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di Stefano Maria Chiari

Benedetto XVI 265° vescovo di Roma e papa
della Chiesa cattolica
ci dà l’opportunità di affrontare un serio problema: quello
relativo alla figura e al ruolo del «Papato» nella fede
della Chiesa.
L’argomento, oltre ad essere delicato ed ostico ad un tempo,
funge da discrimine importante, capace di connotare la vera
fede cattolica e distinguerla dalle false interpretazioni
del protestantesimo e delle chiese ortodosse.
In primo luogo, occorre precisare: il Papato è ruolo voluto
e pensato da Cristo stesso.
Troppi e troppo chiari, a meno di procedere con sofistico
ragionare, gli argomenti testuali presenti nei santi
Vangeli.
L’investitura di San Pietro, quale roccia visibile che fonda
la Chiesa, detentore delle chiavi, che possono sciogliere e
legare, invisibilmente radicata in Cristo Gesù, comporta un
potere di giurisdizione universale (sugli agnelli e sulle
pecore), capace di confermare infallibilmente nella fede i
fratelli.
La ragione di tale «potere» è semplicissima.
Il Papa è funzionale proprio alla sopravvivenza della
Chiesa, la quale, perché voluta e fondata da Dio stesso,
deve essere necessariamente depositaria del vero e del
giusto, in grado di indicare sempre la via da seguire e
nella fede e nei costumi.
Questa Autorità è conferita a vantaggio del fedele
(chiunque) che voglia credere e che abbia intenzione di
fidarsi di Dio; a vantaggio di colui che deve poter sapere
con certezza l’oggetto del proprio credere e la norma del
proprio agire (e deve possederne al contempo tutti i mezzi
realizzativi).
Questa esigenza ha origine dalla medesima infallibilità di
Dio.
Se è Dio, Colui che si rivela, non può farlo che
perfettamente (senza difetti), totalmente ed esaustivamente
(una volta sola per tutti i tempi).
La
Chiesa è la promessa indelebile di Dio all’uomo; è
l’effusione del cuore del Padre, che in Cristo redime e
salva l’umanità perdonata dal suo sangue grondante dalla
croce.
La Chiesa di Cristo, per essere veramente tale, deve poter
realizzare attivamente e fattivamente quello che Gesù stesso
realizzò; estensione misteriosa ma reale della sua Presenza;
attualizzazione del Mistero dell’Incarnazione: Dio con noi.
La Chiesa è lo stesso Gesù che partecipa di Sé chi a Lui si
accosti, volendo approfittare del suo sacrificio perenne ed
imperituro.
Non esiste il tempo per il fedele che viva nella Chiesa.
La cattolicità implica questo andirivieni continuo tra
presente e passato, che costituisce un attimo eterno ed
incancellabile, quello del Dio incarnato.
Il mistero dell’Incarnazione - proiettato al mistero della
croce e della resurrezione - raccoglie in sé l’apice della
donazione reale dell’Infinito al finito, del Creatore alla
creatura.
L’uomo chiunque che aderisca alla fede della Chiesa, sarà
uno in Cristo, pervaso dall’azione santificatrice dello
Spirito del Padre; partecipe, per grazia, della natura
divina.
Questo tesoro ricchissimo ed inesauribile, di perdono e di
divinizzazione, di purificazione e di santità, è posseduto e
contenuto in vasi di creta.
E’ all’uomo che Dio affida addirittura Gesù stesso.
«Questo è il mio corpo che è dato per voi».
Nessuno toglie la vita a Cristo, ma è Lui che la consegna
liberamente, per poi riprenderla di nuovo. Per questo la
Chiesa - pur essendo per definizione dello stesso simbolo
niceno-costantinopolitano, Santa, perché partecipe della
stessa santità di Cristo, suo capo e pastore; perché capace,
nonostante il peccato dell’uomo, di santificare ed irrorare
le anime del sangue di Cristo - è divina e divinizzante, ma,
al medesimo tempo costituita da uomini peccatori e
traditori: e nel novero di costoro rientra anche e a maggior
ragione la gerarchia ecclesiastica.
