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Tra brainwashing
e campagna elettorale USA:
il DVD
"Obsession":
Islamofobia
e lobby sionista
di Miguel Martinez,
per
http://kelebek.splinder.com
inviato da Frà Nunzio Campa
a
www.TerraSantaLibera.org
il giovedì 16 ottobre 2008

La storia, in breve, è questa.
Appena prima delle elezioni presidenziali,
28
milioni di statunitensi hanno ricevuto in
omaggio un DVD con un film ferocemente
islamofobo, allegato al quotidiano che hanno
acquistato o a cui sono abbonati.
Le
decine
di milioni di dollari richieste dall'invio
sono state pagate da una coalizione tra due misteriose
organizzazioni.
Una,
EMET,
è un think tank
che raccoglie alcuni dei principali esponenti
affaristico-politico-militari della destra.
L'altra, che ha realizzato e diffuso concretamente il video,
il
Clarion Fund, ha come recapito una tipica
istituzione di New York - un prestigioso indirizzo di
Manhattan, che è in realtà il classico
maildrop, una
sorta di casella postale affittata a 75 dollari al mese.
Ci vuole una ricerca approfondita con l'equivalente
statunitense delle nostre visure camerali, per scoprire che il
Clarion Fund è l'emanazione di un'altra,
Aish
HaTorah, a cavallo tra New York Gerusalemme, e
tra militanza sionista e sentimentalismo religioso di matrice
decisamente di destra.
E' una storia su cui vale la pena riflettere, per molti
motivi.
Il film
si intitola
Obsession: Radical Islam’s War Against the West.
Ci offre una sorta di
Oriana Fallaci in movimento, ma ricostruito con tutte le
dinamiche della pubblicità: l'Islam sarebbe un
gigantesco complotto per sottomettere l'umanità,
i seguaci dei movimenti "estremisti" sarebbero paragonabili
per pericolosità a tutti i panzer della Germania nazista e/o
alle bombe nucleari dell'Unione Sovietica.
Ma un'analisi della retorica di
Obsession e le
sue mistificazioni merita un post a parte.
Il DVD è stato consegnato in allegato pubblicitario gratuito a
circa 70 quotidiani, che si trovano per il 95%
concentrati in quegli Stati dell'Unione in cui l'esito dello
scontro tra McCain e Obama è incerto.
Da qui, deduciamo parecchie cose.
La prima è che il video cerca di fare gli interessi del
Partito Repubblicano, in piena campagna
elettorale. Perché il partito che ha saccheggiato il paese
trova molto più utile parlare di fantasmi terroristici che di
economia. Inoltre, insistere sul Medio Oriente aiuta a
rosicchiare qualcosa all'elettorato ebraico che da sempre
favorisce i democratici.
Proprio questo fatto ha suscitato proteste contro i DVD tra i
democratici e anche in ambienti ebraici
liberal; se non altro perché la pubblicità elettorale occulta
sarebbe teoricamente illegale.
E' lampante quale sia stata la scommessa di chi ha lanciato il
video. Poniamo che le prossime elezioni vengano decise per un
soffio, come avvenne nel 2000. E poniamo pure che, su 28
milioni di contattati, quel DVD abbia spinto centomila
americani in più a votare
Republican.
Quanto sarà grande il
debito
del futuro presidente degli Stati Uniti verso
chi gli ha regalato la presidenza? E quali saranno le
conseguenze per il mondo in termini di nuove guerre, di nuove
spese militari e securitarie, di nuove restrizioni e
controlli, di nuove vessazioni per i migranti?
E qui ci vuole un post sulla tremenda
macchina propagandistica che il partito
repubblicano ha costruito a partire dal 1978.
Però la cosa che a noi interessa di più è capire come l'islamofobia
sia un prodotto, confezionato e messo sul
mercato negli Stati Uniti, proprio come Oriana Fallaci da noi
è stata prodotta e messa sul mercato da
Ferruccio de Bortoli.
E ci vorrà un post pure su questo, e la differenza con il
generico razzismo che ha mille concause.
