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 PELLEGRINAGGI in TERRA SANTA

con i Frati Francescani della Custodia


PROFILI   DI   ALCUNI   FRATI   DELLA   CUSTODIA


Padre   Giorgio   Vigna

 

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I Commissari e i mezzi di comunicazione come strumenti di propaganda in favore della Terra Santa

 

Rispondo alla domanda posta dal titolo del mio intervento entro un quadro di riflessioni di carattere più generale, con la speranza che queste siano utili a ripensare i compiti e le responsabilità dei Commissari.
E’ mia intenzione, in questo presente contesto, considerare ciò che costituisce la dinamica della comunicazione. Infatti la civiltà globale odierna, che fa della trasmissione delle informazioni il punto di forza essenziale per la gestione del potere economico (innanzitutto), politico, tecnico ecc., ci obbliga ad una consapevolezza viva della importanza della comunicazione, delle sue esigenze e conseguenze, anche per il nostro campo di azione.
L’informazione che noi trasmettiamo (riguardo ad es. l’importanza dei Luoghi Santi per il cristiano o la situazione sociale di Israele-Territori palestinesi), è efficace quando la comunicazione è efficace. Raggiungiamo cioè lo scopo (ad es. smuovere i pellegrini o aprire il portafoglio dei fedeli) nella misura in cui siamo convincenti nei nostri argomenti, conosciamo i nostri interlocutori, coinvolgiamo le persone, usiamo linguaggi e mezzi adeguati, ecc.
Mi permetto dunque di offrire spunti di riflessione seguendo un semplice schema, pensando che ne esso favorisca la chiarezza.
Possiamo considerare il funzionamento della comunicazione in tale modo: il mittente invia un messaggio ad un destinatario utilizzando un certo mezzo.
Diamo contenuto allo schema.

1. Il mittente è il Commissario
Gli attuali Statuti generali dell’Ordine (2004), riprendendo e un poco ampliando le Costituzioni generali del 1973 (art. 139), elencano in questo modo i doveri e i compiti dei Commissari: “promuovere nel loro territorio la conoscenza, l’interesse e la devozione ai Luoghi Santi, nonché organizzare pellegrinaggi verso i medesimi. (…) raccogliere aiuti, nel loro territorio, a norma del diritto particolare, per incrementare l’attività apostolica e lo sviluppo delle opere di Terra Santa” (art. 70 §2).
Circa l’ufficio dei Commissari e la conduzione dei Commissariati, gli Statuti generali rimandano alle Costituzioni generali e agli Statuti senza altra specificazione (§3).
Gli Statuti della Custodia, cap. III, art. 4 (1999) sono più descrittivi. Oltre a quanto dicono le Costituzione generali del 2004, aggiungono: “la celebrazione della Giornata; l’attivazione della propaganda per mezzo della stampa e altri mezzi di comunicazione sociale”.
Una precedente ampia trattazione si trova nella Lettera circolare n. 9 del 19 marzo 1979, del Custode fra Maurilio SACCHI. Sono passati da allora quasi 30 anni. Dalla pubblicazione della Lettera del Padre Sacchi, agli Statuti della Custodia e alle Costituzioni generali attuali, le condizioni della Custodia, della Chiesa, del mondo hanno subito non poche trasformazioni, così come ne sono mutate le esigenze. Sono persuaso che il nostro Convegno saprà dare il suo contributo al governo della Custodia nell’elaborazione (in atto) di Statuti peculiari dedicati alla descrizione aggiornata della figura del Commissario.
Molto sinteticamente, spetta ai Commissari promuovere, organizzare e raccogliere. Questi tre doveri e compiti sono raggruppabili sotto il titolo “comunicazione”, nel senso che essa può comprendere un’ampia serie di azioni tra le quali appunto la promozione dei Luoghi Santi, l’organizzazione di pellegrinaggi e la raccolta di aiuti.
A questo proposito allora, domandiamoci: la figura e l’attività del Commissario possono ancora essere le stesse dei tempi passati? Voglio dire: l’attuale stato delle Province dell’Ordine fino a quando potrà assicurare un frate Commissario? La restrizione numerica e le nuove esigenze non impongono un ripensamento non solo delle attività, ma anche della figura stessa del Commissario (deve rimanere necessariamente un frate? non potrebbe essere un laico, come lo era agli inizi?), della composizione dei Commissariati (più laici coinvolti in modo diretto e responsabile), ecc.? Diceva PAOLO VI che l’attività dei Commissari “tanto benemerita nel passato, ci sembra tuttora valida e funzionante” (Nobis in animo, 25 marzo 1974). Ciò non evita che a 32 anni di distanza ci poniamo domande sulla validità e la funzionalità dei Commissari…

