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Riavviata l’edificazione del muro dell’Apartheid a
Qalqilya, per impossessarsi delle terre per gli insediamenti
International Solidarity Movement
Traduzione italiana
a cura di Dan Scott per
TerraSantaLibera.org
http://www.terrasantalibera.org/MuroQalqilya-ISM-it.htm

16 febbraio 2009
Nella regione
della West Bank (Cisgiordania) chiamata Qalqilya, le truppe israeliane
hanno iniziato la ricostruzione del muro dell’Apartheid impossessandosi
dei terreni dei villaggi di Ad Dab’a, Wadi ar Rasha, Ras at Tira, Arab
Alramodin e Arab Abofarda. I villaggi, precedentemente, erano
localizzati ad ovest del muro e le proteste tuttora in corso, le quali
non hanno interrotto i lavori, evidenziano il palese cambio di rotta
della costruzione. Le nuove pianificazioni, che sono attualmente in fase
di realizzazione, infatti, posizioneranno i villaggi nella parte est del
muro.
Il 15 settembre
2005, l'Alta Corte di giustizia ha stabilito che l’esercito israeliano
deve reindirizzare il muro riposizionando questi cinque villaggi nei
territori palestinesi della West Bank. Tuttavia, il 31 luglio 2007,
l'Alta
Corte ha rivisto
la sua decisione esigendo la restituzione di solo tre villaggi nella
parte palestinese del muro, lasciando i villaggi di Arab Alramodin e
Arab Abofarda nel lato ovest del muro. Questi paesi sono molto vicini
agli
insediamenti di
Alfe Menashe e occupano terre fortemente volute da Israele per
l'espansione illegale degli insediamenti. Le autorità israeliane stanno
facendo pressione per l’evacuazione della popolazione da quelli villaggi
e per il loro rimpatrio nel resto della Cisgiordania.
Il nuovo muro sarà
costruito in modo tale da separare i tre villaggi di Ras al Tira, Wadi
ar Rasha e Ad Dab'a dai loro terreni agricoli. I villaggi stessi
torneranno nella parte palestinese, mentre i loro campi d'ulivi e i
terreni
agricoli
rimarranno nella parte israeliana. Dato che la maggior parte della gente
di questi paesi sono agricoltori, essi saranno privati dei loro mezzi
di sussistenza. La nuova costruzione provocherà anche enormi danni alla
terra
visto che un
corridoio di circa 70 metri di larghezza per cinque chilometri di
lunghezza verrà scavato e spianato, con il conseguente sradicamento di
alberi e vegetazione.
Il nuovo
itinerario proposto dai militari israeliani offrirà agli abitanti del
villaggio la scelta di lasciare la vecchia direzione del muro, che
effettivamente inglobava tutti e cinque i paesi a Israele, per
sceglierne una
nuova che prevede
la restituzione di tre villaggi nel lato palestinese del muro, ma con
l’annessione dei terreni ad Israele per l’espansione degli insediamenti.
I rappresentanti dei villaggi hanno rifiutato di accettare
entrambe le
opzioni, affermando che l'unico rimedio accettabile è il
riposizionamento da parte di Israele del suo muro di Apartheid ai
confini di “linea verde”, riconosciuti internazionalmente.
Riunioni sono
attualmente in corso tra i rappresentanti dei cinque villaggi colpiti
con la pianificazione della resistenza alla nuova costruzione,
utilizzando metodi non violenti. Essi hanno affermato di essere pronti a
protestare ogni
giorno per impedire la costruzione del nuovo tracciato del muro.
Gli abitanti dei
villaggi si sono incontrati con i rappresentanti legali Domenica, 15
febbraio. L'amministrazione dell'esercito israeliano ha accordato il
rinvio di una settimana, prima di procedere con la costruzione, dando il
tempo agli
avvocati che rappresentano i villaggi di preparare la discussione finale
del loro ricorso.