Ma soprattutto è interessante il ruolo svolto dalle due
organizzazione che hanno lanciato il video: un
think
tank della destra politica, e un movimento
religioso militante tipicamente americano.
Un'esplorazione che ci aiuterà a capire le
trasformazioni radicali che la religione ha
subito negli Stati Uniti a partire dai tempi di Reagan; l'intersezione
tra politica, immaginario religioso, media e capitalismo;
le questioni poste dall'aziendalizzazione della fede; e
l'impossibilità di parlare di soluzione del conflitto
israelo-palestinese, senza passare per gli Stati Uniti.
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Chi è il produttore che ha investito
alcune
decine di milioni di dollari per fare e
diffondere Obsession
e rilanciare l'immaginario dello scontro di
civiltà?
Esiste un inafferrabile
Communications Director
del film, un certo
Gregory Ross, che in una delle poche
interviste rilasciate, dice che il film è stato pagato da un
"cittadino preoccupato" che preferisce restare anonimo, ed è
costato circa mezzo milione di dollari: Ross tace sui costi
della distribuzione gratuita del film, per cui è stato speso
forse cento volte tanto.
Obsession
non è stato solo allegato ai quotidiani.
Dichiara Gregory Ross:
"All'ultima stima, credo che più di 18 milioni di persone
abbiano visto “Obsession”. E' stato proiettato alla
CNN,
a
Fox
e altrove. E' impossibile però calcolare davvero quanta gente
abbia visto tutto il film, perché sembra che innumerevoli
università, chiese, templi
[ebraici] abbiano organizzato proiezioni senza farcelo sapere
[...].
So che il
dipartimento della difesa
degli Stati Uniti usa il
film, e che è stato proiettato al Congresso in molte
occasioni per educare i politici. L'abbiamo proiettato anche
in innumerevoli università e college".
I promotori di
Obsession sono due:
EMET
- l'acronimo di
Endowment for Middle East
Truth in ebraico significa "verità" [1] - e
Clarion Fund.
[1]
Ci sarebbe da fare uno studio sul tremendo valore che ha la
parola Truth
(la maiuscola ci vuole) nella cultura degli Stati
Uniti, e sulla filosofia implicita sottostante:
true sono i
facts,
quelli che non tanto si toccano, quanto sono statisticamente
dimostrabili; allo stesso tempo, è uno stato della mente,
perché è la nostra volontà a far sì che i
facts
esistano. Lies -
le mitiche "menzogne" - sono quindi insieme
improduttivi, segni di debolezza interiore e peccato.
"La missione di EMET è
di dire la verità a proposito della storia eroica di Israele"
nonché di lavorare con i membri del Congresso degli Stati
Uniti.
Un portavoce di EMET, Ari Morgenstern - ex-funzionario
dell'ambasciata israeliana a Washington -
ha dichiarato che
Obsession era un
progetto congiunto tra EMET e Clarion Fund, e
in effetti la maggior parte degli intervistati nel video sono
casualmente membri dell'Advisory Board di EMET. Quando però i
democratici hanno protestato per l'uso elettorale
dell'intervista, EMET ha fatto una curiosa
retromarcia, dichiarando il pieno appoggio a
Obsession, ma
negando di essere responsabile della scelta dei tempi di
distribuzione, o di averci messo i soldi.
In Italia, la rigorosa identità partitica e il sottofondo
clericale ci impediscono di cogliere il flusso statunitense,
dove grandi corporation
nascono, formano alleanze provvisorie, si
scontrano e muoiono.[2]
[2]
La corporation
indica non solo l'impresa economica, ma anche i
gruppi etnici, i sindacati, le lobby, le complesse coalizioni
di "vittime" di ogni sorta, le organizzazioni religiose e
tutte le altre strutture collettive: tutte provvisorie e
ad hoc.
EMET è uno degli innumerevoli luoghi di queste alleanze, come
si vede dalla lista di membri del suo "Policy Board", dove
ritroviamo persone incontrate decine di volte altrove.
