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Relazione
sulla condizione dei minori palestinesi detenuti nelle
prigioni israeliane. 2a parte

19-09-2007
Seconda parte della relazione sulla condizione dei minori
palestinesi nelle prigioni israeliane.
Le principali norme violate
Beijing Rules art. 26.5 L’interesse e ed il benessere dei
giovani incarcerati, necessita che i genitori o i tutori
abbiano diritto di accesso.
Beijing Rules art. 10 non appena catturato un fanciullo, i
suoi genitori o tutori devono essere immediatamente avvisati
o comunque entro il tempo più breve tempo possibile.
Le regole delle Nazioni Unite per la protezione dei
fanciulli privati della libertà, (JDL Rules), Art. 59 –
Tutte le misure devono essere indirizzate ad assicurare che
i fanciulli abbiano una comunicazione adeguata con il mondo
esterno, la quale costituisce una parte integrante del
diritto a trattamento giusto e umanitario
9) Violazione del divieto di deportazione dei minori
palestinesi all’interno dello stato israeliano.
La maggior parte dei minori palestinesi arrestati o
condannati da Israele a pene detentive, viene destinato a
strutture penitenziarie site all’interno del territorio
israeliano.
Ciò avviene in palese violazione del diritto umanitario
internazionale ed in particolare con le norme della IV
convenzione di Ginevra per la protezione dei civili in tempo
di guerra.
Si visto in primo luogo che l'art. 49 di tale Convenzione
che pone un divieto imperativo e inderogabile dei
trasferimenti forzati collettivi o individuali dal
territorio occupato in quello della Potenza occupante. Il
testo francese di tale disposizione proibisce "les
transferts forcés en masse ou individuels, ainsi que la
déportation de personnes protégées hors du territoire occupé
dans le territoire de la Puissance occupante ou dans celui
de tout autre Etat, occupé ou non, quel qu'en soit le
motif".
Per quanto riguarda in particolare le persone sottoposte a
procedimento penale, l’art. 76 della IV Convenzione Ginevra,
stabilisce che "le persone protette accusate di violazioni
saranno detenute nel paese occupato e se giudicate colpevoli
sconteranno le condanne al suo interno”.
Israele si è sempre difeso dall’accusa di violare tale
convenzione, in qualità di Stato parte firmatario della IV
convenzione di Ginevra, sostenendo che tale convenzione non
è applicabile ai territori palestinesi occupati.
Tale ragionamento è fondato sulla considerazione che i
territori palestinesi costituirebbero una sorta di terra
nullius, non risultando attribuibili ad alcun altro Stato e
quindi non possono essere considerati neanche alla stregua
di territori occupati.
Si tratta di una argomentazione alquanto discutibile, più
volte smentita a condannata dalle autorità internazionali,
ivi compreso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, e dallo
stesso consesso degli Stati firmatari della IV convenzione
di Ginevra.
Si ricordano a tale proposito le risoluzioni 237 del 14
giugno 1967, 446 del 22 marzo 1979, 681 del 20 dicembre
1990, e 694 del 24 maggio 1991.
Quest'ultima ha dichiarato, in particolare, "que l'action
des autorités israéliennes de déporter [...] Palestiniens
est en violation de la Ive Convention de Genève de 1949
applicable sur l'ensemble des territoires palestiniens
occupés par Israel depuis 1949, y compris Jérusalem".
Ricordiamo inoltre la risoluzione 641 del 30 agosto 1989 la
quale ha affermato, in termini più generali, "que la
Convention de Genève relative à la protection des civils en
temps de guerre est applicable aux territoires palestiniens,
occupés par Israël depuis 1967, y compris Jérusalem et les
autres territoires arabes occupés."
Da ultimo la Conferenza delle Alti Parti Contraenti della
Quarta Convenzione di Ginevra, svoltasi a Ginevra il 5
dicembre 2001, ha riaffermato l'applicabilità di tale
Convenzione ai territori palestinesi occupati, compresa
Gerusalemme Est, reiterando quindi la necessità del pieno
rispetto delle sue disposizioni in tale ambito.
Il punto 13 della Dichiarazione invita le Potenze occupante
ad astenersi in modo particolare dalle attività elencate
nell'art. 147 della Convenzione, tra le quali trovano spazio
l’uccisione, le torture, le deportazioni illegali, e la
privazione del diritto ad un processo regolare.
