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In
risposta all’attuale brutale attacco a Gaza effettuato da Israele,
un ben noto provider si e’ fatto promotore presso i suoi clienti - a
distanza - di una petizione per l’urgente firma di un accordo di
cessate il fuoco, e a prima vista il suo sembrerebbe un nobile
tentativo. La compagnia che egli dirige opera per la comunita’
progressista e dona una parte dei suoi onorari a una vasta schiera
di organizzazioni progressiste. Si potrebbe osservare che tale
compagnia agisce di conserva con un noto cartello bancario
internazionale per fornire ai suoi clienti i servizi delle carte di
credito, ma cio’ che invece e’ piu’ interessante notare e’ che il
genere di linguaggio col quale essa presenta la sua petizione
sostiene circa la situazione di Gaza – intenzionalmente o no – la
solita tesi sionista.
In primo luogo vi compare il punto di vista – arcinoto – che "il
conflitto politico e storico che e’ la causa di questa violenza e’
vecchio di secoli e fin troppo complicato da spiegare…". Dovremmo
credere, insomma, che la situazione della Palestina e’ talmente
complessa che il cittadino medio non puo’ essere infastidito per
fargliela capire, cosicche’ l’unica cosa ragionevole che dovrebbe
fare sarebbe quella di accettare la versione che i mezzi di
informazione gli ammanniscono come un sano boccone.
In realta’ il conflitto
all’origine di questa violenza non e’ affatto vecchio di secoli, ne’
e’ troppo complesso da spiegare. Prima del 1900 ebrei e palestinesi
vissero insieme in Palestina per generazioni senza mai arrivare agli
attuali estremi livelli di odio e di violenza. Fu con l’avvento del
Sionismo - ossia del movimento politico che vorrebbe estendere a
tutta la Palestina storica l’insediamento di uno stato ebraico – che
le tensioni cominciarono a crescere. I capi del movimento sionista
cercarono di impossessarsi di pezzi sempre piu’ grossi di quella che
essi consideravano la cosiddetta "terra promessa" (ossia assegnata
loro da Dio) finche’ nel 1947-48 la violenta "pulizia etnica"
effettuata dalle milizie sioniste per scacciare i palestinesi dalla
loro madrepatria, e la creazione dello stato giudaico di Israele,
dettero inizio al vero e proprio conflitto.
Da allora Israele ha accelerato la sua aggressione continuando a
impadronirsi di sempre nuovo territorio palestinese attraverso
insediamenti illegali nella zona occidentale del paese. Ha inoltre
rifiutato di conformarsi alla Risoluzione 194 delle Nazioni Unite
che garantisce ai palestinesi il diritto a ritornare nelle terre
tolte loro nel 1947-48 a causa della guerra, oppure ad un congruo
compenso. Fra l’altro, in conseguenza di quella guerra e di quella
del 1967, Israele si espanse ben oltre i confini assegnatile
dall’originaria partizione della Palestina, e cio’ in violazione sia
delle Convenzioni di Ginevra sia dei termini che il piano originario
di partizione delle Nazioni Unite aveva stabilito fin da quando esso
venne concepito.
Benche’ i mezzi d’informazione ne parlino raramente – seppure ne
parlano – la vera cusa del conflitto esistente nella Palestina non
sono ne’ i palestinesi ne’ gli ebrei, ma bensi’ la colonizzazione
sionista della Palestina. Il Sionismo, che e’ una forma virulenta di
nazionalismo, promuove in seno alla societa’ israeliana una cultura
di esclusivita’ e di diritti: gli ebrei sono "il Popolo Eletto" che
vive nella "Terra Promessa". Questo atteggiamento essenzialmente
razzista crea un’atmosfera che legittimizza punizioni collettive e
violazioni dei diritti umani contro i palestinesi per il solo fatto
che essi non sono ebrei e che "le vite degli ebrei hanno piu’ valore
di quelle dei palestinesi". Tale atteggiamento venne riassunto nella
dichiarazione che il Rabbi israeliano di estrema destra Eliyah fece
nell’Aprile 2008: "La vita di un ragazzo yeshiva [allievo della
scuola rabbinica] vale piu’ della vita di mille arabi".
