Come
«Informazione Corretta» e altri media presentano
Israele, il Medio Oriente e la Palestina nelle analisi e
nelle notizie di:
Allam -
Battista -
Bordin -
Buffa -
Colombo -
Diaconale -
Fait
-
Ferrara -
Frattini -
Israel -
Livni -
Loewenthal -
Morris -
Nirenstein -
Ostellino -
Ottolenghi -
Pacifici -
Pagliara -
Panella –
Pezzana -
Polito -
Prister -
Santus -
Volli
Cosa si intende qui per Israel Lobby?
«Una coalizione informale di individui e gruppi che cerca di influenzare la politica estera americana in modo che Israele ne tragga beneficio».
Ed in Italia come stanno le cose?
Stiamo cercando di scoprirlo!
«Esistono due distinti meccanismi che impediscono alla realtà del conflitto israelo-palestinese di essere giustamente divulgata, e sono i due bavagli con cui i leader israeliani, i loro rappresentanti diplomatici in tutto il mondo, i simpatizzanti d’Israele e la maggioranza dei politici, dei commentatori e degli intellettuali conservatori di norma zittiscono chiunque osi criticare pubblicamente le condotte dello Stato ebraico nei Territori Occupati, o altri aspetti controversi della storia e delle politiche di quel Paese. Il primo bavaglio è l’impiego a tutto campo dei gruppi di pressione ebraici, le cosiddette lobby, per dirottare e falsificare il dibattito politico sul Medioriente (negli USA in primo luogo); il secondo è l’accusa di antisemitismo che viene sempre lanciata, o meglio sbattuta in faccia ai critici d’Israele» (P. Barnard, Perché ci odiano, p. 206).
Come
«Informazione Corretta» e altri media denigrano quanti
criticano il sionismo, Israele, e gli Stati Uniti nelle
analisi e nelle notizie di:
Arbour -
Blondet -
Burg -
Caio -
Cardini -
De
Giovannangeli -
D’Orsi -
Facci -
Finkelstein -
Giorgio -
Morgantini -
Odifreddi -
Paci -
Pappe -
Romano -
Sabahi -
Sand -
Spinelli -
Stabile -
Storace -
Tizio -
Vattimo -
Ricerche correlate:
1. Monitoraggio di «Informazione Corretta»: Indice-sommario. – 2. Osservatorio sulle reazioni a Mearsheimer e Walt. – 3. La pulizia etnica della Palestina. – 4. Boicottaggio prossimo venturo: la nuova conferenza di Durban prevista per il gennaio 2009. – 5. Teoria e prassi del diritto all’ingerenza. – 6. Per una critica italiana a Daniel Pipes. – 7. Letteratura sionista: Sez. I. Nirenstein; II. Panella; III. Ottolenghi; IV. Allam; V. Venezia; VI. Gol; VII. Colombo; – 8. La leggenda dell’«Olocausto»: riapertura di un dibattito. – 9. Lettere a “La Stampa” su «Olocausto» e «negazionismo» a seguito di un articolo diffamatorio. – 10. Jürgen Graf: Il gigante dai piedi di argilla. – 11. Carlo Mattogno: Raul Hilberg e i «centri di sterminio» nazionalsocialisti. Fonti e metodologia. – 12. Analisi critica della manifestazione indetta dal «Riformista». – 13. Controappello per una pace vera in Medio Oriente. –
IL BUCO DEL
LEONE
Oramai
da più di un anno sto conducendo un “monitoraggio” di una
testata online dal curioso e autoreferenziale “Informazione
Corretta”, che per assenza di spirito critico è cosa che di
per
sè non meriterebbe la mia attenzione. In effetti, non
sapevo neppure della sua esistenza ed Angelo
Pezzana era per me solo il nome di un omosessuale che
qualche decennio fa teneva un'apposita rubrica per
omosessuali che mi capitava di ascoltare, senza essere io un
omosessuale. Ricordo la violenza degli attacchi con cui
Pezzana si scagliava ora contro questi o altri.
L’impressione era sgradevole allora e lo è ancora nel ruolo
che lo stesso
Pezzana riveste come padrone della strana ed
indefinibile cosa che si chiama «Informazione Corretta». Fui
costretto ad accorgermi di «Informazione Corretta» per gli
attacchi diffamatori che mi furono allora mossi. Nei casi in
cui ci si ritiene diffamati la reazione tipica è la querela.
Se come
Berlusconi avessi un apposito ufficio legale, avrei
potuto demandare la faccenda. Provai a protestare presso la
“Redazione”, ma ebbi subito la sensazione che costoro non
avevo nessuna
intezione di informare, correttamente o meno, ma si
trattava di una vera e propria centrale di propaganda
sionista, il cui scopo era ed è quello di colpire con ogni
mezzo possibile gli avversari individuati come tali.
Se vedono in me un “avversario”, vedono giusto. Non amo
Israele, non mi identifico Israele, non apprezzo libri folli
come “Viva Israele” di
Magdi
Allam o “Israele siamo noi” di donna
Fiammetta
Nirenstein e simili deliranti produzioni, ma non mi
riconosco in alcun modo nella patente di “antisemita”, “odiatore”,
“nazista” e simili che per il loro intento e contenuto
diffamatorio ben avrebbero meritato una querela, se avessi
creduto in questo mezzo di tutela. Ho invece inteso
esercitare il mio diritto di difesa, ponendo sotto
osservazione ciò che le persone che si nascondono dietro il
nome di «Informazione Corretta» fanno. Ne è venuto fuori e
ne viene ancora fuori uno spaccato sociale e politico
interessante, al quale il comune cittadino non presta
attenzione. La difficoltà è ora per me costituire nel
riunire in uno stesso contesto i risultati delle mie
osservazioni ed analisi critiche. Con il tempo ho imparato
ad osservare l'oggetto con il dovuto distacco e senza più
l'indignazione iniziale. I miei testi meno recenti saranno
purgati da ogni emotività residua e manterrò il proposito
della più rigorosa analisi scientifica.
Tutti i testi sono già uniti da
links ipertestuali. Si tratta di perfezionare i
collegamenti e rendere più agevole la lettura. La mia
ambizione è di produrre per l’Italia un testo analogo a
quello dei politologi
Mearsheimer e
Walt, pur non avendo i loro mezzi a disposizione. Mi
baso sulla lettura di libri recenti che posso comprare nella
libreria
Feltrinelli che ho
sottocasa e su informazioni quotidianamente attinte
dalle rete. In questo singolo articolo concentro la ricerca
su un singolo aspetto: la presenza lobbistica in Italia
dela “Israel
lobby”. Il termine è mutuato dai citati autori senza alcun
contenuto razzistico o antisemitica o altrimenti illegale.
Chi mi accusa di ciò (penso a G.), mi indichi pure i termini
che mi si consente di usare: cercherò di accontentarlo, come
già mi sono offerto con G. I miei intenti sono rigorosamente
scientifici. Dal considerevole archivio di «Informazione
Corretta» riunisco qui tutti gli elementi che con
oggettività consentono di individuare e definire nella sua
essenza e nel suo operato una vera e propria Lobby con
specifici interessi ed obiettivi, non sempre compatibile ed
utili alla politica interna ed estera dei cittadini
italiani.
