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Anno III,  Comunicato 69,  del  15 settembre  2008

 

 

 

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Se un redattore di Haaretz parla di “apartheid”.

E non si pente!

 

Danny Rubinstein, redattore e membro del consiglio d’amministrazione di Haaretz, non ha ritrattato: Israele è uno “Stato di apartheid”: così aveva affermato in una Conferenza delle Nazioni Unite. Alcuni si aspettavano che Rubinstein spiegasse il contesto delle sue parole, ma quando gli è stata offerta l’occasione di spiegarsi di fronte alla comunità ebraica locale, ha testardamente confermato le sue dichiarazioni rincarando la dose: “Non chiedo scusa per quel che ho detto”, ha dichiarato il redattore di Haaretz,  “Nella mia cerchia, molti utilizzano il termine apartheid. Il mio giornale lo usa sempre più spesso. Non c’è niente di nuovo.” Rubinstein ha riferito di aver iniziato ad usare questa parola dopo che l’ex presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter, ha pubblicato il libro “Palestine: Peace not Apartheid”.“Anche Ariel Sharon ha usato il termine ‘occupazione’, che non era mai stato adoperato prima! Io ho l’obbligo professionale di dire quello che penso, e non cambio quel che dico o che penso in base al posto in cui mi trovo.”  


Rischio secessione o... espulsione?

 

L’ex ambasciatore israeliano negli States ha detto che esiste un rischio secessione della Galilea da Israele, vista l'aria generalizzata di secessione in un contesto come quello georgiano (o quello kosovaro), in cui gli israeliani hanno appoggiato direttamente le operazioni militari che hanno aperto la possibilità della secessione stessa. I paradossi sono davvero tanti (ma Israele non stupisce, è l'avanguardia mondiale dei paradossi). Tra l'altro ogni scusa sembra buona per ribadire la necessità di portare avanti una bella “pulizia” di arabi palestinesi cittadini d'Israele, come emerge nelle parole dell'ingegnere etnico in questione: "è decisivo ristabilire la maggioranza ebraica nel nord", quello cioè a cui mirano le politiche israeliane da tanto tempo. (Nicola Perugini)


 Bella differenza...

È in una prigione militare:

E' Udi Nir, 18 anni,

si rifiuta di servire un esercito

che viola i diritti umani fondamentali

nei Territori Occupati

 

E' a piede libero:

E' il soldato che ha sparato

e ucciso il piccolo Ahmad Mussa 10 anni,

nei campi di Ni'lin

 

 Haaretz, 22 agosto, 2008


BoccheScucite settembre 2008