|
"PORRE FINE
ALL'ASSEDIO"

Campagna palestinese e internazionale
per la fine dell'assedio di Gaza
Novembre 2007
Il 25 ottobre scorso, un paziente palestinese è
morto al valico di Erez mentre aspettava di avere il
permesso di attraversarlo per arrivare ad un ospedale
israeliano.
Una settimana fa, una donna è morta nell'ospedale di Gaza
con il suo bambino appena nato, mentre era in attesa del
permesso di trasferimento in Israele per cure mediche.
Queste non sono le prime vittime e non saranno certamente
neanche le ultime se l'attuale situazione continuerà a
prevalere.
La scorsa settimana, le sale operatorie
dell'ospedale principale di Gaza erano chiuse a causa
della mancanza di gas medici, che le autorità israeliane
non consentono di importare. Oggi Israele dà licenza a
soli 12 articoli di bisogni basici, su oltre 9.000 merci.
Dal sapone al caffé, dall'acqua alle bevande analcoliche,
dal carburante al gas, dai computer ai pezzi di ricambio,
dal cemento alle materie prime per l'industria, ognuna di
queste e centinaia di altre merci non hanno oggi il
permesso di entrare a Gaza.
Il governo israeliano ha dichiarato Gaza un'entità
ostile e ha rivelato le sue intenzioni di
intensificare ulteriormente la punizione collettiva
tagliando l'energia elettrica e il carburante. Anche le
banche in Israele stanno minacciando di tagliare fuori da
qualsiasi cooperazione finanziaria le banche palestinesi
di Gaza.
In seguito a tutto ciò, abbiamo aderito all'iniziativa
del Programma di Salute Mentale della Comunità di Gaza
per lanciare la campagna palestinese e internazionale per
rompere l'assedio di Gaza, un assedio che è stato
intensificato ultimamente dal duro embargo alla Striscia
di Gaza a partire dal giugno 2007.
Lo scopo di questa campagna umanitaria e
"non di parte"
è di fare pressioni sul Governo Israeliano al fine di
abolire l'assedio imposto alla popolazione di Gaza.
Accrescendo la consapevolezza della Comunità
Internazionale sul deteriorarsi delle condizioni di vita
causate dall'assedio, vogliamo mobilitare gli sforzi di
varie organizzazioni della comunità internazionale e dei
governi per fermare il boicottaggio di Gaza. Chiediamo
l'applicazione della recente risoluzione del Parlamento
Europeo che chiedeva al Governo israeliano di porre fine
all'assedio.
E' importante dichiarare che "la Fine dell'Assedio" è
una campagna
"non di parte",
iniziata e gestita da rappresentanti della società civile,
comunità di imprenditori, intellettuali, accademici, donne
attiviste, in difesa dei diritti umani e della pace dalla
Cisgiordania e da Gaza. Siamo tutti guidati dal nostro
impegno per la pace e dal nostro rispetto della dignità
umana.
Crediamo che sia un dovere morale ed etico di salvare
le vite di esseri umani le cui dure condizioni di vita
distruggono il loro diritto all'esistenza. La popolazione
di Gaza è privata delle più basilari necessità per una
vita decente. Siamo determinati a muoverci mano nella
mano, fianco a fianco con tutte le persone che credono
nella libertà, nella dignità umana e nella pace.
Abbiamo bisogno del sostegno di tutte quelle persone
che credono nella giustizia ovunque nel mondo, per
contribuire al successo di questa campagna. Chiediamo
anche ai Palestinesi, sia a Gaza, in Cisgiordania,
all'interno della linea verde o in qualunque altro luogo
della diaspora di sostenere i nostri sforzi e unirsi alle
nostre azioni. Si tratta di una richiesta sincera per
salvare la gente, non i governi o i partiti politici. E'
tempo di mettere da parte ogni conflitto di parte e di
unire il popolo nel perseguimento di libertà, giustizia e
pace. In particolare ci rivolgiamo agli ebrei perché il
loro passato di traumi, discriminazione e sofferenza
dovrebbe portarli ad alzarsi oggi contro la sofferenza
degli altri.

Attività previste della campagna:
La campagna inizierà a partire da novembre 2007
fino a quando l'assedio non sarà interrotto. Una
conferenza stampa annuncerà il lancio della campagna.
