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Lobbismo:

Angelo Pezzana e la sua «Informazione Corretta»

 

da http://civiumlibertas.blogspot.com

 

diretto dal prof. Antonio Caracciolo


 

 

Come «Informazione Corretta» e altri media presentano Israele, il Medio Oriente e la Palestina nelle analisi e nelle notizie di: Allam - Battista - Bordin - Buffa - Colombo - Diaconale - Fait - Ferrara - Frattini - Israel - Livni - Loewenthal - Morris - Nirenstein - Ostellino - Ottolenghi - Pacifici - Pagliara - Panella Pezzana - Polito - Prister - Santus - Volli
 

Cosa si intende qui per Israel Lobby?
«Una coalizione informale di individui e gruppi che cerca di influenzare la politica estera americana in modo che Israele ne tragga beneficio».
Ed in Italia come stanno le cose?
Stiamo cercando di scoprirlo!
 

«Esistono due distinti meccanismi che impediscono alla realtà del conflitto israelo-palestinese di essere giustamente divulgata, e sono i due bavagli con cui i leader israeliani, i loro rappresentanti diplomatici in tutto il mondo, i simpatizzanti d’Israele e la maggioranza dei politici, dei commentatori e degli intellettuali conservatori di norma zittiscono chiunque osi criticare pubblicamente le condotte dello Stato ebraico nei Territori Occupati, o altri aspetti controversi della storia e delle politiche di quel Paese. Il primo bavaglio è l’impiego a tutto campo dei gruppi di pressione ebraici, le cosiddette lobby, per dirottare e falsificare il dibattito politico sul Medioriente (negli USA in primo luogo); il secondo è l’accusa di antisemitismo che viene sempre lanciata, o meglio sbattuta in faccia ai critici d’Israele» (P. Barnard, Perché ci odiano, p. 206).

Come «Informazione Corretta» e altri media denigrano quanti criticano il sionismo, Israele, e gli Stati Uniti nelle analisi e nelle notizie di: Arbour - Blondet - Burg - Caio - Cardini - De Giovannangeli - D’Orsi - Facci - Finkelstein - Giorgio - Morgantini - Odifreddi - Paci - Pappe - Romano - Sabahi - Sand - Spinelli - Stabile - Storace - Tizio - Vattimo -

 

Ricerche correlate:

 

1. Monitoraggio di «Informazione Corretta»: Indice-sommario. – 2. Osservatorio sulle reazioni a Mearsheimer e Walt. – 3. La pulizia etnica della Palestina. – 4. Boicottaggio prossimo venturo: la nuova conferenza di Durban prevista per il gennaio 2009. – 5. Teoria e prassi del diritto all’ingerenza. – 6. Per una critica italiana a Daniel Pipes. – 7. Letteratura sionista: Sez. I. Nirenstein; II. Panella; III. Ottolenghi; IV. Allam; V. Venezia; VI. Gol; VII. Colombo; – 8. La leggenda dell’«Olocausto»: riapertura di un dibattito. – 9. Lettere a “La Stampa” su «Olocausto» e «negazionismo» a seguito di un articolo diffamatorio. – 10. Jürgen Graf: Il gigante dai piedi di argilla. – 11. Carlo Mattogno: Raul Hilberg e i «centri di sterminio» nazionalsocialisti. Fonti e metodologia. – 12. Analisi critica della manifestazione indetta dal «Riformista». – 13. Controappello per una pace vera in Medio Oriente. –


 

IL BUCO DEL LEONE
 


 

Oramai da più di un anno sto conducendo un “monitoraggio” di una testata online dal curioso e autoreferenziale “Informazione Corretta”, che per assenza di spirito critico è cosa che di per non meriterebbe la mia attenzione. In effetti, non sapevo neppure della sua esistenza ed Angelo Pezzana era per me solo il nome di un omosessuale che qualche decennio fa teneva un'apposita rubrica per omosessuali che mi capitava di ascoltare, senza essere io un omosessuale. Ricordo la violenza degli attacchi con cui Pezzana si scagliava ora contro questi o altri. L’impressione era sgradevole allora e lo è ancora nel ruolo che lo stesso Pezzana riveste come padrone della strana ed indefinibile cosa che si chiama «Informazione Corretta». Fui costretto ad accorgermi di «Informazione Corretta» per gli attacchi diffamatori che mi furono allora mossi. Nei casi in cui ci si ritiene diffamati la reazione tipica è la querela. Se come Berlusconi avessi un apposito ufficio legale, avrei potuto demandare la faccenda. Provai a protestare presso la “Redazione”, ma ebbi subito la sensazione che costoro non avevo nessuna intezione di informare, correttamente o meno, ma si trattava di una vera e propria centrale di propaganda sionista, il cui scopo era ed è quello di colpire con ogni mezzo possibile gli avversari individuati come tali.

Se vedono in me un “avversario”, vedono giusto. Non amo Israele, non mi identifico Israele, non apprezzo libri folli come “Viva Israele” di Magdi Allam o “Israele siamo noi” di donna Fiammetta Nirenstein e simili deliranti produzioni, ma non mi riconosco in alcun modo nella patente di “antisemita”, “odiatore”, “nazista” e simili che per il loro intento e contenuto diffamatorio ben avrebbero meritato una querela, se avessi creduto in questo mezzo di tutela. Ho invece inteso esercitare il mio diritto di difesa, ponendo sotto osservazione ciò che le persone che si nascondono dietro il nome di «Informazione Corretta» fanno. Ne è venuto fuori e ne viene ancora fuori uno spaccato sociale e politico interessante, al quale il comune cittadino non presta attenzione. La difficoltà è ora per me costituire nel riunire in uno stesso contesto i risultati delle mie osservazioni ed analisi critiche. Con il tempo ho imparato ad osservare l'oggetto con il dovuto distacco e senza più l'indignazione iniziale. I miei testi meno recenti saranno purgati da ogni emotività residua e manterrò il proposito della più rigorosa analisi scientifica.

Tutti i testi sono già uniti da links ipertestuali. Si tratta di perfezionare i collegamenti e rendere più agevole la lettura. La mia ambizione è di produrre per l’Italia un testo analogo a quello dei politologi Mearsheimer e Walt, pur non avendo i loro mezzi a disposizione. Mi baso sulla lettura di libri recenti che posso comprare nella libreria Feltrinelli che ho sottocasa e su informazioni quotidianamente attinte dalle rete. In questo singolo articolo concentro la ricerca su un singolo aspetto: la presenza lobbistica in Italia delaIsrael lobby”. Il termine è mutuato dai citati autori senza alcun contenuto razzistico o antisemitica o altrimenti illegale. Chi mi accusa di ciò (penso a G.), mi indichi pure i termini che mi si consente di usare: cercherò di accontentarlo, come già mi sono offerto con G. I miei intenti sono rigorosamente scientifici. Dal considerevole archivio di «Informazione Corretta» riunisco qui tutti gli elementi che con oggettività consentono di individuare e definire nella sua essenza e nel suo operato una vera e propria Lobby con specifici interessi ed obiettivi, non sempre compatibile ed utili alla politica interna ed estera dei cittadini italiani.