La lista illustra bene il modo in cui si gestisce oggi
l'Impero post-reaganiano. In cui non conta solo il potere
economico personale, ma anche l'utilizzo di tecnici
del dominio per produrre un'ideologia tutta
particolare. Che non è certo alta filosofia, ma è una forma di
troubleshooting
- "risoluzione dei problemi" - aziendale. Una popolazione
crea problemi?
Deportiamola. Le religioni recalcitrano di fronte
all'idolatria del mercato?
Inventiamo loro una nuova
teologia. Gli ecologisti chiedono restrizioni per
le multinazionali?
Aboliamo l'ecologia.
C'è qualcosa di grandioso in questo progetto rivoluzionario di
trasformazione del mondo, una sorta di
leninismo per ricchi.
Nell'Advisory Board di EMET, immancabile anche da defunta,
c'è il fantasma di
Jeanne
Kirkpatrick, l'ambasciatrice di Reagan che
avviò il processo di trasformazione dell'ONU in dispensatrice
di bolle papali a sostegno dell'Impero, e cofondatrice a suo
tempo dell'Ethics &
Public Policy Center (EPPC), che si dedica
ecumenicamente a sfornare documenti cattolici, evangelici ed
ebraici a sostegno del libero mercato, mentre la rivista
dell'EPPC, New Atlantis
si dedica al revisionismo climatico sul tema del riscaldamento
globale.
C'è
Frank
Gaffney, ex-responsabile delle politiche
nucleari di Reagan e fondatore del
Center for Security Policy,
punto di raccolta di politici, imprenditori e neocon vari, che
ha lanciato tra l'altro il
War of Ideas Project,
dedicato a influenzare i media e la cultura a favore delle
imprese imperiali.[3]
[3]
Il sito di EMET
dichiara
che è
"orgoglioso di congiungere i propri sforzi con quelli del
Center for Security Policy".
Frank Gaffney ha anche partecipato al
Jerusalem Summit, la creazione di un simpatico
cabalista russo [4]
[4] Nel complesso intreccio di amori ricambiati, il Jerusalem
Summit è il primo di soli quattro "great links" sul sito di
EMET, mentre EMET è uno dei primi "great links" (indicati con
la stessa grafica) sul sito del Jerusalem Summit.
di
nome Dmitry Radyshevsky, che teorizza un poco americano
passaggio "dalla geopolitica alla teopolitica" in nome di un
"sionismo universale" : per combattere il "mostro a sette
teste" dell'Islam, Israele deve promuovere una "rinascita
cristiana in Europa".[5]
[5] Il
Jerusalem Summit è finanziato da
Michael Chernoy (Michael Cherney, Mikhail
Chernoy o Mikhail Chorny), un miliardario russo che abita a
Tel Aviv. Il
giornalista russo Andrej Kalitin,
che stava per scrivere un libro su di lui dal significativo
titolo La Mafia in nero, fu ferito alla spalla da un
proiettile sparato da un sicario. Il giornalista Vadim
Birukov, che aveva investigato le attività di Chernoy, ebbe
meno fortuna: fu trovato morto, dopo un violento pestaggio e
con la bocca bendata.
Nella pratica, il Jerusalem Summit riunisce uomini d'affari,
politici ed esperti di intelligence per lanciare una "Humanitarian
Solution to the Middle East Conflict”: dicono, ci
dispiace davvero per come soffrono i nativi palestinesi,
mandiamoli quindi, a spese dell'Unione Europea,
nel
deserto del Sinai e in Giordania, dove
potrebbero lavorare a basso costo per le aziende israeliane e
statunitensi. [6]
[6] Nel suo libro,
Universal Zionism,
Radyshevsky suggerisce anche l'India, il Sudamerica e l'Asia
Sudorientale come luogo di deportazione umanitaria, e propone
che Israele partecipi ai costi.
Il concetto di deportazione è stato ripreso - diciamo a mo' di
aneddoto - tempo dopo, quando in una rivista del Center for
Security Policy, il pittoresco
Philip
Atkinson propose la
deportazione della popolazione araba dall'Iraq.
