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Intervista a fra
Wladyslaw Brzezinski OFM,
Presidente del Santo Sepolcro a Gerusalemme
Wladyslaw
Brzezinski, Presidente del Santo Sepolcro a Gerusalemme
In questa intervista a ZENIT, fra Brzezinski racconta in
particolare la vita della piccola comunità dei frati minori
ospitata all'interno della Basilica del Santo Sepolcro nei
giorni del Triduo pasquale.
La vostra è una vita un po' nascosta,
come quella a cui anelava Charles de Foucauld, un altro grande
devoto della Terra Santa.
Brzezinski: Sì, infatti spesso i pellegrini si chiedono
cosa facciamo qui. In realtà siamo tutt'uno con la Basilica. Una
comunità che vive proprio qui dentro. Il nostro servizio è
innanzitutto la preghiera. Ma in questo
santissimo luogo dove è la Tomba del Signore e il luogo della
sua crocifissione, anche la sola presenza è preghiera.
Siamo a servizio dei pellegrini in tutto, principalmente per la
liturgia. La nostra qui è la preghiera di una piccola comunità
francescana, in rappresentanza di tutta la Chiesa cattolica. Ma
possiamo dire che la vicinanza al Santo Sepolcro crea una
comunità che si allarga ai greci, agli armeni e ai copti.
Qual è l'esperienza della orazione
notturna?
Brzezinski: Quando la sera si chiude la Basilica,
sperimentiamo la forza della preghiera nella solitudine. Fino
alle 11 di notte è il nostro turno di orazione personale
nell'edicola del Santo Sepolcro. E' il momento più bello. E
allora anche le pietre parlano. Qui il
Signore per te è morto, qui per te è risorto. Lui ci parla
personalmente, non è questione di abitudine. E' un
dialogo che si prolunga nel sonno, quando senti il tintinnio
delle campanelle delle liturgie dei greci o degli armeni.
Ma non vi sentite separati dal mondo?
Brzezinski: No, questa è la nostra vita, che ci
permette di presentare al Signore migliaia di intenzioni che ci
vengono richieste durante il giorno dai pellegrini o che ci
giungono dai benefattori. Preghiamo per tutta la Chiesa, per il
Custode, per il Patriarca. Le persone sentono che attraverso
questo servizio orante siamo molto vicini a loro.
Siete voi a scegliere di venire qui?
Brzezinski: Prima tutti i frati che venivano in Terra
Santa per servizio dovevano stare qui per un anno, ma poi la
situazione è cambiata per molti motivi. Qui la vita non è
facile, ci sono orari molto particolari, e bisogna anche essere
forti psichicamente perché si dorme poco. Alle quattro e mezza
di notte iniziano le nostre liturgie nell'edicola
dell'Anastasis. Di fatto per dormire ci sono solo due ore. Ma
spesso è difficile addormentarsi, più che altro ci si riposa da
svegli, prima che suoni di nuovo la campanella. Quando poi ci
sono feste o solennità la liturgia è più lunga perché cantiamo
accompagnati dall'organo. Si sta molto al chiuso; in Basilica è
quasi buio, e anche in convento, nelle nostre stanze e nel
corridoio entra poca luce, perché sopra ci sono tre moschee. Il
convento è stato costruito 60 anni fa e prima la vita per i
frati era più dura. Siamo di servizio 5 settimane consecutive,
intervallate da una di riposo. E poi si ricomincia da capo. Non
è una vita adatta a tutti. C'è una chiamata particolare per
stare qui. Noi comunque lo sentiamo come un privilegio, a
servizio degli altri.
Come potete resistere?
Brzezinski: Mi ricordo che quando venni qui la prima
volta come pellegrino rimasi negativamente colpito da questo
luogo. Andai in convento, e dissi al mio confratello che serviva
in Basilica: "Come può vivere qua, lei è santo oppure è pazzo!
Ci sono tantissimi luoghi in Terra Santa più belli, che sembrano
più adatti alla meditazione, come il lago di Tiberiade o il
Tabor. Perché ha scelto di venire qui?". Poi ho capito.
Oggi respingiamo da noi l'esperienza del
calvario e la realtà della tomba. Perché devi servire,
soffrire per gli altri? Tutta la cultura intorno a noi ci dice
che questa è una pazzia. Eppure il Signore
ha sofferto proprio in questo luogo per noi, perché ci ha amato
immensamente. Ho capito ed ho chiesto di venire qui
anch'io. Sono due anni e mezzo che servo in Basilica. P.