Non considero Angelo Pezzana l’Ebreo da demonizzare e non lo ritengo rappresentativo dell’ebraismo italiano. È da me usato semplicemente come una fonte di “informazione”, quale in effetti egli pretende di essere, e con una “correttezza” che nel più innocente dei casi è una burla grottesca. Mi è particolarmente utile la lettura di Avraham Burg e di altri scrittori ebrei perché essi mi rendono consapevole l'esistenza di una identità ebraica da quella olocaustica, che sembra prevalente. Senza farne il nome, per proteggerlo, ho già espresso la mia solidarietà privatamente e per iscritto ad un mio compagno di liceo, ebreo, per nulla sulle posizioni sioniste di “Informazione Corretta” e per questo pesantemente attaccato. Insomma, prevedendo nuovi e facile attacchi rigetto al mittente ogni strumentale e diffamatoria accusa di antisemitismo, “odio razziale” e simili. Mi appello alla costituzione vigente ed ai diritti in essa garantiti ad ogni cittadino che voglia esprimere pubblicamente con ogni mezzo il suo pensiero ed egualmente con ogni mezzo – anche con internet ed in internet – intendo svolgere lavoro di ricerca scientifica e di divulgazione dei risultati della propria ricerca. Naturalmente, sono disponibile ad ogni civile confronto e contraddittorio.


Sommario: 1. La resa dei conti. – 2. “Corretta” definizione del concetto di lobby: l’àmbito geografico. – 3. Pezzana contestato nella sua libreria. – 4. L’amore secondo Angelo Pezzana. – 5. Guerra e pace: una riflessione. – 6. Ammissione di lobbismo e proclamazione del diritto di ingerenza. – 7. Risposte angeliche ad ingenui lettori. – 8. Chi è mentitore. – 9.
 


1. La resa dei conti. Che tutta «Informazione Corretta» sia un volgarissimo e faziosissimo servizio di propaganda all’estero del governo israeliano o di non meglio individuati servizi e gruppi di interesse e di pressione è cosa di agevole comprensione, seguendo con regolarità l’apposita Newsletter. Nel commento redazionale di seguito riportato vi è però un’esplicita ammissione da parte della cosiddetta «Redazione», composta da Angelo Pezzana, ma poi Giorgio Israele, Federico Steinhaus, Deborah Fait, Giorgia Greco, Luciano Tas, le sorelle Prister da Dallas, come nell’ordine si possono leggere. Si trova nello stesso archivio di «Informazione Corretta» la polemica fra i “redattori” e Piergiorgio Odifreddi che in una riga definiva “parafascista” la testata e con chiaro senso dell’ironia “collaborazionista” un suo redattore, di cui non faccio il nome, considerandolo “intrattabile”. Ciò che sorprende, ma si tratta probabilmente di qualcosa voluto ad arte, è un ragionamento rudimentale del seguente tipo: siccome io una volta, tanto tempo fa, sono stato derubato ed ho denunciato il ladro, io a mia volta per assioma non posso essere un ladro, anche se vengo colto in flagranza di furto. Allo stesso modo ragionano i nostri «Corretti Informatori» e tutto il servizio di propaganda che viene da Israele: siccome noi siamo state le Vittime per antonomasia e per riconoscimento unanime (o quasi), dunque noi non possiamo essere autori attive di genocidio. Gaza non è come e peggio di Auschwitz, ma un è paradiso terrestre e tutto quello che facciamo ai palestinesi (a far data da quando nel 1948 li abbiamo sterminati e cacciati dai loro villaggi) è cosa giusta, santa, buona: si meritano tutto quello che facciamo loro. In questo contesto i nostri «Corretti Informatori» pretendono di censurare ogni informazione che si discosti dalle veline del ministero della propaganda israeliana. Se qualcuno sgarra, presentano il conto e lasciano intuire foschi progetti punitivi.
 

Informazione Corretta Informazione che informa
13.04.2008 Chi disinforma da Israele ?
E' ora di presentare il conto a questi signori

[la fucilazione? Se quelli dell’ansa non sono “signori” chi firma questa oscena intimidazione cosa è? Come lo si deve chiamare? Per conto di chi presenta il conto? Per conto del popolo e dei cittadini italiani o per conto del governo israeliano e del mossad? Ce lo faccia sapere Pezzana, parlamentare italiano per un solo giorno ma…]


Testata: Informazione Corretta
Data: 13 aprile 2008
Pagina: 1
Autore: la redazione
Titolo: «Chi disinforma da Israele ?»
 

[disinforma chi? Se sono il destinatario dell’informazione censurata, reclamo il mio diritto di giudicarne. Di certo non ho nominato Pezzana come mio avvocato né mi risulta che IC sia un’associazione di consumatori o utenti dell’informazione. Se poi Pezzana dispone di sue speciali informazioni da Israele, se ne nutra spiritualmente e lasci agli altri il diritto di valutare criticamente le notizie che giungono da un luogo dove è in atto da tempo un vero e proprio genocidio]
 

Da quando è stata fondata nel 2001,

[già allora un intervistatore di Pezzana ebbe a notare che lo scopo del “servizio” era la lobbying sulla stampa italiana. Si noti la data: anno 2001.]

Informazione Corretta segue con attenzione quanto la nostra maggiore agenzia stampa, l'ANSA, diffonde da Israele. I nostri lettori

[chi sono costoro? Di certo non io che sono il più attento dei lettori! Probabilmente lo stesso gruppo redazionale che legge ciò che esso stesso scrive e che pretende di far credere ad altri ciò che loro vogliono. Si noti che «Informazione Corretta» non risponde MAI ai suoi “lettori”, mentre invita il suo manipolo o esercito di Lapidatori a scrivere “lettere di protesta” a tutti i giornali. Tra questi lettori vi era un certo Michelino Levi che pretendeva la radiazione dall'albro del giornalisti di Maurizio Blondet, per il solo fatto di scrivere articoli non “in linea” con le veline dei «Corretti Informatori» ovvero con quelle del ministero israeliano della propaganda. Per quanto abbiamo potuto documentare, anche personalmente, i cosiddetti “Lettori” invitati a “scrivere” alle redazioni dei giornali o alle direzioni di partiti, scuole, uffici di ogni genere, non si documentano adeguatamente neppure della questione di cui trattasi. Ricevono dai “Corretti Informatori” l'invito “a scrivere” e loro “scrivono”... Se questo non è “parafascismo” nel senso corrente del termine, invero improprio, cosa altro è? Trattasi rigorosamente di sionismo! Si dovrebbe smettere di usare impropriamente il termine di fascismo e di nazismo per sostituirlo con quello inconfutabile di “sionismo”, dandone ovviamente il giudizio di valore o disvalore che ognuno crede]

