La
Israel lobby d'Inghilterra
L’INFLUENZA
DI ISRAELE A
WESTMINSTER
di
Janine
Roberts, traduzione
Andrea Carancini

A Gerusalemme, due settimane fa, sono arrivati 600 cristiani
sionisti per celebrare l’anniversario d’Israele, a nome di una
potente lobby americana pro-israeliana, che afferma di rappresentare
40 milioni di cristiani ed è chiamata
Christians
United
for
Israel [Cristiani
Uniti per Israele], guidata dal reverendo miliardario John Hagee –
capo di una chiesa texana e di un’emittente televisiva largamente
diffusa. La loro organizzazione è plasmata sull’American
Israel
Public
Affairs
Committee [Comitato
per gli Affari Pubblici Americano-Israeliano](AIPAC), il cui
convegno a Washington l’anno scorso ha riunito 6.000 partecipanti.
I cristiani hanno detto che a Israele spetta tutta Gerusalemme – e
dopo aver sfilato per Jaffa Street portando bandiere americane e
israeliane, un centinaio di essi si sono recati il 3 Aprile presso
l’importante insediamento israeliano di Ariel per partecipare ad un
party nel quale figuravano cowgirls danzanti fornite loro dal
sindaco di Ariel in ringraziamento per i milioni di dollari che gli
erano stati donati per il suo “nuovo grande centro sportivo e
ricreativo”, con il nome del reverendo [Hagee] messo in evidenza
all’ingresso.
Hagee ha dichiarato: “Sono entusiasta di essere ad Ariel stasera, il
cuore dell’America in Giudea e in Samaria”. Dopodiché, in un
incontro a Gerusalemme con Benjamin Netanyahu, capo del Likud e
grande amico di Hagee, il 9 Aprile sono state annunciate ulteriori
donazioni per 6 milioni di dollari a varie iniziative israeliane.
Il pastore ha dichiarato: “Cedere Gerusalemme, tutta o in parte, ai
palestinesi equivarrebbe a cederla ai talebani”.
Il suo convegno annuale a Washington del 2007 ha riunito più di
4.250 partecipanti. Il momento clou del convegno è stata
l’”apparizione a sorpresa”, insieme ad Hagee, del senatore John
McCain, il candidato repubblicano alla Presidenza. La sua battuta
iniziale è stata: “E’ difficile compiere l’opera del Signore nella
città di Satana”. Ha ricevuto sette standing ovation.
Barack Obama, sotto la pressione della Israel lobby ha preso la
seguente posizione: “Nessuno ha sofferto più del popolo palestinese
dell’incapacità da parte della leadership palestinese di riconoscere
Israele”. Hillary Clinton ha fatto di più. Ha chiesto “Una
Gerusalemme indivisa come capitale di Israele” ed è perciò diventata
la candidata preferita dai sionisti. Dal 2004, Obama ha ricevuto
93.700 dollari dall’AIPAC, mentre Hillary ne ha ricevuti 349.043.
Tuttavia – e questa è una notizia migliore – il giorno prima della
visita di Hagee a Ariel, il rabbino Eric Yoffie, presidente dell’Union
for
Reform
Judaism [Unione
dell’Ebraismo Riformato], la più grande organizzazione ebraica negli
Stati Uniti, con oltre un milione e mezzo di associati, ha
condannato Hagee e i suoi seguaci per il loro estremismo religioso.
Ma niente del genere è mai accaduto qui in Inghilterra. Giusto?
E invece no: per certi versi la lobby sionista di questo paese ha
avuto persino più successo – non solo dal punto di vista storico,
avendo ottenuto la Dichiarazione Balfour, ma soprattutto in tempi
molto più attuali. Negli Stati Uniti vi sono 13 ebrei al Senato e 30
alla Camera dei Deputati, mentre in Inghilterra, dove abbiamo una
comunità ebraica 20 volte più piccola, in Parlamento vi sono molti
più ebrei. Ve ne sono 18 alla Camera dei Comuni e 41 alla Camera dei
Lord. E’ la più alta rappresentanza ebraica dell’Occidente, e questo
risultato è dovuto in parte alla protezione di Tony Blair.