2. I destinatari della nostra informazione chi sono o chi dovrebbero essere?
La prima e spontanea risposta è: gli ex pellegrini che, a seguito dell’esperienza fatta una o più volte in Terra Santa, desiderano mantenere contatti di conoscenza e di aiuto. Sono poi quei cristiani a cui ci rivolgiamo in occasione delle Giornate o di conferenze. Tutti costoro sono destinatari con cui abbiamo un contatto diretto, anche se non ravvicinato.
Esiste però una folla di cristiani, anche non praticanti, che per ragioni culturali o religiose o semplicemente politiche, hanno interesse a conoscere più da vicino la complessa realtà della Terra Santa (da loro forse chiamata “Israele” o “Palestina”). In questi anni ho incontrato non poche persone di questo genere, dalle quali mi sono state rivolte domande importanti, e spesso aiuti consistenti, e con le quali mantengo rapporti di amicizia legata alla Terra Santa. Oggi, questo secondo gruppo di cristiani costituisce un bacino ampio e frastagliato a cui dobbiamo attenzione.
Non possiamo poi dimenticare le istituzioni: mi riferisco a centri culturali e di studio, associazioni ecc. (ecclesiali e non) che per ragioni più diverse desiderano essere informati e aggiornati su quel mondo mediorientale. E’ nostro dovere saper comunicare con tutti loro.