Non considero Angelo
Pezzana l’Ebreo da demonizzare e non lo ritengo
rappresentativo dell’ebraismo italiano. È da me usato
semplicemente come una fonte di “informazione”, quale in
effetti egli pretende di essere, e con una “correttezza” che
nel più innocente dei casi è una burla grottesca. Mi è
particolarmente utile la lettura di
Avraham
Burg e di altri scrittori ebrei perché essi mi
rendono consapevole l'esistenza di una identità ebraica da
quella
olocaustica, che sembra prevalente. Senza farne il
nome, per proteggerlo, ho già espresso la mia solidarietà
privatamente e per iscritto ad un mio compagno di liceo,
ebreo, per nulla sulle posizioni sioniste di “Informazione
Corretta” e per questo pesantemente attaccato. Insomma,
prevedendo nuovi e facile attacchi rigetto al mittente ogni
strumentale e diffamatoria accusa di antisemitismo, “odio
razziale” e simili. Mi appello alla costituzione vigente ed
ai diritti in essa garantiti ad ogni cittadino che voglia
esprimere pubblicamente con ogni mezzo il suo pensiero ed
egualmente con ogni mezzo – anche con internet ed in
internet – intendo svolgere lavoro di ricerca scientifica e
di divulgazione dei risultati della propria ricerca.
Naturalmente, sono disponibile ad ogni civile confronto e
contraddittorio.
Sommario: 1.
La resa dei conti. – 2.
“Corretta” definizione del concetto di lobby: l’àmbito
geografico. – 3.
Pezzana contestato nella sua libreria. – 4.
L’amore secondo Angelo
Pezzana. – 5.
Guerra e pace: una riflessione. – 6.
Ammissione di lobbismo e proclamazione del diritto di
ingerenza. – 7.
Risposte angeliche ad ingenui lettori. – 8.
Chi è mentitore. – 9.
1.
La resa dei conti. Che tutta «Informazione Corretta» sia
un
volgarissimo e
faziosissimo servizio di propaganda all’estero del
governo israeliano o di non meglio individuati servizi e
gruppi di interesse e di pressione è cosa di agevole
comprensione, seguendo con regolarità l’apposita
Newsletter.
Nel commento redazionale di seguito riportato vi è però
un’esplicita ammissione da parte della cosiddetta «Redazione»,
composta da Angelo
Pezzana, ma poi Giorgio Israele, Federico
Steinhaus, Deborah
Fait,
Giorgia Greco, Luciano
Tas,
le sorelle
Prister da Dallas, come nell’ordine si possono leggere.
Si trova nello stesso archivio di «Informazione Corretta» la
polemica fra i “redattori” e
Piergiorgio
Odifreddi che in una riga definiva “parafascista”
la testata e con chiaro senso dell’ironia “collaborazionista”
un suo redattore, di cui non faccio il nome, considerandolo
“intrattabile”. Ciò che sorprende, ma si tratta probabilmente
di qualcosa voluto ad arte, è un ragionamento rudimentale del
seguente tipo: siccome io una volta, tanto tempo fa, sono
stato derubato ed ho denunciato il ladro, io a mia volta per
assioma non posso essere un ladro, anche se vengo colto in
flagranza di furto. Allo stesso modo ragionano i nostri
«Corretti Informatori» e tutto il servizio di propaganda che
viene da Israele: siccome noi siamo state le Vittime per
antonomasia e per riconoscimento unanime (o quasi), dunque noi
non possiamo essere autori attive di genocidio. Gaza non è
come e peggio di Auschwitz, ma un è paradiso terrestre e tutto
quello che facciamo ai palestinesi (a far data da quando nel
1948 li abbiamo sterminati e cacciati dai loro villaggi) è
cosa giusta, santa, buona: si meritano tutto quello che
facciamo loro. In questo contesto i nostri «Corretti
Informatori» pretendono di censurare ogni informazione che si
discosti dalle veline del ministero della propaganda
israeliana. Se qualcuno sgarra, presentano il conto e lasciano
intuire foschi progetti punitivi.
Informazione Corretta Informazione che informa
13.04.2008 Chi disinforma da Israele ?
E' ora di presentare il conto a questi signori[la fucilazione? Se quelli dell’ansa non sono “signori” chi firma questa oscena intimidazione cosa è? Come lo si deve chiamare? Per conto di chi presenta il conto? Per conto del popolo e dei cittadini italiani o per conto del governo israeliano e del mossad? Ce lo faccia sapere Pezzana, parlamentare italiano per un solo giorno ma…]
Testata: Informazione Corretta
Data: 13 aprile 2008
Pagina: 1
Autore: la redazione
Titolo: «Chi disinforma da Israele ?»
[disinforma chi? Se sono il destinatario dell’informazione censurata, reclamo il mio diritto di giudicarne. Di certo non ho nominato Pezzana come mio avvocato né mi risulta che IC sia un’associazione di consumatori o utenti dell’informazione. Se poi Pezzana dispone di sue speciali informazioni da Israele, se ne nutra spiritualmente e lasci agli altri il diritto di valutare criticamente le notizie che giungono da un luogo dove è in atto da tempo un vero e proprio genocidio]
Da quando è stata fondata nel 2001,
[già allora un intervistatore di Pezzana ebbe a notare che lo scopo del “servizio” era la lobbying sulla stampa italiana. Si noti la data: anno 2001.]
Informazione Corretta segue con attenzione quanto la nostra maggiore agenzia stampa, l'ANSA, diffonde da Israele. I nostri lettori
[chi sono costoro? Di certo non io che sono il più attento dei lettori! Probabilmente lo stesso gruppo redazionale che legge ciò che esso stesso scrive e che pretende di far credere ad altri ciò che loro vogliono. Si noti che «Informazione Corretta» non risponde MAI ai suoi “lettori”, mentre invita il suo manipolo o esercito di Lapidatori a scrivere “lettere di protesta” a tutti i giornali. Tra questi lettori vi era un certo Michelino Levi che pretendeva la radiazione dall'albro del giornalisti di Maurizio Blondet, per il solo fatto di scrivere articoli non “in linea” con le veline dei «Corretti Informatori» ovvero con quelle del ministero israeliano della propaganda. Per quanto abbiamo potuto documentare, anche personalmente, i cosiddetti “Lettori” invitati a “scrivere” alle redazioni dei giornali o alle direzioni di partiti, scuole, uffici di ogni genere, non si documentano adeguatamente neppure della questione di cui trattasi. Ricevono dai “Corretti Informatori” l'invito “a scrivere” e loro “scrivono”... Se questo non è “parafascismo” nel senso corrente del termine, invero improprio, cosa altro è? Trattasi rigorosamente di sionismo! Si dovrebbe smettere di usare impropriamente il termine di fascismo e di nazismo per sostituirlo con quello inconfutabile di “sionismo”, dandone ovviamente il giudizio di valore o disvalore che ognuno crede]
conoscono quanto ANSA disinformi,
[e se l'Ansa, la maggiore agenzia, disinforma, da chi dovrenno venire informati? Da Angelo Pezzana stesso e da zia Peppa che ha un negozio di parrucchiera a Gerusalemme? Una fonte di informazione è credibile o non credibile. Si gioca la sua reputazione e credibilità ogni giorno. Per fortuna esiste ancora un certo pluralismo. In realtà, ogni fatto che accade non può essere comunicato senza una sua interpretazione. La realtà del genocidio del popolo palestinese, nonché della natura coloniale e criminale del sionismo, è cosa che non può essere elusa neppure dagli stessi sostenitori di Israele: valga per tutti l'esempio dell’ebreo dall’identità ebraica non olocaustica, Avraham Burg, che ha riconosciuto dall'interno stesso dell'ebraismo la natura “nazista” del sionismo. Naturalmente, neppure Avraham Burg ha potuto sottrarsi agli apprezzamenti di quella boccuccia di rose che è tal Deborah Fait, redattrice eminente di «Informazione Corretta», una redattrice che dalla sua patria in Israele “tiene d’occhio” la nostra patria italiana, ormai svenduta ad Israele dal folgorato Gianfranco Fini.]
