"Notizie dalla Terra Santa"


 

Anno III,  Comunicato n. 89, del 30 NOVEMBRE 2008

Un silenzio abominevole

 

GAZA AGONIZZA, E NESSUNO LA STA A SENTIRE

di Sonja Karkar, The Electronic Intifada, 27 Novembre 2008

Traduzione Andrea carancini, andreacarancini.blogspot.com
 



Che genere di governo può negare, nel 21° secolo, ad un altro popolo 
i diritti umani basilari - e cioè il diritto al cibo, all'acqua, 
all'alloggio, alla sicurezza e alla dignità?

Che genere di governo impone sanzioni draconiane a un altro popolo 
per aver eletto democraticamente un governo non di suo gradimento?

Che genere di governo chiude ermeticamente un territorio densamente 
popolato da un milione e mezzo di persone, in modo che nessuno possa 
entrare o uscire senza permesso, i pescatori non possano pescare 
nelle proprie acque, e gli aiuti umanitari non possano essere 
distribuiti alla popolazione affamata?

Che genere di governo taglia il carburante, l'acqua e l'elettricità e 
poi fa cadere sulla popolazione le bombe e il fuoco dell'artiglieria?

La risposta è: nessun governo onesto.

E nonostante ciò, governo dopo governo, Israele continua a chiedere 
elogi e riconoscimenti come se fosse la prima democrazia del mondo, 
superiore a tutte le altre, nonostante il suo disprezzo per il 
diritto internazionale, le sue violazioni dei diritti umani, e la 
criminalità e la corruzione dei leader israeliani. Ancora peggio, il 
mondo ha accettato e ha accolto nel proprio seno ogni governante 
israeliano come ospite di riguardo.

Questo dovrebbe dare a ognuno di noi il tempo di riesaminare le 
nostre nobili dichiarazioni di indipendenza e quelle sui diritti 
umani, sull'etica, la moralità, le convinzioni religiose, le libertà 
civili e lo stato di diritto. Stanno lì solo per essere mostrate o 
significano davvero qualcosa? Sono state fatte solo per qualche 
popolo o per tutti i popoli?

Il Presidente di Israele, Shimon Peres è solo uno dei molti leader 
che hanno favorito la politica e i programmi aggressivi di Israele, e 
tuttavia è stato insignito del titolo di cavaliere dalla Regina 
[d'Inghilterra] e probabilmente verrà insignito con una serie di 
conferenze a lui intitolate dal Balliol College dell'Università di 
Oxford. Onori decisamente dubbi, per un uomo che contribuì ad 
espellere forzosamente 750.000 palestinesi dalla propria terra nella 
guerra del 1948.

Oggi, vediamo a Gaza il genere di ghetto che il mondo pensava di non 
vedere mai più: il paragone è stato fatto all'inizio di quest'anno 
dal Ministro della Difesa israeliano Matan Vilnai, quando ha 
minacciato "un olocausto [shoah] più grande" contro i palestinesi di 
Gaza. In seguito, si è giustificato dicendo che aveva usato tale 
espressione con il significato di "disastro", quando in realtà il 
termine in questione è ben noto a chiunque. Ad ogni modo, la minaccia 
è stata sinistra a sufficienza.

La morte lenta che colpisce i palestinesi a Gaza sta trovando le 
prime vittime nei più di 400 malati in condizioni critiche a cui 
viene impedito di lasciare Gaza per cure mediche urgenti negli 
ospedali israeliani o arabi. Migliaia di altri pazienti vengono 
mandati via dagli ospedali, che soffrono di una grave penuria di 300 
generi differenti di medicine.

Gli ospedali sono stati privati di medicine e di attrezzature per 
così tanto tempo, che il filo di rifornimenti finalmente concessi, 
non può più soddisfare i bisogni vitali minimi della popolazione 
civile. Similmente, il carburante concesso è a malapena sufficiente a 
far funzionare la centrale elettrica di Gaza per un giorno.

Questa distribuzione centellinata di soccorsi è stata suggerita dal 
consigliere Dov Weisglass del Primo Ministro israeliano, che nel 
Febbraio del 2006 disse: "L'idea è di mettere a dieta i palestinesi, 
ma di non farli morire di fame".

Una politica così ostile ha condotto ad una pesante crescita della 
denutrizione, poiché le persone vengono private dei loro bisogni 
primari. Non solo i mulini sono stati costretti a chiudere perché il 
carburante e l'elettricità sono cessati, ma ora tutte le scorte di 
grano si sono esaurite. Dei 72 panifici in funzione nella Striscia di 
Gaza, 29 hanno completamente cessato di cuocere il pane e gli altri 
li stanno per seguire. Questo significa che anche l'alimento più 
basilare - il pane - presto non sarà più disponibile per la 
popolazione affamata.

Un rapporto della Croce Rossa descrive gli effetti dell'assedio come 
"devastanti". Il settanta per cento della popolazione sta soffrendo 
per l'incertezza del cibo, mentre la sospensione, dal 4 Novembre, dei 
soccorsi alimentari a circa 750.000 profughi nei pietosi campi di 
Gaza, ha ulteriormente devastato i palestinesi, che non hanno 
alternative.

Le Nazioni Unite, Amnesty International e Human Rights Watch hanno 
tutte definito come "crudele" il blocco di Gaza. L'ex Presidente 
degli Stati Uniti, Jimmy Carter, non si perita dal definire la 
situazione come un"odiosa atrocità", equivalente a un crimine di guerra.

In Inghilterra, la delegata di Oxfam, Barbara Stocking ha vivamente 
criticato il Ministro degli Esteri David Miliband per non aver 
nominato la "disperazione" di Gaza nel suo recente viaggio in Israele 
e in Palestina.

La tattica di Israele potrebbe però essere controproducente.

La chiusura di Gaza da parte di Israele è stata così draconiana, che 
i più grandi network mediatici del mondo, incluso il New York Times, 
si sono indignati che ai loro giornalisti è stato proibito di entrare 
nella Striscia di Gaza, e hanno protestato scrivendo al Primo 
Ministro Ehud Olmert.

Anche i leader delle confessioni cristiane sono stati esclusi da 
Gaza. La settimana scorsa, Israele ha impedito all'Arcivescovo 
Franco, nunzio papale in Israele, di celebrare la Messa che segna 
l'inizio dell'Avvento che conduce al Natale.

E nei territori occupati della Cisgiordania, il Ministro della Difesa 
israeliano Ehud Barak ha approvato la costruzione di centinaia di 
insediamenti illegali, in flagrante spregio degli accordi di pace, 
frustrando ulteriormente l'attuale amministrazione americana, 
desiderosa di ottenere una soluzione prima della fine del proprio 
mandato.

Quello che è davvero sbalorditivo è il silenzio del mondo di fronte a 
tutto questo. La premura vergognosa di concedere a Israele ogni onore 
e riconoscimento per preservarlo dalla colpa storica di aver 
orchestrato la distruzione della società palestinese, è a dir poco 
irragionevole.

Sonja Karkar è fondatrice e presidente di Women for Palestine, nonché 
fondatrice e animatrice di Australians for Palestine, a Melbourne. E' 
anche direttrice di
http://www.australiansforpalestine.com/ e scrive 
articoli sulla Palestina per varie pubblicazioni.

 



Link originale :
http://electronicintifada.net/v2/article9997.shtml


Traduzione
http://andreacarancini.blogspot.com/2008/11/un-silenzio-abominevole.html

 

 

Link a questa pagina :

http://www.terrasantalibera.org/SilenzioAbominevole.htm

 


 

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