"Notizie dalla Terra Santa"


 

Anno III,  Comunicato n. 89 , del 30 NOVEMBRE  2008

IL MOSSAD IMPLICATO NELL’ATTACCO TERRORISTICO A MUMBAI

Testo originale inglese di  asiaobserver.com

Traduzione a cura di Dan Scott per www.TerraSantaLibera.org 

 

 

Trentacinque anni fa, nel settembre 1968, quando fu fondato il Dipartimento di Ricerca e Analisi, con Rameshwar Nath Kao alla sua guida, l’allora primo ministro, Indira Gandhi, chiese di curare le relazioni con il Mossad Israeliano. Credeva che le relazioni tra le due agenzie di intelligence fossero necessarie per monitorare sviluppi che avrebbero potuto minacciare l'India e Israele.

Da efficiente spymaster quale era, Kao istituì un rapporto clandestino con il Mossad. Negli anni ‘50, Nuova Delhi consentì a Tel Aviv di istituire un consolato a Mumbai. Ma relazioni a pieno titolo diplomatiche con Israele furono scoraggiate perché l'India sosteneva la causa palestinese; avendo un ambasciata israeliana a Nuova Delhi, vari governi credettero che si sarebbe potuta verificare una rottura delle sue relazioni con il mondo arabo.
Fu allora che avvenne il collegamento con il Mossad.

Tra le minacce, le due agenzie di intelligence individuarono rapporti i militari tra il Pakistan, la Cina e la Corea del Nord, soprattutto dopo che l'allora ministro degli esteri del Pakistan Zulfiqar Ali Bhutto visitò Pyongyang nel 1971, per istituire un rapporto militare con la Corea del Nord.

Oltretutto, Israele era preoccupato per le notizie che funzionari dell'esercito pakistano stavano addestrando  libici e iraniani all’uso di attrezzature militari di fabbricazione cinese e nord-coreana.

Le relazioni col RAW-Mossad rimasero segrete finchè Morarji Desai divenne primo ministro nel 1977.

Funzionari  del RAW-Mossad lo avvisarono in merito al progetto del regime di Zia-ul Haq di acquisire capacità nucleari.

Mentre l’assistenza francese al Pakistan, per un impianto di ritrattamento del plutonio, era nota, l'impianto di arricchimento di uranio a Kahuta rimase un segreto.

Dopo che i francesi smisero di aiutare Islamabad, sotto la pressione dell’amministrazione Carter, il Pakistan rimase determinato a mantenere l’impianto di Kahuta un segreto.

Islamabad non voleva che Washington impedisse la sua committenza.
Agenti del Mossad rimasero sconvolti quando Desai chiamò Zia e disse al dittatore pakistano: “Generale, io so cosa stai mettendo in piedi a Kahuta. Il RAW-Mossad mi ha dato tutti i dettagli”.

Le indiscrezioni del Primo Ministro indiano rischiarono di esporre le fonti del RAW-Mossad.

Le infelici rivelazioni vennero fuori nello stesso momento in cui il Gen. Moshe Dayan, eroe della guerra arabo-israeliana del 1967, era segretamente in visita a Kathmandu per un incontro con rappresentanti del Distretto indiano.

Islamabad credette che la visita di Dayan fosse connessa ad un'operazione congiunta tra le agenzie di intelligence israeliane e indiane per porre fine al programma nucleare del Pakistan.


In apprensione circa un attacco aereo indo-israeliano  su Kahuta, missili terra-aria furono posizionati attorno alla impianto di arricchimento di uranio. Questi timori crebbero dopo il bombardamento israeliano al reattore nucleare iracheno di Osirak nel 1981.
Zia decise che Islamabad dovesse rassicurare Israele in quanto non aveva nulla da temere dai piani nucleari del Pakistan.

Intermediari - americani vicino a Israele - stabilirono i contatti iniziali fra Islamabad e Tel Aviv.

Israele era fiduciosa che  gli Stati Uniti non avrebbero consentito alla capacità nucleare pachistana di minacciare Israele. Questo è il motivo per cui gli esperti israeliani non menzionano  minacce provenienti dal  Pakistan quando si riferiscono alla necessità di attacchi preventivi contro i regimi nucleari di Iraq, Iran e Libia.