Media e metodi di tecnologia dell'informazione
saranno i nostri strumenti principali per mettere insieme
e rafforzare i sostenitori e i partecipanti da tutto il
mondo.
Il primo rilevante evento della campagna sarà di
organizzare un meeting internazionale intitolato "Rompere
l'assedio a Gaza: Insieme per un Fronte Unito per la Pace"
a Gaza.
La campagna includerà anche l'invito di amici da
tutto il mondo per visite continue individuali e di gruppo
a Gaza. I visitatori avranno informazioni di prima mano
sulla vita dei Palestinesi al fine di diffondere tali
informazioni nei rispettivi paesi. I visitatori saranno
ospitati nelle case dei Palestinesi per apprendere da
vicino la durezza delle realtà palestinesi e delle loro
condizioni di vita. La copertura delle attività a Gaza
saranno documentate dai media.
Contiamo sui nostri amici israeliani affinché
ospitino e aiutino gli amici dall'estero che se non
avranno il permesso di entrare a Gaza, organizzeranno
manifestazioni di protesta non-violente.
Organizzeremo una Marcia pacifica al check-point
di Erez da entrambi i suoi lati, palestinese e israeliano.
Saranno presenti attivisti per la pace da tutto il mondo.
Ovunque la campagna, gli incontri di solidarietà, le
attività culturali e le discussioni avranno luogo non solo
a Gaza, ma anche a Tel Aviv, Ramallah e diverse città nel
mondo.
La campagna prevede un evento rilevante a maggio, con
l'arrivo a Gaza di 120 attivisti per i diritti umani
inclusi i vincitori del Premio Nobel per la Pace su una
nave proveniente da Cipro. Questa iniziativa sarà
intitolata "Giornata per la libertà di movimento di Gaza"
ed è organizzata dal gruppo "Free Gaza" negli Stati Uniti.
La campagna avrà poster specifici e un sito web su
cui sarà pubblicato tutto il materiale più importante. Il
sito darà l'opportunità alle persone di scambiare
informazioni, fare domande e prendere gli impegni.
Costantemente la campagna, a stretto contatto con i media,
sarà arricchita con continui approfondimenti e
aggiornamenti.
L'impatto dell'assedio su Gaza:
La Striscia di Gaza ha due valichi principali che
la connettono al mondo intero, Rafah a sud (verso
l'Egitto) e Erez a nord (verso Israele). Ci sono altri tre
valichi che sono usati per scambiare le merci e far
entrare il cibo nella Striscia di Gaza. Oggi tutti sono
chiusi parzialmente o completamente.
Dalla vittoria di Hamas alle elezioni del Consiglio
Legislativo Palestinese nel 2006, il Governo Israeliano,
con il sostegno dell'amministrazione degli Stati Uniti, ha
imposto un assedio su tutti i Territori Occupati
Palestinesi, ha dichiarato il suo boicottaggio nei
confronti del nuovo Governo Palestinese e si è rifiutato
di trasferire le entrate doganali al Governo Palestinese.
Dopo aver preso queste misure, molti paesi donatori
inclusi i più rilevanti come l'Europa hanno rigorosamente
tagliato la loro assistenza allo sviluppo offerta al
popolo palestinese. Il risultato di questa forma di
punizione collettiva è stato un graduale deteriorarsi
della vita nei Territori Occupati Palestinesi (OPT).
In seguito alla vittoria militare di Hamas nella
Striscia di Gaza nel giugno del 2007, l'assedio imposto da
Israele è stato ulteriormente stretto fino ad arrivare ad
un livello senza precedenti.
Citando di continuo i razzi fatti in casa
dall'interno di Gaza, il Governo israeliano ha
recentemente dichiarato Gaza un'entità ostile e minacciato
di tagliare l'energia elettrica, i rifornimenti di
carburante e di far diminuire sostanzialmente il numero di
persone ammesse ad entrare e uscire, così come quello
relativo all'ammontare delle merci, dei generi alimentari
e dei soldi necessari alla vita quotidiana della
popolazione di Gaza.
