina sceglie di schierarsi con
l'Occidente sotto la guida di Washington, questo influenzerà non solo il
commercio del gas ma anche altri aspetti economici. Dunque, io credo,
sarà possibile trovare una soluzione economica, ma la resistenza viene
da Kiev, perché dipende dagli interessi di Washington.
RT: A proposito di Washington, parliamo delle basi
militari statunitensi sul territorio italiano. Qual è la sua opinione al
proposito?
T.G.: La maggioranza della gente è cosciente della
presenza delle basi militari ma non è politicamente consapevole. Ecco
perché, nel caso dell'ampliamento della base militare di Vicenza, nel
nord del paese, si sono fatte considerazioni soprattutto di carattere
ambientalista. Il motivo principale e fondamentale è invece rimasto
nascosto, giacché in realtà questo ampliamento serve alle forze armate
degli Stati Uniti per metterle in grado di operare in coordinamento con
una base militare non distante, situata in Serbia, anch'essa dipendente
da Washington. In futuro sarà possibile, per gli USA, operare in paesi
confinanti e nel Vicino e Medio Oriente, in nazioni come la Siria e
l'Iran e in una certa misura anche in Russia. La nazione jugoslava, in
questo caso la Serbia, non è stata scelta per caso, ma perché ha
affinità culturali ed etniche con Mosca.
RT: La crisi del gas ha esasperato le tensioni tra
Russia e Unione Europea, e molti stati europei stanno già cercando
fornitori alternativi. La Russia ha motivo di preoccuparsene?
T.G.: No, non credo che la Russia debba preoccuparsene.
Penso che ciascun paese dovrebbe cercare le opportunità migliori sul
mercato per assicurarsi le forniture energetiche e l'autosufficienza. In
un più ampio contesto geopolitico eurasiatico credo che le relazioni tra
la Russia e l'Europa, e tra la Russia e l'Italia dovrebbero basarsi
anche sugli interessi economici: sullo scambio di nuove tecnologie di
frontiera, di tecnologia militare, risorse energetiche e, ovviamente,
relazioni culturali.
Penso che le relazioni culturali tra l'Unione Europea e l'Italia e,
naturalmente, la Federazione Russa, dovrebbero essere rafforzate.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, più di sessant'anni fa, queste
relazioni conobbero un declino perché furono ostacolate dalla classe
intellettuale e politica europea che appoggiò l'occidentalizzazione o
americanizzazione della cultura europea. Se paragoniamo la letteratura
europea e italiana degli ultimi anni con quelle degli anni Trenta,
notiamo che molti scrittori italiani usano un linguaggio molto più
scorretto, con molti prestiti dall'inglese. È un risultato della
colonizzazione culturale che Washington ha condotto dalla Seconda Guerra
Mondiale a oggi. È interessante notare che questa tendenza è presente
anche nei paesi dell'ex blocco sovietico.
RT: Qual è la linea italiana prevalente nei rapporti con la
Russia? I russi possono contare sul fatto che l'Italia svolga un ruolo
per migliorare le relazioni tra la Russia e l’Unione Europea?
T.G.: Certo, ovviamente l'Italia, insieme ad altri
paesi dell'Unione Europea, è un potenziale partner della Russia. Ma per
essere un partner vero e non solo potenziale, l'Italia dovrebbe avere
una maggiore libertà e la totale sovranità politica, che al momento non
ha.
Vorrei ribadire che in Italia ci sono più di 100 siti militari che
dipendono, direttamente o indirettamente, dagli Stati Uniti e fanno
parte del piano statunitense di influenza e occupazione dell'intera
penisola europea. In queste condizioni l'Italia e altri paesi sono
limitati nell'espressione dei loro interessi politici ed economici. Ma
bisogna anche riconoscere che negli ultimi anni la politica economica
del Presidente Putin prima, e dell'attuale Presidente Medvedev ora ha
gettato le basi affinché l'Italia diventi un vero partner di Mosca, non
solo dal punto di vista economico, ma anche da quello politico e,
ritengo, militare. L'Italia è situata nell'area mediterranea ed occupa
un'importante posizione strategica. Inoltre la sua posizione centrale è
anche fondamentale a livello geopolitico, in rapporto al Nord Africa e
al Vicino e Medio Oriente. Sarebbe giusto se la usasse ai fini
dell'integrazione eurasiatica.
Credo che le relazioni tra l'Italia e la Russia stiano migliorando: gli
imprenditori italiani si stanno muovendo nella giusta direzione, perché
riescono a superare i limiti imposti da un potere politico che viene
direttamente da Washington e Londra.
RT: Lei è molto critico nei confronti di
Washington, e descrive gli Stati Uniti quasi come una nazione imperiale.
Ma ormai non viviamo più in un mondo unipolare.
T.G.: Sono molto critico nei confronti di Washington
perché ha incluso l'Europa nel suo spazio geopolitico e la considera
solo come una testa di ponte per attaccare l'intero suolo eurasiatico.
Ciò mi rende critico, ma naturalmente bisogna sempre tener conto
dell'importanza e del significato degli Stati Uniti. E gli Stati Uniti
dovrebbero anche capire che l'epoca in cui erano una superpotenza si è
conclusa. Attualmente, nel XXI secolo, a livello geopolitico abbiamo un
sistema multipolare con la Russia, la Cina, l'India, gli Stati Uniti e
alcuni stati del Sud America che stanno anch'essi creando la loro entità
geopolitica: mi riferisco al Brasile, all'Argentina, al Cile, al
Venezuela e ovviamente anche alla Bolivia. In particolare, la maggiore
libertà di cui godono questi paesi sudamericani può permettere
all'Unione Europea di lasciare il blocco occidentale dominato dagli
Stati Uniti e dalla Gran Bretagna.
RT: Lei conosce i punti caldi dell'Europa e le regioni
separatiste. Avete monitorato le elezioni in Transnistria. C'è un'isola
al largo della Sardegna in Italia che ha appena dichiarato
l'indipendenza, che si dice ispirata dall'Abchazia e dall'Ossezia del
Sud. Esiste una formula universale con cui affrontare la questione del
separatismo?
T.G.: Le questioni sono completamente diverse. In
Sardegna c'è un movimento politico separatista, ma in Italia altri
separatisti/secessionisti siedono ora al parlamento e sono al governo.
Per quanto riguarda la Transnistria, è necessario valutare la sua
situazione dal punto di vista geostrategico. La Moldavia e la Romania
avvertono il peso degli Stati Uniti e della NATO. Quello della
Transnistria è uno dei cosiddetti conflitti congelati. Ritengo che
l'indipendenza della Transnistria sarebbe interessante, perché in tal
caso diventerebbe un'area in cui gli Stati Uniti non potrebbero entrare.
Sarebbe un territorio libero dal punto di vista eurasiatico, perché la
Transnistria avrebbe la propria sovranità. Non analizzo questa
repubblica in base al suo governo attuale. Mi limito ad analizzarne la
sua situazione geostrategica e geopolitica. Perciò se la Transnistria è
una repubblica autonoma significa che sul suo piccolo territorio non ci
sono basi NATO.
Taduzione dall'originale in inglese a cura di
Manuela Vittorelli
Fonte:
Russia Today
Video :
http://www.youtube.com/watch?v=DueTCaOynhU&translated=1
Link originale :
http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkFZFZkkpuIJxPqOYU.shtml
Link a questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/USAnoEuropa_Eurasia.htm
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