NEWSLETTERS DEL MESE DI AGOSTO 2006

- Guerra al Libano -


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Oggetto: Notizie dalla Terra Santa e Il grido di Tsilli

 
Notizie dalla Terra Santa 2/8/2006
 
Ho ricevuto la copia di una lettera inviata da Cafarnao, sul Lago di Tiberiade. E` la corrispondenza tra due frati della Custodia. Ve ne riporto uno stralcio.
 
"...In queste ultime 48 ore la situazione sembra apparentemente piu' tranquilla. Da questa notte riprenderanno i raid aerei israeliani e di conseguenza c'e da aspettarsi anche anche la risposta dei katyusha. Per la zona del lago non li sprecano perche' e' poco popolato. Mirano ai grossi centri. Percio' noi continuiamo a non temere e a lavorare a Magdala. In questi giorni passera' in visita il Custode. Di pellegrini ormai neanche l'ombra. Che tristezza i luoghi santi senza di loro! In molti dicono che a settembre riprenderanno, altrimenti qui muore tutto!"
 
Ogni commento mi pare superfluo.
 
Filippo Fortunato Pilato
 
Il grido di Tsilli
Domenico Savino 31-7-2006
 
Tsilli Goldenberg è una cittadina israeliana che vive a Gerusalemme.
E' vedova, con due figli ormai grandi, Bersheva e Ben.
Laica, marxista e molto colta, attiva nel movimento pacifista israeliano, Tsilli è un «donnone» di grande cuore ed energia, con una risata straordinaria.
Così la descrive un religioso cattolico, che ben la conosce e che ne decanta la straordinaria ospitalità, oltrechè l'ottima cucina.
Tsilli vive affittando la stanza del figlio, cosa che le permette un'entrata costante di cui ha bisogno.
Da tre anni è infatti disoccupata ed è una delle poche voci che in Israele in questo momento hanno il coraggio di gridare la verità su quello che sta succedendo in Medio Oriente.
Perché sia disoccupata lo capirete leggendo.
Tsilli è un'ebrea coraggiosa: ha scritto una dura lettera a Ehud Olmert, primo ministro di Israele, ad Amir Peretz, ministro della Difesa e a Dan Halutz, capo di Stato Maggiore dell'esercito israeliano, faxandola alle sedi dei tre personaggi in causa e spedendola a diversi giornali e mezzi di comunicazione.
Eccone il testo; lo riproduciamo senza commento.
Io vi accuso!
di Tsilli Goldenberg, cittadina israeliana
lunedì 24 luglio 2006

«Io, Tsilli Goldenberg, cittadina israeliana, vi accuso - Ehud Olmert, primo ministro di Israele, Amir Peretz, ministro della Difesa, Dan Halutz capo di Stato Maggiore dell'esercito israeliano - di commettere questo bestiale e barbaro macello in Libano.
Io vi accuso di commettere crimini contro l'umanità verso il popolo palestinese. Io vi accuso di abbandonare i nostri soldati, quando le loro vite potrebbero essere salvate mediante negoziati, e io vi accuso di aver iniziato una guerra ingiustificata in mio nome.
Haniya, primo ministro del popolo palestinese, voleva negoziare con noi non solo il rilascio del soldato Gilaad Shalit, ma anche un cessate il fuoco a lungo termine, che avrebbe concesso al popolo di Israele e della Palestina sicurezza e salute mentale. Voi avete rifiutato.
Nasrallah voleva negoziare il rilascio dei soldati rapiti al nord.
Voi avete rifiutato.
Invece avete messo in pericolo le vite di centinaia di migliaia di israeliani, avete causato la morte di 27 israeliani [fino ad ora], civili e soldati.
Voi avete causato l'uccisione in massa di più di 350 libanesi, molti dei quali bambini, avete causato 500.000 profughi libanesi, e continuate a uccidere e ad affamare bambini palestinesi, solo perché essi vivono nella loro terra.
I palestinesi non sono i miei nemici, e neppure i libanesi.
Voi siete diventati il mio nemico.
E vi combatterò e altrettanto faranno molte altre persone sane di mente in tutto il mondo
».

 


 

 
Tsilli Goldenberg
Gerusalemme
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Oggetto: ADORATORI DI MURI...RAZZA DI VIPERE

 
 
ADORATORI DI MURI...RAZZA DI VIPERE

da Wall Street (la Strada del Muro) ai Muri dell'aphartheid delle enclavi palestinesi, passando per il Wailing Wall (il Muro del pianto) di Gerusalemme

"Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché cosí voi non entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci...Guai a voi, guide cieche, che dite: se si giura per il tempio non vale, ma se si giura per l'oro del tempio si é obbligati...Guai a voi scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno sono belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume...Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna? (Mt. 23, 13-36)
 
 
 
"Se Dio fosse vostro Padre, amereste anche me, perché Io procedetti e venni da Dio,; non sono infatti venuto da me, ma Egli mi ha inviato...voi avete per padre il diavolo e volete soddisfare i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio, e non perseveró nella veritá, perché la veritá non é in lui. Quando dice la menzogna, parla del suo, perché é bugiardo e padre di quella...Chi é da Dio ascolta le parole di Dio, ecco perche voi non le ascoltate: perche non siete da Dio". (Gv 8, 31-47)

A qualcuno, o forse a molti, potranno non piacere molte delle cose che andró scrivendo di seguito, considerate, a torto, poco ecumeniche ed un tantino antisemite. In realtá io sono convinto che la miglior opera di misericordia spirituale nei confronti degli erranti sia quella di sconfessare le loro malefatte, ammonendoli cosí che in difetto di ció la punizione divina sará inevitabile ed implacabile. E chi pecca sapendo di peccare, é avvisato che pecca doppiamente. Non sono abituato all'ipocrisia ed al compromesso di fronte a crimini ed ingiustizie che gridano vendetta dal cielo. Ma non sono qui neppure per scagliare la prima pietra: altri sono investiti del ruolo dell'intifada. E non sono degno di dire, come diceva San Padre Pio, che "se fossi costretto a tacere griderebbero le pietre al posto mio"; ma sono sicuro che prima o poi saranno montagne intere ad urlare e rivoltarsi. "La veritá vi fará liberi".

Non scrivo queste righe tanto per i miei amici e corrispondenti, i quali per lo piú sono a conoscenza dei fatti e degli antefatti di cui andró accennando, ed alcuni tra loro anche con piú dovizia di particolari di me, quanto invece per coloro che, pur rendendosi conto di assistere ad un'ingiustizia palese nei confronti di un intero popolo, quello palestinese, si sentono in animo di giustificare in qualche modo la repressione israeliana per via degli atti terroristici perpetrati dalle milizie armate palestinesi, ed anche per via del falso storico riguardo all'ideale discendenza degli attuali giudei dal popolo biblico ebraico.

Penso che piú o meno tutti avranno assitito in questi giorni alle ridottisime notizie, elargiteci dalla stampa e televisione dei regimi giudaizzanti, riguardanti la Palestina: Terra Santa per noi cristiani; terra natale e secolarmente residenziale per tutte le popolazioni arabe, cristiane e musulmane; terra di conquiste bibliche senza esclusione di colpi per i giudei, che ne fanno tutt'oggi campo di sanguinose battaglie, nascondendo le loro bieche e deliranti trame razziste-sioniste dietro lo stendardo del dogma sacro ed intoccabile dell'olocausto nazista, delitto che autorizza coloro che si presentano oggi quali eredi dell'ebraismo storico a compiere misfatti e crimini di identica portata. Qualche osservatore ebreo dissidente lo chiama "nazismo giudaico". Che in realtá dietro ad ambedue le delinquenziali pulizie etniche, ci sia la stessa mente, lo stesso braccio e lo stesso progetto nazional teocratico, potrebbe essere argomento per dimostrare come la politica israeliana odierna venga da molto lontano ed abbia trovato un'incubazione ben occultata laddove la maggior parte delle masse indottrinate da fictions, reality e tiggí non si capaciterebbe, abituata com'é ad un lavaggio del cervello costante, metodico, programmato, a 360 gradi, e che non ammette stonature né obiezioni, pena la galera, l'emarinazione, l'internamento in manicomi, la morte culturale e/o fisica.

Un esercito di ben pagati menestrelli di corte ce la canta tutti i giorni ed un altro ben pagato esercito di sgherri in toga vigila che nessuno osi opporsi al verbo degli adoratori dei muri.

Verrá il momento di parlare anche delle menzogne, che da decenni ci vengono propalate come veritá, e delle veritá, delle quali invece é proibito parlare se non si vuol finire impalati in qualche tribunale. Il mandato di cattura europeo é stato preparato apposta ed é lí a garantire tutto ció: per catturare un vero terrorista i servizi non hanno mai avuto bisogno di nessun mandato di cattura, tantomeno europeo...

Oggi voglio solo parlare dei fatti che sono sotto gli occhi di tutti in questi giorni, come da lungo tempo ormai. Da quando, grazie alle trame dei fanatici sionisti, spalleggiati dal capitale ebraico internazionale e cinicamente sotenute dalle potenze mondiali, migliaia di giudei cominciarono ad affluire in Palestina, che a quel tempo era abitata al 90% da arabi.

Non é il caso poi di ricordare giochi ed intrighi che coinvolsero Inghilterra, Francia, USA, URSS e Germania nazista nell'appoggiare gli arabi dell'ex impero ottomano prima ed i giudei poi, per motivazioni esclusivamente economiche e geopolitiche.

Chiunque puó facilmente consultare i testi che parlano della Dichiarazione di Balfour del 1917, della Commissione King-Crane del 1919, della Carta Bianca di Passfield del 1930 e di quella del 1939. Ma altrettanto facilmente si puó constatare come tutti questi trattati siano stati disattesi ed ignorati dagli israeliti sionisti.

Meno invece si parla degli atti di puro terrorismo compiuti dalle milizie sioniste e dai gruppi terroristi ebraici.

Non si parla mai degli assassinii, da parte dell'Haganah giudea e dei suoi emissari e vari bracci armati (Palmach, Irgun, Stern, Aliyah Bet, Unitá Mobili e Forze Territoriali dei Coloni), portati a compimento con veri e propri attentati dinamitardi, di centinaia di inglesi, o dell'eliminazione fisica di piú di 40 israeliti oppositori del sionismo. E neppure si fa mai cenno agli attentati terroristici sionisti alle postazioni egiziane ed americane. Come pochi si ricordano il dirottamento dell'aereo di linea siriano del '54 compiuto da Israele, trattenuto in ostaggio per chiedere il rilascio di soldati israeliani prigionieri.

Pochi sanno che le lettere-bomba sono state inventate dai terroristi giudeo-sionisti.

E nessuno vuole piú ricordare che nel 1948 una squadra di terroristi sionisti (dell'Irgun) ha massacrato i 254 abitanti palestinesi del villaggio di Deir Yassin. Mentre i giovani uomini arabi erano al lavoro nei campi, venivano macellati come bestie 254 arabi, donne, bambini, vecchi. I pochi superstiti parlarono di bambini-non-nati uccisi a pugnalate nei grembi materni, mani mozzate e adolescenti accecati, donne stuprate e case fatte saltare con la dinamite. Tutto difficile da provare dato l'ottimo lavoro di pulizia etnica eseguito dai sionisti, i quali fecero sparire persino i corpi gettandoli nei pozzi e facendo poi brillare questi con l'esplosivo.

Il Comando dell'Irgun in quell'occasione era nelle mani di Menachem Begin, il quale dichiaró: "Come a Deir Yassin, cosí ovunque".

In pochi giorni, come sperato dai sionisti, mezzo milione di palestinesi abbandonó terrorizzato la propria terra, lasciando spazio per Israele.

Menachem Begin venne eletto per ben due volte Primo Ministro d'Israele.

Deir Yassin é oggi conosciuta come Givat Shaul Beth. Nel 1980 le rovine del villaggio furono spianate dai buldozers israeliani e venne lí edificato un insediamento di coloni giudei ortodossi.

Questi atti di feroce terrorismo giudeo-sionista avvenivano vent'anni prima che si potesse registrare il primo atto terroristico arabo-palestinese.

I sionisti israeliani sono stati quindi i precursori del terrorismo mediorientale ed hanno fatto scuola a tutti i successori gruppi terroristi a sfondo nazionalista, nessuno dei quali é riuscito comunque ad eguagliarli in quanto a cinismo e feroce, organizzata, determinazione.

Questo é il sistema in cui Israele ha edificato ogni casa, piantato ogni albero, utilizzato ogni metro quadro di quella provincia.

"Per convincere che, prima di Israele, la Palestina era un deserto, centinaia di villaggi sono stati spianati dai buldozer con le loro case, le loro recinzioni, i loro cimiteri e le loro tombe" (Israel Shahak, Le racisme de l'Etat d'Israel).

Non restavano ai palestinesi neppure le tombe sulle quali commemorare i propri parenti defunti. Con questa politica ben pianificata, i sionisti israeliti intendevano non solo conquistare territori per i coloni, ma cancellare la memoria e la storia del popolo palestinese, rimpiazzando lentamente alla parola Palestina quella di Israele.

Pochi avranno letto il giornale israeliano Yediot Aharonoth, rigorosamente in yiddish, del 14/7/1972 dove Joram Ben Porath (alias Mordechai Ben-Porat, membro dell'Haganah e membro della Knesset) dichiaró pubblicamente e con disinvoltura, ovviamente rivolto ad un pubblico culturalmente preparato a recepire il messaggio: "Non c'é sionismo, né colonizzazione dello Stato ebraico, senza l'eliminazione degli arabi e l'esproprio delle loro terre".

Perfettamente in linea con l'asserzione del generale Moshe Dayan: " Se si possiede la Bibbia, e se ci si considera come il popolo della Bibbia, bisogna possedere anche le terre bibliche" (Jerusalem Post, 10/8/1977).

La discriminazione etnica, fulcro e metodo della politica israeliana odierna, deriva semplicemente dalla concezione di purezza razziale insita nella cultura ebraica, a tutti i livelli di appartenenza sociale, che impedisce al giudeo di mischiare il proprio "sangue eletto" con quello "impuro" di tutti gli altri popoli.

Sembra paradossale che proprio coloro che si stracciano le vesti in occidente a fronte della benché minima "discriminazione", anche solo verbale, nei confronti dei sodomiti per esempio, siano poi quelli che sostengano dall'estero, con un fiume di euro-dollari, la politica nazionalista piú settaria, aggressiva e razzista del pianeta.

E paradossale é pure che coloro ai quali nel mondo intero é dedicato un giorno dell'anno alla "memoria" (in realtá sono 365 giorni della "memoria" all'anno e 366 negli anni bisestili...), siano coloro che alacremente lavorino, con carri armati e buldozer, per cancellare la memoria di altri popoli ed etnie.

Tali considerazioni non possono non indurre dubbi sulla bontá e la buona fede della causa israeliana, anche negli animi e nelle menti di coloro che in buona fede considerino legittime le sue azioni polico/militari.

Arabi e giudei sono progenie semita, verso le quali chi scrive non nutre alcun odio preconcetto o razziale. La stragrande maggioranza dei cristiani incontrati da me in Palestina ed Israele sono arabi, quindi semiti, come di origini carnali semite era Nostro Signore Gesú Cristo, la Madonna, San Giuseppe, gli apostoli ed uno stuolo di santi e martiri dei primi secoli del cristianesimo. Semiti sono pure molti degli eroici ed onesti scrittori ebrei contemporanei che ci permettono di avere una chiara visione dell'humus in cui si é sviluppata la cultura, la mentalitá, la determinazione esclusivista di coloro che seguono le direttive del riemerso Sinedrio occulto e dell'impenetrabile Gran Kahal, che si esprime attraverso una ben codificata legge per lo piú sconosciuta agli europei, espressione di elaborate astuzie e malizie rabbiniche: il Talmud.

Senza le testimonianze di personalitá come il prof. Ahad Ha'am (Asher Ginsberg), Max Nordau, Israel Shahak, Noam Chomsky, Isaac Zaar, Y. Leibowitz, Ron David, Tom Segev, Georges Friedmann, e molti altri giudei (molto censurati e perseguitati), convertiti o solo dissidenti, non avremmo potuto aver preso visione di testi rigorosamente riservati ad un pubblico di lingua ebraica, libri, riviste e quotidiani, che danno un'immagine realmente cruda delle vere intenzioni e progetti di costruzione dell'Eretz Israel (l'Israele biblica).

I dirigenti dello stato sionista d'Israele, i loro portavoce, i rabbini, i giornalisti e gli ambasciatori residenti nelle varie Nazioni del pianeta, come pure tutti i loro portaborse e sostenitori non ebrei occidentali, immancabilmente ed insistentemente zittiscono e pongono sul banco degli imputati con l'accusa di "anti-semita" chiunque dissenta dalla politica israeliana, di cui il sionismo é l'espressione coloniale e razzista piú pericolosa ed esclusivista che la storia abbia mai conosciuto. Cosí facendo stravolgono volutamente il significato della critica e della giusta opposizione all'aggressione militare ed al genocidio del popolo palestinese, ribaltando abilmente le posizioni, presentando come razzista chi legittimamente e democraticamente denunci i crimini contro l'umanitá compiuti dalle milizie e dalla politica israelita, e se stessi come vittime paragonabili a quelle dei campi di concentramento nazisti.

Chi peró sia stato, come il sottoscritto, nei territori palestinesi ha ben visto con i propri occhi chi sia realmente recluso entro cinzioni con muri alti otto metri, filo spinato e postazioni armate a vigliare che nessuno entri o esca senza autorizzazione: il popolo palestinese, uomini, donne, vecchi e bambini, in condizioni disumane e da campo di concentramento nazista. Solo che la svastica nazista é stata sostituita con la stella a sei punte della qabala israelita.

 
Anche se le masse occidentali, troppo impegnate a soddisfare i loro bisogni fittizi indotti dalla finanza e dall'industria catitalista, o a lavorare freneticamente per pagare i debiti contratti, o troppo distratte da "calciopoli" e/o dalle perversioni sessuali del terzo millennio, o nei casi migliori dai problemi imposti da una sopravvivenza ai limiti della crisi esistenziale, stentano a capire la differenza, o se ne fregano, esistente tra semitismo- sionismo- giudaismo-ebraismo, é impossibile credere che il fior fior dei luminari, plurilaureati, e raffinati conoscitori della semantica, che ci imboniscono dalle loro testate giornalistiche e dai tiggí, non sappiano discernere il diverso significato di tali termini, riconducibili a diversi campi di studio, analisi e discussione. Impossibile. Piú facile é credere che essi volutamente giochino con le parole, confidando sull'ignoranza o indifferenza popolare, per presentare come pericolosi "nazisti-antisemiti" tutti coloro che osino mettere in discussione i miti sacri del sionismo o del giudaismo talmudico israeliti, affinché vengano spostati i riflettori dal loro folle e sanguinario progetto, che da oltre cinquant'anni semina lutti e disperazione tra le popolazioni semite, arabe ed ebree, e che si configura come la piú grave sciagura per tutti i popoli e per tutte le nazioni cui Israele biblicamente si vorrebbe mettere a capo e dirigere, politicamente, economicamente, militarmente, spiritualmente. E non si puó dire che non vi stia riuscendo giá in gran parte...

Sgombrato quindi il campo da inesistenti intenzioni e tentazioni antisemite, va sottolineato innanzitutto il fatto che "gli ebrei immigrati in Palestina non sono i discendenti di quelli antichi e che non possono avanzare rivendicazioni legittime sulla Terra Santa" (Lord Moyne, Segretario di Stato inglese al Cairo, Camera dei Lord il 9 giugno 1942), e che il sionismo politico, fondato da Theodor Herzl, fu condannato da un grandissimo numero di rabbini nel mondo come un tradimento della religione ebraica e quale frutto non della fede religiosa ma del nazionalismo e colonialismo europei (per la cronaca Lord Moyne fu ucciso al Cairo due anni dopo da due membri della banda Stern di Itzac Shamir. Nel 1975 i corpi dei due assassini furono scambiati con 20 prigionieri arabi e sepolti a Gerusalemme al Monumento degli Eroi: ancora oggi quindi quegli assassini vengono onorati come eroi...).

A causa del popolamento forzato coloniale, e del razzismo che inevitabilmente lo alimenta, di cui abbiamo riscontro in Palestina come in Sud Africa o nell'Irlanda del Nord, questi regimi di occupazione finiscono tutti con usare gli stessi termini: "mantenimento dell'ordine" per giustificare la repressione sanguinaria della naturale resistenza autoctona, bollata immancabilmente quale "terrorista" , senza distinguere sulle ragioni, i metodi ed il diritto alla legittima difesa di un popolo.

Con la collaborazione dei politici e dei giornalisti, da sempre nel libro paga delle multinazionali della persuasione occulta, ecco che viene stesa una cortina fumogena nella quale appaiono indistintamente come criminali terroristi tutti coloro che osano opporsi a ruberie, aggressioni ed omicidi. Qualsiasi reazione alla prepotenza sionista viene identificata quale atto terroristico, criminalizzando cosí un intero popolo, condannandolo all'isolamento internazionale e consegnandolo "legittimamente" nelle mani dei suoi carcerieri e carnefici.

Una storia crudele e disumana che non ha precedenti di questa portata nella storia, e che pone, a causa della disperazione al limite della sopportazione per mancanza di cibo, medicine e mezzi di sostentamento, una nazione intera nelle condizioni pericolose di dover accettare aiuti solo da altre nazioni, per lo piú con governi fondamentalisti islamici, anch'esse condannate internazionalmente quali "terroriste", con tutti i rischi che ció inevitabilmente comporta.

Teniamo a mente solo una cosa, e ci torneremo sopra piu avanti: che le aspirazioni di liberazione dal giogo sionista del popolo palestinese, non sono radicate in un movimento fondamentalista di matrice esclusivista islamica, anche se diverse sue componenti sono riconducibili alle diverse fazioni che popolano questa frastagliata galassia.

Impossibile anche in questo caso credere che le menti sopraffine della leadership israelita (come quelle occidentali che la sostengono) e del Mossad, non sappiano che cosí facendo spingono anche chi non vorrebbe a compiere azioni autolesioniste e controproducenti. Viene anzi il sospetto che tale pratica di "follia indotta e provocata" serva in realtá quale casus belli per giustificare un genocidio di proporzioni epiche, ma condotto con metodo e lentezza tali da passare quasi inosservato con lo scorrere dei decenni e l'avvicendarsi generazionale.

"Una terra senza popolo per un popolo senza terra" era lo slogan accattivante coniato da Chaim Weizman, leader sionista della prima ora, smentito dal suo confratello ebreo coetaneo Asher Ginsberg: "Noi all'estero eravamo soliti credere che l'Eretz Israel fosse quasi totalmente desolato, un deserto non seminato e coltivato, e che chiunque desiderasse comprare della terra potesse venire e comprarne quanta ne volesse. Ma questa non é la veritá. Attraversando questa terra (la Palestina) é difficile trovare campi che non siano seminati. Solo le dune di sabbia e le montagne rocciose, che non sono buone a crescere nient'altro che alberi da frutta (e solo dopo molto duro lavoro), non sono coltivate...Qui i sionisti trattano gli arabi con ostilitá e crudeltá, privandoli dei loro diritti, offendendoli senza ragione. Se essi rappresentano il "Messia" che sta arrivando, allora io non voglio vederlo".

Tutto ció veniva dichiarato agli inizi del secolo scorso. Molto tempo é passato da allora. Masse di disperati ebrei europei vennero spinte, "paradossalmente", dai nazisti a scappare verso la salvezza, la Palestina, mentre nello stesso tempo veniva loro precluso l'accesso alla Gran Bretagna (che rigettava a mare le imbarcazioni cariche di ebrei che cercavano di sfuggire alle persecuzioni naziste), o agli USA che pretendevano l'esorbitante cifra di $ 1000 a testa di deposito cauzionale, o ad altri stati come la civilissima Svizzera che opponevano alla loro accoglienza motivazioni economico/finanziarie.

Sappiamo, anche se difficilmente si riescono a reperire notizie in tal senso, che i capi sionisti nella Germania nazista si muovevano a loro completo piacimento, mentre alti esponenti della nomenclatura ebraica, come ad esempio il banchiere Kurt von Schroeder, diventavano generali delle SS.

Un accordo di cooperazione era in atto tra il III° Reich e dirigenti sionisti quali Yitzhak Shamir e Abraham Stern. Documenti dell'Ambasciatore tedesco Fran von Papen e di altri membri in carica degli apparati tedeschi ed israeliti ci testimoniano di questi vincoli.

Il sionismo fu disposto a tutto, anche a camminare sui cadaveri di altri ebrei, pur di realizzare il suo sogno messianico e di potere.

Il popolo ebraico, nei secoli ingannato e strumentalizzato dai suoi perfidi dirigenti religiosi, venne martoriato ed usato come carne da macello, dai suoi capi politici teocrati, sull'altare della creazione di uno stato ebraico messianico. Ed ecco che l'esaltazione della purezza della razza, unita ad un nazionalismo con i tratti socialisti dellle comunitá pionieristiche dei kibbutz, danno origine ad un feroce fanatismo religoso, che, alimentato dai dollari provenienti oltre oceano dalla lobby ebraica statunitense, ha dato origine ad una dittatura pericolosissima, perché ammantata da una legittimazione democratica. L'olocausto della cosí detta Shoáh é stato il cemento necessario per edificare questo totem moderno, argomento tabú per chicchessia, a meno che non venga affrontato secondo i rituali imposti dall'imperante cultura assolutistica a senso unico.

Il risultato, dopo circa cent'anni di colonizzazione della Palestina da parte di ebrei russi, americani, polacchi, francesi, tedeschi...é che la popolazione araba residente, un tempo il 90%, si é sempre piú ridotta a causa dello sterminio di interi villaggi, degli omicidi frequenti di dissidenti politici e dei loro nuclei familiari, dell'esodo forzato per paura e per fame di moltissimi nativi arabi, costretti da decenni ormai a vivere come profughi sulla loro stessa terra.

Quando i veri terroristi della banda Stern e dell'Irgun (strettamente legati al movimento nazista europeo: Israel Eldad, dirigente gruppo Stern, Tel Aviv 4/2/1983) si affacciarono alla storia, lo fecero con attentati dinamitardi ed assassini mirati, uccidendo indiscriminatamente confratelli ebrei e non ebrei.

Il 25/12/1940 (...proprio a Natale...) una nave inglese, che trasportava 252 ebrei verso le Mauritius per salvarli alla furia hitleriana, venne fatta saltare, dopo aver attraccato ad Haifa: morirono tutti, ebrei ed equipaggio inglese. Responsalbili furono i dirigenti sionisti dell' Haganah, tra cui Ben Gurion, che dichiarava: "Begin appartiene incontestabilmente al tipo hitleriano. E` un razzista disposto a distruggere tutti gli arabi nel suo sogno di unificazione di Israele, pronto ad usare tutti i mezzi per realizzare questo fine sacro".

Nel luglio 1946 esplose in un attentato dinamitardo l'Hotel King David di Gerusalemme: vi era installato lo stato maggiore britannico e vi trovarono la morte 100 persone, tra ebrei, arabi ed inglesi. L'attentato fu rivendicato dall'Irgun di Menahem Begin.

E` con questi sitemi che tutt'oggi opera il sionismo israelita, il quale possedeva ai tempi della Dichiarazione di Balfour il 2,5% della terra, al momento della spartizione della Palestina il 6,5%, ed giá nel 1982 il 93%.

Per arrivare sino ai giorni nostri, in cui ci viene presentato Israele come lo stato "democratico" extra-europeo piú prossimo ad entrare nell'Unione Europea, si é dovuti passare attraverso l'esproprio, manu militari, di gran parte del territorio arabo palestinese, provocando un esodo di circa due milioni di persone negli stati arabi confinanti di Giordania, Libano, Egitto, mentre il resto della popolazione araba, che ancora resiste nei propri villaggi, é sigillata da una cortina di posti di blocco o da muri insormontabili controllati dai militari israeliani. Non avete idea quanti chek-point e muri si debbano attraversare per recarsi anche solo da Nazareth a Betlemme, passando magari da Gerusalemme. Ed ogni posto di blocco é un'incognita: riusciremo a passare o verremo rimbalzati? E piú si va verso sud, o nord, o est, e piú i controlli si fanno rigidi, ed i chek-point a rischio.

Perché per arrivare ai giorni nostri si é dovuti passare anche attraverso la guerra del Libano ed il suo smembramento e distruzione. Si é dovuti passare attraverso l'occupazione di parte dei territori giordani. Si é dovuto passare attraverso la "guerra dei 6 giorni" del 1967.

Si é dovuti passare attraverso una lunga scia di sangue, di guerre d'aggressione e di azioni terroristiche.

Ancora oggi dai territori palestinesi liberi vengono lanciati razzi verso le colonie ebraiche.

Sicuramente "atti terroristici" compiuti dalle milizie armate palestinesi.

Ma a nessuno viene detto che quelle colonie ebraiche, postazioni avanzate del colonialismo sionista, sorgono lá dove un tempo esistevano villaggi arabi dediti alla pastorizia ed all'agricoltura, totalmente disarmati di fronte agli attacchi delle milizie israeliane che li hanno annientati.

Chi ha avuto modo di seguire i notiziari si sará reso subito conto dei due pesi e delle due differenti misure adottati al G8 ed espressi sia da Condooleza Rice che dagli altri esponenti delle Nazioni che dirigono le sorti del pianeta. "I palestinesi devono interrompere subito ogni azione di guerra e terrorismo nei confronti di Israele, e Israele deve invece moderarsi".

Sembra pazzesco: l'oppresso non deve opporre resistenza e all'aggressore deve solo moderare i bombardamenti e le uccisioni (o meglio... silenziarle).

Bisogna avere la memoria veramente corta ed una capacitá di raziocinio ridotta ad infimi livelli (ed é effettivamente questa la considerazione che "i potentati" hanno della popolazione mondiale, reputata "bestiame" da chi conosce un poco di Talmud) per non accorgersi della tendenziositá e falsitá contenuta in tale dichiarazione. Sembrerebbe la favola del lupo che, a monte, minaccia la pecora, a valle, di inquinargli l'acqua che sta bevendo dal ruscello. L'epilogo lo conosciamo bene.

E` sotto gli occhi di tutti che c'é un popolo intero, quello palestinese, che é stato invaso e lentamente ma metodicamente confinato in aree sempre piu ristrette da un'esercito straniero. Un esercito che non parla la sua lingua, l'arabo, ma idiomi di paesi lontani mille miglia: russo, tedesco, inglese, yiddish...

Un popolo, quello palestinese, che si é visto rubare sotto gli occhi la terra propria terra, spesso con i raccolti devastati sistematicamente da escavatori e caterpillar protetti dai carri armati sventolanti la stella di David. Gli appezamenti da coltivare espropriati o ridotti a piccoli orti, con la possibilitá di pascolare il poco bestiame rimasto solo in zone semidesertiche. Gli alberi d'olivo e da frutta sradicati, i pozzi avvelenati, le cittá ridotte a prigioni, con muri di cemento armato alti otto metri, i quali spesso dividono intere famiglie o impediscono l'accesso ai giardini ed alle coltivazioni, unico mezzo di sostentamento per le popolazioni povere; mentre a poche centinaia di metri da loro, su aree espropriate a mano armata, vengono costruiti moderni villaggi di coloni e kibbutz agricoli, finanziati con un fiume in piena di dollari americani. Con la scusa di colpire aree abitate da terroristi vengono buttati in mezzo ad una strada interi nuclei familiari di donne, vecchi, bambini, ammalati, le cui abitazioni vengono rase al suolo insieme a negozi e piccole attivitá commerciali.

A questi metodi, degni solo di essere paragonati a quelli della Ghestapo e delle SS, si deve poi aggiungere il compiacente blocco internazionale d'accesso a mezzi e necessitá, anche quelle piú elementari come medicine e cibo.

Personalmente sono fermamente convinto che nessun'ingiustizia subita possa legittimare reazioni sanguinarie, quelle cosí dette terroristiche, nelle quali spesso sono non le forze militari contendenti a farne le spese ma la popolazione disarmata e innocente.

Sgombrato anche il campo dal dubbio che si voglia qui giustificare violenza o vendette, mi domando peró: qual'é il popolo che di fronte alla sopraffazione da parte di un'esercito straniero, affamatore dei propri figli e portatore di lutti, angoscia e disperazione nelle migliori famiglie, non tenti naturalmente di spezzare il giogo opponendosi con tutte le forze al genocidio e ad una schiavitú altrimenti inevitabili?

Non hanno forse reagito allo stesso modo tutti i cosí detti "movimenti di liberazione" europei, · ai tempi bollati come "banditi" e "terroristi"?

Se un'azione terroristica é definibile quella che arreca lutti tra la popolazione civile, allora bisogna riconoscere che i veri professionisti del terrorismo sono gli israeliani: essi possono fare sicuramente scuola a tutti i movimenti terroristici del mondo...e non é escluso che in realtá giá non lo facciano sotto false flags. Non passa giorno infatti che non si registrino uccisioni tra la popolazione civile araba. E non sono questi da considerarsi quali atti terroristici?

Le cifre sono lí a dimostrare che il rapporto di vittime tra israeliti e arabi é impari.

Circa 7.000 morti ebrei contro circa 200.000 morti palestinesi (secondo stime ancora degli anni novanta).

E, come ci riporta il giornalista americano Sheldon Richman nel suo articolo "The Economic Impact of the Israeli Loan Guarantees", apparso nell'edizione dell'inverno 1992 sulla rivista "Giornale di Studi sulla Palestina", solo per la prima Guerra del Golfo gli USA inviarono missili Patriot e soldati americani in Israele, e Israele presentó successivamente un conto agli USA di 13 miliardi di dollari.

Tutti hanno potuto constatare, anche attraverso i comunicati stampa dell'informazione asservita al sionismo israelita, che non manca giorno nel quale non vengano segnalate morti di madri con i loro bambini, falciati dall'artiglieria pesante ebraica, pagata con i soldi dei contribuenti statunitensi.