Del resto, nessuna sorpresa.
San Pietro, prima di «riaversi», pur avendo giurato e
spergiurato di morire per il maestro, piuttosto che
rinnegarlo, non ha atteso il canto del gallo né il
trascorrere dell’intera notte.
Gli altri hanno lasciato di sé l’immagine di una Chiesa
nascente veramente fragile e debole; continuamente esposta
ai capricci degli uomini instabili ed incoerenti.
Ma il mistero della croce va oltre.
Gesù è capace di
scrivere dritto su righe storte e di avvalersi di
quei pavidi signori - che poi però saranno uno con Lui e
daranno tutti (eccetto San Giovanni, sopravvisuto al
martirio) la vita per testimoniare la Verità, che essi erano
chiamati a custodire - e di rendere capace la sua sposa di
una bellezza estrema, senza ruga né macchia né alcunché di
simile.
Dov’è questa garanzia?
Dove si cela?
Proprio nell’infallibilità di Dio comunicata agli uomini.
E’ chiaro che una tale prerogativa deve poter prescindere
dall’arbitrio delle singole persone e risiedere proprio in
quell’assistenza promessa del Paraclito che sarà sempre con
gli apostoli (e i suoi successori).
In poche parole, quello di cui v’è necessità imprescindibile
è l’impossibilità di errare nella proclamazione della vera
fede e dell’autentica morale, non anche l’impeccabilità del
ministro o gerarca amministrante questi doni.
La storia della Chiesa ci conferma che Papi, vescovi,
cardinali, sacerdoti, religiosi si sono macchiati dei
peggiori peccati dell’umanità!
È sempre stato così dal principio: Giuda non era forse dei
dodici?
L’indegnità spirituale che si attaglia a tanto scandalo,
foriero di morte e di perdizione per chi volesse imitare un
tale insensato portamento, è comunque in modo esuberante e
palese sorpassato dalla chiarezza cristallina dai contenuti
della fede e dei costumi, sempre difesi e proclamati
nonostante tutto.
I Papi delle diverse famiglie, che, come caste, al potere si
azzuffavano per la conquista della soglia più potente e
prestigiosa, non «riuscirono» loro malgrado a dirottare la
barca di Pietro.
Il loro turpe modo di vivere non smentiva la ricchezza della
Buona Novella, piuttosto ne costituiva contrasto e
contraddizione evidente.
Il Pontefice ladro e lussurioso, avido ed impuro sarà stato
giustamente ripudiato in quanto uomo peccatore e traditore,
ma mai disobbedito in materia di verità.
Occorre precisare
altresì che la missione divinizzante della Chiesa
non implica soltanto la declaratoria certa di quel che si
debba credere e di cosa si debba fare per accedere alla vita
eterna, ma offre, sempre nonostante l’uomo, i mezzi per
ottenere questa salvezza.
La potenza dello Spirito Santo, nella Chiesa, opera a più
livelli (come l’anima che ne irradia forza e vitalità), e
realizza la promessa di Cristo, prescindendo dalla buona
fede dell’uomo.
La transustanziazione - ferma restando la conformità (che
tra l’altro si presume, all’esterno) all’intenzione della
Chiesa - si realizzerà anche nelle mani di un immondo
stupratore pedofilo: è Gesù che si consegna, prescindendo
dalla dignità dello strumento utilizzato.
Ora, il peccato comporta comunque uno scandalo, che minaccia
in certi senso la stessa incolumità della vita di fede (in
questo a ragione si dice che vi fu corresponsabilità nella
riforma protestante: se i gerarchi fossero stati santi,
certamente non si sarebbe arrivato a tanto; il demonio non
avrebbe avuto «leve» da muovere contro la Chiesa), ma non è
in grado di scalfirne le radici o di offuscarne la chiarezza
per chiunque sinceramente cerchi Dio e la sua Verità.