Prima che venisse fondato il
New Labour,
il Partito Laburista era molto più solidale con i palestinesi. Jon
Mendelsohn, dei Labour
Friends
of
Israel [Amici
Laburisti d’Israele, d’ora in avanti citati come LFI], ha spiegato
come è cambiata la situazione: “Blair ha messo sotto tiro l’ostilità
anti-israeliana che esisteva nel Partito Laburista. Il Vecchio
Labour era per una politica di “cowboy e indiani”, nella quale si
preferiva sostenere i più deboli, ma l’ambiente è cambiato. Il New
Labour è pervaso dal sionismo. E’ automatico che Blair partecipi ai
meeting dei LFI”.
Uno dei primi atti di Blair, una volta diventato deputato nel 1983,
fu di unirsi ai LFI. Ma il cambiamento decisivo avvenne solo quando
prese il controllo del Labour Party. Per attuare la sua politica,
doveva cercare di ridimensionare il peso finanziario dei sindacati.
Per questo aveva bisogno di un alleato con grandi mezzi economici.
Nel 1994, un suo amico e collega, Eldred Tabachnik, ex presidente
del Board
of
Deputies
of
British
Jews [Consiglio dei
rappresentanti degli ebrei inglesi], lo presentò a Michael Levy, un
magnate della musica pop nonché finanziatore delle iniziative
ebraiche e israeliane, membro della
Jewish
Agency
World
Board
of
Governors [Consiglio
Mondiale Ebraico dei Governatori], e membro del consiglio
d’amministrazione dell’Holocaust
Educational
Trust [Trust
Educativo per l'Olocausto]. Si trattò di una cena ospitata dal
diplomatico israeliano Gideon Meir.
Poco dopo Blair venne invitato nella sontuosa casa di Levy e nei
suoi campi da tennis. Secondo Andrew Porter, di
The
Business, Levy
espresse la sua disponibilità “a raccogliere grandi somme di denaro
per il partito” con “la tacita intesa che il Labour non sarebbe più
stato, sotto la guida di Blair, anti-israeliano”.
Risultato: Levy gestì l’ufficio per la raccolta-fondi del Labour per
finanziare la campagna elettorale di Blair nel 1997. Levy in effetti
rese possibile il New Labour. Per questo venne immediatamente
premiato, come pure altri finanziatori, con il titolo di Pari. Levy
si è definito come un “eminente sionista internazionale” e da allora
ha elogiato Blair per il suo “sostegno solido e devoto a Israele”.
Ma Blair aveva un bisogno continuo di finanziamenti se voleva
ridurre l’influenza dei sindacati e, pare, aveva bisogno di
nascondere le sue fonti per non essere contestato. Uno degli
esponenti più conosciuti dei LFI è David Abrahams, un
immobiliarista. Il Presidente della
Zionist
Federation, Eric
Moonman, garantisce per lui: “Conosco bene David e ho viaggiato con
lui molte volte”. Abrahams prese parte al compito di finanziare
segretamente il New Labour. Ha dato al partito più di 650.000
sterline con i nomi di altre quattro persone – un’iniziativa
riconosciuta illegale dal Primo Ministro Gordon Brown, ma che non ha
avuto conseguenze penali.
Abrahams ha detto di voler rimanere anonimo perché è un “privato”.
Ma al Jewish
Chronicle ha detto
molto di più. Ha detto di aver dato il denaro al Labour segretamente
perché non voleva che il “denaro ebraico” e il Labour venissero
collegati, pensando che la gente avrebbe sospettato un complotto
ebraico.
I funzionari del Labour all’inizio hanno detto di conoscere questi
metodi segreti ma da allora sono emerse le prove che Abrahams era
all’epoca a stretto contatto con il consulente elettorale del Primo
Ministro Gordon Brown, Jon Mendelsohn, che è anche l’ex presidente
dei LFI. Altri membri di questo gruppo hanno fornito denaro. Lord
Sainsbury ha dato un milione di sterline. Levy dal 2001 ha raccolto
15 milioni. Così la Israel lobby ha aiutato il Labour a spezzare il
potere dei sindacati, in cambio di una riformulazione dell’intera
scena politica inglese a vantaggio di Israele.