Qualcuno potrá dire che tali attacchi sono giustificati dal lancio di missili qazam da parte dei gruppi armati palestinesi verso i kibbutz (kibbutz che, giova ricordarlo, sorgono su aree palestinesi espropriate, rubate, e dove spesso sorgevano invece villaggi e cimiteri arabi). Ma gli scalcinati missili palestinesi, con la loro traiettoria incerta e zigzagante, hanno una gittata molto corta, entro il miglio, in grado di infliggere ben pochi danni all'occupante israelita, il quale é fornito di un armamentario moderno e tecnologicamente sofisticato, ovviamente pagato in sonanti dollari americani, e dotato di molti carri armati, autoblindo, missili e razzi a lunga gittata ed in grado di colpire qualsiasi obiettivo palestinese (come hanno recentemente dimostrato gli attacchi nella striscia di Gaza ad edifici governativi), aerei, elicotteri, navi da guerra, e sistemi satellitari di intercettazione per il fuoco mirato.

Non parliamo poi dell'arsenale nucleare israeliano, costruito e detenuto illegalmente, secondo le direttive internazionali: motivo per cui da solo basterebbe, secondo la legge americana, a non autorizzare alcun finanziamento ad un paeses straniero.

Ed avete visto di cosa sono armati i palestinesi? Sgangherati e antiquati razzi, qualche missile anticarro, che spesso esplode loro tra le mani, qualche fucile mitragliatore, e molte pietre.

Infine la politica di finanziamento, palese od occulto, delle lobbies ebraiche americane nei confronti dell'Establishment sionista israelita, ed a danno ovviamente della popolazione araba, ha creato non poco odio e sentimenti di vendetta e rivalsa da parte delle popolazioni arabe, non solo della Palestina, ma dell'intera area a maggioranza islamica, che vede gli USA, e la popolazione americana in generale, quali loro nemici giurati e alleati di Israele.

Inevitabilmente perció, spesso facendo leva sulla disperazione e sul fanatismo religioso, gruppi di veri terroristi internazionali senza scrupoli, al guinzaglio di potenze straniere, convincono alcuni giovani ad imbottirsi di esplosivo per atti da kamikaze. Ma questa non é l'attitudine naturale del popolo palestinese: questo é il volto dell'esasperazione di un conflitto, pilotato nella direzioine che fa comodo solo ad un rafforzamento della presenza militare d'occupazione israelita.

Da un lato si fa finta di far magnanime concessioni all'autoritá palestinese, cercando di conquistare l'approvazione internazionale, mentre dall'altro si provoca incessantemente, e fuori dalla portata dei riflettori e dalle telecamere..., tramite sconfinamenti, uccisioni mirate, errori balistici che provocano stragi tra la popolazione civile..., ed angherie di ogni sorta, la reazione da parte dei gruppi armati nazionalisti palestinesi. Qualsiasi operazione militare sionista avrebbe quindi poi il beneplacito internazionale, permettendo alle milizie con la stella di David di rafforzare la loro presenza e controllo dei territori, oltre ad arrecare il maggior danno possibile ad un popolo giá in condizioni precarie.

Cosa poter dire infatti dei recenti bombardamenti nella striscia di Gaza con obiettivo ponti, acquedotti, centrali elettriche, che hanno oltretutto provocato la morte di molti bambini e civili? Chi ne fa le spese? Tutta la popolazione, che viene spinta ad odiare e maledire ancora piú chi infligge loro tali sofferenze. Gli ospedali sono privi di farmaci e di elettricitá per operare con i pochi macchinari medici ancora disponibili, i quali vengono fatti funzionare con generatori di corrente: ma anche la benzina scarseggia. I mezzi di soccorso non possono sempre intervenire a causa della distruzione di strade e ponti di comunicazione. Ambulanze, Vigili del Fuoco, Protezione Civile, sono spesso impotenti di fronte alla sofferenza dei loro fratelli.

Anche la pesca, che potrebbe dare un aiuto per sfamare un po' meglio la popolazione di Gaza Strip, é ridotta al lumicino, per non dire allo sfacelo. Le acque nelle quali i pescatori palestinesi sono autorizzati a pescare sono ridotte a poche miglia marine (meno di un decimo dell'area nella quale qualsiasi pescatore potrebbe lavorare), inadatte alla riproduzione ittica, nelle quali sono ammassate tutte le imbarcazioni da pesca disponibili. Un'area insufficiente a garantire cibo per tutti e controllata dalle motovedette e navi da guerra israeliane, le quali sparano senza pietá su qualsiasi pescatore che cerchi di calare le reti oltre i limiti stabiliti da Israele. Spesso sparano comunque sui pescherecci anche quando si trovano entro i confini marini accordati, uccidendo i pescatori ed affondando o confiscando le loro barche. E` un gioco all'esasperazione dei nervi ed allo stillicidio, per affamare e stremare anche in questo modo le popolazioni palestinesi ed indurre chi puó all'esodo. La scusa che viene addotta per un tale comportamento criminale e piratesco é quella che attraverso i pescherecci verrebbero importate armi e munizioni per la guerriglia palestinese. Forse in qualche caso sará anche stato cosí, ma a parte il fatto che con la moderna tecnologia di bordo é possibile scandagliare e monitorare anche ogni attivitá subacquea indesiderata e contrastarla, ció non giustifica l'affamare un un'intera popolazione. I palestinesi non possono neppure difendersi su questo fronte, essendo la loro misera flottiglia di battelli della Guardia Costiera stati tutti bombardati e distrutti, per cui oggi l'Autoritá Palestinese di Gaza non dispone neppure di uno straccio di imbarcazioni governative per difendere i propri pescherecci e le proprie coste. Persino un battello, nuovo fiammante, per la ricerca scientifica marina, costruito con i fondi europei d'aiuto per l'entitá palestinese, é stato il bersaglio dell'artiglieria navale israeliana ed oggi giace sventrato sulla costa palestinese.

Era inevitabile poi, dato che la popolazione palestinese é stata sparpagliata attraverso un esodo forzato nelle confinanti nazioni arabe, che il conflitto dovesse prima o poi estendersi ad altre aree oltre a Gaza Strip.

Ed infatti ecco che dal Libano, giá martoriato e devastato da crimini di guerra orrendi, perpretrati indistintamente da tutte le fazioni in campo, le milizie islamiche palestinesi armate da Iran e Siria cercano di distrarre l'esercito ebraico riaprendo il fronte di guerra a nord della Galilea.

L'attacco iniziale é mirato nei confronti delle forze armate israeliane, ed anche qui si ripete uno scontro a fuoco simile a quello avvenuto poche settimane fa nel sud, nella Striscia di Gaza, dove sono miliziani dei due schieramenti, quello arabo e quello israelita, a confrontarsi, con morti da entrambi i lati e la cattura di soldati israeliani, tenuti prigionieri in ostaggio delle milizie palestinesi.

Sappiamo, anche se non se ne sente quasi mai parlare, che diverse migliaia sono i prigionieri palestinesi detenuti da anni e senza essere ancora stati giudicati da nessun tribunale.

Se non si tiene conto di tutte le cause in gioco non si riuscirá mai a dare una spiegazione degli effetti visibili di questo conflitto, se non che in modo fazioso.

Senza poi voler, né giustificare atti di guerra e uccisioni, né voler parteggiare per uno anziché per l'altro, ma stando solo all'obiettivitá dei fatti e volendo usare i termini appropriati per descrivere le azioni dei contendenti, l'attacco a postazioni militari israeliane non puó essere considerato un "atto terroristico", come ci viene insistentemente presentato dai media, visto che la popolazione civile non é stata coinvolta, mentre non vedo in che altro modo definire la reazione ebraica che ha bombardato indiscriminatamente e pesantemente i villaggi libanesi dalla terra, dal mare e dal cielo, causando, oltre alla distruzione dell'aeroporto internazionale e dell'autostrada per Beirut, la morte di oltre 50 civili, tra cui donne e diversi bambini. Attualmente migliaia di persone stanno fuggendo dal confine israeliano temendo la pioggia di fuoco giá iniziata e di cui é stata promessa l'intensificazione dai leader politici e militari israeliani.

La reazione degli Hezbollah libanesi é stato il lancio di alcuni missili che hanno fatto due vittime tra la popolazione israelita di Haifa. Cinquanta palestinesi morti e due israeliani. Alcuni soldati israeliani prigionieri, contro le migliaia di palestinesi, tra cui anche molte sono le donne ed i bambini, che affollano le carceri ebraiche, lugubri monumenti di cemento armato e reticolati di filo spinato, che si possono incontrare facilmente, perché sono veramente molte, percorrendo le vie di Palestina. Decisamente due pesi e due misure.

Alla luce anche degli ultimi avvenimenti puó non essere considerato quale terrorista l'intero Stato giudaico d'Israele? O pensate anche voi, come i sionisti ed i talmudisti in generale, che la vita di un giudeo sia di gran lunga piú preziosa ed importante di quella di un arabo? Non vorrebbe dire, in questo caso, fare dell'antisemitismo? Ed un antisemitismo veramente strano, se si da piú valore ed importanza alla progenie di Isacco anziché a quella di Ismaele, ambedue di stirpe semita.

Come definire tali atti compiuti dalle milizie sioniste se non che atti terroristici in grande stile?

E si sa che sangue chiama poi sangue. Ma é proprio questo che cercano gli israeliti sionisti.

Nessuno meglio di loro infatti conosce il valore del sangue versato.

"Il suo sangue é su di noi e sui nostri figli". Il giudeo ben sa il peso ed il significato dell'aspersione e della purificazione collettiva tramite il proprio sangue.

 

 
 

Nessuno riuscirá a fermare la determinazione, spietata, del sionismo ebraico, fanaticamente convinto del suo ruolo messianico storico, ben finanziato ed armato dalla potenza mondiale militarmente e tecnologicamente piú forte. Neppure le Nazioni Unite, strumento nelle mani della solita lobby mondialista..., hanno la capacitá di modificare lo stato delle cose, ed infatti a fronte di una richiesta (plateale) di cessate il fuoco rivolta ad Israele si sono viste porre il tombale "veto" americano. "Israele deve difendersi", ha fatto subito eco il presidente Bush jr.

Mentre "Chi comanda in America" era il titolo di un bel libro del giornalista Maurizio Blondet di pochi anni fa, e non penso ci siano difficoltá, anche interpretandolo come una domanda, a volerne dare una risposta.


 

E nessuno riuscirá a fermare neppure la determinazione araba, altrettanto spietata, alla liberazione delle proprie terre dall'occupante oppressore ebraico-sionista, tanto piú se a soffiare sul fuoco ci si mettono gli interessi geopolitici e di fanatismo religioso agitati da altre nazioni e lobbies islamiche, che dell'azione puramente terroristica nei confronti della popolazione civile hanno fatto da tempo il loro stile di vita.


 

Nel mezzo, non dimentichiamolo, sta una popolazione che subisce e soffre. Subiscono e soffrono i palestinesi, ma subiscono e soffrono pure molti israeliani del ceto medio, che hanno creduto inizialmente, ed ingenuamente, nella possibilitá di una coesistenza con le popolazioini arabe (non dimentichiamoci che molti immigrati giudei poveri, reduci da esperienze di forte disagio nei paesi dell'est e dell'ovest europeo, hanno creduto nelle promesse allettanti che veniveno loro elargite in ambito culturale ebraico) e che ora, aperti gli occhi, si accorgono di essere governati da dei pazzi sanguinari senza scrupoli.


 

Ma chi piú di tutti soffre, in questa fiera della follia, é la popolazione araba cristiana, e quella cattolica in particolar modo, schiacciata tra il fanatismo sionista e quello islamico.


 

Ma mentre da parte giudaica la presenza cattolica e cristiana in generale viene sopportata a fatica ed ostacolata quanto piú possibile, da parte maomettana, almeno piú recentemente, é vista come un metodo per far affluire fondi, attarverso i pellegrinaggi e le associazioni caritative, per la disastrata economia delle famiglie palestinesi, oltre che come un ottimo megafono per far conoscere al mondo le condizioni disperate in cui versa la popolazione araba palestinese. Non sono poche infatti le situazioni in cui la popolazione povera araba puó godere delle infrastrutture mediche e di assistenza sociale offerte dai Frati Francescani della Custodia di Terra Santa, senza le quali molti non avrebbero alcun mezzo di sussistenza e nessuna cura medica. Fonti piú che attendibili mi riferirono infatti a Gerusalemme, solo pochi mesi fa, che i dirigenti palestinesi hanno garantito alle comunitá cristiane dell'area protezione ed immediato intervento per difenderle da eventuali gesti sconsiderati da parte di altre fazioni (fanatiche islamiche). La mia fonte é attendibile, bisognerá vedere sino a che punto i dirigenti palestinesi riusciranno a tenere a bada i seguaci della jihad e della dhimma islamiche, che della mattanza di cristiani sono sostenitori accaniti.


 
Intanto l'esodo dei cristiani dalla Terra Santa é in continuo aumento, mentre nel Libano la presenza cristiana e ridotta ormai da tempo ai minimi termini.
Proprio ieri ho ricevuto due lettere da amici palestinesi cattolici residenti uno a Betlemme ed uno a Gerusalemme, che mi raccontavano della difficile situazione che si é venuta peggiorando ultimamente e mi chiedevano quando sarei tornato a trovarli. Presto cari amici, molto presto.

 

Noi ben sappiamo che la storia é nelle mani di Dio, il quale lascia che gli uomini usino del loro libero arbitrio per compiere ció che nell'imperscrutabile disegno Celeste é loro dato di fare. Indipendentemente dal risultato della nostra effimera esistenza terrena, di vincitori o di vinti, cio che conterá, quando saremo al cospetto del Suo inappellabile giudizio, sará la misura in cui saremo stati capaci di praticare le virtú e di manifestare il nostro amore nei Suoi confronti, particolarmente attraverso quella forma speciale d'amore che consiste nell'amare le Sue creature per amor Suo: la Caritá.

E` la potenza dell'umiltá di un Dio che si é fatto uomo che sconfiggerá l'orgoglio di molti uomini che si vogliono fare dei.

E` in questa prospettiva che si deve porre la nostra volontá e la nostra azione di cattolici e di uomini di buona volontá, che rispetto alla situazione della Terra Santa, e della cristianitá ivi residente, significa testimoniare la nostra fede e la nostra solidarietá verso i nostri fratelli piú provati e sfortunati che vivono nei Luoghi Santi.

Testimonianza che deve essere tangibile e concreta, che non deve far sentire sole ed abbandonate le "pietre vive" di Terra Santa. Testimonianza che vuol dire incontrare i nostri fratelli arabi cristiani, senza aver paura di rischiare quello che loro rischiano quotidianamente. Stringere amicizie e sostenersi l'uno con l'altro. Sostenere la loro economia ed il loro lavoro. Essere presenti carne e sangue dove Nostro Signore Gesú Cristo offrí per noi la Sua carne ed il Suo sangue. Dobbiamo essere imitazione di quel Cristo di cui ci professiamo fedeli.


 

Dobbiamo soprattutto sostenere i pellegrinaggi in Terra Santa e parteciparvi quanto e quando possibile. E se non é possibile, per cause veramente gravi, partecipare con offerte e preghiere.

Oggi é un imperativo quanto mai urgente non abbandonare la Terra Santa a se stessa, o peggio ancora nelle mani della politica e degli interessi di parte.
Vi prego con tutto il cuore, non state fermi a guardare, aiutateli. Ed aiutatemi ad aiutarli. Qualsiasi contributo umano noi possiamo dar loro sará importante. Facciamo la nostra parte.
"Beato Signore chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio".
 
Filippo Fortunato Pilato - 14-7-2006
 
  

 
Oggetto: Una aggressione a partire da falsi pretesti

 

 
Una aggressione a partire da falsi pretesti

di Ismail Haniyeh   02/08/2006


Primo Ministro della Autorità Nazionale Palestinese
Washington Post, martedì 11 luglio 2006
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2006/07/10/AR2006071001108.html?sub=AR
Traduzione e editing a cura di Ism-Italia


GAZA, Palestina – Mentre gli Americani commemoravano come ogni anno il giorno dell’indipendenza dall’occupazione coloniale, celebrando le loro istituzioni democratiche, noi Palestinesi eravamo di nuovo sotto assedio da parte dei nostri occupanti, che distruggono le nostre strade e i nostri edifici, le nostre centrali elettriche e i nostri acquedotti, e che attaccano i nostri poveri strumenti di amministrazione civile. Case ed edifici pubblici sono presi a cannonate, i nostri parlamentari sono presi prigionieri e minacciati di processo.

L’attuale invasione di Gaza è solo l’ultimo dei tentativi di cancellare il risultato di elezioni libere e regolari che si sono tenute all’inizio dell’anno. E’ la conclusione esplosiva di una campagna che dura da cinque mesi, di una guerra economica e diplomatica diretta dagli Stati Uniti e da Israele. L’intenzione dichiarata di questa strategia era di forzare i Palestinesi a "riconsiderare" il loro voto a fronte di una sofferenza più pesante; il suo fallimento era prevedibile, e la nuova aperta aggressione militare e la punizione collettiva ne sono la logica conseguenza. Il caporale israeliano “rapito”, Gilad Shalit, è solo un pretesto per una operazione programmata mesi fa.

Oltre a rimuovere il nostro governo democraticamente eletto, Israele cerca di seminare il dissenso tra i Palestinesi sostenendo che c’è una rivalità tra i nostri leader. Io sono costretto a smentire decisamente questa affermazione. La leadership Palestinese è fermamente legata al concetto islamico di shura, o consultazione reciproca; noi possiamo avere opinioni diverse, ma siamo uniti nel rispetto reciproco e concentrati nell’obiettivo di servire il nostro popolo. L’invasione di Gaza e il rapimento dei nostri leader e dei nostri ministri hanno anche l’obiettivo di minare i recenti accordi raggiunti tra il partito di governo e i nostri fratelli e le nostre sorelle di Fatah e di altri gruppi, per raggiungere il consenso necessario alla soluzione del conflitto.

Ancora una volta la punizione collettiva israeliana rafforza solamente la nostra risoluzione collettiva a lavorare insieme.

Quando ispeziono le rovine delle nostre infrastrutture – la generosità degli stati donatori e degli sforzi internazionali ancora una volta è stata ridotta in polvere dagli F-16 e dai missili costruiti in America – il mio pensiero va di nuovo agli Americani.

Che cosa pensano di tutto ciò?

Essi pensano, senza dubbio, al soldato in ostaggio, catturato in battaglia -- ma migliaia di Palestinesi, inclusi centinaia di donne e di bambini, rimangono nelle prigioni israeliane per la loro resistenza alla occupazione illegale in corso, che è condannata dal diritto internazionale. Essi pensano al coraggio e alla "inflessibilità" di Israele, "che affronta" i "terroristi." Ma Israele, che è una potenza nucleare, possiede la 13a forza militare del pianeta, mentre i suoi avversari non hanno nemmeno un esercito convenzionale.

Chi è il più debole, che si suppone sia il favorito dell’America, in questo caso?

Se gli Americani ricevessero le informazioni necessarie per valutare cause e realtà storiche, penso che si domanderebbero perchè uno Stato che si suppone "legittimo", come Israele, ha dovuto fare decenni di guerra contro una popolazione di profughi senza mai raggiungere i suoi obiettivi.

Le mosse unilaterali di Israele dello scorso anno non porteranno alla pace.

Questi atti – il ritiro temporaneo dell’esercito da Gaza, la chiusura con un muro della West Bank – non sono passi verso una soluzione, ma solo atti vuoti e simbolici che falliscono nell’affrontare il conflitto sottostante.

Il controllo quasi completo di Israele sulla vita dei Palestinesi non è mai messo in discussione, come confermato dalla sofferenza umana e economica dei Palestinesi dalle elezioni di gennaio.

La politica di Israele di espansione, di controllo militare e di assassinio si fa beffe di ogni nozione di sovranità o bilateralismo. La loro "barriera di separazione" che attraversa la nostra terra, difficilmente può costituire un gesto di buona volontà a favore di una coesistenza futura.

Ma vi è un rimedio, e anche se non è facile esso è coerente con i nostri radicati convincimenti.

Le priorità palestinesi includono il riconoscimento della questione centrale sul territorio della Palestina storica e i diritti di tutto il suo popolo; soluzione del problema dei rifugiati dal 1948; restituzione di tutti i territori occupati nel 1967; e la fine degli attacchi israeliani, degli assassini e dell’espansione militare.

Contrariamente alla immagine corrente della crisi nei media americani, la disputa non riguarda solo Gaza e la West Bank ; vi è un più ampio conflitto nazionale che può essere risolto solo affrontando le dimensioni complessive dei diritti nazionali palestinesi in una maniera integrata.

Questo significa uno Stato per West Bank e Gaza; una capitale, Gerusalemme Est araba, e una onesta soluzione del problema dei rifugiati palestinesi del 1948 sulla base del diritto internazionale. Significativi negoziati con Israele non espansionista e rispettosa delle leggi possono procedere solo dopo che questo enorme lavoro è iniziato.

Certamente il popolo americano è stanco di questa follia, dopo 50 anni e 160 miliardi di dollari di tasse a sostegno della capacità di Israele di fare la guerra - la sua “difesa”. Alcuni americani, credo, si staranno chiedendo se tutto questo sangue e queste risorse non avrebbero potuto portare a risultati più tangibili per la Palestina se solo le politiche degli S.U. fossero state fondate fin dall’inizio sulla base della verità storica, della equità e della giustizia.

Ma noi non vogliamo vivere sugli aiuti internazionali e sulle elemosine americane.
Noi vogliamo ciò di cui godono gli americani, diritti democratici, sovranità economica e giustizia.
Noi pensavamo che il nostro orgoglio per aver condotto le elezioni più regolari del mondo arabo sarebbe stato apprezzato dagli Stati Uniti e da i suoi cittadini.
Invece il nostro nuovo governo si è dovuto fin dall’inizio confrontare con atti di esplicito e dichiarato sabotaggio da parte della Casa Bianca.
Ora questa aggressione continua nei confronti di 3,9 milioni di civili che vivono nel più grande campo di concentramento del mondo.
La compiacenza americana di fronte a questi crimini di guerra si è, come al solito, inscritta nella nota retorica della luce verde: “Israele ha il diritto di difendersi”.

Stava Israele difendendosi quando ha assassinato otto membri di una famiglia sulla spiaggia di Gaza un mese fa o tre membri della famiglia Hajjaj sabato scorso fra cui Rawan di 6 anni?

Mi rifiuto di credere che tanta disumanità vada bene per il pubblico americano.

Noi formuliamo questo chiaro messaggio: se Israele non vuole permettere ai palestinesi di vivere in pace, dignità e integrità nazionale, la stessa Israele non potrà godere di questi stessi diritti.

Nel frattempo, il nostro diritto a difenderci dai soldati occupanti e dall’aggressione è un diritto riconosciuto nella Quarta Convenzione di Ginevra.

Se Israele è pronta a negoziare seriamente e lealmente e a risolvere il problema centrale del 1948, piuttosto che quello secondario del 1967, una pace leale e permanente è possibile.

Basata su una hudna (una cessazione completa delle ostilità per un tempo concordato), la Terra Santa ha ancora una opportunità di essere una casa comune, pacifica e economicamente sicura, per tutto il popolo semitico della regione.

Se solo gli americani conoscessero la verità, la possibilità potrebbe diventare realtà.

 

Oggetto: Infensificata l'aggressione israeliana contro la Striscia di Gaza.

Gaza, 02/08/2006


 

Da questa mattina, l'aggressione israeliana contro la Striscia di Gaza si è intensificata. Gli aerei da guerra israeliani e gli  F-16 hanno colpito molte aree.

Gli F-16 hanno colpito una casa nel campo profughi di Al Bureij, al centro della Striscia di Gaza, mentre aerei militari hanno colpito le forze di sicurezza nazionale nel nord-ovest di Gaza.

Secondo fonti della sicurezza palestinese, un aereo israeliano ha lanciato un missile contro la casa di Issa Al -Batran, distruggendola. L'attacco ha anche distrutto case e edifici vicini.

L'aviazione israeliana ha colpito la Marina della Polizia palestinese, vicino al porto, a ovest della città di Gaza, mentre l'artiglieria israeliana ha continuato i bombardamenti sul nord della Striscia.

L'intelligence israeliana ha telefonato alla famiglia di Nidal Salameh e ha ordinato loro di lasciare la casa a Khan Younis entro un'ora perché l'aviazione stava per colpirla.

Un refusenik dal fronte libanese.

02/08/2006

 

Un ufficiale di fanteria israeliano si è rifiutato di bombardare villaggi libanesi.
Fonti giornalistiche libanesi hanno affermato che il caporale 'Umri Zaid, della città israeliana di Safad, che presta servizio come soldato di artiglieria nelle Alture occupate del Golan, ha rifiutato l'ordine di lanciare le oltre 150 bombe contro il villaggio libanese di Al-Jdairah.

Le fonti hanno riferito che il soldato ha detto ai suoi camerati che non era pronto a prestar servzio in un esercito che è un professionista nel bombardare i civili nei villaggi e nelle città. Ha impacchetto le sue cose e si è diretto a casa.

 

Dal 1 Luglio 188 morti e 460 feriti:
 è il bilancio del 'diritto israeliano a difendersi dai palestinesi'.

Gaza, 02/08/2006

L’ufficio stampa Al-Jil di Gaza ha reso noto che, nel mese di luglio, le forze di occupazione israeliana hanno intensificato i crimini contro i territori palestinesi e Gaza. Infatti, sono stati uccisi 188 cittadini e feriti 460 altri, e 200 sono stati arrestati.

 

Dal primo luglio sono dunque stati uccisi 188 cittadini palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza - di cui 29 bambini, 8 mamme e 3 persone handicappate. I bombardamenti aerei e terrestri hanno preso di mira 4 famiglie uccidendone la maggior parte dei componenti.

 

 

Nel rapporto si legge che le forze di occupazione israeliana hanno utilizzato tutti i mezzi da guerra e combattimento a disposizione, portando avanti un'aggressione continua contro la Striscia di Gaza, effettuando una guerra psicologica attraverso il lancio di volantini sui tetti delle case e nelle strade e le telefonate di minaccia - distruzione delle case, uccisioni. 

 

 

Le forze israeliane hanno violato anche gli spazi delle onde radio locali, occupandole per trasmettere avvertimenti e minacce alla popolazione palestinese in ascolto.
Hanno inoltre bombardato dal cielo 11 case in diverse zone della Striscia, distruggendole totalmente e parzialmente.

Hanno chiuso la Striscia isolandola completamente, impedendo a qualsiasi palestinese di uscire - anche a quelli che avevano bisogno di cure all’estero - attraverso il valico di Rafah – l’unico collegamento con l'esterno -; chiudendo gli ingressi commerciali, come quello di Karni a est della città di Gaza, e aumentando la sofferenza degli abitanti della Striscia a causa della mancanza di generi alimentati e di carburante per uso domestico.

 

Le forze di occupazione hanno impedito ai pescatori palestinesi di uscire in mare facendo perdere a decine di famiglie l’unica fonte di reddito.

 

Le violazione israeliane continuano anche contro i giornalisti e le sedi di informazione, sanitarie e culturali.

 

Hanno inoltre bombardato la sede della presidenza dei ministri - in particolare, l’ufficio del primo ministro Ismail Haniyah, che si trova nel quartiere di Tal Al-Hawa, a sud di Gaza.

 

 

La sequenza di bombardamenti delle sedi governative è andata avanti distruggendo gli edifici del ministero degli Interni, degli Esteri, delle Pianificazioni e dell’Economia e numerosi enti governativi e culturali.

 

 

Le forze di occupazione hanno arrestato 200 cittadini palestinesi di diverse zone della Cisgiordania: in maggioranza si tratta di attivisti nei vari movimenti di resistenza. Molti arresti sono avvenuti nella città di Al-Khalil/Hebron.

 

 

Sono state ferite 460 persone durante le operazioni militari e di attacco alle case, effettuate nelle città e nei villaggi palestinesi. Tra i feriti ci sono stati numerosi bambini e donne.

 

E' stata rafforzata la chiusura imposta sulla Cisgiordania, che ha diviso le città e i villaggi palestinesi in cantoni piccoli e isolati gli uni dagli altri.

 

Sono state distrutte, scavate e sequestrate le terre.

 

Israele ha anche proseguito nella politica di ampliamento delle colonie e nella costruzione del muro dell’apartheid.
Sono state demolite le sedi di decine di associazioni di beneficenza islamica in Cisgiordania. E' stata chiusa l'azienda As-Safa, che produceva latte, e l’associazione di Al-Aqsa.
 
 
 

 
Oggetto: Democrazia sionista 

 
Democrazia sionista
Oreste Sartore
02/08/2006
 
Qualche mese fa, in una delle ennesime trasmissioni giudaiche, la «giornalista» Fiamma Nirenstein, per rispondere alle (ovviamente benevole) obiezioni mosse dal conduttore alla politica di Israele, fece presente la «difficoltà per Israele di costruire una democrazia sionista».
La moglie del colonnello del Mossad aveva le sue ragioni, e che ragioni forti!
Costruire una democrazia sionista quando centinaia di migliaia di arabi abitano ancora il suolo di Israele è effettivamente un compito arduo che richiede il lavoro di più generazioni.
La soave preoccupazione della gentile signora mi richiamò alla mente un episodio del 1978.
Salendo da Gerusalemme al lago di Tiberiade, poco dopo Gerico, passammo davanti ad un paio di villaggi sventrati ed abbandonati.
Il conducente del pullman si sentì in dovere di darci una spiegazione: «non dovete impietosirvi. I palestinesi sono un popolo molto intelligente rispetto alle altre popolazioni arabe. Le persone che hanno abbandonato i villaggi lo hanno fatto di loro volontà. Ora probabilmente hanno un lavoro più remunerativo in qualche Stato petrolifero e molti a questo punto si saranno arricchiti».
Schadenfreude, gioia maligna.
Chutzpah, umorismo impudente.
Molto è stato scritto sul sionismo e su Israele in questo sito.
Aggiungo a parziale integrazione solo alcune notizie ed osservazioni.
Il sionismo nasce in Germania e Russia quando alcuni rabbini teorizzarono che la redenzione non sarà opera di Dio, ma del popolo ebraico.
Nella Germania dell ‘800 gli ebrei, che ancora vivevano separati dal resto della nazione, invece di aspirare, come in Francia, alla loro emancipazione civile, influenzati dalle filosofie idealiste ivi imperanti, cominciarono nel 1843 a pensare alla ricostituzione di un proprio Stato in Palestina.
Nella Russia di fine ‘800 i pogrom zaristi produssero una innaturale alleanza tra gli ebrei atei socialisti e quelli chassidici, entrambi nostalgici di Gerusalemme.
Nacque così il progetto politico: Eretz Israel (la Terra d’Israele) agli ebrei.

 

Al primo Congresso Sionista a Basilea nel 1898, Mandelstamm si espresse così: «gli ebrei rifiutano energicamente di fondersi con altre nazioni e confermano la loro speranza storica: quella dell’impero mondiale» (1).
Il problema era che, per realizzare un tale progetto, bisognava prima espungere i palestinesi che abitavano quella terra.
Agli inizi del movimento, sulla scorta di enunciati talmudici, il sociologo Yehezekiel Kanfman teorizzava il genocidio dei palestinesi. (2)
Il filosofo Hugo Bergman si limitava invece a sostenere la loro deportazione in Iraq.
Decenni dopo, il generale Rehavam Ze’evi «proponeva di deportare tutti i palestinesi nei Paesi arabi», (3) misura inevitabile per impedire l’obbrobrio dei matrimoni misti.
Il sionismo ricevette il suo crisma con la lettera del ministro degli Esteri britannico Balfour a sir Lionel Rothschild (dichiarazione Balfour, 1917) che annunciava: «Sua Maestà vede con favore l’istituzione di una sede nazionale in Palestina per il popolo ebraico e farà del suo meglio perché tale fine venga raggiunto». (4)
Hanno finanziato il sionismo non solo i banchieri ebrei, ma anche quelli semplicemente massoni, come Hyalmar Schacht, il ministro per l’economia del Reich.
Una storia particolare nell’ambito del sionismo è quella del Partito revisionista, fondato nel 1924 da Vladimir Jabotinsky in polemica con i moderati, che cercavano un accomodamento con inglesi e arabi. Jabotinsky, di Odessa, era l’editore del giornale dei Giovani Turchi (il mondo della cospirazione è molto piccolo).
Le sue dottrine che portarono all’incandescenza il razzismo ebraico, non distano da quelle nazionalsocialiste: esiste solo lo Stato e questo è fondato sul sangue.

Ateo, Jabotinsky di ebraico conservava solo l’idea che la terra di Israele apparteneva di diritto agli ebrei e ad essi solo.
Le sue idee sul fondamento razziale delle nazioni gli valsero la stima di Mussolini, che fece ospitare ed addestrare le milizie di  Jabotinsky - chiamate Bétar - presso la scuola marinara di Civitavecchia.
Il fatto non desta meraviglia: l’Unione degli ebrei di Torino è stata la prima organizzazione a plaudire al regime fascista, l’ «Apologia del paganesimo» è un libro scritto da ebrei italiani.
Una diramazione della sezione francese del Bétar era il Fronte degli studenti ebrei (FEJ), che collaborò con l’estrema destra in occasione della guerra d’Algeria. (5)
L’impresa sionista, dopo i primi pacifici insediamenti, nel secondo dopoguerra non esitò a ricorrere al terrorismo.
La storia dello Stato di Israele è segnata fin dagli inizi dal sangue (strage all’Hotel King David e uccisione del conte Bernadotte) e dalla discriminazione antiaraba (i.e. antisemita).
Il primo ministro Begin era un seguace di Jabotinsky.
Un altro futuro premier, Shamir, era membro della banda Stern e della sua fazione scissionista, Irgun.
Stern credette nella vittoria di Hitler fino al 1941 giungendo a proporre alla Germania un patto militare.
La scrittrice ebrea Hannah Arendt ha dato una spiegazione a questi accordi nazi-sionisti: molti sionisti, a partire dal fondatore Theodor Herzl, erano convinti che l’antisemitismo fosse di giovamento nel compattare il popolo ebraico, il quale anzi, senza questo nemico, rischiava l’assimilazione. (6)
Israele da subito ha pensato se stesso come Stato etnico e, in base a questa premessa, ha agito da sempre con ferrea consequenzialità.
Da un lato ha «favorito» l’esodo dei palestinesi promulgando leggi odiose, atte a porre i gentili in condizioni di inferiorità.
Vi sono in queste leggi limitazioni basate sulla razza per ciò che riguarda l’acquisto di proprietà e l’accesso a funzioni statali.
I kibbutz, che tutti pensano socialisti (e quindi laici), escludono dalla partecipazione i cittadini non ebrei. Israele è oggi Stato etnico, uno Stato dove non c’è posto per i non ebrei, se non come minoranza privata di molti diritti fondamentali.