La politica israeliana di illegale punizione collettiva
ha sempre avuto il suo grave impatto sulle vite dei civili
Palestinesi. La punizione collettiva è espressamente
vietata dalla legge umanitaria internazionale. Secondo
questo principio, le persone non possono essere punite per
reati che non hanno personalmente commesso. Nel suo
autorevole commento all'Articolo 33 della Quarta
Convenzione di Ginevra, il Comitato Internazionale della
Croce Rossa ha chiarito che il divieto di punizioni
collettive non si riferisce solo a reati penali criminali,
" ma a reati penali di ogni tipo inflitte a persone e
gruppi interi di persone, in contrasto con i più
elementari principi di umanità, per atti che queste
persone non hanno commesso".
L'assedio che è stato imposto alla Striscia di Gaza
ha creato enormi perdite e danni in differenti aspetti
della vita dei Palestinesi. La Striscia di Gaza è
diventata una grande prigione senza accesso al mondo
esterno.
Il settore sanitario è stato drammaticamente colpito
dall'assedio. Secondo l'ultimo Rapporto sulla
Situazione Umanitaria dell'Ufficio per il Coordinamento
degli Affari Umanitari (OCHA) diffuso il 9 ottobre 2007,
meno di cinque pazienti sono passati in
Israele/Cisgiordania ogni giorno per cure mediche,
rispetto ad una media di 40 pazienti al giorno, nel mese
di luglio. L'Organizzazione Mondiale della Salute ha
indicato che una media di 1000 pazienti uscivano da Gaza
per cure mediche ogni mese prima delle chiusure di metà
giugno.
Come effetti delle continue chiusure, il Programma
Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (United Nations
World Food Programme -WFP) ha riportato aumenti
significativi dei prezzi per alcuni articoli di cibo. Il
prezzo di 1 kg di carne fresca è aumentato da 32 NIS a 40
NIS (20%) mentre il prezzo del pollo è salito da 8 NIS a
12 NIS (33%).
Secondo il Rapporto OCHA del 9 ottobre, durante il mese di
settembre un totale di 1.508 carichi di autocarri di merci
sono entrati a Gaza, contro i 2.468 carichi del mese di
agosto e i 3.190 di luglio. Non ci sono più scorte di cibo
e questo contribuisce a far aumentare i prezzi.
Anche il sistema educativo a Gaza è stato colpito
dagli effetti dell'assedio. Con l'inizio del nuovo anno
scolastico c'è stata una grave mancanza di libri e carenza
di materie prime per la stampa. Secondo l'Agenzia delle
Nazioni Unite per l'Assistenza e l'impiego per i rifugiati
(United Nations Relief and Works Agency - UNRWA) un terzo
degli studenti hanno iniziato l'anno scolastico senza i
necessari libri di testo. Le chiusure hanno anche impedito
a migliaia di studenti di raggiungere le loro università
fuori della Striscia di Gaza. Migliaia di studenti non
hanno avuto il permesso di raggiungere le loro università
in Cisgiordania e all'estero a causa dell'assedio.
A livello industriale, impedire le importazioni di
materie prime essenziali per l'economia di Gaza e
l'industria e anche le esportazioni di merci finite, ha
causato la chiusura di molte attività di produzione.
Secondo le stime di Paltrade del 12 settembre 2007, più di
75.000 impiegati del settore privato (circa il 60% della
forza lavoro totale del settore privato) sono stati
licenziati negli ultimi tre mesi, ricordando che gli
impiegati del settore privato rappresentano circa il 36%
del totale della forza lavoro a Gaza. Secondo il Consiglio
Palestinese per il Coordinamento del Settore Privato
(Palestinian Private Sector Coordination Council -PSCC),
le attuali restrizioni hanno portato alla dismissione del
90% delle operazioni industriali di Gaza.
Anche il settore agricolo è a rischio. Secondo il
rapporto OCHA, la stagione delle esportazioni per gli
incassi agricoli di Gaza (fragole, garofani e pomodorini
ciliegia) è prevista per metà novembre. Quest'anno, 2.500
dunum di fragole sono state piantate con una produzione
prevista di circa 6.250 tonnellate di fragole incluse
2.500 destinate ai mercati europei. Si prevede anche la
produzione di 490 tonnellate di pomodori ciliegia. Se le
esportazioni non sono consentite entro quel periodo, gli
agricoltori saranno esposti a perdite tremende in termini
di costi di produzione e vendite mancate.