La meta dichiarata del sionismo e’ sempre stata, e continua ad
essere, l’espulsione dei palestinesi dalla Palestina e la
colonizzazione di tutto il loro paese, e non soltanto di quella zona
di esso che attualmente costituisce lo stato di Israele. Questa non
e’ una vana supposizione, ma un fatto. Nel suo libro La Pulizia
Etnica della Palestina Ilan Pappe, uno storico ebreo israeliano, fa
un ben documentato racconto del trasferimento, brutalmente
orchestrato, dei palestinesi dalle loro terre e del progetto
sistematico per la colonizzazione della Palestina attualmente in
corso. A sostegno di questi fatti, Pappe fa uso degli stessi archivi
israeliani. Quanto a quei filo-sionisti che ritengono che Pappe sia
troppo "un ebreo che si auto-odia" (termine spesso usato per
calunniare qualsiasi studioso ebreo che osi mettere allo scoperto
l’oscuro sottofondo del movimento sionista), essi possono leggere
sostanzialmente le stesse cose negli scritti di Benny Morris. Costui
e’ un fervente storico sionista perfettamente al corrente di tutti i
fatti della storia sionista, ma riassume i risultati dei suoi studi
col dire che, in effetti, la pulizia etnica fu un male necessario, e
che il suo solo rammarico era che Israele non avesse completato
questo lavoro fin dal 1948.
La seconda e piu’ sottile stortura sostenuta a spada tratta dai
promotori della petizione che sollecita il cessate il fuoco a Gaza
e’ contenuta nella seguente dichiarazione: "Entrambe le parti in
lotta continueranno ad agire come hanno sempre fatto, se penseranno
che il mondo resti a guardare e consenta loro di farlo". Ebbene,
lungo gli ultimi sessant’anni il mondo e’ rimasto a guardare ed ha
permesso a Israele di colonizzare aggressivamente il territorio
palestinese in violazione del diritto internazionale e delle
Convenzioni di Ginevra. Ma cio’ che la dichiarazione sottintende e’
che il popolo palestinese, per opporsi con la resistenza alle azioni
illegali di Israele, abbia bisogno del benestare della comunita’
internazionale. Sarebbe come se una famiglia estranea si stesse
trasferendo nel salotto di casa vostra e voi aveste bisogno di un
permesso per impedirglielo.
I racconti sionisti cercano di dipingere Israele come una vittima di
una non provocata violenza palestinese. Ma la resistenza palestinese
alla colonizzazione della loro terra da parte di Israele e’ un
diritto riconosciuto dalle leggi internazionali. La tesi –
ampiamente accettata e sbandierata a gran voce – che "Israele ha
diritto di difendersi" altro non e’ che un grottesco travisamento di
quanto dice la legge, proprio come il caso citato sopra di chi
abbisognasse di un permesso per cacciare un estraneo da casa sua.
Secondo le leggi internazionali Israele non ha alcun diritto di
"difendere" la sua pulizia etnica e la sua illegale occupazione
della Palestina. L’attacco di Gaza, come pure ogni azione di Israele
contro una resistenza palestinese - violenta o non violenta - non e’
un atto di autodifesa, bensi’ un atto di aggressione contro un
movimento di resistenza legittimo. Israele non sta difendendo sé
stessa, sta difendendo la sua illegale occupazione del territorio
palestinese.
Da un punto di vista strettamente morale e’ assurdo far credere che
il mostruoso assalto lanciato contro il popolo di Gaza, prigioniero
e indifeso, dalla quarta potenza militare del mondo possa essere
comunque giustificato dal lancio contro Israele di qualche primitivo
razzo di fabbricazione domestica. A Gaza vive un milione e mezzo di
persone che non hanno esercito ne’ marina ne’ aviazione, e piu’ di
due terzi della popolazione e’ costituita da donne e bambini. Dopo
aver avuto il coraggio, nel Gennaio 2006, di indire elezioni
democratiche, i palestinesi hanno visto incarcerare e assassinare
quelli che avevano eletto. Il governo che essi avevano formato venne
tolto di mezzo da un colpo di forza amministrativo e sostituito
nella zona ovest dal partito fantoccio Fatah. Quando il movimento di
resistenza Hamas volle opporsi a questo colpo e pretese di assumere
il governo per il quale era stato liberamente e onestamente
prescelto, fu esso che venne considerato aggressore, e non quelli
che lo avevano escluso dal potere. Ancora una volta le leggi vennero
travisate ed usate per giustificare la demonizzazione del movimento
Hamas.