 

L’ex giudice della Corte Suprema di Israele, Haim Cohen, lamentava sconsolatamente e a ragione, che «le stesse tesi biologiche e razziste divulgate dai nazionalsocialisti, e che hanno ispirato le infamanti leggi di Norimberga, servono di base alla definizione di ebraicità in seno allo Stato di Israele» (7).
Gli israeliani non si sono limitati a comperare le case dagli arabi.
Molti villaggi arabi sono stati rasi al suolo, dai cannoni in azioni di guerra, dai bulldozer durante azioni di rappresaglia.
Dall’altro lato Israele ha aumentato forzosamente la popolazione di etnia ebraica a suon di rimpatri della propria gente.
Molti rimpatri sono stati sanciti da accordi stipulati con gli Stati ospitanti, in particolare con l’URSS. (8)
Vi sono stati ponti aerei che hanno portato in pochi giorni pressoché tutti gli ebrei yemeniti ed etiopi in Israele.
Uno dei ponti aerei ha riguardato la Moldavia.
Ricordo che, quando accadde, la stampa trepidava in quanto l’esodo improvviso dicevano fosse motivato dal grave pericolo che correva la popolazione giudaica locale.
Anni dopo, una donna moldava mi ha dato personalmente una versione leggermente diversa: le stesse personalità giudaiche che per decenni avevano conculcato i cristiani in nome del comunismo, avevano osato allora ripresentarsi come leader politici in nome della democrazia, suscitando una furibonda reazione.
Ora, grazie alle vittorie nelle periodiche guerre che si sono succedute, l’impresa sionista può dirsi in parte compiuta (la popolazione cristiana nella regione è stata ridotta ad esigua minoranza).
In parte, come noto, è tuttora in atto.
In Israele il rabbinato ha penetrato le scuole e le istituzioni, anche militari.
Il governo sopravvive da anni grazie ai voti dei partiti ortodossi (9), che impediscono qualsiasi cessione territoriale e politica ai palestinesi.
La cosa terribile è che le prescrizioni del tutto teoriche (irrealizzabili in un contesto laico) dell’Halakah, del Talmud e dei rabbini, hanno altri e devastanti effetti se ribadite in uno Stato etnico.

 

Il rabbino Yosef  Ovada si rammaricava che, non essendo ancora gli ebrei abbastanza forti, forse era opportuno restituire alcuni territori.
Si rammaricava anche che, «a causa della protezione del diritto internazionale, non fosse lecito distruggere i luoghi dove si pratica l’idolatria (cioè le chiese cristiane, ndr), come imposto dalla Torah». (10)
In occasione dell’uccisione di 29 arabi palestinesi, mitragliati dal dottor Goldstein nel 1994 mentre erano in preghiera nella Caverna dei Patriarchi di Hebron, il rabbino Israel si chiedeva se «la morte di un arabo non sia un evento fortunato e propizio... la vita degli ebrei deve avere assoluta priorità... l’atto di Goldstein è stato il sacrificio di sé per salvare la vita degli ebrei».
Il Sionismo, con la demonizzazione di ogni oppositore interno (ipso facto antisemita) e con il ricatto psicologico verso i tiepidi, è riuscito a compattare dietro di sé tutti gli ebrei che man mano arrivavano in Israele, sia quelli atei e socialisti, sia quelli ortodossi.
Chi fosse stato contro i piani di conquista, doveva «aver dentro l’odio di sé» ed avere dimenticato due millenni di antisemitismo, insomma doveva essere una vittima della sindrome di Stoccolma, un paziente da curare.
Con analogo ricatto sono state ricondotte nei ranghi tutte le comunità ebraiche della diaspora. (11)
Ad esse veniva detto, colpevolizzandole, che gli ebrei che non venivano in Israele non dovevano essere del tutto «normali»; almeno dunque si dessero da fare per coloro che difendevano Eretz Israel; dovevano inoltre  ricordare che Israele un giorno sarebbe potuto diventare l’unico loro riparo contro la furia antisemita
delle nazioni.
Grazie al lavorio della diaspora, la politica di Israele è stata accettata ed aiutata dal potere mondiale.
Il fondatore del Mossad, Isser Harel, ha dichiarato che ovunque «i governi non potevano o non volevano frenare l’ondata antisemita... abbiamo creato organizzazioni ebraiche di difesa, in Europa e nel mondo intero. Ciò non è stato fatto in coordinazione con le autorità locali, abbiamo preso questa iniziativa unilateralmente». (12)
In precedenza, osservando l’ascesa del fenomeno naziskin, aveva dichiarato: «perché mai il dipartimento azione del servizio segreto israeliano non dovrebbe eliminare lui stesso, discretamente, ovunque sia necessario, i nuovi adepti della peste bruna?». (13)

 

Lo Stato di Israele ha risuscitato una lingua, l’ebraico, che almeno per il popolo era morta, e l’ha posta come lingua nazionale.
Il segno di addizione (l’aborrita croce) è stato sostituto con una «t» rovesciata.
Solo il 15% degli israeliani è religioso, eppure il 90% afferma che la terra è stata loro data da Dio.
Con un paradosso forse non tanto scherzoso Woody Allen ha detto: «Dio non esiste e noi siamo il suo popolo eletto».
Il popolo eletto non disdegna di avvalersi dei servizi di gentili opportunamente selezionati ed agghindati:
in questi anni «gli ebrei hanno usato le logge massoniche per aggregare gli elementi più in vista della minoranza araba», come ha confidato un sacerdote di Nazareth. (14)
I cristiani che frequentano le logge hanno rivelato che, «quando mostrano l’anello della loggia, si spalancano loro tutte le porte».

Oreste Sartore

 


Note
1)
Citato da Blondet in «I fanatici dell’Apocalisse», il Cerchio, 1995.
2) Sul modello di ciò che fecero Giosuè e i suoi seguaci contro gli Amaleciti, i Cananei e i Madianiti.
3) Shahak, «Storia ebraica e giudaismo», Centro Librario Sodalitium, 1997.
4) Balfour, spiritista e teosofo, era stato tra i fondatori della Loggia Quatuor Coronati di Londra (omonima di quella di Vienna cui apparteneva Mozart).
5) Il FEJ si è reso in tempi più recenti responsabile di gravi episodi, tra cui l’aver malmenato lo scrittore Elie Liobel e sfigurato col vetriolo Michel Cagnet.
6) Hannah Arendt, «Ebraismo e modernità», Feltrinelli, 1993.
7) Vedi Joseph Badi, «Fundamental Laws of the State of Israel», New York, 1960.
8) In Israele ebbi uno scambio di opinioni con un ebreo russo, da pochi mesi «rimpatriato» in Israele. Pieno di ammirazione per il mosaismo e sinceramente commosso per aver assistito la sera prima ad un’esibizione di danzatrici ucraine «rimpatriate» poche ore prima, chiesi all’uomo: «Ora che è qui, anche se è stato educato nell’ateismo, può finalmente riabbracciare la fede». La risposta mi lasciò di sasso: «Oh no, io resto ateo. Sono contento di star qui, ma solo perché qui non c’è la miseria come in URSS».
9) Nel reclutare gli ortodossi al sionismo ha giocato un ruolo fondamentale Martin Buber, il quale ha rivalutato lo chassidismo, dipingendone un quadro edulcorato e falso, sùbito fatto proprio dalle comunità ebraiche che contano.
10) «Yated Ne’eman», 18 settembre 1989.
11) Già il fatto di dar loro questo nome, le chiamava ad accomunare il proprio destino con quello di Israele.
12) «Tribune Juive», 23 gennaio 1993.
13) «Le Monde», 26 novembre 1992.
14) «30giorni», 7 luglio 1990.
 

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Oggetto:  4-8-2006 = I SOGNI DEI BAMBINI PALESTINESI

 
 

Notizie dalla Terra Santa


 

I SOGNI DEI BAMBINI PALESTINESI

 

 

 

Si svegliano urlando, con le lenzuola avvolte intorno alle gambe, o, terrorizzati, tremano sotto le coperte: le notti dei bimbi palestinesi sono sconvolte dalla repressione israeliana della rivolta iniziata 10 mesi fa.

I loro sonni non sono disturbati da streghe e mostri, ma da elicotteri israeliani, mitragliatrici, soldati in assetto da guerra e carrarmati.

Quelli non direttamente esposti ai combattimenti, hanno visto le immagini grafiche del sangue attraverso la televisione.

Un ragazzo palestinese sogna di restare decapitato da un missile israeliano mentre torna a casa da scuola, zainetto in spalla.

Una bambina 11enne sogna di far esplodere le bombe strette intorno al suo corpo di fronte al primo ministro israeliano Sharon ed al suo predecessore, Barak: I due muoiono dilaniati, mentre lei, miracolosamente, sopravvive.

Lo psicologo clinico palestinese dottor Shafiq Masalha ha collezionato circa 300 sogni, stabilendo che il 78% dei bambini palestinesi fanno sogni che hanno a che fare con la politica, mentre il 15% sogna di morire come martire.

Il dottor Masalha ha dato a 150 bambini di diversi campi profughi della Cisgiordania, libri da colorare e matite con cui documentare I loro sogni, attraverso il racconto scritto e attraverso il disegno.

Ha poi decifrato I quaderni pieni di figure, colorati di rosso e nero, rappresentanti la potenza israeliana contrapposta al coraggio palestinese.

Molti di essi si dipingono come eroi, coloro che riusciranno a mettere fine all'occupazione israeliana della Cisgiordania e di Gaza.

Una bambina 11enne ha sognato di trovare un missile israeliano inesploso e di averlo usato per colpire un insediamento di coloni. "Molti israeliani sono morti nell'attacco. Vedendo il missile che io avevo trovato, la polizia imparo' a costruirne e, ogni notte, con essi, colpivano gli insediamenti, finche' I coloni scapparono", scrive la bimba.

Masalha ha detto che molti disegni terminavano con la frase: "Vorremmo essere come tutti gli altri bambini".

Lo psicologo sostiene che la miseria causata dall'assedio israeliano e la morte di quasi 570 palestinesi, dozzine di essi adolescenti, spaventano I bambini dei Territori occupati.

La televisione contribuisce a dilatare il trauma. Il dottor Iyyad al Sarraj del Centro di Salute mentale di Gaza, ha messo in guardia le autorita' circa la pericolosita', per la salute mentale dei bambini, della messa in onda di scene devastanti in ore non consone.

Il campo profughi di Aida, presso Betlemme, e' la casa di centinaia di bambini palestinesi le cui notti sono terrorizzate dalle scene di violenza vissute durante il giorno, nel quotidiano confronto con le forze d'occupazione.

La loro scuola e' nei pressi di un sito che conserva le spoglie della matriarca biblica Rachele, ed e' percio' presidiato da militari israeliani. I colpi sparati dai militari colpiscono spesso le pareti della scuola.

L'assistente sociale Iman Saleh aiuta I bambini traumatizzati a controllare le loro paure ed insegna loro tecniche di sopravvivenza quali stendersi sul pavimento allorche' la scuola e' presa di mira, o canzoni che li distraggano dal suono delle pallottole.

Molte mamme si rivolgono a lei preoccupate del fatto che I loro figli bagnano il letto, non si impegnano abbastanza nello studio, ingaggiano lotte libere a scuola o a casa. Le loro vite sono immerse nella rivolta.

"Prima dell'Intifada, la loro vita era quasi normale", sostiene Iman. "Ora vogliono solo giocare a palestinesi contro soldati". Alcuni bambini giocano a lanciare pietre, altri, armati con attrezzi piu' professionali, quali fionde simboleggianti armi automatiche, fingono di essere soldati.

Il dottor Sarraj ritiene che I bambini che assistono alle scene di violenza attraverso la TV non sono psicologicamente rovinati, ma turbati e fortemente spaventati.

Quelli le cui case sono state demolite dai bulldozers israeliani, che hanno visto gente morire o che hanno avuto lutti in famiglia sono realmente sottoposti a traumi pericolosi.

Essi esprimono il trauma attraverso un mutamento del comportamento che si evince da una forma di violenza contro se stessi. Molti sono preoccupati per il loro rendimento scolastico, non riescono a concentrarsi sullo studio e, come sintomo cardinale, soffrono di enuresi notturna.

Sarraj, che guida otto centri di igiene mentale a Gaza, ritiene che, se non si corre prontamente ai ripari, questa situazione influenzera' la societa' palestinese di domani.

 

 

 

 

 

I BAMBINI CRESCONO IN UNA PENTOLA A PRESSIONE

Il dottor Sarraj sostiene che la societa' palestinese e' come una pentola a pressione per I bambini, che crescono con una intensa coscienza politica, specie dall'inizio dell'Intifada.

Il blocco militare israeliano ha rafforzato I legami all'interno delle comunita'.

"Non abbiamo un'adolescenza innocente", dice Sarraj, aggiungendo che I bambini "sono molto politicizzati e molto influenzati dalla situazione a cui sono esposti".

Al campo profughi di Aida, la 13enne Shatha Yusef vuole diventare ingegnere agricolo per "impedire la confisca delle terre da parte di Israele". Suo fratello Sarey, di nove anni, vuole diventare un combattente degli Hezbollah. I sogni di entrambi sono disturbati. Shatha sogna spesso che un bimbo di Gaza ucciso all'inizio della rivolta le chiede aiuto.

Suo fratello sogna il corpo del suo amico Mota'z coperto di pallottole pendente da una trave. Saray ha visto effettivamente il corpo del suo compagno di giochi ucciso dagli israeliani alcuni mesi fa, in televisione, sepolto come un giovane eroe palestinese.

A volte esprime il desiderio di diventare martire come Mota'z, altre di diventare soldato "per proteggere le case palestinesi dalle demolizioni dei soldati israeliani. Mio padre mi ha detto che I martiri vanno in paradiso, cosi' io gli ho detto che, quando avro' 17 anni, andro' fuori a tirare pietre".

Sarraj afferma che I bambini palestinesi ritengono il martirio per la causa del loro popolo come "l'ideale piu' alto". "E' una forma di glorificazione ammessa dalla societa'. Finche' vi e' l'occupazione israeliana, finche' vi sono gli insediamenti vi saranno anche giovani pronti a morire e a diventare bombe umane".

 

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Oggetto: Notizie dalla Terra Santa 4-8-2006 = La pietra d'angolo della violenza

 
Notizie dalla Terra Santa
 
 

La pietra d'angolo della violenza

di ISRAEL SHAMIR

Israel Shamir, scrittore israeliano, pacifista e strenuo oppositore del sionismo politico che, in nome del nulla ha strappato la Palestina ai suoi legittimi proprietari, i palestinesi, per edificarvi uno stato etnico, discriminatorio e violento. Propugna il ritorno dei palestinesi nella loro terra per ristabilire cio' che la creazione di Israele ha distrutto: la convivenza pacifica tra popoli, etnie, religioni, che rese la Palestina "Terra Santa".
 
 
 

 
Mentre gli F-16 bombardano nuovamente le citta' palestinesi, e nuovi giovani sacrificano le loro vite e quelle degli altri, Martin Indyk, del New York Times, proclama che "la violenza sta peggiorando". Gli articoli della BBC e della CNN, come un coro greco, echeggiano Indyk con i loro rapporti sulla "Violenza in Palestina". La Casa Bianca dirama un altro comunicato in cui chiede "la fine della spirale di violenza". Questa "violenza" senza volto e senza cause, dovrebbe probabilmente essere scritta in maiuscolo, come "L'Ira" del primo verso dell'Iliade. Questo poema immortale inizia con una richiesta a "cantare l'Ira di Achille". Nel mondo omerico, l'Ira (come la Furia, la Guerra, l'Amore, la Speranza) era una condizione personificata.

 Oggi tendiamo, piuttosto, a vedere un Achille arrabbiato o un marito violento, piu' che l'Ira o la Violenza in se'. All'opposto, ne vediamo un abuso nello stato ebraico. In quel caso, torniamo al concetto omerico di Violenza come essere personificato, piu' che come azione perpetrata da uomini. Qui la gente discute, con serieta', come "trattare con " la Violenza allo scopo di portare la Pace.

Nel mondo reale, la Violenza non e' come il tempo. A volte lo e', sicche' noi possiamo identificare il mucchio di nubi come responsabile della pioggia. E cosi' fu, sicche' quando fu invocato il piano "Mitchell" e la quota giornaliera di morti comincio' ad abbassarsi lentamente, i fautori della supremazia ebraica riproposero la provocazione della visita di Sharon alla spianata delle Moschee, ponendo la pietra d'angolo del Terzo Tempio.

Immediatamente dopo la provocazione della pietra angolare, Israele si rese responsabile di un'ondata di omicidi a Nabul, Ramallah ed altrove, cercando di suscitare la risposta palestinese. Sembra la recita di un copione. Lo scorso settembre, dopo la visita di Sharon alla spianata delle Moschee, la polizia di frontiera israeliana assassino' sette fedeli in preghiera alla moschea di Gerusalemme, dando il via alla seconda intifada. Gli assassini di Sharon continuarono ad uccidere fino a che non ottennero la risposta da parte di un attentatore suicida.

Non e' una coincidenza. Israele vuole che la rivolta palestinese continui. Israele non vuole la pace, ma un conflitto a bassa intensita'. Un stato perpetuo di guerra con i palestinesi, permette ai leaders israeliani di compattare le comunita' eterogenee dell'interno evitando che si scannino le une le altre. Cio' che e' piu' importante, la guerra permette ai leaders ebraici di tutto il mondo di perpetrare l'arduo compito di tenere in vita il "Giudaismo Mondiale", una costruzione medievale ormai fuori moda. Ecco perche' non ha senso parlare contro la "Violenza", a favore della "Pace". Finche' esistera' lo stato della supremazia ebraica, continuera' a inseguire la violenza e ad allontanare la pace.

I recenti assassinii hanno anch'essi lo scopo di coprire la provocazione della pietra angolare sotto una montagna di cadaveri. IL significato di questa oscura cerimonia e' stato anch'esso oscurato dai media principali, e tutti i riferimenti ad essa si sono smaterializzati come per incanto. Ad esempio, la Reuters ha riportato, il 3 agosto 2001: "La polizia israeliana ha preso d'assalto il Monte del Tempio, venerato dai musulmani quale Haram esh-Sharif, dopo che alcuni palestinesi avevano lanciato pietre su ebrei in preghiera al Muro del Pianto sottostante".

Perche', all'improvviso, i palestinesi avevano cominciato a lanciare sassi ai fedeli ebrei? Ovviamente, il rapporto ometteva la storia della pietra angolare e cosi' l'europeo o l'americano medio avevano la conferma che i "selvaggi" musulmani avevano attaccato senza motivo pacifici ebrei in preghiera. A questo proposito, l'unanimita' dei media in lingua inglese e' stata orrenda. La BBC, per una volta piu' obiettiva rispetto ai media americani, colmo' la lacuna. Anch'essa riporto' di "soldati israeliani che sono entrati nella moschea rispondendo al lancio di pietre da parte dei musulmani", ma, alla fine dell'articolo faceva riferimento anche alla pietra angolare. Sembra proprio che la messa in onda della tramissione su Sharon da parte della BBC sia stata un singolare atto di coraggio che non sara' ripetuto tanto facilmente.

Per quanto riguarda le televisioni americane, il loro supporto continua ad essere consistente, ed esse pubblicizzano, senza esitazione, il punto di vista israeliano. Ecco perche' bisogna tornare sui dettagli della strana, gia' dimenticata storia della pietra angolare. Non si tratta della solita provocazione israeliana. Essa ci riporta alle formule di magia nera di Pulsa di Nura, la formula cabbalistica usata contro il primo ministro israeliano Yitzak Rabin. Nel 1995, i giornali israeliani riportarono la notizia dell'incontro di importanti Cabbalisti che invocarono gli spiriti del male affinche' estinguessero la vita del primo ministro. Poco dopo, Rabin fu assassinato da un religioso fanatico ebreo. Uno degli organizzatori della cerimonia di Pulsa di Nura fu processato dalla Corte di Giustizia ed imprigionato per incitamento all'omicidio. Non c'e' bisogno di credere alla magia nera per capire la logica del giudice.

Per poter comprendere meglio cio' che ha significato la deposizione della pietra angolare, immaginate la seguente scena: vi svegliate, una splendida mattina di domenica, nella vostra bella casa fuori citta', prendete il caffe' e vi incamminate verso la chiesa. Qui incontrate del movimento. Di fronte alla chiesa, un gruppo di uomini, ben protetto dalla polizia e da soldati armati, e' intento a sistenare un enorme striscione che dice: "In questo luogo, nel 2001 sara' edificata una sinagoga". Sullo sfondo, il suono cupo dei bulldozers e la voce amplificata di un rabbino che benedice la nuova sinagoga. Probabilmente diventereste isterici come l'eroe di "Guida alla Galassia" di Hitchhiker. Immaginate che la chiesa in questione sia San Pietro o il Santo Sepolcro, e riuscirete a capire i sentimenti dei gerusalemiti.

Sebbene "I fedeli del Monte del Tempio", che hanno svolto questa cerimonia magica, siano un gruppo piccolo e difficilmente riconducibile alla maggioranza, non si puo' dire altrettanto di coloro che hanno dato luce verde all'operazione. Nonostante le obiezioni della polizia, la Corte Suprema, massima autorita' legale ebraica, gli permise di svolgere la cerimonia nella data carica di auspici del Nono giorno del mese lunare di Ab, con tutti i suoi significati esoterici. Tutta la potenza dello stato ebraico, incluse migliaia di soldati e poliziotti, furono mobilitati affinche' la cerimonia potesse svolgersi. Ecco perche' è lecito paragonare il piccolo gruppo dei Fedeli all'estremità sottile, affilata dello strumento odontoiatrico in mano al dentista, che lo spinge nella profondità del dente per verificare che la radice sia morta, devitalizzata.

I risultati di questo doloroso esame non lasciarono spazio ai dubbi. Il nervo, apparentemente, era vivo, e la rapida mobilitazione dei palestinesi costrinse gli ebrei a deviare la processione dei Fedeli del Tempio. La cerimonia ebbe luogo al di fuori delle mura della Citta' Vecchia, un po' prima dell'ora stabilita. Duro' pochi minuti, e la pietra torno' al suo posto consueto, all'ombra profondamente protettiva del Consolato americano. La spinta inferta dal trapano provoc? un dolore intenso e la prevedibile reazione dei palestinesi e, in seguito, l'aggressione violenta della polizia ai fedeli presenti nella moschea. Qual fu il motivo di tutto quel turbamento? Perche' mai i ragazzi palestinesi osarono sfidare la Polizia di frontiera, famosa per la sua brutalita'? Perche' la pietra angolare era cosi' importante?

Molti ebrei ed i loro alleati sionisti-cristiani ritengono che la preziosa bellezza delle moschee di Gerusalemme, risalenti al Settimo secolo, debba essere distrutta per fare posto, sulle sue rovine, ad un tempio ebraico. Perche' questo dovrebbe accadere? La gente prova a dare differenti spiegazioni, storiche ed escatologiche. Non e' certo per giustizia storica, o per esigenze di culto, dal momento che il giudaismo ortodosso proibisce qualsiasi interazione con il Monte del Signore. Alcuni ebrei con inclinazioni esoteriche credono che quest'atto rendera' totale ed irreversibile il dominio ebraico sul mondo. Questa credenza non e' dominio esclusivo di gente folle o stramba, ne' dei soli sionisti, ma rappresenza una credenza piuttosto diffusa.

I media occidentali presentano spesso i termini del conflitto come una lotta tra musulmani ed ebrei. Invece, questa gente vede il conflitto come lotta tra ebrei e gentili, ossia tutti coloro che non sono ebrei. Nelle loro menti, il Monte del Tempio e' un cerchio magico di potere, che essi dovrebbero ottenere al momento giusto. Come l'Anello del "signore degli Anelli" di Tolkien, esso portera' il Messia. Per i religiosi ebrei il messia non e' quello cristiano. Per le loro scritture, il Messia non e' un personaggio gentile con un messaggio per tutta l'umanita'. Il loro messia rendera' per sempre schiave tutte le nazioni della terra e rendera' il Popolo Eletto signore dell'universo. Il loro messia, colui che schiavizzera' i popoli della terra, e' l'Anticristo delle profezie.

Col volgere dall'uno al due nella conta dei millenni sul metro della nostra Cabalina Cosmica, anche le menti normalmente sane vengono facilmente assalite da pensieri apocalittici. Questa non e' la prima volta che alcuni ebrei sognino della dominazione sul mondo e della supremazia eterna dell'Anticristo. Solo che adesso hanno a disposizione armi atomiche, jet all'avanguardia e navi da guerra, ricchezza, cieco supporto da parte degli USA, decine di milioni di entusiasti schiavi "cristiani-sionisti", ed una vasta rete di media internazionali, docili e mansueti.

E non e' solo l'esoterismo. Dieci anni fa, un importante giornalista israeliano, Nahum Barnea, scrisse in "Yediot Aharonot": "Per decenni gli ebrei hanno cercato di rifiutare il mito (della dominazione ebraica sul mondo e della riduzione in schiavitu' dei non-ebrei) considerandolo una orribile manifestazione di anti-semitismo. Ora molti ebrei vi credono". Lo scomparso intellettuale ebreo Israel Shahak commento': "Il governo del Likud (per non parlare dell'estrema destra), crede in quel mito ciecamente".

L'importante quotidiano israeliano, Ha'aretz, ha riportato che Sharon, come Barak prima di lui, si reca furtivamente a chiedere consiglio ai maghi della Cabbala. Sembra sia di moda. Scuole cabbalistiche, corsi e negozi si espandono come una rete su tutto lo stato ebraico. Secondo i loro dettami, la Terra Santa dovra' trasformarsi in una Terra Deserta. Non e' questione di scelta. Si ritiene che la Cabbala sia opera del mistico del Primo secolo Simeon ben Yohai, la cui massima piu' nota afferma: "Schiaccia la testa del migliore tra i serpenti, uccidi il migliore tra i Gentili".

Questo modello arcaico di dominazione, genocidio e riduzione in schiavitu' richiede un contenuto religioso arcaico. Molti israeliani sentono riemergere l'antico spirito di odio e dominio. Il supplemento settimanale di Ha'aretz ha pubblicato una breve storia di un presidente americano che cerco' di disobbedire agli ordini dei Cabbalisti e che, per questo, fu rimosso dai suoi subordinati. Gli ebrei sono destinati a dominare il mondo, predicava il rabbino Leichtman, un importante Cabbalista, in un lungo articolo pubblicato da Vesti, un giornale russo-israeliano. Nelle chat-rooms israeliane, si trova anche di peggio. Si cita un vecchio poema di Uri Zvi Greenberg, un defunto poeta ebraico, che predicava lo sterminio dei Gentili. Greenberg non si limitava ai palestinesi, come Menahem Begin, ne' solo agli arabi, come la massima autorita' spirituale in Israele, il rabbino Ovadiah Yussef. Lo sterminio di Edom, una parola in codice usata tradizionalmente per indicare i Gentili europei ed americani, e' un'opzione plausibile per le menti febbricitanti dei seguaci della Cabbala.

Questo sentimento si riversa anche nella diaspora. Nel cuore degli USA, ad Atlanta, c'e' stato recentemente un dibattito nel Centro della Comunita' ebraica alla presenza del Console israeliano, di un uomo d'affari ebreo, di un importante rabbino di Atlanta e di un giornalista del New York Times. Un osservatore mi ha scritto: "Sono stato molto colpito dalle parole del rabbino. Nonostante si dichiarasse non-sionista, ha dichiarato che lo scopo ultimo della creazione di Israele, per come la vede lui, e' controllare il denaro ed il potere mondiali. Gli ebrei faranno crollare i governi mondiali ed occuperanno posizioni che consentiranno loro di dominare il mondo. Cio', ha asserito, accadra' tra pochi anni".

All'altro capo del mondo, in Russia, un seguace ebreo del movimento ultra-nazionalistico di Jabotinsky, cui appartiene lo stesso Sharon, Eliezer Dacevitch-Voronel, che si definisce Professore all'Universita' Ebraica, ha composto un poema: "Noi, gli Eletti, siamo uniti dall'odio verso le tribu' schiave che sorsero, detronizzarono i nostri antenati e rifiutarono il nostro Dio. Una volta che hai compreso qual'e' il tuo posto nel mondo, getta il maiale nella sua tana. Vi siete ribellati e ci avete costretti a servirvi, ma ora e' arrivata la vostra fine. Siamo i vostri padroni e voi siete i nostri schiavi. Questo e' il piano di Dio. Presto il nostro sole sorgera' ancora, e gli schiavi non oseranno guardarlo. E allora, il Signore del Mio Popolo apparira' nel Cielo, mentre noi, la dozzina della dozzina delle migliaia (i.e. 144.000) tra gli Eletti siederemo nel grande anfiteatro e vedremo le miserabili colonne di anime riversarsi nel paradiso loro concesso. Per volonta' di Dio, lo chiameremo Auschwitz".

Questi esaltati parlano persino di ricostruire geneticamente il Re dell'Anticristo. Il dott. Avi ben Abraham, un brillante capo branco, sembra essere dietro quel progetto. Questo strano uomo e' appena ritornato in Israele dopo alcuni anni trascorsi in California, dove ha lavorato ad un progetto chiamato Deep Freeze per ebrei molto facoltosi. Riempitosi di denaro, ben Abraham ha costruito un palazzo a Cesarea sulle rive del Mediterraneo, 50 km a nord di Tel Aviv, ed ha contattato un esperto di genetica italiano, il dott. Severino Antinori. Ben Abraham, che si e' laureato in medicina all'insolita eta' di 18 anni, parlo' del suo progetto in un'intervista ad Ha'aretz. Pochi giorni fa, il piano ha ricevuto un'attenzione benevola da parte del New York Daily News, il giornale di Mortimer Zuckerman, un miliardario supremazista ebreo a capo della Conferenza delle Organizzazioni Ebraiche americane.

Dunque, gli uomini dell'odio e della vendetta sono pronti a prendere il cerchio magico del potere, il Monte del Tempio, per rinforzare e perpetuare il ruolo dell'Anticristo. Ma cio' non puo' essere ottenuto con la forza bruta, poiche' vi e' una proibizione medievale, Issur Homah. Una azione prematura non sarebbe accettata. Un religioso ebreo di Brooklyn, Lubavitcher Rebbe, era considerato dai suoi discepoli come un Messia potenziale, ecco perche' non mise mai piede nella Terra Santa. Non si sentiva pronto per la prova di forza. Nel frattempo, i figli della Palestina, i fratelli di Fares Odeh, i nipoti di Cristo fanno il possibile per mantenere a bada questi fanatici. Ora, Sharon e la sua banda di pazzi credenti cercano di conquistare l'Orient House, una villa della famiglia Husseini di Gerusalemme. Se la passeranno liscia, avranno fatto un altro passo verso la conquista del Cerchio del Potere.

Il ricercatore dell'anima e scrittore russo Eugene Zamyatin ha composto una breve favola sul tipo del Vangelo. E' la storia di un uomo che aveva deciso di costruire un tempio, ma non aveva soldi. Allora assali' un mercante per strada, lo torturo' fino ad ucciderlo, rubo' il denaro e costrui' il tempio. Invito' un Vescovo e molti preti e tanta gente comune, ma, dopo breve tempo, tutti lasciarono la chiesa: il luogo era intriso di odore di morte. Non si costruisce un tempio sul sangue degli innocenti. Un anziano contemporaneo di Zamyatin, intellettuale ebreo di Odessa, il "sionista dello spirito" Ahad HaAm, lo specifico' con parole semplici e belle:

"Se questo e' il Messia, desidero non vedere il suo arrivo".

 
 

traduzione a cura di www.arabcomint.com

 
Oggetto: Dichiarazione della Commissione Palestinese per la Difesa del Diritto al Ritorno 

 

Notizie dalla Terra Santa

 
Invito a proteggere la moschea di Al-Aqsa.

Gerusalemme, 03/08/2006


 

Da www.aljazeera.net

L'autorità palestinese ha condannato la decisione del tribunale superiore in Israele di permettere ai “Protettori del monte del Tempio”, estremisti, di entrare oggi nella moschea di Al-Aqsa per celebrare quello che chiamano "l’anniversario della distruzione del Tempio".

Il portavoce della presidenza, Nabil Abu Radinah, ha definito tale decisione "un'escalation pericolosa che pone il mondo sull'orlo di un vulcano", e ha invitato il governo israeliano a impedire agli estremisti ebrei di entrare nella moschea, e ad assumere la responsabilità delle conseguenze.

 

Da parte sua, il ministro dell’Informazione e dei beni religiosi palestinesi, Yusef Rezqa, ha condannato la sentenza del tribunale israeliano e ha chiesto all’Organizzazione della Conferenza islamica, alla Commissione di Gerusalemme e alle associazioni arabe e islamiche prendere posizioni nei confronti di Gerusalemme e della moschea Al-Aqsa.

 

Esponenti del nazionalismo e dell'Islam palestinesi -tra cui il direttore generale per gli Affari religiosi di Gerusalemme, Adnan Al-Husaini, oggi di andare alla moschea di Al-Aqsa per impedire che gli estremisti ebrei vi entrino.


