Anno IV,  Comunicato n. 39, del 21 febbraio 2009

 

QUESTA Redazione, pur non condividendo sempre e necessariamente tutto quel che dichiarano gli autori dei testi pubblicati, reputa che essi siano comunque UTILE fonte di informazione, testimonianza e riflessione per molti.

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Riavviata l’edificazione del muro dell’Apartheid a Qalqilya, per impossessarsi delle terre per gli insediamenti

 

International Solidarity Movement

Traduzione italiana a cura di Dan Scott per TerraSantaLibera.org

http://www.terrasantalibera.org/MuroQalqilya-ISM-it.htm

 

 

 

16 febbraio 2009

 

Nella regione della West Bank (Cisgiordania) chiamata Qalqilya, le truppe israeliane hanno iniziato la ricostruzione del muro dell’Apartheid impossessandosi dei terreni dei villaggi di Ad Dab’a, Wadi ar Rasha, Ras at Tira, Arab Alramodin e Arab Abofarda. I villaggi, precedentemente, erano localizzati ad ovest del muro e le proteste tuttora in corso, le quali non hanno interrotto i lavori, evidenziano il palese cambio di rotta della costruzione. Le nuove pianificazioni, che sono attualmente in fase di realizzazione, infatti, posizioneranno i villaggi nella parte est del muro.

 

Il 15 settembre 2005, l'Alta Corte di giustizia ha stabilito che l’esercito israeliano deve reindirizzare il muro riposizionando questi cinque villaggi nei territori palestinesi della West Bank. Tuttavia, il 31 luglio 2007, l'Alta

Corte ha rivisto la sua decisione esigendo la restituzione di solo tre villaggi nella parte palestinese del muro, lasciando i villaggi di Arab Alramodin e Arab Abofarda nel lato ovest del muro. Questi paesi sono molto vicini agli

insediamenti di Alfe Menashe e occupano terre fortemente volute da Israele per l'espansione illegale degli insediamenti. Le autorità israeliane stanno facendo pressione per l’evacuazione della popolazione da quelli villaggi e per il loro rimpatrio nel resto della Cisgiordania.

 

Il nuovo muro sarà costruito in modo tale da separare i tre villaggi di Ras al Tira, Wadi ar Rasha e Ad Dab'a dai loro terreni agricoli. I villaggi stessi torneranno nella parte palestinese, mentre i loro campi d'ulivi e i terreni

agricoli rimarranno nella parte israeliana. Dato che la maggior parte della gente di questi paesi sono  agricoltori, essi saranno privati dei loro mezzi di sussistenza. La nuova costruzione provocherà anche enormi danni alla terra

visto che un corridoio di circa 70 metri di larghezza per cinque chilometri di lunghezza verrà scavato e spianato, con il conseguente  sradicamento di alberi e vegetazione.

 

Il nuovo itinerario proposto dai militari israeliani offrirà agli abitanti del villaggio la scelta di lasciare la vecchia direzione del muro, che effettivamente inglobava tutti e cinque i paesi a Israele, per sceglierne una

nuova che prevede la restituzione di  tre villaggi nel lato palestinese del muro, ma con l’annessione dei terreni ad Israele per l’espansione degli insediamenti. I rappresentanti dei villaggi hanno rifiutato di accettare

entrambe le opzioni, affermando che l'unico rimedio accettabile è il riposizionamento da parte di Israele del suo muro di Apartheid ai confini di “linea verde”,  riconosciuti internazionalmente. 

 

Riunioni sono attualmente in corso tra i rappresentanti dei cinque villaggi colpiti con la pianificazione della resistenza alla nuova costruzione, utilizzando metodi non violenti. Essi hanno affermato di essere pronti a

protestare ogni giorno per impedire la costruzione del nuovo tracciato del muro.

 

Gli abitanti dei villaggi si sono incontrati con i rappresentanti legali Domenica, 15 febbraio. L'amministrazione dell'esercito israeliano ha accordato il rinvio di una settimana, prima di procedere con la costruzione, dando il

tempo agli avvocati che rappresentano i villaggi di preparare la discussione finale del loro ricorso.

