|
Le foibe
della Sapienza

I recenti atti di violenza
gratuita verificatisi all'Università La Sapienza, in Roma,
dimostrano ancora una volta come i rampolli della medio
borghesia italiana, con il cervello mezzo vuoto e mezzo
imbottito di ideologia marxista, di tendenza trotzkista o
stalinista che sia, magari ammantata di anarchismo o
ecologismo, sventolando innocue, all'apparenza, bandiere
gay-pacifiste arcobaleno, riempiendosi la bocca di
"democrazia" e "giustizia", di cui non conoscono
il significato, rappresentino oggi la peggiore e
più pericolosa forma di totalitarismo demenziale, di
giustizialismo giacobino, di maoismo decadente, votati
alla dirigenza della cultura e della memoria storica del
paese.
Bande di frustrati, di
nullafacenti orfani di partiti comunistoidi dissolti dalla
volontà popolare italiana, si fanno strumentalizzare da
dirigenti di partito disoccupati, precari, i quali per
rientrare nel loro stato parassitario ideale (dei tempi in
cui i loro raggruppamenti erano rappresentati in
Parlamento), hanno bisogno di coagulare le forze delle
zecche allo sbando.
Una miriade di
partitini, di falcettine e martelletti, di militanti del
sabato pomeriggio, che si detestano vicendevolmente, non
essendo in grado neppure di amar se stessi, vanno radunati
sotto un pretesto, tenuti insieme da una motivazione, da
qualcosa che dia loro quella forza che non potranno mai
trarre dai falsi ideologici che fan loro da paravento.
Ed
ecco la scusa, il coagulante : i fascisti.
Ai falliti del
comunismo serve una scusa che faccia da coagulante per le
loro esigue forze disperse. Serve una motivazione per
rimettere insieme i cocci e cercare di tornare alla ribalta.
Lo spauracchio fascista è sempre stato utile per nascondere
i veri fini di imprese altrimenti definibili semplicemente criminali.
Questo è
l'unico motivo di tanto furore e tanto scalpore.
Serve un
nemico, per chiamare a raccolta gli orfanelli di Botteghe
Oscure.
Ed i giovani
di destra dell'Università sono stati il perfetto capro
espiatorio.
Non importa
che si tratti di pochi studenti, della loro stessa
Università, loro coetanei, compagni di scuola, che
desiderano solo tenere viva la memoria di uno dei più feoci
eccidi nella storia del comunismo itali-slavo, quello delle
foibe carsiche, dove tanti, troppi italiani hanno perso la
vita in modo barbaro, per mano di militanti marxisti, con la
sola colpa di non essere disponibili all'assoggettamento
alla dittatura del pensiero unico bolscevico.
Massacrati,
gettati vivi nei crepacci e nei burroni, sepolti dalla
memoria storica per decenni. I mandanti seduti comodamente
in parlamento.
Pochi
studenti, che due mani sono anche troppe per contarli,
decidono di commemorare queste vittime innocenti, ed ecco
che la stessa furia, attuata da persone con gli stessi folli
ideali totalitari di allora, si impone per negare visibilità
ad una verità scomoda e vergognosa.
Le foibe
della Sapienza. Il Papa le ha evitate per un pelo.
Giovani
studenti, vicini ad una formazione politica avversa alle
zecche della Sapienza, ne sono stati invece travolti in
pieno.
Poco
importa che essi fossero aderenti a questa o quella
formazione politica o culturale. Essi avevano il pieno
diritto di esternare le proprie idee, di promuovere
conferenze o dibattiti, di proiettare filmati o documenti
storici.
Così come
ne ha diritto chiunque altro in una democrazia compiuta, con
uno Stato che garantisca le stesse opportunità e faccia
rispettare le stesse regole a tutti i suoi cittadini.
Ma in
Italia, terra di nessuno e che tutti abusano, minoranze di facinorosi, di elementi dediti alla
violenza per affermare le proprie idee, la fanno da padroni
in molti settori, in primis in quello dell'educazione e
della cultura.
Una
cultura, la loro, per la quale "uccidere un fascista
non è reato". Così gridavano negli anni di piombo, gli anni
in cui sono cresciuto, i guerriglieri della domenica.
Aggredire in decine, in centinaia, cinque loro compagni
d'università che dissentono dal totalitarismo comunista, di
ieri e di oggi, è lecito per i nipotini di Mao orfani del '68.
"Il
sangue dei fascisti non lo buttiamo via, anche il conte
Dracula è dell'Autonomia". Anche questo gridavano
gli "autonomi", succubi delle idee di rabbi Marx. Il
sangue dei fascisti. Ma quali fascisti? Chi sarebbe un
fascista? Chi non è comunista? Chi accusa le atrocità di
un'ideologia che ha causato il maggior numero di morti in
assoluto nel corso della storia di soli pochi decenni?
"Il
sangue", "uccidere", sono le regole che dominano i
cuori di questi giovani senza un cervello realmente
autonomo. Rivendicano l'aborto, l'eutanasia, pratiche
mortifere come le ideologie e la retrocultura cabalistica di cui sono preda,
quella che esige sacrifici umani sull'altare del padrone di
questo mondo.