3. Il messaggio
Il messaggio che siamo chiamati a lanciare è oggi più difficile e complesso di quanto lo fosse di ieri. Ovviamente, esso deve fare i conti con la composita realtà dei destinatari, reali e potenziali. Non può più essere solo un messaggio pietistico, che, facendo leva sulle emozioni di fronte a fatti di povertà ed indigenza, fa muovere le mani verso il portafoglio. Nemmeno può essere solo un messaggio devozionale, anch’esso diretto a suscitare emozioni religiose per motivare aiuti o pellegrinaggi. Quali aspetti dobbiamo dunque considerare per la costruzione del nostro messaggio?
a. Riflettere seriamente su che cos’è la Terra Santa significa tenere presente che essa è, in primo luogo e per sua natura, una realtà teologica. Per noi cristiani, questa è data dalla storia che partendo dal padre Abramo, raggiunge Gesù – punto ultimo dell’abbassamento di Dio – e la Chiesa primitiva – punto di partenza della diffusione del vangelo. La realtà teologica, prima che per noi e accanto a noi, tocca gli ebrei. Se con loro condividiamo le radici nel padre Abramo e lo scandalo della separazione sinagoga-chiesa, da loro divergiamo sulla interpretazione di Gesù di Nazareth. Anch’essi hanno, come noi, un punto di svolta nella storia a partire dal I-II secolo: la caduta del Tempio e la distruzione di Gerusalemme; da quel tempo il Giudaismo si trova obbligato ad assumere una nuova configurazione. Infine, la realtà teologica riguarda i musulmani. A partire dal VII secolo, Gerusalemme è per loro un riferimento religioso essenziale, legato agli ultimi giorni del Profeta.
È con piena ragione che si cita il Salmo 86,6: “tutti là sono nati”. Gerusalemme è davvero il luogo di nascita innanzitutto degli ebrei e dei cristiani, ma per il mistero di salvezza cosmica, lo è in qualche modo per tutta l’umanità.
Per noi cristiani, alla realtà teologica l’aspetto ecumenico della Terra Santa appartiene in maniera emblematica. Nella terra in cui la chiesa di Dio dovrebbe emanare il suo splendore sacramentale, la luce è di fatto offuscata da divisioni e bisticci secolari vissuti con passione in nome di Cristo. La chiesa di Gerusalemme è così il simbolo del faticoso cammino terreno a cui essa è chiamata per realizzare l’unità invocata da Gesù nella passione (Gv 17).
La realtà teologica della Terra Santa, ribadita, annunciata e spiegata ai nostri destinatari, precede ed accompagna l’esposizione della realtà religiosa, sociale e politica.
b. Gli aspetti religiosi della Terra Santa devono riguardare innanzitutto il cristianesimo (nelle sue varie composizione confessionali), ma in prospettiva interreligiosa; anch’essi sono così emblematici in questo angolo di mondo. A mio parere, il significato cristiano (o giudeo-cristiano) ed anche ebraico e musulmano della Terra Santa necessita di essere urgentemente recuperato appunto in quanto premessa fondante ogni altra argomentazione si voglia presentare.
Gli aspetti religiosi toccano sia la vita quotidiana dei cristiani (le “pietre vive”) – inquadrata nelle istituzioni parrocchiali, ecc. – sia i Luoghi Santi (le “pietre di pietra”). Nel primo caso, si inserisce l’invito a farsi solidali con la Chiesa Madre, mediante l’invio di aiuti (cfr. Gal 2,10 6,10; 1Cor 16,1-4; 2Cor 8,1-9,15; Rm 15,25-28; At 11,29-30 24,17) indirizzati a persone e strutture (chiese, scuole, ecc.) e mediante il contatto di conoscenza in occasione di un pellegrinaggio. Nel secondo caso, la catechesi e la devozione trovano ambiente, tempo e condizioni privilegiati per nutrire la fede dei nostri cristiani.
c. La realtà sociale, politica ed economica molto spesso costituisce un interesse molto forte. E’ il versante forse più difficile per noi da conoscere e da comunicare. Sappiamo bene che i grandi mass media (giornali e televisioni) sono spesso parziali e tendenziosi nei loro messaggi. Ritengo che per reperire una corretta informazione circa questi ambiti la nostra fatica è cercare e trovare le fonti adeguate, quelle cioè che offrono anche altre angolazioni di lettura dei fatti. La realtà sociale e politica in Israele-Territori palestinesi non si riferisce solamente alle questioni legate, per es., alle composizioni etniche, ai flussi immigratori ed emigratori, ai fenomeni terroristici e militari, alle scelte delle diverse Autorità governative. Vi è infatti in Israele e nei Territori Occupati una varietà grande e ricca di associazioni (per es. Parents Circle, B’Tselem, Rabbis for Human Rights, Windows) che conducono assai valide iniziative di educazione, di solidarietà e di conoscenza per la costruzione di una società più giusta, più rispettosa dei diritti, più pacifica. È un vero peccato che di questo si parla poco o niente affatto

