apprezzato tenore italiano,
nonchè attivo sostenitore della campagna per rompere il
cinico e crudele assedio alla popolazione di Gaza (e di
tutta la Palestina Occupata) da parte delle milizie
israelite, è da poco rientrato in Italia e ci ha inviato
alcuni resoconti della situazione in Gaza.
Dopo la
spettacolare e vincente operazione dell'associazione
pacifista internazionale Free Gaza, la quale è riuscita a
bucare il cordone militare navale di Tel Aviv per la
seconda volta in pochi mesi, e dopo le notizie felici e di
speranza per le condizioni di lavoro dei pescatori di Gaza
(impossibilitati alla pesca dalle continue rappresaglie
armate israeliane), si sono alternate quelle di angoscia e
timore per la vita degli equipaggi di due pescherecci
palestinesi e di alcuni volontari internazionali, in tutto
15 persone rapite e detenute nelle strutture carcerarie da
incubo dell'entità sionista.
Successivamente
ci è giunta la notizia che i pescatori erano stati
liberati (dopo aver subito pesanti e documentate
umiliazioni fisiche e psicologiche, mentre i pescherecci
rimanevano sequestrati), ma che l'italiano Vittorio
Arrigoni restava nel carcere di Ramle in attesa
delle decisioni di tel Aviv.
Joe ci ha
quindi inviato alcuni testi e fotografie a testimonianza,
molti dei quali già pubblicati da diversi siti web
internazionali, che noi vi proponiamo con preghiera di
ampia diffusione, per rompere il muro omertoso eretto dal
giornalismo servile e dai nostri politicanti da operetta,
ottimi camerieri delle banche, ma pessimi servitori del
popolo.
Queste notizie, unite a quelle
che ci sono giunte da tutto il così detto "West Bank", o
"Cisgiordania", cioè dalla Palestina sotto l'occupazione
militare di un esercito straniero, delle continue incursioni militari,
bombardamenti, arresti, uccisioni, demolizioni di case,
blocco continuo delle uniche vie d'accesso per gli
approvvigionamenti, blocco della pesca, check-point sempre
più duri e numerosi, estensione degli insediamenti
coloniali, estensione delle aree edilizie su territorio
palestinese rubato, angherie e provocazioni di ogni tipo,
ci fanno capire che il gioco del regime sionista è sempre
lo stesso, da decenni. Senza possibilità d'errore chiunque
può intuire che questa politica d'oppressione spietata
serva solo, non tanto a mantenere il controllo militare
dell'area, ma quanto a provocare inevitabili reazioni,
alle quali il governo di Tel Aviv debba poi rispondere,
con forza come sempre spropositata, potendo giustificare
massacri e crimini contro l'umanità in nome della propria
sicurezza.
Chiunque abbia
un minimo di buon senso può però capire che due
sgangherati
pescherecci e pochi uomini armati di reti
(per portare un po' di cibo a molte famiglie assediate e
affamate), accompagnati da un tenore e da qualche
pacifista (tra cui un premio Nobel), difficilmente
possono essere considerati un pericolo per la sicurezza
del più bene armato esercito mediorientale.
Ed infatti,
proprio per non suscitare dubbi sulla bontà delle azioni
di "quell'unica democrazia", ne abbiamo sentite e
viste di tutti i colori nei notiziari, dalle più sconce
alle più cruente, ma il silenzio stampa più assoluto
riguardo a quel che succede realmente a Gaza ed in tutta
la Palestina occupata.
Il ministro dei
Trasporti israeliano, Shaul Mofaz, ha insistito ancora nei
giorni scorsi nell'invitare i militari ad uccidere senza
pietà i dissidenti palestinesi, mentre la Svizzera
denunciava pubblicamente Israele per "crimini di guerra" e
per aver violato ripetutamente la Convenzione di Ginevra
distruggendo civili abitazioni palestinesi. L'ONU,
attraverso la Commissione per i Diritti umani, ha chiesto
a Israele di riaprire i valichi che danno l'accesso a
Gaza, per favorire l'ingresso di rifornimenti essenziali
per la sopravvivenza minima della popolazione. Anche il
Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, ha
invitato il premier uscente Ehud Olmert a far entrare i
rifornimenti a Gaza, ottenendo solo un secco rifiuto.
Questa è la
triste realtà: un pugno di tiranni senza cuore e senza
onore, in nome di un'ideologia perversa e perfidamente
falsa, quella sionista, con la quale sono riusciti in anni
e anni a modellare la cultura europea ed occidentale, sin
nelle menti più indifese dei giovani e dei consumatori
passivi di televisione e quotidiani, dirigono la politica
internazionale, estera ed interna, tanto europea che
americana, a vantaggio dei progetti folli e millenaristi
di una setta che non vuole e non cerca la pace con i
popoli, ma solo la supremazia su di essi.
Con la pelle
d'agnello della Shoà storica, sempre rinnovata e
onnipresente sui teleschermi mondiali, si riesce ad
offuscare e mascherare la moderna e attualissima Shoà
della Palestina, dell'Iraq, dell'Afganista, e di quelle
zone del pianeta dove gli interessi globali delle
multinazionali e delle banche si intrecciano tra loro
inestricabilmente.