 

Le forze israeliane hanno ucciso 8 palestinesi e feriti altri 30 in un raid contro Rafah.

Gaza, 03/08/2006

Dal nostro corrispondente e da www.aljazeera.net 

Le truppe israeliane hanno assaltato il sud di Gaza, uccidendo 7 persone, compreso un ragazzino. 

Secondo quanto dichiarato da fonti della sicurezza palestinese, circa 50 tank, accompagnati da bulldozer, si sono spinti nell'area vicino al confine tra Gaza e Egitto, questa notte, prendendo posizione vicino l'aeroporto, chiuso, di Gaza.

Le forze sono penetrate per 8 km, bloccando la principale autostrada e l'entrata orientale di Rafah.

Secondo quanto affermato da fonti ospedaliere e della sicurezza palestinese, sono stati feriti 30 palestinesi, di cui 10 combattenti.

Le forze israeliane hanno lanciato un missile di artiglieria contro un gruppo di residenti usciti dalle abitazioni a seguito dei bombardamenti, uccidendo un bambino di 10 anni e ferendo tre persone - tra cui una bimba di 4 anni.

L'esercito israeliano ha confermato che le sue forze stanno eseguendo operazioni nel sud di Gaza e che l'attacco aereo è una risposta al lancio di una granata contro le sue truppe.

 

900 morti e un milione di senza tetto in Libano dopo quattro settimane di guerra

 

Dichiarazione della Commissione Palestinese per la Difesa del Diritto al Ritorno

9 Febbraio 2002


 

Noi , i palestinesi sottoscritti, in patria ed in esilio, affermiamo ancora una volta che il Diritto al Ritorno e' un diritto inalienabile, non ha statuto di limitazione e non permette deleghe o concessioni da parte di alcuno. Esso e' un Diritto Umano basilare come si afferma nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, nelle Convenzioni regionali e nelle Risoluzioni delle N.U., in particolare nella sempre citata 194. Esso deriva dalla santita' ed inviolabilita' della proprieta' privata che non puo' essere estinta a causa dell'occupazione o della sovranita'.

Confermiamo inoltre che il Diritto al Ritorno non e' condizionato alla demografia di Israele, ne' subordinato alle politiche razzistiche di Israele che includono l'apartheid, poiche' cio' significherebbe dare legittimita' alla pulizia etnica praticata da Israele contro i palestinesi a partire dalla Nakba del 1948 e mai terminata. E' ironico che il Diritto al ritorno di un uomo nella sua patria sia subordinato al desiderio dell'occupante di ricevere, in essa, nuovi immigrati.

E' ben noto il fatto che Israele, usando l'eufemismo di "carattere ebraico in Israele", miri a mantenere la terra svuotata dai palestinesi per accogliervi futuri immigrati mentre, allo stesso tempo, impone il sistema dell'apartheid ai palestinesi e nega ai profughi il diritto a tornare alle proprie case. E' inoltre ben noto che l'80% degli ebrei israeliani vive sul 15% dell'area riservata ad Israele, mentre il restante controlla le terre dei profughi.

Quindi,

Rigettiamo assolutamente ogni imposizione esterna di barattare il nostro Diritto al Ritorno con qualsiasi trattato politico, in qualsiasi modo confezionato, e rifiutiamo di abbandonare questo diritto per qualsiasi ragione.

Chiediamo al presidente Arafat, che e' il capo delle nostre istituzioni nazionali, di non cedere alle tremende pressioni esercitate su di lui e, nell'interesse della nostra unita' nazionale a rimanere fedele senza riserve al nostro Diritto al Ritorno, come fa il popolo palestinese da oltre mezzo secolo.


 

 

 

Oggetto: Notizie dalla Terra Santa 5-8-2006 = CHI HA DIRITTO ALLA PALESTINA?
 

Siamo palestinesi da 5.000 anni, cristiani da 2000 e musulmani ed arabi da 1500.

 

Una delle prime bandiere nazionaliste palestinesi con la croce e la mezzaluna

CHI HA DIRITTO ALLA PALESTINA?

Fr. Labib Kobti

Feb 2, 2000

Forse vorrete leggere la mia risposta in merito alla questione della giustizia in Medioriente.

Sapete quanti popoli al mondo lottano per la loro indipendenza e cercano la loro storia e la loro terra?

Sapete che Hertzl, il fondatore di Israele, nell'aprile del 1903 studio', assieme al segretario delle colonie britanniche, la possibilita' di creare una patria ebraica in Uganda? Il luogo che fu tentato di offrire ai sionisti, l'odierno Kenya, era composto di circa 6.000 miglia quadrate. Ma i delegati russi al Sesto Congresso Sionista, tenutosi a Basilea nell'agosto nel 1903, si opposero al progetto "Uganda" e considerarono la Palestina, che certamente avrebbe avuto un impatto maggiore tra i loro correligionari a causa delle reminiscenze bibliche.

Sapete che circa il 95% degli ebrei russi, polacchi e tedeschi sono ebrei convertiti dell'antico impero Khazar (una grande potenza quasi dimenticata dell'Europa dell'est, che, nel 740 d.C si converti' al giudaismo. Khazaria, un conglomerato di tribu' turche di stirpe ariana, fu espugnata da Gengis Khan, ma i khazari emigrarono in Polonia, dove formarono il nucleo originario del giudaismo occidentale ashkenazita). Leggi notizie storiche su cio' in un libro di autore ebraico: www.christusrex.org/www2/koestler

Dunque, questi ebrei non sono quelli del Vecchio Testamento: come possono affermare che "Dio ha dato loro la Palestina"? Leggi www.al-bushra.org/Promisedland/0promised.htm

Sapete che nel 1897 le statistiche dell'Impero Ottomano ci dicono che nella provincia della Palestina risiedevano 563.000 persone, delle quali 529.000 arabi palestinesi (musulmani e cristiani) e 21.500 ebrei? (McCarthy, La popolazione della Palestina, p.10).

E sapete ancora che l'immigrazione piu' massiccia di ebrei in Palestina comincio' dopo la Prima Guerra Mondiale fino a toccare il 20% della popolazione nell'anno 1936 (che possedeva il 5% della terra)?

Dopo tutto cio', credete ancora che gli ebrei abbiano diritto alla terra dei palestinesi piu' dei palestinesi stessi?

traduzione a cura di www.arabcomint.com


Gruppo folkloristico palestinese non può far ritorno in patria

Roma, 04/08/2006

 
I RAGAZZI DELLA COMPAGNIA PALESTINESE CHE HANNO PARTECIPATO IN TUTT' ITALIA (COMPRESA LA VERSILIA) ALLE INIZIATIVE DI SOLIDARIETA' VERSO LA PALESTINA NON POSSONO ANCORA TORNARE IN PATRIA
I CRIMINI DI ISRAELE ARRIVANO A ROMA
SI BLOCCANO I CONFINI DI GAZA AI PALESTINESI – SI IMPEDISCE LORO DI RIENTRARE IN PATRIA
Il valico di Rafah è chiuso; non si può né entrare né uscire; chi doveva fare da garante per il passaggio dei palestinesi, “osservatori internazionali”, carabinieri campresi, si è dileguato per obbedire al diktat israeliano, rendendosi complice dello stato sionista d’Israele nella sua politica di deportazione dei palestinesi.
Negli ultimi due mesi è stata bloccata a Roma la squadra di calcio palestinese che ha dovuto aspettare un mese per rientrare a Gaza.
Oggi si ripete lo stesso scenario: la compagnia folkloristica palestinese è bloccata a Roma e non si sa quando potrà fare ritorno a casa.
Alla luce dei fatti, così come succede in Libano, la comunità internazionale è in silenzio, rendendosi complice del crimine sionista che quotidianamente si perpetua contro la popolazione civile palestinese e libanese: attraverso l’uso del fosforo bianco e delle bombe a grappolo, distruggendo le infrastrutture civili che servono alla sopravvivenza delle nostre popolazioni.
 

La forza ricattatrice dell'olocausto: Olmert chiede alla Germania di mandare un contingente di soldati a pattugliare i confini con il Libano.

Gerusalemme, 04/08/2006

 

Il primo ministro israeliano, Ehud Olmert, ha dichiarato oggi a un quotidiano tedesco, il Süddeutsche Zeitung, che accoglierebbe volentieri il contributo dei soldati tedeschi in una forza che aiuti il posizionamento nel sud del Libano.

E ha aggiunto: "Ho detto alla Cancelliera tedesca (Angela Merkel), che nessun altro paese è considerato più amichevole verso Israele come la Germania. Sarei felice se la Germania prendesse parte (alla Forza internazionale, ndr)". 
Il governo tedesco non ha escluso la possibilità di mandare sue truppe in Medio Oriente, tuttavia, i cittadini tedeschi sono infastiditi di dover pattugliare i confini israeliani 60 anni dopo l'Olocausto.

(Fonte: www.maannews.net)


 
 
Oggetto: Notizie dalla Terra Santa 5-8-2006 = Human Right Watch: Israele criminale di guerra  

 

Human Right Watch: Israele criminale di guerra


Maurizio Blondet - 04/08/2006
 
Azione di bombardamento israeliano sul Libano: quelle hezbollah sono piu' rare a vedersi.

Le asserzioni di Israele su Hezbollah che si fa scudo dei civili? «Pura fantasia», dice Peter Bouckaert: «ho documentato uccisioni di civili in Kossovo, Irak, Afghanistan e Cecenia, ed ho visto attacchi contro siti militari che hanno condotto alla morte di civili. In Libano è tutta un’altra storia: Israele ha colpito abitazioni e auto senza che ci fosse alcun obbiettivo militare nelle vicinanze». (1)
Bouckaert è direttore di Human Right Watch (HRW).
Questa rispettata organizzazione non governativa ha appena diffuso un rapporto, frutto di constatazioni sul campo, dal titolo inequivocabile: «Fatal strikes - Israel’s indiscriminate attacks against civilianas in Lebanon».
Cinquanta pagine in cui si leggono atrocità deliberate.
«Le forze israeliane hanno sparato con aerei e artiglieria su decine di automezzi civili, spesso segnalati da bandiera bianca, che fuggivano dalla zona degli scontri». (2)
Il 15 luglio, sono stati così massacrate a sangue freddo 21 persone, di cui 13 bambini, che fuggivano da Marwahin, «e senza un Hezbollah né un’arma nelle vicinanze».
Il 17/7, ad Aitaroun, una bomba giudaica ha sterminato 11 civili, fra cui sette membri di una famiglia di cittadini canadesi di origine libanese in vacanza: «Ancora una volta, nè Hezbollah né armamenti in vista».
Il 19 luglio, 26 persone ammazzate in un bombardamento che ha «spianato un intero quartiere, e nessun segno che fosse un bersaglio militare».


 

Il 23 luglio, aerei di David mitragliano una colonna di decine di auto che scappavano dopo aver ricevuto dagli israeliani l’intimazione di evacuare immediatamente: almeno 7 morti, «e ancora una volta nessuna prova di un'attività militare nella zona».
Beckaert potrebbe continuare: «Ho il taccuino pieno di casi simili».
Del resto, nonostante le loro negazioni, sono i comandi stessi israeliani ad ammettere che non fanno differenza tra civili e combattenti.
Haim Ramon, ministro della Giustizia (sic) sionista ha sancito all’inizio del conflitto: «Tutti coloro che si trovano nel sud del Libano» dopo il volantinaggio che intima l’evacuazione «sono terroristi in relazione con gli Hezbollah».
Sicchè, commenta Bouckaert, se uno è troppo spaventato per scappare, malato, ferito o troppo povero per pagarsi un taxi che ti chiede mille dollari per portarti via, sei un terrorista e puoi essere ammazzato.
Del resto, aggiunge, ho visto cosa è successo a chi ha obbedito all’ingiunzione.
«Le strade sono seminate di auto civili devastate, parecchie ancora con la bandiera bianca pendente dal finestrino».
Israele ha dichiarato che quelle auto portavano armi.
«Israele si prefabbrica le scuse per giustificare i suoi omicidi di civili», replica il direttore di HRW.
Israele fa peggio.
Imbocca giornalisti servili a mentire suoi delitti.


 

Fra questi è da citare Toni Capuozzo, l’ex-lottacontinua che oggi lavora per la «5» e che scrive sul Foglio: a Qana, «Ci sono indizi di una tragica messa in scena Hezbollah». (3)
Qana è il posto dove sono stati massacrati da 30 a 60 abitanti, fra cui 16 bambini.
Capuozzo, che cita un «sito internet libanese» (di cui non dà il nome) ipotizza che «gli Hezbollah abbiano costruito una macabra messinscena, portando sul posto corpi già morti… e radunando nell’edificio bambini handicappati vivi».
Poi farfuglia di un palazzo caduto «per cedimento strutturale» e di «foto in posa», e di assenza di sangue nei corpi dei bambini; di cui fa notare la «rigidità cadaverica».
L’accusa è che i fotografi occidentali, anche della Reuter, che hanno documentato il massacro, abbiano «messo in posa» cadaverini e soccorritori: anche loro dunque «terroristi» e complici
degli Hezbollah.
Ora, varrà la pena di notare che Capuozzo non è stato a Qana.
Se ne sta in Israele, a descrivere le angosce di Haifa e a ricevere proposte di servizio dall’ufficio-stampa del governo.
Non è un testimone oculare, e ciò che dice non è farina del suo sacco, ma frutto delle «analisi» israeliane sulle foto che hanno fatto il giro del mondo.
E delle asserzioni del non identificato «sito web».
La scuola è quella di Fiamma Nirenstein de «La Stampa», secondo la quale anche l’assassinio
della famiglia palestinese Ghaliya, ammazzata circa un mese fa su una spiaggia di Gaza, sarebbe
un «falso» architettato dai palestinesi.

 

A Qana invece c’è stato Bouckaert di Human Right Watch, ha parlato con i sopravvissuti e i feriti.
E non ha visto segni di installazioni militari hezbollah.
I sopravvissuti hanno negato che ci fossero.
E alla fine anche gli israeliani hanno dovuto ammetterlo («C’erano, ma il giorno prima»).
«Colpiscano Hezbollah, ma non la gente. Altrimenti non è solo un errore, è un delitto. E i capi di Israele e i loro amici nel mondo devono essere chiamati a rispondere», dice Bouckaert: l’annuncio di una denuncia internazionale per crimini di guerra.
Anche se gli USA liquideranno la denuncia nelle sedi ONU, la cosa può avere seguiti sgradevoli per «i capi d’Israele».
Vari Paesi europei accolgono denunce per crimini e atrocità di guerra commessi all’estero, e già alcuni generali israeliani hanno rischiato l’arresto mentre sbarcavano, per vacanza e fare shopping, in Gran Bretagna, Spagna e Belgio.
Se avverrà, ai capi d’accusa bisognerà aggiungere la circostanziata denuncia di una ONG israeliana per i diritti umani, B’Tselem: nel villaggio di Beit Hanoun, sei palestinesi sono stati usati come scudi umani dai soldati di Giuda. (4)
Fra essi, tre bambini.
Gli occhi bendati e le mani legate dietro la schiena, i sei sono stati messi «a guardia» di una casa - la loro - che i soldati del Quarto Reich stavano perquisendo, sul pianerottolo: in caso di attacco di guerriglieri che sarebbero arrivati salendo le scale, i sei sarebbero stati i primi ad essere colpiti.


 

B’Tselem ha la documentazione esatta di questo fatto, coi nomi dei sei civili coinvolti.
E sostiene di avere le prove di diversi casi identici.
Tutto questo è l’effetto di un’educazione ebraica, che abitua i suoi figli e i suoi soldati a guardare agli «altri» come essere sub-umani.
Quarto Reich razzista.

Maurizio Blondet

Note

1) Peter Bouckaert, «For Israel, innocent civilians are fair game», International Herald Tribune, 4 agosto 2004.
2) «Right group slams Israel for bombing civilians», Reuters, 3 agosto 2006.
3) Toni Capuozzo, «Ci sono indizi di una tragica messa in scena di Hezbollah», Il Foglio, 4 agosto 2006.
4) Lucy Williamson, «Israelis accused of’human shields’ tactic», BBC, 25 luglio 2006.

 

 
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Oggetto: Notizie dalla Terra Santa 5-8-2006 =  Cinque minuti a mezzanotte

 

Cinque minuti a mezzanotte
di Israel Shamir

  A nord della prospera Hertzliya, la capitale dell'industria israeliana high-tech con i suoi affollati sushi-bar, c'e' una piacevole spiaggetta al di sotto di una ripida banchina, simile a quelle del Pacifico. E' una riva incustodita, senza bagnini, ed e' frequentata da stranieri amanti della natura e da famiglie palestinesi durante le gite al vicino santuario di Saidna (Il nostro Maestro) Ali. Se cammini un po' più a nord, al di là del cartello che proibisce di andare oltre per il pericolo molto reale di valanghe, ti troverai in una insenatura appartata, una vera rarità per la lineare costa palestinese. E' un bellissimo luogo per una nuotata nelle acque trasparenti del Mediterraneo. Grandi macigni del colore della terra proteggono la baia; ad un secondo sguardo più attento, scopri che non si tratta di una formazione naturale.

 Sono i bastioni del castello crociato di Arsur, le cui rovine sorgono sull'altipiano al di sopra della spiaggia. I bastioni furono ribaltati e gettati nel mare verde-azzurro da Baibars, un grande comandante arabo, che sconfisse i mongoli e i crociati nel 13esimo secolo.

I crociati conquistarono con facilità la Terra Santa, e facilmente vi si insediarono. Costruirono i loro castelli e le fattorie, sposarono donne locali cristiano-ortodosse e armene e avrebbero potuto vivervi per sempre, felicemente. Invece invitarono avventurieri stranieri e servirono da testa di sbarco per la loro invasione, dimostrando la loro incapacità di comportarsi da buoni vicini. Ebbero molte chances ma le sciuparono tutte, e rimasero sempre potenziali alleati di tutti gli invasori stranieri.

Così, il "debole e femmineo" Levante partorì Baibars. Non serve espellere i crociati, egli disse, poiché ci aveva provato già Saladino; ma i Franchi erano tornati. L'unico modo per liberarsi di loro era quello di distruggere la costa della Palestina, sicché non avrebbero più potuto atterrarvi. Un castello dopo l'altro, un insediamento dopo l'altro, una città dopo l'altra, Baibars rovinò le spiagge della Terra Santa: Cesarea, Askalon, Jaffa, Arsur. Ne fu rattristato, ma l'alternativa era una guerra eterna nell'area.

Sembra che la storia stia per ripetersi. A meno che non abbia luogo un inaspettato mutare di eventi, la dolce terra di Palestina e' destinata alla perdizione. I sottomarini nucleari dello stato ebraico, costruiti in Germania e forniti dall'America, pronti a distruggere Iran, Siria ed Arabia Saudita, hanno specificato con chiarezza che non c'e' modo che Israele diventi un vicino decente in Levante.
Aveva avuto una grande occasione per mettere radici in Palestina  e fare pace con la popolazione nativa, ma l' ha sciupata.
Il recente e non provocato attacco aereo all'interno della Siria ha ricordato a coloro che l'avevano dimenticato che Israele e' un'entità aggressiva, pericolosa per la regione. Trent'anni di tregua tra Israele e Siria sono stati liquidati dai generali di Sharon come se non avessero conseguenze. Nessuno si e' lasciato prendere in giro dal loro rozzo tentativo di connettere la Siria al sanguinoso atto di vendetta personale portato avanti da una giovane donna di Hebron, il cui fratello e fidanzato erano stati uccisi dall'esercito ed il cui padre non aveva potuto ricevere cure mediche per il rifiuto opposto dai militari israeliani.  L'intuitivo primo ministro malese, dottor Mohammed Mahathir, lo ha interpretato bene: "Israele sta spingendo gli USA ad invadere la Siria, ma gli americani sembrano riluttanti, così, per forzare la mano statunitense, Israele ha condotto l'attacco".

Il problema di Israele non e' più il problema della sofferenza palestinese; e' il problema dell'intera regione, dall'India all'Etiopia (Ester, 1) ed oltre. In verità, la quinta colonna dei sostenitori d'Israele istiga le guerre in tutto il mondo, dalla Cecenia alle Filippine, dalla Corea del Nord a Cuba. Spinge il mondo diritto verso Armageddon. John Bolton chiede l'invasione dell'Iran, Murawiec desidera dare una lezione all'Arabia Saudita. Il rabbiosamente sionista New York Post fornisce la sua immagine della Francia, "uno dei peggiori nemici d'America" guidato da Chirac, "un nano morale la cui mancanza di scrupoli e', per fortuna, bilanciata da mancanza di coraggio e potere". "Dovremmo far soffrire la Francia, strategicamente e finanziariamente. I francesi ci hanno pugnalato alle spalle. In risposta, dovremmo scuoiarli vivi", continua il giornale e, a giudicare dai record sionisti, non e' un modo di dire.

Lo stato sionista e' un mucchio di beni estremamente pericoloso. Fa parte della dottrina militare israeliana: comportati follemente e la gente avrà paura di te. La falsa minaccia dell'Iraq nucleare era modellata sulla minaccia reale dell'Israele nucleare. I suoi scienziati praticano anche la guerra chimica e biologica. Essi hanno testato gli effetti del gas nervino sui manifestanti a Gaza ed avvelenarono le sorgenti d'acqua durante l'assedio ad Akka, come riportato da Abu Sitta in al-Ahram.

Israele e' coinvolto in una lunga serie di rapimenti ed omicidi condotti su suolo estero. Non c'e' immunità dalla lunga mano d'Israele: assassinò in Norvegia (l'infame affare Lillehammer), rapì  a Roma (l'affare Vanunu), bombardò la libreria Britannica ed il consolato americano (affare Lavon), affondò la USS Liberty, cercò di assassinare Joseph Mugabe, probabilmente assassinò l'antisionista  segretario di Stato USA James Forrestol, e' coinvolto nell'assassinio del presidente Kennedy, come lascia intendere Michael Collins Piper in "Giudizio Finale", poiché il presidente americano insisté sul disarmo nucleare d'Israele. Il recente assassinio di Anna Lindh, il ministro degli Esteri svedese, che supportava il boicottaggio d'Israele, resta ancora un mistero.

Non sono neppure particolarmente riservati: oggi sappiamo chi assassinò il conte Bernadotte nel 1948 e chi commise gli eccidi di massa dei prigionieri di guerra tedeschi nel 1946, e chi uccise i prigionieri di guerra egiziani nel 1956, poiché i loro perpetratori se ne sono fatti un vanto. Domani conosceremo chi fece altre atrocità. Ma la nostra consapevolezza non sarà d'aiuto alcuno, poiché Israele e' un porto franco per i criminali. Chiunque abbia le mani sporche di sangue, Israele lo riabilita attraverso il controllo della pubblica opinione mondiale, poiché, come disse Ben Gurion, il nostro primo ministro, "quello che dicono i goyim non ha importanza, conta ciò che noi facciamo".

Questa triste nota, rinfrescata dall'attacco aereo alla Siria e dalla preparazione per l'attacco nucleare all' Iran, dimostra che non c'e' verso che Israele diventi un membro adeguato del consesso delle nazioni. Essa risponde anche alla domanda se siano ancora rilevanti gli sforzi ed i tentativi di pace per far tornare Israele alle sue vecchie frontiere. Non lo sono. Nelle frontiere del '48, del '67 e del '73, Israele resta la testa di ponte delle aggressioni, una minaccia per la pace nel mondo wed una minaccia fisica per i leaders del mondo. Come la sanguinosa setta degli Assassini, che una volta affliggeva la regione, i supporters di Israele minano o eliminano i migliori governanti, sostenendo le nullità che sono pronte ad obbedire ai loro ordini. Il ritiro dalla Cisgiordania non ne muterà la natura. Il leopardo non può cambiare le sue macchie, come disse il profeta Geremia (13:23).  

Il comportamento di Israele e' parzialmente riconducibile al complesso di superiorità e la sua conseguenza e' la struttura di apartheid. Il Sudafrica prima di Mandela era anch'esso coinvolto nei tentativi di distruggere i suoi vicini, il Mozambico e la Namibia, ed in molti altri complotti in tutta l'Africa. Questo complesso di superiorità dovrebbe essere curato attraverso lo smantellamento dello stato d'apartheid.  Gli eventi dello scorso anno lo dimostrano senza ombra di dubbio. Lo smantellamento attraverso i mezzi pacifici della democratizzazione e' la sola alternativa praticabile all'altrimenti inevitabile rovina d'Israele. Portando la politica del rischio calcolato al livello della "follia calcolata", i leaders israeliani hanno evitato di predire che porteranno la vita ad un'intera generazione che non si cura di vivere o di morire.

Fino a poco tempo fa, la paura di una rappresaglia israeliana aveva tenuto a bada i suoi avversari. NEl 1991, il presidente iracheno Saddam Hussein aveva armi di distruzione di massa ma non le usò contro Israele, perché non si sentiva disperato. Credeva alle minacce di Israele di distruggere l'Iraq, se le avesse usate. Pensava di poter sopravvivere alla sconfitta. Non aveva compreso che l'idea israeliana di guerra, ritagliata dalla tradizione rabbinica, non conosceva misericordia. Se Saddam avesse saputo che i corpi torturati dei suoi figli sarebbero stati esposti in un obitorio di Baghdad, che lui sarebbe diventato un profugo senza casa, che il suo paese sarebbe stato devastato da dieci anni di sanzioni e sarebbe stato poi preda dell'invasore sionista, avrebbe potuto essere tentato dalla soluzione di Sansone, e trascinare lo stato ebraico con lui verso gli inferi nel 1991.

Saddam Hussein e' andato, ma ora ogni leader al mondo sa cosa aspettarsi se Israele dovesse chiedere la sua testa al suo Golem americano. Paradossalmente, la sua stessa crudeltà ha trasformato le minacce in suoni senza significato, poiché, se essi riceveranno comunque il peggio, non ha senso arrendersi alle sue richieste.
Israele sta ripetendo la follia di Napoleone a Jaffa. Nel 1799, il giovane generale corso attraversò il deserto del Sinai e marciò nel nord della Palestina. Rafah e Ramleh non si ribellarono alle sue truppe perché non videro alcun motivo per combattere l'esercito europeo di passaggio. Napoleone procedette fino al porto di Jaffa, dove la guarnigione della città, forte di seimila uomini, si arrese. I soldati pensavano che sarebbero stati disarmati e mandati a casa, nei loro villaggi, ma Napoleone era riluttante nel lasciare dietro le retrovie così tanti soldati nemici ed ordinò che venissero uccisi tutti. Ai francesi ci vollero tre giorni per uccidere tutta quella gente. Vennero portati a gruppi dal Convento Armeno di San Nicola alla spiaggia e finiti a baionettate.

Dopo questo massacro, tutta la  Palestina prese le armi. Le truppe di Napoleone furono oggetto di imboscate in ogni giardino d'aranci, e quando egli arrivò alle mura di Akka, non si parlò più di resa. La gente capì che non aveva senso, e dunque sarebbero morti combattendo. Dopo alcuni mesi di tentativi andati a vuoto, Napoleone tornò indietro, lasciando i suoi soldati feriti alla vendetta del nemico che avanzava. Nel centro imborghesito di Jaffa, vi e' un'immagine accoccolata di cartapesta del petit caporal con il suo cappello triangolare, che serve da monito ai turisti ed ai locali sulla natura controproducente della crudeltà, ma probabilmente i leaders israeliani non l' hanno osservata con sufficiente attenzione quando la loro politica ha portato il paese sull'orlo della distruzione.

La sensazione pesante del disastro imminente e' una delle ragioni non menzionate per le quali abbiamo proposto e patrocinato la "soluzione dello stato unico". Invero, "uno stato unico" sarebbe benefico per i palestinesi e sarebbe benefico anche per gli israeliani. Ma una nuova spartizione, la "soluzione dei due stati", potrebbe alleviare le sofferenze dei palestinesi, come il professor Neumann e molti attivisti di pace moderati giustamente rilevano. Potrebbe essere persino preferita dalle elites palestinese ed israeliana, anche se uno stato indipendente in Cisgiordania e Gaza non risolverà il problema dei profughi. Ma in nessun modo la spartizione alleggerirà la minaccia alla pace mondiale rappresentata dallo stato canaglia  sionista, né impedirà l'imminente disastro in Terra Santa.

 
Anche uno stato sionista più piccolo sarà la sede del Mossad e della sua unità di omicidi, il Kidon. Anche uno stato più piccolo possiederà armamenti nucleari. Anche uno stato più piccolo resterà avvelenato dalla sua radicata e profondamente xenofoba ideologia, e resterà una fonte di contaminazione ideologica. Anche uno stato più piccolo sarà fortemente coinvolto nella politica dell'eversione, da Mosca a Washington DC. E allora, sarà solo questione di tempo quando il   leader di uno stato - sia esso la Corea del nord, l'Iran, l'Egitto o la Russia - si ricorderà dei corpi dei figli di Saddam e deciderà di seguire l'esempio di Baibars o dei sultani mongoli che rimossero gli Assassini dal loro nido d'aquile.
 

 Poiché, senza Israele, le forze USA ciondolerebbero nelle loro basi della Georgia e del Texas invece di dare la caccia ai nemici d'Israele nei cinque continenti. Il crollo di Israele e' inevitabile: la questione e' se esso sarà rimosso con la forza o se sarà pacificamente assorbito nella regione.

L'uguaglianza in Terra Santa non e' solo una richiesta morale; e' l'unico modo per salvare il paese dalla imminente catastrofe. Non noi, non i benefattori e gli amanti della pace, ma l'inevitabile corso degli eventi ci porta a dover scegliere: l'uguaglianza o la morte.
La crudeltà, la sete di vendetta e l'incapacità israeliana di rispettare gli altri hanno condannato migliaia di palestinesi ad un orribile martirio.

La cintura ebraica d'Israele e' molto piccola, ed un paio di bombe nucleari sono sufficienti a spazzarla via dalla faccia della terra. E' possibile che nel suo ultimo rantolo, realizzerà le minacce vocalizzate dal professor Van Crefeld, dell'Università Ebraica e "trascinerà tutto il mondo con sé", poiché le armi nucleari israeliane sono puntate, sempre secondo Van Crefeld, alle capitali europee, prima ancora che sui suoi vicini. Ma nessun apparato di sicurezza potrà fermare una kamikaze nucleare, che non si curerà del fato del popolo che non e' riuscito a proteggere lei e la sua famiglia.
E poi, molti anni dopo, le rovine di Tel Aviv si confonderanno dolcemente con le rovine di Arsur.


 
 
traduzione a cura di www.arabcomint.com da israelshamir.net
Oggetto: ULTIME Notizie dalla Terra Santa 7-8-2006 = Messaggio di dolore dalla Galilea 

 
 
 

Carissimo,
Ancora un messaggio di dolore dalla Galilea da parte di un mio confratello.
E’ possibile che i faraoni, in formato moderno, siano ancora in vita?
Abbracci.


“Qui le cose sembrano peggiorare. Tiberiade ripetutamente colpita ieri. Anche i villaggi qui vicino, come Karmiel e la citta' di Kiriat Shemona. Diversi feriti ed anche morti. In Libano le stime locali (non quelle giornalistiche) calcolano ormai oltre 1.500 morti, quasi tutti civili innocenti.  Se la diplomazia non si sbriga ad intervenire il conflitto si allarghera': la Siria ieri si e' dichiarata pronta. America ed Inghiilterra stanno facendo un gioco sporchissimo, invece di aiuti umanitari mandano kargo di armi... Ma si puo' far finta di non vedere? ”

 
Oggetto: Notizie dalla Terra Santa 7-8-2006 = Libano: 40 morti tra civili 9 bambini  
 
Libano: 5 case distrutte in raid
Si temono piu' di 40 morti tra civili libanesi sotto macerie

07-08-2006 13:43

(ANSA)-BEIRUT, 7 AGO- Sarebbero 5 le abitazioni distrutte nel raid aereo israeliano nel villaggio di Hula, nel settore orientale della fascia di confine con Israele. Sotto le macerie si teme possano trovarsi piu' di 40 civili uccisi. Lo ha riferito la Tv araba Al-Arabiya, precisando che i 15 civili uccisi (tra i quali almeno nove bambini) di cui hanno riferito le prime notizie provenienti da Hula si trovavano all'interno di una sola delle abitazioni colpite.

 
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Oggetto: Notizie dalla Terra Santa 8-8-2006 = Sequestri e assassinii

 

 

Notizie dalla Terra Santa

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Filippo Fortunato Pilato 

 

 


 

Il Governo pelestinese e Il Consiglio Legislativo condannano il sequestro di Al-Duwaik

Ramallah, 07/08/2006

 


 

 

 

 Il primo ministro Ismail Haniyah ha condannato il sequestro del dott. Aziz Al-Duwaik, presidente del Consiglio Legislativo palestinese, dalla sua casa nella città di Al-Bireh in Cisgiordania. Il sequestro è stato compiuto dalle forze di occupazione dopo che domenica mattina avevano circondato l'edificio.


 
In una dichiarazione alla stampa, Haniyah ha definito l’operazione un atto di “pirateria israeliana”, e ha chiesto a tutti i parlamentari arabi e amici di muoversi per la liberazione di Al-Duwaik, dei membri del Consiglio e dei ministri sequestrati nelle scorse settimane da Israele.

 
Testimoni oculari nel quartiere di Al-Masaif, a nord di Al-Bireh, hanno riferito che importanti forze dell’esercito di occupazione, coperti da una dozzina di mezzi corazzati militari,all’alba hanno circondato la casa del dott. Al-Duwaik e hanno iniziato a chiamarlo con gli altoparlanti ingiungendogli di consegnarsi. Lo hanno arrestato mentre usciva da casa con calma.

 
L’operazione di sequestro di Al-Duwaik si è compiuta dopo altri quattro tentativi falliti e dopo il sequestro di 29 deputati del Consiglio Legislativo palestinese e di  8 ministri dell’Autorità.