Sorprendentemente, quando sono stati scoperte, la stampa ha trattato
queste donazioni segrete con i guanti bianchi. Solo in pochi hanno
chiesto che cosa la Israel lobby sperava di guadagnare da tali
massicce donazioni. Nessuno ha chiesto, a quanto mi risulta, se era
stato Tony Blair a volere che queste donazioni rimanessero segrete –
e in tal caso, perché? In pochi hanno ipotizzato implicazioni di
politica estera.
Poiché ora sappiamo che l’Iraq non è mai stato una minaccia per
l’Inghilterra – ma lo era, almeno potenzialmente, per Israele, Blair
ha detto al suo pubblico ebraico che “un Iraq stabile sarà una buona
notizia per Israele”. Si è anche astenuto dal fare qualunque cosa
per porre termine ai combattimenti mentre Israele stava bombardando
il Libano.
Levy è diventato il nostro “inviato speciale” in Medio Oriente,
nonostante abbia un serio conflitto di interessi. E’ stato ritenuto
in grado di poter negoziare in modo imparziale tra palestinesi e
israeliani, eppure ha finanziato l’ex Primo Ministro israeliano Ehud
Barak e ha fatto il lobbista di Israele in Inghilterra. In Israele
ha interessi e una casa, e si definisce un “sionista
internazionale”.
Un annuncio elettorale del Labour sul Jewish Chronicle ha vantato un
record di 57 deputati che hanno visitato Israele dal 1997, la
maggior parte dei quali con (e finanziati da) i LFI, andati a
ingrossare alla Camera le fila dei deputati favorevoli a confermare
lo status quo in Medio Oriente. Il Labour ha più deputati di ogni
altro partito ad aver visitato Israele. L’annuncio vantava anche che
la legge sul terrorismo del 2000 – per la quale i LFI hanno
attivamente fatto pressioni – “proscrive organizzazioni
terroristiche come Hamas, Hezbollah e la Jihad islamica
palestinese”, tutte organizzazioni nemiche di Israele piuttosto che
dell’Inghilterra.
Gordon
Brown
Gordon Brown è coinvolto nel sionismo persino più di Tony Blair. E’
qualcosa con cui è cresciuto dall’infanzia. Ad un recente incontro
ha detto: “Sono orgoglioso di essere membro dei LFI da tre decenni.
Mio padre trascorreva molte settimane in Israele, era il presidente
della Church
of
Scotland’s
Israel
Committee [Comitato
israeliano della Chiesa di Scozia]. Ha continuato le sue visite due
volte all’anno per più di venti anni”.
Gordon Brown ha detto in un discorso: “Sono cresciuto con le
diapositive di un vecchio proiettore, tutte queste foto sulla storia
d’Israele che lui portava, e libri su Israele, e ho imparato presto
e direttamente da mio padre le battaglie, i sacrifici e le conquiste
del nuovo stato d’Israele e del popolo di Israele. Così vi voglio
solo dire che è con degli amici di Israele che sono cresciuto, nella
consapevolezza che il futuro di Israele non riguarda solo Israele ma
riguarda il mondo intero e che continuerò a fare quello che posso
per difendere Israele…”.
Ha anche detto: “Sono cresciuto colpito dalle sofferenze e dal
coraggio del popolo ebreo, consapevole delle grandi conquiste
raggiunte con la creazione dello stato d’Israele, e soprattutto con
la consapevolezza che, qualunque ne sia l’origine, la
discriminazione debba essere combattuta in tutte le sue forme”.