Dopo alcune proteste, l'articolo fu fatto sparire dal sito del
Center; ma la stessa rivista poi pubblicò un altro articolo in
cui Atkinson propose, letteralmente, lo sterminio e/o
riduzione in schiavitù degli immigrati messicani negli Stati
Uniti, nonché l'invasione del Messico, per risolvere un altro
problema di frontiera.
Ma torniamo all'Advisory Board di EMET, dove troviamo anche
Daniel
Pipes, che George W. Bush nominò, con
orwelliana fantasia, responsabile dell'United
States Institute of Peace. Daniel Pipes ha
istituito
Campus
Watch, un'organizzazione dedita a
intimidire potenziali sovversivi nelle università e a fare
pressioni sui finanziatori privati - decisivi nel sistema
americano - perché influenzino i curriculum, mentre si batte
contro Title VI, la legge del 1965 che stanzia fondi pubblici
per le università.
C'è
Meyrav
Wurmser, moglie di David Wurmser che lanciò
per primo il progetto per l'invasione dell'Iraq e poi divenne
assistente al sottosegretario per il controllo degli
armamenti; Meyrav, assieme a un colonnello dell'esercio
israeliano, Yigal Karmon, inventò
MEMRI,
un'agenzia senza sede fisica né apparente responsabile, che
fornisce gratuitamente ai media mondiali tutte quelle notizie
tipo, Imam pazzo lancia
fatwa contro Topolino.
C'è
James
Woolsey, che ha diretto la CIA per due anni e
fu uno dei principali promotori della guerra in Iraq. Una
scelta azzeccata: sua moglie Suzanne dirige la
Fluor Corporation
che ha avuto
1,6 miliardi di dollari in contratti nell'Iraq
conquistato; mentre un'altra ditta di cui Woolsey è
vicepresidente si è accontentata di un miserabile 89 milioni
di dollari in appalti di guerra.
Sarah
Stern, la presidente di EMET, è
l'ex-coordinatrice politica della
Zionist Organization of
America,
diventata poi diretttrice degli affari legali
e governativi dell'American
Jewish Congress: ruolo in cui si vanta di aver
fatto adottare varie leggi filoisraeliane al governo degli
Stati Uniti.
Ma mi fermo qui, era giusto per darvi un'idea. |
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Se
EMET prende qualche distanza pre-elettorale dal film
Obsession, chi
è allora che ha investito qualche
decina
di milioni di dollari per rilanciare in grande stile
l'islamofobia negli Stati Uniti e - di
riflesso - nel mondo?
Obsession è
stato prodotto da qualcosa che si chiama
Clarion Fund che si occupa di "National
Security Through Education" e promette a breve un nuovo video
sul "terzo Jihad".
Ma il sito del Clarion Fund http://www.clarionfund.org/ non
dice nulla a proposito dei propri responsabili o finanziatori,
né fornisce alcun indirizzo fisico; il sito stesso è
registrato
anonimamente.
Per pubblicare inserzioni, il
New York Times
richiede un indirizzo. E il Clarion Fund lo ha prontamente
fornito: 255 West 36th St., Suite 800, a Manhattan.
Jews On First, un combattivo sito di ebrei che denunciano
le complicità con la destra cristiana, ha scoperto che questo
indirizzo corrisponde a quello della
Grace Corporate Park
Executive Suites, una ditta che affitta ‘virtual
office identity packages’ per 75 dollari
al mese.[7]
[7] Conosco bene il sistema: una volta, nel mio ruolo di
interprete, ho dovuto accompagnare a New York un imprenditore
italiano che era stato truffato da una presunta finanziaria
che aveva ben due indirizzi simili, di cui uno a Wall Street.
Ad
andare più a fondo è stata
Meg
Laughlin, una giornalista del
St Petersburg Times,
proprio uno dei giornali pagati per diffondere il video
Obsession.