 
Il dott. Ahmad Bahar, il primo vice presidente del Consiglio Legislativo, ha confermato che le forze di occupazione israeliane hanno sequestrato il dott. Al-Duwaik per paralizzare il Consiglio legislativo e farlo decadere.

 
Bahar, in una dichiarazione stampa, ha reso responsabile il governo israeliano delle conseguenze di questo sequestro “incivile”, considerandolo un atto contrario a tutte le regole e le leggi internazionali, i diritti umani e l’immunità diplomatica.

 
Ha chiarito inoltre che il Consiglio Legislativo inviterà tutti i parlamenti arabi, islamici ed europei per informarli dell’operazione del sequestro del dott. Al-Duwaik, ribadendo che questa prassi non è una novità per un esercito di occupazione che uccide bambini, donne e uomini e sta conducendo una guerra feroce contro i  popoli palestinese libanese.

 
Bahar ha detto al dott. Al-Duwaik, nella sua funzione, rappresenta tutto il popolo palestinese.

 
La moglie di Al-Duwaik ha riferito che i soldati israeliani  hanno invaso la casa e l’hanno perquisita, e prima di ritirarsi  hanno portato via anche il computer e altri importanti documenti.
 

Israele tenta di assassinare Haniyah e il suo vice con una lettera avvelenata.

Ramallah, 07/08/2006

 

Il vice-primo ministro palestinese Ed-Din Esh-Sha'er ha accusato Israele di aver tentato di assassinare il premier Ismail Haniyah e lui con una lettera avvelenata spedita alla sede del capo del governo, a Ramallah, lunedì.

6 dipendenti del ministero sono stati avvelenati a causa dell'inalazione di materiale nocivo contenuto nella lettera arrivata all'ufficio del primo ministro. Sono stati tutti ricoverati in gravi condizioni in ospedale a Ramallah.

Secondo le informazioni attualmente in possesso degli inquirenti, la busta della lettera avvelenata era indirizzata al vice- primo ministro Naser Ed-Din Esh- Sha'er e aveva come mittente il premier Haniyah.

Gli impiegati hanno aperto la busta venendo investiti da una sostanza bianca che ha fatto perdere loro conoscenza.

(Fonte: www.maannews.net)


Coloni sparano e uccidono un cittadino palestinese a Nablus

Nablus, 07/08/2006

 

Da www.aljazeera.net

Riferiscono fonti della sicurezza palestinesi che il cittadino Hussein Mardawi (48 anni) è stato ucciso mentre era alla guida della sua macchina da colpi d’arma d’fuoco a sud di Nablus domenica sera. Nello stesso episodio è stato ferito anche il fratello. Il figlio della vittima riferisce che a sparare sono stati coloni israeliani.


 
Oggetto: Notizie dalla Terra Santa 8-8-2006 = Libanesi cavie umane? 

 
Notizie dalla Terra Santa
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Filippo Fortunato Pilato 
Libanesi cavie umane?
Maurizio Blondet
 Il mortaio israeliano con acquisizione elettronica del bersaglio

LIBANO - «In Libano i civili verranno sterminati senza alcun umano rispetto in quanto gli israeliani stanno testando, nella caccia agli uomini di Hezbollah, un sofisticato sistema di intercettazioni delle comunicazioni e di identificazione degli impulsi delle fonti elettroniche che consentirà in poche settimane lo sterminio della fazione armata nemica, che non immagina di essere la cavia di una tale terribile sperimentazione».
Lo ha detto Sergio De Gregorio, presidente della commissione Difesa del Senato ed esponente di Italia dei Valori.
«Questi sistemi di intercettazione, uniti a una brillante attività di intelligence, faranno sì che l'esercito israeliano chiuda la partita con il movimento Hezbollah - ha continuato - ma il fatto che le comunicazioni provengano spesso da edifici abitati da civili non fermerà la furia di Israele, che ha messo in conto uno sterminio necessario, ma inevitabile».
«La vita di un militante del partito di Dio nei calcoli di Tel Aviv può valere decine di vittime civili. Non è un caso che non sia stata ancora accettata la tregua umanitaria proposta dall'Unione Europea e dalle Nazioni Unite - ha sottolineato l'esponente di Italia dei Valori - in quel caso, il corridoio umanitario rischia di impattare contro la strategia di Israele, che mira a estirpare Hezbollah e non può permettersi fughe di terroristi dal teatro delle operazioni. Lasciare che Israele guadagni tempo per pianificare questa strage che avrà migliaia di vittime civili, tra cui donne e bambini, è un atto di negligenza contrario ad ogni buonsenso e che peserà sulla coscienza di coloro che hanno temporeggiato inutilmente».
Questa affermazione è stata diffusa dall'agenzia Apcom il 4 agosto.
E' credibile?
In Libano è in corso un esperimento con le vite umane innocenti?
L'eccesso di morti tra i civili è il prezzo che Israele paga volentieri per mettere a punto e affinare un sistema nuovo e sofisticato di intercettazione e identificazione?


 

Mi pare che una conferma indiretta di questo sospetto venga da un'altra informazione, pubblicata sull'Observer di Londra (1): piloti israeliani «mancano» deliberatamente bersagli perché non si fidano dell'intelligence che ricevono dai loro comandi.
Quei bersagli, identificati dai comandi come installazioni e roccaforti Hezbollah, per i piloti non sono che abitazioni di civili.
Il giornale britannico dà voce a Yonatan Shapiro, un ex pilota di elicotteri d'assalto Blackhawk che dal 2004 è diventato un «refusenik», rifiutandosi di colpire civili.
«Alcuni piloti di F-16 mi hanno detto», riferisce Shapiro, «di aver tirato a fianco dei bersagli temendo che lì ci fosse gente comune, e perché non si fidano più di quelli che forniscono loro le coordinate dei bersagli».
E ha dato un esempio: «Un pilota ha ricevuto l'ordine di colpire una casa su una collinetta, da cui si presumeva gli Hezbollah lanciassero le kathiushe. Ma lui ha temuto che ci fossero dei civili nella casa, ed ha sparato di lato».
Meron Rappaport, ex direttore di Haaretz, ha detto: «Un capo squadriglia con cui ho parlato ha ammesso che le informazioni che riceve in volo sono spesso fallaci. Le prove usate per decidere se sparare su automezzi sono spesso 'circostanziali', nel senso che se c'è gente nelle aree che le forze israeliane hanno avvertito di evacuare, si assume che questi rimasti siano Hezbollah…ma le organizzazioni umanitarie dicono che molta gente non è partita perché non può, perché è pericoloso viaggiare sulle strade a causa degli attacchi dell'aviazione».

  
Queste dichiarazioni collimano con la denuncia di De Gregorio: si sta usando un nuovo sistema sperimentale, che va verificato sulle cavie umane e messo a punto sulla loro pelle.
I piloti, dopo le stragi dei primi giorni, non se ne fidano.
E trovano che c'è qualcosa di strano.
Evidentemente, anche loro colgono l'aspetto illusionistico di questa «guerra» (a senso unico), l'elemento di finzione artificiosa e orwelliana che l'ha caratterizzata fin dal principio, fin dall'evidente sproporzione tra il casus belli (la cattura di un paio di soldati) e l'enormità della devastazione di rappresaglia.
Molti piloti, e anche parte dell'opinione pubblica israeliana, domandano ormai ad alta voce com'è possibile che su Israele piovano tutti quei missili e razzi Hezbollah, dopo settimane di offensiva. L'Observer cita un ministro israeliano anonimo: «Dopo tutto quel che ci costa l'armata, i risultati sono questi?».
E cita poi un «ben ammanicato esperto israeliano»: «Se abbiamo una così buona intelligence sul Libano, come mai non scopriamo i nascondigli dei missili e le rampe di lancio? E se non localizziamo quelli, com'è che decidiamo che una casa è un rifugio Hezbollah?».
Costoro possono non essere informati che il loro esercito sta conducendo un esperimento segreto, sta provando nuove armi e mezzi di identificazione, armato soprattutto della sua ideologia razzista. Per il Quarto Reich gli arabi sono sotto-uomini, usabili come ratti da laboratorio per poter affinare il sistema.
Sempre più sospetto è il mistero dei razzi Hezbollah che cadono in quantità sul territorio israeliano nonostante gli Hezbollah siano sotto attacco e probabilmente alle corde.

    
   Questi razzi sono «kasher», ironizza un sito americano: guarda caso, uccidono, in Israele, soprattutto arabi. (2)
Come Rabbia e Mahmoud Taluzi, due fratellini di Nazareth di 3 e 7 anni: giocavano nel cortile e sono stati colpiti da una kathiusha.
O come Habib Awad, falegname, arabo cristiano di 48 anni, incenerito da un razzo.
Un razzo ha colpito una moschea in Galilea ferendo gravemente un arabo.
Nella cittadina araba di Maghar, un altro missile Hezbollah ha ammazzato una ragazzina.
Razzi su razzi Hezbollah sono piovuti su altre tre cittadine arabo-israeliane nel nord.
Il 16 luglio, un razzo «Fajir» (made in Iran) ha ammazzato otto lavoratori ferroviari ad Haifa: solo uno degli otto ha ricevuto un funerale ebraico.
Le foto dei danni - che appaiono minimi - non collimano con l'esplosione di un missile che porta nella testata 250 chili di esplosivo, e che pesa 3 tonnellate: non c'è nemmeno un cratere, nemmeno piccolo.
I danni invece sono congruenti con tiri di mortaio; e il sito pubblica la foto di un mortaio israeliano avanzato, con puntatore laser, proiettile ad auto-propulsione e acquisizione elettronica del bersaglio, e gittata di ben 7 chilometri: è prodotto dalla israeliana Soltam. (3)
Questa sì è un'arma di grande precisione chirurgica.
Gli «israeliani colpiti da razzi Hezbollah» sono quasi tutti arabi: una bella precisione, appunto. Cavie umane.

Maurizio Blondet

 


Note
1) Inigo Gilmore, «Israeli pilots deliberately miss targets», Observer, 6 agosto 2006.
2) «Hezbollah's kosher rockets: they only hit arabs», Cytations.blogspot.com, 3 agosto 2006.
3) Si consulti il sito della Soltam per le caratteristiche del mortaio CARDOM da 120mm: «Autonomous self propelled recoiling mortar, mounted on tracked or wheeled vehicles, offers significant advantages in fast deployment, accuracy, area coverage, tactical mobility, flexibility and survivability. It achieves ranges of up to 7,200m.  The CARDOM contains state of the art navigation & command control and communication devices, offering the infantry and mortar commander unique enhanced operational capabilities of quick response time and automatic laying features. The firing control system enables first round for effect, to achieve enemy surprise and enhanced lethality».

www.effedieffe.com
 

 
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Oggetto: 8-8-2006 = La presenza araba nella città di Gerusalemme è minacciata

Il Ministero dell’Informazione: la presenza araba nella città di Gerusalemme è minacciata.

Gaza, 07/08/2006

 


 

 

 

Il ministero dell'Informazione palestinese ha diramato ieri un rapporto in merito alle violazioni israeliane nella città occupata di Gerusalemme e nei suoi dintorni nel mese di luglio.
Il rapporto ha confermato che il sequestro dei ministri e dei deputati è considerato evidente violazione di tutte le leggi e le regole internazionali. Il ritiro della carta d’identità e del diritto alla residenza dal ministro per gli Affari di Gerusalemme e dei deputati della città ha per conseguenza l’allontanamento forzato e la negazione del diritto alla residenza.
Nel documento si evidenzia la volontà di continuare a costruire il muro di separazione razziale intorno a Gerusalemme nonostante la sentenza costituzionale del tribunale di Lahai in merito alla sua illegalità e all’obbligo di demolizione.
Il testo denuncia le prassi che limitano il movimento dei civili palestinesi e quello di mezzi di trasporto ai posti di blocco agli ingressi di Gerusalemme. Gli israeliani  impediscono agli abitanti di praticare i loro riti religiosi e di pregare nella moschea Al-Aqsa.
Israele tende dall’isolamento di Gerusalemme per realizzare tre obiettivi:
  1. aumentare il numero dei residenti israeliani,
  2. realizzare la grande Gerusalemme in base ai suoi piani espansionistici
  3. fare dei  palestinesi, che vivono nel comune di Gerusalemme araba, una minoranza facile da controllare.

 
Il sequestro/allontanamento forzato 

 
Il  rapporto denuncia che il governo israeliano ha superato tutti i limiti e opera per distruggere la vita del popolo palestinese e trasformarla in un inferno insopportabile dopo il sequestro, il 29 giugno scorso, del dott. Khaled Abu Arafa, il ministro per gli Affari di Gerusalemme, e i deputati Mohammad Abu Tair, Ahmad Atwan e Mohammad Totah della circoscrizione di Gerusalemme (oltre a diversi ministri e altri membri del Consiglio Legislativo).
Nel documento si accusa il governo israeliano di non aver rispettato nessuna delle regole che garantiscono la protezione diplomatica ai ministri e deputati che rappresentano il popolo palestinese e che sono stati eletti in maniera democratica e trasparente davanti a tutto il mondo costituendo una novità assoluta nel Medio Oriente
Per quanto riguarda tutte le pratiche di espulsione più o meno evidenti, esse incidono gravemente sulla presenza palestinese nella città sacra, e il suo inalienabile diritto di cittadinanza e dimora.
In definitiva si aumenta la componente ebraica della città a discapito di quella palestinese utilizzando leggi e regolamenti che favoriscono la prima e rendono sempre più diffide o impossibile la seconda.

 

 

Il muro dell’apartheid 

 
Parlando del muro di separazione razziale, i cui lavori di costruzione proseguono, il rapporto lo ha definito una evidente sfida alla volontà internazionale. I governi israeliani che si succedono continuano a ignorare le sentenze dell’Aia e gli accordi di Ginevra che impediscono la requisizione delle terre, allargano le colonie e proseguono la costruzione del muro. Infatti, precisa in rapporto, che i lavori vanno avanti per completare il muro nella zona nord e est intorno a Gerusalemme per poter isolare la città occupata dalla Cisgiordania e isolare circa 120 palestinesi da Gerusalemme.

 


 
 Violazione della libertà religiosa 

 
Il rapporto documenta che le forze di occupazione continuano a isolare la città di Gerusalemme e limitano la libertà di movimento e di spostamento dei palestinesi per raggiungere la moschea Al-Aqsa: durante tutto il mese di luglio, le autorità militari e la polizia di frontiera hanno impedito ai palestinesi di età inferiore ai 45 anni di arrivare alla santa moschea per assolvere alla preghiera del venerdì.
Le forze speciali e la polizia israeliana compiono una continua attività di provocazione aggredendo i musulmani che pregano con i calci dei fucili e con i manganelli, usando perfino i gas lacrimogeni e arrestando numerosi giovani ogni venerdì.
I posti di blocco messi intorno alla città di Gerusalemme e ai suoi ingressi non permettono ai palestinesi di entrare nella città se non dopo una umiliante e lenta perquisizione, obbligando le persone a scendere dai mezzi di trasporto e a passare porte di sbarramento e controlli elettronici.

 

Nella città di Gerusalemme sta amentando l’odio verso gli arabi da parte degli ebrei, e il segno più evidente sono le scritte razziste che gruppi di estremisti tracciano sulle pareti delle case delle famiglie arabe.

 

 

 


 
Oggetto: Notizie dalla Terra Santa 8-8-2006 = COLPIREMO OGNI AUTO IN MOVIMENTO

 
 
Notizie dalla Terra Santa
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Filippo Fortunato Pilato 

 
ISRAELE: COLPIREMO OGNI AUTO IN MOVIMENTO NEL SUD LIBANO 
 BEIRUT - Con dei volantini lanciati dagli aerei sulla regione di Tiro, l'esercito israeliano ha fatto sapere questa mattina che colpirà qualsiasi auto in movimento sulle strade libanesi a Sud del fiume Litani. "L'esercito israeliano aumenterà i suoi attacchi a Sud del fiume Litani e colpirà qualsiasi veicolo di qualsiasi tipo, perché sarà sospettato di trasportare razzi ed equipaggiamento militare. Chiunque userà questi veicoli metterà la propria vita in pericolo", ha scritto l'agenzia di stampa libanese Nna riportando il testo esatto dei volantini.

RAZZO COLPISCE FABBRICA NORD GALILEA
Un razzo degli hezbollah ha colpito oggi una fabbrica a Màale Yossef, provocando gravi danni alla struttura, ma nessun ferito. Lo riferisce Ynet. Due katiuscia sono caduti anche vicino a Tiberiade, in un'area non abitata. Continua l'allarme in tutta la Galilea. Sono diversi i razzi katiuscia sparati dai miliziani hezbollah caduti anche questa mattina sulle città della Galilea. Non si ha notizia al momento di feriti. Oltre che su Tiberiade e Màale Yossef, razzi sono caduti su Kiryat Shmona e Nahariya, ha riferito Ynet, l'edizione elettronica del quotidiano Yediot Ahronot,. Ieri almeno 160 razzi sono stati sparati contro il nord di Israele.
 
ANNAN: CANA VIOLAZIONE DIRITTO INTERNAZIONALE
Il bombardamento del villaggio libanese di Cana, il 30 luglio scorso, da parte dell'aviazione israeliana - che ha causato decine di vittime, in gran parte bambini - è un "esempio di violazione del diritto internazionale". Lo ha affermato, in un rapporto, il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan. Il raid a Cana, contro un edificio nel quale si erano rifugiati civili per difendersi dai bombardamenti, ha causato 54 morti secondo le autorità libanesi; 28 - più 13 dispersi - per l'organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch. Nel rapporto preliminare sul raid a Cana, Annan chiede di nuovo a Israele e al movimento integralista sciita Hezbollah di "rispettare i loro obblighi nei termini della legislazione internazionale". "L'attacco su Cana deve essere visto in un contesto più ampio di quello che si può considerare, sulla base delle informazioni di cui dispongono le Nazioni Unite, compresi i racconti di testimoni, come una tendenza alle violazioni della legislazione internazionale, compresa la legislazione umanitaria internazionale e i principi internazionali dei diritti umani, nel conflitto attuale", afferma Kofi Annan nel rapporto, indirizzato al Consiglio di sicurezza.

BILANCIO GLOBALE MORTI E DISTRUZIONI IN LIBANO.
Fonti libanesi hanno dato il bilancio delle vittime, che sarebbero ormai più di 1.000, e dei danni causati dagli attacchi israeliani. I morti accertati sono 925 - ha detto Mohamed Khalifeh, del ministero della sanità - e 75 i dispersi, anch'essi presumibilmente deceduti. Per quanto riguarda le infrastruttture, l'Alto Comitato per i soccorsi ha reso noto che dall'inizio della guerra, le forze israeliane hanno distrutto in Libano "73 ponti e 72 viadotti e 6.800 unità abitative". In sostanza sono state interrotte le vie di collegamento tra il Libano sud e Beirut, tra la capitale e il nord, quelle verso le montagne e verso la frontiera siriana dal Libano Est.

 

Oggetto: Notizie dalla Terra Santa = sorrisi amari 
 

 
Holmert = grazie per la fornitura di armi
Condoleeza = stiamo solo evadendo degli ordini

 
- signore! signore! abbiamo localizzato i nostri soldati rapiti!!
- soldati rapiti!?? ...ah...si...quelli...
Oggetto: Notizie dalla Terra Santa 9-8-2006 = link per stomaci forti

 

 
Un nostro caro amico, frate della Custodia a noi tutti molto vicino spiritualmente, ci segnala questo link ricevuto da un confratello in Galilea.
Il contenuto é disgraziatamente cosí reale da bloccare anche gli stomaci forti e provocare irrefrenabile tristezza e indignazione.
Personalmente consiglierei di evitarne la visione se in compagnia di bambini o donne in attesa. 
 
 

 
Oggetto: Notizie dalla Terra Santa 9-9-2006 = I crimini israeliani 

(ANSA) - BEIRUT, 8 AGO - Un raid aereo israeliano ha provocato l'uccisione di almeno sei civili libanesi durante il corteo funebre per altri civili uccisi ieri. L'attacco e' avvenuto in un villaggio a sud di Sidone. Lo ha riferito la Tv libanese Lbc. L'emittente ha precisato che, al corteo funebre per i 14 civili uccisi ieri a Ghaziyeh, stavano partecipando migliaia di persone, tra le quali si sono registrati anche 28 feriti.
 
(ANSA) - BEIRUT, 8 AGO - L'aviazione israeliana ha compiuto questo pomeriggio tre raid contro il villaggio di Qsaibe, una quindicina di km. a est di Beirut. Lo ha riferito la Tv libanese Lbc. Intanto i guerriglieri di Hezbollah hanno affermato stasera di aver distrutto altri due carri armati israeliani Merkava nei combattimenti in corso nei dintorni della cittadina libanese di confine di Bint Jbeil. Bombardamenti d'artiglieria israeliani sono intanto segnalati lungo tutta la fascia di confine.
 
Ramallah, 08/08/2006 (InfoPal)
Il ministro per gli Affari dei prigionieri Wasfi Kabha, liberato da Israele pochi giorni fa, ha riferito che i prigionieri subiscono tutti i tipi di tortura, che vengono tenuti a lungo con le gambe e le mani legate e gli occhi bendati, cosa che crea forte stress nei detenuti più anziani.
Rafah, 08/08/2006
 

I crimini israeliani fanno a pezzi le famiglie palestinesi.

 

Mohammad Al-Natur, un ragazzo di 15 anni, e suo fratello Nael, giacciono nella stanza di cure intensive all’ospedale Europa di Gaza, dopo che una bomba israeliana ha fatto a pezzi la loro famiglia nel quartiere Attanur, a est di Rafah, a sud della Striscia di Gaza.

 

Quel che è successo alla famiglia Al-Natur, che stava scappando da casa per sfuggire alla macchina da guerra israeliana, è un esempio del massacro commesso dalle forze israeliane nei confronti di intere famiglie di Gaza: Ammar e sua sorellina Kifah sono stati feriti, così come, gravemente, la loro madre. Mohammad ha perso una gamba; i frammenti della bomba hanno tagliato il braccio destro di suo fratello Nael.

L’unica colpa della famiglia di Al-Natur è stato qello di aver cercato di nascondersi dal fuoco e dai bombardamenti delle forze di occupazione.  

 

Una bomba che uccide una famiglia. 

 

Dal suo letto all'ospedale Al-Shifa, Mohammad ci ha raccontato il massacro israeliano: “Dopo l’avanzamento dei mezzi corazzati verso il quartiere dove abitiamo, la mamma ha deciso di portarci via dalla casa per scappare alle bombe che stavano cadendo dappertutto.

La mamma ha aperto la porta di casa per organizzare la fuga della famiglia, io ho portato fuori Nael, mio fratello più piccolo. Mentre mia madre, mia sorella e mio fratello erano pronti per uscire da casa, si è udito un fortescoppio che mi ha fatto perdere i sensi”.

 

Quando, risvegliandosi, ha appreso ciò che era successo alla sua famiglia, Mohammad è rimasto un attimo in silenzio, poi ha detto: “Ammar è stato da 'martir'; Kifah è stata uccisa da 'martire'. Mi basta Allah, il migliore dei custodi  (Hasbi Allah wa nyama al-wakil)”.

 

E con il dolore e la tristezza nella voce, ha proseguito: “Per quale colpa è stata uccisa la mia famiglia?! Dove è mia madre? È ancora viva?! Quale è il destino di mio fratellino Nael?? Abbiamo deciso di scappare di casa per salvarci dal fuoco degli occupanti…”.

Mohammad lavora nella distribuzione dei giornali nella zona di Rafah per dare la mano alla sua famiglia che vive in una situazione difficile dopo aver perso il padre, ma ora non potrà più tornare a fare questo mestiere perché ha perso la gamba destra.

Ha  aggiunto: “Quando vedevo le foto delle vittime e leggevo i racconti dei giornali che distribuivo avevo una sensazione strana”,  chiarendo che sin dall’inizio dell’aggressione israeliana ha insistito con sua madre per lasciare la casa e andare a vivere da un loro parente nel campo profughi Al-Shaburah”.

 

 

"Mamma... mamma..."

 

 

Suo fratello Nael, che ha 10 dieci anni, non riesce ancora a parlare dallo choc per quello che è successo alla sua famiglia, invoca sempre: "mamma... mamma", dal letto dell’ospedale.

Ahmad Al-Natur, un parente della famiglia che si trovava all’ospedale, ha raccontato: “Questo crimine fa parte della prassi israeliana di prendere di mira le famiglie inermi e tranquille nelle loro case. Questo tipo di massacro fa parte della pulizia etnica che stanno portando avanti le forze di occupazione”.

E ha aggiunto: “Ogni palestinese è minacciato di morte con il proseguimento dell’aggressione israeliana, perché questa cerca di fare pressione sui movimenti di resistenza palestinese per liberare il soldato israeliano preso prigioniero a Gaza da più di un mese”.

E ha concluso dicendo che l’esercito israeliano approfitta della guerra contro il Libano per coprire i suoi crimini nella Striscia di Gaza, e ha chiedesto alle organizzazioni umanitarie ed internazionali di intervenire immediatamente per fermare l’uccisione delle famiglie palestinese.

 

 

Il silenzio internazionale 

 

Le famiglie Al-Natur, Al-Kurd, Abu Salmiah, Hararah, Ghaliah e altre ancora, stanno pagando il prezzo del silenzio internazionale verso i continui massacri israeliani.

Il cittadino Abu Mohammad Ashur, che abita vicino alla casa della famiglia Al-Natur, ha condannato l'assordante silenzio internazionale sui crimini israeliani nei confronti delle famiglie palestinesi.

Ha detto che è stato sconvolto dall’immagine dei pezzi delle vittime sparsi davanti alla sua casa, e di aver trasportato uno dei feriti all’ospedale con la sua auto, perché le ambulanze non riuscivano a raggiungere il sito bombardato a causa dell’intensità del fuoco dell’occupante israeliano.

Ashur ha confidato di temere che sua famiglia faccia la  fine della famiglia Al-Natur, e di aver deciso di abbandonare la casa e trasferirsi da qualche parente nel quartiere Tal Al-Sultan, ad ovest della città, fino alla fine della vile aggressione israeliana contro la zona di Al-Shawkah e i quartieri vicini.

Le forze di occupazione hanno iniziato l’operazione militare chiamata “Linea d’orizzonte” ad est della provincia di Rafah all’alba di giovedì 3 agosto, durante la quale hanno demolito e distrutto le abitazione della zona e arrestato numerosi cittadini.

Le forze di occupazione hanno ucciso  17 palestinesi - tra cui donne e bambini molto piccoli -, il numero dei feriti ammonta a 45 - di cui 9 sono in pericolo di vita.


 

 

 

Oggetto: 9-9-2006 = Il Libano nell’incubo della guerra, ostaggio di Israele e di Hezbollah

 
 
 
Il Libano nell’incubo della guerra, ostaggio di Israele e di Hezbollah
di Samir Khalil Samir, sj
La reazione militare israeliana è inutile a sconfiggere il terrorismo e crea solo più odio. Le pretese di Hezbollah sono imperdonabili e causano la distruzione del Libano.

 I cristiani pagano il prezzo più alto delle violenze, mentre nemmeno la comunità internazionale osa affrontare il vero punto nodale del Medio oriente :

 una patria per i palestinesi, la sicurezza per Israele, il ritorno ai confini stabiliti dall’Onu.L’analisi di p. Samir Khalil, gesuita egiziano, professore a Beirut.

 

Beirut (AsiaNews) - Un anno e mezzo fa con la sua Intifada pacifica e gioiosa, il Libano rinasceva con le manifestazioni di piazza e il ritiro delle forze siriane dal Paese dopo 30 anni di occupazione.

Oggi il popolo libanese torna a rivivere l'incubo della guerra. La disillusione è enorme, più ancora la rabbia e talvolta l’odio.

Una bravissima cristiana, per nulla politicizzata, mi scrive esprimendo un’ira tremenda contro Israele, benché lei sia una convinta oppositrice di Hezbollah. Ma in questo caso, con un milione di libanesi in fuga, i mezzi di comunicazione bloccati, le è cresciuto l’odio contro il nuovo invasore. Mi sintetizza la situazione in questo modo: “Israele, per due ostaggi, prende in ostaggio tutto il Libano”. Un’ altra persona mi dice: “Anziché attaccare i suoi veri nemici, l’Iran e la Siria, Israele preferisce distruggere un paese innocente e pacifico, perché più debole”.

Anche il caso del soldato rapito a Gaza da Hamas ha dato il pretesto ad Israele di bombardare, demolire e distruggere Gaza. In nome della sua sicurezza e sopravvivenza, Israele sembra servirsi di tutto per distruggere i vicini. E ciò con l’appoggio dei Paesi più potenti.

Personalmente, lotterei con tutte le mie forze per la sicurezza d’Israele, ma mi domando: è davvero Israele che ha bisogno così tanto di sicurezza? Non si dovrebbe garantire almeno altrettanta sicurezza ai suoi vicini: palestinesi, libanesi e siriani?

Una reazione del tutto sproporzionata e sbagliata

In 3 settimane, quasi un quarto della popolazione libanese è stata costretta alla fuga: una situazione del genere non si è vista nemmeno durante la passata guerra civile. Israele ha una violenza estrema e cieca che ha già fatto 900 morti e più di 3 mila feriti. A tutt’oggi il bilancio delle vittime da parte israeliana è di 64 morti, compresi 24 civili. Quando diciamo che la reazione di Israele è sproporzionata diciamo un fatto, non un elemento emozionale.

Il Primo ministro israeliano Ehud Olmert ha detto: “Noi vogliamo solo sradicare il terrorismo di Hezbollah”, ma mi domando se per colpire Hezbollah c'è bisogno di distruggere l'intero Paese. Occorre distruggere tutte le strade principali, i ponti, l’aeroporto Rafic Hariri appena rinnovato, l’autostrada verso la Siria, la centrale elettrica, i tre porti, la fabbrica di latte, etc. solo perché potrebbero servire a Hezbollah? Di questo passo, si potrebbe distruggere tutto il Libano!

Più profondamente, come sradicare il terrorismo? L’esperienza degli ultimi 5 anni dimostra che il terrorismo non si combatte solo con i mezzi militari. Anzi, l’invasione illegale dell’Irak ha avuto per conseguenza di diffondere il terrorismo e farlo proliferare. Le radici del terrorismo non sono, in primo luogo militari, ma ideologiche, culturali e talvolta spirituali. Sono queste radici che devono essere sradicate.

Ho sempre combattuto il fatto che Hezbollah pretenda di avere la missione di difendere la patria, una funzione che appartiene solo all’esercito. Con questa pretesa, Hezbollah è rimasta l’unica milizia armata dopo la fine della guerra civile nel 1991. La posizione di questo partito è inaccettabile: è necessario applicare la recentissima risoluzione 1559 dell'ONU che prevede la smilitarizzazione totale di tutte le formazioni militari del Paese.

Per capire l’anomalia di Hezbollah, occorre rivedere la sua storia. Essa è una milizia nata durante la guerra civile, ma a differenza delle altre, è nata dopo la seconda invasione israeliana del Libano nel 1982. Ufficialmente essa è nata il 16 febbraio 1985, ma in realtà, la sua prima apparizione pubblica è avvenuta il 22 novembre 1982, per liberare il territorio libanese – il Sud, dove vivono molti sciiti – dall’invasore.

Questa è una delle ragioni essenziali che alimenta il terrorismo medio-orientale d’ispirazione islamica: rispondere a quello esercitato dallo Stato d’Israele coi suoi attacchi continui e soprattutto con l’occupazione illegale delle Terre non-israeliane.

Una delle cause fondamentali del terrorismo medio-orientale di matrice islamica è infatti l’occupazione, da quasi 40 anni, del territorio della Palestina da parte di Israele. E in effetti Israele, mettendo avanti ragioni di sicurezza, ha sempre compiuto guerre espansioniste per allargare il suo territorio. Se si paragona la carta d’Israele stabilita dalla “Società delle Nazione” (poi ONU) nel 1947, con quelle successive, del 1948-49, 1956 (l’aggressione contro l’Egitto a Suez), 1967 (la guerra dei Sei Giorni), e di oggi, si può costatare che Israele ha sempre allargato in modo notevole la sua superficie, fino a raddoppiarla. Tutto questo in modo illegale, cioè non riconosciuto dalle Nazioni Unite, unica istanza internazionale che può dare legittimità a una Nazione.

Ad ogni modo, in questa situazione di occupazione, una parte della popolazione si è esaltata all’idea di una rivincita contro Israele (alimentata anche da falsi argomenti islamici) e almeno in un primo momento ha sostenuto con simpatia gli Hezbollah.

Va detto subito che se Hezbollah avesse avuto ragione a provocare Israele (e secondo me non l’ha avuta), da un punto di vista strategico essa ha compiuto una imperdonabile stupidaggine. L'esito della sua provocazione sono stati centinaia di morti e soprattutto la distruzione di un Paese che da 15 anni lavorava alla ricostruzione dopo la guerra civile.

Ormai il Libano è tutto distrutto. Ci vorranno parecchi miliardi di euro per ricostruirlo e chissà quanto tempo. Inoltre, l'unica fonte economica era il turismo: ora gli stranieri sono tutti fuggiti e nessuno sa se e quando potranno tornare. La situazione del Paese è catastrofica; il morale della popolazione è allo stremo.

La comunità internazionale ha abbandonato il Libano

La comunità internazionale ha sempre detto di essere vicina alle sorti del Libano. Ma cosa vuol dire essere vicini? In politica ciò che conta sono gli atti. Nell'immediato la proposta dell'ONU e dell’Europa di inviare una forza internazionale per garantire un cessate il fuoco mi sembra quella più sensata, ma temo che occorrerà molto tempo per realizzarla: Israele è deciso ad andare avanti e pretende di avere il diritto di farlo, sostenuto a fondo da alcune potenze, in particolare dagli Stati Uniti, che continuano a sostenerlo in modo incondizionato.

Anche l'intero G8 ha giustificato a modo suo la guerra d’Israele, perché non c'è stata una condanna netta dell'azione d’Israele, ma solo la condanna dell’eccesso della reazione.