Uno dei primi atti da Primo Ministro di Gordon Brown è stato quello
di accettare la carica di Patrono del
Jewish
National
Fund [Fondo nazionale
ebraico] fondato nel 1901. Il governo israeliano ha venduto a questo
Fondo la terra sequestrata ai profughi arabi – rendendola poi
disponibile solo per gli ebrei che la volevano colonizzare. Ha
piantato foreste al posto degli alberi di olivi sradicati dai
precedenti insediamenti palestinesi. Esso detiene il 14% della terra
d’Israele.
Brown ha poi annunciato che due bambini di ogni scuola media
verranno finanziati per andare a visitare il campo della morte di
Auschwitz. Per questo l’Holocaust National Trust lo ha premiato. Sta
anche sostenendo progetti economici per la Cisgiordania patrocinati
dal Portland Trust di Sir Roland Cohen.
Ma sono le nomine di Brown ad essere molto più preoccupanti. Ha
garantito la prosecuzione dei finanziamenti ebraici al New Labour
nominando Mendelsohn dei LFI quale principale raccoglitore di fondi
per le prossime elezioni. Ha anche nominato l’ex ambasciatore
inglese in Israele, Simon McDonald, quale principale consigliere di
politica estera. Israele ha espresso la propria soddisfazione per la
scelta, dicendo che è “un vero amico d’Israele”.
Ha anche nominato James Purnell, presidente dei LFI dal 2002 al
2004, quale Ministro della Cultura, dei Media e dello Sport,
affidandogli la supervisione della BBC e degli altri media inglesi.
In una lettera pubblicata su Prospect nel Dicembre del 2004, Purnell
ha detto: “Qualcuno sta cercando di trasformare Israele in un
malfattore globale, il nuovo regime “paria” al posto del Sudafrica
dell’epoca dell’apartheid. Quando qualcuno parla come se Israele
fosse da condannare totalmente, io chiedo perché. La sola risposta
che ricevo è c’è qualcosa di profondo nella nostra memoria culturale
che ci rende predisposti a condannare Israele”. (Nel 2008 Brown ha
nominato Purnell Ministro del Lavoro).
Gordon Brown ha dato a Jim Murphy, già presidente dei LFI dal 2000
al 2002, l’incarico di Ministro per l’Europa con la responsabilità
della BBC
World
Service e del
British
Council. La cosa più
preoccupante, è che il suo nuovo responsabile del Medio Oriente è
Kim Howells, ex presidente dei LFI. L’attuale direttore dei LFI è
David Mencer, un ex volontario della
Israeli
Defence
Force.
I LFI hanno ora una presenza importante nella Camera dei Comuni e
sono considerati un trampolino di lancio dai politici. I ricevimenti
indetti dalla lobby vantano di solito un enorme affluenza, con
ospiti quali Gordon Brown, l’ambasciatore d’Israele e il
vice-Ministro della Difesa d’Israele. Ai congressi del Labour il
Primo Ministro partecipa alle riunioni dei LFI, e così fanno un buon
numero di membri del Gabinetto. Queste presenze di alto livello sono
rare in appuntamenti più marginali.
Lo Smith
Institute, che è il
Think-Tank politico del Labour, è ora sotto l’influenza dominante
della Israel lobby. Il suo presidente è Lord Haskel, che è anche
membro dell’Esecutivo Parlamentare dei LFI. Il Consiglio dello Smith
Institute comprende la Baronessa Meta Ramsay, funzionaria di lungo
corso del servizio di intelligence MI-6, che è anche presidente dei
LFI alla Camera dei Lord, e Tony Blair, che adesso è ovviamente
l’Inviato del Quartetto in Medio Oriente.
I suoi esponenti monitorano attivamente i media e cercano di
eliminare le critiche a Israele. Così un presunto riferimento a
Israele quale questo “piccolo paese merdoso” fatto dall’ambasciatore
francese ad un ricevimento tenuto da Contrad Black ha subito
provocato una risposta dai LFI che hanno chiesto il licenziamento
dell’ambasciatore. Allo stesso modo hanno preparato un dossier su
Ken Livingstone.
