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20 ottobre 2008
Gli attacchi dei coloni israeliani contro gli
agricoltori palestinesi della Cisgiordania
costituiscono la regola, ma quest’anno sono aumentati
come mai in passato.
Le aggressioni subite dai palestinesi da quando il
periodo della raccolta ha avuto inizio, circa una
settimana fa, sarebbero almeno venti.
Uno degli episodi più gravi, avvenuto sabato nei
pressi di Hebron, è stato ripreso dalla
Associated Press.
Nel filmato si vedono dei coloni israeliani che
prendono a pugni un fotografo palestinese e una donna
britannica prima dell’intervento dell’esercito di Tel
Aviv.
Oggi, invece, il Movimento di solidarietà
internazionale ha reso noto che oltre un centinaio di
coloni ha bloccato le strade che portano a Qalqilya in
Cisgiordania, lanciando pietre ai palestinesi. Quattro
attivisti, tra cui tre stranieri e un cittadino
israeliano che si trovavano sul posto per aiutare gli
agricoltori palestinesi nella raccolta, sono stati
arrestati "dopo essere stati attaccati dai coloni".
La gravità della situazione ha spinto il presidente
dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas ad accusare lo
Stato ebraico di inerzia, e a parlare di una
"pericolosa escalation".
"Condanniamo gli attacchi contro il nostro popolo e le
vessazioni commesse dai coloni e dall’esercito durante
la raccolta delle olive in molti luoghi della
Cisgiordania", ha dichiarato Abbas, ripreso oggi dalla
stampa israeliana.
Le accuse del leader palestinese sono state respinte
dal ministro della Difesa israeliano Ehud Barak,
secondo cui l’esercito sta facendo un grosso sforzo
per proteggere i raccoglitori palestinesi.
L’esercito di Tel Aviv ha accusato gli agricoltori di
non "coordinarsi" con i militari al momento della
raccolta e di non rispettare la "tabella oraria"
stabilita insieme alla autorità israeliane e
palestinesi.
I coloni, dal canto loro, affermano che sono gli
stessi palestinesi a dare fuoco alle piante di ulivo
per poter poi accusare gli israeliani, mentre lo
Yesha Council,
che rappresenta i coloni della Cisgiordania,
ha dichiarato che gli attacchi coinvolgono solo un
numero "piccolo" di persone e che i danni sono lievi
in confronto ai "vandalismi e ai furti compiuti
ovunque contro gli agricoltori ebrei ".
La versione dei palestinesi e di Abbas, tuttavia,
trova sostegno anche tra le fila israeliane. "Un alto
ufficiale delle Forze armate israeliane", citato ieri
dal
Jerusalem Post,
ha
dichiarato che gli incidenti avvenuti
quest’anno durante la raccolta delle olive sono tra i
più violenti di sempre.
Di fatto, nelle ultime settimana le aggressioni di
vario tipo commesse dai coloni in Cisgiordania
sono
aumentate e l’inizio del periodo della
raccolta ha reso semplicemente il fenomeno più
evidente.
Nei Territori occupati si trovano circa 10 milioni di
alberi di ulivo, e la raccolta, cui partecipano
migliaia di palestinesi, contribuisce all’economia
palestinese per un valore pari a 100 milioni di
dollari Usa, concorrendo al reddito di circa 100mila
famiglie.
Negli ultimi anni - a causa delle limitazioni sempre
maggiori poste dallo Stato ebraico al movimento dei
palestinesi, oltre che in virtù della costruzione
della "barriera di sicurezza" e dell’espansione degli
insediamenti illegali e delle relative aree off-limits
- la raccolta è diventata un attività sempre più
difficile e pericolosa.
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