Il problema non è l'eccesso, ma il principio stesso. Non si può prendere qualunque cosa come pretesto per fare una guerra. C'è una differenza di natura e non di grado tra una provocazione come quella di Hezbollah e una guerra con bombardamenti, navi, aerei, militari e carri armati sul campo. Il Libano non ha messo in campo un esercito, anzi il governo di Beirut non era neanche al corrente dell'iniziativa di Hezbollah. Del resto, sulla frontiera sud del Libano ci sono stati sempre degli attacchi reciproci. Come mai questa volta una reazione così violenta?

Affrontare i problemi di fondo e trovare soluzioni definitive

Nell’immediato è necessario e urgente un cessate il fuoco e forze dell’ONU schierate. Con molta difficoltà la comunità internazionale sta cercando le modalità. Ma ciò che è davvero importante è fermare questa guerra ingiustificabile. Con molto equilibrio, il 14 luglio scorso il card. Sodano, segretario vaticano di stato, ha dichiarato:

“Come in passato, anche la Santa Sede condanna sia gli attacchi terroristici degli uni (cioè di Hezbollah) sia le rappresaglie militari degli altri (cioè di Israele). Infatti, il diritto alla difesa da parte di uno stato non esime dal rispetto delle norme del diritto internazionale, soprattutto per ciò che riguarda la salvaguardia delle popolazioni civili. In particolare, la Santa Sede deplora l’attacco al Libano, una nazione libera e sovrana, ed assicura la sua vicinanza a quelle popolazioni, che già tanto hanno sofferto per la difesa della propria indipendenza”.

Ma la guerra ricomincerà alla prima occasione finché non vi è una soluzione internazionale multilaterale (e non unilaterale com’è stato per il Libano e per Gaza), che riconosca il doppio diritto d’Israele e della Palestina. Il papa lo ha detto al Corpo diplomatico lo scorso 9 gennaio:

“In Terra Santa lo stato d’Israele deve poter sussistere pacificamente in conformità alle norme del diritto internazionale; in essa, parimenti, il popolo palestinese deve poter sviluppare serenamente le proprie istituzioni democratiche per un avvenire libero e prospero”.

Purtroppo in questo momento la comunità internazionale sembra avere altri problemi: ognuno si preoccupa che le scelte non portino ripercussioni a uno o all’altro e non c’è desiderio di risolvere il problema di fondo. Forse si potrà fermare questa guerra, ma se non si risolve il problema alla radice, fra un po’ ne seguirà un’altra e poi un’altra ancora. Bisogna avere il coraggio di cercare una soluzione definitiva. Questo problema dura ormai da decenni ed è come un cancro presente nella situazione, che cambia forma di continuo.

La soluzione radicale non può che essere basata sulla legalità internazionale. Ciò significa applicare la risoluzione 242, che esige il ritiro di ognuno dentro le frontiere proprie, riconosciute internazionalmente, seguita dalla risoluzione 1559, che esige la smilitarizzazione di tutti i gruppi libanesi (e dunque di Hezbollah). Questo significa anche che i paesi arabi devono riconoscere Israele come stato definitivo nelle sue frontiere internazionali, e Israele deve riconoscere gli stati confinanti (Egitto, Palestina, Libano e Siria) come stati definitivi nelle loro frontiere internazionali, con scambi di ambasciatori fra tutti (ricordiamo che la Siria non ha mai riconosciuto il Libano nelle sue frontiere internazionali, né ha scambiato ambasciatori con il Libano). Solo allora la pace sarà possibile.

I cristiani in Libano

La comunità cristiana è sotto choc: nella sua totalità è sempre stata per l’indipendenza assoluta del Libano e ha lottato contro la Siria pagando per questo un altissimo prezzo. Tutti gli assassini anche dopo il ritiro della Siria l’anno scorso, ad eccezione di quello di Hariri, hanno avuto come obiettivo esponenti cristiani. I cristiani hanno sempre esigito il disarmo di Hezbollah. E invece, a causa dell’influenza della Siria questo non è stato possibile. Loro avevano previsto che il mantenimento delle milizie di Hezbollah era un grave offesa agli accordi e all’autorità dello Stato. Come è avvenuto. Adesso il loro destino è rimanere sotto le bombe o rifugiarsi in altri paesi. Ma la comunità cristiana non ha possibilità di rifugio nei paesi vicini, essendo questi dei paesi musulmani. Per questo molti decidono di partire per l'Europa o l'America. Il problema è che la gran parte dei cristiani che emigra in Occidente, non fa più ritorno in Libano, mentre l’emigrazione verso i paesi musulmani vicini risulta essere temporanea. La situazione è così drammatica che, come ha detto  il vescovo maronita di Jbeil,  “più del 70% dei cristiani rimasti ancora in Libano ha intenzione di partire appena riaprirà l’aeroporto internazionale di Beirut”.

Da questa guerra la nostra comunità uscirà ancor più indebolita, soprattutto perché la violenza terrorista - è innegabile - è tutta di stampo islamico. Una volta di più sono i cristiani a pagare il prezzo più alto della violenza in Medio Oriente.

Un punto positivo in questo dramma è la solidarietà testimoniata in Libano tra musulmani e cristiani. L’aggressione esterna e le distruzioni hanno riavvicinato tutte le componenti della nazione. I cristiani hanno aperto le porte delle chiese, dei monasteri e delle scuole ai profughi, chiunque lo chiedesse, a qualunque religione appartenesse. E questa è una bella testimonianza .

Oggetto: 9-9-2006 = BOMBARDATO CAMPO PROFUGHI PALESTINESE

 

NUOVO APPELLO DEL PAPA PER UN CESSATE IL FUOCO

 
ISRAELE BOMBARDA QUARTIER GENERALE HEZBOLLAH, 10 MORTI
GERUSALEMME - L'aviazione israeliana ha bombardato stamane il quartier generale degli hezbollah nel villaggio libanese di Bint Jbeil, dove si combatte sin dall'inizio della guerra. Nel corso dell'attacco, riferisce il sito online del Jerusalem Post - sono stati uccisi 10 miliziani sciiti.
 

 
LANCIO VOLANTINI ISRAELIANI SU BEIRUT
Aerei israeliani hanno lanciato oggi su Beirut migliaia di volantini intitolati 'Ai cittadini libanesi'. Lo ha constatato un giornalista dell'Ansa nella capitale libanese. Nei volantini, scritti in lingua araba e firmati 'Stato di Israele', si legge: "Per quale motivo Hassan Nasrallah (leader di Hezbollah, ndr) ha attaccato lo Stato d'Israele ? E' per liberare i prigionieri libanesi in Israele? Era possibile per Hassan ottenerne il rilascio da lungo tempo con le trattative, invece che portare la distruzione in tutto il Libano". "Hassan - si legge ancora nei volantini - si è lanciato in un'avventura pericolosa, senza ottenere niente. Hassan scherza con il fuoco ed è il Libano che sta bruciando". "Hassan - concludono i volantini - ha scommesso sul vostro futuro e così siete voi adesso a pagare il conto".
 

 
SIRENE SUONANO A HADERA, A SUD DI HAIFA
Sirene di allarme per la possibile caduta di razzi katiuscia sono tornate a suonare nella cittadina di Hadera, tra Haifa e Tel Aviv. Hadera era stata colpita da un razzo nei giorni scorsi e si era trattato del proiettile che aveva raggiunto più in profondità Israele dall'inizio del conflitto. Intanto 8 razzi sono caduti stamane sul villaggio israeliano di confine di Kiryat Shmona, ormai evacuato dalla maggior parte degli abitanti. Non ci sono state vittime.
 

 
BOMBARDATO CAMPO PROFUGHI PALESTINESE
La marina israeliana ha per la prima volta bombardato la scorsa notte il campo profughi palestinese di Ain Helué, il più grande in Libano, vicino a Sidone, capoluogo del Libano meridionale. Lo ha riferito la polizia palestinese. Due cannonate della marina israeliana sono state sparate contro il campo che ospita circa 50.000 rifugiati. Anche un migliaio di profughi libanesi fuggiti dalle località più a sud, bombardate dall'inizio dell'offensiva israeliana contro il Libano, hanno trovato riparo nel campo. Almeno due palestinesi sono stati uccisi e altri nove - tra cui cinque bambini - sono rimasti feriti
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GALILEA, GLI OSPEDALI TRASLOCANO SOTTOTERRA

GERUSALEMME - Con la quotidiana pioggia di razzi Katyusha, molti ospedali della Galilea sono stati costretti a traslocare nel sottosuolo, in grandi bunker capaci di proteggere i malati e i tanti feriti che arrivano dai villaggi più esposti.

Quello che un tempo era il Western Galilee Hospital di Nahariya, un nosocomio di 600 posti letto, distribuiti sui cinque piani di due palazzine moderne, si è reincarnato in grandi camerate a prova di bomba nei sotterranei, da dove i pazienti, circa 450, vedono raramente la luce. Una misura improrogabile, quando un katyusha, lo scorso 28 luglio, si è abbattuto sul piano della palazzina che ospitava il reparto di oftalmologia, distruggendo almeno due camere di degenza e danneggiando l'intera ala.

Anche il pronto soccorso, che in tempo di pace, si ergeva al centro di un grande piazzale con parcheggi, è emigrato in locali sotto l'asfalto stradale, raggiungibili attraverso un tunnel che li collega al locale eliporto. Solo le camere operatorie sono rimaste al loro posto, ma perché erano state costruite, sin dall'inizio, come bunker.

Pure a Karmiel, altra cittadina della Galilea particolarmente colpita dai razzi hezbollah, l'ospedale locale si è trasferito in uno dei bunker collettivi. La struttura medica qui è specializzata nel curare le persone traumatizzate dalle esplosioni e dalla guerra. Più di duemila casi sono stati trattati finora, riferisce il responsabile, prof. Yaron Bar-Dayan. Le tecniche sono quelle usate anche nell'esercito per riabilitare i soldati sotto shock per particolari episodi di guerra ed impedire che ne portino i danni psicologici a vita. Il problema dello stress a cui è sottoposta la popolazione del nord di Israele, specie quella che vive alla frontiera, è stato affrontato oggi anche dal governo.

L'esecutivo ha offerto a 17 mila cittadini israeliani dell'Alta Galilea di pagare un loro temporaneo trasferimento al sud. Nel fare l'annuncio, il segretario dell'esecutivo, Yisrael Maimon, ha evitato di usare la parola "evacuazione", termine che potrebbe indicare una specie di resa di fronte agli hezbollah. Ha invece detto che, a spese del governo, i residenti dei villaggi vicini al confine libanese potranno usufruire di un certo numero di "giorni di recupero" al sud. Già ieri, per proprio conto, il comune di Kiryat Shmona aveva deciso di trasferire, entro la settimana, in zone più sicure di Israele i suoi residenti.
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Oggetto: Notizie dalla Terra Santa 10-8-2006 = Diario di guerra 

 

 

Diario di guerra : 57 civili uccisi dalle forze israeliane.


 
Il martirio dei civili

 
E' di almeno 57 civili uccisi il bilancio del 27esimo giorno di bombardamenti israeliani in Libano. 

 
 Bombardato un corteo funebre nel villaggio di Ghaniziyeh, 14 morti e 23 feriti. 

 
Con due incursioni nel giro di un'ora e mezza i caccia israeliani hanno ucciso 14 persone che partecipavano ad un funerale di caduti in un precedente raid aereo. I feriti sono 23 di cui alcuni in gravissime condizioni.

 
 Almeno 29 morti e 75 feriti a Shiya (sud Beirut)

 
L'agenzia ufficiale libanese riferisce che a seguito di un cannoneggiamento navale, 29 persone sono rimaste uccise e altre 75 ferite a Beirut sud nel quartiere di Shiya. Due missili hanno centrato un palazzo di 8 piani.

 
Quattro feriti (di cui tre lievi) con 145 razzi (!?)

 
Sono 145 i razzi caduti sul nord di Israele dalle prime ore del giorno fino alle 19 ora locale. Lo rendono noto le forze di polizia israeliane. La maggior parte dei razzi sono caduti in terreno aperto. Quattro le persone ferite, tre delle quali lievemente.

 
 Hanno fatto 49 vittime i 3000 razzi lanciati da Hezbollah dal 12 luglio

 
Secondo la polizia israeliana 750 dei 3000 razzi lanciati da Hezbollah dall'inizio del conflitto sono caduti su zone residenziali provocando la morte di 49 persone.

 
Oltre 1000 libanesi morti nel conflitto, 100 israeliani (sottraendo i 49 della notizia precedente si desume che 51 sarebbero militari ?!)

 
Secondo dati degni di fede, il rapporto tra le vittime libanesi e quelle israeliane nel conflitto in atto è di 10:1, nessun confronto è possibile tra le distruzioni subite dallo stato arabo e quelle di Israele.

 
Kofi  Annan, il bombardamento di Cana è una violazione del diritto internazionale.

 
Il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan ha affermato che il bombardamento del villaggio libanese di Cana, il 30 luglio scorso, è una violazione del diritto internazionale. Nell'edificio, gremito di civili che vi si erano rifugiati per sfuggire ai bombardamenti, sono rimaste uccise 54 persone, la maggior parte dei quali bambini.

 

Questioni umanitarie 

 
 Allarme OMS, due su tre ospedali libanesi rischiano la paralisi

 
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità due terzi degli ospedali libanesi potrebbero diventare inefficienti per mancanza di carburante.

 
La Provincia di Torino e i farmacisti inviano alimenti e medicinali

 
Raccogliendo l'appello del Consolato del Libano a Milano la Provincia di Torino e i farmacisti della città hanno organizzato un invio di medicinali e prodotti alimentari per la prima infanzia alle popolazioni vitime dell'aggressione sionista. I generi inviati sono antidolorifici, antibiotici, anti infiammatori e farmaci dermatologici, latte in polvere, pannolini, e disinfettanti per l'acqua.

 
Bloccato un convoglio UNHCR alla frontiera siro-libanese

 
 l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati ha reso noto che un convoglio umanitario che cercava di raggiungere Beirut è stato bloccato per ragioni di sicurezza alla frontiera siro-libanese.

 
 

 
Bint Jbeil resiste

 
Sono proseguiti anche nella giornata di oggi durissimi combattimenti nell'eroico villaggio di Bint Jbeil. Al Manar TV, emittente Hezbollah ha affermato che la resistenza islamica ha distrutto due carri Markava

 

 


 
 Attività di protesta civile 

 
Manifestazione di pacifisti nei pressi di una base aerea: 11 fermi 

 
Una manifestazione di pacifisti israeliani è stata attaccata dalla polizia dello Stato sionista: 11 pacifisti sono stati fermati per "manifestazione non autorizzata". Gli attivisti protestavano davanti alla base aerea di Ramat David contro i crimini di guerra di Israele in Libano. La stampa israeliana riferisce che pacifisti portavano cartelli con slogan come "basta uccidere i civili", "ne abbiamo abbastanza di crimini di guerra", "cessate il fuoco immediato", "rilasciate tutti i prigionieri".

 

 


 
A Ginevra riunione urgente del Consiglio ONU per i diritti umani  

 
Si svolgerà giovedì o venerdì prossimo a Ginevra, su rischiesta del Pakistan, una riunione speciale del Consiglio ONU per i diritti umani. All'ordine del giorno la situazione nel martoriato paese dei cedri.

 

 


 
Commissario ONU, siamo del tutto impotenti

 
Antonio Gutierres, Alto commissario ONU per i rifugiati, ha affermato che è estremamente difficile portare aiuto alle popolazioni colpite dai bombardamenti israeliani per mancanza di "corridoi umanitari". In sostanza ha detto che l'aviazione israeliana non rispetta nessun simbolo e colpisce ogni cosa si muova sul terreno di battaglia. "Gli operatori umanitari, ha concluso, sono frustrati dall'impossibilità di distribuire aiuti alle popolazioni e assistono impotenti alla loro disperazione"

 

 Sostegno politico  

 
Il presidente Lahoud: "L'unico modo di sconfiggere Israele è la guerriglia" 

 

Nel corso di un'intervista al quotidiano argentino Clarin, il presidente libanese Emile Lahoud ha affermato che essendo stato comandante dell'Esrcito libanese ne conosce la forza e la debolezza e che di frone alla potenza militare israeliana l'unico modo di combattere è la guerriglia. Lahoud ha anche smentito che dietro Hezbollah ci siano la Siria e l'Iran, qualificando queste affermazioni come propaganda dei media dello Stato ebraico e degli Stati Uniti. "Hezbollah sta combattendo insieme con il popolo libanese, sul territorio libanese e portando avanti le richieste libanesi". Il presidente non ha dato alcun credito alla proposta di risoluzione ONU dicendo che essa non sarà che alle "condizioni israeliane". "Vogliamo la pace, ha concluso, la vogliamo dal primo giorno, ma non alle condizioni di Israele".


 
La guida della Rivoluzione iraniana: tutti i musulmani sostengano Hezbollah 

 
L'ayatollah Ali Khamenei, ha chiesto a "tutta la comunità islamica di difendere gli Hezbollah". Khamenei ha lanciato pesanti accuse agli USA e ai suoi alleati accusandoli di voler elimane l'Islam dalla regione.

 
La Turchia straccia un contratto da mezzo miliardo di dollari

 
Il governo turco ha annunciato di aver annullato un contratto per l'upgrade di 54 jet Phantom che avrebbe dovuto realizzarsi a cura dell'industria militare israeliana. La Turchia che ha diversi accordi di cooperazione militare con lo Stato ebraico sta assumendo posizioni sempre più critiche nei confronti di quello che sta diventando un partner impresentabile alla sua opinione pubblica.

 
Ministro Esteri Qatar: il Consiglio di sicurezza è paralizzato e incapace

 
Lo sceicco Hamad bin Jassem bin Jabr al-Thani, ministro degli Esteri del Qatar, ha accusato il Consiglio di Sicurezza dell'Onu di paralisi e di essere "incapace di fermare il bagno di sangue che è diventato l'amaro destino quotidiano dell'indifeso popolo del Libano". Il ministro qatairota ha chiesto che il Consiglio ordini l'immediato e totale ritiro delle forze israeliane dal territorio libanese. "Questa condizione dev'essere parte integrante di qualsiasi provvedimento dell'organismo internazionale che preveda un cessate il fuoco."

 

 




 
Oggetto: Notizie dalla Terra Santa 10-8-2006 = DIGIUNO PER IL DIALOGO 

 
 
DIGIUNO PER IL DIALOGO

 

Fermate le uccisioni e iniziate a negoziare

 

 
Washington DC. Mercoledì 2 agosto 2006, cittadini Libanesi, Israeliani e Palestinesi hanno iniziato un digiuno a staffetta davanti al Dipartimento di Stato USA, assieme a molti altri da tutto il mondo. Il loro messaggio, condiviso da altri Musulmani, Cristiani ed Ebrei è: fermate le uccisioni e iniziate i negoziati con tutte le parti coinvolte.
 

 
Mubarak Awad dice “Come Libanesi, Israeliani e Palestinesi che vivono a Washington, facciamo appello agli Americani di tutte le confessioni perché mostrino la propria compassione per le vittime e la propria preoccupazione per la violenza di questi giorni promuovendo un digiuno per la pace e la giustizia. Il diritto alla vita è il più sacro di tutti”.
 

 
Edy Kaufman dice “Chiediamo al governo degli Stati Uniti e a tutte le parti in conflitto di avviare negoziazioni ufficiali o segrete invece di cercare di annientare l’altra parte. Parlate alla Siria, parlate a Hezbollah, parlate ad Hamas, parlate a Israele, e parlate all’Iran. Parlate, non uccidete. Tutte le parti hanno lamentele e preoccupazioni legittime da difendere. Affrontate queste questioni”. 

 
 
Mohamed Abu Nimer dice “Stiamo portando avanti un digiuno, perfettamente consapevoli che il conflitto in Medioriente non si risolverà grazie a questa azione. Unitevi a noi in questo sciopero della fame per condividere la sofferenza di centinaia di civili innocenti che vengono assassinati, feriti, costretti a fuggire dalle proprie case, che non hanno più mezzi di sussistenza, e del numero incommensurabile di bambini che crescereanno con traumi molto profondi.”

 
 
Gli organizzatori si aspettano che migliaia di persone in Medioriente e nel resto del mondo si uniscano allo sforzo, digiunando da poche ore a 21 giorni, per chiedere agli USA e a tutte le parti di dialogare invece di uccidere. Tutti sono invitati a donare le somme risparmiate per i pasti mancati ad iniziative di pace e di soccorso umanitario, e ad incontrare i propri rappresentanti politici promuovendo soluzioni non militari al conflitto. Dobbiamo dialogare. 

 

 

"LET US TALK" FAST: STOP THE KILLINGS AND START NEGOTIATING


 
Per maggiori informazioni: www.nonviolenceinternational.net

 


 
Firmatari:

 
Prof.  Muhammad Abu Nimer, USA/Israele

 
Prof. Mubarak Awad, USA/Palestina

 
Prof. Karim Crow, USA/Libano

 
Prof. Edy Kaufman, USA/Israele

 
Jonathan Kuttab, USA/Palestina

 
Michael Beer, USA/Germania

 
Barbara Wien, USA

 
Karim Awad, Canada/Palestina

 
Art Laffin, USA

 
Sami Awad, Palestina

 
Nayef Hashlamoun, Palestina

 
Barbara Hartford, USA

 
Kani Xulam, Kurdish/USA

 
Michael Kalmanovitz, Inghilterra

 
Contatti:    Mubarak Awad nonviolence@igc.org

 



 
Oggetto: Notizie dalla Terra Santa 10-8-2006 = La guerra divampa nel Medio Oriente
 

La guerra divampa nel Medio Oriente: Iraq, Palestina e Libano ...

10/08/2006


 
La guerra divampa nel Medio Oriente: Iraq, Palestina e Libano: Nessuno sa se si fermerà qui o continuerà per coinvolgere la Siria e l’Iran. Il fattore che ha fatto scatenare questa nuova guerra, secondo i mezzi d’informazione occidentali, è il rapimento di un soldato israeliano a Gaza e il rapimento di altri due nel sud del Libano. La verità è che i tre soldati sono stati catturati in seguito ad azioni armate, sia a Gaza che nel sud del Libano come risposta alle tante uccisioni e massacri perpetrati dall'esercito israeliano contro i palestinesi e contro la penetrazione dei soldati israeliani nel territorio libanese.

 
Ma la cattura di un soldato, vale davvero il costo di scatenare una guerra di distruzione di un intero paese? Oppure dobbiamo ritenere che la Risoluzione 1559 del Consiglio di Sicurezza fosse un primo segnale di avvertimento, in particolare, la seconda parte, che chiedeva il disarmo delle milizie Hezbollah dopo l’uscita della Siria dal Libano? Già quella risoluzione, ha prodotto la cosiddetta “rivoluzione del cedro”, finita con l’elezione del parlamento libanese che ha visto l’affermazione degli  Hezbollah, (Il Partito di Dio) al 10% entrando poi a far parte del governo libanese con due ministri. Un governo amico, dunque quello del Libano, riconosciuto dall’occidente come paese libero e sovrano, malgrado l’occupazione israeliana delle fattorie di Sheeba, e che non ha mai dichiarato guerra allo stato ebraico. Una situazione ha lasciato alla resistenza libanese, che non è solo di Hezbollah, il diritto di difendere il territorio nazionale dalle incursioni e dalle continue violazioni israeliane del confine libanese.

 
La seconda parte della Risoluzione 1559, era un fattore destabilizzante del Libano ma rientra nel piano americano sul Medio Oriente da utilizzare al momento opportuno, secondo la strategia condotta dalla Amministrazione dei neoconservatori americani: la "destabilizzazione creativa" che dovrebbe portare al nuovo Grande Medio Oriente. In altre parole, utilizzare il Libano per colpire la Siria e l’Iran, "stati canaglia" secondo gli Usa, e distogliere così l’attenzione del mondo dal fallimento politico emilitare Usa in Iraq e dai crimini di guerra in esso compiuti. Quindi la guerra scatenata contro il Libano rientra in pieno nel progetto americano, ma questa volta, tocca agli israeliani dare la grande prova di essere il braccio armato degli Usa per il nuovo Medio Oriente. 

 
Il primo ministro israeliano Olmert, nel suo discorso alla Knesset del 1° agosto, ha tenuto a precisare che la mappa del Medio Oriente è cambiata e che una nuova situazione si sta creando con l’arrivo di forze multinazionali di intervento capaci di proteggere i confini del nord israeliano, e che queste forze godono non solo del sostegno internazionale ma per la prima volta, anche di quello arabo. C'è del vero nelle parole di Olmert. La situazione in Medio Oriente sta cambiando, ma non secondo i dettami dei governanti israelo-americani. Vediamo in che senso. È la prima volta nella storia che lo stato ebraico accetta di affidare a una forza internazionale il ruolo di proteggere i suoi confini, un fatto senza precedenti,  visto che questo ruolo era sempre affidato solo all’esercito israeliano. In secondo luogo, e dopo quattro settimane di bombardamenti su tutto il territorio, le truppe del IDF avanzano con enorme difficoltà sul territorio libanese, mentre gli americani, fanno di tutto per ritardare una risoluzione del consiglio di sicurezza, cosi permettendo all’esercito israeliano di finire il lavoro iniziato il 12 luglio scorso.

 
In quattro settimane di feroci combattimenti, di massacri e distruzione del paese del cedro, Israele non è riuscito nemmeno a catturare o uccidere uno dei dirigenti di Hezboallah o a fare tacere l’emettente Al Manar,  la tv del partito. Non è riuscita nemmeno a trovare i due soldati catturati. Siamo cioè davanti alla prova del grave fallimento di tutti gli apparati di sicurezza israeliana. I missili della resistenza libanese hanno raggiunto, per la prima volta, il cuore di Israele, colpendo città, fabbriche e infrastrutture, costringendo la meta della popolazione israeliana a vivere nei rifuggi. E il governo richiama i riservisti,prevedendo che la guerra durerà ancora a lungo. È molto facile che Israele vinca la guerra e rioccupi di nuovo il sud del Libano - che aveva lasciato sotto i colpi della resistenza nel 2000 - ma questo sarà un forte motivo per il partito di Dio nel continuare la lotta contro la nuova l’occupazione israeliana e un valido motivo anche a livello interno per armarsi di più in difesa della patria, visto che l’esercito libanese è rimasto nelle caserme e non ha la capacità di difendere il paese.
La resistenza libanese, ha dato la prova dei limiti della potenza militare di Tel Aviv di fronte a un movimento organizzato di resistenza deciso a difendere il proprio paese dall’arroganza israeliana. Israele fino al 12 luglio scorso era considerato uno stato forte e potente, con confini relativamente sicuri, e godeva di buoni rapporti con la maggiore parte dei governi arabi e della comunità internazionale. La cattura dei due soldati israeliani ha colto di sorpresa tutti e ha garantito la simpatia allo stato ebraico, ma la reazione, arrogante e prepotente israeliana, ha rovesciato tutto. Per colpire Hezbollah, ha invaso un paese sovrano, il Libano, distruggendo tutte le infrastrutture, colpendo i civili, sfollando un milione di persone, impedendo l’arrivo degli aiuti umanitari e infine ha messo tutta la regione del Medio Oriente sull'orlo di una guerra globale. Israele si è dimostrato con questa guerra uno stato canaglia che diffonde morte e terrore.

 
La comunità internazionale è chiamata a fermare questo genocidio contro i palestinesi, libanesi e irakeni. Il movimento contro la guerra è chiamato a manifestare per il disarmo, per il diritto dei popoli alla libertà, alla uguaglianza ,alla fratellanza.  Alziamo la voce, e chiediamo a tutti i governi di congelare o sospendere ogni accordo, commerciale  o militare di cooperazione con Israele.
Israele deve ritirare le sue truppe al confine con il Libano e lasciare le fattorie di Sheeba , l’esercito libanese con l’aiuto della resistenza, deve tornare a difendere il sud del Libano dagli attacchi israeliani.
  
I dolori delle doglie di questo lungo parto iniziato in Palestina, vedrà nascere, con la volontà dei popoli mediorientali, un Medio Oriente di lotta e giustizia, di dialogo e pace, respingendo la sopraffazione e l’arroganza israeliana e americana.
 
Bassam Saleh
Roma 9/8/2006

 
 
Oggetto: Notizie dalla Terra Santa 10-8-2006 = Gaza e Territori palestinesi

Bombardamento israeliano contro Gaza, uccisi tre palestinesi. Tra di loro una bambina

Gaza, 10/08/2006

 

Fonti mediche palestinesi hanno confermato che durante la scorsa notte a seguito di un bombardamento israeliano che ha preso di mira una postazione di addestramento appartenente alle brigate Al-Naser Salhiddin ala militare dei comitati di resistenza popolare a est della via Al-nafaq nella città di Gaza, sono rimasti uccisi tre palestinesi tra cui bambina, imprecisato il numero dei feriti. Khaled Radi, portavoce del ministero della sanità, in un collegamento al telefono, ha riferito che il bombardamento israeliano ha ucciso Ramadan Al-Majdalawi (27 anni) e Ahmad Al-Mishal (20 anni) e la bimba Raja Abu Shaban.

Fonte dei comitati di resistenza popolare ha riferito che Al-Majdalawi era il capo dell’unità speciale appartenente ai comitati Al-Naser Salahiddin nemtre Al-Sajal era un attivista.

 
 

L’aviazione militare israeliana bombarda due case a nord della striscia di Gaza

Gaza, 10/08/2006

 

Aerei da combattimento israeliani F16 hanno lanciato almeno tre missili all’alba di oggi giovedì due case nel villaggio di Beit Hanun a nord della striscia di Gaza di proprietà delle famiglie Al-Kafarneh e di Abu Esheh distruggendo completamente le due case e danneggiando diverse abitazioni vicine in maniera grave.

Le forze di occupazione hanno avvertito gli abitanti delle due case della necessità di evacuare le due case entro mezz’ora prima della loro distruzione dai missili lanciati da aerei da combattimento F16.

Fonti mediche hanno riferito che nell’aggressione alle due case non ci sono state vittime.

 

L’esercito di occupazione israeliana circonda una palazzina ad uso civile a Ramallah.

Ramallah, 10/08/2006

L’esercito di occupazione israeliana circonda una palazzina ad uso civile a Ramallah – Cisgiordania, secondo loro dentro il palazzo si trovano attivisti delle brigate di Al-aqsa.
 

Jenin, Cisgiordania occupata, tre morti (tra cui una bimba)

10/08/2006

 Bombardamento su  Mashghara: 5 vittime
 La cittadina di Mashghara, nella valle della Bekaa ha subito stamane un bombardamento che ha provocato la morte di almeno 5 persone. Secondo la radio israeliana le vittime sarebbero appartenenti alla famiglia Al Sadir.

 


 

Jenin, Cisgiordania occupata, tre morti (tra cui una bimba)

 Fonti della sicurezza palestinese hanno comunicato che tre persone, tra le quali una bambina sarebbero perite a causa di un razzo israeliano che ha centrato la casa in cui si trovano. I due adulti apparterrebbero alla Jihad Islamica

 


 
“Chi di spada ferisce” … gli Hezbollah fanno uso di armi israeliane?

 
 Un ufficiale israeliano ha dichiarato che sono state ritrovate armi in dotazione all’esercito dello Stato ebraico nelle basi Hezbollah distrutte.
 
100 razzi lanciati da Hezbollah sul Nord d’Israele, nessuna vittima

 


 

Raid su Tiro e Tofah

 L’emitente satellitare Al Jazeera ha comunicato che aerei israeliani hanno effettuato raid su villaggi nelle prossimità di Tiro e Tofah. A metà pomeriggio i morti libanesi  nei bombardamenti sarebbero 25.

 


 
Hezbollah annuncia di aver ucciso 40 soldati israeliani
Nel tardo pomeriggio fonti delle milizie Hezbollah, hanno affermato che 40 soldati invasori hano trovato la morte nel corso dei combattimenti svoltisi fino a quell’ora-

 


 

L’entità sionista svela le sue mire sul Litani – Nuova offensiva di blindati

 Tra due o tre giorni dovrebbe iniziare una nuova offensiva israeliana in territorio libanese.
Questa la principale decisione del gabinetto di sicurezza che ha autorizzato la continuazione dell’aggressione per altri trenta giorni. Il vice premier Eli Yishai ha detto che i soldati dello Stato ebraico andranno oltre il fiume Litani, a 30 km dalla frontiera israelo-libanese
Già in serata colonne di blindati hanno avanzato di almeno 5 chilometri protette dallo sbarramento dell’artiglieria

 


 
Dura reazione della resistenza libanese, Reuters 15 israeliani uccisi. Anche 40 Hezbollah secondo l’esercito sionista.
 L’avanzata dei blindati israeliani ha incontrato una fiera resistenza da parte di Hezbollah. 20 razzi hanno bersagliato la colonna degli invasori provocando 15 vittime tra i soldati di Tsahal.
Secondo la televisione Channel 10 tra  i resistenti uccisi ci sarebbero degli iraniani appartenenti alle Guardie della Rivoluzione.
Testimoni oculari hanno riferito che gli israeliani sarebbero avanzati di 10 km raggiungendo il villaggio di  Dibin.
 

Al-Tawil: l’aggressione dell’occupante non gli darà nessuna vittoria militare

Gaza, 10/08/2006

Il deputato cristiano del consiglio legislativo palestinese Husam Al-tawil, ha affermato che la sconfitta militare dell’occupazione israeliana avrà dei riflessi strategici sui rapporti di forza nella zona in maniera contraria ai piani dell’America verso quello che chiamano “il nuovo medio oriente”.

Al-Tawil ha confermato che Israele ha subito una forte sconfitta in Palestina e Libano, visto che non ha potuto realizzare quello che aveva annunciato come obbiettivo della sua operazione militare e della sua aggressione contro i due popoli.

Il deputato, in un comunicato stampa sabato di cui abbiamo ricevuto una copia afferma che: “fino ad ora Israele non ha potuto liberare nessuno dei soldati sequestrati neppure fermare il lancio dei missili della resistenza, in aggiunta al suo fallimento di realizzare gli altri obbiettivi, la pratica ha dimostrato che questi obbiettivi sono al di là delle possibilità di Israele”.