Sembra che
l'accordo dell’Amministrazione israeliana riguardante la concessione di
una settimana di ritardo per i ricorsi sia stata, nel migliore dei casi,
un gesto simbolico con un risultato già predeterminato. Nel peggiore
dei casi, invece,
sembra che le autorità israeliane non abbiano intenzione di onorare la
loro promessa pianificando l’immediato inizio del lavoro di
smantellamento. I rappresentanti dei villaggi, hanno chiesto una
presenza internazionale nei loro villaggi per monitorare quest’ultima
attività illegale del governo israeliano. Gli abitanti dei villaggi
hanno espresso le loro speranze che gli attivisti internazionali e i
mass media li assisteranno nella loro lotta e contribuiranno a portare
il loro caso all'attenzione del mondo.
Martedì 17
febbraio, i rappresentanti di Ras al Tira, Al Dab'a, e Wadi Al Rasha si
sono riuniti per discutere le opzioni presentate dai militari
israeliani. Gli abitanti dei villaggi concordano con la proposta di
restituzione dei loro tre paesi con una superficie di 3500 dunums nella
parte palestinese del muro, ma anche la domanda di rimpatrio dei
restanti 2500 dunums di terreni che appartengono ai villaggi. Mentre la
riunione era in corso, l’esercito israeliano ha iniziato a muovere i
bulldozer e altre attrezzature pesanti in Wadi Al Rasha.
Capicantiere e
muratori israeliani hanno già iniziato a tracciare il percorso del nuovo
muro. Sembra inoltre che sia iniziata una campagna di intimidazione, con
la polizia israeliana che molesta i proprietari aziendali accusandoli di
furto di macchinari dai vicini insediamenti. Gli insensati arresti, e
le conseguenti cauzioni richieste, sembrano orientati ad intimidire gli
abitanti del villaggio, nella speranza di impedire l’organizzazione di
una resistenza ai piani della soluzione definitiva che Israele vuole
imporre alla controversa questione.
La polizia
israeliana accusa la popolazione dei villaggi per il furto di
attrezzature in Ras at Tira:
L'8 febbraio 2009,
verso le 8 di sera, il proprietario di un negozio nel piccolo villaggio
di Ras al Tira è stato arrestato dalla polizia israeliana, che lo
accusava di aver rubato i generatori di energia elettrica che
utilizzava per
produrre energia al suo negozio. Il proprietario afferma che uno dei
suoi generatori era stato acquistato cinque anni prima,mentre gli altri
quindici anni fa.
Il veicolo della
polizia era scortato da sei soldati in una jeep militare. Il negoziante
e i suoi generatori sono stati portati ad una vicina stazione di polizia
e trattenuti fino all’una del mattino. Alla stazione di polizia, l'uomo
è stato
interrogato e apparentemente accusato di furto di generatori. Egli è
stato rilasciato dietro pagamento di una cauzione di 2.400 shekel. I
generatori sono rimasti sotto la custodia della polizia giudiziaria in
attesa della
prossima data
dell’udienza della corte, nel mese di aprile.
Sabato, 14
febbraio, la polizia israeliana si è presentata di fronte al
proprietario di un trattore retroescavatore con l'accusa che il trattore
fosse stato rubato ed ha imposto che il proprietario e il suo trattore
fossero
trasportati ad un
insediamento israeliano per un'indagine. Il proprietario del trattore ha
chiesto alla polizia di fare la loro inchiesta senza rimuovere il
trattore, in quanto tutte le informazioni erano facilmente disponibili
alla
polizia, con il
semplice controllo della macchina nella sua attuale ubicazione.
Link originale in lingua inglese :
www.palsolidarity.org/2009/02/5440
Traduzione italiana
a cura di Dan Scott per
TerraSantaLibera.org
Link a questa pagina in italiano :
http://www.terrasantalibera.org/MuroQalqilya-ISM-it.htm
Link a questa pagina in inglese :
http://www.holylandfree.org/MuroQalqilya-ISM-en.htm
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