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17 agosto 2008
Nel silenzio e nell’indifferenza del mondo e dei media
occidentali, nei cimiteri della Repubblica Serba di
Bosnia, i serbi piangono da soli.
Migliaia di candele accese sulle tombe o sulle lapidi
delle fosse comuni; migliaia di ghirlande di fiori
posate e di funzioni funebri hanno avuto luogo in
questo mese, ma di cui
nessuno in occidente ha parlato, fosse
anche solo per rispetto della morte e del dolore di
migliaia di vedove, orfani, familiari di civili,
assassinati dalle bande fondamentaliste, all’interno
della guerra civile in Bosnia, scatenata da
Izetbegovic e supportata dalle potenze occidentali.
Anche in questo 11 Luglio 2008, giornali, televisioni
e media, ambasciatori e intellettuali del mondo
occidentale hanno ricordato, filmato, "partecipato" al
dolore dei familiari dei combattenti fondamentalisti e
secessionisti musulmani di Bosnia, morti nelle
battaglie per Sarajevo, Srebrenica e nelle altre
regioni bosniache, sconvolte dalla guerra civile.
Voglio continuare a sottolineare e a ricordare che
furono decine di migliaia i musulmani jugoslavisti
della Bosnia che hanno combattuto con la JNA (Armata
Jugoslava) a fianco dei serbi, per difendere la Bosnia
Erzegovina jugoslava e multietnica, in cui da oltre 50
anni vivevano. Chi si ricorda o ha mai sentito parlare
di Fikret Abdic, comandante musulmano, che fino
all’ultimo ha combattuto con i suoi uomini contro le
forze terroriste e secessioniste musulmane legate
all’ex presidente Izetbegovic?! E’ ancora oggi
prigioniero nelle carceri croate.
E chi si ricorda di
Ismet Duheric,
il comandante dell’Unità "Mesa Selimovic",
interamente formata da musulmani, che era parte
dell’Armata Serbo Bosniaca?
Di fronte alla morte occorrerebbe sempre, almeno, il
rispetto ed il silenzio.
Da parte dei detentori dei mezzi di informazione e dei
politici internazionali, estranei quindi al dolore
delle parti in conflitto, occorrerebbero la dignità e
l’etica di un metro di giudizio equidistante ed
equanime per i sopravvissuti e gli scampati. Ma anche
questa volta, i media occidentali hanno voluto
"intossicare" l’informazione ed hanno scelto di
continuare a fare propaganda fondata sulla
"disinformazione strategica", che tanta morte,
violenza e odio ha generato nelle terre bosniache e
nei Balcani.
Ancora una volta hanno perso un occasione per operare
e favorire processi di pace e conciliazione tra quelle
genti lacerate dagli avvenimenti accaduti. Ancora una
volta hanno calpestato e umiliato la verità storica ed
i fatti ormai documentati nei loro vari e intricati
aspetti.
Anche questo 11 Luglio 2008, dov’erano questi uomini
di pace, questi informatori professionali (… o
"professionisti"?), dove hanno lasciato la loro
indignazione, la loro umanità "ferita" dai tragici
avvenimenti della guerra?
Ancora una volta migliaia di familiari dei caduti
civili serbi hanno pianto, ricordato, pregato nella
assoluta indifferenza del mondo. Ma quest’anno con una
umiliazione e dolore in più nella coscienza e
nell’anima: essendoci stata nelle scorse settimane,
l’assoluzione da parte del TPI dell’Aja del criminale
di guerra Naser Oric, accusato da testimoni, da video
dove si faceva riprendere con i suoi uomini, alcuni
con in mano le teste mozzate di serbi, attorniato dai
cadaveri di civili dei villaggi serbi intorno a
Srebrenica.
Naser Oric e Srebrenica:
tra il 1992 e il 1993
SOLO nei
Municipi di Srebrenica e Bratunac
(parte orientale della Bosnia), furono assassinati
3282 serbi (civili, donne, bambini,
anziani) e
TUTTI i
156
villaggi di questi comuni furono
incendiati e rasi al suolo dalle bande terroriste
guidate da Oric (la 28° divisione musulmana), che poi
si ritirava nella zona protetta dall’ONU di
Srebrenica, fino a quando l’esercito serbo bosniaco
non prese la città.
Questo è stato ed ha fatto Naser Oric, una leggenda di
ferocia e spietatezza, che ha insanguinato la terra
bosniaca per oltre tre anni, come testimoniato in
interviste, denunce, dichiarazioni di ufficiali
dell’UNPROFOR (le forze di protezioni ONU in Bosnia) e
di Peacekeeper civili ONU (operatori di pace).
Riporto qui solo due, tra le innumerevoli ormai
disponibili, stralci di testimonianze: una del
Generale francese Morillon e l’altra del giornalista
canadese B. Schiller.
Srebrenica e Naser Oric
(…) Nella sua testimonianza, Morillon ha confermato
che l’enclave di Srebrenica veniva utilizzata
dall’armata bosniaco-musulmana come base militare
operativa sotto il comando di Naser Oric. Lo stesso
Oric contribuì alla crisi umanitaria gestendo azioni
di guerriglia mediante la strategia attacco-fuga, che
avevano come obiettivo villaggi serbi. Morillon ha
spiegato: "Queste enclaves vennero parzialmente
occupate da forze musulmane sotto il comando di Naser
Oric, che intraprese regolari battaglie (…)".
