"Notizie dalla Terra Santa"


 

Anno IV,  Comunicato n. 25, del 29 gennaio 2009

CHI HA SPINTO NERONE A PERSEGUITARE I CRISTIANI?

Don Curzio Nitoglia, doncurzionItoglia.com

«nerone esordì come gaio, illudendo il senato ed il popolo con una riservatezza e clemenza d’occasione. Ma

Nerone fece più e meglio, mercè la politica opportunista dei suoi due precettori burro e seneca: egli nei primi cinque anni del suo impero lasciò a questi due ed al senato gli affari, menando una vita di bassi piaceri. Quando salì al soglio, Nerone era un giovinastro diciottenne, squilibrato, artista dilettante e dedito allo sport; ci vollero le tentazioni e i pericoli dell’impero che avevano ridotto il vecchio tiberio ad una tigre, per ridurre ad una belva quell’esteta effeminato.

Pertanto nel primo quinquennio, il senato si valse dell’occasione per comandare; e quella fu una vera lacuna nell’ascensione dell’imperialismo. Ma poi Nerone divenne il tiranno sanguinario che aveva ucciso la madre e le due mogli: allora il senato fu ridotto all’impotenza; e Nerone proseguì il programma imperialista dando le province ai cavalieri, arricchendo ed innalzando gli “homines novi”, i liberti, gli avventurieri della politica e della finanza.

Sotto di lui, come accennavamo, gli ebrei ebbero grande influenza; il malgoverno acuì la crisi finanziaria tanto che l’aureus scese da un quarantesimo ad un quarantacinquesimo di libra; e la banca ebraica, fortissima in Roma, dominò la situazione. Del resto, la benevolenza verso gli ebrei era tradizionale nella casa Giulia-Claudia; le repressioni contro gli ebrei di Roma sotto tiberio e claudio, e le pretese idolatriche di Gaio che voleva essere adorato anche nel tempio gerosolimitano, non furono se non fugaci eccezioni. antonia, cognata di Tiberio, influentissima alla corte, era proselita; e lo era la famigerata poppea.

Che sotto Nerone gli ebrei fossero potenti ed ascoltati, basta a mostrarlo la celebre persecuzione neroniana dei cristiani. A quel tempo costoro dai pagani erano confusi con gli ebrei né v’era alcuna ragione o alcun pretesto perché i pagani stimassero i seguaci di Cristo peggiori degli altri israeliti. Chi dunque fece loro la pessima riputazione che servì a Nerone per l’orrenda carneficina? Certo, furono gli unici che avevano un odio implacabile pei fedeli del Crocifisso, quelli stessi che avevano spinto l’autorità imperiale di Roma e la règia di erode a crocifiggere il Maestro, poi a disfarsi di giacomo il maggiore e tentare altrettanto contro di pietro, quindi contro di paolo: gli ebrei, quelli che all’indomani della diffusione evangelica avevano spedito attorno per le sinagoghe dell’impero i loro emissari incaricati di combattere gli “eretici” nazareni e procurar loro ogni sorta d’imbarazzi, come ci attesta giustino (Tryph., XVII).

Il criterio pagano, che i cristiani fossero degli ebrei, permetteva ai cristiani di usufruire non solo della libertà religiosa, ma anche del prestigio d’Israele; e quei pagani ch’erano divenuti proseliti della legge mosaica perché scorgevano in questa una fede e morale più alta, senza interessarsi dei pregiudizi o rancori interni della Sinagoga, erano spesso altrettanti neofiti preparati involontariamente dalla Sinagoga per la Chiesa: i cristiani “della casa di Cesare” salutati da Paolo, ne sono non unici esempi. Di qui l’odio, la invidia del potentissimo ghetto romano, e la sua decisione di combattere i nazareni mediante la ormai tradizionale delazione calunniosa alle autorità. Un ebreo banchiere e delatore alla corte di Nerone si faceva un doppio titolo alla benevola attenzione di questo.