Per peggiorare le cose, Israele, nel tentativo di costringere i
palestinesi di Gaza ad abbandonare i rappresentanti da loro
liberamente eletti, hanno tenuto Gaza sotto assedio (con l’aiuto
della comunita’ internazionale) per gran parte degli ultimi tre
anni, privandoli di molte delle cose piu’ necessarie alla vita,
finanche di carta, matite, testi scolastici e fazzoletti di carta.
Recentemente Israele ha aggiunto alla lista dei divieti di
importazione anche le scarpe e i vestiti, sostenendo che il
movimento Hamas potrebbe usarli per farne uniformi militari. E
questo nonostante il fatto che Israele giustifichi spesso
l’uccisione di civili a Gaza asserendo che i miliziani dello Hamas
non sono distinguibili dai civili perche’… non portano uniformi
militari!
Il principale impianto elettrogeno di Gaza e’ stato bombardato,
limitando gravemente cosi’ la fornitura di energia elettrica
necessaria per servizi idrici e fognature, a parte l’ovvio uso
domestico quotidiano. La fornitura di combustibile e’ stata
limitata, l’importazione di cemento ridotta, impedendo cosi’ di
riparare i fabbricati civili. L’aeronautica israeliana ha usato gli
aerei a reazione F-16 fornitile dagli Stati Uniti per eseguire su
Gaza frequenti voli a bassa quota a velocita’ supersonica generando
micidiali rombi supersonici i quali, come affermato a Gaza dal
settore della Sanita’ per le Malattie Mentali e dai Medici dei
Diritti Umani, "stanno provocando gravi conseguenze sui bambini
della citta’, fra cui stati di ansieta’, panico, paura, turbe di
concentrazione, e compromissione dell’attivita’ scolastica". Si
sospetta anche che tali rombi supersonici provochino aborti alle
puerpere palestinesi.
Questi sono soltanto alcuni pochi esempi della guerra di punizione
collettiva e di terrore che e’ stata scatenata contro la popolazione
civile di Gaza. Tale tattica si e’ andata intensificando negli
ultimi tre anni, culminando nelle ultime sei settimane nella quasi
completa privazione di commestibili, medicine, energia elettrica e
gasolio per il milione e mezzo di abitanti di Gaza. Figuriamoci
quindi come potrebbe lo Hamas impegnarsi in una resistenza contro
Israele.
Questo retroscena della devastazione di Gaza viene completamente
ignorato dai mezzi d’informazione americani associati, e anche da
gran parte di quelli cosiddetti progressisti. E’ come se la storia
fosse cominciata solo qualche mese fa. A un tratto quei pazzi
terroristi hanno cominciato a lanciar razzi su Israele senza un
motivo al mondo. Come osano? A questa affermazione, pero’, nessuno
obietta nulla. I cosiddetti mezzi di informazione alternativi si
strappano i capelli e sono in grande agitazione per la
sproporzionata reazione di Israele, e si mostrano colpiti dalle
sofferenze del popolo palestinese, ma poco si parla del fatto che i
miliziani palestinesi hanno realmente un motivo per lanciare razzi
su Israele.
Negli ultimi sessant’anni Israele non ha mai fatto uno sforzo
sincero per evitare conflitti coi palestinesi. Al contrario, questi
conflitti sono stati continuamente attizzati allo scopo di
facilitare e legittimare la colonizzazione della Palestina. A parte
la continua vuota retorica di Israele che afferma di volere un
partner in condizioni di pace, sin dal 1967, ossia da quando ebbe
inizio la campagna di insediamento illegale, non vi e’ stato un solo
governo israeliano che non abbia aumentato i suoi insediamenti della
zona occidentale. E tutto cio’ in diretta violazione delle
Convenzioni di Ginevra, per non parlare dei molti cosiddetti accordi
susseguitisi negli anni e nei quali Israele prometteva di porre fine
all’espansione dei suoi insediamenti.
In sintesi, Israele sta colonizzando la Palestina. Questa e’ la meta
che i suoi fondatori sionisti hanno sempre inteso raggiungere, e da
questo progetto il regime attuale non intende discostarsi. Tutte le
altre rivendicazioni del governo israeliano sono soltanto astuzie e
bugie. E questa frode e’ stata perpetrata con l’appoggio e
l’incoraggiamento di tutti i governi americani succedutisi dal 1947
in poi; infatti nessuna delle attuali aggressioni illegali di
Israele avrebbe potuto aver luogo senza l’approvazione degli Stati
Uniti e senza il massiccio aiuto militare da loro fornito.