4. I mezzi da noi utilizzabili nella comunicazione
a. La predicazione (per es. nelle “Giornate”) continua ad avere tutta la sua validità. Essa ci permette di trasmettere il nostro messaggio a molti cristiani, la grande maggioranza dei quali mai hanno visitato la Terra Santa. La predicazione è un’ottima occasione per una breve catechesi sui Luoghi Santi, radici della nostra fede; per sollecitare la solidarietà e raccogliere aiuti necessari alla Custodia per sovvenire alle necessità dei cristiani, dei santuari e delle istituzioni. Secondariamente, è anche un’occasione per informare sullo stato sociale della Chiesa di Terra Santa.
Le conferenze da noi organizzate o alle quali siamo invitati ad intervenire in virtù del nostro ruolo speciale e della particolare competenza acquisita attraverso la formazione, l’informazione e l’esperienza concreta in loco, ci mettono a contatto con persone di estrazione più diversa, i cui interessi possono spaziare dal religioso al sociale, dal politico al culturale. La partecipazione a queste iniziative richiedono un impegno a volte non indifferente nella preparazione personale e, nel caso, nella organizzazione. Esse sono tuttavia occasioni privilegiate per uscire dall’ambito strettamente ecclesiale e dare così voce pubblica alla Terra Santa.
b. Le riviste. La Custodia possiede, dal 1921, una voce ufficiale: Terra Santa, edita in italiano, spagnolo, inglese, francese, polacco e arabo. Nel tempo la rivista ha vissuto i suoi alti e bassi, senza però mai perdere la sua autorevolezza informativa. Ci si deve domandare comunque quante paia di orecchi ha raggiunto questa voce e a quale costo economico.
L’attuale governo della Custodia, fin dagli inizi del suo mandato (2004), ha voluto fortemente prendere in mano l’argomento riviste. Così, dopo numerose e attente valutazioni, esso ha deciso di procedere ad un radicale rinnovamento dell’edizione italiana di Terra Santa, incaricando allo scopo il giornalista sig. Giuseppe CAFFULLI quale Direttore responsabile della rivista [Editor] (11 marzo 2005) e fra Giorgio VIGNA, Commissario di Torino, quale Direttore editoriale [Publisher] (11 aprile 2005). Tali incarichi sono svolti nelle Edizioni Terra Santa, la società editoriale con sede a Milano, aperta con atto notarile il 6 giugno 2005, che cura la pubblicazione. L’edizione italiana del periodo bimensile Terra Santa (di 68 pp.) si presenta ora con una veste tipografica completamente nuova, come nuova è anche l’impostazione editoriale. L’intendimento della novità è quello di offrire un “prodotto” più moderno e più articolato ad un pubblico di cultura media e medio-alta, non necessariamente di fedeli, per una conoscenza approfondita della complessa realtà della Terra Santa. Dalla comparsa del primo numero (gennaio 2006) ad oggi (20 ottobre 2006), dopo la pubblicazione del n. 5, gli abbonati reali sono 2.085; è nostra speranza raggiungere al 31 dicembre la quota 2.500 abbonati… Attualmente la diffusione per ogni numero della rivista avviene in circa 10 mila esemplari. Oltre agli abbonati, viene inviata a tutti i vescovi delle diocesi italiane, ai nunzi del Medio Oriente, ai dicasteri vaticani più vicini per competenza alle tematiche della Terra Santa, ad una serie di istituzioni culturali ed ecclesiali, ad un gruppo di giornalisti vaticanisti e di specialisti dell’informazione religiosa, agli uffici della Cei che si occupano di cultura, comunicazioni sociali e pellegrinaggi, ad un gruppo di operatori nel settore del turismo religioso. Infine, per ogni uscita, i padri Commissari ricevono copie della rivista per propaganda e per finalità legate all’animazione per la Terra Santa.
Ogni numero della rivista è poi inviato ad una quota di indirizzi come copia saggio. Attraverso questa promozione abbiamo raccolto centinaia di nuovi abbonamenti. Un dato interessante e che fa ben sperare: su 2.085 abbonamenti raccolti fino ad ora, ben 1.401 sono nuovi.
Mi risulta che il processo di rinnovamento delle riviste toccherà gradualmente anche le edizioni in altre lingue. L’edizione francese ha già visto qualche cambiamento, mentre la nuova edizione inglese vedrà la luce col 2007.
Nello stesso contesto di rinnovamento deciso dalla Custodia, anche il bollettino esclusivamente italiano Eco di Terra Santa ha subito una radicale trasformazione. Ora esso si presenta come un giornale di 16 pp., in formato tabloid, che intende rivolgersi ad un pubblico più vasto e più “semplice” (costituito in gran parte da ex pellegrini), con una informazione breve e di ampio respiro sui fatti di Terra Santa. Ad oggi (20 ott. 2006), dopo la pubblicazione del n. 8/2006, gli abbonati reali sono 3.004 (il primo numero di Eco è comparso nel settembre 2005). A questo dato va aggiunta la personalizzazione che viene fatta per il Commissariato dell’Emilia Romagna (3.085 copie) e per il Commissariato della Sardegna (6.071 copie). La diffusione di Eco di Terra Santa è attualmente di circa 44 mila copie mensili (per 10 numeri). L’invio tocca praticamente moltissime parrocchie, oltre a centinaia di comunità religiose sparse in Italia.