Quindi, distinguiamo.
L’infallibilità
della Chiesa (e quindi papale) opera a prescindere
dalla bontà dell’operatore e dalla sua fragilità.
Nella Chiesa, pertanto, nonostante gli scandali che Gesù
stesso dirà «inevitabili», permarrà sempre la roccia
indelebile della Verità, della Via e della Vita.
Non potranno mai dunque sparire né gli insegnamenti
infallibili e perenni (che insegnino il vero) né gli
strumenti sacramentali che portano, come via, alla vita
eterna.
E’ Gesù stesso ad operare: è Lui ad aver promesso!
Il problema quindi di una contraddizione in termini tra
ortodossia, ortoprassi e moralità del ministro si risolve
nella prevalenza della Verità sulla menzogna, del Dio santo
sull’uomo peccatore, della Chiesa infallibile sulla prassi
biasimevole e ributtante; le contingenze storiche non
potranno che confermare, loro malgrado, questo assunto: fate
quel che dicono, non quel che fanno.
Il problema della presente ora (del post-concilio) non è, al
contrario, quello dell’apologetica (contro l’ideologia mai
costruttiva massonico/protestante) di una Chiesa attaccata
per il peccato passato dei suoi uomini (è inevitabile!
Ripetiamo; quindi, nihil novi sub soli!) - che si vince con
una coerente testimonianza dell’autentica carità di Cristo
vissuta dai credenti (dal Papa all’ultimo dei fedeli) - ma
quello di una crisi interna volta ad evidenziare un brusco
cambiamento di direzione; una evidente contraddizione in
termini nell’immutabile insegnamento dei contenuti della
vera fede.
Si sostiene: i Pontefici del post-concilio hanno dimenticato
la vera fede cattolica, insegnano un cristianesimo
umanizzato, «Onuizzato» (lasciate passare il termine),
diverso dalla dottrina perenne della Chiesa di Cristo;
esempi, tra tutti: la laicità dello Stato, la libertà
religiosa e via dicendo.
A questo punto la reazione ferocemente matematica del
sedevacantismo (totale o solo formale) sembrerebbe la
risposta più immediata: se il Papa non insegna la verità,
non è Papa.
Dio non permetterebbe una tale confusione ideologica
proveniente da colui che ha investito con la sua medesima
Autorità: il Papa non può essere tale.
Il Papato è morto, oppure è presente soltanto sotto le sue
spoglie meramente materiali; non è più «informato» del vero.
A
ben vedere la tesi sedevacantista (non si menziona
una piuttosto che un’altra; il discorso resta volutamente
generico, volto a cogliere i presupposti comuni e generali)
portata alle sue estreme conseguenze palesa la medesima
estinzione della Chiesa.
La triplice unità divinizzante della Chiesa, nel campo della
fede, della morale e della vita sacramentale (strumento per
realizzare questo), viene meno proprio perché senza
Pontefice autentico crolla l’intero edificio.
Il sacerdozio e tutti gli altri sacramenti - privati del
loro vero valore (anche a causa della riforma del Novus
Ordo) terminano la loro corsa nel nulla insensato di una
chiesa morta e mortifera.
Questa ipotesi è contro la promessa di Cristo stesso.
Non è accettabile l’opzione sedevacantista proprio perché,
presupponendo un tradimento nella fede da parte del
Pontefice (quindi il peccato di un uomo, che dà il suo
assenso, comunque consapevole, a questa apostasia), finisce
con il subordinare l’infallibilità alla «peccabilità»,
quindi con il ledere la «triplice potenza redentiva» che la
Chiesa possiede per sua propria prerogativa indelebile, in
virtù della Presenza di Cristo e della sua promessa e
parola.
La spiegazione di eventuali e palesi contraddizioni
dottrinali deve essere un’altra.
Ne parlammo già in un precedente articolo.
Il punto nevralgico è quello di determinare la portata e la
misura nonché il ruolo del Pontificato nella Chiesa.
