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Un silenzio abominevole
GAZA
AGONIZZA, E NESSUNO LA STA A SENTIRE
di
Sonja Karkar, The Electronic Intifada, 27 Novembre 2008
Traduzione Andrea carancini,
andreacarancini.blogspot.com

Che genere di governo può negare, nel 21° secolo, ad un altro
popolo
i diritti umani basilari - e cioè il diritto al cibo,
all'acqua,
all'alloggio, alla sicurezza e alla dignità?
Che genere di governo impone sanzioni draconiane a un altro
popolo
per aver eletto democraticamente un governo non di suo
gradimento?
Che genere di governo chiude ermeticamente un territorio
densamente
popolato da un milione e mezzo di persone, in modo che nessuno
possa
entrare o uscire senza permesso, i pescatori non possano
pescare
nelle proprie acque, e gli aiuti umanitari non possano essere
distribuiti alla popolazione affamata?
Che genere di governo taglia il carburante, l'acqua e
l'elettricità e
poi fa cadere sulla popolazione le bombe e il fuoco
dell'artiglieria?
La risposta è: nessun governo onesto.
E nonostante ciò, governo dopo governo, Israele continua a
chiedere
elogi e riconoscimenti come se fosse la prima democrazia del
mondo,
superiore a tutte le altre, nonostante il suo disprezzo per
il
diritto internazionale, le sue violazioni dei diritti umani, e
la
criminalità e la corruzione dei leader israeliani. Ancora
peggio, il
mondo ha accettato e ha accolto nel proprio seno ogni
governante
israeliano come ospite di riguardo.
Questo dovrebbe dare a ognuno di noi il tempo di riesaminare
le
nostre nobili dichiarazioni di indipendenza e quelle sui
diritti
umani, sull'etica, la moralità, le convinzioni religiose, le
libertà
civili e lo stato di diritto. Stanno lì solo per essere
mostrate o
significano davvero qualcosa? Sono state fatte solo per
qualche
popolo o per tutti i popoli?
Il Presidente di Israele, Shimon Peres è solo uno dei molti
leader
che hanno favorito la politica e i programmi aggressivi di
Israele, e
tuttavia è stato insignito del titolo di cavaliere dalla
Regina
[d'Inghilterra] e probabilmente verrà insignito con una serie
di
conferenze a lui intitolate dal Balliol College
dell'Università di
Oxford. Onori decisamente dubbi, per un uomo che contribuì ad
espellere forzosamente 750.000 palestinesi dalla propria terra
nella
guerra del 1948.
Oggi, vediamo a Gaza il genere di ghetto che il mondo pensava
di non
vedere mai più: il paragone è stato fatto all'inizio di
quest'anno
dal Ministro della Difesa israeliano Matan Vilnai, quando ha
minacciato "un olocausto [shoah] più grande" contro i
palestinesi di
Gaza. In seguito, si è giustificato dicendo che aveva usato
tale
espressione con il significato di "disastro", quando in realtà
il
termine in questione è ben noto a chiunque. Ad ogni modo, la
minaccia
è stata sinistra a sufficienza.
La morte lenta che colpisce i palestinesi a Gaza sta trovando
le
prime vittime nei più di 400 malati in condizioni critiche a
cui
viene impedito di lasciare Gaza per cure mediche urgenti
negli
ospedali israeliani o arabi. Migliaia di altri pazienti
vengono
mandati via dagli ospedali, che soffrono di una grave penuria
di 300
generi differenti di medicine.
Gli ospedali sono stati privati di medicine e di attrezzature
per
così tanto tempo, che il filo di rifornimenti finalmente
concessi,
non può più soddisfare i bisogni vitali minimi della
popolazione
civile. Similmente, il carburante concesso è a malapena
sufficiente a
far funzionare la centrale elettrica di Gaza per un giorno.
Questa distribuzione centellinata di soccorsi è stata
suggerita dal
consigliere Dov Weisglass del Primo Ministro israeliano, che
nel
Febbraio del 2006 disse: "L'idea è di mettere a dieta i
palestinesi,
ma di non farli morire di fame".
Una politica così ostile ha condotto ad una pesante crescita
della
denutrizione, poiché le persone vengono private dei loro
bisogni
primari. Non solo i mulini sono stati costretti a chiudere
perché il
carburante e l'elettricità sono cessati, ma ora tutte le
scorte di
grano si sono esaurite. Dei 72 panifici in funzione nella
Striscia di
Gaza, 29 hanno completamente cessato di cuocere il pane e gli
altri
li stanno per seguire. Questo significa che anche l'alimento
più
basilare - il pane - presto non sarà più disponibile per la
popolazione affamata.
Un rapporto della Croce Rossa descrive gli effetti
dell'assedio come
"devastanti". Il settanta per cento della popolazione sta
soffrendo
per l'incertezza del cibo, mentre la sospensione, dal 4
Novembre, dei
soccorsi alimentari a circa 750.000 profughi nei pietosi campi
di
Gaza, ha ulteriormente devastato i palestinesi, che non hanno
alternative.
Le Nazioni Unite, Amnesty International e Human Rights Watch
hanno
tutte definito come "crudele" il blocco di Gaza. L'ex
Presidente
degli Stati Uniti, Jimmy Carter, non si perita dal definire
la
situazione come un"odiosa atrocità", equivalente a un crimine
di guerra.
In Inghilterra, la delegata di Oxfam, Barbara Stocking ha
vivamente
criticato il Ministro degli Esteri David Miliband per non
aver
nominato la "disperazione" di Gaza nel suo recente viaggio in
Israele
e in Palestina.
La tattica di Israele potrebbe però essere controproducente.
La chiusura di Gaza da parte di Israele è stata così
draconiana, che
i più grandi network mediatici del mondo, incluso il New York
Times,
si sono indignati che ai loro giornalisti è stato proibito di
entrare
nella Striscia di Gaza, e hanno protestato scrivendo al Primo
Ministro Ehud Olmert.
Anche i leader delle confessioni cristiane sono stati esclusi
da
Gaza. La settimana scorsa, Israele ha impedito
all'Arcivescovo
Franco, nunzio papale in Israele, di celebrare la Messa che
segna
l'inizio dell'Avvento che conduce al Natale.
E nei territori occupati della Cisgiordania, il Ministro della
Difesa
israeliano Ehud Barak ha approvato la costruzione di centinaia
di
insediamenti illegali, in flagrante spregio degli accordi di
pace,
frustrando ulteriormente l'attuale amministrazione americana,
desiderosa di ottenere una soluzione prima della fine del
proprio
mandato.
Quello che è davvero sbalorditivo è il silenzio del mondo di
fronte a
tutto questo. La premura vergognosa di concedere a Israele
ogni onore
e riconoscimento per preservarlo dalla colpa storica di aver
orchestrato la distruzione della società palestinese, è a dir
poco
irragionevole.
Sonja
Karkar è fondatrice e presidente di Women for Palestine,
nonché
fondatrice e animatrice di Australians for Palestine, a
Melbourne. E'
anche direttrice di
http://www.australiansforpalestine.com/
e scrive
articoli sulla Palestina per varie pubblicazioni.
Link originale :
http://electronicintifada.net/v2/article9997.shtml
Traduzione
http://andreacarancini.blogspot.com/2008/11/un-silenzio-abominevole.html
Link a questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/SilenzioAbominevole.htm
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