Tutto ciò non solo si deduce naturalmente dal vero e notorio ambiente di allora: ma ne abbiamo chiari accenni nelle fonti. L’invidia e la gelosia furono la nota caratteristica della lotta ebraica contro Gesù e i suoi; il vangelo ci narra vari episodi di questo sospettoso accanimento; e Pilato per quanto poco s’occupasse di ciò, pure “sapeva che per l’invidia (dia yqonon) lo avevano consegnato” a lui (Matt., XXVII, 18).

La frase restò come antonomastica per esprimere fra i cristiani la persecuzione ebraica; infatti tertulliano poté scrivere: “Tanti sono i nemici del cristianesimo, quanti ne sono estranei: ed invero, propriamente, i giudei per l’invidia, i soldati per la concussione, gli stessi schiavi nostri per l’indole”.

Infatti, al primo tempo dell’umile Chiesa nascente, chi altri poteva “invidiarla”? E Clemente Romano ci accenna chiaramente che la persecuzione neroniana fu ispirata dagli ebrei dei quali finalmente caddero vittima Pietro e Paolo: “Per la gelosia e l’invidia (dia zhlon cai yqonon) le massime e santissime colonne (della Chiesa, i principi degli Apostoli) patirono persecuzione e combatterono fino alla morte... Pietro che dall’iniqua gelosia non uno o due ma più travagli sostenne... Per gelosia e contesa Paolo ebbe il premio del patimento... A questi... si aggiunse una gran moltitudine di eletti che, sofferte molte pene e tormenti per la gelosia, furono fra noi di ottimo esempio. Per invidia le donne patirono i supplizi di dirce e delle Danaidi...”. Il discorso di clemente chiaramente congiunge alla stessa causa, cioè alla stessa invidia e gelosia, la persecuzione neroniana e le prime personali persecuzioni sofferte da Pietro e Paolo, le quali tutti sappiamo derivate dagli ebrei. Costoro, pertanto, furono buoni amici di Nerone, e, certo, non perdettero la eccellente occasione contro gli odiati nazareni.

Della amicizia ebreo-neroniana ha lasciato un suggestivo ricordo giuseppe flavio il quale dopo essersi mostrato assai duro col tiranno caligola che fu disturbatore degli ebrei, quando arriva a parlare di nerone (che pur fu peggiore di Gaio), non potendo esimersi dall’accennarne gli orrendi delitti, se ne esce dichiarando che non ci si trattiene perché “molti hanno scritto la storia di Nerone, dei quali alcuni, per grazia dei suoi benefici, non curarono la verità, ed altri per odio e inimicizia ch’ebbero con lui, così impudentemente si sono avviluppati nelle menzogne, che manifestamente sono degni di riprensione; né mi meraviglio che altri abbiano mentito (contro) di Nerone, benché non per odio personale, giacché vissero parecchio tempo dopo”. Non si poteva più abilmente gettare la sfiducia sulle accuse contro Nerone; e la tendenziosità di Giuseppe non consiste nell’essere le sue parole materialmente false, ma nel farsi prendere da siffatti scrupoli proprio per Nerone e non per altri, mentre anche altri, cominciando da Gaio, subirono la stessa sorte. Evidentemente Giuseppe Flavio era solidale con la memore gratitudine nazionale verso uno al cui tempo la colonia ebraica di Roma aveva fatto cotanti buoni affari di finanza e di vendetta.

E se non erriamo, il primo tuono che minacciò il turbine, si ebbe nell’episodio di pomponia grecina, accaduto verso l’inizio del principato di Nerone, qualche anno prima della persecuzione del 64.

Tacito racconta che “Pomponia Grecina, nobildonna, moglie di a. plauzio, accusata di superstizione straniera, fu rimessa al giudizio del marito. E questi, secondo l’antica istituzione, dinanzi ai congiunti giudicò della fama e della vita della consorte, e la dichiarò innocente. Lunga vita e continua tristezza ebbe Pomponia, imperocché, dopo che giulia figlia di druso fu uccisa per l’astuzia di messalina, non ebbe che vesti di lutto e animo mesto”.