eppure, malgrado le innumerevoli proteste,
[proteste di che , di chi ed a chi? È oltre ogni limite di decenza e pudore questa pretesa di far assumere ad altri il “corretto” punto di vista di chi redige sempre commenti redazionali anonimi. Se questa non è azione di lobby, non saprei come altro chiamarla]
nulla cambia.
[E che dovrebbe cambiare? Già l'informazione è tutta sbilanciata in favore di israele e per servislimo all’amico di Israele Bush, “torturatore” in casa sua e propagandista dei diritti umani alla frontiere cinese, dove vorrebbe un altro Medio Oriente con un Tibet nelle veci di Israele. Se neppure in ristrette cerchie possiamo dirci la nostra vera verità. dovremo presto rinchiuderci nelle nostre case, certi che non vi siano delle microspie. È il mondo che la “redazione” di «Informazione Corretta» vorrebbe per tutti noi. Altro che Anni Trenta!]
ANSA è proprietà dei maggiori quotidiani italiani, ognuno ne possiede un pezzo, quindi ne sono, in parte, tutti responsabili.
[Bella questa! Si noti che è tipico di Angelo Pezzana, o del paravento «Informazione Corretta» l’indagine sulla “proprietà”, sui “soldi”: ed è qui che ama colpire. Non appartengo allo stesso strato sociale dei “Corretti Informatori”, ma ad un altro dove questo genere di considerazioni e manovre sono considerate “ignobili”. Possono bene adirarmi con l'operaio che in casa mia fa il suo lavoro con negligenza, ma è altra cosa rivolgermi al suo datore di lavoro perché venga licenziato e metta sul lastrico lui e la sua famiglia. Per dei sionisti che (leggi I. Pappe) hanno cacciato un intero popolo dai suoi villaggi e dalle casi - leggi Nabka –, si tratta di una bazzecola. Non “parafascismo”, ma “sionismo”: se Odifreddi avesse usato il secondo termine invece del primo, sarebbe stato più preciso, nessuno avrebbe potuto obiettarvi nulla, e magari i nostri «Corretti Informatori» si sarebbero sentiti lusingati a venir chiamati “sionisti”.]
Ne consegue che quando tutti sono colpevoli in realtà di colpevoli non ce n'è nessuno.
[Ecco qui un elemento essenziale della “religio holocaustica”: il mondo intero è “colpevole" verso non già le vittime che sono effettivamente morte durante la seconda guerra mondiale e che dovrebbero poter riposare in pace, ma verso la schiera eterna ed immortale dei “sopravvissuti” che su quei morti accampano diritti immensi. Cito qui il libro di un altro ebreo: Normal G. Finkelstein, che nella sua “Industria dell’Olocausto” ha pronunciato a voce alto che che tutti sappiamo, ma che non possiamo dire per la dittatura “olocaustica” che cuce le nostre bocche e manda in galera migliaia e migliaia di persone, storici di professione, che conoscono e documentano una diversa verità dei fatti. Evidentemente, il sublime Pezzana vorrebbe riservare ai redattori dell'Ansa lo stesso trattamento già inflitto ad Irving, che nelle prigioni austriache ha avuto modo di ravvedersi sulla “corretta” visione delle cose]
Questo per la proprietà. [Già, la proprietà! Il “danaro”] Ma in Israele c'è una redazione, con dei giornalisti
[eccolo il “sionismo” che punta all’intimidazione diretta delle persone: mo gli facciamo perdere il posto. Basta tirare fuori qualche “sopravvissuto” che canti la solita cantilena ed il gioco è fatto]
che, si suppone,
[basta supporre! Si noti che gli anonimi estensori dei corretti commenti, non firmano mai i loro pezzi e non sono mai singolarmente individuabili, ma si preoccupano a loro volta di individuare i singoli responsabile del lavoro di un'agenzia di stampa. Una nuova perla di autentica “correttazza” morale ed intellettuale]
sono gli autori dei pezzi che ANSA diffonde. Sull'ultimo numero "Bollettino" della Comunità ebraica di Milano c'è una breve intervista con Aldo Baquis,
[eccolo indivuato il bersaglio! Si badi bene che sarà certamente vero che la vittima designata, tal Aldo Baquis, è un «amico» di Israele. Solo che lo spirito fazioso dei nostri “Corretti Informatori” è tale da rendere insufficiente la misura dell’«amicizia» del disgraziato redattore Ansa. Mi viene qui da pensare al caso, di cui non ricordo bene la fonte, di quel vescovo che osò dire sommessamente agli ebrei olocaustici che in fondo non potevano pretendere di avere loro il monopolio del dolore: le reazioni furono tali da costringere il povero vescovo a fare pubblica ammenda. Questi, o signori, è il “sionismo”, al quale non sarebbe lecito opporsi, stando al nostro superrappresentativo Presidente, forse non amici di “tutti” gli Italiani]
che viene presentato quale " redattore Ansa in Israele". Non sappiamo di preciso se sia l'unico, può essere che ci siano altri giornalisti.
[Infame spirito delatorio e persecutorio, degno degli Anni Trenta: l'allusione è qui ad una mia corrispondenza privata con Daniele Capezzone, che parlava di Anni Trenta, evidentemente senza saperne abbastanza]
Ma lui c'è di sicuro. Allora ci sentiamo autorizzati a chiedergli perchè faccia parte di una redazione che da sempre diffonde spazzatura su Israele.