Questa e’ la storia dell’attuale conflitto che noi non abbiamo il
permesso di ascoltare; e non gia’ perche’ non possiamo capirla per
la sua complicazione, ma perche’ essa offenderebbe troppo la
sensibilta’ di quelli che sostengono ciecamente Israele.
Mentre a Gaza si susseguono gli orrori, cosa potremmo noi fare?
Possiamo solo dare al popolo di Gaza un aiuto materiale ed
emozionale aiutando economicamente le organizzazioni assistenziali e
parlando chiaro contro i crimini di guerra che cola’ vengono
commessi, anche se poco si puo’ fare in questo breve lasso di tempo
per migliorare la situazione. Gia’ abbiamo visto, dai tanti
tentativi fatti per scongiurare la guerra in Irak, che per quante
voci si levino a protestare il palcoscenico internazionale e’ gia’
preparato, e i soliti attori reciteranno sino alla fine la loro
parte di questo disastro come fa comodo a loro, indipendentemente
dai nostri sforzi per fermarli.
E che dire su quanto tutto questo durera’? La situazione e’
tremenda. I nostri discorsi pubblici sono una cornucopia di bugie,
mistificazioni e dinieghi. I fatti vengono considerati irrilevanti.
La realta’ viene capovolta e le parole hanno perso il loro
significato. La violenza imperiale e coloniale viene definita
legittima autodifesa. La resistenza a questa violenza viene definita
terrorismo. Gli Stati Uniti e Israele, due delle piu’ celebri
cosiddette democrazie, sono in realta’ nazioni-canaglie
militarizzate impegnate in punizioni collettive, in torture, in
guerre di aggressione, e in politiche estere criminali che
disprezzano in modo flagrante persino i concetti piu’ basilari della
lealta’ e dell’umana decenza.
Negli Stati Uniti la cosiddetta Sinistra ridimensiona via via tutte
le successive atrocita’ che vengono o commesse o appoggiate dal
nostro governo. Israele assale Gaza usando i nostri soldi e le
nostre armi, e noi firmiamo una petizione che invoca la fine della
violenza. Ogni quattro anni ci impegniamo in un vortice di attivismo
politico e votiamo in elezioni truccate che non fanno altro che
legittimizzare l’operato della cricca al comando.
Cio’ che invece dovremmo fare sarebbe boicottare queste elezioni
truffaldine ed impegnarci un una azione decisa che promuova un
sollevamento popolare contro l’esistente struttura che ci governa.
Ci vuole un rivoluzione sociale non violenta che crei una struttura
politica nuova, perche’ con quella attuale il perpetuarsi
dell’impero e’ istituzionalmente preordinato. Agli americani viene
permesso di mescolare le carte e distribuire una mano di tanto in
tanto, ma sempre dallo stesso mazzo.
La situazione in Palestina, al pari di quella di molti altri
violenti conflitti mondiali, non e’ altro che un sintomo del male
che affligge l’impero americano. Gaza e’ soltanto un’altra scena
sanguinaria nell’incubo imperiale di morte e di distruzione
attualmente in corso. Se vogliamo fermare gli insensati massacri che
stanno avvenendo a Gaza, in Irak, in Afghanistan, e in tanti altri
luoghi, dobbiamo alzarci in piedi e dire no. E non soltanto a cio’
che viene fatto, ma alla fetida e inarrestabile macchina
imperialista che lo fa, lo esporta e lo coltiva. Finche’ non
distruggeremo questo ciclo di spaccio organizzato di potere e di
militarismo violento rifiutando di parteciparvi, dovremo soltanto
incolpare noi stessi della morte di tanti uomini, donne, e bambini
innocenti che vengono colpiti dalle nostre bombe. Il loro sangue e’
sulle vostre mani e sulle mie. Ormai noi americani siamo tutti
criminali di guerra.
Joe
Mowrey e’ un attivista palestinese che si batte per i diritti umani
e contro la guerra.
Articolo originale (5 Gennaio 2009 ):
www.dissidentvoice.org/2009/01/silence-is-complicity/
Traduzione di Rolando M.
:
http://www.uruknet.info/
Altro link utile :
http://www.mentereale.com/20090110348/News/Articoli/il-silenzio-e-complicita-ora-siamo-tutti-criminali-di-guerra.html
Link a questa
pagina :
http://www.terrasantalibera.org/SiamoTuttiCriminali.htm
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