10) Il diritto all’assistenza legale
Sebbene almeno nominalmente un difensore legale rappresenti
la maggior parte dei fanciulli Palestinesi detenuti da
Israele, di fatto le autorità israeliane hanno reso
l’effettivo esercizio della loro attività difensiva
estremamente difficile.
I processi contro i minori palestinesi sono condotti non da
tribunali ordinari o da tribunali minorili, ma dalle Corti
Militari, e il complesso delle norme legali contenute negli
Ordini Militari è costantemente cambiata ed aggiornata dalle
Ordinanze Militari.
Le ordinanze militari formano una cornice regolamentare per
il controllo di Israele sui palestinesi che vivono nei
territori occupati. Non c’è un processo legislativo
democratico per la promulgazione di queste ordinanze; esse
sono emesse come decreti dai comandi militari israeliani
della zona e, in molti casi, guadagnano immediatamente lo
stato di diritto.
Non ci sono meccanismi civili a cui i difensori possono fare
appello al fine di mettere in dubbio la legittimità di
questi regolamenti. Così sebbene gli avvocati che
rappresentano i bambini attraversino i vari processi
giudiziari, è chiaro che non riescono a lavorare per fare
ottenere ai ragazzi delle pene minori ma piuttosto per
apportare una sfumatura di legalità ad un processo
discriminatorio e difettoso.
Le procedure delle Corti Militari non prevedono la nomina di
difensori di ufficio in caso di imputati non abbienti o
privi di difensore.
I principali ostacoli che incontrano gli avvocati nella loro
difesa che rendono le procedure utilizzate da Israele non
conformi agli standards internazionali sono le seguenti:
• Gli avvocati inoltre devono superare spesso ostacoli
burocratici per incontrarsi con i loro clienti.
• I bambini vengono spesso spostati da un posto di
detenzione a un altro senza che l’avvocato ne sia informato.
• Durante i colloqui con il cliente le autorità israeliane
sono generalmente presenti, violando così il rapporto
professionale tra l’avvocato ed il fanciullo.
• Per i minori tenuti in detenzione amministrativa, non
viene fornito all’avvocato alcun dettaglio sulle accuse che
vengono mosse al minore.
• Gli avvocati non possono incontrare i loro clienti minori
fino a dopo che non siano finiti gli interrogatori.
• L'ordine militare 1500, proibisce qualsiasi contatto con
gli avvocati per un periodo iniziale di diciotto giorni,
rinnovabile fino ad un totale di novanta.
• Gli avvocati palestinesi incontrano ostacoli sia nel
muoversi all’interno del territorio palestinese a causa dei
numerosi check point,
• Gli avvocati palestinesi spesso non hanno il permesso di
recarsi in Israele per assistere i loro clienti nel caso in
cui i minori siano incarcerarti in una struttura israeliana.
• Presso la Corte militare in Beit El gli avvocati non
possono accedere ai servizi di fotocopiatura neppure per
fotocopiare gli atti del fascicolo del cliente.
• Non hanno accesso ai servizi di traduzione, mentre i
documenti sono spesso solo disponibili in ebraico.
• Ai cancelli del centro di detenzione di Ofer gli avvocati
devono aspettare molte ore.
• Sono soggetti a molestie e perquisizioni corporali.
• Talvolta i processi vengono svolti di notte.
• Gli avvocati non hanno accesso alle liste dei detenuti che
devono essere processati il giorno seguente e c'e' stato un
numero di casi in cui i detenuti palestinesi sono stati
giudicati e processati senza la presenza dei loro legali.
• In molti casi viene negato il diritto al colloquio per
"ragioni di emergenza" in particolare alle prigioni di
Hadarim e Asqualan. [1]
Principali norme violate
Art. 72 IV Convenzione di Ginevra Ogni imputato avrà il
diritto di far valere i mezzi di prova necessari per la sua
difesa e potrà, in particolare, far citare dei testi. Egli
avrà il diritto di essere assistito da un difensore
qualificato, di sua scelta, che potrà visitarlo liberamente
e fruirà delle facilitazioni necessarie per preparare la sua
difesa.
Se l’imputato non ha scelto un difensore, la Potenza
protettrice gliene procurerà uno. Se l’imputato deve
rispondere di un’accusa grave e non vi sarà una Potenza
protettrice, la Potenza occupante dovrà, con riserva del
consenso dell’imputato, procurargli un difensore.
