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Anno III,  Comunicato  83, del 20 NOVEMBRE  2008

 

 

 

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Joe Fallisi & Free Gaza:

una voce per la verità e per la libertà

 

 

 

Ieri, passeggiando vicino alla riva del mare, ho incontrato Zenone, una piccola statua serissima....

 

...il grande Zenone diceva che abbiamo due orecchie e una sola bocca, perché dobbiamo ascoltare di più... e parlare di meno....

 

Joe Fallisi, Larnaca, Cyprus    

 

 

 

L'amico Joe Fallisi, apprezzato tenore italiano, nonchè attivo sostenitore della campagna per rompere il cinico e crudele assedio alla popolazione di Gaza (e di tutta la Palestina Occupata) da parte delle milizie israelite, è da poco rientrato in Italia e ci ha inviato alcuni resoconti della situazione in Gaza.

Dopo la spettacolare e vincente operazione dell'associazione pacifista internazionale Free Gaza, la quale è riuscita a bucare il cordone militare navale di Tel Aviv per la seconda volta in pochi mesi, e dopo le notizie felici e di speranza per le condizioni di lavoro dei pescatori di Gaza (impossibilitati alla pesca dalle continue rappresaglie armate israeliane), si sono alternate quelle di angoscia e timore per la vita degli equipaggi di due pescherecci palestinesi e di alcuni volontari internazionali, in tutto 15 persone rapite e detenute nelle strutture carcerarie da incubo dell'entità sionista.

Successivamente ci è giunta la notizia che i pescatori erano stati liberati (dopo aver subito pesanti e documentate umiliazioni fisiche e psicologiche, mentre i pescherecci rimanevano sequestrati), ma che l'italiano Vittorio Arrigoni restava  nel carcere di Ramle in attesa delle decisioni di tel Aviv.

Joe ci ha quindi inviato alcuni testi e fotografie a testimonianza, molti dei quali già pubblicati da diversi siti web internazionali, che noi vi proponiamo con preghiera di ampia diffusione, per rompere il muro omertoso eretto dal giornalismo servile e dai nostri politicanti da operetta, ottimi camerieri delle banche, ma pessimi servitori del popolo.

Queste notizie, unite a quelle che ci sono giunte da tutto il così detto "West Bank", o "Cisgiordania", cioè dalla Palestina sotto l'occupazione militare di un esercito straniero, delle continue incursioni militari, bombardamenti, arresti, uccisioni, demolizioni di case, blocco continuo delle uniche vie d'accesso per gli approvvigionamenti, blocco della pesca, check-point sempre più duri e numerosi, estensione degli insediamenti coloniali, estensione delle aree edilizie su territorio palestinese rubato, angherie e provocazioni di ogni tipo, ci fanno capire che il gioco del regime sionista è sempre lo stesso, da decenni. Senza possibilità d'errore chiunque può intuire che questa politica d'oppressione spietata serva solo, non tanto a mantenere il controllo militare dell'area, ma quanto a provocare inevitabili reazioni, alle quali il governo di Tel Aviv debba poi rispondere, con forza come sempre spropositata, potendo giustificare massacri e crimini contro l'umanità in nome della propria sicurezza.

 

Chiunque abbia un minimo di buon senso può però capire che due sgangherati pescherecci e pochi uomini armati di reti (per portare un po' di cibo a molte famiglie assediate e affamate), accompagnati da un tenore e da qualche pacifista (tra cui un premio Nobel), difficilmente possono essere considerati un pericolo per la sicurezza del più bene armato esercito mediorientale.

Ed infatti, proprio per non suscitare dubbi sulla bontà delle azioni di "quell'unica democrazia", ne abbiamo sentite e viste di tutti i colori nei notiziari, dalle più sconce alle più cruente, ma il silenzio stampa più assoluto riguardo a quel che succede realmente a Gaza ed in tutta la Palestina occupata.

 

Il ministro dei Trasporti israeliano, Shaul Mofaz, ha insistito ancora nei giorni scorsi nell'invitare i militari ad uccidere senza pietà i dissidenti palestinesi, mentre la Svizzera denunciava pubblicamente Israele per "crimini di guerra" e per aver violato ripetutamente la Convenzione di Ginevra distruggendo civili abitazioni palestinesi. L'ONU, attraverso la Commissione per i Diritti umani, ha chiesto a Israele di riaprire i valichi che danno l'accesso a Gaza, per favorire l'ingresso di rifornimenti essenziali per la sopravvivenza minima della popolazione. Anche il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, ha invitato il premier uscente Ehud Olmert a far entrare i rifornimenti a Gaza, ottenendo solo un secco rifiuto.

 

Questa è la triste realtà: un pugno di tiranni senza cuore e senza onore, in nome di un'ideologia perversa e perfidamente falsa, quella sionista, con la quale sono riusciti in anni e anni a modellare la cultura europea ed occidentale, sin nelle menti più indifese dei giovani e dei consumatori passivi di televisione e quotidiani, dirigono la politica internazionale, estera ed interna, tanto europea che americana, a vantaggio dei progetti folli e millenaristi di una setta che non vuole e non cerca la pace con i popoli, ma solo la supremazia su di essi.

Con la pelle d'agnello della Shoà storica, sempre rinnovata e onnipresente sui teleschermi mondiali, si riesce ad offuscare e mascherare la moderna e attualissima Shoà della Palestina, dell'Iraq, dell'Afganista, e di quelle zone del pianeta dove gli interessi globali delle multinazionali e delle banche si intrecciano tra loro inestricabilmente.

 

La Redazione

 


 

Joe Fallisi : lettere da Gaza

di Joe Fallisi

 

corrrispondente InfoPal.it da Larnaca e Gaza

 

(leggi tutto, clicca qui o sul titolo)


 

Link a questa pagina :

http://www.terrasantalibera.org/JoeFallisi-UnaVocepergaza.htm