Oltre agli abbonamenti raccolti e alle copie vendute tramite la personalizzazione (Emilia Romagna e Sardegna), circa 700 benefattori hanno inviato offerte che non riguardano le attività editoriali e che sono state pertanto inviate direttamente alla Custodia. Altri si sono rivolti a noi per acquistare Guide di Terra Santa (circa un migliaio di persone). Insieme ai Commissariati regionali (che ricevono ogni mese ciascuno tra le 50 e le 150 copie del giornale per propaganda), anche alcune agenzie di turismo religioso e alcuni uffici diocesani per la pastorale del Turismo (Milano, Torino e Napoli) collaborano alla diffusione di Eco tra i pellegrini.
Devo dire che ambedue le pubblicazioni (Eco di Terra Santa e Terra Santa) sono state salutate molto favorevolmente dai lettori italiani; le osservazioni negative sono state proporzionalmente molto poche.
c. Il sito web. Oggi nessuna istituzione può fare a meno di questo mezzo di comunicazione. Mentre è in atto lo studio del rinnovamento del sito ufficiale della Custodia (www.custodia.org), un nuovo sito italiano ha fatto la sua comparsa nell’aprile 2006 (www.terrasanta.net). È il media elettronico che le stesse Edizioni Terra Santa hanno affiancato alle riviste stampate. Lo scopo di questo mezzo di comunicazione è quello di raggiungere un pubblico più vasto possibile, mediante la pubblicazione di notizie quasi giornalmente aggiornate e la ripresa di parte del materiale comparso nella rivista Terra Santa. Nel solo mese di settembre 2006 i contatti, dall’Italia e dall’estero, sono stati 3.576 (11.821 dall’apertura, metà aprile). Questo numero dimostra la buona funzionalità del sito. Sono state decine le richieste di copie saggio e le richieste di informazioni sulla Terra santa pervenute in redazione attraverso il sito internet.
È auspicabile che anche ogni singolo Commissariato abbia il proprio sito web, a servizio della sua regione. Al momento, sono ben pochi i Commissariati che dispongono di tale mezzo di comunicazione (Parigi, per la lingua francofona; Werl, per la lingua tedesca; Cracovia; Slovenia; Washington; Malta; in Italia: Bari, Napoli, Torino).
Siti web e riviste stampate possiedono potenzialità enormi. I siti sono facilmente leggibili da un pubblico più disparato e geograficamente distribuito in tutto il mondo. L’unico limite di accesso può essere dato dalla lingua in cui è scritto, mentre d’altra parte il suo utilizzo è in continua diffusione. In Italia, e forse anche in altri Paesi, siti internet e riviste specificamente dedicate alla Terra Santa non esistono, se non quelle curate da noi. Possiamo dire di avere l’esclusiva del prodotto! L’esperienza delle Edizioni Terra Santa di Milano (che, oltre a centro editoriale, vuole essere anche centro culturale a servizio della Terra Santa) mostra che riviste e sito sono un’efficiente mezzo informativo su fatti, eventi, e persone; sono una buona opportunità formativa religiosa, spirituale e culturale; sono anche un buon mezzo di invito alla solidarietà (una discreta somma è stata inviata a più riprese alla Delegazione di Roma, e sono state fatte conoscere diverse iniziative di carità) e di pubblicità dei pellegrinaggi. Di tutto questo abbiamo abbondanti riscontri.
La produzione di tali mezzi ha i suoi costi, finanziari e di personale. Siamo tuttavia persuasi che la loro validità, attualità ed unicità giustificano un ragionevole quanto doveroso investimento per un prodotto che, adeguatamente confezionato, non mancherà mai di fruitori.

Conclusione
La Custodia di Terra Santa ha il dovere urgente di dare attenzione alla comunicazione, investendo, per quanto possibile, le energie appropriate.
I Commissari, che sono i rappresentanti e la mano operativa nel territorio del mondo per conto della Custodia sono chiamati oggi a una nuova consapevolezza dei loro compiti. Una comunicazione efficace permette loro di promuovere, organizzare e raccogliere con migliori risultati in termini di qualità e di quantità.
Come Commissari non dobbiamo temere di dare del nostro tempo alla formazione permanente e di ricorrere all’aiuto di persone esterne fidate e competenti.
Non dimentichiamo che i Commissari – qualunque sia la loro fisionomia (religiosa o laica) – hanno un ruolo molto rispettato, e l’autorevolezza di cui godono apre non poche porte.
Anche per noi dunque le sfide mentali ed operative non mancano: forse con un po’ di coraggio saremo in grado di rispondere sempre meglio alle esigenze della Custodia e della Chiesa, i nostri datori di lavoro.

fra Giorgio M. VIGNA OFM

Commissario di Terra Santa Torino (Italia)

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