Ogni imputato sarà, a meno che non vi rinunci
spontaneamente, assistito da un interprete, sia durante
l’istruttoria, sia durante l’udienza del tribunale. Egli
potrà, in ogni tempo, ricusare l’interprete e chiederne la
sostituzione.
Art. 40 CRC (2) (b) – ii) sancisce il diritto dei minori di
essere informati il prima possibile e direttamente,oppure,
se del caso, tramite i suoi genitori o rappresentanti
legali, delle accuse portate contro di lui, e di beneficiare
di un'assistenza legale o di ogni altra assistenza
appropriata per la preparazione e la presentazione della sua
difesa;
Articolo CRC. Il 37 (d) - ) i fanciulli privati di libertà
hanno diritto ad avere rapidamente accesso ad un'assistenza
giuridica o ad ogni altra assistenza adeguata, nonchè il
diritto di contestare la legalità della loro privazione di
libertà dinnanzi un Tribunale o altra autorità competente,
indipendente ed imparziale, ed una decisione sollecita sia
adottata in materia.
Art. 14.1, Beijing Rules il caso del fanciullo sarà trattato
da un autorità competente (corte, tribunale, tavola,
consiglio, ecc), secondo i principi di un corretto e giusto
processo.
11) Processo
I tribunali militari israeliani utilizzano regolarmente
delle "prove segrete" contro i detenuti Palestinesi e le
traduzioni che vengono fornite sono estremamente povere.
L’accusa prepara i documenti per il processo contro il
minore e li presenta alla corte militare. In questa
sessione, l’accusa solitamente chiede che il bambino resti
in prigione fino alla fine dei procedimenti legali, mentre
il difensore ne chiede la liberazione fino alla data del
processo. Nella maggior parte dei casi trattati da DCI/PS la
richiesta è negata. Nell’esperienza di DCI/PS solo il 3-5%
dei casi sono stati rilasciati su cauzione.
Conseguentemente, la maggioranza dei minori palestinesi sono
detenuti dal momento dell’arresto fino alla fine dei
procedimenti legali.
Inoltre, in molti casi, il giudice militare o i giudici si
basano sulle informazioni e sulle prove fornite oralmente
dall’accusa, senza esaminare attentamente l’informazione o
fare riferimento ai documenti del caso.
I processi vengono definiti generalmente con un
patteggiamento, ovvero un accordo tra pubblico ministero ed
avvocato difensore sulla condanna da applicare all’imputato.
Generalmente le difese non chiedono neppure l’esame dei
testi anche perché quando cercano di ottenere l’assoluzione
completa dell’imputato spesso vengono condannati a pene
ancora più severe.
In ragione della prassi di concludere i processi con una
sentenza concordata, i pubblici ministeri sono indotti nella
fase iniziale della procedura a formulare contestazioni
ancora più pesanti agli imputati in modo da poter concordare
comunque pene di una certa gravità.
12) Istruzione
Secondo la legge internazionale, i fanciulli i detenuti
hanno un diritto a un'istruzione.
Questo diritto non è rispettato, protetto o adempiuto ad
eccezione di una manciata di prigionieri minorenni
palestinesi tenuti all'interno di detenzione di sicurezza
israeliana.
L'istruzione fornita al piccolo numero di detenuti cui ne è
concesso di accedervi, è generalmente povera e limitata ad
alcune ore di istruzione alla settimana.
Solo i bambini della prigione di Telmond (che detiene il
28.8% di prigionieri minori palestinesi) ricevono una
istruzione rudimentale (in Hasharon e Ofek) di 6 ore alla
settimana da un insegnante.
Ai bambini è negata una istruzione secondo i programmi
scolastici palestinesi, e sono privi di libri di testo.
Essi ricevono solo una sommaria istruzione in storia,
matematica e per di più nella lingua ebraica.
Inoltre, il programma di insegnamento non è adattato all’età
dei singoli, dato che tutti i bambini Palestinesi ricevono
la stessa istruzione indipendentemente dall’età.
Anche nel carcere di Telmond tuttavia, accade che le
autorità carcerarie neghino una attività didattica ai minori
palestinesi per mesi.
Nelle altre prigioni l’istruzione dei minori palestinesi è
affidata ai detenuti adulti palestinesi, ai quali non è
tuttavia consentito di accedere ad alcun materiale
didattico.