Yasmin Alibhai-Brown sembra essere la sola giornalista “mainstream”
ad aver osato contestare i LFI. In un articolo intitolato “Questi
lobbisti e la loro influenza dietro le quinte dovrebbero metterci a
disagio”, pubblicato il 3 Dicembre del 2007, ella ha detto:
“Scusatemi per la domanda. Forse non dovrei. Per avere una vita
tranquilla, alcune cose, lo sapete, è meglio non dirle. Sono
nervosa? Altro che! Ma queste questioni non possono essere
accantonate o subite passivamente. Mi stanno preoccupando da quando
la fila di donazioni al Partito Laburista si è interrotta la scorsa
settimana. Le sollevo qui in buona fede. Non voglio attirare l’ira
di Mosè su di me e sento già le accuse di antisemitismo perché oso
sollevare la questione: C’è qualcuno che può spiegare qual è
esattamente il ruolo dei LFI nella nostra vita politica? E anche
quello dei loro gemelli, i
Conservative
Friends of
Israel [Amici
Conservatori d’Israele] (CFI)?
“In una democrazia aperta, abbiamo il diritto di fare queste domande
– in realtà, è un dovere. David Abrahams, lo strano manipolatore al
centro dello scalpore provocato dai fondi, era una volta il Boss dei
LFI; e così Jon Mendelsohn, il furbo organizzatore scelto da Gordon
Brown per raccogliere “risorse elettorali” per finanziare la
prossima vittoria laburista. Anche Lord Levy è una figura-chiave dei
LFI. Abbiamo assistito alla tortuosa indagine di polizia sugli
affari dei Pari durante le indagini sul traffico delle onorificenze,
ma non c’è stato mai nessuna indagine del legame di Levy con i LFI e
di come questo possa aver portato all’offerta della sua posizione
prestigiosa come inviato in Medio Oriente, fattagli dal suo partner
di tennis, Tony Blair.
“Mendelsohn è un ardente sionista e un famigerato lobbista,
descritto dal Jewish Chronicle come “uno dei broker con più
conoscenze”. Così possiamo ritenere che i LFI esercitino un ruolo
nel plasmare la nostra politica estera in Medio Oriente –
attualmente la polveriera più infiammabile del mondo.
“E questo non è né giusto né leale. I LFI devono, per definizione,
essere partigiani. Esistono per presentare l’opinione ufficiale di
Israele; non possono essere morbidi o premurosi con il “nemico”.
Oserei dire che la miserabile performance di Tony Blair durante
l’ultimo attacco di Israele al Libano è in parte il risultato delle
relazioni privilegiate che lui aveva con i LFI. E’ sbalorditivo che
abbiamo permesso loro di diffondersi nei corridoi del potere
instillando loro l’aria che vi hanno respirato. Questa corruzione
non ha odore né colore. E’ mortifera e deve essere bloccata alla
fonte”.
Un
recente
successo
dei
LFI
Hanno fatto pressioni energiche e potenti affinché l’Inghilterra e
l’Unione Europea tagliassero gli aiuti finanziari alla Striscia di
Gaza fino a quando il governo eletto di Hamas rimarrà al potere.
Così condividono con Israele la responsabilità delle attuali
condizioni di vita atroci e miserabili di Gaza, inclusa la morte dei
bambini, ai quali non viene permesso di essere ricoverati negli
ospedali israeliani mentre gli ospedali di Gaza vengono privati dei
rifornimenti medici.
I LFI hanno impartito al partito le seguenti istruzioni:
“Il manifesto elettorale di Hamas è più morbido del suo statuto, nel
senso che non chiede esplicitamente la distruzione dello stato
d’Israele. Ma auspica ancora il proseguimento della lotta armata e
non offre nulla più di una lunga tregua in cambio del ritorno
israeliano ai confini del 1967 e la fondazione di uno stato
palestinese con Gerusalemme come capitale. Israele viene tollerata
come una malaugurata realtà, ma il suo diritto a esistere non viene
riconosciuto. Questo rifiuto a riconoscere la legittimità di Israele
o qualunque accordo siglato con essa dall’OLP, e la sua insistenza
per la continuazione della lotta armata, rende difficile immaginare
un futuro governo di Hamas quale partner per negoziati di pace, non
solo con Israele, ma agli occhi della comunità internazionale. Di
conseguenza, gli Stati Uniti, il Quartetto e l’Unione Europea,
mentre hanno espresso compiacimento per il processo di
democratizzazione della Palestina, hanno tutti avvertito che, senza
la rinuncia al terrorismo e il riconoscimento di Israele, non vi
saranno negoziati con un governo formato da Hamas. Costringere Hamas
a cambiare posizione, dipende, in larga misura, da questo fronte
unito della comunità internazionale.