Dermot Groome, pubblico ministero dell’ICTY, ha posto
a Morillon una domanda riguardo l’attacco di Kravica
nella sera del Natale ortodosso:
"Generale, la sua asserzione descrive dettagliatamente
gli attacchi di Naser Oric, in particolare quello
sferrato la sera del Natale ortodosso." Morillon
replicò: "Le azioni alle quali lei fa riferimento
furono una delle ragioni del deterioramento della
situazione nell’area, in special modo durante il mese
di gennaio. Naser Oric si impegnò in attacchi durante
le vacanze ortodosse, distruggendo i villaggi e
massacrandone gli abitanti. Ciò originò una tale
ondata di violenza e ad un livello di odio
straordinario, inaudito nella regione, inducendo così
la regione di Bratunac in particolare – interamente a
popolazione serba – ad insorgere e ribellarsi alla
sola idea che mediante gli aiuti umanitari si potesse
aiutare la popolazione ivi presente (...).
(Testimonianza al TPI dell’Aja)
Terrificante signore della guerra musulmano elude le
forze serbo-bosniache
Belgrado, Jugoslavia - Quando il comandante
serbo-bosniaco Generale Ratko Mladic entrò
trionfalmente a Srebrenica la scorsa settimana, non
voleva solo prendere Srebrenica, voleva Nasir Oric.
Dal punto di vista di Mladic, questo comandante
musulmano fortemente armato, aveva reso la vita troppo
difficile e troppo mortale per le comunità serbe della
zona.
Anche se i Serbi avevano circondato Srebrenica, Oric
continuava ad organizzare raid notturni contro le zone
serbe. Oric, come il più assetato dei guerrieri che
abbia mai attraversato un campo di battaglia, fuggì da
Srebrenica prima che cadesse. Alcuni credono che abbia
guidato le forze bosniache musulmane verso le vicine
enclavi di Zepa e Gorazde. Oric è terrificante ed è
fiero di questo.
Lo incontrai nel gennaio del 1994, a casa sua nella
Srebrenica circondata dai Serbi. In una notte fredda e
nevosa, mi sedetti nel suo salotto a guardare una
scioccante versione video di ciò che poteva chiamarsi
"il meglio di Nasir Oric".
C’erano case bruciate, cadaveri, teste ferite e
persone che scappavano. Oric sorrideva nel frattempo,
ammirando il suo lavoro. "Gli abbiamo fatto
un’imboscata", disse quando sullo schermo apparvero un
certo numero di Serbi morti.
La successiva sequenza di cadaveri era stata causata
dagli esplosivi: "Abbiamo spedito quei ragazzi sulla
luna, si vantò". Quando apparve la sequenza di una
città fantasma segnata dai proiettili senza alcun
corpo visibile, Oric si affrettò ad annunciare: "Lì
abbiamo ucciso 114 Serbi". Più tardi ci furono delle
celebrazioni, con cantanti che con voci tremanti
facevano i suoi elogi.
Queste reminiscenze di immagini, evidentemente,
venivano da quelli che i Musulmani consideravano i
giorni della gloria di Oric. Questo era prima che la
maggior parte della Bosnia orientale cadesse e
Srebrenica diventasse una "Zona sicura", con le forze
di pace delle Nazioni Unite all’interno, e i Serbi
all’esterno.
Più tardi, comunque, Oric intensificò i suoi attacchi
notturni "colpisci e scappa". (…) I Serbi considerano
Oric, come un criminale di guerra (…).
(Bill Schiller, Toronto Star, Mercoledì 20 luglio
2005)
L’assoluzione di Oric all’Aja è stata l’ennesima
dimostrazione del ruolo del TPI dell’Aja, dei suoi
intenti, della sua natura e dei suoi obiettivi di
fondo.
Ma i serbi di Bosnia e del Kosovo
non sono soli.
Uomini e donne di buona volontà, coscienti e fautori
della lotta per la pace, dell’amicizia e solidarietà
tra i popoli, della lotta per la ricerca della verità,
in ogni paese continuano una difficile ma tenace
battaglia per far conoscere la verità storica: quella
fondata su atti, fatti, testimonianze, documenti non
"filtrati e falsificati" dalla supina e artefatta
informazione, predisposta nelle quattro grandi agenzie
stampa delle capitali dell’ovest, e assoggettata agli
interessi storici e strategici delle potenze
occidentali.
Anche queste poche righe fanno parte di questa immane
battaglia ed impegno per la ricerca della verità,
coscienti che solo attraverso la verità storica si può
raggiungere la giustizia. Senza verità non ci potrà
mai essere giustizia, di conseguenza non ci sarà pace
e stabilità, e le conflittualità rimarranno latenti e
persistenti
…ma tutto ciò non è nell’interesse di qualche
strategia di dominio imperialista?!
Chiudo con le parole malinconiche dello scrittore
serbo Pavlovic, che sono la fotografia dell’anima del
popolo serbo in questi anni di falsità, menzogne e
prezzi da essi pagati, per restare se stessi:
"…Belle città non ci saranno più
nel nostro
paese.
Lunghe notti
vogliamo e boschi fondi
dove si veda
anche senz’occhi.
Lasciateci
cantare e pensare su noi stessi,
perché gli
altri ci hanno scordati…"
Luglio 2008, Enrico Vigna portavoce del Forum Belgrado
Italia
Enrico Vigna, www.resistenze.org - |