[Assicuro i “miei” Cinque Lettori che di spazzatura che eguaglia quella diffusa quotidianamente da Angelo Pezzana e Co. non ne esiste in tutto il ciberspazio. Ci vuole molta pazienza, abnegazione, spirito di sacrificio per occuparsene. Napoli però ci insegna che non si può lasciar accumulare la spazzatura nelle strade: ne andrebbe della nostra salute. Muniti di apposite mascherine, va raccolta e portata negli inceneritori: l'allusione non è ai forni crematori, ma proprio agli appositi insediamenti industriali per il trattamento della “spazzatura”, peraltro chiamata metaforicamente in causa dallo stesso Pezzana, che vede la “spazzatura” nei servizi ANSA e non vede il letame della sua «Informazione Corretta”]
Lo chiediamo al "Bollettino" che lo intervista come se fosse un giornalista "amico", lo chiediamo ai molti nostri lettori che vivono in Israele
[Eccola qui un’interessante ammissione: il pubblico dei Lettori non è italiano, ma sionsita ed israeliano, come il già citato Michelino Levi, cittadino di israele residente in New York. Lo zelo dei redattori di IC mi sembra compatibile con gli interessi di Israele che non con quelli dell'Italia. In fondo, l’ANSA è per noi italiana come l’Alitalia: se dobbiamo difendere il tricolore non possiamo lasciare che Pezzana insulti così ignobilmente la maggiore agenzia italiana di stampa, compevole di non essere sufficientemente “amica” e comprensiva verso la politica genocida di Israele]
e che quindi possono conoscerlo,
[un incarico agli agenti del Mossad, iscritti nella Mailinglist di IC. Chissà che qualche provvidenziale missile non caschi per errore tecnico proprio sulla macchina del disgraziato redattore dell'Ansa]
se non sia il caso di chiedergli il perchè del suo comportamento.
[Come se si potesse chiedere a Pezzana, a Giorgino ed altri il perché del loro comportamento: liberi loro di fare quel che gli aggrada, non liberi gli altri di fare altrettanto, nel pieno rispetto delle leggi e delle libertà costituzionali che dovrebbero venire egualmente garantite a tutti i cittadini “italiani” ad una sola nazionalità e fedeltà. Non credo che il “fascismo” sarebbe stato capace di arrivare a tanto: il sionismo a questo ed a ben altro.]
Vogliamo stanare questa redazione, metterla di fronte alle sue responsabilità.
[È mai possibile tanta arroganza ed ottusità al tempo stesso? La “IC Redazione” – Giorgino compreso – non solo sta attentando alla libertà di stampa garantita dalla costituzione, ma pretende di far credere che il tal Baquis, che potrebbe pure essere estraneo ai fatti a lui attribuiti, “supposti”, abbia commesso cose ignobili, esercitando la sua professione. Ad arroganza ed ottusità è da aggiungere la parola follia!]
Cari lettori, aspettiamo i vostri commenti.
[Quali lettori? Quali commenti? Il mio eccotelo servito? Ma dove te lo mando, dove vuoi che te lo metta? Manca la consueta email con la quale invitate a mandare “missile” alle redazioni dei vostri giornali. A qualcuno fra i miei Lettori cui è riuscito di scrivervi su abituali vostre “corrette” esternazioni, la vostra eletta risposta è stata: “Embè?”. Questo è il vostro livello intellettuali e morale. Con gli Eletti non si discute! Gli Eletti non devo render conto a nessuno dei loro comportamenti.]
IC redazione
Che il tono sia intimidatorio, a mio
avviso, non vi è dubbio. È un attentato alla libertà di
stampa di un oscuro redattore dell’Ansa. Notizie allarmanti
presentano un Berlusconi pronto ad emanare
leggi liberticide, per ingraziarsi le comunità ebraiche.
Staremo a vedere. Qui addirittura si pretende di colpire
l’informazione nel suo momento iniziale: la mera raccolta
delle notizie. Non resta che attingere le notizie
direttamente dal governo israeliano: siamo certi che i
«Corretti Informatori» non avranno nulla da obiettare. Ciò
che però lascia esterrefatti è l'arroganza con cui si
ritiene di poter sindacare altri nell'esercizio della sua
professione, che potrà piacere o meno, ma che corrisponde ad
un diritto costituzionalmente garantito. Considerato
l'ingresso in parlamento di taluni personaggi di sicura fede
sionista, abbiamo di che temere tutti noi restanti
cittadini. Si grida altrove al fascismo, ma non lo si vede
là dove invece si trova. Il “lupo” non sta da quella parte
dove si grida che sia, ma sta da quest’altra parte e veste
panni diversi da quelli del lupo vecchia maniera. Per
fortuna, la scarsa credibilità e la loro capacità di
suscitare ridicolo ed indignazione al tempo stesso pare
finora sufficiente protezione dai “resa dei conti” pretesa
nel documento sopra riportato.
2.
«Corretta» definizione del concetto di lobby: l’àmbito
geografico. – Fino a poco tempo fa vi poteva essere del
rischio ad usare l’espressione “lobby ebraica”. Il direttore
di una testata giornalistica online si è visto recapitare una
diffida in tal senso. Il contesto facilmente ricostruibile ed
enucleabile consentiva di dimostrare che nell'uso
dell’espressione non vi era nessun intento penalmente
censurabile ovvero discriminatorio e persecutorio. Avrebbe
potuto dirsi egualmente in mutato contesto: lobby calabrese,
siciliana, dei dentisti, dei farmacisti, e simili. Nel caso di
specie si trattava di un'iniziativa posta in essere da persone
ed organizzazione legate ad ambiente ebraici, o meglio
sionisti. Mi è ormai chiaro – dopo un anno di osservazione e
di letture – come siano concetti distinti quelli di “sionista”
e di “ebreo” e come all’interno del concetto di “ebreo” sia da
distinguere una componente religiosa-cultuale da altra di
carattere nazionale. Il libro (che aspetto di poter leggere in
un’edizione a me accessibile ha ormai chiarito ad un pubblico
più vasto che gli ebrei presenti in singoli paesi sono membri
di una religione e non di un popolo riconducibile alla mitica
Diaspora, che in realtà non è mai esistita. L’essere ebreo non
comporta poi necessariamente una identità “olocaustica”. Solo
da poco mi interesso di questa problematica e quindi giungo
tardi alla comprensione di concetti e distinzioni, che per
altri sono stati acquisiti molto prima. Come dice il
proverbio: meglio tardi che mai!
