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Se un redattore di Haaretz parla di “apartheid”.
E non si pente!

Danny Rubinstein, redattore e membro del consiglio
d’amministrazione di Haaretz, non ha ritrattato: Israele è uno “Stato
di apartheid”: così aveva affermato in una Conferenza delle
Nazioni Unite. Alcuni si aspettavano che Rubinstein spiegasse il
contesto delle sue parole, ma quando gli è stata offerta
l’occasione di spiegarsi di fronte alla comunità ebraica locale,
ha testardamente confermato le sue dichiarazioni rincarando la
dose: “Non chiedo scusa per quel che ho detto”, ha dichiarato il
redattore di Haaretz, “Nella mia cerchia, molti utilizzano il
termine apartheid. Il mio giornale lo usa sempre più spesso. Non
c’è niente di nuovo.” Rubinstein ha riferito di aver iniziato
ad usare questa parola dopo che l’ex presidente degli Stati Uniti,
Jimmy Carter, ha pubblicato il libro “Palestine: Peace not
Apartheid”.“Anche Ariel Sharon ha usato il termine
‘occupazione’, che non era mai stato adoperato prima! Io ho
l’obbligo professionale di dire quello che penso, e non cambio
quel che dico o che penso in base al posto in cui mi trovo.”
Rischio secessione o... espulsione?
L’ex ambasciatore israeliano negli States ha detto che esiste un
rischio secessione della Galilea da Israele, vista l'aria
generalizzata di secessione in un contesto come quello georgiano
(o quello kosovaro), in cui gli israeliani hanno appoggiato
direttamente le operazioni militari che hanno aperto la
possibilità della secessione stessa. I paradossi sono davvero
tanti (ma Israele non stupisce, è l'avanguardia mondiale dei
paradossi). Tra l'altro ogni scusa sembra buona per ribadire la
necessità di portare avanti una bella “pulizia” di arabi
palestinesi cittadini d'Israele, come emerge nelle parole
dell'ingegnere etnico in questione: "è decisivo ristabilire la
maggioranza ebraica nel nord", quello cioè a cui mirano le
politiche israeliane da tanto tempo. (Nicola Perugini)
Bella
differenza...
È in una prigione militare:
E' Udi Nir, 18 anni,
si rifiuta di servire un esercito
che viola i diritti umani fondamentali
nei Territori Occupati
E' a piede libero:
E' il soldato che ha sparato
e ucciso il piccolo Ahmad Mussa 10 anni,
nei campi di Ni'lin
Haaretz, 22 agosto, 2008
BoccheScucite settembre 2008 |