Comunemente (e tanto più in questi ultimi tempi, dopo la scoperta delle tombe cristiane di alcuni congiunti della famiglia di Pomponia) si ritiene che la consorte di Plauzio fosse cristiana: e crediamo che a tale interpretazione, a cui non obbliga il testo, si possa pervenire per criteri esterni.

Avanti tutto, è a dirsi che Pomponia o fu proselita dell’ebraismo o cristiana: altre “superstizioni”, cioè religioni non riconosciute, non si presentano come probabili, non fosse altro perché esse non impedendo di continuare il culto ufficiale, non mettevano al rischio “della fama e del capo”. Roma imperiale fu piena di cultori di Mithra e d’Iside, i quali, per questo, non cessavano di appartenere al culto ufficiale e di essere perfettamente indisturbati. Solo l’ebraismo e il cristianesimo escludendo altri dèi, mettevano al rischio un cittadino romano, nato pagano, di cozzare contro la lettera e lo spirito della legislazione romana.

Ma pomponia fu proselita o cristiana? Qui il criterio di discernimento mancherebbe, giacché ambedue le ipotesi si presterebbero pienamente; né la scoperta delle suddette tombe cristiane della sua famiglia varrebbe molto, mentre si sa che la religione di una persona non significa la religione di un parente; ed inoltre il fatto di Pomponia proselita spiegherebbe il cristianesimo entrato poi nella sua famiglia attraverso il proselitismo ebraico, cosa facilissima come sopra abbiamo accennato; onde il proselitismo della vecchia matrona avrebbe potuto favorire nella propria famiglia una preparazione al vangelo.

Ma c’è un riflesso che, se non c’inganna, decide per ritenere Pomponia come cristiana. Infatti, se fosse stata proselita, chi mai e perché mai l’avrebbe denunziata, e messa a così grave pericolo in un momento in cui i giudei erano in favore del principato ed in influenza sulla società? Quando antonia era proselita, e poppea era una zelante protettrice della Sinagoga, e tante altre nobildonne giudaizzavano, chi si metteva ad accusare una donna che viveva ritiratissima sin dal tempo di claudio?

Invece supponiamola cristiana; ed i denunziatori sono subito trovati. La crescente “invidia” ebraica contro il proselitismo cristiano, dovette fremere vedendo l’aborrita fede del Nazareno conquistare quell’anima superiore, e per essa entrare in una casa signorile. Che se Pomponia Grecina fosse stata proselita dell’ebraismo e poi, nel solenne momento della predicazione apostolica in Roma, si fosse ascritta al cristianesimo, come tanti altri proseliti, allora tanto più si spiegherebbe l’atroce livore. E gli ebrei che dal giorno in cui trassero Gesù al pretorio di pilato, non ristettero mai dall’accusare i cristiani davanti l’autorità (con un accanimento di cui l’apostolo paolo fu fatto segno in Oriente e in Occidente, senza tregua finché non cadde nel proprio sangue), gli ebrei molto probabilmente vollero arrestare la propaganda cristiana colpendo una delle sue illustri conquiste. Ecco perché è a ritenersi che Pomponia Grecina fosse cristiana; ed ecco perché, come accennavamo, la denunzia di lei fu il primo tuono che annunziava la burrasca.

Infatti l’assoluzione della moglie di plauzio ci mostra come l’attentato ebraico andasse a vuoto, aumentando il furore della sinagoga e persuadendola che ormai bisognava tentare un gran colpo e schiacciare in massa la temibile rivale. Nella sinagoga di Roma ci dovette essere una discussione e decisione simile a quella in cui caifa disse la sua profetica sentenza; e la strage dei seguaci del giusto fu decisa per la prima occasione. Questa con nerone non poteva mancare; e quando egli spaventato dal pubblico odio, cercava un diversivo per stornare da sé la maledizione, i giudei prontamente additarono al tiranno il “diversivo clericale” che altrimenti a Nerone forse nemmeno sarebbe venuto in mente, sommersi com’erano ancora i cristiani nell’agitato mare di sétte filosofiche e religiose dell’Urbe imperiale.