conoscono quanto ANSA disinformi,

[e se l'Ansa, la maggiore agenzia, disinforma, da chi dovrenno venire informati? Da Angelo Pezzana stesso e da zia Peppa che ha un negozio di parrucchiera a Gerusalemme? Una fonte di informazione è credibile o non credibile. Si gioca la sua reputazione e credibilità ogni giorno. Per fortuna esiste ancora un certo pluralismo. In realtà, ogni fatto che accade non può essere comunicato senza una sua interpretazione. La realtà del genocidio del popolo palestinese, nonché della natura coloniale e criminale del sionismo, è cosa che non può essere elusa neppure dagli stessi sostenitori di Israele: valga per tutti l'esempio dell’ebreo dall’identità ebraica non olocaustica, Avraham Burg, che ha riconosciuto dall'interno stesso dell'ebraismo la natura “nazista” del sionismo. Naturalmente, neppure Avraham Burg ha potuto sottrarsi agli apprezzamenti di quella boccuccia di rose che è tal Deborah Fait, redattrice eminente di «Informazione Corretta», una redattrice che dalla sua patria in Israele “tiene d’occhio” la nostra patria italiana, ormai svenduta ad Israele dal folgorato Gianfranco Fini.]

eppure, malgrado le innumerevoli proteste,

[proteste di che , di chi ed a chi? È oltre ogni limite di decenza e pudore questa pretesa di far assumere ad altri il “corretto” punto di vista di chi redige sempre commenti redazionali anonimi. Se questa non è azione di lobby, non saprei come altro chiamarla]
 

nulla cambia.

[E che dovrebbe cambiare? Già l'informazione è tutta sbilanciata in favore di israele e per servislimo all’amico di Israele Bush, “torturatore” in casa sua e propagandista dei diritti umani alla frontiere cinese, dove vorrebbe un altro Medio Oriente con un Tibet nelle veci di Israele. Se neppure in ristrette cerchie possiamo dirci la nostra vera verità. dovremo presto rinchiuderci nelle nostre case, certi che non vi siano delle microspie. È il mondo che la “redazione” di «Informazione Corretta» vorrebbe per tutti noi. Altro che Anni Trenta!]

ANSA è proprietà dei maggiori quotidiani italiani, ognuno ne possiede un pezzo, quindi ne sono, in parte, tutti responsabili.

[Bella questa! Si noti che è tipico di Angelo Pezzana, o del paravento «Informazione Corretta» l’indagine sulla “proprietà”, sui “soldi”: ed è qui che ama colpire. Non appartengo allo stesso strato sociale dei “Corretti Informatori”, ma ad un altro dove questo genere di considerazioni e manovre sono considerate “ignobili”. Possono bene adirarmi con l'operaio che in casa mia fa il suo lavoro con negligenza, ma è altra cosa rivolgermi al suo datore di lavoro perché venga licenziato e metta sul lastrico lui e la sua famiglia. Per dei sionisti che (leggi I. Pappe) hanno cacciato un intero popolo dai suoi villaggi e dalle casi - leggi Nabka –, si tratta di una bazzecola. Non “parafascismo”, ma “sionismo”: se Odifreddi avesse usato il secondo termine invece del primo, sarebbe stato più preciso, nessuno avrebbe potuto obiettarvi nulla, e magari i nostri «Corretti Informatori» si sarebbero sentiti lusingati a venir chiamati “sionisti”.]

Ne consegue che quando tutti sono colpevoli in realtà di colpevoli non ce n'è nessuno.

[Ecco qui un elemento essenziale della “religio holocaustica”: il mondo intero è “colpevole" verso non già le vittime che sono effettivamente morte durante la seconda guerra mondiale e che dovrebbero poter riposare in pace, ma verso la schiera eterna ed immortale dei “sopravvissuti” che su quei morti accampano diritti immensi. Cito qui il libro di un altro ebreo: Normal G. Finkelstein, che nella sua “Industria dell’Olocausto” ha pronunciato a voce alto che che tutti sappiamo, ma che non possiamo dire per la dittatura “olocaustica” che cuce le nostre bocche e manda in galera migliaia e migliaia di persone, storici di professione, che conoscono e documentano una diversa verità dei fatti. Evidentemente, il sublime Pezzana vorrebbe riservare ai redattori dell'Ansa lo stesso trattamento già inflitto ad Irving, che nelle prigioni austriache ha avuto modo di ravvedersi sulla “corretta” visione delle cose]

Questo per la proprietà. [Già, la proprietà! Il “danaro”] Ma in Israele c'è una redazione, con dei giornalisti

[eccolo il “sionismo” che punta all’intimidazione diretta delle persone: mo gli facciamo perdere il posto. Basta tirare fuori qualche “sopravvissuto” che canti la solita cantilena ed il gioco è fatto]

che, si suppone,

[basta supporre! Si noti che gli anonimi estensori dei corretti commenti, non firmano mai i loro pezzi e non sono mai singolarmente individuabili, ma si preoccupano a loro volta di individuare i singoli responsabile del lavoro di un'agenzia di stampa. Una nuova perla di autentica “correttazza” morale ed intellettuale]

sono gli autori dei pezzi che ANSA diffonde. Sull'ultimo numero "Bollettino" della Comunità ebraica di Milano c'è una breve intervista con Aldo Baquis,

[eccolo indivuato il bersaglio! Si badi bene che sarà certamente vero che la vittima designata, tal Aldo Baquis, è un «amico» di Israele. Solo che lo spirito fazioso dei nostri “Corretti Informatori” è tale da rendere insufficiente la misura dell’«amicizia» del disgraziato redattore Ansa. Mi viene qui da pensare al caso, di cui non ricordo bene la fonte, di quel vescovo che osò dire sommessamente agli ebrei olocaustici che in fondo non potevano pretendere di avere loro il monopolio del dolore: le reazioni furono tali da costringere il povero vescovo a fare pubblica ammenda. Questi, o signori, è il “sionismo”, al quale non sarebbe lecito opporsi, stando al nostro superrappresentativo Presidente, forse non amici di “tutti” gli Italiani]
 

che viene presentato quale " redattore Ansa in Israele". Non sappiamo di preciso se sia l'unico, può essere che ci siano altri giornalisti.

[Infame spirito delatorio e persecutorio, degno degli Anni Trenta: l'allusione è qui ad una mia corrispondenza privata con Daniele Capezzone, che parlava di Anni Trenta, evidentemente senza saperne abbastanza]

Ma lui c'è di sicuro. Allora ci sentiamo autorizzati a chiedergli perchè faccia parte di una redazione che da sempre diffonde spazzatura su Israele.