Tale politica carceraria, oltre ad avere un impatto negativo
a livello individuale sui singoli fanciulli, ha
indubbiamente effetti negativi sull’intera società
palestinese, considerato il numero di minori palestinesi che
transitano per le carceri israeliane..
Inoltre, le gravi carenze educative creano un impatto
negativo sullo sviluppo personale del fanciullo, impedendo
una positiva reintegrazione nella società dopo il rilascio,
e riducono la sua capacità di trovare una occupazione
produttiva per se e la propria famiglia.
Art. 28 CRC . Gli Stati parti riconoscono il diritto del
fanciullo all'educazione
Art. 39 JDL stabilisce che deve essere permesso di
continuare gli studi ai giovani in età da scuola
dell’obbligo che desiderano continuare la loro istruzione….
E deve essere fatto ogni sforzo per fornire loro un accesso
per accedere ad adeguati programmi didattici.
Art.26 Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo
Ogni individuo ha diritto all'istruzione.
Art. 13 Patto internazionale sui diritti economici, sociali
e culturali. Gli Stati parti del presente Patto riconoscono
il diritto di ogni individuo all’istruzione. Essi convengono
sul fatto che l’istruzione deve mirare al pieno sviluppo
della personalità umana e del senso della sua dignità e
rafforzare il rispetto per i diritti dell’uomo e le libertà
fondamentali. Essi convengono inoltre che l’istruzione deve
porre tutti gli individui in grado di partecipare in modo
effettivo alla vita di una società libera, deve promuovere
la comprensione, la tolleranza e l’amicizia fra tutte le
nazioni e tutti i gruppi razziali, etnici o religiosi ed
incoraggiare lo sviluppo delle attività delle Nazioni Unite
per il mantenimento della pace.
13) Assistenza sanitaria
La qualità di assistenza sanitaria che l'Israele fornisce a
detenuti minori palestinesi è irregolare e generalmente
povera. L'accessibilità di detenuti a servizi sanitari
adeguati varia, e dipende dalle autorità che gestiscono la
prigione ove è detenuto, dalla prigione in cui sono
detenuti, dal livello di indipendenza del personale medico
rispetto alle autorità carcerarie, dal livello di violenza
che c’è nella prigione, sia da parte delle guardie
carcerarie e dei militari che li interrogano, che degli
altri carcerati.
Inoltre, la supervisione dei servizi medici accessibili ai
detenuti soffre di difetti gravi, ed è spesso condotta da
autorità con poca o nessuna preparazione medica generalmente
trovata all'interno del sistema carcerario. Tali condizioni
conducono a monitoraggio povero.
Nella maggior parte dei casi, l'autorità interessante o
detenente sulla condizione o sulla posizione medica del
detenuto non informa le famiglie dei detenuti.
Anche dove un detenuto è gravemente sofferente o in pericolo
di vita, le autorità israeliane sono note per non dare
alcuna informazione alle famiglie e consentire una visita
alla prigione.
Sulla base di quanto risulta dalle denunce di molti
prigionieri, i Servizi di Prigione Israeliani fallimenti
(IPS) eludono di rispondere prontamente e correttamente alle
preoccupazioni di salute dei detenuti. Alcuni esempi
seguono:
alle richieste dei prigionieri di essere visitati dal medico
non viene risposto entro un tempo ragionevole;
la maggior parte dei detenuti con problemi di salute non
sono trattati con niente di più delle tavolette "Acamol"
(paracetamol), indipendentemente dalla loro condizione;
Esami di laboratorio o test specialistici, fuori dal centro
di detenzione sono regolarmente ritardati a causa delle
difficoltà burocratiche che comporta il trasportare un
prigioniero fuori dalla struttura.
nonostante l'esistenza di strutture sanitarie nei centri di
detenzione, essi non possono propriamente occuparsi dei
prigionieri che soffrono di malattie croniche che richiedono
di essere seguiti costantemente e richiedono visite
periodiche.
Secondo la legislazione ed altre norme internazionali i
bambini in detenzione hanno un diritto di accedere ad una
assistenza sanitaria adeguata.
Oltre al solito spettro di malattie che colpiscono i bambini
generalmente, i bambini in situazioni di conflitto e in
particolare i detenuti fanciulli, soffrono di ulteriori
problemi di salute.
Questi problemi riguardano ferite incorse durante arresto o
detenzione, disturbi psicologici, o malattie che sorgono da
condizioni di estrema povertà, di sovraffollamento e carenti
condizioni igienico sanitarie.