Si noti, d’altronde, che contro quest’ultima nostra riflessione nulla varrebbe il citare Tacito che narrando la persecuzione neroniana dice: “quelli che, odiati pei loro delitti, il volgo chiamava cristiani” quasi che già fossero noti pei loro delitti... supposti. Infatti la frase di tacito indica il tempo (“chiamava” non è presente)) speciale di Nerone: in cui, sì, già la calunnia ebraica aveva lavorato il terreno, ma non si trattava ancora se non di un vago rumore, tanto che nessuno aveva mai pensato a processarli; e Nerone appare chiaramente esservi ricorso “in extremis” per colpire l’opinione pubblica.

Se nella disquisizione storica l’intuito oggettivo dell’ambiente vale qualcosa per rivelarne gli angoli reconditi sui quali nessun documento fa piena luce, bisogna pur dire che in tutta questa fosca penombra dell’“impulsore Chresto” al tempo di claudio, della “superstizione straniera” di pomponia grecina, e dei misteriosi consiglieri del “diversivo clericale” a Nerone, la mano della sinagoga, seppur non si vide, si sente.

Né in queste nostre deduzioni (sia detto anche questo una volta per sempre) gli eredi di caifa accusino un pregiudizio degli eredi di Torquemada; giacché in un odierno autore leggiamo: “L’ebreo (del medio evo) s’intendeva a svelare i punti vulnerabili della Chiesa... esso è il dottore dell’incredulo; tutti i ribelli dello spirito vengono a lui nell’ombra o a cielo scoperto. Egli è all’opera nell’immensa fucina di bestemmia del grande imperatore federico (II di Svevia) e dei principi di Svevia e di Aragona; è desso che fabbrica tutto quell’arsenale mortifero di ragionamento e d’ironia che egli lascerà in eredità agli scettici della Rinascenza ai libertini del gran secolo (XVIII); e qualche sarcasmo di Voltaire non è che l’ultima e risonante eco di un motto mormorato sei secoli avanti, nell’ombra del ghetto; ed anche prima, al tempo di Celso e di Origene, alla stessa culla della religione del Cristo”. - Queste linee, scritte una ventina di anni fa, contengono non l’accusa veemente di un clericale, ma la cinica confessione di un ebreo odiatore dei cristiani, james darmesteter .

Dopo ciò, torniamo a Nerone. Da quanto abbiamo visto, si dee concludere che la sua persecuzione se fu, dal nostro punto di vista, un atto di politica quiritaria contro presunti “molitores rerum novarum”, fu tale casualmente, giacché venne ispirata non da un preconcetto romano contro stranieri, ma dall’odio religioso di veri stranieri potenti alla corte del cesare.

Con l’imperatore matricida ed istrione finì nel fango e nel sangue la casa giulia-claudia, cominciata con la generazione o adozione di menti superiori, di uomini e di donne senza coscienza (quali ottaviano e tiberio, livia e le due Agrippine) e finita con le figure di un cervello deficiente in mezzo a due pazzi furiosi: esaurimento e deviazione frequenti nelle famiglie storiche.

Nerone moriva senza eredi: l’impero che fin allora, alla morte di un principe, veniva assunto dal più abile o dal più fortunato della casa imperante, alfine restava a disposizione del più abile e fortunato dei cittadini dell’impero: il pareggiamento democratico che metteva tutti sotto una tirannia accessibile a tutti, progrediva a gran passi».

  

Mons. Umberto Benigni Storia sociale della Chiesa, vol. I, ed. Vallardi, Milano, 1906, pagg. 80-87.

 

Link originale : http://www.doncurzionitoglia.com/NeroneCristiani-Benigni.htm

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