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Anno III,  Comunicato 69,  del  15 settembre  2008

 

 

 

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Tutti a scuola! Ma non c'è rientro

per gli 82 bambini uccisi quest'anno...

L’educazione palestinese è condizionata e stravolta profondamente  dall'occupazione militare e dagli scontri tra Hamas e Fatah. Più di un milione di studenti palestinesi sarebbero dovuti ritornare a scuola alla fine del mese scorso, per rivedere i loro amici e rientrare in classe. Ma gli studenti palestinesi affrontano rischi e difficoltà uniche che non si possono immaginare facilmente.

La Relief and Works Agency delle Nazioni Unite, che segue i rifugiati, riporta che “82 bambini non ritorneranno a scuola. Sono stati uccisi quest’anno, vittime della violenza che permea la vita quotidiana dei bambini. E' mostruoso: 76 sono stati uccisi nel conflitto con Israele e 6 dalla violenza interna palestinese.”

Il sistema scolastico palestinese si prende cura del 70% degli studenti nella West Bank e a Gaza, l’UNRWA ne serve il 24%, e le scuole private il 6%. Ma l'85% delle scuole UNRWA a Gaza e il 20% delle scuole dell’autorità palestinese nella West Bank, sono costretti a fare due turni di scuola al giorno, riducendo il tempo di apprendimento. Anche se più dell’80% dei bambini va a scuola regolarmente, un numero sempre più elevato sta a casa perché le famiglie non possono affrontare le spese per le divise, i libri e il trasporto.

Traumatizzati da una violenza costante, i bambini sono sempre disattenti e non riescono a concentrarsi nello studio.

Basti ricordare che i  bambini e gli insegnanti devono affrontare un'odissea tutte le mattine per sperare di raggiungere la scuola:  i più di 500 check-point israeliani sono spesso ostacoli insormontabili. Le truppe israeliane fanno a volte incursioni nelle scuole come anche nei parchi gioco. E se gli studenti rispondono con lanci di pietre, i soldati israeliani lanciano lacrimogeni, bombe sonore, e 'pallottole di gomma' che uccidono e mutilano.

A Gaza, molti bambini ed insegnanti non possono andare a scuola perché manca la benzina a causa dell'embargo israeliano. Israele non ha consentito i rifornimenti alle scuole della Striscia e gli abitanti sono costretti a comperarli dal contrabbando egiziano.

Anche le ostilità tra Fatah e Hamas minacciano la vita dei piccoli studenti. Il 24 agosto, il primo giorno di scuola, l’unione degli insegnanti di Fatah è scesa in sciopero. Hamas si è vendicata licenziando gli insegnanti assenti (60-65%) e rimpiazzandoli con nuovi laureati. Gli insegnanti che scioperano hanno paura delle punizione di Hamas mentre quelli che vanno al lavoro prevedono ritorsioni da Fatah.

Nonostante Israele abbia bloccato le importazioni di materiale edile per ben 90 milioni di dollari (63 milioni di euro) del programma di costruzione di scuole, l’UNRWA ha aperto nuove scuole e ha dato ad ogni studente un sussidio di 25 dollari.

E le restrizioni non finiscono mai: Israele ha autorizzato solamente 58 studenti su 600 ad iscriversi ad università straniere. Sebbene un numero imprecisato è stato autorizzato ad uscire dal valico di Rafah che l’Egitto ha recentemente aperto, molti studenti non lo richiedono per paura di venir intrappolati. Tutti gli impiegati delle nove università  palestinesi stanno facendo uno sciopero a singhiozzo, richiedendo un aumento di stipendio. Per Ghassan Khatib, vice presidente dell’università  Birzeit “i salari sono così bassi che pregiudicano la qualità dell’educazione. Gli insegnanti stanno abbandonando la professione”.

Se i professori abbandonano, i genitori palestinesi sono sfiniti e psicologicamente provati. Fin dalla fondazione di Israele 60 anni fa, le famiglie palestinesi hanno puntato sull’educazione per un futuro migliore per i loro figli. Ma oggi quel sogno diventato progetto educativo tra i più allargati a tutti sembra non alimentarsi più...

 

Michael Jansen, The Irish Time, 11 settembre 2008

Tradotto dal team di Bocche Scucite settembre 2008