"La raccomandazione dei LFI…Per un’economia che dipende in modo così
pesante dagli aiuti esteri – per la bellezza di un miliardo di
dollari all’anno da paesi donatori e di ulteriori 55 milioni ogni
mese dalle tasse raccolte da Israele – la revoca degli aiuti
metterebbe una grande pressione sul governo di Hamas che ha
rifiutato di cambiare la sua politica.
"Tuttavia, la comunità internazionale e Israele non possono nella
pratica fermare completamente il trasferimento del denaro poiché
potrebbe spingere l’economia palestinese, oltre la prolungata crisi
umanitaria per la quale soffre attualmente, fino al disastro
totale”.
Mentre
per
quanto
riguarda
i
Tories…
Il direttore politico dei Conservative Friends of Israel afferma
che, con oltre 2000 membri e sostenitori registrati, insieme all’80%
dei parlamentari conservatori, essi sono ora il più grande gruppo
associato al partito. Essi inviano in Israele sei delegazioni
all’anno – pagate dall’organizzazione. Sono impegnati in un’intensa
attivita di lobbying – inclusa la fornitura di note informative per
Brown. Si tengono in costante contatto con l’ambasciata d’Israele.
Il loro sito web è rumorosamente anti-Hezbollah, e conducono un
attento esame di tutti i nuovi candidati al parlamento. “Dentro al
Partito Conservatore, sosteniamo i candidati attivamente,
specialmente nei collegi elettorali marginali. Il nostro programma
per potenziali candidati al parlamento fornisce istruzioni
settimanali, eventi con oratori, e la possibilità di partecipare
alle delegazioni che vanno in Israele. I nostri membri forniscono
sostegno finanziario e aiuto elettorale dove ce n’è bisogno”.
Robert Halfon è il direttore dei Conservative Friends of Israel, ed
è stato velocemente ricandidato a Harlow per le prossime elezioni.
David Cameron, leader del Partito Conservatore, ha affermato: “Sono
orgoglioso non solo di essere un Conservatore, ma un Conservatore
Amico di Israele; e sono orgoglioso del ruolo-chiave che i CFI
esercitano nel nostro partito”. Il suo recente tour in Israele è
iniziato con un volo di due ore con elicottero Black Hawk insieme al
Ministro della Difesa israeliano per vedere i confini del paese.
Il deputato Liam Fox, Ministro Ombra della Difesa, ha affermato: “I
nemici di Israele sono i nostri nemici e questa è una battaglia in
cui o restiamo tutti insieme o che perderemo se saremo divisi”. Non
ha detto che dal 2000 vi è stato un numero di palestinesi uccisi
quattro volte maggiore di quello israeliano, e un numero di bambini
palestinesi uccisi dieci volte maggiore di quello israeliano.
I
liberaldemocratici
Hanno anch’essi un gruppo parlamentare di “Amici di Israele” e il
suo sito web è rumorosamente pro-Israele – in realtà molto più di
quello dei loro omologhi laburisti. E’ stato il primo gruppo del
genere a essere fondato. Dichiara che il suo primo obbiettivo è
“influenzare la politica del Partito sul Medio Oriente in modo da
porre una priorità elevata per il diritto di Israele alla pace e
alla sicurezza”.
Incredibilmente, dichiara anche che è un “mito” che Israele “occupi”
la Cisgiordania e che è un “mito” che “gli ebrei abbiano creato il
problema dei rifugiati espellendo i palestinesi”.