All’inizio degli anni ‘80 gli Stati Uniti scoprirono il progetto pachistano di Kahuta. Da allora il nord-ovest del Pakistan fu terreno d’azione per gli attacchi dei mujahideen contro le truppe sovietiche in Afghanistan e Zia non preoccupò più gli Stati Uniti per i suoi progetti nucleari. Ma le preoccupazioni pachistane riguardo a Israele persistevano, quindi Zia decise di stabilire un rapporto clandestino tra gli Intelligence Service e Mossad tramite funzionari dei due servizi, distaccati presso le loro ambasciate a Washington, DC.

L'ISI sapeva che il Mossad era interessato a informazioni militari sui libici, siriani, giordani e Arabia Saudita. Ufficiali dell'esercito pakistano furono spesso presi in seria considerazione nel mondo arabo e ebbero accesso a informazioni preziose, che l'ISI offriva al Mossad.
Quando giovani turisti israeliani iniziarono a visitare la valle del Kashmir, nei primi anni novanta, il Pakistan sospettò fossero ufficiali dell’esercito israeliano sotto falso nome per aiutare le forze di sicurezza indiane nella lotta al terrorismo. La propaganda dell’ISI ispirò una serie di attacchi terroristici contro gli ignari turisti israeliani. Uno venne ucciso e un altro rapito.

I musulmani della Diaspora del Kashmir negli Stati Uniti temevano che gli attentati potessero rendere ostile l'influente comunità ebraica che, essi sentivano, avrebbe potuto influenzare il governo degli Stati Uniti per opporlo alle organizzazioni che inneggiavano all'indipendenza del Kashmir. Poco dopo, presumibilmente sotto pressione, i terroristi rilasciarono l'israeliano rapito. Durante i negoziati per la sua liberazione, i funzionari del governo israeliano, compresi importanti ufficiali operativi dell’intelligence, arrivarono a Delhi.
La conseguente interazione con i funzionari indiani portarono all’istituzione di relazioni a livello diplomatico con Israele nel 1992. La decisione fu presa dal Primo ministro del Congresso - PV Narasimha Rao - il cui governo inoltre iniziò a far pressione sulla lobby ebraica americana per ottenere il sostegno degli Stati Uniti nel dichiarare il Pakistan uno sponsor del terrorismo. L'attività di lobbying ottennero alcuni risultati.

Il Dipartimento di Stato americano mise il Pakistan in una “lista d’osservazione” per sei mesi nel 1993. L'amministrazione Clinton “persuase” l’allora primo ministro del Pakistan Nawaz Sharif a congedare il tenente generale Javed Nasir, allora direttore generale della ISI. Gli americani erano furiosi che l'ISI avesse rifiutato di collaborare nelle trattative con la CIA, che voleva acquistare missili Stinger non utilizzati dai Mujahideen afghani, allora al potere a Kabul.


Dopo il ritorno al potere, verso la fine del 1993, Benazir Bhutto intensifico’ il collegamento tra ISI e Mossad. Anche lei iniziò a curare i rapporti con la lobby ebraica americana. Si dice che Benazir avesse avuto un incontro segreto a New York con un alto emissario israeliano, che volò negli Stati Uniti durante la sua visita a Washington nel 1995 per colloqui con Clinton.
Da quando divenne il Direttore Generale delle Operazioni Militari della  Bhutto, Pervez Musharraf fu un appassionato sostenitore per instaurare relazioni diplomatiche tra il Pakistan e lo Stato di Israele.


I nuovi accordi per la difesa tra l'India e Israele – per cui lo stato ebraico è diventato per l’India il secondo maggiore venditore di armi, dopo la Russia – infastidiscono infinitamente Musharraf. Come un'altro dittatore militare prima di lui, il presidente del Pakistan si preoccupò che il timore che i terroristi acquisissero il controllo dell’arsenale nucleare di Islamabad, portasse Israele a un preventivo attacco contro il suo paese.


Musharraf è il primo leader pakistano a parlare pubblicamente circa le relazioni diplomatiche con Israele. Il suo corpo di pragmatici comandanti, pur condividendo la sua opinione che le relazioni della Difesa indiana con Israele devono essere contrastate, è improbabile che si oppongano a tale passo. I generali diffidano di contraccolpi popolari. Riconoscere Israele ed istituire un’ambasciata israeliana a Islamabad sarebbe inaccettabile per il crescente potere dei mullah, che vedono gli Stati Uniti, Israele e India, come i nemici del Pakistan e dell'Islam.

 


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Traduzione a cura di Dan Scott per www.TerraSantaLibera.org

 


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