Supporre un Papa infallibile in ogni dove, sempre e
comunque, non costituisce fede cattolica (sappiamo infatti
che il Magistero papale è infallibile solo in certe precise
circostanze: se costituisce insegnamento costante; se è
solennemente proclamato ex cathedra; se si esprime in un
Concilio Ecumenico).
Essa presuppone che lo stesso Pontefice sia a sua volta
servo della Chiesa; chiamato a custodirne intatta
l’integrità e veridicità.
L’autorità del Papa sarà pertanto funzionale a questa
missione.
Non potrà insegnare menzogna anziché verità, perché non è
chiamato ad «inventare dogmi», ma ad esserne il custode e
difensore.
Il
Concilio Vaticano I esprime chiarissimamente questo
concetto: il Papa deve ed ha diritto di essere custode
supremo della verità infallibile che viene da Dio, ma,
sempre, secondo Dio e la sua verità. Quindi, un Papa che
negasse domani (per ipotesi) la resurrezione di Cristo
sarebbe un bugiardo, apostata, mentitore, che però non
avrebbe potere di cambiare di una virgola il contenuto della
vera fede.
Il fedele potrebbe ignorare benissimo la sua pronuncia.
La Fede, così come trasmessa e creduta, qualora assuma i
connotati dell’universalità o della irreformabilità non è
soggetta a manipolazione da chicchessia, fosse anche il
Papa.
Nel caso contrario, è evidente che ci esporremmo
all’arbitrio di un uomo.
Gesù, conoscendo bene l’animo umano avrebbe peccato di
ingenuità conferendo tanto indiscriminato potere ad un uomo.
Il Papa resta tale; una sua pronuncia conforme alla fede
autentica (del magistero perenne, della sacra Scrittura,
della santa Tradizione) sarà sempre (anche se in diversa
misura) vincolante per il fedele; una sua dichiarazione
contro questa verità: sarà come se non fosse.
A chi è dato il «compito» arduo di fare questa cernita?
Alla semplice applicazione del principio di non
contraddizione: se ieri la Chiesa credeva «bianco», domani
non potrà credere «nero».
Il problema invece che attiene alla permanenza attiva della
presenza eucaristica nel Novus Ordo, deve risolversi in
maniera analoga.
La «nuova messa», pur essendosi «abbrutita» nella forma e
nei contenuti, non può ritenersi espressamente contro la
vera fede, nell’essenzialità della sua costituzione.
Anche qui, ad operare è la promessa di Cristo.
«Sarò con voi sempre».
La transustanziazione avrà luogo nelle mani del sacerdote
che uniformerà la sua all’intenzione della Chiesa, che non
può averne altra se non Gesù vivo e vivente in corpo, anima
e divinità, celato sotto le specie eucaristiche.
Lo stesso dicasi anche per tutti gli altri sacramenti.
Cristo sarà protagonista unico della grazia elargita, l’uomo
indegno mezzo inconsapevole di tanto amore.
Ai
perplessi sedevacantisti propongo questa ulteriore
riflessione: l’uomo che striscia come un verme e che in un
bagno di sangue confonde l’immagine del suo volto,
sfigurandola, scompiglia i passanti e gli astanti: sono
stati uomini a ridurlo così; gli uomini a cui Lui si è
liberamente consegnato.
Chi tra essi sa scorgere la bellezza estrema della sua
indelebile Divinità?
Chi sa farlo, a parte la Santissima Vergine, forse San
Giovanni ed il buon ladrone che ha saputo cogliere nella
profondità del suo sguardo, abbandonandosi fiducioso alla
sua misericordia?
Così la sposa di Cristo, in mano d’uomo, oramai
irriconoscibile, nasconde sempre uno sguardo penetrante e
sorprendentemente vivo agli occhi di chi si sappia intuirne
la traiettoria e l’orizzonte.
Stefano
Maria Chiari
24/09/2007
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