E ha aggiunto: “…sentiamo piuttosto  ogni giorno l’arretramento continuo nelle dichiarazione dei signori dell’esercito israeliano, e la graduale correzione delle loro previsioni per quanto riguarda i risultati (e i tempi ndr) dell’aggressione selvaggia contro i due popoli”.

Al-Tawil ha invitato “di rafforzare l’unità nazionale e il fronte interno e unficare il discorso politico e complesso delle richieste nel progetto di pacificazione”.

Ha confermato che il punto più pericoloso della crisi attuale è la possibilità che Israele possa ottenere tramite le trattative quello che non ha potuto ottenere sul terreno con la sua aggressione militare.

Il parlamentare ha concluso  che il massimo che possa fare Israele è continuare a uccidere più donne, bambini e civili inermi e distruggere altri palazzi e altre infrastrutture, ma questo non gli darà nessuna vittoria militare.



 
Oggetto: Notizie dalla Terra Santa 12-8-2006 = Festa di Santa Chiara in Terra Santa

 

Un nostro amico frate della Custodia ci scrive ancora comunicandoci la testimonianza di un confratello tutt'ora in Galilea.

Ricevo dal nostro confratello dalla Galilea.
Abbracci e speranze di pace.
S. Chiara 2006
Mentre qui attorno a noi rimbombano ininterrottamente, provenienti dal confine, gli scoppi cupi dei mortai, e il silenzio del luogo, ormai desolato, è squarciato dai rombi continui dei cacciabombardieri carichi di morte; 
mentre il fragore dei convogli militari, che trasportano micidiali carriarmati e lugubri ordigni, si stanno ammassando a nord presagendo l'irreparabile; 
mentre i katyusha si schiantano a caso sulle colline all'intorno provocando losche colonne di fumo grigio che annunciano ulteriori vittime innocenti, 
abbiamo celebrato la luminosa festa della Madre Chiara. 
Affidandoci alla sua intercessione abbiamo chiesto per noi e per queste terre la luce della speranza, il chiarore della pace, la forza della giustizia, il calore del perdono.
I neri e i grigi della vendetta siano illuminati dalla potenza di quell'amore che ha conformato Chiara e Francesco al Vero e Sommo Bene!
Anche a voi: buona festa.

Oggetto: 12-8-2006 =  Uso improprio della linguistica nei mezzi di informazione.

 

 Errata corrige: l'uso improprio della linguistica nei mezzi di informazione.

“Difendere Israele”. Regola n. 1: stravolgere la realtà    
 
Uno dei recenti ‘trucchi linguistici’ escogitati per difendere la causa del Sionismo è l'utilizzo improprio delle parole "rapimento" e "sequestro".

 
Nessuna tv o giornale "autorevole" fa eccezione (per cui è superfluo proporre esempi), ma se ancora il dizionario della lingua italiana ha un senso si dovrebbe parlare di militari israeliani fatti "prigionieri" dai miliziani dello Hezbollah libanese. Ma questo sarebbe pretendere troppo, perché significherebbe che al nemico viene riconosciuto lo status di belligerante, mentre nei fatti è considerato alla stregua di una "anonima sequestri": i "rapimenti" e i "sequestri" non li fanno, appunto, dei volgari banditi?

 
Ma oggi viviamo una situazione irreale: di tutti gli Stati che aderiscono all’Onu, ne abbiamo tre - Usa, GB e Israele – che si arrogano l’esclusivo diritto di potersi fregiare a pieno titolo del rango di Stato, mentre gli altri son tutti potenzialmente oggetto di "operazioni di polizia internazionale"; è il motivo per cui la guerra non si “dichiara” più, per il semplice fatto che la suddetta triade non riconosce, all’atto pratico, altri Stati. Questo considerarsi al di sopra di tutto e tutti comporta tutta una serie di atteggiamenti sbalorditivi, quali, ad esempio, il bombardamento di un aeroporto internazionale di uno Stato membro delle Nazioni Unite (il Libano), il sorvolo a bassa quota con aerei da guerra del palazzo presidenziale di un altro Stato membro delle Nazioni Unite (la Siria), la traduzione di fronte ad un tribunale fantoccio del legittimo Governo di uno Stato membro delle Nazioni Unite (l’Iraq), il paventato arresto del presidente di uno Stato membro delle Nazioni Unite (l’Iran) qualora si fosse presentato a tifare per la sua nazionale ai mondiali di calcio!

 
Non si può certo dar torto al presidente bielorusso Lukashenko, che ha affermato per mettere i puntini sulle “i”: “L’Onu siamo noi”. 

 
Sostenere che solo Usa, GB e Israele si sono esclusivamente attribuiti la dignità di Stato sovrano negandola agli altri non è un’esagerazione che, al limite, può andare bene solo in relazione agli Stati arabi: si pensi alle pressioni a non finire sull'Austria all'epoca del "caso Haider", oppure alla fine della Jugoslavia (bombardamento su Belgrado, processo farsa a Milosevic ecc.: ricordo che l'unico aviatore serbo che riuscì ad abbattere un aereo della Nato è stato poi messo sulla graticola giudiziaria come un volgare "terrorista"). 

 
Conosco anche l'obiezione degli arroganti – perché ipermediatizzati - "avvocati d'Israele": che Hezbollah "non è l'esercito libanese". Ma nell'atipica situazione libanese va detto che esso rappresenta l'unica garanzia d'intangibilità del territorio del Libano. E non lo dico io, lo dimostrano i fatti recenti del Libano. La verità è che la piega che si voleva far prendere agli eventi in seguito all'assassinio di Hariri non è quella desiderata dai suoi mandanti: Hezbollah, oltre ad aver ottenuto 14 parlamentari non ha smobilitato le sue milizie, e questo non perché si è imposto unilateralmente sui desideranti un "Libano libero" (e "arancione"), ma perché almeno mezzo Libano (compresi settori cristiani) si è reso conto che disarmare Hezbollah equivaleva ad un suicidio nazionale.

 
Ma torniamo ai “sequestri” e ai “rapimenti”. Aljazeera per descrivere i militari israeliani nelle mani di Hezbollah usa il termine asîr (pl. asrà), che significa appunto “prigioniero”, e lo stesso Hasan Nasrallah parla di “prigionieri” di Hezbollah in mano all’esercito israeliano, proponendo difatti uno “scambio di prigionieri”. Evidentemente c’è della dignità nella considerazione che Hezbollah ha dei militari israeliani, ma non il contrario. Lo si evince anche dal modo in cui gli oltre sessanta uomini politici palestinesi nelle mani degli israeliani vengono descritti da questi ultimi: trattasi di “arresti”. Ora, mi sembra un po’ strano che i membri di un parlamento e di un governo di uno Stato (seppur un simulacro di Stato, comunque uno “Stato”: non salmodiano sempre “due Stati per due popoli”?) possano essere “arrestati” da un altro Stato. Al limite dovrebbe trattarsi di “prigionieri”, ma non sia mai detto, o forse proprio in questo caso si tratta effettivamente di “rapiti” e “sequestrati”… 

 
Come che sia, anche questa volta “Israele” la farà franca: dopo aver causato al Libano in un solo giorno un danno economico stimato in decine di milioni di dollari (ponti, strade, piste dell’aeroporto, turisti in fuga, viaggi annullati, blocco delle importazioni e delle esportazioni, borsa crollata: a proposito, a chi si rivolgerà il turista italiano per il risarcimento del biglietto? all’Ambasciata israeliana? al gran rabbino?) riceverà, in ossequio alla logica della “equivicinanza” elaborata in qualche Centro che naturalmente auspica la “pace in Medio Oriente”, rinnovate e più sperticate lodi, che supereranno in fantasia e piaggeria il “siamo tutti ebrei” di Bertinotti (dopo aver ricevuto delle minacce!), la denuncia dei “rigurgiti di antisionismo” (Giordano), l’individuazione nello “scudo di David” delle “radici europee”… fino all’”Israele patrimonio dell’umanità” (Prodi): fino ad ora avevo sentito parlare di “patrimoni dell’umanità” con riferimento a città, opere d’arte o architettoniche, ma stavolta viene il dubbio che il “patrimonio” stia nell’assetto istituzionale (discriminatorio) dello Stato sionista, o addirittura nel c.d. “popolo ebraico”, in tal modo custodito come una sorta di bene prezioso, il Bene incarnato.

 
Ma i complimenti, sebbene graditi da “Israele”, non bastano mai se non sono accompagnati dalle palanche. E’ di questi giorni la notizia di un accordo firmato tra la Regione Lazio e un Centro industriale israeliano per “la ricerca e lo sviluppo”, le cui basi sono state gettate circa un mese fa in occasione dell’ennesimo “viaggio della memoria”. Parafrasando il titolo del celebre libro di Finkelstein verrebbe da titolare “Industria e Olocausto”! Quanto ai palestinesi, si accontenterebbero di un banalissimo riconoscimento dei torti subiti (uccisioni, distruzioni, espulsioni ecc.), senza scomodare gli “olocausti”, ma non hanno nemmeno questa magra consolazione: le industrie e gli “accordi”, per il momento, se li possono sognare!
Oggetto: Notizie dalla Terra Santa 12-8-2006 = Ultime notizie

Ultime notizie 12/08/2006

Intellettuali israeliani: Olmert  ascolti Siniora

 La decisione del governo israeliano di proseguire l’offensiva per altri 30 giorni ha spinto Amos Oz, Avraham B. Yehoshua e David Grossman, tra i più noti scrittori israeliani a lanciare oggi un appello al governo Olmert affinché si risolva ad accettare un cessate il fuoco come richiesto da  Fuad Siniora.

"Si tratta di un appello in extremis, prima che la situazione degeneri ulteriormente e finisca in un baratro" ha detto Grossman.

 

Truppe israeliane a Marjayoun

 La città cristiana di Marjayoun, nel sud del Libano e vicini villaggi di Burj al Molouk e Qlaiah sono state occupate stamane da unità israeliane.

 

Nove carri Merlava distrutti

 Hezbollah ha comunicato che suoi combattenti hanno distrutto oggi nove carri armati israeliani Merkava, nel corso di scontri nel Sud del Libano.

 

Tsahal: da stasera colpiremo ogni mezzo in movimento

 Con un lancio di  volantini le forze israeliane hanno annunciato che ogni camion o furgoncino pick-up in movimento sarà sospettato di trasportare razzi o equipaggiamenti militari e sarà colpito. Il lancio è avenuto nella zona di Beddawi, nei pressi di un campo profughi palestinesi vicino a Tripoli, circa 80 km a Nord di Beirut.

Dal 2 all'8 agosto: 19 palestinesi uccisi a Gaza.
Gaza, attacco israeliano

 Nel corso di un raid aereo a Bait Hanoun a nord di Gaza sono state distrutte le case di due militanti della resistenza .

Aviazione israelina: attaccheremo sud Beirut

 Con una pioggia di migliaia di volantini è stato intimato alla popolazione di Sud Beirut di lasciare le loro case.


 

Cinque soldati israeliani caduti a Taibeh

 Cinque dell’esercito invasore sono rimasti uccisi oggi in combattimenti con i guerriglieri Hezbollah nel Sud Libano. Lo riferisce l'agenzia Nna, precisando che i cinque soldati sono stati uccisi nei pressi del villaggio di Taibeh, a circa cinque km dalla frontiera.

 

Alcuni razzi katiuscia  cadono vicino ad Haifa

 Non si segnalano vittime.

 Soldato francese UNIFIL ferito.

Un militare del contingente francese dell'Onu è rimasto ferito nel pomeriggio di oggi dall'esplosione di un razzo lanciato con ogni probabilità da miliziani Hezbollah.

Un razzo katiuscia centra un carroarmato a Al Kaliya. Ucciso un soldato israeliano

Un riservista dell’esercito israeliano ucciso e altri due feriti da un razzo caduto sul suo carro nei pressi villaggio di Al Kaliya, nel sud del Libano.

Sono ufficialmente 123 il bilancio le vittime israeliane dall'inizio del conflitto: di queste 83 sono soldati e 40 civili.

  Presi prigionieri 350 soldati e poliziotti libanesi a Marjayun 

 Truppe  dell’esercito di occupazione hanno investito una caserma libanese “trattenendo”circa 350 tra soldati e poliziotti libanesi nella cittadina di Marjayun, nel sud- est del Libano, a 8km. dal confine. Lo ha comunicato il ministro degli interni libanese Ahmed Fatfat.

Marea nera  

 Il Mic (il centro per il monitoraggio della protezione civile europea) ha annunciato che domani partiranno alcuni mezzi che si adopereranno per la ripulitura del litorale libanese (tra 80 e 120 km su 220 di costa) gravemente inquinati dalla fuoriuscita di greggio in conseguenza al bombardamento delle cisterne di una centrale termoelettrica.



 
Oggetto: Notizie dalla Terra Santa 12-8-2006 = Essere bambini a Gaza: un vero incubo
 

Essere bambini a Gaza: un vero incubo (autore anonimo)

Più del 50% dei pazienti dei centri per la riabilitazione palestinese sono minorenni.

Molti sono i casi di gravi depressioni con manie suicide, ansie, nevrosi, psicosi, fobie e paure, riscontrati negli ultimi dieci anni fra la popolazione infantile e giovanile a Gaza e nel resto dei Territori occupati.

Un problema piuttosto diffuso tra i più piccini è la perdita della capacità di controllare e trattenere le urine (enuresi notturne), che è scatenata da situazioni di forte shock, quali, ad esempio, l’irruzione, in piena notte e nelle loro case, di soldati israeliani che li travolgono (spesso i bimbi dormono su materassi distesi sul pavimento), li colpiscono con i fucili o con i calci, e si portano via i fratelli più grandi e il padre.

Per gli altri, il segno evidente di un profondo travaglio psicologico viene alla luce attraverso disegni impregnati di scene di violenza e di sangue, di colori tetri, di uomini grandi e cattivi che uccidono i loro familiari ed amici. Anche nei giochi emerge la rabbia e la violenza che alberga in loro: giocare al militare israeliano che insegue gli shabab è molto comune fra i bambini palestinesi, così come lo è il culto della forza fisica e dei “Rambo”, l’oppressione del più debole, il pessimismo, la vendetta, il machismo, la passività, il senso di impotenza, il rifiuto scolastico…

Le abitazioni, le famiglie, da sempre interiorizzate come luoghi protetti, sicuri, ora sono percepiti come pericolosi e infidi. Lì può arrivare il nemico e distruggere, uccidere il papà e demolire la casa.


I bambini sono stati in prima fila durante la prima Intifada, e lo sono ancora in questa seconda, l’Intifada di al-Aqsa.

Questa è una lunga relazione del dott. Eyad El-Serraj  psichiatra e direttore del Gaza Community Mental Health Programme:

 

Molte famiglie hanno portato i loro bambini al Centro per la cura dei danni prodotti da traumi psicologici. Abbiamo condotto studi sul campo, attraverso indagini psicologiche, per capire meglio il loro ruolo, l'estensione dei traumi e i loro effetti.

Le parole "arrabbiato" e "atteggiamento di sfida" descrivono con precisione i bambini palestinesi, che sono anche tesi e vigili. Per molti di loro tirare pietre esprime la rabbia contro i soldati israeliani.

Sami, dodici anni, è stato portato in clinica da sua madre dopo aver tentato il suicidio, gettandosi nel fuoco. Le sue gambe sono state gravemente ustionate; egli appariva ostile, arrabbiato e depresso: "Volevo uccidermi perché mio padre non mi ha voluto comprare un nuovo paio di pantaloni per la festa. ha detto di non avere abbastanza soldi. Perché decide di avere figli se non ha un lavoro?".

Il fratello di Sami, handicappato, era morto un anno prima; la madre di Sami pensa che il figlio sia cambiato da allora. "Mio fratello Sameer è morto perché aveva freddo. Era bagnato quando l'abbiamo trovato morto. Ha piovuto tutta la notte e dal tetto rotto gocciolava acqua sul suo letto. non poteva muoversi perché era paralizzato".

 
Il linguaggio dell’occupazione.

Sami rappresenta perfettamente la situazione di molti bambini palestinesi ai quali le famiglie povere non sono in grado di assicurare cure e sicurezza. I bambini percepiscono facilmente le differenze tra le condizioni di vita dei loro miseri campi e quelle dei nuovi insediamenti israeliani. Queste differenze inducono loro a chiedersi perché i bambini israeliani che vivono negli insediamenti hanno a disposizione parchi gioco grandi e puliti e piscine, mentre nei campi profughi loro hanno fogne a cielo aperto e alti cumuli di immondizia ad ogni angolo di strada. Il linguaggio dell'occupazione invia il messaggio che la vita non vale la pena di essere vissuta e che i bambini nati negli insediamenti sono considerati una fortuna mentre i bambini palestinesi nati nei campi profughi o nei villaggi non valgono nulla. L'ambiente diffonde il messaggio che i palestinesi sono nati per essere gli spaccalegna e gli scavatori di pozzi per i coloni e per l'economia israeliana.

I bambini sono testimoni dell'umiliazione dei loro padri e dei loro fratelli maggiori quando questi fanno la fila al "mercato degli schiavi", sperando venga offerto loro uno dei pochi lavori disponibili: costruire un insediamento israeliano».

 
I ragazzini palestinesi hanno vissuto esperienze traumatiche che li hanno resi speciali e pericolosi allo stesso tempo. Nel 1991 un team di ricerca del GCMHP ha condotto uno studio su un campione di 2279 bambini: i risultati hanno mostrato i potenziali effetti sulla loro psiche. I ricercatori hanno riscontrato che il 92,5% dei bambini sono stati esposti a inalazioni di gas lacrimogeni e l'85% hanno avuto le loro case invase dalle soldati israeliani. Uno dei fattori più allarmanti concerne l'essere stati "testimoni del pestaggio del padre". Lo studio mostra che il 55% sono stati umiliati e il 42,5% sono stati testimoni del pestaggio del genitore.

Tali esperienze lasciano un segno sulla percezione di sé e del mondo.

"Se mio padre non è in grado di proteggere se stesso - si chiedono i bambini - come potrà proteggere me?". La reazione inevitabile è un misto di paura, frustrazione, debolezza, rabbia e, forse più tragicamente, ribellione nei confronti del padre. Talvolta i bambini si identificano con i soldati israeliani quali simboli di potere. Infine si sentono spinti all'esterno a cercare nuovi eroi da sostituire ai loro padri che hanno fallito la prova.

Un altro studio ha mostrato che l'esposizione a traumi porta i bambini a soffrire di sintomi quali la paura del buio, dato che la notte è spesso scenario di eventi spaventosi; soffrono inoltre di regressione che si manifesta facendo pipì a letto, e della preoccupazione verso eventi violenti che si riflette nel peggioramento dei risultati scolastici. In aggiunta soffrono degli effetti della violenza e della fatica.

Issa è un bambino di sette anni del campo profughi di Bureij. Sua madre dice che è completamente cambiato negli ultimi nove mesi. Lamenta mal di testa, fa la pipì a letto ogni notte, è aggressivo nei confronti delle sorelle. Dice che Issa ha difficoltà a dormire e che frequentemente si sveglia durante il sonno, tremando di paura. Issa era normale, fino a quando, una notte, i soldati sono penetrati in casa sua, hanno picchiato il padre e il fratello maggiore. Issa dice: "Ho sempre paura dei soldati. Hanno picchiato più volte i miei amici a scuola e anche gli insegnanti. Scappo quando li vedo. Li vorrei picchiare, ma sono molto forti e armati. Uccidono".

 
La costruzione di un eroe.

Le strade sono il luogo naturale di gioco dei bambini di Gaza. Essi vivono ad un ritmo di vita che li rende diversi dai bambini di tutti gli altri luoghi; sono ribelli e iperdinamici. Essere un bambino a Gaza significa essere affascinato dalla strada, incitato dai graffiti sui muri e irritato dai soldati israeliani che pattugliano il territorio a piedi o sulle jeep. Una folla di attivisti riuniti, che si preparano ad uno scontro con i soldati riempie l'aria di apprensione ed eccitazione.

Ora non è più un gioco. I giocattoli sono jeep vere e i nemici sono soldati veri. Adesso è possibile vendicare l'umiliazione di tuo padre. Questo è quello che puoi fare per sconfiggere la paura. Adesso puoi unirti agli eroi, magari diventando uno di loro.

In termini psicologici, lanciare sassi è una forma per riconoscere e identificare il problema, un passo cruciale nella formazione di un bambino dell'Intifada. È questo un modo per rigettare la definizione di sé imposta dall'occupante; è un processo di esternazione del complesso di schiavitù proiettato sui bambini, nel loro essere più profondo. Attraverso questi comportamenti i bambini decidono di affermare se stessi e di esercitare il loro diritto ad una vita più libera, migliore.

Tirare pietre diventa essenzialmente una forma di terapia non solamente per i bambini, ma per l'intera nazione palestinese. Anni di debolezza e frustrazione lasciano il passo alla resistenza attiva e alla difesa. Il senso collettivo di orgoglio offeso e di umiliazione si è trasformato, in una notte, in uno stato di rispetto di sé. Divisioni interne, recriminazioni e violenza comune sono state sostituite da solidarietà, unità e coesione. Tutto ciò si fonde di fronte a un nemico comune. Depressione e destino sfortunato spariscono e un senso di euforia e di eccitazione prevale. I bambini diventano eroi in prima linea; vengono poi dimenticati nel momento in cui i politici si affacciano per rivendicare i successi.

Per un raro momento nella storia del conflitto e con la partecipazione dei piccoli eroi, i palestinesi hanno assaporato la vittoria nel momento in cui hanno preso realmente in mano il controllo della propria vita, ribellandosi all'occupazione.

 
Traumi.
L'Intifada di al-Aqsa promette la salvezza per il futuro, ma infligge sofferenze nel presente. I palestinesi sperano che tali sofferenze si accompagnino alla nascita della libertà e di una vita dignitosa. Per ogni atto di ribellione e difesa, gli israeliani reagiscono con maggiore repressione e brutalità. I bambini sono particolarmente colpiti. Dalla politica dello "sparare per uccidere" e delle "ossa spezzate" fino ai raid e ai pestaggi notturni, i bambini sono obbligati a confrontarsi con le nuove sfide di questi giorni. Essi non possono permettersi il lusso dell'infanzia, mentre devono assumersi le preoccupazioni dell'età adulta.

Se sei un bambino a Gaza devi preoccuparti che puoi essere inseguito, arrestato, picchiato, ferito o ucciso dalle pallottole.

La vastità della loro esposizione a eventi traumatici è terribile, anche dal punto di vista statistico. In base alla ricerca del GCMHP, il 42% dei bambini è stato picchiato, il 4,5% ha avuto ossa spezzate o ferite gravi, il 19% è stato arrestato per un breve periodo.

Quando la battaglia si accende, i bambini con le loro pietre combattono per il loro diritto ad esistere; combattono il mostro demoniaco dei loro sogni. Quando la battaglia finisce si ritrovano a parlare della gioia di aver costretto il nemico a ritirarsi o del loro dolore per i compagni caduti. Ma la morte non può essere immaginata e deve essere conquistata; i morti diventano martiri, benedetti in cielo. I bambini sanno che là la vita è piena di gioia e nessun bambino soffre. Il martirio e la morte per la salvezza della propria terra diventano il grado più alto del coraggio, come se la vittoria sulla morte richiedesse il sacrificio della propria stessa vita.

Durante la notte il bambino si accuccia tra i suoi genitori, terrorizzato dai mostri che potrebbero improvvisamente saltare oltre il muro per catturare la preda. Nel suo sogno un mostro estrae la sua arma per sparare e il bambino cerca di sfuggirgli; la madre lo sveglia: ha fatto ancora pipì a letto.

 
Il dovere della pace.

Dopo la prima Intifada ci siamo chiesti quale sarebbe stato il destino dei ragazzi delle pietre e come sarebbero state le loro vite. C'è stato un periodo nel quale la gente si preparava alla pace. Ora i bambini, il cui futuro ci preoccupa, stanno sacrificando le loro vite in una dura sfida alla morte.
Molti, in tutto il mondo, si stanno chiedendo che cosa spinga questi bambini a sfidare il pericolo. Alcune domande nascondono il pensiero che le madri palestinesi stiano spingendo i loro figli verso il pericolo, senza curarsi delle conseguenze. Dovremmo invece chiederci perché i soldati israeliani uccidono i bambini. A volte è più semplice accusare la vittima. Si insinua che le madri palestinesi non abbiano sentimenti materni? Chi pensa questo pensa allora che i palestinesi non abbiano sentimenti umani?

Questa è l'essenza del pensiero razzista, che avvilisce il senso umanitario, perchè accusando la vittima prescelta si evita il senso di colpa.

Malgrado le sofferenze, le morti, le ferite, gli handicap permanenti dei bambini che hanno perso occhi, braccia o gambe, nonostante i traumi degli scontri e la partecipazione agli innumerevoli funerali, lo shock della propria vita in tv, i bambini restano bambini, in Palestina come in ogni altro luogo sulla Terra. Noi vogliamo pace e tranquillità nelle loro case, un padre capace e una madre in grado di curarli, la possibilità di giocare con i loro amici nei giardini e nei parchi di divertimento. Noi vogliamo che i bambini vivano il piacevole mondo dell'infanzia.

Le terribili circostanze hanno costretto i bambini palestinesi ad una precoce coscienza politica e identificazione nazionale, a prendersi responsabilità da adulti, addirittura superandoli sul campo di battaglia. Oggi questi bambini hanno bisogno delle nostre attenzioni e della fine immediata della spirale di violenza, in modo che le future generazioni non ne rimangano ostaggio.

 


 
Oggetto: 12-8-2006 ="Armi da genocidio"

  APPELLO URGENTE AGLI AMICI CORRISPONDENTI MEDICI

Armi da genocidio
Maurizio Blondet
11/08/2006
 

Colleghi zurighesi del giornale Zeit-Fragen mi chiedono di diffondere la lettera e l’appello che seguono.
La lettera, scritta in fretta e in cattivo inglese, è di un medico palestinese a Gaza:
«…Grazie mille per il vostro interessamento.
E’ un vero crimine quello cui assistiamo a Gaza.
Riceviamo martiri che sono tagliati in centinaia di pezzi, che sono per di più gravemente bruciati e completamente fusi, tanto da rendere impossibile l’identificazione.
Le ferite ci colpiscono con gravi ustioni: quando cerchiamo di spegnere il fuoco esso riprende, con odore di fosforo.
Tali ustioni danneggiano tutti i tessuti fino all’osso.
L’arto colpito dalle schegge
(shrapnel) viene immediatamente amputato per nostra decisione, dato il constatato cattivo risultato sulla vita della vittima entro pochi giorni.
All’esterno troviamo i segni di centinaia di shrapnels che hanno penetrato il corpo e non appaiono ai raggi X.
Questi causano gravissime ustioni agli organi interni e cuociono
[sic] il fegato.
Altre ferite non mostrano alcun foro d’entrata all’esterno; ma quando esploriamo l’addome chirurgicamente troviamo visceri, milza e fegato spappolati e frammentati.
Abbiamo amputato oltre 70 arti.
Abbiamo avuto 200 uccisi in questo modo.
Abbiamo 1200 feriti, in massima parte invalidati o sfigurati.
Abbiamo conservato alcuni tessuti dalle ferite e campioni delle schegge, ma non possiamo esaminarli perché gli israeliani hanno distrutto il nostro unico laboratorio.
Posso mandarvi delle foto per analisi, ma domani perché sono all’ospedale.
In attesa di vostre nuove, dottor X
».

Zeit-Fragen lancia dunque questo appello:
«Qualcuno sa di più a proposito di queste ferite? Ci sono medici tra i vostri conoscenti che sanno qualcosa?
Occorrono medicazioni speciali?
Quali apparati diagnostici o di laboratorio servono?
Quale tipo di medico, con quale specializzazione, deve accompagnare la Croce Rossa o l’Agenzia elvetica per lo sviluppo
(DEZA/SDC), e con quali ausili terapeutici?
C’è qualcuno di vostra conoscenza che ha una preparazione su questo fenomeno, in modo che possa coordinare gli altri?
Ci sono testi e letture scientifiche da raccomandare?
».
Rispondere al seguente indirizzo:
Erika Vögeli, Chief Editor Zeit-Fragen,
Postfach CH-8044 Zurich.
Mail:
redaktion@zeit-fragen.ch.

L’uso di armi sconosciute e sterminatrici viene segnalato anche a Beirut, come riporta il sito Uruknet. (1)
«Abbiamo un tasso di mortalità del 30 %  fra i pazienti ricoverati con ferite», dice Bilal Masri, primario del maggior ospedale di Beirut: «Ciò significa che il 30 % di ognuno che è stato colpito dalle bombe israeliane sta morendo. E’ una catastrofe».
Il 55 % dei morti e dei feriti presso l’ospedale dell’università di Stato sono bambini sotto i 15 anni.
Il tasso di mortalità è innalzato, dice il dottore, «dal fatto che gli israeliani usano un tipo di bombe che penetrano nei rifugi. Bombardano i rifugi che sono pieni di gente».
Qui almeno sappiamo di che bombe si tratta: le bunker-buster rinforzate con dardi di uranio impoverito che Bush ha mandato in fretta ai suoi eletti padroni con voli speciali.
Destinate in teoria a eliminare i bunker Hezbollah, vengono generosamente usate per sventrare le cantine in cui le famiglie si riparano dai bombardamenti aerei.
Al punto che a Beirut, quando arrivano i bombardieri, è ormai meglio restare all’aperto invece che correre sotto le case.
Simili informazioni - e simile appello internazionale - sono stati diramati dalla professoressa Paola Manduca, docente di genetica all’università di Genova.
«Sono ormai numerose le testimonianze, raccolte da ospedali, testimoni, artificieri, giornalisti, che sollevano dubbi gravissimi su alcuni episodi dell’attuale offensiva israeliana in Libano e a Gaza.
A parte la dispersione a tappeto di uranio impoverito
[…], destano particolare preoccupazione i racconti e le immagini che mostrano ‘sintomi strani e sconosciuti’ nelle vittime.
Corpi in cui i tessuti sono morti [necrotici], ma che non mostrano ferite apparenti; corpi apparentemente ‘rimpiccioliti’; civili con gravissimi danni agli arti inferiori che richiedono l’amputazione, la quale però è seguita da inarrestabile necrosi e morte; sono stati descritti casi con ferite interne come da esplosione, ma senza traccia di schegge; o cadaveri anneriti ma non bruciati, o altri gravemente feriti, ma senza sanguinamento...
Tutto questo suggerisce che siano  utilizzate  armi nuove: armi ad energia diretta, ed agenti chimici e biologici, in una specie di macabro esperimento di guerra futura in cui non si rispetta alcunché: regole internazionali
(dalla convenzione di Ginevra ai trattati sulle armi chimiche e biologiche), rifugiati, ospedali e Croce Rossa,  per non parlare delle persone e del loro futuro, dei loro figli, dell’ambiente, avvelenato dall’uranio impoverito e dalle sostanze tossiche provenienti dai depositi bombardati».

«I problemi per i popoli palestinese e libanese sono urgenti e impellenti, ma questi episodi non devono passare sotto silenzio.
Diversi appelli sono stati già rivolti a e da esperti e scienziati perché si indaghi.
Abbiamo ritenuto di rispondere a questi appelli, e di mettere a disposizione le nostre esperienze, conoscenze e capacità specifiche.
Ci stiamo organizzando per offrire sostegno alle istituzioni sanitarie libanesi e palestinesi che chiedono sostegno e verifiche indipendenti.
Abbiamo allestito un gruppo per esaminare le testimonianze, le immagini, e possibilmente le prove materiali disponibili, per formulare ipotesi di indagine che possano essere sottoposte a verifica.
Chiediamo un intervento da parte delle istituzioni scientifiche che ci rappresentano, e che hanno il dovere di vigilare e di intervenire in casi come questo.
Sosteniamo la richiesta che viene da più parti, e in particolare dai medici delle zone di conflitto, perché l’ONU istituisca una commissione internazionale e indipendente dai governi per verificare sul campo le denunce sull’uso di armi di nuovo tipo e di distruzione di massa da parte di Israele nell’attuale conflitto.
Chiediamo con forza che a questo scopo si attivino subito procedure per garantire che i campioni biologici prelevati dalle vittime siano preservati in condizioni adeguate per essere esaminati scientificamente in futuro.
Chiediamo dunque che questa commissione internazionale abbia accesso a tutte le fonti disponibili, sia operativa e rispetti le procedure di controllo incrociato da parte di diversi laboratori che regolano la ‘scienza civile’, e che quindi porti il caso di fronte alle autorità competenti, inclusi il tribunale per i diritti umani, e le corti di giustizia internazionale.
Da parte nostra, ci riuniremo il prossimo 25 agosto per dare forma operativa all’esame di tutti gli elementi sin qui disponibili, e allargare il gruppo di lavoro ad altri esperti.
Come persone e come scienziati, mettiamo a disposizione quanto possiamo per giungere alla conoscenza dei fatti, convinti che giustizia, equità e convivenza pacifica tra i popoli siano approssimabili solo con il rispetto delle regole che la comunità internazionale si è data sin ora circa i comportamenti delle parti nei conflitti.
Chiediamo che il rispetto di tali regole sia sottoposto a verifica nel presente conflitto.
Ci rivolgiamo a tutti gli scienziati affinché contribuiscano a questo lavoro portando competenze specifiche.
In particolare, cerchiamo tossicologi, chimici, farmacologi, anatomo patologi e medici esperti di ustioni/traumi, e chimici.
Possono contattare il nostro gruppo all’indirizzo  che abbiamo attivato a questo scopo:
nuovearmi@gmail.com».