Gabriele, italiano, è qui da sette anni, P. John, ghanese, da
nove anni; P. Angelo, dal Giappone, è qui da 10. E'
sorprendente. Per quanto mi riguarda posso dire che senza la
preghiera, senza la vita comunitaria, so che non potrei
resistere per più di due mesi.
Ci
sono altre comunità che vivono all'interno della Basilica?
Brzezinski: I greci hanno il loro patriarcato collegato
alla Basilica, ma distante: qui loro, come gli armeni e i copti,
hanno piccole stanze in galleria, per riposare. Gli etiopi non
hanno questa possibilità, sono fuori dallo status quo. Solo noi,
i latini, abitiamo qui; qui abbiamo il nostro convento, dentro
la Basilica; inoltre siamo la comunità più estesa, perché siamo
in dieci.
Anche la chiusura della Basilica
avviene secondo un preciso rito?
Brzezinski: Sì, devono essere presenti i rappresentanti
delle tre comunità, cioè dei greci, dei latini e degli armeni -
i copti e gli etiopi non rientrano nello status quo, cioè negli
accordi che regolano la presenza nella Basilica - e se mancasse
un rappresentante non si potrebbe chiudere. Le chiavi della
basilica sono in mano ad una famiglia musulmana dal 1180. Non
sono padroni della Basilica, ma si ritengono un poco tali solo
per questo, e così quando arrivano personalità importanti sono
sempre presenti.
Come sono i rapporti con le altre
comunità cristiane?
Brzezinski: E' una storia lunga che ha avuto momenti
difficili. Ma da quando è cambiato
il Patriarca greco (ortodosso), cioè con il nuovo
Patriarca, Theophilos III, i nostri rapporti
sono molto migliorati. Ci incontriamo, parliamo insieme
di tanti problemi. Spesso li invitiamo da noi a prendere un
caffè o per un piccolo rinfresco. Abbiamo capito che insieme
siamo come un candelabro, una luce a cui tutti guardano, e
questo è molto importante.
Quindi dovete anche comportarvi con
una certa diplomazia...
Brzezinski: Dobbiamo soprattutto rispettare gli orari
stabiliti. Questo orario è fissato dallo status quo e
sottoscritto dalle tre comunità e cioè la latina, la greca e la
armena. Dobbiamo rispettarlo. Lo status quo è molto preciso,
regola tutti gli orari nei minimi dettagli: anche nel caso che
la Pasqua capiti per tutte e tre le comunità lo stesso giorno. I
regolamenti sono una cosa buona, solo richiedono il rispetto.
Questo è stato fissato nel 1756, sotto il dominio dei Turchi, e
firmato.
Una situazione non sempre facile...
Brzezinski: Si deve capire la loro mentalità: se non
sei presente nel tempo prestabilito, significa che non ti serve,
non ti interessa e quindi non ti spetta più. Ma detto questo, si
deve anche riconoscere che oggi la situazione è molto
migliorata, anche se a volte, purtroppo, le spiegazioni delle
guide restano legate a storie di vecchi scontri.
Un esempio di miglioramento?
Brzezinski: Era abituale, durante la processione
quotidiana sul Calvario, il segno di gentilezza di inchinare la
testa verso il greco che sta al Calvario, per ringraziare. Ma
adesso vado a stringergli la mano. E' un segno di comunione più
forte che aiuta anche i pellegrini.
Allora si può dire che l'ecumenismo
inizia in questi luoghi e con questi piccoli gesti?
Brzezinski: Penso che se un pellegrino partecipa alla
veglia notturna sperimenta una comunione nuova. A volte ho
sentito qualcuno raccontare: "Quel sacerdote greco è stato
veramente gentile con me. Mi ha dato da bere, la benedizione,
l'olio santo". L'ecumenismo è, alla fine, riconoscersi fratelli,
e questi gesti sono una testimonianza di rapporti buoni e
sinceri. In questo clima spesso ci scambiamo l'abbraccio di
pace. C'è una vita spirituale intensa quando si chiude il
portone. La veglia poi è una cosa speciale. Perché qui la
liturgia è una cosa unica, in questo luogo è sempre così, è il
frutto di una tradizione millenaria.