[Assicuro i “miei” Cinque Lettori che di spazzatura che eguaglia quella diffusa quotidianamente da Angelo Pezzana e Co. non ne esiste in tutto il ciberspazio. Ci vuole molta pazienza, abnegazione, spirito di sacrificio per occuparsene. Napoli però ci insegna che non si può lasciar accumulare la spazzatura nelle strade: ne andrebbe della nostra salute. Muniti di apposite mascherine, va raccolta e portata negli inceneritori: l'allusione non è ai forni crematori, ma proprio agli appositi insediamenti industriali per il trattamento della “spazzatura”, peraltro chiamata metaforicamente in causa dallo stesso Pezzana, che vede la “spazzatura” nei servizi ANSA e non vede il letame della sua «Informazione Corretta”]

Lo chiediamo al "Bollettino" che lo intervista come se fosse un giornalista "amico", lo chiediamo ai molti nostri lettori che vivono in Israele

[Eccola qui un’interessante ammissione: il pubblico dei Lettori non è italiano, ma sionsita ed israeliano, come il già citato Michelino Levi, cittadino di israele residente in New York. Lo zelo dei redattori di IC mi sembra compatibile con gli interessi di Israele che non con quelli dell'Italia. In fondo, l’ANSA è per noi italiana come l’Alitalia: se dobbiamo difendere il tricolore non possiamo lasciare che Pezzana insulti così ignobilmente la maggiore agenzia italiana di stampa, compevole di non essere sufficientemente “amica” e comprensiva verso la politica genocida di Israele]

e che quindi possono conoscerlo,

[un incarico agli agenti del Mossad, iscritti nella Mailinglist di IC. Chissà che qualche provvidenziale missile non caschi per errore tecnico proprio sulla macchina del disgraziato redattore dell'Ansa]

se non sia il caso di chiedergli il perchè del suo comportamento.

[Come se si potesse chiedere a Pezzana, a Giorgino ed altri il perché del loro comportamento: liberi loro di fare quel che gli aggrada, non liberi gli altri di fare altrettanto, nel pieno rispetto delle leggi e delle libertà costituzionali che dovrebbero venire egualmente garantite a tutti i cittadini “italiani” ad una sola nazionalità e fedeltà. Non credo che il “fascismo” sarebbe stato capace di arrivare a tanto: il sionismo a questo ed a ben altro.]

Vogliamo stanare questa redazione, metterla di fronte alle sue responsabilità.

[È mai possibile tanta arroganza ed ottusità al tempo stesso? La “IC Redazione” – Giorgino compreso – non solo sta attentando alla libertà di stampa garantita dalla costituzione, ma pretende di far credere che il tal Baquis, che potrebbe pure essere estraneo ai fatti a lui attribuiti, “supposti”, abbia commesso cose ignobili, esercitando la sua professione. Ad arroganza ed ottusità è da aggiungere la parola follia!]

Cari lettori, aspettiamo i vostri commenti.

[Quali lettori? Quali commenti? Il mio eccotelo servito? Ma dove te lo mando, dove vuoi che te lo metta? Manca la consueta email con la quale invitate a mandare “missile” alle redazioni dei vostri giornali. A qualcuno fra i miei Lettori cui è riuscito di scrivervi su abituali vostre “corrette” esternazioni, la vostra eletta risposta è stata: “Embè?”. Questo è il vostro livello intellettuali e morale. Con gli Eletti non si discute! Gli Eletti non devo render conto a nessuno dei loro comportamenti.]
 


IC redazione

Che il tono sia intimidatorio, a mio avviso, non vi è dubbio. È un attentato alla libertà di stampa di un oscuro redattore dell’Ansa. Notizie allarmanti presentano un Berlusconi pronto ad emanare leggi liberticide, per ingraziarsi le comunità ebraiche. Staremo a vedere. Qui addirittura si pretende di colpire l’informazione nel suo momento iniziale: la mera raccolta delle notizie. Non resta che attingere le notizie direttamente dal governo israeliano: siamo certi che i «Corretti Informatori» non avranno nulla da obiettare. Ciò che però lascia esterrefatti è l'arroganza con cui si ritiene di poter sindacare altri nell'esercizio della sua professione, che potrà piacere o meno, ma che corrisponde ad un diritto costituzionalmente garantito. Considerato l'ingresso in parlamento di taluni personaggi di sicura fede sionista, abbiamo di che temere tutti noi restanti cittadini. Si grida altrove al fascismo, ma non lo si vede là dove invece si trova. Il “lupo” non sta da quella parte dove si grida che sia, ma sta da quest’altra parte e veste panni diversi da quelli del lupo vecchia maniera. Per fortuna, la scarsa credibilità e la loro capacità di suscitare ridicolo ed indignazione al tempo stesso pare finora sufficiente protezione dai “resa dei conti” pretesa nel documento sopra riportato.


 


2. «Corretta» definizione del concetto di lobby: l’àmbito geografico. – Fino a poco tempo fa vi poteva essere del rischio ad usare l’espressione “lobby ebraica”. Il direttore di una testata giornalistica online si è visto recapitare una diffida in tal senso. Il contesto facilmente ricostruibile ed enucleabile consentiva di dimostrare che nell'uso dell’espressione non vi era nessun intento penalmente censurabile ovvero discriminatorio e persecutorio. Avrebbe potuto dirsi egualmente in mutato contesto: lobby calabrese, siciliana, dei dentisti, dei farmacisti, e simili. Nel caso di specie si trattava di un'iniziativa posta in essere da persone ed organizzazione legate ad ambiente ebraici, o meglio sionisti. Mi è ormai chiaro – dopo un anno di osservazione e di letture – come siano concetti distinti quelli di “sionista” e di “ebreo” e come all’interno del concetto di “ebreo” sia da distinguere una componente religiosa-cultuale da altra di carattere nazionale. Il libro (che aspetto di poter leggere in un’edizione a me accessibile ha ormai chiarito ad un pubblico più vasto che gli ebrei presenti in singoli paesi sono membri di una religione e non di un popolo riconducibile alla mitica Diaspora, che in realtà non è mai esistita. L’essere ebreo non comporta poi necessariamente una identità “olocaustica”. Solo da poco mi interesso di questa problematica e quindi giungo tardi alla comprensione di concetti e distinzioni, che per altri sono stati acquisiti molto prima. Come dice il proverbio: meglio tardi che mai!