Gregory Ross, il portavoce di Clarion, appare
come raccoglitore di fondi internazionali per
un'organizzazione denominata
Aish
HaTorah, su un documento del 2007.
Interpellato, Ronn Torossian, portavoce di Aish HaTorah,
spiega che si tratta di una
coincidenza.
Elke Bronstein è il nome che compare su un permesso postale di
spedizione in massa dei DVD; e una certa Elke Bronstein lavora
alla sede di Aish HaTorah, nell'ufficio di
Aish Discovery, il settore che produce film.
Interpellato, Ronn Torossian, portavoce di Aish HaTorah,
spiega che si tratta di una coincidenza.
All'ente comunale che fornisce informazioni sulle ditte,
risulta che l'indirizzo di registrazione di Clarion non è
quello che appare sul New York Times, ma è un altro. Che
stranamente coincide con quello di
Aish
HaTorah International, il braccio finanziario
di Aish HaTorah.
Interpellato, Ronn Torossian, portavoce di Aish HaTorah,
spiega che si tratta di una coincidenza.
Ma l'indirizzo di Clarion e di Aish HaTorah International è lo
stesso indirizzo di
Honest
Reporting. Un nome che dovrebbe essere ben
noto ai lettori di questo blog -
Honest
Reporting Italia è infatti l'agguerrita
mailing list dei sionisti italiani di destra.
Ora provate a digitare il
sito
di Aish HaTorah:
http://www.aish.com/
Lasciate che si apra. Non c'è bisogno per ora di
soffermarvici, ne riparleremo più avanti.
Ma provate a digitare subito dopo:
http://www.honestreportingitalia.com/
Interessante, vero?
La giornalista del St
Petersburg Times scopre poi che due dei tre
direttori del Clarion Fund all'atto della sua registrazione
nel novembre del 2006, appaiono come
dipendenti di Aish su siti web di Aish; mentre
il terzo fa parte del comitato esecutivo di Aish HaTorah.
Interpellato, Ronn Torossian, portavoce di Aish HaTorah,
spiega che si tratta di una coincidenza.
A questo punto, siamo curiosi di saperne di più di Aish
HaTorah.
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Rabbi Yerachmiel Milstein di Aish HaTorah, niente barba né
cappello nero,
spiega tutto sull'universo, se stesso e
Aish
HaTorah:
"L'universo è
l'impresa globale di Dio
e la sua principale linea di produzione sono le buone azioni.
Noi della razza umana
siamo i dipendenti di Dio. La nostra job description è chiara.
Dobbiamo contribuire alla bottom line dell'impresa al punto di
renderla redditizia: i crediti spirituali devono superare i
debiti. Per assicurare il successo continuativo dell'azienda,
è stato istituito un
sistema di contabilità
che esamina la performance
di ciascun dipendente rispetto alla bottom line aziendale".
Dunque, dietro la campagna meglio finanziata e più mirata
della storia per diffondere l'islamofobia, c'è - se non
vogliamo
prenderci in giro - un'organizzazione denominata
Aish
HaTorah, che in ebraico vuol dire "il fuoco
della Torà".
Precisiamo subito che sul piano religioso e culturale, Aish
HaTorah non rappresenta affatto i quasi sei milioni di ebrei
statunitensi.
Non
rappresenta nemmeno i 600.000 ebrei ortodossi,
divisi a loro volta in molte correnti; anzi, Aish HaTorah
proviene dal variegato mondo che viene etichettato come degli
"ultraortodossi".
Nemmeno sul piano politico, Aish HaTorah rappresenta gli ebrei
statunitensi, che per quasi l'80% votano per i democratici,
mentre Aish HaTorah si schiera in maniera evidente con il
partito storico dei protestanti bianchi, il
partito repubblicano.
Infine, Aish HaTorah per molti ebrei è sinonimo di una setta
di fanatici. [8]
[8]
Tempo fa, i tecnici di Aish HaTorah del Regno Unito stavano
testando una pagina di un loro sito, senza rendersi conto che
era visibile al pubblico.