Chi scrive non ha naturalmente alcuna competenza specifica.
Ma una cosa è chiara: le «nuove armi» che Israele usa sono concepite per la «soluzione finale» del problema che più preoccupa lo Stato sionista: l’esplosiva demografia araba.
Gli arabi fanno più figli degli ebrei; entro cinquanta o cento anni il rapporto fra le popolazioni sarà schiacciante a danno di Giuda.
Armi che obbligano ad estese amputazioni - inutili perché non arrestano la necrosi e la morte; armi che spappolano gli organi interni; armi che portano a morte sicura il 30 % dei feriti, non sono armi concepite contro combattenti.
Sono armi studiate contro la popolazione civile e disarmata.
Quelle morti di civili non sono «danni collaterali».
Sono un genocidio, e coscientemente perseguito.
Preghiamo perchè gli sforzi della professoressa Manduca per documentare le atrocità vadano a buon fine: e che un giorno, il Quarto Reich giudaico debba rispondere di questo orrendo crimine contro l’umanità, davanti a un nuovo tribunale di Norimberga.

Maurizio Blondet
 

Note
1) Dahr Jamal e Arkan Ahmed, «Mothers wail, ‘What human would ever do this?’», Uruknet, 9 agosto 2006. Benchè sia redatto in inglese per raggiungere un pubblico mondiale, Uruknet è un sito italiano, operato da una coraggiosa docente universitaria romana.

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Oggetto: 13-8-2006 = Risoluzione Onu su cessate il fuoco in Libano

 

Risoluzione Onu su cessate il fuoco in Libano.

12/08/2006

 
New York, 12 ago. (Apcom) -  Di seguito, il testo della
risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni
Unite e che prevede la cessazione delle ostilità nel conflitto
tra Israele e milizie sciite libanesi di Hezbollah, iniziato lo
scorso 12 luglio. Il testo è una versione modificata in maniera
significativa rispetto a quello introdotto la settimana scorsa da
Francia e Stati Uniti. Ha ottenuto tutti e 15 i voti dei membri
del braccio esecutivo dell'Onu, incluso quello del Qatar, l'unico
Paese arabo presente al voto.
 Determinando che la situazione in Libano costituisce una
minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale;
 Il Consiglio di Sicurezza,
1. chiede una piena cessazione delle ostilità basata, in
particolare, sull'immediata cessazione da parte degli Hezbollah
di tutti gli attacchi e l'immediata cessazione di tutte le
operazioni militari offensive di Israele";
2. a seguito della piena cessazione delle ostilità, chiede al
governo del Libano e all'UNIFIL, (United Nations Interim Force in
Lebanon) come previsto dal paragrafo 11 per l'invio delle loro
forze in una missione congiunta nel sud del e chiede al governo
di Israele, contestualmente all'inizio del dispiegamento, di
ritirare le proprie forze contemporaneamente;
3. sottolinea l'importanza dell'estensione del controllo del
governo del Libano su tutto il territorio libanese come previsto
dalle disposizioni della risoluzione 1559 del 2004 e della
risoluzione 1680 del 2006, e dalle disposizioni degli Accordi di
Taif, per l'esercizio della sua piena sovranità, in maniera tale
che non possano esserci armamenti se non con il consenso del
governo del Libano e non possa esserci altra autorità che quella
del governo del Libano;
4. reitera il proprio forte sostegno per il pieno rispetto della
Linea Blu, che separa Israele e il Libano;
5. reitera il proprio forte sostegno, come previsto dalle
precedenti risoluzioni sul Libano, per l'integrità territoriale,
per la sovranità e per l'indipendenza politica del Libano
all'interno dei confini riconosciuti dalla comunità
internazionale, come contemplato dall'armistizio del 23 marzo
1949;
6. chiede alla comunità internazionale di attivarsi
immediatamente per dare impulso all'assistenza finanziaria e
umanitaria al popolo libanese, da compiersi anche facilitando il
ritorno a casa degli sfollati e, sotto l'autorità del governo del
Libano, con la riapertura di aeroporti e porti, nel rispetto dei
paragrafi 14 e 15; e chiede che siano presi in considerazione
ulteriori aiuti in futuro per contribuire alla ricostruzione e
allo sviluppo del Libano;
7. afferma che le parti hanno la responsabilità di garantire che
nessuna azione sia compiuta in violazione del paragrafo 1 in modo
tale da compromettere in maniera negativa la ricerca di una
soluzione di lungo termine, l'accesso agli aiuti umanitari della
popolazione civile, incluso il passaggio dei convogli umanitari,
o il ritorno volontario degli sfollati, e chiede che le parti
rispettino questa responsabilità e cooperino con il Consiglio di
Sicurezza;
8. chiede a Israele e al Libano di sostenere un cessate il fuoco
e una soluzione di lungo termine fondata sui seguenti principi e
elementi:
- pieno rispetto della Linea Blu per entrambe le parti;
- l'adozione di misure di sicurezza atte a prevenire la ripresa
delle ostilità, che preveda l'istituzione, nella zona compresa
tra la Linea Blu e il fiume Litani, di un'area priva di personale
armato, di posizioni e armi che non siano quelle dell'esercito
libanese e delle forze UNIFIL come previsto dal paragrafo 11, che
operano in questa zona;
- la piena attuazione di tutti i regolamenti previsti dagli
Accordi di Taif e dalle risoluzioni 1559 del 2004, 1680 del 2006,
che impongono il disarmo di tutti i gruppi armati in Libano, in
maniera tale che non possano esserci armi o autorità in Libano se
non quelle dello Stato libanese, come deciso dall'esecutivo
libanese il 27 luglio 2006;
- l'eliminazione di tutte le forze straniere dal Libano che non
abbiano l'autorizzazione dal governo;
- l'istituzione di un embargo internazionale sulla vendita di
armi e materiali al Libano, se non su autorizzazione del suo
governo;
- la notifica alle Nazioni Unite delle mappe delle mine
posizionate sul territorio libanese che siano ancora in possesso
di Israele;
9. invita il Segretario Generale (Kofi Annan) a sostenere gli
sforzi per arrivare al più presto possibile ad accordi di
principio da parte del governo del Libano e del governo di
Israele sui principi e gli elementi di una soluzione duratura
come delineato nel paragrafo 8, ed esprime la volontà di essere
attivamente coinvolto;
10. chiede al Segretario Generale di sviluppare, in
collaborazione con i partner internazionali e le parti coinvolte,
delle proposte per la messa in atto dei provvedimenti più
importanti previsti dagli Accordi di Taif e dalle risoluzioni
1559 del 2004 e 1680 del 2006, compreso il disarmo, e per la
demarcazione dei confini internazionali del Libano, specialmente
in quelle aree dove il confine è soggetto a dispute o incerto,
compresa l'area delle fattorie di Shebaa, e a presentare quelle
proposte al Consiglio di Sicurezza entro trenta giorni;
11. decide, per sostenere e rafforzare la forza in dimensione,
equipaggiamenti, mandato e raggio di operazione, di autorizzare
un incremento nella forza della UNIFIL fino a un massimo di
15.000 uomini, e che quella forza debba, oltre a portare a
termine il proprio mandato come previsto dalle risoluzioni 425 e
426 del 1978:
a. sorvegliare la cessazione delle ostilità;
b. affiancare e sostenere le forze libanesi nel loro
dispiegamento nel sud, compresa la zona di confine della Linea
Blu, mentre Israele ritira le proprie forze armate dal Libano
come previsto dal paragrafo 2;
c. coordinare le proprie attività con riferimento al paragrafo 11
(b) con il governo del Libano e il governo di Israele;
d. estendere la propria assistenza per contribuire a garantire
l'accesso della popolazione civile agli aiuti umanitari e il
ritorno degli sfollati;
e. assistere le forze armate libanesi in operazioni mirate alla
definizione dell'area prevista nel paragrafo 8;
f. assistere il governo del Libano, se da questo richiesto,
all'implementazione del paragrafo 14;(Segue)
 
12. operando sulla base di una richiesta del governo del Libano
di inviare una forza internazionale per assisterlo nell'esercizio
della sua autorità su tutto il territorio, autorizza la UNIFIL a
prendere tutte le azioni necessarie nelle aree in cui tutte le
forze sono presenti e nelle loro capacità, a assicurare che
questa area non sia utilizzata per operazioni ostili di nessun
tipo, a resistere ai tentativi di impedire con l'uso della forza
dallo svolgere i suoi compiti come da mandato del Consiglio di
Sicurezza, e a proteggere il personale delle Nazioni Unite, le
strutture, le postazioni e gli equipaggiamenti, a garantire la
sicurezza e la libertà di movimento del personale delle Nazioni
Unite, gli operatori umanitari e, senza pregiudicare la
responsabilità del governo del Libano, a proteggere i civili da
minacce contingenti di violenza fisica;
13. chiede al Segretario Generale di attuare con urgenza i
provvedimenti necessari a consentire che le forze UNIFIL siano in
grado di portare a termine le funzioni previste da questa
risoluzione, preme perché i Paesi membri prendano in
considerazione i contributi adeguati all'UNIFIL e a rispondere in
maniera positiva alle richieste di assistenza per la forza, e
esprime il convinto apprezzamento per coloro che hanno
contribuito alle forze UNIFIL in passato;
14 chiede al governo del Libano di controllare i propri confini e
tutti gli altri varchi d'accesso per impedire che armi e
materiali siano importati in Libano senza il suo consenso e
chiede alla forza UNIFIL, come previsto nel paragrafo 11, di
assistere il governo del Libano dietro sua richiesta;
15. decide inoltre che tutti gli Stati adottino le misure
necessarie per impedire, a propri cittadini, sul proprio
territorio, o utilizzando navi battenti bandiera del Paese o
velivoli,
(a) la vendita o la fornitura a nessuna entità o individuo in
Libano di armamenti e materiali di alcun tipo, incluse armi e
munizioni, veicoli militari e equipaggiamenti, equipaggiamenti
paramilitari e parti di ricambio per i suddetti, siano o no
prodotti nei loro territori, e
(b) la fornitura a nessuna entità o individuo in Libano o di
qualsiasi addestramento o qualsiasi tipo di sostegno per la
fornitura, la produzione, la manutenzione o l'uso di quanto
citato nel comma (a) qui sopra, con l'eccezione che questi
divieti non si applicano a armi, materiali, addestramento e
assistenza autorizzata dal governo del Libano o dall'UNIFIL come
previsto nel paragrafo 11;
16. decide di estendere il mandato dell'UNIFIL fino al 31 agosto
2007, ed esprime le sue intenzioni a considerare in una
successiva risoluzione ulteriori estensioni al mandato della
forza e altri passi mirati a contribuire l'implementazione di un
cessate il fuoco permanente e di una soluzione duratura;
17. chiede al Segretario Generale di fare rapporto al Consiglio
di Sicurezza entro una settimana sull'implementazione di questa
risoluzione e di aggiornare regolarmente;
18. sottolinea l'importanza di, e la necessità di arrivare a una
pace estesa, giusta e duratura in Medio Oriente, sulla base delle
risoluzioni 242 del 22 novembre 1967 e 338 del 22 ottobre 1973;
19. decide di continuare a occuparsi attivamente della questione.

Le forze di occupazione israeliane entrano a Rafah e sparano contro abitazioni e fattorie.

Gaza, 12/08/2006

La risoluzione Onu non ferma le aggressioni aeree israeliane e le operazioni di terra contro il Libano.

12/08/2006

Israele bombarda il valico del confine siro-libanese tagliando fuori l'ultima via di fuga per i civili libanesi.

Libano, 12/08/2006

 

Oggetto: Notizie dalla Terra Santa 13-8-2006 =  Testimonianza da Beirut

Testimonianza da Beirut. Da Assopace.

Libano, 12/08/2006

Da Medioriente Assopace Roma 10/08/2006 Torno da Beirut, addosso, porto l’odore di guerra, di morte, di orgoglio, di rabbia diffuso nei vicolo tortuosi, nei quartieri devastati e nelle zone alte della città . Pioveranno ancora bombe, moriranno ancora bambini sotto la furia di pazzia umana. Violenza e ingiustizia non risparmierà nessuno. Le bombe dell’invasore semineranno odio nei angoli remoti dell’anima degli innocenti che subiranno impotenti la devastazione della loro vita. L’odore dei cadaveri sepolti ancora sotto le montagne delle macerie nei quartieri poveri di Beirut penetra sotto la pelle interrogando la coscienza. Un grido silenzioso si infuria: perché? Brillano gli occhi dei bambini nei centri di prima assistenza libanese, corrono divertiti, giocano, scambiano gesti con i visitatori. L’innocenza infantile ignara la dramma in corso. Ignara la morte dei loro coetanei, non ha visto gli occhi dei neonati riempiti di terra. La colera dei genitori si consuma con la dignità. Non possiedano più nulla, ne casa, ne lavoro. Hanno perduto tutto. Ammassati nei centri di accoglienza. Stringono teneramente nella braccia i bambini, unico loro patrimonio per il futuro. Non importa qual è disavventura gli aspetta, proteggere i bambini è la priorità assoluta. La panorama spettrale nei quartieri del sud di Beirut devastai dalle bombe. I palazzi, negozi, scuole distrutti sotto il peso delle bombe. Ciò che non è stato distrutto è reso pericolante, inutilizzabile. Milioni di quintali di cemento e ferro occupano strade dei quartieri che fino a un mese fa ci vivevano 800,000 persone. Qui non esistono più i colori, Il polvere grigio copre tutto. L’odoro di morte e disperazione riempie l’aria irrespirabile. I piatti di cibo non consumati, i libri non ancora letti, giacciono per terra. Le foto ricordo, i giocatoli sparsi un po’ dovunque. Quando torneranno gli abitanti della casa? Chi ricostruirà la loro case? I racconti delle sofferse subite non finiscono mai, impietriti si ascolta il narratore. Impotenti si cerca di trovare un filo di speranza per trasmettere all’interlocutore che non sia la retorica di sempre. Non è facile. Sudati, sfiniti corrono da per tutto i volontari, non importa di quale credo religioso o politico, non è il momento per le differenze. Occorre aiutare le vittime, occorre non far mancare l’acqua potabile, le medicine, i viveri. Occorre individuare le famiglie che ospitano altre famiglie per aiutarli. E’ ora di agire per non permettere che la disperazione si dilaghi. Gomito a gomito lavorano, smistando i viveri, portando l’acqua, aggiustando la rete elettrica, l’ateo e il religioso, il maronita e il musulmano. Non è il momento per la politica. Sabato 12 partiranno con gli aiuti umanitari per il sud del paese per rompere l’assedio. Senza scudi, senza fucili. Porteranno con se solo il coraggio di sfidare le bombe israeliane, accompagnati dagli attivisti internazionali. “Faremo tutto per raggiungere il cessate fuoco. Il popolo libanese desidera la pace. Dovete aiutarci a raggiungere la pace”, afferma il primo ministro. Cerca di nascondere nel volto la pesante responsabilità. Scandisce le parole con fermezza senza lasciare spazio ai dubbi. E’ il primo governo che è riuscito ad avere il consenso generale dei partiti tradizionalmente molto frammentati. Come aiutarli? Come dare speranza agli innocenti civili che hanno perso tutto? Come fermare la guerra? In Italia, le organizzazioni della società civile hanno lanciato due campagne di raccolta fondi per aiutare le vittime della guerra in Libano e Palestina. Insieme possiamo cercare di alleviare le sofferenze che subiscono gli innocenti in Libano e in Palestina. Associazione per la Pace F.N. Vedi: La Palestina ha bisogno di noi. Noi abbiamo bisogno della Palestina. www.actionforpeace.org Emergenza Libano www.unponteper.it .

 
Oggetto: Notizie dalla Terra Santa 14-8-2006 = Pioggia d'estate
 

Gaza, 14/08/2006

 

Un report ufficiale palestinese ha reso noto che le truppe israeliane hanno lanciato 190 raid aerei, sparato 3.500 mortai contro aree residenziali nella Striscia di Gaza nei 44 giorni dell'operazione "Pioggia d'estate", successiva alla cattura del soldato israeliano e all'uccisione di altri tre ad opera di combattenti palestinesi nel sud della Striscia.  
Inoltre, tra il 27/6 e il 10/8, le truppe di occupazione hanno eseguito 768 assalti militari contro la Striscia.

Fonti mediche palestinesi hanno reso noto che durante l'operazione "Pioggia d'estate" sono stati uccisi circa 200 palestinesi, inclusi 40 bambini. I feriti sono oltre 600, in aggiunta alla distruzione di case e istituzioni governative.

Tuttavia, nonostante ciò, le forze di occupazione non sono riuscite a fermare le operazioni di resistenza dei combattenti palestinesi - i lanci di missili contro gli insediamenti israeliani adiacenti ai confini con la Striscia di Gaza, e a costringere i carcerieri del soldato israeliano a rilasciarlo.

 

 
Oggetto: 14-8-2006 =

Testo della risoluzione 1701 sulla guerra in Libano

 

Per chi non l'avesse ancora letto, o gli fosse sfuggito, ripropongo il testo della risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

 
13-08-2006 - Il testo della risoluzione 1701 sulla guerra in Libano
 

(Apcom) Di seguito, il testo della risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e che prevede la cessazione delle ostilità nel conflitto tra Israele e milizie sciite libanesi di Hezbollah, iniziato lo scorso 12 luglio. Il testo è una versione modificata in maniera significativa rispetto a quello introdotto la settimana scorsa da Francia e Stati Uniti. Ha ottenuto tutti e 15 i voti dei membri del braccio esecutivo dell'Onu, incluso quello del Qatar, l'unico Paese arabo presente al voto.
Determinando che la situazione in Libano costituisce una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale; Il Consiglio di Sicurezza,

1. chiede una piena cessazione delle ostilità basata, in particolare, sull'immediata cessazione da parte degli Hezbollah di tutti gli attacchi e l'immediata cessazione di tutte le operazioni militari offensive di Israele";

2. a seguito della piena cessazione delle ostilità, chiede al governo del Libano e all'UNIFIL, (United Nations Interim Force in Lebanon) come previsto dal paragrafo 11 per l'invio delle loro forze in una missione congiunta nel sud del e chiede al governo di Israele, contestualmente all'inizio del dispiegamento, di ritirare le proprie forze contemporaneamente;

3. sottolinea l'importanza dell'estensione del controllo del governo del Libano su tutto il territorio libanese come previsto dalle disposizioni della risoluzione 1559 del 2004 e della risoluzione 1680 del 2006, e dalle disposizioni degli Accordi di Taif, per l'esercizio della sua piena sovranità, in maniera tale che non possano esserci armamenti se non con il consenso del governo del Libano e non possa esserci altra autorità che quella del governo del Libano;

4. reitera il proprio forte sostegno per il pieno rispetto della Linea Blu, che separa Israele e il Libano;

5. reitera il proprio forte sostegno, come previsto dalle precedenti risoluzioni sul Libano, per l'integrità territoriale, per la sovranità e per l'indipendenza politica del Libano all'interno dei confini riconosciuti dalla comunità internazionale, come contemplato dall'armistizio del 23 marzo 1949;

6. chiede alla comunità internazionale di attivarsi immediatamente per dare impulso all'assistenza finanziaria e umanitaria al popolo libanese, da compiersi anche facilitando il ritorno a casa degli sfollati e, sotto l'autorità del governo del Libano, con la riapertura di aeroporti e porti, nel rispetto dei paragrafi 14 e 15; e chiede che siano presi in considerazione ulteriori aiuti in futuro per contribuire alla ricostruzione e allo sviluppo del Libano;

7. afferma che le parti hanno la responsabilità di garantire che nessuna azione sia compiuta in violazione del paragrafo 1 in modo tale da compromettere in maniera negativa la ricerca di una soluzione di lungo termine, l'accesso agli aiuti umanitari della popolazione civile, incluso il passaggio dei convogli umanitari, o il ritorno volontario degli sfollati, e chiede che le parti rispettino questa responsabilità e cooperino con il Consiglio di Sicurezza;

8. chiede a Israele e al Libano di sostenere un cessate il fuoco e una soluzione di lungo termine fondata sui seguenti principi e elementi: - pieno rispetto della Linea Blu per entrambe le parti; - l'adozione di misure di sicurezza atte a prevenire la ripresa delle ostilità, che preveda l'istituzione, nella zona compresa tra la Linea Blu e il fiume Litani, di un'area priva di personale armato, di posizioni e armi che non siano quelle dell'esercito libanese e delle forze UNIFIL come previsto dal paragrafo 11, che operano in questa zona; - la piena attuazione di tutti i regolamenti previsti dagli Accordi di Taif e dalle risoluzioni 1559 del 2004, 1680 del 2006, che impongono il disarmo di tutti i gruppi armati in Libano, in maniera tale che non possano esserci armi o autorità in Libano se non quelle dello Stato libanese, come deciso dall'esecutivo libanese il 27 luglio 2006; - l'eliminazione di tutte le forze straniere dal Libano che non abbiano l'autorizzazione dal governo; - l'istituzione di un embargo internazionale sulla vendita di armi e materiali al Libano, se non su autorizzazione del suo governo; - la notifica alle Nazioni Unite delle mappe delle mine posizionate sul territorio libanese che siano ancora in possesso di Israele;

9. invita il Segretario Generale (Kofi Annan) a sostenere gli sforzi per arrivare al più presto possibile ad accordi di principio da parte del governo del Libano e del governo di Israele sui principi e gli elementi di una soluzione duratura come delineato nel paragrafo 8, ed esprime la volontà di essere attivamente coinvolto;

10. chiede al Segretario Generale di sviluppare, in collaborazione con i partner internazionali e le parti coinvolte, delle proposte per la messa in atto dei provvedimenti più importanti previsti dagli Accordi di Taif e dalle risoluzioni 1559 del 2004 e 1680 del 2006, compreso il disarmo, e per la demarcazione dei confini internazionali del Libano, specialmente in quelle aree dove il confine è soggetto a dispute o incerto, compresa l'area delle fattorie di Shebaa, e a presentare quelle proposte al Consiglio di Sicurezza entro trenta giorni;

11. decide, per sostenere e rafforzare la forza in dimensione, equipaggiamenti, mandato e raggio di operazione, di autorizzare un incremento nella forza della UNIFIL fino a un massimo di 15.000 uomini, e che quella forza debba, oltre a portare a termine il proprio mandato come previsto dalle risoluzioni 425 e 426 del 1978: a. sorvegliare la cessazione delle ostilità; b. affiancare e sostenere le forze libanesi nel loro dispiegamento nel sud, compresa la zona di confine della Linea Blu, mentre Israele ritira le proprie forze armate dal Libano come previsto dal paragrafo 2; c. coordinare le proprie attività con riferimento al paragrafo 11 (b) con il governo del Libano e il governo di Israele; d. estendere la propria assistenza per contribuire a garantire l'accesso della popolazione civile agli aiuti umanitari e il ritorno degli sfollati; e. assistere le forze armate libanesi in operazioni mirate alla definizione dell'area prevista nel paragrafo 8; f. assistere il governo del Libano, se da questo richiesto, all'implementazione del paragrafo 14;

12. operando sulla base di una richiesta del governo del Libano di inviare una forza internazionale per assisterlo nell'esercizio della sua autorità su tutto il territorio, autorizza la UNIFIL a prendere tutte le azioni necessarie nelle aree in cui tutte le forze sono presenti e nelle loro capacità, a assicurare che questa area non sia utilizzata per operazioni ostili di nessun tipo, a resistere ai tentativi di impedire con l'uso della forza dallo svolgere i suoi compiti come da mandato del Consiglio di Sicurezza, e a proteggere il personale delle Nazioni Unite, le strutture, le postazioni e gli equipaggiamenti, a garantire la sicurezza e la libertà di movimento del personale delle Nazioni Unite, gli operatori umanitari e, senza pregiudicare la responsabilità del governo del Libano, a proteggere i civili da minacce contingenti di violenza fisica;

13. chiede al Segretario Generale di attuare con urgenza i provvedimenti necessari a consentire che le forze UNIFIL siano in grado di portare a termine le funzioni previste da questa risoluzione, preme perché i Paesi membri prendano in considerazione i contributi adeguati all'UNIFIL e a rispondere in maniera positiva alle richieste di assistenza per la forza, e esprime il convinto apprezzamento per coloro che hanno contribuito alle forze UNIFIL in passato;

14 chiede al governo del Libano di controllare i propri confini e tutti gli altri varchi d'accesso per impedire che armi e materiali siano importati in Libano senza il suo consenso e chiede alla forza UNIFIL, come previsto nel paragrafo 11, di assistere il governo del Libano dietro sua richiesta;

15. decide inoltre che tutti gli Stati adottino le misure necessarie per impedire, a propri cittadini, sul proprio territorio, o utilizzando navi battenti bandiera del Paese o velivoli, (a) la vendita o la fornitura a nessuna entità o individuo in Libano di armamenti e materiali di alcun tipo, incluse armi e munizioni, veicoli militari e equipaggiamenti, equipaggiamenti paramilitari e parti di ricambio per i suddetti, siano o no prodotti nei loro territori, e (b) la fornitura a nessuna entità o individuo in Libano o di qualsiasi addestramento o qualsiasi tipo di sostegno per la fornitura, la produzione, la manutenzione o l'uso di quanto citato nel comma (a) qui sopra, con l'eccezione che questi divieti non si applicano a armi, materiali, addestramento e assistenza autorizzata dal governo del Libano o dall'UNIFIL come previsto nel paragrafo 11;

16. decide di estendere il mandato dell'UNIFIL fino al 31 agosto 2007, ed esprime le sue intenzioni a considerare in una successiva risoluzione ulteriori estensioni al mandato della forza e altri passi mirati a contribuire l'implementazione di un cessate il fuoco permanente e di una soluzione duratura; 17. chiede al Segretario Generale di fare rapporto al Consiglio di Sicurezza entro una settimana sull'implementazione di questa risoluzione e di aggiornare regolarmente;

18. sottolinea l'importanza di, e la necessità di arrivare a una pace estesa, giusta e duratura in Medio Oriente, sulla base delle risoluzioni 242 del 22 novembre 1967 e 338 del 22 ottobre 1973;

19. decide di continuare a occuparsi attivamente della questione.
 

 
Oggetto: 14-8-2006 = Lo stato 'democratico' di Israele discrimina i non ebrei

 
Come lo stato 'democratico' di Israele discrimina i non ebrei. Il caso del vescovo anglicano di Gerusalemme.

Tel Aviv-Gerusalemme, 13/08/2006

Aeroporto di Tel Aviv: il vescovo anglicano non riesce a partire, perché cerca di parlare arabo ai controllori anziché una delle due lingue permesse, inglese o ebraico.


Ecco un altro giorno all'aeroporto di Tel Aviv, o in qualsiasi altro porto o uscita israeliana.

Messaggio dal Rev. Riah H. Abu El-Assal

6 agosto 2006. Sera.

Cari amici,

(...) Dovevo partire da Tel Aviv con un volo della Swiss numero 255D alle 15,55 di questo pomeriggio. Ho proceduto come al solito nell'area bagagli e sicurezza.
Dopo avermi formulato domande rilevanti e meno rilevanti, la giovane addetta alla sicurezza ha concluso chiedendomi perché non avessi un visto israeliano sebbene possedessi un passaporto israeliano!!
Poi, mi ha lasciato deporre i miei bagagli sul nastro trasportatore in modo che potessero controllarli e hanno decorato il mio passaporto e i bagagli con nastro adesivo verde.
Poi l'ho vista correre verso un supervisore che ha ordinato di fermare il nastro. Venendo verso di me, mi ha chiesto, "inglese o ebraico?", io ho risposto, "arabo, per favore".

L'arabo è una delle due lingue ufficiali dello Stato di Israele e sapevo che era mio diritto in questa "oasi della democrazia" fare questa richiesta ufficiale. Poiché ho rifiutato di parlare altro che arabo, perché li ho informato che sono un palestinese-arabo-cristiano, e perché profondamente so che il loro comportamento è diretto a umiliarmi, ho insistito nel conversare con loro nella lingua che io padroneggio, che è l'arabo, la mia lingua madre. A quel punto, Tal Vardi, il direttore della sicurezza ha insistito nel parlare in qualsiasi lingua eccetto che l'arabo. Io ho rifiutato. Un arabo di Nazareth, che era presente, si era offerto di tradurre quando il sig.Vardi si è girato ed è ritornato verso di me solo per dirmi: "Tu non volerai oggi!"

Ho chiamato il sig. Caesar Marjieh, direttore del dipartimento per le Comunità Cristiane che ha tentato di fare il possibile per assistermi, ma senza successo. Ho aspettato pensando che qualcuno abbastanza cortese e buon giudizio arrivase, ma invano. Così non ho avuto altra alternativa che tornare a Gerusalemme e informare i miei amici che mi stavano aspettando a Ginevra oggi e a Londra domani della situazione. Nel corso della settimana presenterò denuncia all'Altra Corte contro il direttore della Sicurezza e il suo staff per violazione dei miei diritti civili senza motivata causa.

L'indignazione non è per me, ma per tutto il popolo nei Territori occupati che affronta questo genere di oppressione e umiliazione ogni giorno della sua vita.
Questo è accaduto a un vescovo anglicano con una speciale identificazione data dal dipartimento degli Interni e dal Ministro degli Affari Religiosi. Cosa immaginate accada agli altri?

In, con, e attraverso Cristo,

il reverendo Riah H. Abu El-Assal
vescovo della Diocesi di Gerusalemme, Palestina, Israele, Giordania, Libano e Siria.


Oggetto: 14-8-2006 = Alcuni piloti israeliani 'mancano' volutamente i bersagli 

Alcuni piloti israeliani 'mancano' volutamente i bersagli temendo di colpire i civili.

Libano, 13/08/2006

 

Il londinese “Observer”  afferma che diversi piloti ebrei «mancano» deliberatamente i bersagli perché non si fidano dell'intelligence che ricevono dai loro comandi.
Quei bersagli, identificati dai comandi come installazioni e roccaforti Hezbollah, per i piloti non sono che abitazioni di civili.
Il giornale britannico dà voce a Yonatan Shapiro, un ex pilota di elicotteri d'assalto Blackhawk che dal 2004 è diventato un «refusenik», rifiutandosi di colpire civili.
«Alcuni piloti di F-16 mi hanno detto», riferisce Shapiro, «di aver tirato a fianco dei bersagli temendo che lì ci fosse gente comune, e perché non si fidano più di quelli che forniscono loro le coordinate dei bersagli».
E ha dato un esempio: «Un pilota ha ricevuto l'ordine di colpire una casa su una collinetta, da cui si presumeva gli Hezbollah lanciassero i katyusha. Ma lui ha temuto che ci fossero dei civili nella casa, ed ha sparato di lato».

Meron Rappaport, ex direttore di Haaretz, ha detto: «Un capo squadriglia con cui ho parlato ha ammesso che le informazioni che riceve in volo sono spesso fallaci. Le prove usate per decidere se sparare su automezzi sono spesso 'circostanziali', nel senso che se c'è gente nelle aree che le forze israeliane hanno avvertito di evacuare, si assume che questi rimasti siano Hezbollah…ma le organizzazioni umanitarie dicono che molta gente non è partita perché non può, perché è pericoloso viaggiare sulle strade a causa degli attacchi dell'aviazione».



 

 
Oggetto: 15-8-2006 = Assunzione di Maria SS e segnalazione libraria

 
Dedichiamo questa giornata alla preghiera, invocando dalla Vergine del Libano e della Palestina pace per la Terra Santa e protezione per le "pietre vive" della cristianitá lí residenti.

Segnalazione libraria in occasione della Festa dell'Assunzione della Vergine SS.

Seguendo le istruzioni sotto riportate sará possibile scaricare gratis questo bel libro, come molti altri ancora, dal sito degli amici di www.totustuus.net

 

Cari amici,
per onorare Maria Santissima nella Festa della sua Assunzione (15 agosto), TotusTuus.net è lieta di offrirvi un piccolo saggio teologico del signor Cardinale Charles Journet, (1891-1975):

L'Assunzione della Vergine

Presentazione: La Vergine che genera il Figlio unigenito, il quale è il Capo, è il modello o la forma della Chiesa, la quale genera i figli d'adozione, che sono le membra. Essa è il punto d'intensità suprema, al quale bisogna che la Chiesa tocchi una volta nella sua vita, per poter essere quello che deve essere per tutto il resto della sua vita. Maria è così, nella Chiesa, più madre che non la Chiesa, più sposa che non la Chiesa, più vergine che non la Chiesa; è madre, è sposa, è vergine prima della Chiesa e affinché la Chiesa possa esserlo. È per una eccellenza misteriosa che si diffonde cominciando da Maria, che la Chiesa può essere, a sua volta, così veramente madre, così veramente sposa, così veramente vergine. Ecco che cosa s'intende dire quando si dice che Maria è il prototipo della Chiesa; tutto il destino della C! hiesa è foggiato su quello di Maria. E allora si comprende come la Chiesa non possa progredire nella presa di coscienza del proprio destino, senza avanzare di pari passo nella presa di coscienza del destino della Vergine, dei suoi dolori e delle sue grandezze.

Al solito, bisogna cliccare su "Libri scaricabili gratis" nella colonna di sinistra della Home Page e trovare la categoria "Saggi teologici ".
Vi ricordiamo che occorre essere registrati:
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altrimenti la riga "Libri scaricabili gratis" e' invisibile.
Se non vi siete ancora mai registrati cliccate invece qui:
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iGpM
TT.net



 
Oggetto: 15-8-2006 = Israele sta preparando la terza guerra mondiale?

Israele sta preparando la terza guerra mondiale?

Libano, 14/08/2006

LIBANO "Israele sta perdendo la terza guerra mondiale". È il titolo, sul quotidiano israeliano Haaretz, dell'articolo di Bradley Burston. "Una guerra simile a questa - scrive Burston - non si è mai prodotta prima." È per ciò che stiamo perdendo. Non sappiamo come condurla. Almeno, non ancora. Fin dall'inizio, il mondo osservava questa guerra, e per un valido motivo. È la futura grande battaglia della terza guerra mondiale. E come in Iraq, la guerra certamente non sta andando bene per l'Occidente. Ci sono paralleli, certamente, con la seconda guerra mondiale. Il  primo è quello di chiamare nazisti gli ebrei ed Alain Campiotti, nel suo