Forse per constatata impossibilità dell’accusa, pare si sia giunti anche da parte sionista o ebraico-olocaustica a consentire nella letteratura scientifica o nel linguaggio abituale di avversari e critici l’uso dell’espressione “lobby ebraica”. Io comunque uso qui e altrove l’espressione “Israel lobby”, desumendola direttamente dal libro di Mearheimer e Walt, di cui ho riprodotto la copertina. Il testo che segue è firmato Angelo Pezzana ed appare sulla rivista “Shalom”, diretta – se non erro – da altro componente la redazione di «Informazione Corretta”, tal Angelo Tas. Siamo in famiglia. Ma veniamo al testo pezzaniano: degno del personaggio per la sua unilateralità. Mi riesce perfino faticoso iniziarne la lettura. Ogni singola affermazione è ribaltabile. Segue un mio commento per lettere alle parti del testo di Pezzana da me egualmente diviso per lettere:

a) Gli amici di Israele: chi sono? Quelli che vogliono il genocidio del popolo palestinese? Lo dicano chiaramente e se ne assumano la responsabilità. Io sono solidale con le vittime palestinesi e non con i loro aggressori. I termini “ebreo” ed “Stato di Israele” sono equivalenti ed intercambiabili? Si può essere “amici degli ebrei non olocaustici” senza essere “Amici di Israele” ovvero ci vuole un’apposita autorizzazione e dichiarazione doc?

b) Quanto alla favola di Israele “unica democrazia” di fronte a regimi non democratici, ammesso e non concesso che le cose stiano come dice Pezzana, un “democrazia” è al massimo una forma di governo, non un titolo di santità. Era una “democrazia” quella che ha sganciato le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. La stessa che si è macchiata di innumerevoli critiche, fra cui anche la “tortura” pubblicamente ammessa da Bush e Condoleeza Rice in questi giorni. Per non parlare del “genocidio” a opera di Israele, “unica” democrazia in Medio Oriente: e meno male che è unica! Se ve ne fossero altre, chissà a cosa avremmo ancora assistito. Il riferimento al “fanatismo religioso” è insulsa propaganda sionista. Intanto se proprio si vuol parlare di fanatismo “religioso”, se ne trova probabilmente di più nella stessa propgaganda sionista e della caratterizzazione “ebraica” dello stato senza poi parlare delle follie “cristiano sioniste”, pronte a giustificare il genocidio in atto nella cieca, suspertiziosa e fanatica credenza nella profezia della venuta del messia. Se questo non è “fanatismo religioso”, Pezzana è un equimese. Ma è soprattutto improprio il ricorso all'argomento del fanatismo relgioso, perché politicamente si tratta di ben altro: un popolo, quello palestinese, resiste al genocidio ed alla cacciata dai villaggi in cui ha “sempre” abitato e vissuto, mentre gli “ebrei” per “fanatismo religioso” pretendono di cacciarli e di sterminarli sulla base dei loro antichi testi religiosi. Insomma, ci vuole una bella faccia alla Pezzana che è fanatismo religioso quello degli altri e non il proprio.

c) Pezzana parla degli “amici” di Israele, persone coraggiose e simili. Il suo testo non arriva a ignorare che Israele non ha solo “amici”. E di costoro, che non sono palestinesi, ma nel nostro caso cittadini italiani, il buon Pezzana che pensa di farne? Di negar loro il diritto di avere ben altra opinione e rappresentazione di Israele e della sua politica? A questi che amici di Israele, ovvero del sionismo, la rappresentazione delle cose è già abbastanza chiara e Pezzana non ha da apportare nessuna chiarezza. Forse ha bisogno di fare chiarezza nella sua testa.

d) I «Protocolli di Sion» sono cose di cento anni fa, come scrive lo stesso Pezzana. Sarebbe meglio stare all’oggi. Cento anni fa non esisteva lo Stato ebraico, la conolizzazione sionista della Palestina era appena agli inizi. Non ha senso risalire così indietro nel tempo anche perché a voler fare della buona filologia potrebbero venire fuori ben altre cose che ci porterebbero lontano. Tirare fuori adesso i “Protocolli” è un menar il can per l’aia rispetto alle responsabilità del presente.

e) Per le liste di proscrizione della Sapienza mi vado ora convincendo sempre più che si tratti di una bufala magari fabbricata su misura. Le “liste nere” sono una invenzione degli USA, imposta agli stati vassali, ma suscettibile di ogni arbitro. Una volta inventate se ne può facilmente fare uso in ogni occasione. Ho scoperto che fra i nomi ve ne sono due di colleghi della mia facoltà. Se siano ebrei, non lo so e non mi interessa neppure saperlo. Quello che mi sembra di sapere è che la pretesa “lista nera” era soltanto la fotocopia di quei docenti (su 5000 mila nella sola Sapienza) che hanno inteso esprimere la loro solidarietà ad Israele contro i Colleghi inglesi che avevano invece deciso di sabotare Israele per la riconosciuta violazione dei “diritti umani” a danno dei palestinesi. Essendo la materia delicata, non voglio aggiungere particolari a me noti ed interni alla mia facoltà. Voglio però dire che sono solidale con i colleghi inglesi e giudico del tutto negativamente la firma apposta dai miei colleghi ad un documento di cui ignorava l’esistenza fino alla creazione del caso. Nessuna discriminazione e nessuna minaccia o molestia che io sappia è stata recata alle persone della “lista nera” che era già pubblica e voleva essere pubblica, cioè nota a tutti gli altri, me compreso. Adesso che mi è noto confermo la mia solidarietà ai colleghi inglesi e stigmatizzo la mancanza di sensibilità dei miei colleghi della Sapienza verso il popolo palestinese. Loro sono ben liberi di stare dalla parte di Israele. Io scelgo di stare dalla parte dei Palestinesi. Lecita la loro posizione, lecita la mia. Di “liste nere di proscrizione” io mi preoccuperei per quelle redatte dalla ADL, di cui esiste una sezione italiana. Di simile liste ne vennero compilate in Israele da un'apposita agenzia. Servirono nel 1948 per il genocidio della Nakba: rinvio al libro dell’ebreo israeliano Ilan Pappe, Le nettoyage etnique de la Palestina, che sto leggendo con notevole interesse e vado anche commentando in questo mio blog.

f) La Fiera del Libro in Torino ed il boicottaggio delle Olimpiadi: due pesi due misure. In Campo dei Fiori era presente, con la sua propria faccia, donna Fiammetta Nirenstein, che citava perfino il suo convegno romano sul finanziamento della sedizione interna dei regimi non graditi a Israele. In Campo dei Fiori si pretendeva di organizzare il boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino. Si noti come si pretenda di poter di poter sabotare Pechino e si neghi il diritto di contestare l’«onore» che qualcuno ha pensato di tributare ad Israele per il 60° anniversario del genocidio del popolo palestinesi. Ci vuole una bella faccia per sostenere ciò.

g) Le università. Non so di quali università Pezzana parli e se ne abbia mai frequentata una. Di certo non della mia, la più popolosa d’Europa, dove le cose stanno ben diversamente da come dice il “Corretto Informatore”. Forse pensa alla sua compaesana torinese, di cui non mi sovviene il nome, ma di cui so che ha pensato di trasformare l'università italiana in una centrale di propaganda sionsita, facendo parlare nella sua lezione di “geografia” uno degli “eccezionali” ospiti e relatori al convegno romano di donna Fiammetta, dove era presente lo stesso Angelo che presentava gli straordinari personaggi, che evidentemente si volevano portare in giro per le università italiane. Nessuno ha contestato alla Tizia di poter ospitare nella sua lezione di geografia cotanto Lume, ma l’università italiana è per fortuna qualcosa di più serio e non è ancora caduta tanto in basso.