ARt 24 CRC- Gli Stati parti riconoscono il diritto del
minore di godere del miglior stato di salute possibile e di
beneficiare di servizi medici e di riabilitazione.. Essi si
sforzano di garantire che nessun minore sia privato del
diritto di avere accesso a tali servizi.
ART. 49 JDL -- ogni giovane riceverà assistenza medica
adeguata, sia preventiva che correttiva. . . .
14) Reclutamento di minori detenuti come informatori.
Il servizio di sicurezza israeliano (Shabak) cerca
abitualmente di reclutare informatori tra i minori
detenuti.[2]
In base ad uno studio del 2003 di Defence for Children, è
stimato che circa il 60 % dei minori intervistati hanno
dichiarato di essere stati torturati o costretti in qualche
modo a convincersi a cooperare con l’occupante.
I minori sospettati di collaborare con l’occupante
israeliano diventano così oggetto di esclusioni e
rappresaglie da parte della propria comunità palestinese.
Nel febbraio 2002 due minori condannati per
collaborazionismo sono stati uccisi da alcuni killer
all’interno dello stesso tribunale palestinese che li aveva
condannati.
Per ottenere la loro collaborazione, i servizi israeliani li
sottopongono a pressioni fisiche e mentali nel corso degli
interrogatori dentro le prigioni.
Alcuni a causa di tali pressioni (botte, lunghe condanne,
aggressioni sessuali) accettano di collaborare.
Altri diventano collaboratori in cambio di concessioni e
privilegi, come per esempio permessi di lavoro, posti di
lavoro per i loro familiari, o per prevenire ulteriori mali
fatti ad amici e parenti.
In altri casi diventano collaboratori perché costretti da
altri familiari che già svolgono il ruolo di collaboratori.
Tra il 1995 ed il 2003 sono stati giudicati dai tribunali
palestinesi un gran numero di collaboratori di cui sono
stati condannati a morte in 18 con due pene eseguite.
Attualmente i minori che sono processati come collaboratori
sono mandati in un centro di detenzione giovanile del
ministero degli affari sociali.
E’ difficile che un collaboratore denunci il tentativo di
reclutamento, fino a quando sono tenuti a fare rapporto ai
loro superiori palestinesi subendo in difetto pesanti
conseguenze.
I palestinesi inoltre non hanno molta pietà per loro,
soprattutto quando sono coinvolti in seri incidenti fino
alla morte dei altri palestinesi o danneggiano la causa
nazionale.
come collaboratori.
Principali norme violate
Art. 40, n. 2, lett.iv CRC Gli stati membri vigilano
affinché i minori abbiano la garanzia di non essere
costretto a rendere testimonianza o dichiararsi colpevole;
di interrogare o far interrogare i testimoni a carico e di
ottenere la comparsa e l'interrogatorio dei testimoni a suo
discarico a condizioni di parità;
I principi del Diritto internazionale Umanitario sono
riaffermati nello Statuto della Corte Penale internazionale
di Roma, che considera il reclutamento dei minori con
finalità militari per raccogliere informazioni un crimine di
guerra. Israele non ha tuttavia aderito al trattato di Roma.
15) L'igiene nelle prigioni.
Tutti gli individui privati della loro libertà hanno diritto
a livelli minimi di igiene, di alimentazione e di giaciglio.
Quando le circostanze politiche peggiorano esternamente alla
prigione, i detenuti riferiscono che peggiorano anche il
trattamento e le condizioni generali di detenzione
peggiorano
Le condizioni nelle strutture di detenzione israeliane sono
uniformemente inadeguate e generalmente al di sotto delle
condizioni di prigionia offerte ai prigionieri israeliani.
I detenuti sono tenuti spesso in tende, sia durante la loro
detenzione di preventiva che durante l’esecuzione della
pena, rimanendo così esposti a condizioni climatiche
estreme.
Sono inferiori alla media anche le condizioni igieniche.
Vi sono continue lamentele dei detenuti sulla qualità e sul
numero di gabinetti e docce disponibili, così come riguardo
la possibilità di accedervi.
Altri problemi gravi includono mancanza di acqua calda,
quantità di cibo scarsa e scadente, mancanza di vestiario,
in generale, ed in particolare di vestiario caldo nel
periodo invernale.
I bambini sono tenuti quasi continuamente in cellule piccole
e affollate, male ventilate e insalubri.