Forse per constatata impossibilità dell’accusa, pare si sia
giunti anche da parte sionista o ebraico-olocaustica a
consentire nella letteratura scientifica o nel linguaggio
abituale di avversari e critici l’uso dell’espressione “lobby
ebraica”. Io comunque uso qui e altrove l’espressione “Israel
lobby”, desumendola direttamente dal libro di Mearheimer e
Walt, di cui ho riprodotto la copertina. Il testo che segue è
firmato Angelo Pezzana ed appare sulla rivista “Shalom”,
diretta – se non erro – da altro componente la redazione di
«Informazione Corretta”, tal Angelo Tas. Siamo in famiglia. Ma
veniamo al testo pezzaniano: degno del personaggio per la sua
unilateralità. Mi riesce perfino faticoso iniziarne la
lettura. Ogni singola affermazione è ribaltabile. Segue un mio
commento per lettere alle parti del testo di Pezzana da me
egualmente diviso per lettere:
a) Gli amici di
Israele: chi sono? Quelli che vogliono il genocidio del popolo
palestinese? Lo dicano chiaramente e se ne assumano la
responsabilità. Io sono solidale con le vittime palestinesi e
non con i loro aggressori. I termini “ebreo” ed “Stato di
Israele” sono equivalenti ed intercambiabili? Si può essere
“amici degli ebrei non olocaustici” senza essere “Amici di
Israele” ovvero ci vuole un’apposita autorizzazione e
dichiarazione doc?
b)
Quanto alla favola di Israele “unica democrazia” di fronte a
regimi non democratici, ammesso e non concesso che le cose
stiano come dice Pezzana, un “democrazia” è al massimo una
forma di governo, non un titolo di santità. Era una
“democrazia” quella che ha sganciato le bombe atomiche su
Hiroshima e Nagasaki. La stessa che si è macchiata di
innumerevoli critiche, fra cui anche la “tortura”
pubblicamente ammessa da Bush e Condoleeza Rice in questi
giorni. Per non parlare del “genocidio” a opera di Israele,
“unica” democrazia in Medio Oriente: e meno male che è unica!
Se ve ne fossero altre, chissà a cosa avremmo ancora
assistito. Il riferimento al “fanatismo religioso” è insulsa
propaganda sionista. Intanto se proprio si vuol parlare di
fanatismo “religioso”, se ne trova probabilmente di più nella
stessa propgaganda sionista e della caratterizzazione
“ebraica” dello stato senza poi parlare delle follie
“cristiano sioniste”, pronte a giustificare il genocidio in
atto nella cieca, suspertiziosa e fanatica credenza nella
profezia della venuta del messia. Se questo non è “fanatismo
religioso”, Pezzana è un equimese. Ma è soprattutto improprio
il ricorso all'argomento del fanatismo relgioso, perché
politicamente si tratta di ben altro: un popolo, quello
palestinese, resiste al genocidio ed alla cacciata dai
villaggi in cui ha “sempre” abitato e vissuto, mentre gli
“ebrei” per “fanatismo religioso” pretendono di cacciarli e di
sterminarli sulla base dei loro antichi testi religiosi.
Insomma, ci vuole una bella faccia alla Pezzana che è
fanatismo religioso quello degli altri e non il proprio.
c)
Pezzana parla degli “amici” di Israele, persone coraggiose e
simili. Il suo testo non arriva a ignorare che Israele non ha
solo “amici”. E di costoro, che non sono palestinesi, ma nel
nostro caso cittadini italiani, il buon Pezzana che pensa di
farne? Di negar loro il diritto di avere ben altra opinione e
rappresentazione di Israele e della sua politica? A questi che
amici di Israele, ovvero del sionismo, la rappresentazione
delle cose è già abbastanza chiara e Pezzana non ha da
apportare nessuna chiarezza. Forse ha bisogno di fare
chiarezza nella sua testa.
d) I «Protocolli di
Sion» sono cose di cento anni fa, come scrive lo stesso
Pezzana. Sarebbe meglio stare all’oggi. Cento anni fa non
esisteva lo Stato ebraico, la conolizzazione sionista della
Palestina era appena agli inizi. Non ha senso risalire così
indietro nel tempo anche perché a voler fare della buona
filologia potrebbero venire fuori ben altre cose che ci
porterebbero lontano. Tirare fuori adesso i “Protocolli” è un
menar il can per l’aia rispetto alle responsabilità del
presente.
e) Per le liste di
proscrizione della Sapienza mi vado ora convincendo sempre più
che si tratti di una bufala magari fabbricata su misura. Le
“liste nere” sono una invenzione degli USA, imposta agli
stati vassali, ma suscettibile di ogni arbitro. Una volta
inventate se ne può facilmente fare uso in ogni occasione. Ho
scoperto che fra i nomi ve ne sono due di colleghi della mia
facoltà. Se siano ebrei, non lo so e non mi interessa neppure
saperlo. Quello che mi sembra di sapere è che la pretesa
“lista nera” era soltanto la fotocopia di quei docenti (su
5000 mila nella sola Sapienza) che hanno inteso esprimere la
loro solidarietà ad Israele contro i Colleghi inglesi che
avevano invece deciso di sabotare Israele per la riconosciuta
violazione dei “diritti umani” a danno dei palestinesi.
Essendo la materia delicata, non voglio aggiungere particolari
a me noti ed interni alla mia facoltà. Voglio però dire che
sono solidale con i colleghi inglesi e giudico del tutto
negativamente la firma apposta dai miei colleghi ad un
documento di cui ignorava l’esistenza fino alla creazione del
caso. Nessuna discriminazione e nessuna minaccia o molestia
che io sappia è stata recata alle persone della “lista nera”
che era già pubblica e voleva essere pubblica, cioè nota a
tutti gli altri, me compreso. Adesso che mi è noto confermo la
mia solidarietà ai colleghi inglesi e stigmatizzo la mancanza
di sensibilità dei miei colleghi della Sapienza verso il
popolo palestinese. Loro sono ben liberi di stare dalla parte
di Israele. Io scelgo di stare dalla parte dei Palestinesi.
Lecita la loro posizione, lecita la mia. Di “liste nere di
proscrizione” io mi preoccuperei per quelle redatte dalla ADL,
di cui esiste una sezione italiana. Di simile liste ne vennero
compilate in Israele da un'apposita agenzia. Servirono nel
1948 per il genocidio della Nakba: rinvio al libro dell’ebreo
israeliano Ilan Pappe, Le nettoyage etnique de la Palestina,
che sto leggendo con notevole interesse e vado anche
commentando in questo mio blog.
f) La
Fiera del Libro in
Torino ed il boicottaggio delle Olimpiadi: due pesi due
misure. In Campo dei Fiori era presente, con la sua propria
faccia, donna Fiammetta Nirenstein, che citava perfino il suo
convegno romano sul finanziamento della sedizione interna dei
regimi non graditi a Israele. In Campo dei Fiori si pretendeva
di organizzare il boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino. Si
noti come si pretenda di poter di poter sabotare Pechino e si
neghi il diritto di contestare l’«onore» che qualcuno ha
pensato di tributare ad Israele per il 60° anniversario del
genocidio del popolo palestinesi. Ci vuole una bella faccia
per sostenere ciò.
g) Le università. Non
so di quali università Pezzana parli e se ne abbia mai
frequentata una. Di certo non della mia, la più popolosa
d’Europa, dove le cose stanno ben diversamente da come dice il
“Corretto Informatore”. Forse pensa alla sua compaesana
torinese, di cui non mi sovviene il nome, ma di cui so che ha
pensato di trasformare l'università italiana in una centrale
di propaganda sionsita, facendo parlare nella sua lezione di
“geografia” uno degli “eccezionali” ospiti e relatori al
convegno romano di donna Fiammetta, dove era presente lo
stesso Angelo che presentava gli straordinari personaggi, che
evidentemente si volevano portare in giro per le università
italiane. Nessuno ha contestato alla Tizia di poter ospitare
nella sua lezione di geografia cotanto Lume, ma l’università
italiana è per fortuna qualcosa di più serio e non è ancora
caduta tanto in basso.
h) La bufala dell’«odio».
