Il Commissario
di Puglia e Molise racconta la storia della sua vocazione nata
sotto il manto della Vergine e l'amore per la Terra Santa.
Padre Pio ti sciorina
il suo biglietto da visita tutto singolare e non puoi fare a
meno di sorridere: «Classe 1931, frate minore, sacerdote,
musicista, teologo, dottore in Scienze naturali, radioamatore e
geometra».
Ma non è vanagloria.
«Tutto serve per dare lode e gloria al Signore che si serve dei
semplici e degli umili per compiere le sue meraviglie», aggiunge
subito. «Chi ha ricevuto dei doni, deve metterli al servizio del
regno di Dio».
Padre Pio D'Andola è
Commissario di Terra Santa delle Puglie e del Molise. La sede si
trova presso il convento della Madonna della Vetrana a
Castellana Grotte, provincia di Bari, un luogo che d'estate si
colora di verde e di fiori. «La Puglia - attacca subito - è
terra privilegiata e benedetta. San Francesco, tornando dal suo
viaggio in Terra Santa, sbarcò a Brindisi per passare dalla
grotta dell'arcangelo Michele sul Gargano. La sua particolare
benedizione ha permesso il fiorire di tante vocazioni alla vita
francescana con l'amore particolare per la terra del Signore».
Ma chi è padre Pio D'Andola? «Il mio vero nome è Gaetano.
Volturino, il mio paese d'origine, si trova a circa 750 metri
d'altitudine, sulla strada che porta da Foggia a Campobasso.
Quando ero bambino credo contasse poco più di mille abitanti.
Come si usava allora, la mia famiglia era conosciuta con un
soprannome: "quelli dell'8 settembre". Eravamo talmente numerosi
da ricordare la lunga serie delle statue dei santi che
accompagnavano la solenne processione della Madonna che si
faceva in occasione della Natività di Maria. Anche per questo
sono particolarmente devoto alla mamma di Gesù. Papà faceva il
sarto e aveva un negozietto di merceria. Non mancava mai alla
messa. Posso dire con certezza che la mia chiamata a seguire
Gesù è passata dalla vita, dalla fede, dalla voce di papà Pa
squale».
La svolta nella vita di
Gaetano arriva una sera, dopo il vespro. E ha l'aspetto e il
saio ruvido di un frate. «Padre Giacomo Melillo, ora 92 anni e
ancora lucidissimo, passeggiava quella sera nei pressi di casa
mia. Mio padre lo salutò e bastò un suo sorriso per soggiogarmi.
Il 9 ottobre del 1941 entravo nel Collegio serafico di Ascoli
Satriano (Foggia), dove mi accolse proprio padre Giacomo. Tempo
qualche mese e mi accorsi, come capitò anche a padre Agostino
Gemelli, di essere nato francescano».
A quindici anni («su un
carretto trainato da un mulo») Gaetanino, come lo chiamavano,
raggiunge il noviziato dei frati minori a Casacalenda
(Campobasso). Affascinato dalla figura di Papa Pacelli, il
ragazzo di Volturino sceglie come nome religioso quello del
grande Pontefice. «Qualche anno dopo sono passato al convento di
San Matteo apostolo a San Marco in Lamis, vicino a San Giovanni
Rotondo, dove allora viveva il frate stigmatizzato del Gargano.
Furono tanti e toccanti gli incontri con padre Pio. Una volta,
in un bellissimo dialetto paesano, mi apostrofò così: "Ah!
mbè, guagliò: pùrtete buono e num me fa' scumparì, sennò càgnete
nomme" ("Ah bè, ragazzo! Comportati bene, e non farmi fare
brutta figura. Piuttosto, càmbiati il nome!"). Ora so che la
brutta figura la farei io: lui è san Pio mentre io sono soltanto
padre Pio». Dopo l'ordinazione sacerdotale, padre D'Andola si
laurea in Scienze naturali, diventa radioamatore e consegue il
diploma di geometra. E poi il lavoro con i giovani francescani
in formazione, perché con i ragazzini il vulcanico padre ci ha
sempre saputo fare.
Nel 1985 avviene la
seconda svolta nella sua vita: il primo viaggio in Terra Santa.
«Mi sono innamorato di tutto ciò che si riferisce a quella terra
benedetta e martoriata. Da allora collaboro strettamente con la
Delegazione di Roma, sia per la guida di pellegrini, (cento i
gruppi guidati, per oltre tremila pellegrini) sia per
l'organizzazione logistica di programmi. Ma anche da geometra e
radioamatore mi sono dato da fare: ho passato diversi mesi sia a
Nazareth che a Gerusalemme per sistemare impianti di
amplificazione in chiese, impianti tivù e collocazione di cavi
per Internet nello Studium Biblicum Franciscanum». Oggi
attorno al Commissariato delle Puglie ruotano anche gruppi di
volontari: «Insieme a loro mi reco in Terra Santa a potare gli
alberi, a sistemare impianti elettrici e idrici, a realizzare
opere murarie. Il daffare non manca».
Il lavoro del frate
«dell'8 settembre» si muove oggi soprattutto sul versante
dell'animazione: «Si fa sempre più pressante il bisogno di
stimolare nuove vocazioni di giovani per la Terra Santa. E gli
stessi pellegrini che ne hanno fatto esperienza, potranno
aggiungere e raccontare la gioia di avere riscoperta la fede,
rivivendola nel pellegrinaggio della vita».
Giuseppe Caffulli per
Eco di Terra Santa
TORNA
AI PROFILI
|