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IL MOSSAD IMPLICATO NELL’ATTACCO TERRORISTICO A MUMBAI
Testo originale inglese di
asiaobserver.com
Traduzione
a cura di Dan Scott
per
www.TerraSantaLibera.org

Trentacinque anni fa, nel settembre 1968, quando fu fondato il
Dipartimento di Ricerca e Analisi, con Rameshwar Nath Kao alla
sua guida, l’allora primo ministro, Indira Gandhi, chiese di
curare le relazioni con il Mossad Israeliano. Credeva che le
relazioni tra le due agenzie di intelligence fossero
necessarie per monitorare sviluppi che avrebbero potuto
minacciare l'India e Israele.
Da efficiente spymaster quale era, Kao istituì un rapporto
clandestino con il Mossad. Negli anni ‘50, Nuova Delhi
consentì a Tel Aviv di istituire un consolato a Mumbai. Ma
relazioni a pieno titolo diplomatiche con Israele furono
scoraggiate perché l'India sosteneva la causa palestinese;
avendo un ambasciata israeliana a Nuova Delhi, vari governi
credettero che si sarebbe potuta verificare una rottura delle
sue relazioni con il mondo arabo.
Fu allora che avvenne il collegamento con il Mossad.
Tra le minacce, le due agenzie di intelligence individuarono
rapporti i militari tra il Pakistan, la Cina e la Corea del
Nord, soprattutto dopo che l'allora ministro degli esteri del
Pakistan Zulfiqar Ali Bhutto visitò Pyongyang nel 1971, per
istituire un rapporto militare con la Corea del Nord.
Oltretutto, Israele era preoccupato per le notizie che
funzionari dell'esercito pakistano stavano addestrando libici
e iraniani all’uso di attrezzature militari di fabbricazione
cinese e nord-coreana.
Le relazioni col RAW-Mossad rimasero segrete finchè Morarji
Desai divenne primo ministro nel 1977.
Funzionari del RAW-Mossad lo avvisarono in merito al progetto
del regime di Zia-ul Haq di acquisire capacità nucleari.
Mentre l’assistenza francese al Pakistan, per un impianto di
ritrattamento del plutonio, era nota, l'impianto di
arricchimento di uranio a Kahuta rimase un segreto.
Dopo che i francesi smisero di aiutare Islamabad, sotto la
pressione dell’amministrazione Carter, il Pakistan rimase
determinato a mantenere l’impianto di Kahuta un segreto.
Islamabad non voleva che Washington impedisse la sua
committenza.
Agenti del Mossad rimasero sconvolti quando Desai chiamò Zia e
disse al dittatore pakistano: “Generale, io so cosa stai
mettendo in piedi a Kahuta. Il RAW-Mossad mi ha dato tutti i
dettagli”.
Le indiscrezioni del Primo Ministro indiano rischiarono di
esporre le fonti del RAW-Mossad.
Le
infelici rivelazioni vennero fuori nello stesso momento in cui
il Gen. Moshe Dayan, eroe della guerra arabo-israeliana del
1967, era segretamente in visita a Kathmandu per un incontro
con
rappresentanti del Distretto indiano.
Islamabad credette che la visita di Dayan fosse connessa ad
un'operazione congiunta tra le agenzie di intelligence
israeliane e indiane per porre fine al programma nucleare del
Pakistan.