Ho notevole difficoltà ad analizzare la sempre più frequente
accusa strumentale di “odio”. Credo che dopo che si è ormai
spuntata l’accusa strumentale di antisemitismo, scagliata come
una macchia infamante ad ogni minimo accenno di critica e di
distanziamento, si tenti ora un uso dell’accusa di “odio”, per
tentare di far scattare le implicazioni penali della legge
Mancino. Ma se era già assurda l'accusa di antisemitismo,
ritengo ancora più assurda l’accusa di «odio» nella misura in
cui amore ed odio sono sentimenti interni, affezioni
dell'animo come diceva l’ebreo Spinoza, che ebbe qualche
problema già allora con l'ottusità e l’intolleranza dei suoi
correligionari. Posso amare o odiare una singola persona, ma
diventa difficile e problematico usare questi sentimenti verso
intere collettività, salvo esser vittima di pregiudizi che
innanzitutto danneggiano chi li coltiva. Inoltre amore ed odio
non sono cose che si possono comandare o proibire per legge.
Devo amare per legge
un Angelo Pezzana? Dio ce ne scampi! Ne devo concludere che
questo continuo ricorso all’odio è un artifizio della
propaganda sionista. È impossibile un suo trattamento critico.
i) Gli Anni Trenta. Il più rigoroso richiamo agli anni trenta
è a mio avviso quello fatto da Avraham Burg. Ma con questo
parallello storico egli ha inteso dire che l'odierna Israele è
l’equivalente della Germania degli anni trenta. Per quanto
riguarda poi gli ebrei ed altri andrebbero distinti tre
diversi momenti e concetti: a) discriminazione; b)
persecuzione; c) sterminio o genocidio. Mentre si può
convenire sui primi due momenti, che mutatis mutandis
continuano ad esistere nelle nostre società, è discusso e
discutibile il terzo momento. O meglio non se ne può parlare
perché in numerosi paesi – grazie all'attività di una “lobby”
apposita – ne è di fatto preclusa per legge la ricerca storica
e la discussione critica. Il «cosiddetto Olocausto» è così
potuto diventare «religio holocaustica» ed impontare a sé una
specifica “identità ebraica”, contro la quale si è sempre
posto il citato Avraham Burg, nel libro che vado leggendo e
commentando in questo blog. Io non ho poi la stessa percezione
di Angelo Pezzana sull’estensione di un modo di pensare per me
erroneo. Trovo profondamente sbagliato da un punto di vista
pedagogica la celebrazione nelle scuole della “Giornata della
Memoria”. In Francia pare che solo la riconosciuta stupidità
dell’idea abbia impedito a Sarkosy di far passare una nuova
legge che imponesse ad ogni bambino francese l'adozione di un
bambino ebreo, morto presunto nelle camere a gas oltre 60 anni
prima. Il “veleno” di cui parla Pezzana è invece per me quello
che impedisce di poter parlare liberamente di argomenti che
sono ormai storia e quindi dominio del pensiero e della
ricerca storica. Credo che ad una simile forma di oppressione
mentale non sia giunto neppure Goebbels, per non dire di
Mussolini.
k) La “casa nostra”. Dubito fortemente che io ed Angelo
Pezzana e la sua cerchia possiamo abitare in una casa
“comune”. Il problema è che io di casa ne ho una sola, mentre
lui si trova probabilmente assai meglio in Israele e questa
sia soltanto la sua seconda casa, da utilizzare finché serve.
Il problema della doppia fedeltà e dell’azione lobbistica
della Israel lobby ha fruttato al restane popolo americano
danni incalcolabili per interessi che non sono i suoi. Posso
conversare la sera, grazie a Skype, con un italiano emigrato
negli USA e ormai cittadino americano. Mi dice che lui la
guerra in Iraq non la voleva e riconosceva che la Lobby abbia
spinto gli americani ad una guerra insensata che è costata
pare 700.000 vittime civili: un vero olocausto! Temo che anche
in Italia, più esposta perché più vicina all’area del
conflitto, succederà qualcosa di simile, se non vi sarà
un’adeguata reazione di popolo e di autentica opinione
pubblica, cosa diversa dalle chiacchiere degli opinionisti
alla Polito o alla Diaconale o alla Ferrara. Per costoro ci
troveremmo già nel pieno di una guerra e vi andremo a finire
senza un pronto e adeguato contrasto.
l) Gli ostacoli. Pezzana si duole perché ancora qualcuno
riesce a parlare senza lasciarsi intimorire dalla Lobby. Si
lamenta che chi parla non trova ostacoli. E di quali ostacoli
intende introdurre ne offre un esempio al paragrafo 1., dove
indica alla dovuta attenzione un giornalista dell’Ansa,
colpevole di non “corrette” vedute, a giudizio sovrano ed
insindacabile dello stesso Pezzana. La gravi limitazioni di
stampa e di pensiero per l'ineffabile Pezzana non sono ancora
abbastanza!
m) In America si, in Italia
no. Giunge finalmente il responso dopo tanto
arzigolare: in America è lecito parlare di “lobby ebraica”, in
Italia non se ne può parlare! Mi viene subito da pensare alla
pensione agli ebrei ebrei romani ed a come Riccardo Pacifi e
Clemente Mastella si siano dati da fare per riformare un atto
amministrativo dell'INPS che in pratica aveva riconosciuto un
superamento di una soglia minima, per cui grazie all'opera
conguanta di Pacifici-Mastella si è potuto ripristinare il di
più che l'INPS aveva tolto ai beneficiari, non riconoscendo
loro un regime privilegiato. Se questa non è lobby! Ma fosse
solo questo. In realtà, il peso della “Israel lobby” è in
Europa ed in Italia molto più pesante di quanto sia in
America. Tanto che non se ne può nemmeno parlare, come qui
vorrebbe Angelo Pezzana.
n) La “Israel lobby” in
Parlamento. Pezzana dice di aver scritto il suo pezzo
ad un mese dalle elezioni, ma appare su «Informazione
Corretta» dopo le elezioni, esattamente il 14 aprile. Quale
fosse il calcolo di candidature come quelle di Fiamma
Nirenstein è ora svelato. Non ci resta che attendere vigili. I
termini usati da Pezzana sono pesanti e diffamatori. Ciò
autorizza a rendere la pariglia, anche se personalmente
preferisco restituire meno insulti di quelli che ricevo o che
offendono la mia sensibilità. Non posso esservi dubbi
sull’esistenza di una “lobby” il cui scopo è di trascinare
l’Italia in guerra ovvero di esporla ai cosiddetti attentati
terroristici. Dico cosiddetti perché andrebbe ripensata e
rivisitata l'accezione propagandistica del termine
“terrorismo”. Si può ricondurre a decenni addietro la
strategia mediatica di chiamare “terrorismo” ciò che è
legittima resistanza all'aggressione ed al genocidio. È un
modo per delegittimare le vittime e far passare lo sterminio e
la sistematica violazione di quesi “diritti umani” tanto
ipocritamente sbandierati quanto clamorosamente disattesi. Il
risultato elettorale ha visto le sinistre radicali ed altre
forze escluse dal parlamento. Ciò può far presagire un diverso
modo per esprimere l'opposizione della società civile. Non
sarà il 1968, che fu antisionista, ma quanti hanno a cuore
l’emergenza umanitaria a Gaza dovranno prendere atto che in
parlamento sono presenti forze ostili e di sicuro orientamento
sionista. Berlusconi, che è uomo di facile dichiarazioni ma
anche di sano buon senso, saprà prendere atto di una protesta
fatta di persone in piazza. Sarà questo il solo modo in cui i
cittadini italiano potranno esprimere la loro volontà di pace.