I funzionari di prigione israeliani pongono severi limiti al
tempo che i minori possono trascorrere esternamente alle
loro celle.
Molti sono stati messi anche in isolamento per delle intere
settimane
I detenuti minori non sono neppure forniti di quanto
necessario per dormire.
Molti sono forzati a dormire sui materassi posti sul
pavimento o ad usare materassi a turno.
In aggiunta, i detenuti minori quasi uniformemente si
lamentano della qualità e della quantità povere delle
razioni di cibo che essi sono dati.
Sommando la privazione del diritto di accedere ad
appropriate cure alla propria salute e di curare il proprio
stato psicologico, nonché la restrizione se non la negazione
del diritto di visita delle famiglie, le miserevoli
condizioni di detenzione hanno contribuito ad un
deterioramento grave nella salute fisica e mentale di
bambini Palestinesi detenuti dal governo israeliano.[3]
Art. 33 JDL – i dormitori dovrebbero essere formati
normalmente da piccoli gruppi o singole camere. Ogni giovane
dovrebbe essere fornito di una autonoma sistemazione per
dormire, che dovrebbe essere pulita al momento in cui viene
assegnato, tenuto in buon ordine e cambiato spesso in modo
da assicurare una sufficiente pulizia.
Art. 34 JDL - le installazioni igieniche dovrebbero essere
presenti, e di un livello sufficiente per permettere a ogni
giovane di soddisfare, come richiesto, le sue necessità
fisiche in privacy e in un modo pulito e decoroso.
Art 37 JDL - ogni struttura di detenzione assicurerà che
ogni giovane riceve cibo adeguatamente preparato e
presentato a tempi di pasto normali e di una qualità e
quantità per soddisfare i livelli di dietetica, di igiene e
salute e, richieste per quanto possibili, religiose e
culturali. L'acqua potabile pulita dovrebbe essere
disponibile per ogni giovane in qualsiasi momento.
APPENDICE
Raccomandazioni ed interventi delle Nazioni Unite e di altre
autorità internazionali.
1) Il Comitato per il rispetto dei diritti dei minori presso
l’Assemblea Generale dell’ONU, in data 3/12/04 ha adottato
la seguente raccomandazione contro Israele relativa alla
situazione dei minori palestinesi.
l’assemblea Generale, richiamata la Convenzione sui diritti
dei fanciulli, la sentenza della Corte di Giustizia dell’Aia
del 9/7/04 che ha ribadito che la Convenzione è applicabile
ai territori occupati Palestinesi, la dichiarazione sulla
sopravvivenza, protezione e sviluppo dei fanciulli del 1990,
la dichiarazione del piano di Azione dell’assemblea Generale
dell’ONU adottato nella 27° sezione, e le più rilevanti
previsioni del Patto sui diritti Economici, Sociali e
Culturali,
notando con grave preoccupazione che la situazione dei
minori palestinesi sotto l’occupazione israeliana è priva
dei più basilari diritti sanciti dalla CRC
preoccupata del continuo grave deterioramento della
situazione dei minori palestinesi nei territori occupati e
in Gerusalemme Est, l’impatto dei continui assalti ed assedi
alle città, villaggi e campi profughi palestinesi e della
continua crisi umanitaria sulla salute e il benessere dei
minori palestinesi,
preoccupata anche dell’impatto grave derivante dall’illegale
costruzione del Muro di separazione, sulle condizioni socio
economiche dei minori palestinesi, e delle loro famiglie, e
sul godimento da parte dei minori del diritto
all’educazione, ad un adeguato standard di vita, incluso
cibo sufficiente, vestiario, abitazione, salute, e di
libertà dal bisogno, in accordo con la convenzione sui
diritti dei minori ed il patto sui diritti economici sociali
e culturali,
Esprimendo la sua condanna di tutti gli atti di violenza
essendo crescente la perdita di vite umane e di feriti,
compresi i minori palestinesi,
E’ profondamente preoccupata per le conseguenze negative
incluse quelle psicologiche delle azioni militari israeliane
per il presente ed il futuro delle condizioni di salute dei
minori palestinesi,
1. INSISTE sull’urgente necessità che I minori palestinesi
possano avere una vita normale libera dall’occupazione
straniera e dalle distruzioni e paura dentro il loro proprio
stato .