h) La bufala dell’«odio». Ho notevole difficoltà ad analizzare la sempre più frequente accusa strumentale di “odio”. Credo che dopo che si è ormai spuntata l’accusa strumentale di antisemitismo, scagliata come una macchia infamante ad ogni minimo accenno di critica e di distanziamento, si tenti ora un uso dell’accusa di “odio”, per tentare di far scattare le implicazioni penali della legge Mancino. Ma se era già assurda l'accusa di antisemitismo, ritengo ancora più assurda l’accusa di «odio» nella misura in cui amore ed odio sono sentimenti interni, affezioni dell'animo come diceva l’ebreo Spinoza, che ebbe qualche problema già allora con l'ottusità e l’intolleranza dei suoi correligionari. Posso amare o odiare una singola persona, ma diventa difficile e problematico usare questi sentimenti verso intere collettività, salvo esser vittima di pregiudizi che innanzitutto danneggiano chi li coltiva. Inoltre amore ed odio non sono cose che si possono comandare o proibire per legge. Devo amare per legge un Angelo Pezzana? Dio ce ne scampi! Ne devo concludere che questo continuo ricorso all’odio è un artifizio della propaganda sionista. È impossibile un suo trattamento critico.

i) Gli Anni Trenta. Il più rigoroso richiamo agli anni trenta è a mio avviso quello fatto da Avraham Burg. Ma con questo parallello storico egli ha inteso dire che l'odierna Israele è l’equivalente della Germania degli anni trenta. Per quanto riguarda poi gli ebrei ed altri andrebbero distinti tre diversi momenti e concetti: a) discriminazione; b) persecuzione; c) sterminio o genocidio. Mentre si può convenire sui primi due momenti, che mutatis mutandis continuano ad esistere nelle nostre società, è discusso e discutibile il terzo momento. O meglio non se ne può parlare perché in numerosi paesi – grazie all'attività di una “lobby” apposita – ne è di fatto preclusa per legge la ricerca storica e la discussione critica. Il «cosiddetto Olocausto» è così potuto diventare «religio holocaustica» ed impontare a sé una specifica “identità ebraica”, contro la quale si è sempre posto il citato Avraham Burg, nel libro che vado leggendo e commentando in questo blog. Io non ho poi la stessa percezione di Angelo Pezzana sull’estensione di un modo di pensare per me erroneo. Trovo profondamente sbagliato da un punto di vista pedagogica la celebrazione nelle scuole della “Giornata della Memoria”. In Francia pare che solo la riconosciuta stupidità dell’idea abbia impedito a Sarkosy di far passare una nuova legge che imponesse ad ogni bambino francese l'adozione di un bambino ebreo, morto presunto nelle camere a gas oltre 60 anni prima. Il “veleno” di cui parla Pezzana è invece per me quello che impedisce di poter parlare liberamente di argomenti che sono ormai storia e quindi dominio del pensiero e della ricerca storica. Credo che ad una simile forma di oppressione mentale non sia giunto neppure Goebbels, per non dire di Mussolini.

k) La “casa nostra”. Dubito fortemente che io ed Angelo Pezzana e la sua cerchia possiamo abitare in una casa “comune”. Il problema è che io di casa ne ho una sola, mentre lui si trova probabilmente assai meglio in Israele e questa sia soltanto la sua seconda casa, da utilizzare finché serve. Il problema della doppia fedeltà e dell’azione lobbistica della Israel lobby ha fruttato al restane popolo americano danni incalcolabili per interessi che non sono i suoi. Posso conversare la sera, grazie a Skype, con un italiano emigrato negli USA e ormai cittadino americano. Mi dice che lui la guerra in Iraq non la voleva e riconosceva che la Lobby abbia spinto gli americani ad una guerra insensata che è costata pare 700.000 vittime civili: un vero olocausto! Temo che anche in Italia, più esposta perché più vicina all’area del conflitto, succederà qualcosa di simile, se non vi sarà un’adeguata reazione di popolo e di autentica opinione pubblica, cosa diversa dalle chiacchiere degli opinionisti alla Polito o alla Diaconale o alla Ferrara. Per costoro ci troveremmo già nel pieno di una guerra e vi andremo a finire senza un pronto e adeguato contrasto.

l) Gli ostacoli. Pezzana si duole perché ancora qualcuno riesce a parlare senza lasciarsi intimorire dalla Lobby. Si lamenta che chi parla non trova ostacoli. E di quali ostacoli intende introdurre ne offre un esempio al paragrafo 1., dove indica alla dovuta attenzione un giornalista dell’Ansa, colpevole di non “corrette” vedute, a giudizio sovrano ed insindacabile dello stesso Pezzana. La gravi limitazioni di stampa e di pensiero per l'ineffabile Pezzana non sono ancora abbastanza!

m) In America si, in Italia no. Giunge finalmente il responso dopo tanto arzigolare: in America è lecito parlare di “lobby ebraica”, in Italia non se ne può parlare! Mi viene subito da pensare alla pensione agli ebrei ebrei romani ed a come Riccardo Pacifi e Clemente Mastella si siano dati da fare per riformare un atto amministrativo dell'INPS che in pratica aveva riconosciuto un superamento di una soglia minima, per cui grazie all'opera conguanta di Pacifici-Mastella si è potuto ripristinare il di più che l'INPS aveva tolto ai beneficiari, non riconoscendo loro un regime privilegiato. Se questa non è lobby! Ma fosse solo questo. In realtà, il peso della “Israel lobby” è in Europa ed in Italia molto più pesante di quanto sia in America. Tanto che non se ne può nemmeno parlare, come qui vorrebbe Angelo Pezzana.

n) La “Israel lobby” in Parlamento. Pezzana dice di aver scritto il suo pezzo ad un mese dalle elezioni, ma appare su «Informazione Corretta» dopo le elezioni, esattamente il 14 aprile. Quale fosse il calcolo di candidature come quelle di Fiamma Nirenstein è ora svelato. Non ci resta che attendere vigili. I termini usati da Pezzana sono pesanti e diffamatori. Ciò autorizza a rendere la pariglia, anche se personalmente preferisco restituire meno insulti di quelli che ricevo o che offendono la mia sensibilità. Non posso esservi dubbi sull’esistenza di una “lobby” il cui scopo è di trascinare l’Italia in guerra ovvero di esporla ai cosiddetti attentati terroristici. Dico cosiddetti perché andrebbe ripensata e rivisitata l'accezione propagandistica del termine “terrorismo”. Si può ricondurre a decenni addietro la strategia mediatica di chiamare “terrorismo” ciò che è legittima resistanza all'aggressione ed al genocidio. È un modo per delegittimare le vittime e far passare lo sterminio e la sistematica violazione di quesi “diritti umani” tanto ipocritamente sbandierati quanto clamorosamente disattesi. Il risultato elettorale ha visto le sinistre radicali ed altre forze escluse dal parlamento. Ciò può far presagire un diverso modo per esprimere l'opposizione della società civile. Non sarà il 1968, che fu antisionista, ma quanti hanno a cuore l’emergenza umanitaria a Gaza dovranno prendere atto che in parlamento sono presenti forze ostili e di sicuro orientamento sionista. Berlusconi, che è uomo di facile dichiarazioni ma anche di sano buon senso, saprà prendere atto di una protesta fatta di persone in piazza. Sarà questo il solo modo in cui i cittadini italiano potranno esprimere la loro volontà di pace. Lasciar fare alla “Israel lobby” significa “addormentarsi” nuovamente e “svegliarsi” in stato di guerra.