 

Sembra che l'accordo dell’Amministrazione israeliana riguardante la concessione di una settimana di ritardo per i ricorsi sia stata, nel migliore dei casi, un gesto simbolico con un risultato già predeterminato. Nel peggiore

dei casi, invece, sembra che le autorità israeliane non abbiano intenzione di onorare la loro promessa pianificando l’immediato inizio del lavoro di smantellamento. I rappresentanti dei villaggi, hanno chiesto una presenza internazionale nei loro villaggi per monitorare quest’ultima attività illegale del governo israeliano. Gli abitanti dei villaggi hanno espresso le loro speranze che gli attivisti internazionali e i mass media li  assisteranno nella loro lotta e contribuiranno a portare il loro caso all'attenzione del mondo.

 

Martedì 17 febbraio, i rappresentanti di Ras al Tira, Al Dab'a, e Wadi Al Rasha si sono riuniti per discutere le opzioni presentate dai militari israeliani. Gli abitanti dei villaggi concordano con la proposta di restituzione dei loro tre paesi con una superficie di 3500 dunums nella parte palestinese del muro, ma anche la domanda di rimpatrio dei restanti 2500 dunums di terreni che appartengono ai villaggi. Mentre la riunione era in corso,  l’esercito israeliano ha iniziato a muovere i bulldozer e altre attrezzature pesanti in Wadi Al Rasha.

 

Capicantiere e muratori israeliani hanno già iniziato a tracciare il percorso del nuovo muro. Sembra inoltre che sia iniziata una campagna di intimidazione, con la polizia israeliana che molesta i proprietari aziendali accusandoli di furto di  macchinari dai vicini insediamenti. Gli insensati arresti, e le conseguenti cauzioni richieste, sembrano orientati ad intimidire gli abitanti del villaggio, nella speranza di impedire l’organizzazione di una resistenza ai piani della soluzione definitiva che Israele vuole imporre alla controversa questione.

 

La polizia israeliana accusa la popolazione dei villaggi per il furto di attrezzature in Ras at Tira:

 

L'8 febbraio 2009, verso le 8 di sera, il proprietario di un negozio nel piccolo villaggio di Ras al Tira è stato arrestato dalla polizia israeliana, che lo accusava di aver rubato i generatori di energia elettrica che 

utilizzava per produrre energia al suo negozio. Il proprietario afferma che uno dei suoi generatori era stato acquistato cinque anni prima,mentre gli altri quindici anni fa.

 

Il veicolo della polizia era scortato da sei soldati in una jeep militare. Il negoziante e i suoi generatori sono stati portati ad una vicina stazione di polizia e trattenuti fino all’una del mattino. Alla stazione di polizia, l'uomo

è stato interrogato e apparentemente accusato di furto di generatori. Egli è stato rilasciato dietro pagamento di una cauzione di 2.400 shekel. I generatori sono rimasti sotto la custodia della polizia giudiziaria in attesa della

prossima data dell’udienza della corte, nel mese di aprile.

 

Sabato, 14 febbraio, la polizia israeliana si è presentata di fronte al proprietario di un trattore retroescavatore con l'accusa che il trattore fosse stato rubato ed ha imposto che il proprietario e il suo trattore fossero

trasportati ad un insediamento israeliano per un'indagine. Il proprietario del trattore ha chiesto alla polizia di fare la loro inchiesta senza rimuovere il trattore, in quanto tutte le informazioni erano facilmente disponibili alla

polizia,  con il semplice controllo della macchina nella sua attuale ubicazione.

 

 

Link originale in lingua inglese : www.palsolidarity.org/2009/02/5440

 

Traduzione italiana a cura di Dan Scott per TerraSantaLibera.org

 

Link a questa pagina in italiano : http://www.terrasantalibera.org/MuroQalqilya-ISM-it.htm

 

Link a questa pagina in inglese : http://www.holylandfree.org/MuroQalqilya-ISM-en.htm

 

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