2. DOMANDA ad Israele la potenza occupante, di rispettare le
previsioni della Convenzione sui diritti del Fanciulli, e
quella della IV Convenzione di Ginevra sulla protezione
delle popolazioni civili in tempo di Guerra, in modo da
assicurare protezione e benessere ai minori palestinesi ed
alle loro famiglie.
3. RICHIAMA la comunità internazionale a provvedere
urgentemente all’assistenza e al supporto per alleviare la
crisi umanitaria in cui versano i minori palestinesi e le
loro famiglie, e ad aiutarli alla ricostruzione delle
principali istituzioni palestinesi.
(tale risoluzione è stata approvata con l’astensione quasi
unanime degli stati dell’Unione Europea).
2) Il rapporto del 6 Luglio 2006 della sessione speciale del
Consiglio dei diritti Umani presso l’Assemblea Generale
dell’ONU, esprimendo grave preoccupazione per le violazioni
dei diritti umani da parte di Israele nei Territori
Occupati, ha deciso di disporre una urgente commissione
d’inchiesta sulla situazione dei diritti umani in tali
territori, in relazione agli arresti arbitrari di ministri e
di altri civili degli attacchi militari ai ministri
palestinesi, alla distruzione delle infrastrutture, e
domandato ad Israele di finire le operazioni militari nei
territori occupati, attenendosi alle previsioni del diritto
internazionale umanitario, cessando le punizioni collettive
contro i civili palestinesi.
Israele ha rifiutato il permesso a tale commissione di
svolgere il compito assegnatole dal Consiglio dell’ONU.
3) Il Comitato sui diritti dei Minori dell’ONU, in data
9/10/02 ha;
riconosciuto che l’occupazione illegale della Palestina, con
tutto quello che comporta, continua ad alimentare il ciclo
della violenza.
Riconosciuto la natura discriminatoria della definizione di
minore contenuta nelle ordinanze militari relative ai
palestinesi nei territori occupati, raccomandando ad Israele
di ritirare l’ordine militare n. 132.
Ribadito l’obbligo di non discriminazione gravante su
Israele rispetto ai minori ed alle donne residenti nei
territori occupati, manifestando preoccupazione per il fatto
che tali discriminazioni persistono e non sono espressamente
garantiti dalla Costituzione Israeliana dei principi di non
– discriminazione.
Manifestato estrema preoccupazione per i trattamenti inumani
e degradanti e le torture inflitte ai bambini palestinesi
durante gli interrogatori e la detenzione.
Manifestato seria preoccupazione per il grave deterioramento
delle condizioni di salute dei minori residenti nei
territori occupati, diretta conseguenza delle misura imposte
dalle autorità militari israeliane.
Espresso seria preoccupazione per le demolizioni su larga
scala delle abitazioni e delle infrastrutture dei territori
occupati, che costituiscono una grave violazione dei diritti
ad un adeguato standard di vita dei minori residenti nei
territori occupati.
Raccomandato ad Israele il rispetto della Convenzione di
Ginevra, con la distinzione tra civili e combattenti ed il
rispetto del requisito della proporzionalità.
Deplorato il grave deterioramento dell’accesso
all’istruzione dei fanciulli palestinesi, come risultato
delle restrizioni alla libertà di movimento e la distruzione
delle infrastrutture scolastiche.
Il Comitato ha infine raccomandato ad Israele:
di stabilire strette regole di ingaggio per i militari al
fine del pieno rispetto dei diritti dei minori sotto la
protezione del diritto internazionale umanitario.
Di trattenersi dall’usare come obiettivi I minori nel
conflitto armato nel rispetto dell’art. 38 della IV
convenzione di Ginevra,
Ha infine manifestato preoccupazione
per la differente applicazione della legislazione sui minori
e la definizione di fanciullo tra minori israeliani e quelli
residenti nei territori occupati.
per le pratiche relativi agli arresti ed agli interrogatori
dei minori palestinesi.
per le norme contenute negli ordini militari n. 378 e 1500
che consentono una prolungata detenzione preventive in
isolamento dei minori, e che non garantiscono un giusto
processo e l’accesso alla difesa legale ed alle visite dei
familiari.
Ha raccomandato ancora
la piena integrazione nella legislazione e nella pratica
interna delle norme della Convenzione, in particolare gli
art. 37, 39 e 40 così come le altre rilevanti norme
internazionali che stabiliscono i livelli fondamentali di
tutela dei diritti dei minori quali le Beijing Rules, the
Riyadh Gu
http://www.infopal.it/testidet.php?id=6268
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