 

14.04.2008 Un po' di chiarezza sulla "lobby ebraica"
un articolo di Angelo Pezzana

Testata: Shalom
Data: 14 aprile 2008
Pagina: 5
Autore: Angelo Pezzana
Titolo: «Le ragioni di una lobby»
 

Da SHALOM di aprile 2008:

a) E’ vero che Israele ha molti amici fra quanti difendono i valori della democrazia e della libertà, non solo in Italia ma in tutto il mondo. Persino nei paesi governati da spietate dittature è possibile incontrare persone coraggiose che, sovente rischiando la vita, stanno dalla parte dello stato ebraico.

 


A. Burg, già presidente della Knesset ed autorevole ebreo non olocaustico, ha dichiarato essere lo stato ebraico l’equivalente della Germania degli anni Trenta.

b) Hanno capito che quel piccolo stato, circondato da regimi che democratici non sono, è oggi la punta di diamante della battaglia per la difesa dei valori che separano il mondo occidentale dal fanatismo politico-religioso.

 

Quali valori? quelli del genocidio e della violenza? Quale fanatismo? Quello sionista?
 



c) Sono passati più di cent’anni dalla diffusione di quei «protocolli degli anziani di Sion» eppure quel veleno, quelle menzogne, sono ancora in mezzo a noi.
 


Le menzogne di Pezzana e di «Informazione Corretta»? Si, ahimé, sono in mezzo a noi! Ma siamo in grado di respingerle e confutarle.

d) Sono tornate le «liste di proscrizione» che diffondono elenchi con nomi di «professori ebrei», e poco importa che chi le ha compilate sia alquanto ignorante in materia, conta il fatto, l’intenzione realizzata. Importa il boicottaggio a Israele per la sua presenza alla Fiera del libro di Torino, perchè, si sa, Israele ha il diritto di parola solo se lo esercita in qualche consesso dove può sedere solo in quanto imputato.
 

Le uniche liste di cui ci si dovrebbe preoccupare sono compilate dall’ADL, con sede negli USA, ma con Sezioni regionali. Ilan Pappe nel suo ultimo libro ha reso nota l’esistenza di Liste che sono servite per la distruzione dei villaggi palestinesi nel 1948 e per il massacro dei suoi abitanti.
 

e) È tornato un clima da anni ’30, anche se allora si chiamava «difesa della razza», ma gli strumenti usati appartengono allo stesso armamentario.
 

È proprio fissato il Pezzana con gli anni trenta, ma perché in quegli anni Israele trae la sua ispirazione per la sua odierna prassi: lo dice Avraham Burg che ha saggiamente optato per il suo passaporto francese. Non è il solo in Israele ad avere un doppio passaporto: attestazione ulteriore della natura coloniale dello stato di Israele. Importanto sionisti dai cinque continenti ed espellono dalle loro terre i palestinesi. Questa sarebbe la sola “democrazia” del Medio Oriente. Mai il termine “democrazia” assunse significato più sinistro e malfamato.

f) Si diffonde il sospetto dell’esistenza di un complotto attraverso la compilazione di una lista di professori «ebrei» che dominerebbe nelle nostre università, quando è vero il contrario. Per sincerarsene basta frequentarle, per rendersi conto che chi vuole parlare di Israele sovente rischia l’incolumità fisica. Quasi sempre subisce minacce e ingiurie.
 

È ragionevolmente sospettabile che tutta l'operazione sia stata imbastita allo scopo. È in corso un'indagine, di cui non so nulla, ma più passa il tempo più si rafforza la mia convinzione di una montatura. In effetti, la supposte “liste” non hanno torto un capello proprio a nessuno, mentre accade esattamente il contrario. Si puà immaginare che le “liste” diventeranno un classico al pari dei “Protocolli”.

g) La perdita del senso delle differenze, distinguere per esempio tra chi incita all’odio e chi cerca di difendersene, fa sì che in buona parte dei nostri giornali la facciano da padrone editorialisti le cui posizioni verso Israele non sono diverse da quelle del famigerato Dr. Goebbels. Ma loro non sono considerati famigerati, sia che si chiamino Tariq Ramadan o abbiano nomi di casa nostra, no, in nome del rispetto delle idee di tutti, non importa quali esse siano, questi cattivi maestri predicano odio contro Israele praticamente indisturbati. La loro propaganda, per quanto aberrante, trova pochi ostacoli.
 

È da chiedere se quello che Israele nutre per i palestinesi e per tutto il mondo islamico, cioè un miliardo e trecento milioni di persone, è profondo amore. Se si vuole misurare l'odio, è certamente maggiore quello di Israele verso i suoi nemici che non viceversa. Non si capirebbe diversamente perché i sionisti hanno cacciato i palestinesi dai loro villaggi, perchè ammazzano 100 palestinesi per ogni israeliani ucciso dai resistenti. Evidentemente è questo il loro modo di amare.

h) E’ venuto il momento di aprire gli occhi prima che sia troppo tardi. Mentre scriviamo manca ancora un mese alle prossime elezioni politiche di aprile, per cui ci guardiamo bene dal fare previsioni. Ci limitiamo ad alcune valutazioni. Se in Italia ha poco senso parlare di «lobby», e meno che mai di «lobby ebraica», qui i gruppi di pressione hanno abitudini più mafiose che lobbistiche, non esprimono la volontà di gruppi della società civile, come avviene nei paesi anglosassoni, che fanno valere i propri interessi im modo chiaro, aperto e trasparente. Gli eletti, in quei paesi, rispondono davvero ai loro elettori, di rado il politico eletto tradisce le promesse fatte in campagna elettorale. La sua rielezione non dipende dai vertici del partito, ma dal consenso dei suoi elettori. Quindi l’uso della parola «lobby» ben difficilmente potrà assumere quel significato che ha, per esempio in America. Dove, di lobby, ne esitono moltissime, tutte rispettate e rispettabili. Quella cinese, la messicana, l’italiana, quella che difende gli interessi dei produttori di armi, e, perchè no, quella ebraica, tutte si esprimono alla luce del sole e condizionano i candidati in base alle loro richieste. Verranno votati e, se non manterranno le promesse, non verranno rieletti.
 