Farebbero
veramente pena, non fossero pericolosi, per se stessi e per
gli altri.
Ma vanno
messi nelle condizioni di non nuocere a coloro i quali
desiderano invece ascoltare tutte le campane, sentire verità
occulte, studiare ed apprendere a 360 gradi, perchè vogliono
crescere e vivere da uomini liberi, non dominati dal
pensiero unico, schiavi di un'ideologia intrinsecamente
perversa.
I
collettivi rossi della Sapienza, come di tutte le altre
Università, nella misura in cui impediscono il normale
svolgimento delle attività e minacciano o aggrediscono altri
studenti o docenti, vanno messi fuori dalle Università.
Perchè essi
sono fuori da quella legge basilare della convivenza civile,
che prevede il libero confronto tra le parti, dove sono le
argomentazioni e la forza delle idee a stabilire la ragione,
non le armi e la violenza fisica.
La forza
della ragione, sola, unita ad un atto di determinazione dei
poteri dello Stato che impongano, se necessario, il libero
svolgimento dei programmi d'ateneo, può porre fine alle
foibe della Sapienza.
Altrimenti
dovremo registrare ancora altre prepotenze e sopraffazioni
per mano di pochi esaltati che non hanno nulla di meglio, di
più creativo ed istruttivo da
fare che importunare il prossimo.
La
Redazione
Sapienza
o Idiozia ?
di Alessandro Mezzano,
maggio 2008

|
Su
150.000 studenti iscritti alla Università La Sapienza di
Roma, una esigua minoranza di circa 200 persone che
formano i “democratici” collettivi rossi, hanno preso il
potere e fanno il bello ed il cattivo tempo esercitando
prepotenze, sopraffazioni, aggressioni, minacce e
violenze su tutto e su tutti coloro che si permettono di
dissentire dal loro insindacabile “verbo politico”.
Agiscono come nei tempi barbari e bui del ’68, forse
istigati a ciò da professori ex sessantottini che non
avendo avuto nessun altro successo nella vita che quel
facile protagonismo, a quei ricordi si attaccano con
patetico accanimento, come vecchie zitelle inacidite ad
un unico, lontanissimo bacio ricevuto in gioventù
che
dà loro l’illusione, nel ricordo, di essere state amate,
anche loro bruttarelle ed insipide, almeno una volta
nella vita..!
La
mancanza di intelligenza impedisce loro di capire che,
non solo i tempi e l’atmosfera del ’68 sono finiti, ma
che, tentare oggi di fare politica con quei sistemi è
controproducente perché isola dal consenso popolare e se
al fare politica si preclude il consenso popolare, tutto
ciò diventa solamente inefficace masturbazione mentale!
Eppure i “democratici” collettivi rossi della Sapienza
proseguono imperterriti da anni a praticare questa
strategia che oltre che anti democratica, dittatoriale,
piena di superbia, è anche un po’ cretina, non fosse
altro che per gli scarsissimi, praticamente nulli,
risultati politici che ha realizzato sul territorio
nazionale.
Oggi
hanno sequestrato il rettore nel suo ufficio, tentando
di sfondare a calci la porta e nei giorni scorsi, con
puro stile mafioso, lo hanno minacciato di prendersela
con i suoi figli se non si fosse dimesso, perché, ed è
solo il loro parere che conta, “.. egli DEVE dimettersi
per la colpa di avere concesso a Forza Nuova l’agibilità
di un locale per una conferenza sulle foibe..”.
Evidentemente è assolutamente proibito ricordare quelle
colpe del comunismo Titino e nostrano ( il PCI pose i
garibaldini del fronte orientale sotto il comando del
IX° Corpus di Tito).
Ma
tale violenza è prassi: nel 77 puntarono una pistola
alla tempia di Rosario Romeo, nel 92 tentarono ( senza
riuscirci) di cacciare Renzo De Felice e cacciarono
Emanuele Paratore.
Cacciarono Fini l'Iscariota nel 20-04, Bertinotti nel
2007 ed impedirono la lezione del Papa nel 200-8, solo
per ricordare le principali e più eclatanti prepotenze,
mentre queste si consumano continuamente nel quotidiano
contro altri studenti e professori che si permettono di
dissentire.
Se
avessimo un governo che guardasse più alla legalità che
alla convenienza politica, questi 150 studenti dei
“democratici” collettivi rossi dovrebbero essere
denunciati ed allontanati dalla università come si fa
per i tifosi ultras più facinorosi dagli stadi, per
permettere a tutti la fruibilità dei diritti alla
libertà di parola e di opinione, alla libertà di
studiare senza gli intralci delle occupazioni e delle
dimostrazioni, alla libertà di interessarsi o di non
interessarsi dei miti e degli incubi che popolano le
menti dei “democratici” collettivi rossi.
Se
poi questo provvedimento impedisse loro di conseguire la
laurea, francamente ne saremmo sollevati perché ci
angoscia il pensiero che simili animali possano
diventare domani gli insegnati dei nostri figli e dei
nostri nipoti !!!
Alessandro Mezzano |
|