Dunque una liturgia che dura 24 ore
su 24...
Brzezinski: Proprio così, infatti anche quando siamo in
parlatorio sentiamo i pellegrini cantare. In refettorio c'è una
piccola finestra che si affaccia sulla cappella del Santissimo
Sacramento... se vado in sala tv, che si trova accanto alla
Basilica, sento tutto. E se apro la porta della galleria arriva
il profumo di incenso. Per esprimermi con un'immagine, siamo
come un nido sul muro della Basilica, sull'edicola del S.
Sepolcro.
Durante la Quaresima, oltre alle
celebrazioni liturgiche diurne, anche la liturgia notturna nel
Santo Sepolcro è più ricca?
Brzezinski:Sì, ad esempio ogni sabato di Quaresima in
Basilica si svolge una veglia che riunisce la Comunità
francescana di San Salvatore insieme a religiosi, fedeli e
pellegrini. I francescani con a capo il padre Custode portano
l'Evangelario processionalmente nella Cappella dell'Apparizione
di Gesù Risorto alla Madre. Qui si svolge la veglia quaresimale
durante la quale si cantano le salmodie dell'ufficio e delle
lodi.
Qual è la particolarità di questa
liturgia notturna
Brzezinski: Il culmine della veglia domenicale è parte
tipica della liturgia gerosolimitana: è la Memoria
Resurrectionis. Al canto del "Benedictus" l'assemblea lascia in
processione la Cappella e con ceri accesi - simboli della luce
di Cristo Risorto - compie un giro intorno al "Sepolcro
glorioso" del Signore, mentre il padre Custode porta
l'Evangelario e i diaconi lo incensano copiosamente. Durante il
canto del "Benedictus" si ripete l'antifona: "Un angelo del
Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose
a sedere su di essa. Alleluia. Alleluia". Il canto di questa
antifona pasquale anche durante il tempo di Quaresima è in
continuità con quanto testimonia la pellegrina Egeria.
Dunque un rituale molto antico?
Brzezinski: Sì, si può dire che i francescani qui
rivivono ciò che Egeria scriveva della comunità cristiana di
Gerusalemme ormai sedici secoli fa. La liturgia è stata
rinnovata in seguito alla riforma del Concilio Vaticano II,
tenendo presenti le antiche fonti liturgiche della Chiesa di
Gerusalemme. Per questo i vari momenti della liturgia antica
testimoniati dai primi resoconti dei pellegrini furono
recuperati.
La Memoria Resurrectionis è voluta
perché, secondo l'espressione di Egeria, tutto sia "adatto al
giorno e al luogo" (aptus diei et loco), cioè la liturgia e la
preghiera facciano sempre presente l'evento della salvezza che
nei santuari di Terra Santa è custodito.
La solenne liturgia della veglia
quaresimale, seguendo fedelmente le testimonianze antiche, ha
così un
forte carattere pasquale?
Brzezinski: Sì infatti a Gerusalemme, nella Basilica
della Risurrezione, è sempre Pasqua del Signore. Quando la
processione arriva davanti all'edicola, il padre Custode con
l'Evangelario entra all'interno, dove si compie l'incensazione
della Tomba vuota e del Vangelo collocato su di essa.
L'assemblea attende fuori, ai due lati, l'uscita gloriosa del
Vangelo dall'Edicola. Questo rito solenne rappresenta
simbolicamente la Resurrezione di Cristo. Sulle note dell'organo
e proseguendo il cantico biblico del Benedictus "visitabit nos
oriens ex alto" la processione ritorna alla Cappella
dell'Apparizione dove viene proclamato il Vangelo della
Risurrezione. La Veglia si conclude con l'incensazione del
Vangelo, e la benedizione fatta innalzandolo sull'assemblea. Nel
luogo dell'avvenimento storico della Resurrezione si fa sempre
memoria della Pasqua. A Gerusalemme il Sepolcro vuoto è segno
del compimento del mistero pasquale. Oltre
alla Tomba vuota, lo proclama il Vangelo e continua a farlo
presente in ogni tempo anche la liturgia e l'orazione della
comunità del Santo Sepolcro: il Signore è veramente risorto.
Sara Fornari
Agenzia Zenit
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