Contorto ragionamento per dire che prima la lobby ebraica in Italia non c’era, ma che ora grazie a candidature come quelle della Nirenstein ci sarà finalmente una chiara e dichiarata lobby ebraica ebraica in parlamento, trasversale come i cattolici, in grado di influenzare in senso sionista e pro Israele la legislazione italiana. La politica estera potrà essere interamente decisa da questa lobby, come già succede negli Usa. Ci auguriamo di no, ma intanto occorre prendere atto di ciò che il Pezzana ci fa sapere dalla sua Centrale.
 

i) Non è un caso che in Italia gli unici a parlare di «lobby» siano gli alfieri del nuovo antisemitismo, che si nasconde e giustifica sotto il nome di antisionismo. Sono i compilatori delle liste di proscrizione, sono quelli che delegittimano il diritto di Israele di essere nazione fra le nazioni, che ne riconoscono l’esistenza solo in relazione al conflitto con i palestinesi. Se parlare di lobby può avere un senso,oggi, non può essere altro se non quello che collega gli appartenenti a quella gang di diffusori di menzogne, che vedono nell’America e in Israele la radice dei mali del mondo. Personaggi che si muovono a loro agio nel mondo dell’informazione, giornali,Tv, università, possono sostenere che le Twin Towera sono state abbattute da un complotto Cia-Mossad senza temere il ridicolo, anzi, diventano oggetto di interesse quasi morboso, si sa, la teoria del complotto ha un suo fascino.
 

L’antisemitismo è una cosa che trova la sua storia negli svolgimenti del cristianesimo e del cattolicesimo in particolare. L’antisionismo è la legittima resistenza del popolo palestinese all'invasione, all’aggressione, allo sterminio. Antisionismo è la solidarietà al popolo palestinese da parte di tutto il mondo islamico e dei sinceri democratici amanti della pacifica convivenza fra i popoli. Semiti sono in primo luogo gli stessi palestinesi. Nel sangue e nel dna degli attuali israeliani non vi è probabilmente una sola goccia di sangue semita, se è vero come è vero che la Diaspora non è mai esistita e che tutti gli attuali coloni sono geneticamente omogenei ai popoli di provenienza (Est europeo in buona parte, ma anche europei, una volta detti “ariani”). Dunque, i veri antisemiti in senso proprio sono gli attuali israeliani sionisti.

k) Ma non è detto che le cose non possano cambiare. Dicevamo il rinnovo del Parlamento, nel quale, ce lo auguriamo, possano entrare eletti nuovi, per bene e coraggiosi. Poichè siamo convinti che il bene non appartiene solo ad una parte, sarebbe una grande novità se Camera e Senato producessero una alleanza trasversale nella quale possano riconoscersi quanti non ne possono più di lisciare il pelo ai terroristi e ai loro megafoni fiancheggiatori, donne e uomini che non ne possono più degli eufemismi che ci impediscono di chiamare le cose con il loro nome, eletti dai quali ci aspettiamo non solo una presenza forte nei loro interventi in aula, ma anche e soprattuto la capacità, grazie alla loro esperienza, di creare alleanze trasversali, nazionali e internazionali, che aiutino questo nostro povero paese, disinformato e frastornato dalla retorica buonista e pacifista che, come la storia ci insegna, non hanno mai portato nè bene nè pace, ma guerra. Può succedere, può essere in arrivo un vento nuovo, che ci schieri a fianco di chi lotta per difendere la libertà, anche la nostra, da chi ci vorrebbe «equidistanti» fra il bene e il male. Quel male che sembra non incontrare ostacoli nella sua corsa ad avvelenare le nostre deboli democrazie. Chissà, guardiamo i nomi degli eletti, e, apertamente, cominciamo a fare lobby.
 

Eccolo svelato il disegno infame e liberticida! Ecco il senso delle candidature volute da Fini. Costoro in parlamento rappresenteranno gli Italiani e l’Italia o Israele? Ci porteranno in guerra? Introdurrano le stesse leggi liberticide che hanno introdotto in Francia con la legge Fabius-Gaissot? Lo sapremo presto, ma intanto resteremo vigili.


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La guerra si fa anche con le parole. Nella idilliaca atmosfera dei dialoghi platonici la discussione aveva per scopo la scoperta della verità, il cui disvelamento era comune interesse. Nella nostra epoca imbarbarita, fondata sui valori di un non meglio definito Occidente, la verità è solo un optional, fabbricabile su misura. Il discorso e la parola sono soltanto il prolungamento degli obici ed un supplemento e surrogato di tutti gli strumenti di morte che la moderna tecnica “occidentale” ha saputo forgiare ed offrire al mondo. Il più alto discorso finora prodotto è la bomba di Hiroshima. La sua versione attuale è il genocidio del popolo palestinese.

3. Pezzana contestato nella sua Libreria. Estraggo dal link il seguente testo:
 

Un sms chiama a raccolta: «Volantinaggio davanti alla libreria del sionista Pezzana. Fra pochi minuti...». Arrivano venti ragazzi del comitato Free Palestine con uno striscione. Sono le cinque di pomeriggio. Davanti alla libreria Luxemburg di via Accademia della Scienze anche la polizia si materializza con perfetta scelta di tempo. Il passaggio chiave del volantino: «Angelo Pezzana, con Picchioni e Ferrero, è il principale fautore dell´invito di Israele alla fiera del libro. Da anni è in prima fila nel sostenere guerre e politiche di aparthaid israeliane. Il sito curato dal signor Pezzana non è altro che un contenitore di intolleranza razzista nei confronti del palestinesi...». Pezzana non esce dal suo negozio, se non per andare al Salone del Libro a partecipare a un dibattito. Alle otto di sera dice: «So quello che hanno scritto su di me, ma la mia risposta è il silenzio. Nessun commento».
Giornata serena, alla fine. Nessuno scontro, nessuna tensione.
 

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4. L’amore secondo Angelo Pezzana. – Da quando mi sono posto l’onere di monitorare «Informazione Corretta» leggo ogni giorno questa specie di rassegna stampa. Cerco di farlo il più rapidamente possibile non essendo la mia un’occupazione che mi venga retribuita, malgrado le insinuazioni di cui al testo. Fino ad oggi a trarre vantaggi dall’«Olocausto» sono stati tutti quei soggetti che Finkelstein ha elencato nel suo libro. Se si vuol fare un conto di chi ci guadagna e chi ci perde, è facile capire da cosa dipende la prosperità e la potenza militare di Israele fino alle pensione privilegiate degli ebrei romani. Quindi, non poteva essere più azzardato l’inizio dello scriteriato articolo. Non mi ero ahimé accorto della firma. Se me ne fossi accorto prima non avrei scritto a