Gli
Amici
Cristiani
di
Israele
E’ un’organizzazione internazionale con basi in circa venti paesi.
In Inghilterra ha legami particolarmente stretti con i Tory Friends
of Israel, aiutandoli a presidiare il loro stand nelle cerimonie del
partito, e soprattutto aiutandoli ad assicurarsi che i futuri
parlamentari conservatori vengano selezionati anche per il loro
sostegno a Israele. Organizza frequenti tour in Israele.
Afferma di essere “un ministero con un duplice obbiettivo. Cerchiamo
di: 1. Benedire Israele con il sostegno pratico e morale. 2. Servire
la Chiesa con l’insegnamento e le risorse sull’amore e sui progetti
di Dio per Israele e sulle radici ebraiche della nostra fede”. I
suoi affiliati perciò insegnano l’ebraico, pregano in ebraico, e
utilizzano nei loro rituali molti elementi ebraici.
Nel loro sito web insegnano che:
“L’Impero inglese è scomparso perché non è stato più amico del
popolo ebreo, ma è diventato suo nemico, usando sia la Marina che
l’Aviazione per cercare di impedire che i sopravvissuti
dell’Olocausto raggiungessero la terra promessa”.
Due
commenti
sui
gruppi
madre
americani
Nancy Roman, direttrice del programma di Washington del
Council
on
Foreign
Relations: “Parte di
quello che sta accadendo è che la comunità evangelica degli Stati
Uniti sta diventando più coinvolta nel processo politico…Mentre la
chiesa consigliava le persone a non impegnarsi in politica, molte
chiese ora consigliano l’opposto…E’ importante e avrà un’enorme
influenza nel corso del tempo sulla politica estera”.
Michelle Goldberg, autrice di
Kingdom
Coming:
The
Rise
of
Christian
Nationalism [La
venuta del Regno: l'ascesa del nazionalismo cristiano], dice che “il
sionismo cristiano è responsabile del sostegno americano ad alcune
delle più irredentiste posizioni israeliane”, inclusa l’espansione
delle colonie israeliane nei territori occupati, evidenziando la
forte influenza dei cristiani evangelici nel plasmare la politica
statunitense in Medio Oriente. Ella dice che l’influenza del
movimento è anche più forte che quella della lobby ebraica, l’AIPAC.
“L’influenza di Hagee consiste nel fare in modo che l’opinione
pubblica americana sostenga l’atteggiamento completamente
unilaterale e aggressivamente pro-israeliano del governo. Questi
gruppi hanno molta più influenza dell’AIPAC o della cosiddetta
Israel lobby”.
Non
dimentichiamo
l’Unione
Europea
Benita Ferrero Waldner, la commissaria per le relazioni esterne
della UE, ha detto di essere più entusiasta a favorire legami più
stretti con Israele che con quasi ogni altro paese dell’area
mediterranea. Osservando che “Israele è più vicino all’Unione
Europea come mai in precedenza”, ha detto che “un gruppo di
riflessione” sta studiando come le relazioni fra le due parti
possano essere potenziate fino a “uno status davvero speciale”.
Mentre sono state costituite delle commissioni ufficiali per
affrontare le questioni relative ai diritti umani in Marocco e in
Giordania, Israele viene trattato di solito come un membro
dell’Europa, nonostante ne sia al di fuori – proprio come per il
calcio e per le competizioni in eurovisione – e tuttavia la sua
costituzione fondata sulla religione è un impedimento alla piena
membership.
Il popolo palestinese ha pagato un prezzo molto alto per l’ascesa
del New Labour – ed è sicuramente ora di capovolgere tutto ciò.
Il testo
originale è disponibile all’indirizzo :
http://www.palestinechronicle.com/view_article_details.php?id=13821
Traduzione di Andrea Carancini :
http://andreacarancini.blogspot.com/2008_10_01_archive.html
Link a questa
pagina :
http://www.terrasantalibera.org/IsraeLobbyUK.htm
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