In apprensione circa un attacco aereo indo-israeliano su
Kahuta, missili terra-aria furono posizionati attorno alla
impianto di arricchimento di uranio. Questi timori crebbero
dopo il bombardamento israeliano al reattore nucleare iracheno
di Osirak nel 1981.
Zia decise che Islamabad dovesse rassicurare Israele in quanto
non aveva nulla da temere dai piani nucleari del Pakistan.
Intermediari - americani vicino a Israele - stabilirono i
contatti iniziali fra Islamabad e Tel Aviv.
Israele era fiduciosa che gli Stati Uniti non avrebbero
consentito alla capacità nucleare pachistana di minacciare
Israele. Questo è il motivo per cui gli esperti israeliani non
menzionano minacce provenienti dal Pakistan quando si
riferiscono alla necessità di attacchi preventivi contro i
regimi nucleari di Iraq, Iran e Libia.
All’inizio degli anni ‘80 gli Stati Uniti scoprirono il
progetto pachistano di Kahuta. Da allora il nord-ovest del
Pakistan fu terreno d’azione per gli attacchi dei mujahideen
contro le truppe sovietiche in Afghanistan e Zia non preoccupò
più gli Stati Uniti per i suoi progetti nucleari. Ma le
preoccupazioni pachistane riguardo a Israele persistevano,
quindi Zia decise di stabilire un rapporto clandestino tra gli
Intelligence Service e Mossad tramite funzionari dei due
servizi, distaccati presso le loro ambasciate a Washington,
DC.
L'ISI sapeva che il Mossad era interessato a informazioni
militari sui libici, siriani, giordani e Arabia Saudita.
Ufficiali dell'esercito pakistano furono spesso presi in seria
considerazione nel mondo arabo e ebbero accesso a informazioni
preziose, che l'ISI offriva al Mossad.
Quando giovani turisti israeliani iniziarono a visitare la
valle del Kashmir, nei primi anni novanta, il Pakistan
sospettò fossero ufficiali dell’esercito israeliano sotto
falso nome per aiutare le forze di sicurezza indiane nella
lotta al terrorismo. La propaganda dell’ISI ispirò una serie
di attacchi terroristici contro gli ignari turisti israeliani.
Uno venne ucciso e un altro rapito.
I musulmani della Diaspora del Kashmir negli Stati Uniti
temevano che gli attentati potessero rendere ostile
l'influente comunità ebraica che, essi sentivano, avrebbe
potuto influenzare il governo degli Stati Uniti per opporlo
alle organizzazioni che inneggiavano all'indipendenza del
Kashmir. Poco dopo, presumibilmente sotto pressione, i
terroristi rilasciarono l'israeliano rapito. Durante i
negoziati per la sua liberazione, i funzionari del governo
israeliano, compresi importanti ufficiali operativi
dell’intelligence, arrivarono a Delhi.
La conseguente interazione con i funzionari indiani portarono
all’istituzione di relazioni a livello diplomatico con Israele
nel 1992. La decisione fu presa dal Primo ministro del
Congresso - PV Narasimha Rao - il cui governo inoltre iniziò a
far pressione sulla lobby ebraica americana per ottenere il
sostegno degli Stati Uniti nel dichiarare il Pakistan uno
sponsor del terrorismo. L'attività di lobbying ottennero
alcuni risultati.
Il Dipartimento di Stato americano mise il Pakistan in una
“lista d’osservazione” per sei mesi nel 1993.
L'amministrazione Clinton “persuase” l’allora primo ministro
del Pakistan Nawaz Sharif a congedare il tenente generale
Javed Nasir, allora direttore generale della ISI. Gli
americani erano furiosi che l'ISI avesse rifiutato di
collaborare nelle trattative con la CIA, che voleva acquistare
missili Stinger non utilizzati dai Mujahideen afghani, allora
al potere a Kabul.

Dopo il ritorno al potere, verso la fine del 1993, Benazir
Bhutto intensifico’ il collegamento tra ISI e Mossad. Anche
lei iniziò a curare i rapporti con la lobby ebraica americana.
Si dice che Benazir avesse avuto un incontro segreto a New
York con un alto emissario israeliano, che volò negli Stati
Uniti durante la sua visita a Washington nel 1995 per colloqui
con Clinton.
Da quando divenne il Direttore Generale delle Operazioni
Militari della Bhutto, Pervez Musharraf fu un appassionato
sostenitore per instaurare relazioni diplomatiche tra il
Pakistan e lo Stato di Israele.
I nuovi accordi per la difesa tra l'India e Israele – per cui
lo stato ebraico è diventato per l’India il secondo maggiore
venditore di armi, dopo la Russia – infastidiscono
infinitamente Musharraf. Come un'altro dittatore militare
prima di lui, il presidente del Pakistan si preoccupò che il
timore che i terroristi acquisissero il controllo
dell’arsenale nucleare di Islamabad, portasse Israele a un
preventivo attacco contro il suo paese.
Musharraf è il primo leader pakistano a parlare pubblicamente
circa le relazioni diplomatiche con Israele. Il suo corpo di
pragmatici comandanti, pur condividendo la sua opinione che le
relazioni della Difesa indiana con Israele devono essere
contrastate, è improbabile che si oppongano a tale passo. I
generali diffidano di contraccolpi popolari. Riconoscere
Israele ed istituire un’ambasciata israeliana a Islamabad
sarebbe inaccettabile per il crescente potere dei mullah, che
vedono gli Stati Uniti, Israele e India, come i nemici del
Pakistan e dell'Islam.

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a cura di Dan Scott per
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