Lasciar fare alla “Israel lobby” significa “addormentarsi”
nuovamente e “svegliarsi” in stato di guerra.
14.04.2008
Un po' di chiarezza sulla "lobby ebraica"
un articolo di Angelo Pezzana
Testata: Shalom
Data: 14 aprile 2008
Pagina: 5
Autore: Angelo Pezzana
Titolo: «Le ragioni di una
lobby»
Da SHALOM di
aprile 2008:
a) E’ vero che Israele ha molti amici fra quanti difendono i
valori della democrazia e della libertà, non solo in Italia ma
in tutto il mondo. Persino nei paesi governati da spietate
dittature è possibile incontrare persone coraggiose che,
sovente rischiando la vita, stanno dalla parte dello stato
ebraico.
A. Burg, già presidente della Knesset ed autorevole ebreo non olocaustico, ha dichiarato essere lo stato ebraico l’equivalente della Germania degli anni Trenta.
b) Hanno
capito che quel piccolo stato, circondato da regimi che
democratici non sono, è oggi la punta di diamante della
battaglia per la difesa dei valori che separano il mondo
occidentale dal fanatismo politico-religioso.
Quali
valori? quelli del genocidio e della violenza? Quale
fanatismo? Quello sionista?
c) Sono passati più di cent’anni dalla diffusione di quei
«protocolli degli anziani di Sion» eppure quel veleno, quelle
menzogne, sono ancora in mezzo a noi.
Le menzogne di Pezzana e di «Informazione Corretta»? Si, ahimé, sono in mezzo a noi! Ma siamo in grado di respingerle e confutarle.
d)
Sono tornate le «liste di proscrizione» che diffondono elenchi
con nomi di «professori ebrei», e poco importa che chi le ha
compilate sia alquanto ignorante in materia, conta il fatto,
l’intenzione realizzata. Importa il boicottaggio a Israele per
la sua presenza alla Fiera del libro di Torino, perchè, si sa,
Israele ha il diritto di parola solo se lo esercita in qualche
consesso dove può sedere solo in quanto imputato.
Le uniche liste di cui ci si dovrebbe preoccupare sono compilate dall’ADL, con sede negli USA, ma con Sezioni regionali. Ilan Pappe nel suo ultimo libro ha reso nota l’esistenza di Liste che sono servite per la distruzione dei villaggi palestinesi nel 1948 e per il massacro dei suoi abitanti.
e) È tornato un clima da anni ’30, anche
se allora si chiamava «difesa della razza», ma gli strumenti
usati appartengono allo stesso armamentario.
È proprio fissato il Pezzana con gli anni trenta, ma perché in quegli anni Israele trae la sua ispirazione per la sua odierna prassi: lo dice Avraham Burg che ha saggiamente optato per il suo passaporto francese. Non è il solo in Israele ad avere un doppio passaporto: attestazione ulteriore della natura coloniale dello stato di Israele. Importanto sionisti dai cinque continenti ed espellono dalle loro terre i palestinesi. Questa sarebbe la sola “democrazia” del Medio Oriente. Mai il termine “democrazia” assunse significato più sinistro e malfamato.
f) Si diffonde il sospetto dell’esistenza
di un complotto attraverso la compilazione di una lista di
professori «ebrei» che dominerebbe nelle nostre università,
quando è vero il contrario. Per sincerarsene basta
frequentarle, per rendersi conto che chi vuole parlare di
Israele sovente rischia l’incolumità fisica. Quasi sempre
subisce minacce e ingiurie.
È ragionevolmente sospettabile che tutta l'operazione sia stata imbastita allo scopo. È in corso un'indagine, di cui non so nulla, ma più passa il tempo più si rafforza la mia convinzione di una montatura. In effetti, la supposte “liste” non hanno torto un capello proprio a nessuno, mentre accade esattamente il contrario. Si puà immaginare che le “liste” diventeranno un classico al pari dei “Protocolli”.
g) La perdita del senso delle differenze,
distinguere per esempio tra chi incita all’odio e chi cerca di
difendersene, fa sì che in buona parte dei nostri giornali la
facciano da padrone editorialisti le cui posizioni verso
Israele non sono diverse da quelle del famigerato Dr.
Goebbels. Ma loro non sono considerati famigerati, sia che si
chiamino Tariq Ramadan o abbiano nomi di casa nostra, no, in
nome del rispetto delle idee di tutti, non importa quali esse
siano, questi cattivi maestri predicano odio contro Israele
praticamente indisturbati. La loro propaganda, per quanto
aberrante, trova pochi ostacoli.
È da chiedere se quello che Israele nutre per i palestinesi e per tutto il mondo islamico, cioè un miliardo e trecento milioni di persone, è profondo amore. Se si vuole misurare l'odio, è certamente maggiore quello di Israele verso i suoi nemici che non viceversa. Non si capirebbe diversamente perché i sionisti hanno cacciato i palestinesi dai loro villaggi, perchè ammazzano 100 palestinesi per ogni israeliani ucciso dai resistenti. Evidentemente è questo il loro modo di amare.
h) E’ venuto il momento di aprire gli
occhi prima che sia troppo tardi. Mentre scriviamo manca
ancora un mese alle prossime elezioni politiche di aprile, per
cui ci guardiamo bene dal fare previsioni. Ci limitiamo ad
alcune valutazioni. Se in Italia ha poco senso parlare di
«lobby», e meno che mai di «lobby ebraica», qui i gruppi di
pressione hanno abitudini più mafiose che lobbistiche, non
esprimono la volontà di gruppi della società civile, come
avviene nei paesi anglosassoni, che fanno valere i propri
interessi im modo chiaro, aperto e trasparente. Gli eletti, in
quei paesi, rispondono davvero ai loro elettori, di rado il
politico eletto tradisce le promesse fatte in campagna
elettorale. La sua rielezione non dipende dai vertici del
partito, ma dal consenso dei suoi elettori. Quindi l’uso della
parola «lobby» ben difficilmente potrà assumere quel
significato che ha, per esempio in America. Dove, di lobby, ne
esitono moltissime, tutte rispettate e rispettabili. Quella
cinese, la messicana, l’italiana, quella che difende gli
interessi dei produttori di armi, e, perchè no, quella
ebraica, tutte si esprimono alla luce del sole e condizionano
i candidati in base alle loro richieste. Verranno votati e, se
non manterranno le promesse, non verranno rieletti.