Scrissero,
con autoironia, ciò che gli ebrei inglesi, come quelli
statunitensi, pensano in media di loro:
"Blah about JLink and how fab we are and how we are going to
grab you and brainwash you into becoming a right-wing
fanatical religious lunatic - all without telling your Mum and
Dad!! (fiendish laugh)." ("qui metteremo chiacchiere su JLink
e quanto siamo belli e come ti prenderemo e ti faremo il
lavaggio del cervello per farti diventare un fanatico
religioso di estrema destra - senza dire niente a mamma e papà
(risata diabolica)".
Eppure, Aish HaTorah riesce a farsi consegnare donazioni
enormi da parte di ebrei facoltosi. Si può ipotizzare che gli
ebrei che contano nella finanza, nella produzione, nella
gestione dei media e nella pubblicità tendano molto più a
destra sia del ceto medio ebraico, sia degli ebrei americani
noti al grande pubblico come intellettuali o come personalità
mediatiche.
Nel comitato direttivo internazionale di Aish HaTorah, almeno
nel passato,
ci sono state persone come Michael Milken della
Beare-Stearn Investment bank; il CEO di
Toys
R'Us, Michael Goldstein; e il CEO di
Goldman - Sachs, Bob Hormat.
Inoltre, Aish HaTorah riesce ad avere ottimi rapporti con il
governo israeliano: la sede mondiale dell'organizzazione
occupa infatti il quaranta percento degli edifici posti
direttamente
di
fronte al Muro Occidentale di Gerusalemme,
dono del governo d'Israele.

La sede mondiale di Aish HaTorah a Gerusalemme,
di fronte al "Muro del Pianto"
Come spesso succede poi negli Stati Uniti, dove le ferree
divisioni ideologiche europee non hanno cittadinanza, chi sa
presentarsi bene e riccamente, sa farsi ben volere e sa come
costruirsi un curriculum: Aish HaTorah si vanta degli
elogi
ricevuti (dopo sistematica sollecitazione) da
Steven Spielberg, Elie Wiesel, Barbara Walters, i senatori
Arlen Spector e Daniel Moynihan, Kirk Douglas e Bill Clinton.
Storicamente, Aish HaTorah si ispira al movimento dei
mitnagdim
lituani, che nell'Europa dell'Est, alcuni secoli fa,
lanciarono una dura persecuzione fondamentalista contro le
metafisiche cabbalistiche dei
chassidim. Ma
la vera ispirazione, che traspare da ogni loro scritto e
azione, è la
Religione Americana: cioè la particolare
forma che assume l'immaginario religioso ai tempi del
capitalismo assoluto.
Aish HaTorah utilizza le somme immense che raccoglie per due
scopi - il kiruv
o "avvicinamento"
delle persone di origine ebraica alla cosiddetta ortodossia; e
il sostegno al
sionismo.
"Con
30 filiali in 5 continenti e programmi all'avanguardia in
77 città in 17 nazioni che hanno ispirato oltre 1.000.000 di
partecipanti e un premiato sito web visitato da oltre
1.000.000 di persone al mese, Aish HaTorah è diventata
l'organizzazione di outreach più grande del mondo nel suo
settore."
Noah Weinberg,
un rabbino di New York, fondò Aish HaTorah a Gerusalemme nel
1974 per realizzare questi due scopi; ma scelse insolitamente
l'inglese come lingua di insegnamento, perché puntava
all'ampia clientela dei giovani statunitensi che all'epoca si
dedicavano a forme confuse di ricerca spirituale.
A differenza di altre iniziative simili, Noah Weinberg finì
negli anni per applicare ai propri scopi tutta la tecnologia
aziendale e di manipolazione umana e pubblicitaria che
caratterizza le
parachiese cristiane degli Stati Uniti.
Aish HaTorah agisce contemporaneamente su molti fronti.
Cerca
unicamente ebrei, definiti secondo le regole
più restrittive.