Secondo la Banca Mondiale, il 67% della popolazione di
Gaza vive sotto il livello della povertà che è stimato
sempre dalla Banca Mondiale in 2 dollari al giorno. Poiché
gli esseri umani sono i prodotti dell'ambiente in cui
vivono, l'ambiente palestinese oggi è una combinazione di
privazioni, povertà, rabbia, sentimenti di impotenza e
disperazione. Simili sentimenti condurranno
inevitabilmente a una rabbia crescente che alla fine
rischia di sfociare in una maggiore violenza e conflitti.
I palestinesi sono passati attraverso ripetuti traumi
di morte e distruzione di case e vite nel corso dei
decenni passati. L'assedio attuale rievoca i precedenti
traumi facendo rivivere alla popolazione quei sentimenti
negativi in cui si sono imbattuti in precedenza e che
hanno attraversato.

E' prevedibile che in tale ambiente le ideologie
estremiste fioriranno. Questo avrà un impatto sulla
situazione interna della società palestinese ma anche
sull'ambiente politico dell'intera regione, distruggendo
ogni possibilità di pace e sicurezza.
In poche parole, con questo
assedio immorale, Gaza diventerà la città di morte dove
ogni cosa sarà distrutta. E' nostro dovere salvare la
vita.
Campagna
palestinese e internazionale per la fine dell'assedio di
Gaza
Chi siamo:
(in ordine alfabetico)
Mr. Khaled Abdelshafi, Direttore, UNDP
Mr. Sami Abdelshafi, Direttore, Emergeconsultants
Mr. Mohsen Abu Ramadan, Direttore, Centro Arabo per lo
Sviluppo dell'Agricoltura
Mr. Ma'moun Abu Shahla, Vice-Presidente, Consiglio
Amministrativo, Bank of Palestine
Dr. Fawaz Abu Sitta, Lettore Universitario, Università Al
Azhar
Dr. Ali Abu Zuhri, Presidente, Università Al Aqsa
Dr. Mamdouh Aker, Commissario Generale, Commissione
Indipendente Palestinese per i diritti dei cittadini-PICCR
Mr. Abdel Karim Ashour, Direttore, Associazione per lo
Sviluppo dell'Agricoltura
Dr. Laila Atshan, Consulente Psico-sociale
Ms. Nebras Bseiso, Direttore, Associazione Banche
Palestinesi nella Striscia di Gaza
Mr. Constantine Dabbagh, Segretario Esecutivo, Consiglio
delle Chiese del Vicino Oriente
Ms. Mona El Farra
Ms. Rania Kharma, Coordinatore Principale
Mr. Ibrahim Khashan
Mr. Jawdat Khoudari, Imprenditore, Associazione di
Imprenditori
Mr. Mustafa Mas'oud, Ufficio Affari Esteri, Associazione
di Imprenditori
Mr. Hani Masri, Direttore Generale, Badael, Centro per i
Media e Ricerca
Mr. Hasib Nashashibi, Ensan Center, Gerusalemme
Dr. Jumana Odeh, Direttore del Centro Palestinese Happy
Child, Ramallah
Mr. Tala Okal, Scrittore e Analista Politico
Dr. Eyad Sarraj, Presidente, Board di Direttori della
Scuola Internazionale Americana a Gaza
Dr. Kamalein Shaath, Presidente, Università Islamica
Mr. Omar Shaban, Presidente, PalThink per gli Studi
Strategici
Mr. Hashem Shawwa, Presidente, Consiglio Amministrativo,
Bank of Palestine
Mr. Nader Shurafa, Direttore Amministrativo, Ramattan
Media Agency
Mr. Raji Sourani, Direttore, Centro Palestinese per i
Diritti Umani
Ms. Hanan Taha, Direttore, PalTrade
Dr. Jawad Wadi, Presidente, Università Al Azhar
Mr. Issam Younis, Direttore, Al Mizan Centro per I Diritti
Umani
Dr. Riyad Za'noun, Ex Presidente del Programma per la
Salute Mentale della Comunità di Gaza
Please Distribute
For contact:
end.gaza.siege@gmail.com
Foto:
archivio
|