Contorto ragionamento per dire che prima la lobby ebraica in Italia non c’era, ma che ora grazie a candidature come quelle della Nirenstein ci sarà finalmente una chiara e dichiarata lobby ebraica ebraica in parlamento, trasversale come i cattolici, in grado di influenzare in senso sionista e pro Israele la legislazione italiana. La politica estera potrà essere interamente decisa da questa lobby, come già succede negli Usa. Ci auguriamo di no, ma intanto occorre prendere atto di ciò che il Pezzana ci fa sapere dalla sua Centrale.
i) Non è un caso che in Italia gli unici
a parlare di «lobby» siano gli alfieri del nuovo
antisemitismo, che si nasconde e giustifica sotto il nome di
antisionismo. Sono i compilatori delle liste di proscrizione,
sono quelli che delegittimano il diritto di Israele di essere
nazione fra le nazioni, che ne riconoscono l’esistenza solo in
relazione al conflitto con i palestinesi. Se parlare di lobby
può avere un senso,oggi, non può essere altro se non quello
che collega gli appartenenti a quella gang di diffusori di
menzogne, che vedono nell’America e in Israele la radice dei
mali del mondo. Personaggi che si muovono a loro agio nel
mondo dell’informazione, giornali,Tv, università, possono
sostenere che le Twin Towera sono state abbattute da un
complotto Cia-Mossad senza temere il ridicolo, anzi, diventano
oggetto di interesse quasi morboso, si sa, la teoria del
complotto ha un suo fascino.
L’antisemitismo è una cosa che trova la sua storia negli svolgimenti del cristianesimo e del cattolicesimo in particolare. L’antisionismo è la legittima resistenza del popolo palestinese all'invasione, all’aggressione, allo sterminio. Antisionismo è la solidarietà al popolo palestinese da parte di tutto il mondo islamico e dei sinceri democratici amanti della pacifica convivenza fra i popoli. Semiti sono in primo luogo gli stessi palestinesi. Nel sangue e nel dna degli attuali israeliani non vi è probabilmente una sola goccia di sangue semita, se è vero come è vero che la Diaspora non è mai esistita e che tutti gli attuali coloni sono geneticamente omogenei ai popoli di provenienza (Est europeo in buona parte, ma anche europei, una volta detti “ariani”). Dunque, i veri antisemiti in senso proprio sono gli attuali israeliani sionisti.
k) Ma non è detto che le cose non possano
cambiare. Dicevamo il rinnovo del Parlamento, nel quale, ce lo
auguriamo, possano entrare eletti nuovi, per bene e
coraggiosi. Poichè siamo convinti che il bene non appartiene
solo ad una parte, sarebbe una grande novità se Camera e
Senato producessero una alleanza trasversale nella quale
possano riconoscersi quanti non ne possono più di lisciare il
pelo ai terroristi e ai loro megafoni fiancheggiatori, donne e
uomini che non ne possono più degli eufemismi che ci
impediscono di chiamare le cose con il loro nome, eletti dai
quali ci aspettiamo non solo una presenza forte nei loro
interventi in aula, ma anche e soprattuto la capacità, grazie
alla loro esperienza, di creare alleanze trasversali,
nazionali e internazionali, che aiutino questo nostro povero
paese, disinformato e frastornato dalla retorica buonista e
pacifista che, come la storia ci insegna, non hanno mai
portato nè bene nè pace, ma guerra. Può succedere, può essere
in arrivo un vento nuovo, che ci schieri a fianco di chi lotta
per difendere la libertà, anche la nostra, da chi ci vorrebbe
«equidistanti» fra il bene e il male. Quel male che sembra non
incontrare ostacoli nella sua corsa ad avvelenare le nostre
deboli democrazie. Chissà, guardiamo i nomi degli eletti, e,
apertamente, cominciamo a fare lobby.
Eccolo svelato il disegno infame e liberticida! Ecco il senso delle candidature volute da Fini. Costoro in parlamento rappresenteranno gli Italiani e l’Italia o Israele? Ci porteranno in guerra? Introdurrano le stesse leggi liberticide che hanno introdotto in Francia con la legge Fabius-Gaissot? Lo sapremo presto, ma intanto resteremo vigili.
Per inviare una e-mail alla redazione di Shalom cliccare sul
link sottostante
feedback@shalom.it
La guerra si fa anche con le parole. Nella idilliaca atmosfera
dei dialoghi platonici la discussione aveva per scopo la
scoperta della verità, il cui disvelamento era comune
interesse. Nella nostra epoca imbarbarita, fondata sui valori
di un non meglio definito Occidente, la verità è solo un
optional, fabbricabile su misura. Il discorso e la parola sono
soltanto il prolungamento degli obici ed un supplemento e
surrogato di tutti gli strumenti di morte che la moderna
tecnica “occidentale” ha saputo forgiare ed offrire al mondo.
Il più alto discorso finora prodotto è la bomba di Hiroshima.
La sua versione attuale è il genocidio del popolo palestinese.
3.
Pezzana contestato nella sua Libreria. Estraggo dal link
il seguente testo:
Un sms chiama a raccolta: «Volantinaggio davanti alla libreria del sionista Pezzana. Fra pochi minuti...». Arrivano venti ragazzi del comitato Free Palestine con uno striscione. Sono le cinque di pomeriggio. Davanti alla libreria Luxemburg di via Accademia della Scienze anche la polizia si materializza con perfetta scelta di tempo. Il passaggio chiave del volantino: «Angelo Pezzana, con Picchioni e Ferrero, è il principale fautore dell´invito di Israele alla fiera del libro. Da anni è in prima fila nel sostenere guerre e politiche di aparthaid israeliane. Il sito curato dal signor Pezzana non è altro che un contenitore di intolleranza razzista nei confronti del palestinesi...». Pezzana non esce dal suo negozio, se non per andare al Salone del Libro a partecipare a un dibattito. Alle otto di sera dice: «So quello che hanno scritto su di me, ma la mia risposta è il silenzio. Nessun commento».
Giornata serena, alla fine. Nessuno scontro, nessuna tensione.
Torna al Sommario.
4.
L’amore secondo Angelo Pezzana. – Da quando mi sono posto
l’onere di monitorare «Informazione Corretta» leggo ogni
giorno questa specie di rassegna stampa. Cerco di farlo il più
rapidamente possibile non essendo la mia un’occupazione che mi
venga retribuita, malgrado le insinuazioni di cui al testo.
Fino ad oggi a trarre vantaggi dall’«Olocausto» sono stati
tutti quei soggetti che Finkelstein ha elencato nel suo libro.
Se si vuol fare un conto di chi ci guadagna e chi ci perde, è
facile capire da cosa dipende la prosperità e la potenza
militare di Israele fino alle pensione privilegiate degli
ebrei romani. Quindi, non poteva essere più azzardato l’inizio
dello scriteriato articolo. Non mi ero ahimé accorto della
firma. Se me ne fossi accorto prima non avrei scritto a



