Nota
introduttiva :
le
semplici ragioni di esistere di questo spazio

È difficile a volte riuscire a
parlare di Terra Santa, e delle realtà di Palestina,
senza inevitabilmente toccare quei nervi scoperti che le
contraddistinguono. Se le sue radici
spirituali, affondando nel mistero divino, ce ne narrano
la storia più intima, attraverso il racconto
dei protagonisti che Egli si è voluto scegliere,
altrettanto possiamo dire per i rami e le foglie di
questo albero genealogico spirituale della famiglia
umana, che si proiettano nei cieli e che ci conducono
attraverso i secoli sino ad oggi ed ancora più in
là, nella cronaca dei testimoni che Egli ha
voluto risparmiare all'oblio dei tempi moderni. Capita
perciò che mentre si sia con il cuore assorto in
preghiera o in meditazione, si venga contemporaneamente
distratti dai crepitii degli spari o dai lamenti di
dolore delle donne, così come un tempo le orazioni
vennero interrotte dal fragore della folla inferocita,
dal sibilio delle frustate, dallo strazio degli
innocenti. Non pensiate quindi che chi scrive del dramma
del conflitto israelo-palestinese non sia sensibile ai
temi di spiritualità, legati alla memoria evangelica, ma
semplicemente risulta difficile a volte gioire
serenamente, per esempio nel contemplare le bellezze di
un logo santo, mentre giungono indistintamente
all'orecchio dell'anima i colpi delle stilettate, che
riecheggiano sin nel profondo delle viscere di questa
terra, benedetta e martoriata allo stesso tempo.
L'intento del narratore e del compositore di redazione
non è di conquistarvi ad una causa o di convincervi
della bontà di una ragione politica, etica, ideale o
spirituale, anche se è innegabile che la fede che ci
contraddistingue non è sopibile. Parlare della realtà,
così come non ce la si vorrebbe far conoscere,
fotografare momenti e storie irripetibili, amplificare
il suono del battito impazzito dei cuori di popoli al
limite del collasso, impedire che ce ne si dimentichi,
che si possa dire che "non se ne sapeva nulla", sono le
semplici ragioni di esistere di questo spazio: a
vantaggio di tutti, contro nessuno.
Non sono gli uomini i nostri nemici, ma quelle idee,
nemiche di Dio e dell'uomo, che vorrebbero uccidere il
Primo nel cuore delle Sue creature, allontanandole da
Lui, se fosse possibile. Il peccato, l'errore, sono il
bersaglio. Per il peccatore, per l'errante, possiamo
solo sperare e pregare, per la sua conversione a Colui
per il quale tutte le cose sono state create.
Discernere ciò che è vero da ciò che non lo è,
discriminare ciò che è un bene da ciò che è male,
esprimere considerazioni, giudizi o critiche, proporre
soluzioni, prospettive e visioni ideali o spirituali,
alternative al decadente colonialismo intellettuale
imperante, è un diritto-dovere inalienabile che nessuno
ci può negare.
Non praevalebunt.
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