Gli ebrei - preferibilmente giovani o almeno ricchi - vengono
avvicinati attraverso raffiche di
conferenze e seminari, sempre con titoli molto
alla moda. Tra questi, spiccano i
Discovery Seminar,
dove i reclutatori pretendono di dimostrare (a 100.000 allievi
finora, dicono) la "scientificità" della Torà grazie agli
ormai famosi "Codici
della Bibbia", un tema su cui spero di
ritornare. Dice Weinberg, "You
give us any secular professional to learn with us for three
months and we'll turn him around to our side!"[9]
[9]
Rabbi Noach Weinberg in
Tradition,
vol. 32, n. 4, Summer 1998, p. 125, cit. in Aaron Joshua
Tapper, "The 'Cult' of Aish HaTorah: Ba'alei Teshuva and the
New Religious Movement Phenomenon", in
The Jewish Journal of
Sociology, vol. 44, nos 1 and 2, 2002, p. 8.
Parliamo di questa forma di inganno solo per aiutare a
comprendere meglio l'organizzazione. Non è detto che la vita
"con un senso" alla loro yeshivà sia peggiore della vita senza
senso di un newyorkese medio. Né siamo al corrente di quegli
abusi
così tipici in altri gruppi chiusi, siano essi
cattolici,
dei
Testimoni di Geova
o
ebraici ultraortodossi).
Aish HaTorah fa capire solo lentamente che questi seminari
conducono a un'interpretazione della Torà e della halakhà che
considera invalide tutte le altre, l'abbandono degli studi
"secolari" e la separazione dalla famiglia [10].
[10] Ne parla in dettaglio Aaron Joshua Tapper.
Un altro metodo importante di proselitismo comprende
l'organizzazione di
viaggi
in Israele, a prezzi bassissimi o addirittura
gratuiti, che durano spesso un mese.
Lentamente ma inesorabilmente, i giovani più promettenti
vengono quindi spinti verso un tipo di vita che, nelle regole,
rispecchia la
rigorosa ortodossia (o "ultraortodossia")
ebraica, ma che non perde mai di vista la centralità del
proselitismo e della raccolta di fondi.
Il gruppo forma
rabbini propri (circa 200 finora): a
differenza di altri movimenti ortodossi, questi rabbini devono
associare alle conoscenze religiose, la capacità di rispondere
ai critici di Aish HaTorah e sollecitare donazioni.
Una serie importante di attività riguarda la promozione del
sionismo: il
Jerusalem Fund, ad esempio, porta uomini
d'affari e politici in Israele; e Aish HaTorah ha messo in
piedi
Honest
Reporting, la rete mondiale di
monitoraggio e pressione sui media.
Aish HaTorah ha inventato anche le
Hasbara Fellowships che lavorano
sulla promozione degli interessi dello stato d'Israele a tutti
i livelli, assegnando persino una
squadra a lavorare sugli articoli di Wikipedia.
Aish HaTorah è responsabile anche di un'originale invenzione
sociale, lo
SpeedDating® (marchio registrato da Aish
HaTorah): per combattere il pericolo di matrimoni
interrazziali, il rabbino californiano Yaacov Deyo ha
inventato un sistema in cui
sette
uomini e sette donne - tutti halachicamente
ebrei - si parlano per sette minuti ciascuno, nella speranza
di combinare un fidanzamento.[11]
[11] In
rete troviamo diversi maschi formatisi alla scuola di Aish
HaTorah, che si lamentano perché i rabbini evitano
accuratamente di mettere a disposizione le proprie figlie allo
Speed Dating. Lo Speed Dating è
diventata una moda mondiale,
quando due newyorkesi hanno plagiato l'idea, inventando il
Hurry Date, privo di connotazioni religiose.
La cosa non deve sorprendere: la Religione Americana è una
grande produttrice di ingegnose soluzioni concrete a problemi
teologici.
Obsession: islamofobia e lobby sionista
di Miguel Martinez,
per
http://kelebek.splinder.com
inviato da Frà Nunzio Campa
a
www.TerraSantaLibera.org
il giovedì 16 ottobre 2008
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